Plusvalenze da cessione di partecipazioni: tassazione

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Plusvalenze da cessione di partecipazioni societarie in Spa e Srl. Partecipazioni qualificate imponibili al 58,14% per le persone fisiche.  Partecipazioni non qualificate con imposta sostitutiva al 26%. Tassazione tra i redditi diversi di natura finanziaria, per le cessioni a valore più elevato del valore normale della partecipazione.

Se stai leggendo questo articolo sicuramente ti interessa capire come gestire la cessione di una partecipazione societaria.

Se hai ceduto o stai per cedere una partecipazione societaria in questo articolo ti spiegherò come dovrai assoggettare a tassazione l’eventuale plusvalenza generata. Inoltre, ti indicherò come gestire la plusvalenza generata dalla cessione di una partecipazione in una azienda estera.

Quando si detiene una partecipazione sociale in una società di capitali può capitare che, per vari motivi, ci si trovi di fronte alla possibilità di cedere la propria partecipazione.

Cessione che può avvenire sia nei confronti di altri soci (in caso di esercizio del diritto di prelazione), oppure anche a terzi.

In questo caso è fondamentale determinare il corretto valore di cessione della partecipazione. Questo al fine di capire se ed in che modo l’eventuale plusvalenza sarà assoggettata a tassazione.

La plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazioni societarie, determinata come differenza tra:

  • il corrispettivo conseguito dalla vendita. Al netto di eventuali oneri accessori (di intermediazione, oneri per perizie, etc) e
  • il costo di acquisto fiscalmente riconosciuto della partecipazione.

La differenza positiva deve essere assoggettata a tassazione, ai fini delle imposte dirette.

Di seguito puoi trovare tutte le informazioni utili per la determinazione della tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni societarie da parte di persone fisiche (non imprenditori).

In particolare ti indicherò il regime di tassazione applicabile alle cessione di partecipazioni sociali. Cessione nelle quali il soggetto cedente è una persona fisica che detiene la partecipazione al di fuori del regime d’impresa. Disciplina contenuta negli articoli 67 e 68 del DPR n 917/86.

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Tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni

Prima di iniziare è bene chiarire subito che nell’ambito finanziario, ma anche in quello tributario, non vi è accordo sull’opportunità di effettuare una tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni.

Per centrare bene il problema è necessario fare un passo indietro e capire, la definizione di capacità contributiva.

Ebbene, non esiste un modo unanime di vedere la capacità contributiva, in quanto sussistono diverse concezioni:

  • Capacità contributiva come reddito prodotto – secondo questa teoria la capacità contributiva è rappresentata da quei flussi monetari che costituiscono il corrispettivo ai fattori produttivi utilizzati per la produzione di beni e servizi. Non rientrano, quindi, in questa definizione tutti i redditi dovuti a redistribuzione di redditi già prodotto (ne plusvalenze, ne ogni altro incremento patrimoniale costituisce indice di capacità contributiva).
  • Capacità contributiva come reddito entrata – questa definizione, la più accettata dai tributaristi e vede come reddito di periodo qualsiasi variazione nella capacità di disporre di risorse (comprehensive income). Il reddito deriva dalla variazione patrimoniale di tutti i redditi posseduti nel periodo, e comprende anche le plusvalenze.

In linea generale una plusvalenza, ovvero il realizzo di una partecipazione ad un prezzo di vendita superiore a quello di acquisto può derivare o da un buon affare, oppure, dall’esistenza di utili non distribuiti all’interno della società.

La loro tassabilità, quindi dipende dalla risposta al problema dell’integrazione tra la tassazione societaria e quella personale, in capo al socio.

Sotto questo profilo, mancando una integrazione tra questi due profili nel nostro ordinamento la tassazione delle plusvalenze da partecipazioni è giustificata unicamente dalla mancanza di tassazione in capo alla società.

Plusvalenze da cessione di partecipazioni

La cessione di partecipazioni (azioni di S.p.a. o quote di S.r.l.) può generare una plusvalenza o una minusvalenza.

Per determinarne il valore è necessario sottrarre dal valore di vendita il valore normale della partecipazione (ovvero il costo di acquisto).

In questo modo è possibile capire se il realizzo ha prodotto un reddito, ovvero la plusvalenza oppure una minusvalenza.

Ai fini dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) è tassabile soltanto la plusvalenza. Mentre la minusvalenza non concorre alla formazione del reddito.

La tassazione della plusvalenza è differenziata a seconda del tipo di partecipazione ceduta:

Cessione di partecipazione non qualificata

In caso di cessione di una partecipazione non qualificata questa è tassata con un imposta sostitutiva del 20% se realizzata a partire dal 01/01/2012 e fino al 30/06/2014.

Dal primo luglio 2014 la tassazione della plusvalenza è tassata con imposta sostitutiva del 26% (articolo 3, commi da 1 a 14 e articolo 4, comma 1, del D.L. n. 66/2014, convertito in Legge n. 89/2014).

L’imposizione dell’imposta sostitutiva può avvenire alternativamente:

  • In dichiarazione dei redditi compilando il quadro RT del modello Redditi persone fisiche;
  • Attraverso il regime del risparmio gestito. Ove il soggetto delega una banca o una società di intermediazione mobiliare (Sim) abilitata, ad occuparsi del portafoglio e delle dichiarazioni.

Cessione di partecipazione qualificata

In questo caso la plusvalenza, calcolata come sopra, deve essere obbligatoriamente indicata in dichiarazione dei redditi. compilando il quadro RT sezione III del modello Redditi persone fisiche.

La partecipazione qualificata è quella superiore:

  • Al 20% del capitale di una società non quotata o
  • Al 2% del capitale di una società quotata.

La plusvalenza concorre alla formazione della base imponibile Irpef nei limiti del 58,14% del suo ammontare.

Cumulo delle cessioni nei 12 mesi precedenti

La percentuale di diritti di voto e di partecipazione è determinata tenendo conto di tutte le cessioni effettuate nel corso di dodici mesi. Ancorché nei confronti di soggetti diversi.

Pertanto, occorre cumulare le cessioni delle medesime attività finanziarie poste in essere negli ultimi 12 mesi. Anche se effettuate in un periodo d’imposta precedente.

Qualora il contribuente, dopo avere effettuato una prima cessione non qualificata, ponga in essere, nell’arco dei dodici mesi dalla prima cessione, altre cessioni che comportino il superamento delle percentuali di diritti di voto o di partecipazione, per effetto della predetta regola del cumulo, si realizza una cessione di partecipazione qualificata.

Vedi la Circolare n. 52/E/2004 dell’Agenzia delle Entrate.

Esempio di cumulo delle cessioni

Un contribuente che detiene una partecipazione in società pari al 30%, la cede in due tranches, rispettivamente:

  • In data 25.6.T1, per una quota pari al 20% a Caio;
  • In data 30.12.T1, per una quota pari al 10% a Sempronio.

In questo caso, Tizio cede nel corso del periodo d’imposta una partecipazione nel suo complesso qualificata e l’eventuale plusvalenza concorre alla determinazione del reddito nel limite del 58,14%.

Il medesimo principio si applica anche laddove le due cessioni siano state effettuate in due periodi d’imposta consecutivi.

In tale circostanza, l’imposta sostitutiva assolta all’atto della prima cessione ed indicata in dichiarazione dei redditi dovrà essere scomputata dall’Irpef dovuta nell’esercizio relativo alla seconda cessione. Articolo 5, comma 4, del D.Lgs. n. 461/97.

L’applicazione della regola che impone di tener conto di tutte le cessioni effettuate nei 12 mesi è stata, tuttavia, subordinata alla condizione che si possieda, almeno per un giorno, una partecipazione superiore alle percentuali sopra indicate.

Conseguentemente, fintanto che il contribuente non possieda una partecipazione superiore alle suddette percentuali, tutte le cessioni effettuate nel corso dei 12 mesi, anche se complessivamente superiori alle predette percentuali per effetto di reiterate operazioni di acquisto e di vendita, non possono considerarsi cessioni di partecipazioni qualificate.

Partecipazioni in usufrutto

Ai fini del calcolo delle soglie di qualificazione in presenza di partecipazioni gravate dal diritto di usufrutto (artt. 46 e 48 del DPR n. 131/86), occorre sommare:

  • Il valore della quota detenuta in usufrutto (o a titolo di nuda proprietà);
  • La quota detenuta in piena proprietà.

Nel caso in cui il diritto di usufrutto non preveda un termine, esso si estingue con la morte del beneficiario.

In base al combinato disposto di tali disposizioni, il valore nominale della quota detenuta a titolo di usufrutto si determina:

  • Moltiplicando il valore della piena proprietà per il saggio legale degli interessi;
  • Moltiplicando il valore così ottenuto per il coefficiente, indicato nel prospetto allegato al DPR n. 131/86, applicabile in relazione all’età dell’usufruttuario.

Strumenti finanziari assimilati alle azioni

Sono assimilati alle azioni gli strumenti – comunque denominati – la cui remunerazione è costituita totalmente dalla partecipazione ai risultati economici dell’emittente, delle altre società appartenenti al medesimo gruppo, o all’affare in relazione al quale i titoli sono stati emessi.

Ciò comporta che i proventi che derivano dal possesso degli strumenti finanziari siano assimilati agli utili che derivano dalle azioni, così come le plusvalenze che emergono seguano il regime del capital gain.

Gli strumenti finanziari possono essere assimilati alle azioni “a seconda che tali strumenti trovino o meno contropartita in un apporto di capitale”.

Pertanto:

  • Qualora gli strumenti finanziari consentano la partecipazione al patrimonio dell’emittente, le plusvalenze sono assimilate, rispettivamente, a quelle derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate o meno a seconda che risultino superate o meno le soglie previste dall’art. 67 del DPR n. 917/86;
  • Quando lo strumento non consenta la partecipazione al capitale o al patrimonio, stante l’impossibilità di provvedere a individuare una soglia che ne distingua il regime fiscale, le relative plusvalenze hanno sempre natura “qualificata”.

Partecipazioni non qualificate e fattispecie assimilate

La nozione di partecipazioni non qualificate disciplina sia le partecipazioni vere e proprie che le relative fattispecie assimilate (art. 67 co. 1 lett. c-bis) del DPR n. 917/86).

Nei limiti delle soglie fissate, si considerano non qualificate le cessioni di:

  • Azioni;
  • Ogni partecipazione al capitale oppure al patrimonio di:
    • Società in nome collettivo, società in accomandita semplice e società semplici;
    • Società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee residenti;
    • Enti commerciali residenti;
    • Enti non commerciali residenti;
    • Società ed enti non residenti.

Partecipazioni detenute mediante trust e società fiduciarie

Nel caso di cessioni di partecipazioni detenute in trust, le modalità di imposizione sono le seguenti:

  • In caso di trust “trasparente”, le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni sono direttamente tassate in capo ai soci e costituiscono, quindi, redditi di capitale (art. 44 co. 1 lett. g-sexies del DPR n. 917/86);
  • In caso di trust “opaco” oppure “misto”, la plusvalenza realizzata:
    • Concorre alla formazione del reddito del trust nella misura del 5% (art. 87 del DPR n. 917/86) ovvero del 100% (art. 86 del DPR n. 917/86) a seconda della natura della partecipazione, se il trust è assimilato a un ente commerciale;
    • Concorre alla formazione del reddito del trust nella misura del 58,14% (art. 58 del DPr n. 917/86) ovvero del 100% a seconda della natura della partecipazione, se il trust è assimilato a un ente non commerciale e la partecipazione è detenuta in regime d’impresa;
  • Segue le regole degli artt. 67 e 68 del DPR n. 917/86, se il trust è assimilato a un ente non commerciale e la partecipazione non è detenuta in regime d’impresa.

Le società fiduciarie, secondo quanto riconosciuto da prassi consolidata, non sono considerate proprietarie dei beni ad esse fiduciariamente intestati in quanto, attraverso il rapporto fiduciario, le stesse dispongono dei beni loro affidati nell’interesse dei soci-fiducianti ed è da escludere che possano liberamente disporre di quanto ricevono in consegna, se non nei limiti del mandato.

Plusvalenze da cessione di partecipazioni: esempi di tassazione

Esempio A

Ipotizziamo il socio di una Srl che detiene una quota di €. 1.000 su un capitale sociale di €. 10.000.

Ipotizziamo che la sua quota di partecipazione sia ceduta ad un altro socio per il valore di €. 1.500.

In questo caso, trattandosi di partecipazione non qualificata, la plusvalenza di €. 500 deve essere assoggettata ad imposta sostitutiva del 26%, o in dichiarazione dei redditi.

Oppure attraverso il sistema del risparmio gestito, direttamente dall’intermediario finanziario incaricato.

Esempio B

Ipotizziamo un altro socio della stessa Srl che detiene una quota di €. 5.000 sul capitale sociale di €. 10.000.

Ipotizziamo che la sua quota di partecipazione sia ceduta a terzi, estranei alla società, per il valore di €. 10.000.

In questo caso, trattandosi di partecipazione qualificata, il 58,14% della plusvalenza generata dalla cessione (€. 5.000), deve essere assoggettata ad Irpef in dichiarazione dei redditi da parte del socio cedente.

Esempio C

Riprendiamo l’esempio A, ed ipotizziamo in questo caso che il socio uscente, titolare di una quota di partecipazione di €. 1.000 decida di cedere la propria partecipazione al valore nominale (€. 1.000).

In questo caso non essendoci alcuna plusvalenza, il socio non sarà tenuto a dichiarare niente nella propria dichiarazione dei redditi.

Plusvalenza da cessione di partecipazioni: consulenza

Se vuoi avere maggiori informazioni sulla disciplina fiscale legata alla tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni, sarò lieto di offrirti la mia consulenza.

Di seguito puoi trovare il link per accedere al servizio di consulenza coaching one to one su Skype. Potrai farmi tutte le domande che ritieni utili per risolvere i tuoi dubbi e ti spiegherò questo particolare regime di tassazione.

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60 comments

  1. Secondo quanto mi dice quello che le hanno detto è corretto, la partecipazione ceduta è una partecipazione qualificata e quindi la plusvalenza concorre per il 49,72% del suo ammontare a formare la base imponibile Irpef.

  2. Grazie per la consulenza ma se possibile vorrei chiederle un’ultima cosa.Esiste un modo per ridurre la plusvalenza?Che speranze ci sono che entro fine anno ci sia la possibilita di rivalutare le quote?Grazie per l’aiuto

  3. Una finestra per la rivalutazione delle quote si è appena chiusa lo scorso giugno. Sicuramente entro la fine dell’anno non ve ne saranno altre. E’ difficile prevedere quando ci sarà la prossima finestra utile, in ogni caso quando vi sono queste possibilità è sempre bene sfruttarle (anche senza cessioni in vista), in previsione di future possibili variazioni della compagine societaria.

  4. Salve, vorrei cortesemente sapere è corretto tassare la plusvalenza determinata dalla cessione di una quota sociale del 10% di una srl dal valore nominale pari a € 1.000 da parte di una persona fisica ad un prezzo pari a € 50.000 tenuto conto che negli anni precedenti gli utili conseguiti soggetti all’Ires sono stati accantonati in un apposito fondo di riserva e quindi non distribuiti ai soci e che la quota degli utili non distribuiti al socio cedente corrispondente al 10% del capitale posseduto è pari a € 49.000 (corrispondente pertanto alla differenza tra prezzo di cessione e valore nominale della quota posseduta). E’ possibile pertanto evitare la doppia tassazione, prima in capo al socio cedente sul valore della presunta plusvalenza realizzata corrispondente al valore degli utili non distribuiti e lasciati in società e poi da tassare nuovamente al momento della distribuzione degli utili al socio acquirente? Ringrazio anticipatamente per il vs. cortese riscontro.

  5. Salve,
    il socio cedente sulla plusvalenza avrà un’imposta sostitutiva del 26%, se la partecipazione complessivamente ceduta rimane non qualificata. Il socio che acquista sarà chiamato a tassare l’utile che la società distribuirà. Non è possibile evitare questo tipo di tassazione.

  6. Grazie per la competente, tempestiva ed esauriente risposta.

  7. Buona sera avrei una domanda, spero di essere il più chiara possibile.
    i miei genitori hanno avuto in eredità una società SRL dal fratello, hanno fatto regolare denuncia di successione e ora hanno trovato l’acquirente per poterla vendere. La società ha un capitale sociale di 100.000,00 suddiviso per sei fratelli (tutti eredi del fratello defunto) con una quota del 15% e un socio 8NON EREDE) avente la quota del 10%. Ora la società verrà venduta al prezzo totale di 605.000,00, fatte le dovute suddivisioni, alla fine i miei genitori quanto dovranno pagare di tasse sulla loro quota? Entreranno nella loro dichiarazione dei redditi o saranno tassate alla fonte e in quale misura?.
    Grazie in anticipo.

  8. Salve,
    i suoi genitori stanno cedendo una partecipazione non qualificata del 15%, del valore di costo di €. 15.000, e rivenduta a €. 90.750. La plusvalenza generata dalla vendita di €. 75.750, dovrà essere tassata con imposta sostitutiva del 26%, direttamente in dichiarazione dei redditi, all’interno del quadro RT.

  9. Buona sera

    Ma se si vendono solo alcune delle azioni rivalutate, l’8% si paga solo sulle azioni vendute o sul totale delle azioni possedute ?

    Grazie molte
    N

  10. Salve,
    se lei vende solo alcune azioni, la differenza tra il valore medio di acquisto e il valore di vendita costituirà la plusvalenza soggetta a tassazione, o la minusvalenza riportabile.

  11. Grazie molte per la sollecita risposta.

    Quindi se ho inteso bene, la tassazione sarà solo sul valore realizzato dal numero di azioni vendute e non sul totale delle azioni possedute.

    Mi conferma ?

    Grazie di nuovo
    N

  12. La tassazione è solo sull’eventuale plusvalenza che si genera dalla cessione delle sue azioni. Quelle che decide di tenere non sono tassate.

  13. salve, volevo chiedere delucidazioni sulla tassazione relativa a plusvalenza finanziaria (forex) generata con liquidita’ aziendale

    1) dato 100 di plusvalenza quanto è la tassazione a cui è soggetta la società (srl artigiana)
    2) i 2 soci hanno ulteriore tassazione personale? anche se la plusvalenza non viene prelevata dai soci ma rimane in azienda? se si in che misura

    3) inoltre nel caso in cui i soci sono soggetti a ulteriore tassazione da plusvalenza, questa e’ compensabile con eventuali minus a capo dei soci su conti investimenti privati?

    In buona sostanza il quesito nasce dal fatto che vorrei sapere se le plus generate con conti correnti della società generano tassazione solo per la società oppure ricade ulteriore tassazione per i soci dal punto di vista personale

    Ringrazio anticipatamente

  14. Salve,
    se la plusvalenza generata da operazioni con il mercato delle valute (c.d. “Forex”) è effettuata dalla società, in questo caso una Srl, la plusvalenza viene ad essere considerata come reddito di impresa, e quindi soggetta a tassazione ai fini Ires. Per i soci non vi sarà alcuna conseguenza fiscale da questa plusvalenza. I soci sono tassati sui dividendi che percepiscono. La cosa cambierebbe se la società fosse una Snc, o un altra società di persone.

  15. buongiorno,
    sono socio di una SPA con partecipazione non qualificata, mi sembra di capire che la tassazione della cessione di queste quote sarebbe del 26%. Mi hanno parlato invece di un’alternativa vantaggiosa per la cessione delle quote con tassazione all’8%, a condizione che si proceda con il pagamento anticipato delle tasse (o qualcosa di simile). potrebbe confermare tale possibilita’ e dettagliarne le condizioni?
    grazie infinite e buona domenica

  16. Salve,
    non mi risulta che esista una tassazione del genere. Se riesce a darmi qualche informazione più precisa, magari riesco a capire di cosa sta parlando. L’unica tassazione possibile per la cessione di partecipazioni non qualificate è l’imposta sostitutiva al 26%.

  17. Buonasera, siamo due soci che nel 1968 abbiamo aperto una ditta artigiana s.n.c. oggi con un capitale sociale di euro 424.000,00.Nel 1980 abbiamo comprato un capannone, dal 2010 la ditta a chiuso ed è ad oggi in’attiva, nel 2013 e stata donata ai figli ma e sempre in’attiva volendo vendere il capannone ad un prezzo di mercato di euro 550.000,00 quale sarà l’imposta da pagare ? la plusvalenza e tra la differenza della quota sociale e il prezzo di vendita ? e in che percentuale?
    Un Grazie anticipato e buon primo Maggio.

  18. La Snc tasserà la plusvalenza come se fosse reddito di impresa. La plusvalenza è calcolata come differenza tra prezzo di vendita e valore contabile del capannone.

  19. Buongiorno,
    se un socio detiene il 30% del capitale di una Srl ma vende una quota dell’8% la plusvalenza che realizza sconta l’imposta sostitutiva del 26%, giusto?
    Grazie in anticipo, cordiali saluti

  20. La partecipazione ceduta è non qualificata, quindi sconta l’imposta sostitutiva.

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