Mancata emissione dello scontrino fiscale: sanzione e possibilità di difesa

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Tra le principali violazioni contestate a artigiani e commercianti in ambito fiscale devono essere sicuramente annoverate quelle connesse alla mancata emissione dello scontrino fiscale, e alla connessa omessa certificazione dei corrispettivi. Trattasi di violazioni cui la normativa in vigore ricollega la comminazione sia di sanzioni pecuniarie, sia di sanzioni accessorie di tipo interdittivo. Non tutto è perduto però, in quanto, in molti casi è possibile presentare deduzioni difensive alla DR competente.

La mancata emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale rappresenta oggi una delle principali contestazioni che la Guardia di Finanza contesta alla maggior parte dei piccoli esercizi commerciali.

Ricevere una contestazione di questo tipo significa vedersi applicare l’articolo 6, comma 3, del D.Lgs. 471/97, che prevede una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 100% dell’imposta (Iva) relativa all’operazione non documentata. La sanzione è applicata con un minimo di €. 500,00.

In pratica, questo significa che, anche se l’operazione non certificata ha un esiguo valore economico (spesso si tratta di pochi euro), in ogni caso la sanzione minima applicata è sempre di €. 500,00. Oltre a questa è prevista una sanzione accessoria, la quale prevede la sospensione dell’attività qualora ci siano più violazioni nel tempo.

In ogni caso, quando si riceve l’atto di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate è sempre possibile, qualora ve ne siano le ragioni, presentare delle deduzioni difensive, al fine di chiedere l’archiviazione del procedimento.

Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio le sanzioni applicabili in caso di mancata emissione dello scontrino fiscale e la possibilità di presentare deduzioni difensive. In alternativa, vedremo come proporre istanza di reclamo/mediazione.

Mancata emissione dello scontrino

Mancata emissione dello scontrino: procedura

La mancata emissione dello scontrino fiscale viene contestata solitamente dagli uomini della Guardia di Finanza. L’attività parte all’estero di esercizi commerciali.

La GdF richiede ai clienti, usciti dall’esercizio commerciale di mostrare lo scontrino dei beni acquistati. In mancanza di questo documento, la GdF chiede al commerciante di mostrare lo scontrino relativo a quella operazione, conclusa pochi istanti prima.

A questo punto le fattispecie sono due:

  • Scontrino emesso e certificazione nel registro corrispettivi eseguita – Se il commerciante dimostra che l’operazione è stata eseguita e mostra dal registratore di cassa lo scontrino relativo a quell’acquisto, non ci sono problemi. La GdF chiude ogni pretesa in merito;
  • Scontrino non emesso, o comunque non è dimostrabile la certificazione – Nel caso in cui il commerciante, per qualsiasi motivo, non sia in grado di dimostrare l’emissione dello scontrino, viene redatto il PVC. La GdF nel documento annota l’accaduto descrivendo i fatti. Tale documento sarà poi inviato alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio.

L’Agenzia delle Entrate, nei tempi previsti per l’accertamento, emette atto di contestazione al commerciante nel quale sono riportate le sanzioni applicate alla violazione in oggetto.

Mancata emissione dello scontrino: sanzione amministrativa

La mancata emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale a fronte di un’operazione rilevante ai fini Iva, prevede una sanzione principale ai fini Iva punita, ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del D.Lgs. n. 471/97, con una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 100% dell’imposta (Iva) relativa all’operazione non documentata.

Il successivo quarto comma  dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/97 prevede che vi sia in ogni caso un minimo sanzionatorio. Valore minimo fissato nella misura di €. 500,00.

Ricordiamo che la sanzione riguarda ogni singola violazione relativa alla mancata emissione di scontrino o ricevuta fiscale.

Mancata emissione dello scontrino: sanzione accessoria

Accanto alla sanzione amministrativa, nei casi di mancata emissione di scontrino o ricevuta deve essere tenuta presente la sanzione accessoria.

L’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/97 non esaurisce l’ambito sanzionario relativo all’omessa certificazione dei corrispettivi Iva. Il successivo articolo 12, comma 2, del D.Lgs. n. 471/97 prevede anche l’applicazione di una sanzione accessoria applicabile quando siano contestate, ai sensi dell’articolo 16 del D.Lgs. n. 472/97 quattro distinte violazioni, compiute in giorni diversi, nell’arco di un quinquiennio.

La sanzione accessoria prevede la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, ovvero la spostensione dell’esercizio dell’attività per un periodo previsto tra tre giorni e un mese.

In deroga a quanto previsto dal comma 7, del D.Lgs. n. 472/97, ai sensi del quale le sanzioni accessorie devono essere eseguite quando il provvedimento sanzionatorio è divenuto definitivo, il provvedimento cautelare amministrativo della sospensione è immediatamente esecutivo.

Circostanza aggravante

Tale normativa prevede un’aggravante, riguardante l’applicazione della sanzione accessoria.

Sanzione che aumenta da uno a sei mesi di sospensione dell’attività qualora l’importo dei corrispettivi oggetto di contestazione (intesi come sommatoria delle quattro diverse violazioni nel quinquennio) risulti superiore a €. 50.000,00.

Applicazione della sanzione accessoria

I commi da 2-bis a 2-quater disciplinano il procedimento di applicazione della sanzione accessoria.

La Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio è l’Autorità designata per l’emissione, con obbligo di notificazione, del provvedimento al trasgressore, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di contestazione della quarta violazione.

Mancata emissione dello scontrino: cosa fare?

Quando si riceve un atto di contestazione relativo alla mancata emissione dello scontrino fiscale o della ricevuta fiscale è necessario prestare attenzione alla data di notifica. La data di notifica rappresenta il punto di partenza per i 60 giorni a disposizione per prendere decisione su cosa fare.

Il contribuente in questo lasso di tempo concesso dall’Agenzia delle Entrate può alternativamente:

Prestare acquiescenza all’atto

Il contribuente decide di chiudere la contestazione attraverso il pagamento nei 60 giorni dalla notifica dell’atto. In questo modo, la sanzione applicata viene ridotta ad 1/3 del minimo. Questo è quanto prevede l’articolo 16 del D.Lgs. 472/97.

In questo caso, quindi, la sanzione piena di €. 500,00 è ridotta fino a €. 166,66.

Il pagamento del dovuto può essere effettuato attraverso la presentazione del modello F24, riportando il codcie tributo relativo alla sanzione e l’anno di commissione della violazione. Ai fini della validità del pagamento è necessario riportare nel modello F24 anche il codice ufficio e il codice atto, presenti nell’atto di contestazione.

Una volta effettuato il pagamento lo stesso dovrà essere comunicato all’Ufficio della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate che ha emesso l’atto di contestazione.

Effetti dell’acquiescenza

La definizione agevolata impedisce l’irrogazione delle sanzioni accessorie, salvo il caso di recidività nella violazione degli obblighi di rilascio dello scontrino e ricevuta fiscale. La definizione agevolata inibisce, inoltre, la costituzione di precedente per l’eventuale recidività.

Presentazione di deduzioni difensive

In alternativa all’acquiescenza dell’atto il contribuente, sempre nei 60 giorni dalla notifica, ha la possibilità di presentare delle deduzioni difensive. Possibilità prevista dall’articolo 16, comma 4, del D.Lgs. n. 472/97. In questo caso l’impugnazione dell’atto non è ammessa (e se proposta è improcedibile), fino all’emisione dell’eventuale atto di irrogazione sanzioni.

In pratica, si tratta di presentare un’istanza in carta semplice, indirizzata alla Direzione Provinciale competente per territorio che ha emesso l’atto.

I riferimenti sono indicati nell’atto stesso. L’obiettivo è quello di chiedere di poter riesaminare l’atto, dimostrando la bontà dell’operato nella propria attività commerciale. Ad esempio, il cliente che è uscito dal negozio potrebbe aver già gettato via lo scontrino, e al momento della richiesta da parte della GdF di copia dello stesso, per qualche motivo il registratore di cassa, potrebbe non aver funzionato correttamente.

In questi casi, con la presentazione di deduzioni difensive è possibile ottenere un riesame della pratica, magari allegando copia dello scontrino presente nella stampa del registrazione di cassa.

Corrispettivi telematici GDO

Altro motivo plasusibile per la mancata emissione dello scontrino è quello legato all’opzione per l’invio telematico dei corrispettivi effettuato dai rivenditori della grande distribuzione organizzata.

Questi soggetti, infatti, sono tenuti ad inviare entro il giorno 15 del mese successivo tutte le operazioni relative ai corrispettivi percepiti. In tutti questi casi, infatti, il commerciante è tenuto a rilasciare scontrini non fiscali, che spesso inducono la GdF ad emettere PVC. Processi verbali di contatatzione che in questi, casi, attraverso un’attenta presentazione di deduzioni difensive possono essere riesaminati ed archiviati.

Tempi di risposta

Dal momento in cui si ottiene la ricevuta di protocollo delle deduzioni difensive inviate, scattano 365 giorni di tempo, nei quali l’Agenzia delle Entrate può decidere se accogliere l’istanza presentata oppure rigettarla.

In caso di accoglimento dell’istanza, l’Agenzia vi comunicherà l’archiviazione del fascicolo. E non ci saranno attività ulteriori. In caso contrario, qualora l’Agenzia non rilevi cambiamenti nel suo orientamento, non sarà comunicato niente al contribuente. Per questo è fondamentale scadenziarsi bene la data di notifica delle deduzioni.

Allo scadere dei 365 giorni, partono gli ulteriori 60 giorni per la presentazione del ricorso tributario.

Presentazione dell’istanza di reclamo/mediazione ricorso

Come terza possibilità, alternativa all’acquiescenza e alle deduzioni difensive, c’è la diretta presentazione dell’istanza di reclamo/mediazione e ricorso tributario. In mancanza della definizione agevolata l’atto di contestazione assume valenza di atto di irrogazione sanzioni, in quanto tale l’atto è impugnabile.

Si tratta di passare la fase delle deduzioni difensive e di andare direttamente a proporre un’istanza di mediazione all’Agenzia delle Entrate, che in caso di mancato accoglimento si trasformerà automaticamente in ricorso tributario.

La procedura di reclamo mediazione

L’istituto del reclamo mediazione è uno strumento deflativo del contenzioso tributario introdotto al fine di prevenire ed evitare le controversie che possono essere risolte senza ricorrere al giudice. Il contribuente ha 60 giorni di tempo dalla data di notifica dell’atto per presentare ricorso, tenendo conto che il calcolo è sospeso dal 1° agosto al 15 settembre.

Per le controversie di valore inferiore a €. 50.000 il ricorso ha valore di reclamo e può contenere un istanza di mediazione.

L’Agenzia delle Entrate ha 90 giorni di tempo dalla presentazione dell’istanza per fornire una risposta. Risposta che se positiva, quindi in accoglimento del contribuente, viene comunicata. In caso negativo, ovvero di mancato accoglimento non vi sarà alcuna comunicazione.

Spirato, quindi, il termine di 90 giorni, scattano gli ulteriori 30 giorni per la costituzione in giudizio del contribuente presso la Commissione Tributaria Provinciale competente per territorio.

A questo punto sarà poi fissata l’udienza dinnanzi alla Commissione tributaria, chiamata ad esprimersi sul caso.

Per approfondire: “Istanza di reclamo mediazione e ricorso

Cosa succede se il contribuente non fa niente?

Non pervenendo, nei termini stabiliti sorpa, né la definizione agevolata (acquiescenza) con il pagamento del terzo, né le deduzioni difensive, o la proposizione del ricorso l’Agenzia provvederà alla riscossione coattiva, mediante iscrizione a ruolo.

Il ruolo riguarda le sanzioni irrogate e non definite.

Mancata emissione dello scontrino fiscale: considerazioni conclusive

L’esperienza concreta di consulenza in questo ambito mi insegna che buona parte delle violazioni riscontrate dalla GdF nei suoi controlli più essere risolto attraverso la presentazione di deduzioni difensive.

Naturalmente, si escludono da questa considerazione i casi di violazioni palesi e conclamate.

In tutti i casi di incertezza nell’applicazione della norma, invece, è fondamentale conservare la documentazione utile a dimostrare l’effettiva emissione dello scontrino fiscale o della ricevuta fiscale.

La cosa importante è non perdere tempo e affidarvi per tempo ad un professionista preparato che possa indirizzarvi verso la soluzione migliore da prendere per la vostra situazione concreta. La cosa su cui è necessario prestare attenzione è evitare di incorrere nella sanzione accessoria legata alla sospensione dell’attività. Per questo motivo è necessario ponderare bene le scelte da fare in caso di più violazioni riscontrate.

Per esservi di aiuto vi lascio il link a due articoli che ho realizzato e che riguardano gli elementi essenziali dello scontrino fiscale e della ricevuta fiscale.

Scontrino fiscale: le regole di emissione

Ricevuta fiscale: istruzioni di compilazione

La nostra consulenza

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