Plusvalenze da cessione di partecipazioni 2019: tassazione al 26%

 
Condivisioni

Plusvalenze da cessione di partecipazioni societarie in SPA e SRL. Plusvalenze da cessione di partecipazioni con imposta sostitutiva al 26% sia per partecipazioni qualificate e non qualificate a partire dal 1° gennaio 2019 per le persone fisiche. Tassazione tra i redditi diversi di natura finanziaria, per le cessioni a valore più elevato del valore normale della partecipazione.

Se stai leggendo questo articolo sicuramente ti interessa capire come gestire la cessione di una partecipazione societaria.

Se hai ceduto o stai per cedere una partecipazione societaria in questo articolo ti spiegherò come dovrai assoggettare a tassazione l’eventuale plusvalenza generata. Inoltre, ti indicherò come gestire la plusvalenza generata dalla cessione di una partecipazione in una azienda estera.

Quando si detiene una partecipazione sociale in una società di capitali può capitare che, per vari motivi, ci si trovi di fronte alla possibilità di cedere la propria partecipazione.

Cessione che può avvenire sia nei confronti di altri soci (in caso di esercizio del diritto di prelazione), oppure anche a terzi.

In questo caso è fondamentale determinare il corretto valore di cessione della partecipazione. Questo al fine di capire se ed in che modo l’eventuale plusvalenza sarà assoggettata a tassazione.

Come si determina la plusvalenza da cessione di partecipazioni?

La plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazioni societarie, determinata come differenza tra:

  • Il corrispettivo conseguito dalla vendita. Al netto di eventuali oneri accessori (di intermediazione, oneri per perizie, etc) e
  • Il costo di acquisto fiscalmente riconosciuto della partecipazione.

La differenza positiva deve essere assoggettata a tassazione, ai fini delle imposte dirette.

Di seguito puoi trovare tutte le informazioni utili per la determinazione della tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni societarie da parte di persone fisiche (non imprenditori).

In particolare ti indicherò il regime di tassazione applicabile alle cessione di partecipazioni sociali. Cessione nelle quali il soggetto cedente è una persona fisica che detiene la partecipazione al di fuori del regime d’impresa. Disciplina contenuta negli articoli 67 e 68 del DPR n 917/86.

TASSAZIONE DELLE PLUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI SOCIETARIE

Prima di iniziare è bene chiarire subito che nell’ambito finanziario, ma anche in quello tributario, non vi è accordo sull’opportunità di effettuare una tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni.

Per centrare bene il problema è necessario fare un passo indietro e capire, la definizione di capacità contributiva.

Ebbene, non esiste un modo unanime di vedere la capacità contributiva, in quanto sussistono diverse concezioni:

  • Capacità contributiva come reddito prodotto – secondo questa teoria la capacità contributiva è rappresentata da quei flussi monetari che costituiscono il corrispettivo ai fattori produttivi utilizzati per la produzione di beni e servizi. Non rientrano, quindi, in questa definizione tutti i redditi dovuti a redistribuzione di redditi già prodotto (ne plusvalenze, ne ogni altro incremento patrimoniale costituisce indice di capacità contributiva).
  • Capacità contributiva come reddito entrata – questa definizione, la più accettata dai tributaristi e vede come reddito di periodo qualsiasi variazione nella capacità di disporre di risorse (comprehensive income). Il reddito deriva dalla variazione patrimoniale di tutti i redditi posseduti nel periodo, e comprende anche le plusvalenze.

In linea generale una plusvalenza, ovvero il realizzo di una partecipazione ad un prezzo di vendita superiore a quello di acquisto può derivare o da un buon affare, oppure, dall’esistenza di utili non distribuiti all’interno della società.

La loro tassabilità, quindi dipende dalla risposta al problema dell’integrazione tra la tassazione societaria e quella personale, in capo al socio.

Sotto questo profilo, mancando una integrazione tra questi due profili nel nostro ordinamento la tassazione delle plusvalenze da partecipazioni è giustificata unicamente dalla mancanza di tassazione in capo alla società.

PLUSVALENZE/MINUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI

La cessione di partecipazioni (azioni di SPA o quote di SRL) può generare una plusvalenza o una minusvalenza.

Per determinarne il valore è necessario sottrarre dal valore di vendita il valore normale della partecipazione (ovvero il costo di acquisto).

In questo modo è possibile capire se il realizzo ha prodotto un reddito, ovvero la plusvalenza oppure una minusvalenza.

Ai fini dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) è tassabile soltanto la plusvalenza. Mentre la minusvalenza non concorre alla formazione del reddito.

La tassazione della plusvalenza è differenziata a seconda del tipo di partecipazione ceduta:

Cessione di partecipazione non qualificata

In caso di cessione di una partecipazione non qualificata questa è tassata con un imposta sostitutiva del 20% se realizzata a partire dal 01/01/2012 e fino al 30/06/2014.

Dal primo luglio 2014 la tassazione della plusvalenza è tassata con imposta sostitutiva del 26% (articolo 3, commi da 1 a 14 e articolo 4, comma 1, del D.L. n. 66/2014, convertito in Legge n. 89/2014).

L’imposizione dell’imposta sostitutiva può avvenire alternativamente:

  • In dichiarazione dei redditi compilando il quadro RT del modello Redditi persone fisiche;
  • Attraverso il regime del risparmio gestito. Ove il soggetto delega una banca o una società di intermediazione mobiliare (Sim) abilitata, ad occuparsi del portafoglio e delle dichiarazioni.

Cessione di partecipazione qualificata

In questo caso la plusvalenza, calcolata come sopra, deve essere obbligatoriamente indicata in dichiarazione dei redditi. compilando il quadro RT sezione III del modello Redditi persone fisiche.

La partecipazione qualificata è quella superiore:

  • Al 20% del capitale di una società non quotata o
  • Al 2% del capitale di una società quotata.

La plusvalenza concorre alla formazione della base imponibile IRPEF nei limiti del 58,14% del suo ammontare.

A partire dal primo gennaio 2019 le plusvalenze da partecipazione qualificata scontano l’imposta sostitutiva del 26%. Esattamente come le partecipazioni non qualificate.

Cumulo delle cessioni nei 12 mesi precedenti

La percentuale di diritti di voto e di partecipazione è determinata tenendo conto di tutte le cessioni effettuate nel corso di dodici mesi. Ancorché nei confronti di soggetti diversi.

Pertanto, occorre cumulare le cessioni delle medesime attività finanziarie poste in essere negli ultimi 12 mesi. Anche se effettuate in un periodo d’imposta precedente.

Qualora il contribuente, dopo avere effettuato una prima cessione non qualificata, ponga in essere, nell’arco dei dodici mesi dalla prima cessione, altre cessioni che comportino il superamento delle percentuali di diritti di voto o di partecipazione, per effetto della predetta regola del cumulo, si realizza una cessione di partecipazione qualificata.

Vedi la Circolare n. 52/E/2004 dell’Agenzia delle Entrate.

Esempio di cumulo delle cessioni

Un contribuente che detiene una partecipazione in società pari al 30%, la cede in due tranches, rispettivamente:

  • In data 25.6.T1, per una quota pari al 20% a Caio;
  • In data 30.12.T1, per una quota pari al 10% a Sempronio.

In questo caso, Tizio cede nel corso del periodo d’imposta una partecipazione nel suo complesso qualificata e l’eventuale plusvalenza concorre alla determinazione del reddito nel limite del 58,14%. Dal primo gennaio 2019 la cessione è comunque tassata con ritenuta del 26%.

Il medesimo principio si applica anche laddove le due cessioni siano state effettuate in due periodi d’imposta consecutivi.

In tale circostanza, l’imposta sostitutiva assolta all’atto della prima cessione ed indicata in dichiarazione dei redditi dovrà essere scomputata dalI’RPEF dovuta nell’esercizio relativo alla seconda cessione. Articolo 5, comma 4, del D.Lgs. n. 461/97.

L’applicazione della regola che impone di tener conto di tutte le cessioni effettuate nei 12 mesi è stata, tuttavia, subordinata alla condizione che si possieda, almeno per un giorno, una partecipazione superiore alle percentuali sopra indicate.

Conseguentemente, fintanto che il contribuente non possieda una partecipazione superiore alle suddette percentuali, tutte le cessioni effettuate nel corso dei 12 mesi, anche se complessivamente superiori alle predette percentuali per effetto di reiterate operazioni di acquisto e di vendita, non possono considerarsi cessioni di partecipazioni qualificate.

Partecipazioni in usufrutto

Ai fini del calcolo delle soglie di qualificazione in presenza di partecipazioni gravate dal diritto di usufrutto (artt. 46 e 48 del DPR n. 131/86), occorre sommare:

  • Il valore della quota detenuta in usufrutto (o a titolo di nuda proprietà);
  • La quota detenuta in piena proprietà.

Nel caso in cui il diritto di usufrutto non preveda un termine, esso si estingue con la morte del beneficiario.

In base al combinato disposto di tali disposizioni, il valore nominale della quota detenuta a titolo di usufrutto si determina:

  • Moltiplicando il valore della piena proprietà per il saggio legale degli interessi;
  • Moltiplicando il valore così ottenuto per il coefficiente, indicato nel prospetto allegato al DPR n. 131/86, applicabile in relazione all’età dell’usufruttuario.

Strumenti finanziari assimilati alle azioni

Sono assimilati alle azioni gli strumenti – comunque denominati – la cui remunerazione è costituita totalmente dalla partecipazione ai risultati economici dell’emittente, delle altre società appartenenti al medesimo gruppo, o all’affare in relazione al quale i titoli sono stati emessi.

Ciò comporta che i proventi che derivano dal possesso degli strumenti finanziari siano assimilati agli utili che derivano dalle azioni, così come le plusvalenze che emergono seguano il regime del capital gain.

Gli strumenti finanziari possono essere assimilati alle azioni “a seconda che tali strumenti trovino o meno contropartita in un apporto di capitale”.

Pertanto:

  • Qualora gli strumenti finanziari consentano la partecipazione al patrimonio dell’emittente, le plusvalenze sono assimilate, rispettivamente, a quelle derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate o meno a seconda che risultino superate o meno le soglie previste dall’art. 67 del DPR n. 917/86;
  • Quando lo strumento non consenta la partecipazione al capitale o al patrimonio, stante l’impossibilità di provvedere a individuare una soglia che ne distingua il regime fiscale, le relative plusvalenze hanno sempre natura “qualificata”.

Partecipazioni non qualificate e fattispecie assimilate

La nozione di partecipazioni non qualificate disciplina sia le partecipazioni vere e proprie che le relative fattispecie assimilate (art. 67 co. 1 lett. c-bis) del DPR n. 917/86).

Nei limiti delle soglie fissate, si considerano non qualificate le cessioni di:

  • Azioni;
  • Ogni partecipazione al capitale oppure al patrimonio di:
    • Società in nome collettivo, società in accomandita semplice e società semplici;
    • Società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee residenti;
    • Enti commerciali residenti;
    • Enti non commerciali residenti;
    • Società ed enti non residenti.

Partecipazioni detenute mediante trust e società fiduciarie

Nel caso di cessioni di partecipazioni detenute in trust, le modalità di imposizione sono le seguenti:

  • In caso di trust “trasparente”, le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni sono direttamente tassate in capo ai soci e costituiscono, quindi, redditi di capitale (art. 44 co. 1 lett. g-sexies del DPR n. 917/86);
  • In caso di trust “opaco” oppure “misto”, la plusvalenza realizzata:
    • Concorre alla formazione del reddito del trust nella misura del 5% (art. 87 del DPR n. 917/86) ovvero del 100% (art. 86 del DPR n. 917/86) a seconda della natura della partecipazione, se il trust è assimilato a un ente commerciale;
    • Concorre alla formazione del reddito del trust nella misura del 58,14% (art. 58 del DPr n. 917/86) ovvero del 100% a seconda della natura della partecipazione, se il trust è assimilato a un ente non commerciale e la partecipazione è detenuta in regime d’impresa;
  • Segue le regole degli artt. 67 e 68 del DPR n. 917/86, se il trust è assimilato a un ente non commerciale e la partecipazione non è detenuta in regime d’impresa.

Le società fiduciarie, secondo quanto riconosciuto da prassi consolidata, non sono considerate proprietarie dei beni ad esse fiduciariamente intestati in quanto, attraverso il rapporto fiduciario, le stesse dispongono dei beni loro affidati nell’interesse dei soci-fiducianti ed è da escludere che possano liberamente disporre di quanto ricevono in consegna, se non nei limiti del mandato.

PLUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI: DETERMINANTE PER LA TASSAZIONE E’ LA DATA DELL’ATTO DI CESSIONE

Le plusvalenze si intendono realizzate nel momento in cui si perfeziona la cessione delle partecipazioni (per cui questo momento determina il regime impositivo applicabile).

Questo anche se poi il periodo d’imposta in cui la plusvalenza è tassata è quello in cui viene percepito il corrispettivo.

Quindi, se, quindi, la cessione della partecipazione qualificata viene effettuata nel 2018 e nello stesso anno viene percepito il corrispettivo, la plusvalenza è imponibile nel limite del 58,14% (e viene tassata nel periodo d’imposta 2018).

Se, invece, la cessione è effettuata nel 2018, ma il corrispettivo viene incassato nel 2019, essa continua ad essere tassata nel limite del 58,14% del relativo ammontare, pur se nel 2019. I primi effetti delle nuove norme sono, quindi, posticipati alle cessioni di partecipazioni effettuate dal 1° gennaio 2019.

Continua, naturalmente, a valere il principio contenuto nell’articolo 68 comma 7 lettera f) del TUIR. Norma secondo cui in caso di dilazione o rateazione del corrispettivo la plusvalenza viene ripartita in proporzione tra i periodi d’imposta di incasso delle somme. Fermo restando che il regime impositivo (tassazione IRPEF nel limite del 49,72%, tassazione IRPEF nel limite del 58,14% o imposta sostitutiva del 26%) rimane “cristallizzato” in quello vigente all’atto della cessione.

Plusvalenze da cessione di partecipazioni: esempi di tassazione

Esempio A

Ipotizziamo il socio di una Srl che detiene una quota di €. 1.000 su un capitale sociale di €. 10.000.

Ipotizziamo che la sua quota di partecipazione sia ceduta ad un altro socio per il valore di €. 1.500.

In questo caso, la plusvalenza di €. 500 deve essere assoggettata ad imposta sostitutiva del 26%, o in dichiarazione dei redditi.

Oppure attraverso il sistema del risparmio gestito, direttamente dall’intermediario finanziario incaricato.

Esempio B

Ipotizziamo un altro socio della stessa Srl che detiene una quota di €. 5.000 sul capitale sociale di €. 10.000.

Ipotizziamo che la sua quota di partecipazione sia ceduta a terzi, estranei alla società, per il valore di €. 10.000.

In questo caso, dal primo gennaio 2019 della plusvalenza generata dalla cessione (€. 5.000), deve essere assoggettata a ritenuta del 26%.

Tassazione da applicare in dichiarazione dei redditi da parte del socio cedente.

Esempio C

Riprendiamo l’esempio A, ed ipotizziamo in questo caso che il socio uscente, titolare di una quota di partecipazione di €. 1.000 decida di cedere la propria partecipazione al valore nominale (€. 1.000).

In questo caso non essendoci alcuna plusvalenza, il socio non sarà tenuto a dichiarare niente nella propria dichiarazione dei redditi.

PLUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI: CONSULENZA

Se vuoi avere maggiori informazioni sulla disciplina fiscale legata alla tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni, sarò lieto di offrirti la mia consulenza.

Di seguito puoi trovare il link per accedere al servizio di consulenza coaching one to one su Skype. Potrai farmi tutte le domande che ritieni utili per risolvere i tuoi dubbi e ti spiegherò questo particolare regime di tassazione.

Ecco il link:

Coaching one to one su Skype

 


About Federico Migliorini

Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

Check Also

Fattura Elettronica Omessa

Fattura Elettronica Omessa: le sanzioni

  Quali le sanzioni applicabili in caso di Fattura Elettronica Omessa? La Fattura emessa con …

Regime Forfettario

Regime Forfettario 2019: guida ai requisiti di accesso

  Il Regime Forfettario è un regime fiscale per le imprese e i professionisti di …

Inps e Partita Iva

Inps e Partita Iva: guida al versamento dei contributi

Guida al versamento dei contributi INPS per i soggetti dotati di Partita IVA.

Ruoli scaduti divieto di compensazione

Ruoli scaduti oltre €. 1.500: divieto di compensazione

  La compensazione dei crediti tributari è vietata in presenza di ruoli scaduti, derivanti da …

Soci

Soci di società di persone: diritti ed obblighi

  Quali sono i principali diritti patrimoniali e amministrativi dei soci di una società di …

Raddoppio dei termini

Raddoppio dei termini di accertamento per attività in paradisi fiscali

  La disciplina del raddoppio dei termini di accertamento per attività finanziarie detenute in Paradisi …

68 comments

  1. Dino poliandri

    Buongiorno,; una parte del corrispettivo della cessione è stata depositata in un conto vincolato , come da atto di cessione, non disponibile per due anni perché a garanzia .
    La relativa plusvalenza va dichiarata nell’anno in cui è stata incassata o nell’anno in cui sarà effettivamente disponibile dopo aver sciolta la garanzia.
    Se non si verificano le condizioni questa somma a garanzia verrà restituita.
    Grazie

     
  2. La plusvalenza si dichiara per cassa, ovvero quando la somma è incassata sul conto ed è nella disponibilità del cedente.

     
  3. Buongiorno, sono socia accomandante di una s.a.s. e posseggo il 47% delle quote societarie.
    Le ho acquistate venti anni fa per la cifra nominale di lire 1.000.000 (lire un milione) e non è stata eseguita alcuna rivalutazione.
    Vorrei vendere il totale delle mie quote per una cifra superiore ad € 200.000,00.
    Risulterebbe, dunque, una plusvalenza dii circa € 199.500,00?
    Su tale cifra a quanto ammonta la percentuale di tasse da pagare?
    Oltre a ciò c’è altro da pagare allo Stato?
    In attesa di Vs gentile risposta ringrazio e saluto.

     
  4. La tassazione della plusvalenza dipende da una serie di variabili, e ci possono essere una serie di scelte da fare. Occorre una consulenza specifica, impossibile rispondere attraverso un commento.

     
  5. Socio A possiede il 49% di una srl, cede il 17% al socio B e il 17% al socio C, nello stesso atto.
    Deve tassare le due plusvalenze come non qualificate oppure come una partecipazione qualificata?

     
  6. Si deve sempre vedere l’operazione nel suo complesso, quindi la cessione è da considerarsi qualificata.

     
  7. Salve .
    Devo cedere l’1,5% di una spa nel 2019 . Come faccio a sapere la plusvalenza su cui pagare le tasse poichè detengo da sempre la mia quota in azienda avendola ricevuta in successione 20 anni fa ?

     
  8. In ipotesi di successiva cessione delle partecipazioni acquisite per successione l’erede deve assoggettare a tassazione diretta la relativa plusvalenza, determinata, giusto quanto disposto dll’art. 68, comma 6, del TUIR, dalla differenza tra il corrispettivo percepito e il costo fiscale e cioè “il valore definito o, in mancanza, quello dichiarato agli effetti dell’imposta di successione, nonché per i titoli esenti da tale imposta, il valore normale alla data di apertura della successione”. A detto fine il costo fiscale, come sopra definito, va aumentato dell’imposta di successione (con conseguente riduzione della plusvalenza tassabile).
    A tale proposito l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 12/E del 2008, ha affermato che:
    – per le partecipazioni dichiarate ai fini dell’imposta sulle successioni deve essere assunto il valore dichiarato o definito a detti fini, anche qualora l’imposta sulle successioni non sia risultata dovuta in quanto la quota di eredità spettante a ciascun beneficiario non ha superato gli importi minimi previsti per l’imposizione (c.d. “franchigia”);
    – per le partecipazioni non soggette all’imposta sulle successioni deve essere invece assunto il valore normale delle stesse alla data di apertura della successione.
    Da ciò consegue che per le partecipazioni in società di capitali non assoggettate ad imposta sulle successioni ai sensi dell’art. 3, comma 4-ter, del TUS (in quanto trasferite ai discendenti e/o al coniuge e detenute per almeno cinque anni in posizione di controllo della società partecipata) la plusvalenza va determinata assumendo il valore normale delle stesse alla data di apertura della successione (e non quello risultante dall’ultimo bilancio depositato antecedentemente all’apertura stessa).
    Diversamente, per le partecipazioni in società di capitali soggette all’imposta sulle successioni (in quanto non operante la condizione di esenzione di cui sopra), la plusvalenza va determinata assumendo il valore da dichiarare ai fini dell’imposta di successione, cioè quello desumibile dal bilancio (anche qualora l’imposta non sia risultata dovuta per effetto della franchigia).

     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Condivisioni