Common Reporting Standard (CRS): scambio automatico di informazioni

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Sistema multilaterale di scambio automatico di informazioni: Common Reporting Standard (Crs). E’ il sistema dell’Ocse che raccoglie adesioni da oltre 100 Paesi del mondo per facilitare i controlli anti-evasione. Ogni anno vengono comunicati tra i vari Paesi i dati delle attività finanziarei detenute dai contribuenti. Vediamo come funziona.

Ho deciso di dedicare un articolo per spiegare un concetto molto importante nella fiscalità internazionale di oggi.

Mi riferisco al sistema di scambio automatico di informazioni che sussiste tra oltre 100 Paesi nel mondo. E’ evidente, quindi, che effettuare qualsiasi tipo di pianificazione fiscale internazionale. Senza considerare questo aspetto, possa portare a risultati poco soddisfacenti.

L’obiettivo che si pone il sistema di scambio automatico di informazioni è quello di andare a contrastare l’evasione fiscale a livello globale.

Ciò che rileva oggi maggiormente è l’evasione dei tributi ovunque dovuti. E non più la sottrazione alle obbligazioni tributarie previste da ogni singolo Stato.

Le amministrazioni finanziarie dei diversi Stati hanno quindi progressivamente avviato un rapporto di stretta cooperazione.

Rapporto basato sull’adozione di regole comuni e su uno scambio di informazioni sempre più effettivo.

Tale processo ha condotto da un lato alla revisione dell’art. 26 del Modello di Convenzione sviluppato dall’OCSE per evitare le doppie imposizioni in materia di imposta sul reddito e sul patrimonio e prevenire le evasioni fiscali (di seguito “Modello OCSE”). E dall’altro lato all’adozione di un diverso standard che preveda meccanismi automatici di trasmissione dei dati.

Il Common Reporting Standard

Il lavoro svolto dall’OCSE ha condotto all’elaborazione di uno “standard unico globale” per le informazioni finanziarie di tipo fiscale.

Standard divulgato dal Consiglio dell’OCSE nel luglio 2014 ed approvato nel settembre dello stesso anno dai ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali del G20.

Tale Standard si compone di:

  • Un modello di accordo intergovernativo che definisce le norme che regolano lo scambio stesso e che può essere sia di tipo bilaterale che multilaterale;
  • Regole comuni che disciplinano le procedure per l’adempimento degli obblighi di adeguata verifica e di comunicazione (“Common Reporting Standard” o CRS);
  • Un commentario, contenente i principali chiarimenti interpretativi (il “Commentario”);
  • Regole tecniche per la trasmissione delle informazioni.

Lo standard unico globale è stato quindi reso operativo attraverso un apposito accordo multilaterale (cd. “Multilateral Competent Authority Agreement” o MCAA).

Accordo che trova la sua base giuridica nell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1998. La cd. “Convention on Mutual Administrative Assistance in Tax Matters”. Successivamente modificata dal Protocollo del 31 marzo 2010.

Elenco delle giurisdizioni che effettuano il Common Reporting Standard

MINISTERO FINANZEDecreto ministeriale 26 aprile 2018 – Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 28 dicembre 2015. Allegato C:

Elenco Paesi CRS

N. Giurisdizioni Anno del primo scambio di informazioni Primo periodo oggetto comunicazione
1 ANDORRA 2018 2017
2 ARABIA SAUDITA 2018 2017
3 ARGENTINA 2017 2016
4 AUSTRALIA 2018 2017
5 AUSTRIA 2017 2016
6 AZERBAIJAN 2018 2017
7 BELGIO 2017 2016
8 BONAIRE 2017 2016
9 BRASILE 2018 2017
10 BULGARIA 2017 2016
11 CANADA 2018 2017
12 CILE 2018 2017
13 CIPRO 2017 2016
14 COLOMBIA 2017 2016
15 COREA 2017 2016
16 CROAZIA 2017 2016
17 DANIMARCA 2017 2016
18 ESTONIA 2017 2016
19 FEDERAZIONE RUSSA 2018 2017
20 FINLANDIA* 2017 2016
21 FRANCIA** 2017 2016
22 GERMANIA 2017 2016
23 GIAPPONE 2018 2017
24 GIBILTERRA 2017 2016
25 GRECIA 2017 2016
26 GROENLANDIA 2018 2017
27 GUERNSEY 2017 2016
28 HONG KONG 2018 2017
29 INDIA 2017 2016
30 INDONESIA 2018 2017
31 IRLANDA 2017 2016
32 ISLANDA 2017 2016
33 ISOLA DI MAN 2017 2016
34 ISOLE FAROE 2017 2016
35 ISRAELE 2018 2017
36 JERSEY 2017 2016
37 LETTONIA 2017 2016
38 LIECHTENSTEIN 2017 2016
39 LITUANIA 2017 2016
40 LUSSEMBURGO 2017 2016
41 MALESIA 2018 2017
42 MALTA 2017 2016
43 MAURITIUS 2018 2017
44 MESSICO 2017 2016
45 MONACO 2018 2017
46 NORVEGIA 2017 2016
47 NUOVA ZELANDA 2018 2017
48 PAESI BASSI 2017 2016
49 PAKISTAN 2018 2017
50 POLONIA 2017 2016
51 PORTOGALLO*** 2017 2016
52 REGNO UNITO 2017 2016
53 REPUBBLICA CECA 2017 2016
54 REPUBBLICA POPOLARE CINESE 2018 2017
55 REPUBBLICA SLOVACCA 2017 2016
56 ROMANIA 2017 2016
57 SABA 2017 2016
58 SAN MARINO 2017 2016
59 SEYCHELLES 2017 2016
60 SINGAPORE 2018 2017
61 SINT EUSTATIUS 2017 2016
62 SLOVENIA 2017 2016
63 SPAGNA**** 2017 2016
64 SUDAFRICA 2017 2016
65 SVEZIA 2017 2016
66 SVIZZERA 2018 2017
67 UNGHERIA 2017 2016
68 URUGUAY 2018 2017
Precisazioni CRS zone incluse

—*Include: Isole Åland.

**Include: Guadalupa, Guyana francese, Martinica, Riunione, Saint Martin e Mayotte, Saint Barthelemy.

***Include: Azzorre e Madera.

****Include: Isole Canarie.

Mancata adesione al CRS degli Stati Uniti

Sorprendentemente gli Stati Uniti non hanno aderito allo Standard CRS.

La motivazione utilizzata è quella di aver già implementato uno Standard di scambio automatico delle informazioni (il FATCA).

Il FATCA è un accordo multilaterale equivalente a quello elaborato dall’OCSE e già operativo rispetto ad un ampio numero di Stati in virtù degli appositi accordi intergovernativi stipulati.

Sebbene la maggior parte di tali accordi preveda un impegno di reciprocità, nella pratica tuttavia gli Stati Uniti non hanno ancora implementato una trasmissione automatica di dati a favore degli altri Paesi.

Questo con la conseguenza che l’operatività degli accordi FATCA non può essere paragonata a quella degli accordi stipulati in base allo standard CRS.

Accordi ove la reciprocità dello scambio di dati trova piena attuazione.

Ambito applicativo del Common Reporting Standard CRS

La disciplina CRS prevede obblighi di adeguata verifica (due diligence) e di comunicazione (reporting) in capo alle Istituzioni finanziarie (“Financial Institutions” o FI). Questo rispetto ai conti finanziari che si qualificano come conti “oggetto di comunicazione”.

Le istituzioni finanziarie assoggettate ai suddetti obblighi sono tutti gli enti (ivi incluse le società di persone, i trust e le fondazioni) di natura finanziaria.

Enti che sono residenti in una giurisdizione che ha sottoscritto un accordo conforme al citato Standard OCSE sullo scambio di informazioni.

Istituzioni finanziarie oggetto di CRS

In particolare, sono istituzioni finanziarie:

  1. Le “Istituzioni di deposito”. Ossia ogni entità che accetta depositi nell’ambito della propria ordinaria attività bancaria o similare. In tale ambito rientrano tipicamente le banche commerciali che ricevono depositi dalla clientela per poi erogare finanziamenti;
  2. Le “Istituzioni di custodia”. Entità che detengono, quale parte sostanziale della propria attività, attività finanziarie per conto di terzi. Lo Standard precisa che affinché sia verificata tale condizione è necessario che almeno il 20% del reddito lordo dell’entità sia attribuibile alla detenzione di attività finanziarie per conto di terzi. E a servizi correlati nel corso dei tre anni precedenti all’anno di osservazione;
  3. Le “Entità di investimento”, ossia le entità:
    1. Che svolgono, quale attività economica principale:
      1. Negoziazione di strumenti del mercato monetario. Ad esempio, assegni, cambiali, certificati di deposito, valute estere, strumenti su cambi, su tassi d’interesse e su indici, valori mobiliari, o negoziazione di future su merci quotate;
      2. Gestione individuale e collettiva di portafoglio;
      3. Altre forme di investimento, amministrazione o gestione di attività finanziarie o denaro per conto terzi;
    2. Il cui reddito lordo è principalmente attribuibile ad investimenti, reinvestimenti, o negoziazione di attività finanziarie. Questo a condizione che siano gestite da un’Istituzione di deposito, un’Istituzione di custodia, un’Impresa di assicurazioni specificata.
  4. Le “Imprese di assicurazioni specificate”. Impresa di assicurazioni, che stipula contratti di assicurazione per i quali sia misurabile un valore maturato o contratti di rendita.

Istituzioni finanziarie italiane oggetto di CRS

In sede nazionale, esiste una elencazione delle entità che si qualificano come Istituzioni finanziarie italiane che sono tenute alla comunicazione.

Si tratta, più precisamente, dei seguenti soggetti:

  1. Banche;
  2. Società di gestione accentrata;
  3. Poste Italiane S.p.A. per attività Banco Posta;
  4. SIM;
  5. SGR;
  6. Imprese di assicurazioni ramo vita;
  7. OICR;
  8. Società fiduciarie;
  9. Istituiti di moneta elettronica e gli istituti di pagamento;
  10. Società di cartolarizzazione ex Legge 130/99;
  11. Trust che presentano i requisiti di Istituzione di custodia o Entità d’investimento B residenti in Italia. Questo se almeno uno dei trustee è una Istituzione finanziaria italiana;
  12. Emittenti di carte di credito;
  13. Stabili organizzazioni in Italia di Istituzioni finanziarie estere;
  14. Qualsiasi altra Istituzione finanziaria italiana che presenti i requisiti di Istituzione di deposito,
  15. Infine, istituzione di custodia, Entità di investimento o Impresa di assicurazioni specificata.

Comunicazioni da effettuare

Le Istituzioni finanziarie sono tenute agli obblighi di due diligence e reporting in una determinata Giurisdizione partecipante nella misura in cui:

  • Sono fiscalmente residenti in tale giurisdizione. Ad esclusione delle attività svolte per il tramite di una stabile organizzazione situata al di fuori della stessa giurisdizione;
  • Hanno una stabile organizzazione situata in tale giurisdizione.

Laddove l’Istituzione finanziaria non sia fiscalmente residente in nessuno Stato, il Commentario precisa che lo stato della residenza coincide con:

  • Lo Stato in base alla cui legge l’entità è stata costituita;
  • Lo Stato dove l’entità ha la propria sede dell’amministrazione;
  • Oppure lo Stato dove l’entità è sottoposta a sorveglianza finanziaria.

Ambito oggettivo di applicazione del Common Reporting Standard

Gli obblighi di verifica e di comunicazione riguardano i “conti finanziari” intrattenuti presso una qualsiasi Istituzione finanziaria, dovendo intendersi per essi:

  1. I conti di deposito. Quali ad esempio i conti commerciali, i conti corrente, i libretti di risparmio;
  2. Conti di custodia. Ossia i conti che detengono una o più attività finanziarie a beneficio del cliente;
  3. Le quote del capitale di rischio. Intendendosi per esse ogni investimento nel capitale di rischio o nel capitale di debito di Entità di investimento B;
  4. I contratti di assicurazione. Contratti per i quali sia misurabile un valore maturato o contratti di rendita.

Rispetto ai suddetti conti finanziari, costituiscono “oggetto di comunicazione” solamente i conti il cui titolare è una persona oggetto di comunicazione.

Persona che è residente presso una Giurisdizione oggetto di comunicazione.

Persone oggetto di comunicazione

Si considera persona oggetto di comunicazione ogni persona fisica e ogni entità diversa da:

  1. Una società di capitali. I cui titoli sono regolarmente scambiati su uno o più mercati dei valori mobiliari regolamentati;
  2. Una società di capitali collegata a una società di capitali. I cui titoli sono regolarmente scambiati su uno o più mercati dei valori mobiliari regolamentati;
  3. Un’entità statale;
  4. Un’organizzazione internazionale;
  5. Una banca centrale;
  6. Infine, un’Istituzione finanziaria.

Redditi e conti correnti esteri alla luce del Common Reporting Standard

Detto questo è arrivato il momento di andare a vedere cosa comporta per i soggetti italiani l’applicazione del CRS, sui loro redditi o conti correnti esteri.

L’effetto immediato di detenere redditi o conti correnti in un Paese che adotta il Common Reporting Standard, o che aderisce al FATCA, è che automaticamente queste informazioni saranno disponibili dall’Agenzia delle Entrate.

Poco importa se si è costituito un Trust estero, oppure se si fa affidamento su società fiduciarie. I dati finanziari detenuti saranno annualmente trasmessi all’Agenzia delle Entrate italiana. L’aspetto più importante da ricordare è che questi dati potranno essere utilizzati per controllare la regolarità della posizione fiscale del contribuente.

Nel caso in cui questo tipo di accertamento avvenga, è necessario prestare molta attenzione, anche a cose fatte è difficile intervenire. Se nell’accertamento saranno trovate violazioni della normativa, l’Agenzia delle Entrate provvederà al recupero delle imposte evase.

Oltre alle imposte saranno applicate sanzioni amministrative e interessi. Se poi la violazione dovesse assumere rilevanza penale ci sarà la segnalazione di reato all’Autorità giudiziaria. Autorità che avvierà di ufficio l’azione penale.

Common Reporting Standard: cosa è opportuno sapere

Adesso che ti ho ben spaventato sull’importanza di essere compliance al Common Reporting Standard voglio fornirti qualche informazione aggiuntiva che può esserti utile.

Cosa è importante sapere, operativamente sul CRS?

Ho deciso di condivedere con te alcune informazioni utili per gestire al meglio i propri conti correnti esteri, ai fini del CRS.

Il primo dubbio che attanaglia molti di voi riguarda le transazioni. I movimenti di denaro, transati, tra due soggetti, possono avveniere senza che sia necessario indicare il codice fiscale della controparte. Questo aspetto è importante, e vi lascia sicuri nelle transazioni che dovete effettuare.

Altro aspetto riguarda i conti correnti inattivi. Ebbene, i conti inattivi sono oggetto di CRS. Pertanto, se hai un conto corrente inattivo all’estero, ti consiglio di chiuderlo. In caso di chiusura, questa sarà oggetto di sengnalazione. Allo stesso modo del trasferimento di denaro utile per chiudere la posizione.

Per quanto riguarda i conti correnti ricevuti in usufrutto, la segnalazione del CRS riguada sia il nudo proprietario del conto estero, sia l’usufruttuario.

Altro aspetto importante è la residenza. E’ fondamentale dichiarare all’istituto finanziario estero, la propria residenza fiscale effettiva. E’ vero che gli istituti finanziari non hanno alcun obbligo di verificare l’indirizzo di residenza rilasciato dall’intestatario del conto. Ma è altrettanto vero che se si riscontrano incongruenze le possibilità di accertamento fiscale aumentano.

Altro aspetto riguarda la residenza da fornire nel caso di trasferimento di residenza all’estero. In questo caso è opportuno indicare per quanti mesi nell’anno si è vissuto nel Paese estero di immigrazione. L’istituto finanziario in questo caso indicherà due residenze diverse.

Verifica delle informazioni da parte dell’istituzione finanziaria estera

Su questo, un paragrafo a parte va dedicato alle verifiche effettuate dall’istituzione finanziaria estera.

Non tutti sanno, infatti, che in alcuni Paesi gli istituti finanziari vanno a verificare l’attendibilità delle informazioni fornite dai correntisti. Alcune istituzioni finanziarie estere potrebbero determinare unilateralmente che le affermazioni fatte non sono veritiere o erronee.

Alcune giurisdizioni, infatti, stanno applicando sanzioni penali per lo spergiuro sulle dichiarazioni dell’indirizzo di residenza.

Codice fiscale del contribuente

La mancanza di un numero di identificazione del contribuente, ovvero il codice fiscale, può indurre le istituzioni finanziarie a valutare le dichiarazioni del beneficiario come inesatte o inaffidabili.

Questo perché solitamente, gli istituti finanziari, spesso erroneamente, identificano la residenza del contribuente dal suo numero di identificazione.

Le istituzioni finanziarie sono tenute a individuare i beneficiari finali del conto e eventuali firmatari e delegati. Oltre alle norme internazionali stabilite dall’OCSE, ogni paese o istituto finanziario può applicare regole locali.

Un nuovo conto di un titolare di un conto ripetuto sarà trattato come quello precedente e, in teoria, l’istituto finanziario non dovrebbe richiedere nuove informazioni. Anche se, in pratica, lo fa quasi sempre.

Le istituzioni finanziarie dovrebbero compiere tutti gli sforzi necessari per ottenere il TIN (Tax Identificación Number). Poiché sarà uno dei requisiti necessari per l’apertura di conti presso istituti finanziari. Molti di questi richiedono già un saldo o una dichiarazione fiscale, anche se la legge non lo richiede.

La documentazione e le dichiarazioni per l’apertura di un nuovo conto devono essere raccolte in un tempo massimo di 90 giorni. Quindi se il titolare del conto ritarda, il processo deve iniziare dal capo.

Common Reporting Standard: consulenza

Per chiedere ulteriori informazioni o una consulenza fiscale internazionale, personalizzata sul Common Reporting Standard, puoi:

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