Patent Box: come sfruttarne i vantaggi? La guida all’applicazione

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Come funziona il regime del Patent Box? Chi può utilizzare la detassazione al 50% delle royalties derivanti dallo sfruttamento economico di marchi e brevetti industriali? Guida completa all’agevolazione, i vantaggi per le start-up e le modalità di calcolo attraverso esempi concreti.

La Legge n. 190/2014 ha introdotto il regime fiscale del Patent Box. Ovvero un regime fiscale che consente la detassazione al 50% delle royalties derivanti dallo sfruttamento economico di marchi o brevetti industriali.

L’intenzione del Governo è quella di rendere il sistema fiscale italiano maggiormente competitivo e più attento agli sviluppi tecnologici e al mantenimento dei beni immateriali in Italia.

Si tratta di una vera e propria agevolazione da sfruttare, per attuare al meglio, la propria pianificazione fiscale.

Il Patent Box rappresenta oggi una agevolazione fiscale per le società che detengono marchi e brevetti industriali (ma anche App, software e siti Web) e che ne concedono a terzi lo sfruttamento economico. Si tratta, quindi, di un regime opzionale che agevola, detassandoli parzialmente, i redditi derivanti dallo sfruttamento di beni immateriali (c.d. “intangible assets” o “IPs”).

Questo regime fiscale ha l’obiettivo di incentivare l’utilizzo di società che gestiscono brevetti, marchi e opere dell’ingegno direttamente dall’Italia.

Negli ultimi anni ci sono stati molti casi in cui vari imprenditori, noti e meno noti, hanno aperto società all’estero per sfruttare vantaggi fiscali, legati alla minore tassazione di royalties derivanti dallo sfruttamento economico di marchi e brevetti. Pensate al caso della c.d. sentenza Dolce & Gabbana, (sentenza 24 ottobre 2014, n. 43809 Corte di Cassazione).

Oggi molti Paesi come Lussemburgo, Gran Bretagna, Belgio e Francia hanno deciso di armonizzare le proprie normative fiscali, disincentivando per gli imprenditori la delocalizzazione in altri Paesi delle proprietà intellettuali, al fine di trovare maggior risparmio fiscale.

Per questo motivo, ho deciso di realizzare questa guida che può essere utile a tutti gli imprenditori che voglio sfruttare al massimo le proprie proprietà intellettuali tutelate giuridicamente.

Vediamo, quindi, teoricamente e con esempi pratici, il regime fiscale del Patent Box.

Patent box

Patent Box: chi può utilizzarlo?

Possono optare per il regime agevolato i soggetti titolari di redditi di impresa residenti in Italia:

  • Società di capitali;
  • Enti commerciali residenti in Italia;
  • Imprenditori individuali;
  • Altri titolari di reddito di impresa;
  • Stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti.

Non possono beneficiare del regime del Patent Box i soggetti non titolari di reddito di impresa, per i quali i redditi derivanti dallo sfruttamento delle opere dell’ingegno costituiscono redditi diversi.

Inoltre, la Circolare n. 11/E/2016 ha chiarito che sono escluse dall’agevolazione le società che determinano il reddito con metodologie diverse da quella analitica.

In particolare:

L’agevolazione si applica a condizione che i soggetti interessati sostengano spese per attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla produzione dei beni qualificabili per il Patent Box.

Le spese possono essere sostenute anche mediante contratti di ricerca stipulati con università o enti di ricerca e organismi equiparati.

Patent Box per soggetti esteri

Inoltre, è prevista la facoltà di beneficiare del Patent Box anche per i soggetti residenti in un Paese che abbia siglato con l’Italia una convenzione per evitare la doppia imposizione con il quale sia effettivo lo scambio di informazioni.

Si tratta in sostanza di tutti i Paesi inclusi nella white list. In tali casi l’agevolazione spetterà quando i beni immateriali siano attribuiti ad una stabile organizzazione in Italia del soggetto non residente.

Patent Box: ambito oggettivo

Possono beneficiare della detassazione prevista dal regime i redditi derivanti dallo sfruttamento diretto e indiretto di brevetti, di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Ne sono esempi software protetto da copyright, brevetti, marchi, disegni, modelli, processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico.

Con riferimento ai marchi d’impresa (la limitazione ai marchi funzionalmente equivalenti ai brevetti originalmente prevista dalla legge di Stabilità 2015 è stata eliminata dall’Investment Compact), anche a seguito delle raccomandazioni BEPS (Action 5) della Commissione Europea, la Manovra Correttiva (D.L. n. 50/2017) ha previsto l’esclusione dei marchi dal beneficio del Patent Box.

Tali beni sono stati puntualmente identificati dal DM 31.7.2015.

Si tratta in particolare, oltre a brevetti, disegni e modelli, anche i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, marchi d’impresa e informazioni aziendali ed esperienze tecnico-industriali. Comprese quelle commerciali o scientifiche proteggibili come informazioni segrete che fossero giuridicamente tutelabili (know-how).

Beni immateriali complementari

La legge di Stabilità 2016 ha previsto alcune semplificazioni in materia di beni immateriali complementari.

In particolare, quando più beni immateriali, appartenenti a un medesimo soggetto, siano collegati da vincoli di complementarietà e vengano utilizzati congiuntamente ai fini della realizzazione di un prodotto o di una famiglia di prodotti o di un processo o di un gruppo di processi, tali beni possono costituire un solo bene immateriale ai fini delle disposizioni relative al regime del Patent Box (art. 1, co. 42-ter della Legge n. 190/2014).

In particolare è possibile considerare complementari anche beni non appartenenti alla medesima categoria di intangibles.

Patent Box: l’agevolazione

Il Patent Box a regime garantisce la detassazione del 50% (30% per l’anno 2015 e 40% per l’anno 2016) dei redditi derivanti dallo sfruttamento diretto o indiretto dei beni immateriali oggetto dell’agevolazione.

Inoltre, le plusvalenze derivanti da cessioni di beni immateriali non concorrono a formare il reddito complessivo in quanto escluse. A condizione che almeno il 90% del corrispettivo derivante dalla cessione dei predetti beni sia reinvestito, prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la cessione, nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali agevolabili.

I redditi agevolabili in caso di utilizzo indiretto dei beni (e.g. concessione in uso a terzi) è di immediata identificazione, consistendo nelle royalties che il contribuente ritrae dalla licenza a terzi dei propri beni immateriali.

Più delicata è invece l’individuazione dei redditi agevolabili in caso di sfruttamento diretto del bene immateriale, per la produzione interna dell’azienda, che peraltro dovrà necessariamente essere svolta mediante contradditorio con l’Agenzia delle Entrate, attraverso la procedura di ruling.

Il ruling rimane invece facoltativo nel caso di utilizzo indiretto dei beni immateriali, nonché di determinazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di beni immateriali agevolabili. La Circolare 36/E/2015 ha chiarito che in caso di procedura opzionale mediante l’accordo di ruling possono essere determinati sia il reddito agevolabile derivante dall’uso indiretto del bene immateriale che la plusvalenza da escludere dal reddito di impresa, realizzati nell’ambito di operazioni infragruppo.

Ruling eliminato per le consociate

L’Investment Compact ha eliminato l’obbligo del ruling per i redditi derivanti dallo sfruttamento indiretto dei beni immateriali in caso di licenza a società consociate. Facendo esclusivo rimando ai principi generali in tema di prezzi di trasferimento tra società appartenenti al medesimo gruppo.

Secondo la relazione illustrativa, il reddito agevolabile consiste in un reddito figurativo ascrivibile ai beni immateriali incorporato nel reddito rinveniente dall’attività produttiva o commerciale svolta dal contribuente. Tale approccio, di fatto, assume l’esistenza di un ramo d’azienda autonomo deputato alla concessione in uso dei beni immateriali allo stesso contribuente.

L’opzione ha durata di 5 anni eventualmente rinnovabili.

L’opzione esercitata avrà efficacia dal periodo d’imposta in cui è presentata l’istanza di ruling. Pertanto, le istanze presentate entro il 31.12.2017 (e successivamente accettata dall’Ufficio), l’opzione avrà efficacia a partire dall’anno 2017.

Patent Box: calcolo del reddito agevolabile

Il reddito agevolabile da detassare è pari al reddito ascrivibile allo sfruttamento del bene immateriale moltiplicato per un coefficiente pari al rapporto tra (art. 9 del DM 30.7.2015):

  • I costi di attività di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale (numeratore); e
  • I costi complessivi sostenuti per produrre e sviluppare tale bene (denominatore).

Tale modalità di calcolo risponde all’esigenza di rispettare il c.d. nexus approach richiesto dalle Linee Guida OCSE, che consente di agevolare esclusivamente redditi che derivano dal sostenimento di spese nel territorio dello Stato.

La relazione illustrativa al DM 30.7.2015 chiarisce che i costi da inserire al numeratore e al denominatore sono quelli sostenuti nel periodo di riferimento, a prescindere dal regime fiscale e dal trattamento contabile.

Il DM precisa che il calcolo della percentuale deve essere effettuato prendendo a riferimento i dati dell’esercizio e del triennio precedente.

In particolare, per il calcolo della percentuale relativa al 2017, i costi da considerare sono quelli sostenuti negli anni dal 2015 al 2017. A partire dall’esercizio 2018, il calcolo dovrà essere effettuato considerando i dati relativi a tutti gli esercizi oggetto di agevolazione.

Inoltre, il coefficiente fino all’esercizio 2018 potrà essere computato cumulativamente, considerando i costi al numeratore e i costi al denominatore come grandezze aggregate, senza distinzione per singolo bene immateriale. Ciò al fine di consentire alle imprese di adeguare i propri sistemi informatici e di reporting, in modo che consentano l’identificazione dei costi sostenuti distintamente per ciascun bene immateriale.

Numeratore

Tra i costi da inserire al numeratore sono compresi:

  • Quelli sostenuti dai soggetti beneficiari;
  • Quelli addebitati ai soggetti beneficiari da università, enti di ricerca, organismi equiparati e da società. Anche start up innovative, che non fanno parte del gruppo di imprese a cui appartiene il contribuente;
  • I costi sostenuti da imprese parte del medesimo gruppo in relazione ad attività di ricerca e sviluppo date in outsourcing a soggetti terzi. Oppure i costi sostenuti dal contribuente stesso nell’ambito di un cost sharing agreement con altre società del gruppo.

I costi al numeratore possono infine essere incrementati per un importo pari alla differenza fra numeratore e denominatore, per un valore massimo pari al 30% del numeratore stesso.

Se i costi al numeratore sono pari a 100 e al denominatore sono pari a 150, al numeratore potranno essere aggiunti ulteriori 30 e cioè il minore tra:

  • 30% di 100 = 30
  • 150-100 = 50

Denominatore

Al denominatore, invece, andranno inseriti:

  • Tutti i costi inseriti al numeratore;
  • I costi relativi a servizi di ricerca e sviluppo dati in outsourcing a società parte del medesimo gruppo;
  • I costi relativi all’acquisizione del bene immateriale oggetto dell’agevolazione (o di una parte di esso), anche mediante licenza di concessione in uso.

Patent Box: calcolo dell’esenzione

Dopo aver determinato il reddito agevolabile, occorre determinare la porzione di esso su cui verrà applicata l’esenzione.

Quota di reddito agevolabile = costi qualificati/costi complessivi * reddito agevolabile

I costi qualificati sono le spese di ricerca e sviluppo nonché le spese per il miglioramento e l’accrescimento del valore della proprietà intellettuale.

I costi complessivi sono rappresentati dalla somma dei costi qualificati + il costo per acquisire la proprietà intellettuale.

Come avrai potuto notare, il calcolo della quota di  reddito  agevolabile dipende in buona parte dal peso (cioè dalla percentuale) di spese di ricerca e sviluppo sostenute per creare la proprietà intellettuale in relazione alla quale si chiede l’esenzione.

Possono costituire spese di ricerca e sviluppo, ad esempio, tutte le fatture dei collaboratori, ricercatori e freelancer che hanno  che hai dovuto pagare per lo sviluppo o il miglioramento della tua proprietà intellettuale.

Patent Box: procedure operative

Adesione al regime

L’opzione per l’adesione al regime dovrà essere effettuata nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio per il quale si intende optare (art. 4, co. 3 del DM 30.7.2015).

L’opzione ha durata di cinque periodi di imposta, è irrevocabile e rinnovabile, e consente di escludere dalla base imponibile – ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP – una quota del reddito derivante dall’utilizzo (diretto o indiretto) dei beni.

L’apposito modello di istanza allegato al Provvedimento è molto snello e prevede esclusivamente l’indicazione dei dati del soggetto che esercita l’opzione, oltre a quelli dell’intermediario incaricato della relativa trasmissione telematica del modello.

La circolare 11/E/2016 ha chiarito che eventuali aggiunte di nuovi beni agevolabili dovranno essere gestite con la presentazione di una nuova istanza. Istanza che avrà validità autonoma di 5 anni a partire dalla data di presentazione della relativa opzione (non della prima). Con i relativi adempimenti del caso (compresa eventuale istanza di ruling).

Qualora invece il nuovo bene abbia vincoli di complementarietà con il bene già oggetto di opzione già presentata, il contribuente potrà considerare detti beni come uno solo ai fini dell’opzione. La nuova opzione avrà durata coincidente con la durata residua della prima opzione presentata, ma il contribuente non dovrà porre in essere nuovamente tutti gli adempimenti (salvo l’invio di una apposita istanza motivata per richiedere la modifica dell’accordo).

Se a seguito di ulteriori verifiche il contribuente si rendesse conto di non avere i requisiti per aderire al regime, o di non trarne vantaggio, potrà decidere di non beneficiare dell’agevolazione anche dopo aver presentato l’istanza, senza conseguenze sanzionatorie.

Presentazione dell’istanza di ruling

I soggetti che utilizzano direttamente il bene immateriale devono attivare la procedura di accordo preventivo con l’Amministrazione finanziaria (c.d. ruling) per determinare i metodi e i criteri di determinazione del reddito agevolabile.

La procedura di ruling può essere attivata anche in caso di utilizzo indiretto del bene. Quando la controparte della transazione sia una società consociata (c.d. ruling facoltativo).

Le modalità operative di accesso alla procedura e i contenuti minimi dell’istanza di ruling sono stati disciplinati dal Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 154278 dell’1.12.2015.

L’istanza di ruling deve essere prodotta su carta libera (senza marca da bollo) e inviata a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Ovvero tramite consegna a mano presso l’Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali dell’Agenzia delle entrate, Direzione Centrale Accertamento, Settore Internazionale di Roma, via Cristoforo Colombo 426 c/d e Milano, via Manin 25, che dovrà rilasciare attestazione di avvenuta ricezione (punto 2 del citato Provvedimento).

Non sembra possibile l’invio dell’istanza tramite PEC.

Inoltre, non è chiaro se l’invio debba essere fatto ad entrambi gli Uffici, o se la scelta possa essere fatta dal contribuente (magari su base territoriale), soluzione che sembra più plausibile.

Contenuto dell’istanza di ruling

Il Provvedimento dell’1.1.2015 disciplina il contenuto essenziale dell’istanza di accordo preventivo che prevede:

  • I dati dell’impresa o, per i contribuenti non residenti, i dati del domiciliatario nazionale per la procedura;
  • L’oggetto dell’accordo che, alternativamente, potrà riguardare la preventiva definizione dei metodi e dei criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita:
    • In caso di utilizzo diretto dei beni immateriali;
    • In caso di utilizzo indiretto dei beni, dei redditi realizzati nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  • Delle plusvalenze di cui all’art. 10 del Decreto, realizzate nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente, controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  • La tipologia di bene immateriale dal cui utilizzo deriva il reddito agevolabile e l’eventuale vincolo di complementarietà esistente tra beni anche di tipologie diverse;
  • La tipologia di attività di ricerca e sviluppo svolta negli anni interessati ed il diretto collegamento della stessa con lo sviluppo, mantenimento e accrescimento del valore dei beni immateriali.

Le istanze di ruling sono correlate della documentazione di supporto necessaria a comprovare le informazioni e i dati inclusi nell’istanza. Questo al fine di individuare in modo analitico i beni immateriali oggetto dell’opzione. E a fornire una descrizione dettagliata delle attività di ricerca e sviluppo, indicandone il collegamento con i beni immateriali.

La documentazione dovrà contenere, inoltre, la descrizione dei metodi e dei criteri di calcolo utilizzati per la determinazione dell’agevolazione. In ogni caso, il Provvedimento consente al contribuente entro 120 giorni dalla presentazione dell’istanza di integrare la documentazione presentata.

In caso di documentazione giudicata carente dall’Ufficio, l’istanza potrà essere rigettata entro 30 giorni dal ricevimento dell’istanza.

Agevolazione PMI

In particolare, le PMI non sono obbligate ad illustrare nell’istanza i metodi ed i criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita, dei beni immateriali e le ragioni per cui tali metodi e criteri sono stati selezionati.

Questi ultimi potranno essere definiti in contraddittorio con l’ufficio nel corso della procedura di accordo preventivo.

Patent Box: efficacia dell’opzione

Il Decreto Patent Box ha chiarito che quando il reddito agevolabile è determinato sulla base di un accordo con l’Agenzia delle Entrate, l’opzione diviene efficace dall’anno di presentazione dell’istanza di ruling.

La Circolare n. 11/E/2016 precisa che:

  • In caso di ruling obbligatorio, il quinquennio inizia a decorrere dall’anno di presentazione dell’istanza di ruling;
  • In caso di ruling facoltativo, se nello stesso anno il ruling non viene presentato. Il quinquennio inizia a decorrere dall’anno di presentazione dell’istanza di adesione. Tuttavia, se nel corso del quinquennio il contribuente presenta istanza di ruling facoltativo, non può continuare a determinare il reddito autonomamente. Tuttavia deve attendere la conclusione dell’accordo con l’Agenzia;
  • Nel caso di ruling facoltativo, se il ruling viene presentato nello stesso anno. Il quinquennio inizia a decorrere dall’anno di presentazione dell’istanza di adesione, ma il contribuente deve attendere la conclusione dell’accordo con l’Agenzia per la determinazione del reddito agevolabile;
  • In caso di ruling facoltativo, se il ruling viene presentato nello stesso anno ma la documentazione non viene integrata entro i 150 giorni previsti. Il quinquennio inizia a decorrere dall’anno di presentazione dell’istanza di adesione, ma l’istanza di ruling si considera decaduta. Con la conseguenza che il contribuente dovrà autonomamente determinare il reddito agevolabile.

Esempio

  • Istanze di adesione al regime presentate nel 2016. Ruling obbligatorio presentato nel 2017, il regime è valido nel quinquennio 2017-2021.
  • Istanza di adesione al regime presentata nel 2016. Ruling facoltativo presentato nel 2016, il regime è valido per il periodo 2016-2020, ma il contribuente dovrà attendere l’esito del ruling per la determinazione del reddito agevolabile.
  • Istanza di adesione al regime presentata nel 2016. Ruling facoltativo presentato nel 2018, il regime è valido per il periodo 2016-2020. Fino al 2018 il contribuente potrà determinare il reddito autonomamente, mentre per gli anni 2019 e 2020 dovrà attendere la conclusione del ruling.

Patent Box: effetti dell’opzione

Nelle more della conclusione dell’accordo di ruling, i soggetti beneficiari determinano il reddito secondo le regole ordinarie.

Una volta concluso l’accordo, potranno presentare dichiarazione integrativa a favore, se ne ricorrono i termini di legge (entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello cui si riferisce). Per ciascun periodo di imposta per i quali il beneficio spettava.

Perdite

Soprattutto nei primi periodi di imposta di sfruttamento del bene immateriale, potrebbe accadere che lo stesso non generi utili ma perdite.

Nel silenzio normativo, la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 36/E/2015 è intervenuta chiarendo che il contribuente avrà in ogni caso l’onere di computare tali perdite e di utilizzarle nell’ambito del regime del patent box. In sostanza, il contribuente dovrà rinviare gli effetti positivi dell’opzione agli esercizi in cui lo stesso bene sarà produttivo di reddito.

In sostanza, mediante un meccanismo di recapture, le perdite generate nel periodo in cui il contribuente ha optato per l’agevolazione, verranno computate a riduzione del reddito lordo agevolabile fino al loro completo esaurimento.

Conseguentemente, i benefici fiscali derivanti dal patent box si verificheranno solo quando il bene immateriale effettivamente genererà redditi superiori alle perdite pregresse maturate.

L’Agenzia chiarisce in ogni caso che i componenti positivi e negativi di reddito riferibili al bene immateriale concorrono in modo ordinario alla determinazione del reddito d’impresa. Anche se non viene effettuata alcuna variazione in diminuzione del reddito in applicazione del patent box.

La circolare non chiarisce cosa accade quando il contribuente generi una perdita fiscale in un esercizio a seguito dell’opzione per il patent box.

Si ritiene, per motivi di ordine sistematico (come avviene per altri incentivi), che la variazione in diminuzione derivante dall’esclusione dall’imponibile del reddito agevolabile possa validamente generare o incrementare una perdita di esercizio.

Perdita che potrà essere riportata negli esercizi successivi secondo le ordinarie modalità.

Operazioni straordinarie

L’adesione al regime del patent box potrebbe essere accompagnata da una razionalizzazione della struttura del gruppo del soggetto che intende aderire.

Ad esempio, anche al fine di facilitare il calcolo del reddito, il contribuente potrebbe decidere di creare una IP company cui trasferire tutti i beni immateriali, che conceda in licenza l’utilizzo alle altre consociate. In tal modo, il reddito agevolabile sarebbe facilmente individuabile nelle royalties riconosciute alla IP company, e il rulingdiventerebbe solo facoltativo (trattandosi di sfruttamento indiretto del bene immateriale).

In caso di operazioni straordinarie, il soggetto avente causa subentra nell’esercizio dell’opzione effettuato dal dante causa. Questo anche in relazione al sostenimento dei costi rilevanti per il calcolo del reddito agevolabile e agli anni di durata dell’opzione (art. 5 del DM 30.7.2015 e relazione illustrativa).

Le operazioni di riorganizzazione come sopra descritte sono state esplicitamente considerate non elusive dall’Agenzia delle Entrate (circ. 36/E del 2015).

A condizione che la IP company svolga una “sostantial activity” in tema di ricerca e sviluppo. Ciò in quanto tale operazione non consente di beneficiare di alcun vantaggio fiscale.

Secondo l’Agenzia, dunque, la conseguenza che il ruling a seguito dell’operazione diventi solo facoltativo non può considerarsi un “vantaggio fiscale” che comporti l’applicazione della nuova nozione di abuso del diritto.

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