Lavoro a Bruxelles: la tassazione dei redditi in Italia

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Sei espatriato in Belgio? Non ti sei ancora iscritto all’AIRE? Hai trovato lavoro a Bruxelles e vuoi sapere se sei tenuto a pagare imposte anche in Italia? In questo articolo scoprirai in quali casi, svolgendo un lavoro all’estero, sei tenuto a dichiarare i redditi percepiti anche in Italia (il tuo Stato di residenza fiscale). Ti fornirò tutti gli strumenti utili per capire quando sei tenuto a pagare imposte in Italia e come potrai evitare la doppia imposizione del reddito estero.

Se stai leggendo questo articolo, molto probabilmente, sei espatriato all’estero, in Belgio. Probabilmente non eri a conoscenza del fatto che il tuo trasferimento all’estero avesse risvolti anche fiscali. Per questo non hai curato come fare un corretto trasferimento di residenza fiscale.

Se non ti sei iscritto all’AIRE, la peggiore conseguenza che ne deriva è l’obbligo di dichiarare anche in Italia i redditi esteri percepiti. Questo, infatti, come ti indicherò di seguito, è quanto prevede il Testo unico delle imposte sui redditi.

La conseguenza principale di un non corretto trasferimento fiscale all’estero è, infatti, l’obbligo di continuare a dichiarare in Italia i redditi esteri percepiti. Si tratta di un problema che se non affrontato per tempo può portare ad incorrere in comportamenti in conflitto rispetto a quanto previsto dalla normativa fiscale nazionale e dalle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni. Per questo motivo, quando ci si accinge a trascorrere un periodo all’estero per lavoro, la cosa migliore è sempre quella di pianificare anche gli aspetti fiscali.

In questo articolo, considerati i numerosi quesiti che mi arrivano in merito alla tassazione in Italia di redditi esteri, ho deciso di fornirti tutte le informazioni utili per capire come dichiarare i redditi da lavoro dipendente prestati all’estero. Scoprirai anche se e come potrai beneficiare di un credito di imposta, indispensabile, per evitare la doppia imposizione giuridica del reddito estero.

Lavoro a Bruxelles

Lavoro a Bruxelles: un caso concreto

Voglio partire da un caso concreto, realmente arrivatomi, di un lettore che espatriato in Belgio, ha svolto attività di lavoro a Bruxelles, come dipendente di una fondazione internazionale.

Questo il suo quesito arrivatoci via email:

“Lavoro a Bruxelles da oltre 6 mesi attraverso un contratto di lavoro dipendente che una fondazione belga mi ha proposto. Il contratto ha durata di due anni e potrebbe essere prolungato. Mi effettuano ogni mese trattenute in busta paga. Fino ad ora non mi sono mai preoccupato dell’Aire e non mi sono iscritto. Quello che mi chiedo è se sono tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi e a pagare le tasse in Italia? Dovrei iscrivermi all’Aire? Come iscritto all’Aire dovrei presentare la dichiarazione dei redditi in Italia o sarei tenuto a pagare le tasse solo in Belgio?”

Sono molti gli italiani, soprattutto studenti in stage, o lavoratori che hanno trovato contratti di lavoro dipendente in Belgio e che si chiedono, ogni anno, se sono tenuti a pagare le imposte anche in Italia.

Non è raro il caso in cui i lavoratori italiani domiciliati all’estero, ma ancora residenti in Italia, ignorino di dover pagare le imposte sul reddito anche in Italia. Per questo voglio fornire una risposta chiara sull’argomento.

Lavoro a Bruxelles: le imposte in Belgio

Per prima cosa, è importante capire come funziona la tassazione in Belgio per i soggetti che ivi rimangono per lavoro per un periodo di oltre sei mesi. In Belgio, infatti, gli stranieri che risiedono nel territorio belga per meno di sei mesi all’anno non sono considerati residenti.

Tutti gli altri, invece, sono soggetti tenuti al pagamento di imposte in Belgio, o perché da sono stata percepite (Stato della Fonte), o perché il Belgio è divenuta la propria residenza fiscale (a seguito di iscrizione AIRE o  qui residenza tramite le Convenzioni internazionali).

Imposte in Belgio

Le persone fisiche in Belgio sono soggette al pagamento dell’IPP (imposta sul reddito delle persone fisiche). Sono redditi imponibili ai fini di questa imposta, le seguenti categorie:

  • Redditi da lavoro (dipendente o autonomo);
  • Reddito immobiliare (affitti, locazioni, rendita catastale);
  • Reddito proveniente da investimenti (interessi, dividendi);
  • Redditi provenienti da redditi occasionali, plusvalenze ricevute, etc.

A seconda del reddito percepito in Belgio i lavoratori dipendenti devono pagare le imposte sul reddito proporzionali, in questa misura:

  • Fino a €. 11.070 annui – aliquota del 25%;
  • Da €. 11 071  a €. 12 720 annui – aliquota del 30%;
  • Da €. 12 721  a €. 21 190  annui – aliquota del 40%;
  • Dai €. 21 191 a  €. 38 830  annui – aliquota del 45%;
  • Oltre i €. 37 830 annui – aliquota del 50%.

L’anno fiscale belga ha inizio il 1° gennaio e termina il 31 dicembre. La fine dell’anno coincide con la compilazione della dichiarazione dei redditi. Dichiarazione che avverrà in francese per gli abitanti della Vallonia e di Bruxelles – più comuni limitrofi – e in fiammingo per le Fiandre.

Il documento viene spedito dalla autorità compententi per posta ma chi non lo ricevesse in tempo utile potrà recarsi presso gli uffici del comune per richiederlo. Infine, per informazioni è possibile chiamare l’SPF (Service Publique Finance) allo 0257 257 57 (numero locale) disponibile dalle 8 alle 17.

Lavoro a Bruxelles e imposte italiane: le regole

Come appena visto i ssoggetti che percepiscono redditi da lavoro dipendente in Belgio sono soggetti a ritenute alla fonte, e quindi, a dichiarare il reddito in Belgio. Vediamo adesso, cosa fare in Italia.

Il concetto fondamentale per stabilire ove un soggetto è tenuto a pagare le imposte sui redditi percepiti è quello di “residenza fiscale“, così come disciplinata dall’articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86.

Secondo tale norma un soggetto si considera fiscalmente residente in Italia se è iscritto all’anagrafe della popolazione residente. Oppure, alternativamente se ha il proprio domicilio o la propria residenza (ai sensi dell’articolo 43 del codice civile in Italia), per la maggior parte del periodo di imposta.

I tre requisiti sono alternativi, quindi è sufficiente possedere anche solo uno dei tre requisiti per potersi considerare soggetto fiscalmente residente in Italia.

Il mantenimento della residenza fiscale in Italia, come nel caso portato ad esempio, dove il nostro lettore si trova all’estero da oltre 183 giorni senza mai essersi iscritto all’Aire, comporta necessariamente l’obbligo di pagare le imposte sui redditi in Italia anche sui redditi prodotti all’estero.

Worldwide taxation

Questo, infatti, è quanto prevede il principio della World Wide Taxation, previsto dall’articolo 3 del DPR n. 917/86. Questo principio è uno dei fondamenti del nostro sistema fiscale, ma anche di molti dei sistemi fiscali dei Paesi avanzati.

Il concetto è molto semplice: un soggetto è tenuto a pagare le imposte (ovunque prodotte), in un unico Stato, quello di residenza fiscale, salvo poi ottenere un credito per le eventuali altre imposte già pagate nei Paesi ove le stesse sono state percepite (come vedremo meglio di seguito).

Riassumendo, quindi, un lavoratore Italiano che svolge la sua attività lavorativa e ha la sua vita all’estero, ha ugualmente l’obbligo del versamento delle imposte sul reddito anche in Italia in concomitanza di almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Essere residente in Italia, per almeno 183 giorni all’anno (la maggior parte dell’anno).
  • Essere iscritto nelle anagrafi comunali della popolazione residente in Italia (quindi, non essere iscritto all’Aire).
  • Avere eletto nel territorio dello Stato italiano il proprio domicilio o la propria residenza , ai sensi dell’articolo 43 del codice civile.

Per approfondire: Aire: Anagrafe degli Italiani residenti all’estero

Residenza fiscale e tassazione

Come detto, i requisiti sopra indicati per verificare la residenza fiscale sono alternativi tra loro, è sufficiente realizzare anche soltanto una di quelle fattispecie per essere considerati fiscalmente residenti in Italia.

Tra queste fattispecie vi è una presunzione assoluta. Un soggetto iscritto all’anagrafe di un comune italiano per almeno 183 giorni (anche non consecutivi), in un anno, è considerato fiscalmente residente in Italia, indipendentemente dalla prova della sua presenza nel territorio del nostro Paese.

Nel caso del nostro esempio, il lettore non essendosi mai cancellato dall’anagrafe della popolazione residente, per questa presunzione assoluta, è considerato comunque residente in Italia. Questo anche se dovesse fornire prove certe e non confutabili della sua residenza estera. Questo aspetto è fondamentale e dovrebbe essere chiaro a quanti di voi stanno per andare a lavorare all’estero o progettano di andarci.

In a quanto previsto dagli articoli 2 e 3 del DPR n. 917/86, i soggetti residenti in Italia che producono redditi all’estero sono tenuti al pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche non soltanto sui redditi prodotti in Italia, ma anche sui redditi prodotti all’estero, anche se questi ultimi hanno già scontato le imposte nel Paese estero in cui il reddito è stato prodotto. Per questo motivo il nostro lettore è tenuto ogni anno a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia e dichiarare i redditi esteri.

Lavoro a Bruxelles: evitare la doppia imposizione

Come abbiamo visto, il lavoro a Bruxelles, può comportare il pagamento delle imposte in Italia. Questo è quanto è dovuto, almeno secondo quanto indicato nel messaggio che abbiamo preso ad esempio. Il nostro lettore, infatti, si trova a dover pagare le imposte sia in Belgio che in Italia, a fronte di uno stesso reddito percepito, formando quella che viene definita come doppia imposizione giuridica.

Al fine di evitare fenomeni di doppia imposizione, conseguente al pagamento delle imposte nel paese di residenza del dichiarante oltre che nel paese di produzione del reddito (Stato della fonte), sia la convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Belgio (del 19/12/1984, ratificata dalla Legge n. 148/1989), sia il DPR n. 917/86, prevedono un principio generale di divieto della doppia imposizione, per cui la stessa imposta non può essere applicata più volte.

In particolare, l’articolo 15 della Convenzione tratta la disciplina dei redditi da lavoro dipendente e prevede che in via generale i redditi da lavoro dipendente debbano essere tassati nello Stato ove sono stati percepiti (Stato della fonte, Belgio) ed anche nello Stato di residenza del soggetto percettore.

Per evitare la doppia imposizione, il nostro ordinamento ha previsto l’applicazione di un credito di imposta, calcolato in base alle imposte pagate all’estero.

Credito per imposte pagate all’estero

Per potere applicare concretamente questo principio di divieto di doppia tassazione, ci viene in aiuto l’articolo 165 del DPR n. 917/86, il quale prevede che le imposte pagate a titolo definitivo sui redditi prodotti all’estero siano ammesse in detrazione dall’imposta netta, scaturente dal conguaglio di fine anno o dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui le imposte estere sono state pagate a titolo definitivo, fino alla concorrenza della quota di imposta italiana corrispondente al rapporto tra redditi prodotti all’estero e reddito complessivo.

A prima vista può sembrare complicato, ma in pratica questo articolo prevede che il nostro lettore, cittadino Italiano, che sostanzialmente svolge la sua vita all’estero ma continua ad essere iscritto all’anagrafe comunale della popolazione residente abbia l’obbligo di contribuire alle imposte sul reddito in Italia. Nella sua dichiarazione dei redditi italiana, avrà diritto ad un abbattimento dell’Irpef (l’imposta sui redditi) pari all’ammontare delle imposte pagate sull’attività di lavoro a Bruxelles a titolo definitivo (non gli acconti). Questo credito, comunque, non potrà mai superare la quota di Irpef relativa al reddito estero.

Ad esempio, se per un reddito pari a 1.000 euro la tassazione sul lavoro in Belgio è pari al 20% ed in Italia pari al 23% il contribuente sarà tenuto a versare all’Amministrazione finanziaria del Belgio il 20% del reddito e all’Erario italiano la sola differenza del 3%. In questo modo è correttamente applicato il principio di divieto di doppia imposizione previsto dall’articolo 165 del DPR n. 917/86.

Il risultato finale che si ottiene dall’applicazione del credito per imposte pagate all’estero è sostanzialmente quello di far si che le imposte pagate dal soggetto nel Paese di residenza siano esclusivamente quelle ulteriori rispetto a quanto già versato nel Paese di produzione del reddito.

I consigli

Cosa possiamo imparare dall’esempio che vi abbiamo proposto?

Prima di tutto, se vi trovate in una situazione ove volete trasferirvi all’estero, riteniamo sia fondamentale, e vi consigliamo apertamente di consultare prima un Commercialista esperto in questo ambito. Soprattutto se si intende restare all’estero per periodi superiori a 6 mesi, sia per studio che per lavoro, in modo da pianificare correttamente gli adempimenti fiscali.

Non farlo potrebbe portarvi a dover sostenere degli accertamenti fiscali, che sicuramente sarebbe meglio evitare.

Non potendo tuttavia generalizzare in quanto ogni situazione personale ha le sue peculiarità, quello che posso dirvi è che se un cittadino Italiano svolge la sua vita (personale e/o lavorativa) all’estero, per evitare il pagamento delle imposte sul reddito anche in Italia dovrebbe trasferire la propria residenza fiscale all’estero, iscrivendosi all’Aire.

Se tutto questo non dovesse bastare?

Anche tu ti sei trasferito all’estero e vuoi saperne di più sulla tua posizione fiscale? Ti sei trasferito in Belgio per lavoro e vuoi saperne di più sulla tua tassazione in Italia?

Se hai ottenuto un lavoro a Bruxelles, attraverso il nostro servizio di consulenza fiscale online, potrai avere il supporto di un professionista preparato in tema di redditi esteri, tassazione, credito di imposta e tax planning internazionale.

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