Eredità: in quali modi posso accettarla?

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Il Legislatore dispone, all’articolo 459, cod. civ., che la eredità si acquista con l’accettazione e che l’effetto dell’accettazione risale al momento nel quale si è aperta la successione. All’apertura della successione, pertanto, non si avrà un immediato e automatico acquisto dell’eredità da parte di coloro che risultino delati, ma solo ed esclusivamente il riconoscimento, a favore degli stessi, del diritto di poterla accettare.

La tutela del patrimonio personale è un elemento importante soprattutto nel caso in cui ci si appresti ad affrontare un passaggio generazionale. Molto spesso si tende a procrastinare nel tempo il momento in cui andare a trovare una risposta alla fatidica domanda: Cosa accadrà del mio patrimonio quando passerò “a miglior vita”?

Questo tipo di mentalità, in alcuni casi, può costringere, a dover prendere decisioni importanti sulle sorti dei propri beni in poco tempo, senza poter programmare adeguatamente la divisione tra gli eredi o, peggio ancora, può accadere che una morte improvvisa ed inaspettata non ci permetta di lasciare disposizioni agli eredi su come gestire, amministrare e, soprattutto, dividere la massa ereditaria.

Se pensate che, ad oggi, solo circa il 20% degli italiani arriva a pianificare correttametne la trasmissione del proprio patrimonio, i problemi legati all’eredità, e all’accettazione della stessa, possono diventare importanti. Molto spesso, in queste analisi, ci si dimentica di considerare le implicazioni giuridiche e fiscali che possono derivare dall’eredità.

La successione ereditaria comporta, infatti, sia implicazioni legali, che contabili e finanziarie. Per questo, è  importante essere informati su ciò che prevede la legge in caso di successione. In questo contributo, ci occuperemo di chiarire le modalità di accettazione dell’eredità previste dal nostro ordinamento.

Eredità

Accettazione di eredità: premessa

L’articolo 459 del codice civile afferma che l’eredità si acquista con l’accettazione e che l’effetto dell’accettazione risale al momento nel quale si è aperta la successione.

All’apertura della successione, pertanto, non si avrà un immediato e automatico acquisto dell’eredità da parte di coloro che risultino delati, ma solo ed esclusivamente il riconoscimento, a favore degli stessi, del diritto di poterla accettare. Solo a seguito della accettazione, il chiamato diverrà erede e tale qualità gli sarà riconosciuta, proprio in virtù dell’effetto retroattivo espressamente previsto dal Legislatore, sin dalla data di decesso del de cuius.

Il codice civile prevede espressamente diversi tipi di accettazione, distinguendoli, da un lato, in relazione alla volontà del delato e, dall’altro, con riferimento ai profili di responsabilità per debiti ereditari.

L’accettazione potrà, quindi, essere espressa o tacita (profilo volontaristico), semplice o beneficiata (profilo di responsabilità).

Accettazione espressa di eredità

Ai sensi dell’articolo 475 del codice civile, l’accettazione è espressa quando, in un atto pubblico o in una scrittura privata, il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede.

Essa si sostanzia, pertanto, in una dichiarazione espressa, necessariamente in forma scritta, di volontà diretta a produrre, come effetto, l’acquisto dell’eredità stessa. Questa dichiarazione costituisce un negozio giuridico inter vivos unilaterale non recettizio, in quanto non deve essere comunicato né notificato ad alcuno.

Il secondo comma della norma in esame, prevede poi la nullità di un’accettazione sottoposta a condizione o termine. La ratio di tale previsione viene individuata nella necessità di garantire certezza alle situazioni giuridiche ed è incompatibile con l’efficacia retroattiva dell’accettazione, stabilita dal Legislatore all’articolo 459, cod. civ., ove si prevede che l’effetto dell’accettazione risale al momento nel quale si è aperta la successione.

Parimenti nulla, ai sensi del comma 3, articolo 475, cod. civ., sarebbe la dichiarazione di accettazione parziale di eredità. Su tale aspetto si è espressa anche la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9513/2002, ha affermando che:

La rinuncia del chiamato all’eredità alle disposizioni testamentarie non gli impedisce di chiedere l’esecuzione della successione legittima, che – venuta meno per qualsiasi ragione la successione testamentaria – diviene operante. Nella specie, convenuta la divisione dei beni devoluti per successione legittima dai chiamati all’eredità, che contestualmente dichiaravano di rinunciare a eventuali testamenti che fossero stati scoperti, la SC ha confermato la decisione dei giudici di appello che dichiaravano aperta la successione legittima, avendo ritenuto valida la rinuncia compiuta, nonostante la successiva scoperta del testamento



Accettazione tacita di eredità

Al di fuori delle ipotesi in cui sia obbligatoria ex lege l’accettazione con beneficio di inventario (prevista in tema di soggetti incapaci e persone giuridiche diverse dalle società), nella prassi non è così frequente rinvenire atti di accettazione espressa di eredità. Le ragioni sono principalmente da ricollegarsi a valutazioni meramente economiche e all’esistenza, nel nostro codice, delle norme sulla c.d. accettazione tacita.

Un atto di accettazione espressa comporta, infatti, dei costi, che non tutti sono disposti a sostenere. Si preferisce rimandare tale adempimento (i.e. l’accettazione) a un successivo momento, generalmente coincidente con l’alienazione di uno o più beni ereditari, ossia quando, è ragionevole ipotizzare, si sarà più disposti a spendere, in ragione dell’incasso del prezzo di vendita.

A norma dell’articolo 476, cod. civ., si ha accettazione tacita dell’eredità quando il chiamato compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

Si ritiene, comunque, che nelle ipotesi di accettazione tacita sia comunque richiesta una volontà effettiva, in capo all’agente, di accettare l’eredità; volontà implicitamente manifestata tramite il compimento dell’atto stesso.

Così, a titolo esemplificativo ed escludendosi ipotesi frequenti e pacifiche (quali la vendita di un immobile di provenienza ereditaria), si ritiene che implichino accettazione tacita dell’eredità:

  • La  concessione di un’ipoteca su beni ereditari;
  • La proposizione di domande di nullità di donazioni compiute dal de cuius; l’agire in giudizio per ottenere la risoluzione di un contratto concluso dal de cuius;
  • L’esperimento dell’azione di riduzione;
  • L’esecuzione a proprio favore della voltura catastale degli immobili caduti in successione.

Non sono, invece, considerati qualificanti ipotesi di accettazione tacita: gli atti di amministrazione temporanea da parte del chiamato; il chiamato che provveda al funerale del de cuius; la pubblicazione del testamento olografo; la presentazione della dichiarazione di successione e il pagamento della relativa imposta; il pagamento di un debito del de cuius che il chiamato effettui con denaro proprio (anche se si rinvengono pronunce giurisprudenziali opposte); la consegna da parte del chiamato all’esecutore testamentario dei beni ereditari.

Accettazione presunta e Accettazione legale

Per quanto riguarda l’accettazione esistono, tuttavia, ipotesi in cui il Legislatore prescinde non solo da qualsiasi manifestazione di volontà, bensì anche dal compimento di alcun atto.

In primo luogo, deve evidenziarsi come, ai sensi dell’articolo 485, cod. civ., il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso di beni ereditari, deve fare l’inventario entro 3 mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità e, qualora non rispetti tale termine, è considerato erede puro e semplice. la qualità di erede si acquista ipso iure, in virtù di una situazione giuridica obiettivamente considerata.

Si tratta, quindi, di un’ipotesi di accettazione dell’eredità che prescinde tanto da qualsiasi manifestazione di volontà, quanto dal compimento di alcun atto da parte del chiamato.

L’articolo 527, cod. civ. dispone, poi, che i chiamati all’eredità che hanno sottratto o nascosto beni spettanti all’eredità stessa decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia. La ratio di tale norma viene individuata, nell’esigenza di fornire una garanzia ai creditori ereditari, che potrebbero altrimenti vedere pregiudicati i propri diritti.

L’articolo 586, cod. civ. prescrive poi che, in assenza di altri successibili, l’eredità si devolve allo Stato e che l’acquisto dell’eredità da parte di questi opera di diritto senza bisogno di accettazione e senza possibilità di rinunziarvi. Anche in questo caso, pertanto, si prescinde da qualsiasi manifestazione di volontà o comportamento da parte del soggetto che viene riconosciuto erede.

Tutte le ipotesi sopra considerate, vengono ricondotte dalla dottrina dominante sotto il nome di accettazione presunta o di acquisto dell’eredità senza accettazione.

Accettazione con beneficio d’inventario

Il Legislatore ha, altresì, previsto due differenti modalità di accettazione con riguardo alla responsabilità per i debiti ereditari: l’accettazione pura e semplice e l’accettazione con beneficio di inventario (articolo 470, cod. civ.).

Con l’accettazione pura e semplice si ha la confusione del patrimonio del de cuius con quello dell’erede di modo che quest’ultimo sarà tenuto al pagamento dei debiti ereditari con tutte le proprie sostanze, provenienti dall’eredità e non.

Con il beneficio d’inventario, invece, non si ha confusione tra i due patrimoni e l’erede risponderà dei debiti ereditari e dei legati solo nei limiti di quanto ricevuto.

Con l’articolo 490, comma 1, cod.civ., ove si afferma che: “l’effetto del beneficio d’inventario consiste nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede”. In base al comma 2 della norma testé citata, possono evidenziarsi i seguenti ulteriori aspetti dell’accettazione beneficiata:

  • L’erede conserva verso l’eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte;
  • L’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti;
  • I creditori dell’eredità e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell’erede.

Ulteriore effetto del beneficio, non disciplinato dall’articolo 490, cod. civ., è rinvenibile nel disposto dell’articolo 2830, cod. civ., secondo il quale se l’eredità è accettata con beneficio d’inventario o se si tratta di eredità giacente, non possono essere iscritte ipoteche giudiziali sui beni ereditari, neppure in base a sentenze pronunziate anteriormente alla morte del debitore. Ratio di tale norma è quella di garantire la par condicio creditorum e, secondo la dottrina prevalente, l’eventuale iscrizione in
violazione del divieto, comporterebbe la nullità della stessa.

La procedura da seguire

L’accettazione con beneficio di inventario non può che essere espressa e si perfeziona attraverso un procedimento composto di diverse fasi.

È, innanzitutto, necessaria, ai sensi dell’articolo 484, comma 1 cod. civ., una dichiarazione formale ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso Tribunale.

Entro un mese dall’inserzione, la dichiarazione deve poi essere trascritta presso l’ufficio dei registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione; si tratta di un’ipotesi di pubblicità notizia, che ha come finalità quella di rendere edotti i creditori ereditari.

La dichiarazione di accettazione deve essere preceduta o seguita dalla redazione dell’inventario, che ha la finalità di accertare la consistenza del patrimonio ereditario. Esso conterrà l’individuazione ed elencazione di tutte le attività e passività, e in base a tali risultanze sarà individuato il limite entro il quale l’erede risponderà dei debiti ereditari. Ed è proprio in ragione di tale finalità che il Legislatore ha disposto che anche l’inventario debba essere pubblicizzato mediante inserzione del registro delle successioni, non ritenendo invece necessario che lo stesso venga trascritto.

Termini per l’accettazione con beneficio d’inventario

A seconda che il chiamato sia o meno nel possesso di beni ereditari, cambiano i termini per l’accettazione dell’eredità.

Il chiamato che a qualunque titolo è nel possesso di beni ereditari, deve fare l’inventario entro 3 mesi dall’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità, potendo ottenere una proroga di ulteriori 3 mesi (salvo gravi circostanze) se, avendolo iniziato, non è stato in grado di completarlo.

Se entro tale termine l’inventario non è stato compiuto, egli è considerato erede puro e semplice. Qualora, invece, abbia completato l’inventario nei termini di legge, il chiamato che ancora non avesse fatto la dichiarazione di accettazione beneficata, avrà un termine di 40 giorni, decorrenti da quello di compimento dell’inventario medesimo, per deliberare se accetta o rinunzia all’eredità. Anche in questo caso, decorso inutilmente detto termine, sarà considerato erede puro e semplice.

Qualora, invece, il chiamato non sia in possesso di alcun bene ereditario, egli potrà fare la dichiarazione di accettare con beneficio di inventario fino a che non si sarà prescritto il diritto di accettare. Quando avrà fatto tale dichiarazione, avrà un termine di 3 mesi (salvo proroga) per compiere l’inventario, decorso inutilmente il quale sarà considerato erede puro e semplice.

Il Legislatore, al comma 3, articolo 487, cod. civ., disciplina anche l’ipotesi in cui il chiamato non possessore abbia fatto l’inventario, non preceduto da alcuna dichiarazione di accettazione. In tal caso, detta dichiarazione deve essere resa entro 40 giorni dal compimento dell’inventario e, in mancanza, il chiamato non è considerato erede puro e semplice, ma perde il diritto di accettare l’eredità. La ratio di tale norma viene individuata dalla dottrina nella presunta volontà del chiamato: avendo egli, a seguito
del compimento dell’inventario, piena contezza della composizione dell’asse ereditario, con il suo comportamento omissivo dimostra di non volerlo acquistare.



Liquidazione individuale

Una volta accettata l’eredità con beneficio, tre sono le strade che l’erede può percorrere per il pagamento dei debiti ereditari.

In primo luogo, a norma dell’articolo 495, cod. civ., trascorso un mese dalle formalità pubblicitarie susseguenti all’accettazione, l’erede, quando i creditori o legatari non si oppongono e non preferisca promuovere la liquidazione concorsuale, può pagare i creditori e i legatari a misura che si presentano, salvi i loro diritti di preferenza. In tal caso, esaurito l’asse ereditario, i creditori rimasti insoddisfatti avranno soltanto diritto di regresso contro i legatari, ancorché di cosa determinata appartenente al testatore, nei limiti del valore del legato. Il comma 3 della norma dispone che tale diritto si prescrive in 3 anni dal giorno dell’ultimo pagamento, salvo che il credito sia anteriormente prescritto.

Tale procedura di liquidazione presenta inconvenienti legati alla mancata previsione di un termine che segni la fine della separazione dei patrimoni. Se per i beni mobili, è la legge che prevede un termine di 5 anni per la liberazione degli stessi dalla qualifica di “beni ereditari”, per gli immobili non è previsto alcun termine ed essi potrebbero essere considerati ereditari in eterno e, quindi, passibili di aggressione da parte di creditori ereditari che dovessero venir fuori anche dopo parecchi anni dall’accettazione beneficata perché sconosciuti e titolari di crediti sottoposti a termine iniziale o condizionati (altrimenti i crediti stessi sarebbero soggetti a prescrizione e il problema potrebbe non porsi).

Liquidazione concorsuale

Qualora vi sia opposizione alla liquidazione individuale da parte dei creditori, ovvero quando preferisca ricorrere a tale procedura l’erede stesso, può ricorrersi alla liquidazione concorsuale, ispirata al principio di parità di trattamento tra i creditori, che saranno soddisfatti in proporzione dei rispettivi crediti, fatte salve le cause legittime di prelazione.

La procedura concorsuale si sostanzia di diversi momenti, che debbono essere pubblicizzati mediante inserimento nel registro delle successioni e vengono computi dall’erede con l’assistenza di un notaio del luogo dell’aperta successione.

Si provvederà, dunque e in primo luogo, alla formazione dello stato passivo, da attuarsi mediante invito ai creditori e legatari (spedito a mezzo raccomandata a coloro di cui si conosce il domicilio e pubblicato nel foglio degli annunci legali della provincia) di presentare le dichiarazioni di credito.

Si procederà, poi, alla liquidazione dell’attivo, alienando i beni necessari al fine di pagare i debiti. Alienati i beni, si forma, ai sensi dell’articolo 499, comma 2, lo stato di graduazione che si attua collocando i creditori secondo i rispettivi diritti di prelazione e con precisazione che i creditori sono preferiti ai legatari e che tra i creditori non aventi diritto a prelazione l’attivo ereditario è ripartito in
proporzione dei rispettivi crediti.

Infine, si procede con il pagamento dei debiti ereditari, eseguibile dopo che sia divenuto definitivo lo stato di graduazione, ossia quando non vi siano stati reclami o sia passata in giudicato la sentenza che decide su di essi.

A differenza di quanto visto in tema di liquidazione individuale, con quella concorsuale è possibile addivenire a una fine certa della fase ereditaria, che si avrà decorsi 3 anni dal momento in cui lo stato di graduazione è divenuto definitivo.

Decadenza dal beneficio di inventario

L’articolo 493, cod. civ. dispone che l’erede decade dal beneficio d’inventario, se aliena o sottopone a pegno o ipoteca beni ereditari, o transige relativamente a questi beni senza l’autorizzazione giudiziaria e senza osservare le forme prescritte dagli articoli 747 e ss., c.p.c..

Nonostante la norma indichi solo determinati atti, è pacifico che tale elencazione debba essere intesa come riferita a tutti gli atti di straordinaria amministrazione.

L’autorizzazione verrà concessa dall’autorità giudiziaria solo qualora l’atto sia connesso alle esigenze di conservazione e liquidazione proprie del patrimonio ereditario. Non saranno, invece, soggetti ad alcuna autorizzazione gli atti di ordinaria amministrazione.

Conseguenza del compimento dell’atto in mancanza della richiesta autorizzazione, non è l’invalidità dell’atto, bensì la sola decadenza dal beneficio: l’erede diverrà erede puro e semplice.

Un’ulteriore ipotesi di decadenza dal beneficio del termine è disciplinata dall’articolo 494, cod. civ., ove si prevede che decade, altresì, l’erede che ha omesso in malafede di denunziare nell’inventario beni appartenenti all’eredità, o che ha denunziato in malafede, nell’inventario stesso, passività non esistenti.

Accettazione beneficiata e incapaci

Deve, in ultimo, darsi atto di alcune regole particolari dettati a protezione dei soggetti incapaci (minori, interdetti, minori emancipati e inabilitati).

Gli articoli 471 e 472, cod. civ. stabiliscono che gli incapaci non possono accettare l’eredità se non con beneficio di inventario.

Da tale necessità, ispirata a esigenze di tutela, consegue la inammissibilità della decadenza dal beneficio di inventario per tali soggetti, così come confermato dall’articolo 489, cod. civ., ove si stabilisce che i minori, gli interdetti e gli inabilitati non si intendono decaduti dal beneficio d’inventario, se non al compimento di un anno dalla maggiore età o dal cessare dello stato d’interdizione o
d’inabilitazione, qualora entro tale termine non si siano conformati alle norme di legge.

Deve precisarsi come non vi sia alcuna deroga ad altre norme sul beneficio di inventario e, in particolare, nessuna regola particolare sia dettata in ordine alla prescrizione del diritto ad accettare. Pertanto, anche per tali soggetti, a giudizio della unanime dottrina, decorrerà dall’apertura della successione il decennale termine prescrizionale, salva la possibilità di eventualmente agire per il risarcimento dei danni nei confronti del rappresentante legale negligente.

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