Azione di responsabilità contro gli amministratori

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L’azione di responsabilità è uno strumento giuridico a disposizione del socio per fare valere la responsabilità per le azioni compiute dagli amministratori, in violazione dei propri doveri. In questo contributo approfondiremo la disciplina riguardante l’azione di responsabilità nei confronti di amministratori e sindaci di Spa e Srl.

L’azione di responsabilità è l’istituto predisposto dalla legge, ovvero dal codice civile, per far valere in sede giurisdizionale la responsabilità degli amministratori.

Amministratori che, violando i doveri inerenti alla loro carica, abbiano cagionato un pregiudizio patrimoniale alla società.

La normativa, quindi, individua nell’azione di responsabilità una possibilità, per i soci, la società e i terzi di vedere risarcito il danno cagionato dalla mala gestio dell’amministratore. Tuttavia, al fine di poter esperire con profitto questa particolare azione è necessario che siano rispettati dei presupposti.

E’ opportuno ricordare preliminarmente che l’ordinamento italiano disciplina l’azione di responsabilità con riferimento alla società per azioni. Tuttavia, la disciplina può essere estesa, in quanto compatibile, alle altre società di capitali.

In questo contributo andremo ad analizzare gli elementi peculiari dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali.

azione di responsabilità

Soggetti nei cui confronti è esperibile l’azione

Il primo aspetto da evidenziare quando si parla di responsabilità, è indubbiamente quello di individuare correttamente i soggetti nei confronti dei quali può essere proposta un’azione di responsabilità.

In particolare, secondo il nostro ordinamento l’azione di responsabilità può essere proposta contro:

  • I membri degli organi di amministrazione:
    • Nel sistema tradizionale e nel sistema monistico, i membri del consiglio di amministrazione;
    • Nel sistema dualistico, i membri del consiglio di gestione;
  • I membri degli organi di controllo:
    • Nel sistema tradizionale, i membri del collegio sindacale (o sindaco unico);
    • Nei sistemi di tipo dualistico, i membri del consiglio di sorveglianza;
    • Nel sistema monista, i membri del comitato per il controllo sulla gestione;
  • Gli organi delle procedure concorsuali:
    • Nel fallimento, il curatore fallimentare;
    • Nella liquidazione coatta amministrativa, il commissario liquidatore;
    • Nell’amministrazione straordinaria, il commissario straordinario.

Un’ulteriore forma di azione di responsabilità è prevista contro la società o l’ente che esercita l’attività di direzione e coordinamento su un’altra società.

Chi esercita l’azione di responsabilità?

L’azione di responsabilità promossa contro amministratori e organo di controllo ha l’obiettivo di portare alla reintegrazione del patrimonio sociale.

Patrimonio che, inevitabilmente deve essere stato danneggiato a causa della mala gestio degli amministratori e dell’organo di controllo della società.

Con questi presupposti, l’azione di responsabilità può essere esercitata da parte dei seguenti soggetti:

  • Direttamente dalla società previa deliberazione assembleare o del Collegio sindacale (ex articolo 2393 codice civile);
  • Da una minoranza qualificata dei soci, in nome proprio, ma nell’interesse della società (ex articolo 2393-bis codice civile);
  • Dall’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale all’esito della denuncia presentata ai sensi dell’articolo 2409, comma 5 del codice civile;
  • In caso di soggezione della società a fallimento, liquidazione coatta amministrativa o amministrazione straordinaria, rispettivamente, dal curatore del fallimento (articolo 146 del R.D. n. 267/42), dal commissario liquidatore o dal commissario straordinario (articolo 2394-bis codice civile).

Azione di responsabilità esercitata dalla società

La proposizione dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori o dell’organo di controllo, promossa da parte della società, presuppone il previo intervento:

  • Di una deliberazione dell’assemblea ordinaria dei soci (articolo 2393, comma 1, codice civile);

Ovvero

  • Di una deliberazione dell’organo di controllo, assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti (articolo 2393, comma 3, codice civile).

Deliberazione autorizzativa dell’assemblea

Il legislatore ha subordinato l’esercizio dell’azione di responsabilità da parte della società all’autorizzazione dell’assemblea ordinaria, competente ai sensi dell’articolo 2364, comma 1, n. 4 del codice civile.

Questo anche se la società è posta in liquidazione.

L’articolo 2373, comma 2, del codice civile, sancendo una “presunzione assoluta” di conflitto di interessi, vieta all’amministratore che sia anche socio di votare nelle deliberazioni riguardanti la sua responsabilità. 

Dal momento che l’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori ha natura personale e deve, quindi, essere deliberata non cumulativamente, ma separatamente per ciascun amministratore, mediante distinte valutazioni dei fatti e delle colpe, ad ogni socio-amministratore deve essere riconosciuta la facoltà di partecipare alla votazione riguardante la responsabilità degli altri, senza per questo versare in conflitto d’interessi. 

Salva l’esigenza di un’adeguata informativa agli azionisti, l’assemblea può limitarsi a deliberare l’esercizio dell’azione nei confronti di tutti o di alcuni degli amministratori. Questo senza necessità di motivazione o di specifica individuazione dei fatti di responsabilità.

In caso contrario, infatti, la società attrice risulterebbe vincolata alla decisione assembleare e ciò si risolverebbe in una limitazione delle strategie e delle possibilità processuali a sua disposizione, a vantaggio degli amministratori convenuti.

Per l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore di una società di capitali, la “causa petendi” deve sin dall’inizio sostanziarsi nell’indicazione dei comportamenti asseritamente contrari ai doveri imposti agli amministratori dalla legge o dallo statuto.

Deliberazione assunta per l’approvazione del bilancio

Le questioni riguardanti la responsabilità degli amministratori o dell’organo di controllo sottoposte all’assemblea devono essere indicate tra le materie all’ordine del giorno. Questo aspetto, come vedremo è di importanza determinante.

Ai sensi dell’articolo 2393, comma 2 del codice civile, tale espressa indicazione tra le materie da trattare non è necessaria nel caso in cui la deliberazione che autorizza l’esercizio dell’azione di responsabilità venga adottata nel corso dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio. Purché si tratti – specifica l’attuale disciplina – “di fatti di competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio“.

  • Sia i danni verificatisi o scoperti nel corso dell’esercizio, ancorché derivanti da condotte poste in essere dagli amministratori negli esercizi precedenti;
  • Sia le condotte inadempienti poste in essere dagli amministratori nel corso dell’esercizio stesso, ancorché non abbiano ancora fatto emergere danni precisamente quantificabili, ma solo genericamente individuabili.

Qualora, invece, sia la condotta che il danno riguardino un esercizio anteriore, l’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio non potrà validamente deliberare anche l’esercizio dell’azione di responsabilità. Questo soltanto ove la proposizione di detta azione non sia stata posta all’ordine del giorno.

In questi casi, dovrà, dunque, essere convocata a tal fine un’apposita assemblea, eventualmente su richiesta delle minoranze ai sensi dell’articolo 2367 del codice civile.

L’approvazione del bilancio, comunque, ai sensi dell’articolo 2364 del codice civile, non ha efficacia liberatoria nei confronti degli amministratori. Amministratori che, quindi, assieme all’organo di controllo rimangono vincolati alle loro resposabilità di gestione e controllo.

Revoca “ex lege” degli amministratori

La deliberazione dell’azione di responsabilità comporta la revoca automatica dall’ufficio degli amministratori contro i quali è proposta soltanto nel caso in cui sia stata approvata con il voto favorevole di 1/5 del capitale sociale.

In tale ipotesi, sorge l’obbligo dell’assemblea di provvedere, nella stessa seduta (pur in mancanza di indicazioni ad hoc nell’ordine del giorno) o in una seduta successiva, alla nomina dei nuovi amministratori, in sostituzione dei precedenti (articolo 2393, comma 5 del codice civile).

Qualora, invece, l’esercizio dell’azione di responsabilità sia stato deliberato con una percentuale di voti favorevoli inferiore a quella sopra indicata, ai fini della revoca degli amministratori della cui responsabilità si tratta, sarà necessaria una distinta ed espressa deliberazione di revoca.

Previa, si ritiene, una nuova convocazione dell’assemblea ove la revoca non figuri tra le materie all’ordine del giorno della medesima assemblea che ha autorizzato l’esperimento dell’azione.

Deliberazione autorizzativa adottata dall’organo di controllo

Secondo l’articolo 2393, comma 3, del codice civile:

l’azione di responsabilità può anche essere promossa a seguito di deliberazione dell’organo di controllo, assunta con la maggioranza dei 2/3 dei suoi componenti

Il Collegio sindacale, essendo un organo della società, agisce a nome di quest’ultima. Parliamo di collegio sindacale in quanto la maggior parte delle società italiane, adotta questo tipo di organo di controllo.

La società, dunque, è da considerare parte attrice nell’azione, analogamente a quanto avviene nell’ipotesi di azione sociale deliberata dall’assemblea.

Aspetto fondamentale da ricordare è che il mancato esercizio dell’azione di responsabilità è fonte di responsabilità dei sindaci in solido con gli amministratori.

Una volta che sia stata validamente deliberata (dall’assemblea o dal Collegio sindacale), l’azione di responsabilità contro gli amministratori viene esercitata dalla società, in via di principio, per mezzo del proprio legale rappresentante.

Effetti ai fini della rappresentanza della società

Al riguardo, tuttavia, dal momento che la rappresentanza della società è affidata agli amministratori, ove nell’azione di responsabilità siano coinvolti tutti i componenti del Consiglio di amministrazione o l’amministratore unico, occorre distinguere le seguenti ipotesi:

  • Nel caso in cui gli amministratori contro i quali è promossa l’azione di responsabilità siano stati revocati e sostituiti dall’assemblea, detta azione sarà esercitata dai nuovi amministratori aventi la rappresentanza della società;
  • Nel caso in cui gli amministratori contro cui si agisca siano rimasti in carica, non potendosi ammettere che la società sia rappresentata da soggetti che stanno già in giudizio nel proprio interesse per difendersi dall’accusa di aver violato i doveri inerenti alla carica amministrativa, dovrà essere nominato, per la rappresentanza in giudizio della società, un curatore speciale a norma dell’articolo 78, comma 2, del codice di procedura civile.

Azione di responsabilità dei soci

La riforma del diritto societario, sulla scia di quanto già previsto per le società quotate dall’articolo 129 del D.Lgs. n. 58/98, ha stabilito che in tutte le Spa l’azione di responsabilità contro gli amministratori possa essere esercitata anche dagli azionisti di minoranza.

Questa disciplina è stata adottata al fine di superare l’eventuale inerzia del gruppo di comando (articolo 2393-bis del codice civile).

Soggetti legittimati all’azione

Al fine di evitare situazioni giudiziarie pretestuose o ricattatorie contro gli amministratori è intervenuto il legislatore.

E’ prevista, infatti, la legittimazione all’esercizio dell’azione non già a ciascun azionista, indipendentemente dalla sua quota di partecipazione, bensì soltanto ai soci, singoli o accorpati, che risultino titolari di una percentuale significativa, per quanto minoritaria, del capitale sociale.

Più precisamente, l’articolo 2393-bis, comma 1 e 2, del codice civile, stabilisce che i soci che assumano l’iniziativa dell’azione debbano rappresentare:

  • Nelle società “chiuse“, almeno 1/5 del capitale sociale o la diversa misura prevista nello statuto. Comunque non superiore al terzo (può essere variato in base all’autonomia statutaria);
  • Nelle società “aperte“, che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, un 1/40 del capitale sociale o la minore misura prevista nello statuto. Valore che può essere ridotto ma non innalzato.

Esercizio dell’azione

Per quanto riguarda le modalità di esercizio dell’azione e di instaurazione del giudizio, l’articolo 2393-bis del codice civile dispone che la minoranza che intenda esperire l’azione di responsabilità è tenuta a:

  • Nominare, a maggioranza del capitale posseduto, uno o più rappresentanti comuni per l’esercizio dell’azione e per il compimento degli atti conseguenti (comma 4);
  • Chiamare in giudizio la società, notificando ad essa l’atto di citazione anche in persona del presidente del Collegio sindacale (comma 3).

Termine per l’esercizio dell’azione

Ai sensi dell’articolo 2393, comma 4, del codice civile, l’azione di responsabilità può essere esercitata – dalla società previa deliberazione dell’assemblea o del Collegio sindacale ovvero dalla minoranza qualificata dei soci di cui all’art. 2393-bis c.c. – “entro cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica“.

Con l’articolo 2393, comma 4, del codice civile, il legislatore della riforma risulta, dunque, aver voluto fissare un termine autonomo, con una propria specifica decorrenza, per la proposizione dell’azione di responsabilità.

Secondo l’orientamento che risulta prevalente in dottrina – ferma restando la qualificazione del termine quinquennale in discorso come termine di prescrizione, già posta dall’articolo 2949, comma 1, del codice civile – con l’articolo 2393, comma 4, del codice civile, si è inteso soltanto fissarne il momento iniziale di decorrenza della disciplina.

Questo in deroga al principio generale di cui al richiamato articolo 2935 del codice civile. Principio che, a prescindere dal momento in cui l’amministratore abbia posto in essere il comportamento pregiudizievole per la società e dal momento in cui il danno cagionato da tale condotta si sia verificato o manifestato, il computo del quinquennio di prescrizione per l’esercizio dell’azione di responsabilità decorra dalla cessazione del rapporto di amministrazione.

Responsabilità dei revisori legali e delle società di revisione

Ex art. 15, D.Lgs. n. 39/2010, i revisori legali e le società di revisione legale rispondono in solido tra loro e con gli amministratori nei confronti della società che ha conferito l’incarico di revisione legale, dei suoi soci e dei terzi, per i danni derivanti dall’inadempimento ai loro doveri.

Nei rapporti interni tra i debitori solidali, essi sono responsabili nei limiti del contributo effettivo al danno cagionato.

Il responsabile della revisione ed i dipendenti che hanno collaborato all’attività di revisione contabile sono responsabili, in solido tra loro, e con la società di revisione legale, per i danni conseguenti da propri inadempimenti o da fatti illeciti nei confronti della società che ha conferito l’incarico e nei confronti dei terzi danneggiati.

Essi sono responsabili entro i limiti del proprio contributo effettivo al danno cagionato.

L’azione di risarcimento nei confronti dei responsabili si prescrive nel termine di cinque anni dalla data della relazione di revisione sul bilancio d’esercizio o consolidato emessa al termine dell’attività di revisione cui si riferisce l’azione di risarcimento.

Prima dell’entrata in vigore di questa disposizione, si applicava l’art. 2409-sexis c.c., che sottoponeva l’azione di responsabilità nei confronti dei soggetti incaricati della revisione contabile alle condizioni previste per l’esercizio dell’azione contro i sindaci. Il mancato richiamo a tali condizioni semplifica l’esercizio dell’azione da parte della società e dei creditori sociali.

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