Iscrizione AIRE non sufficiente a dimostrare il trasferimento di residenza

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L’iscrizione AIRE da sola non è sufficiente a dimostrare la residenza fiscale estera di una persona fisica. La sola iscrizione AIRE, quindi, non garantisce al soggetto di essere esente da sanzioni in caso di trasferimento all’estero fittizio. E’ il concetto di centro degli interessi fiscali ad essere davvero preminente quando si vuole trasferire all’estero la propria residenza fiscale.

La residenza fiscale delle persone fisiche è un aspetto molto importante quando si decide di effettuare il trasferimento di residenza all’estero.

Ogni anno tantissime persone decidono di andare a cercare fortuna all’estero, ma putroppo, non pensano alle conseguenze fiscali legate a questo.

Effettuare un trasferimento di residenza all’estero non sicuro e quindi non compliance alla normativa in materia ci si espone a questi rischi.

Ho affrontato la procedura per il trasferimento di residenza all’estero in questo contributo: “Trasferimento di residenza all’estero: la guida“. Da questo articolo si capisce come il “centro degli interessi vitali” sia l’elemento fondamentale di un corretto trasferimento.

In questo contributo voglio focalizzare ancora di più l’attenzione sul concetto di centro degli interessi vitali e della sua importanza preminente nella corretta procedura di trasferimento. Questo in virtù del fatto che l’iscrizione AIRE da sola non è sufficiente a dimostrare la residenza fiscale estera di un soggetto.

Tutte le info in questo articolo.

Iscrizione AIRE

Individuazione della residenza fiscale delle persone fisiche

La residenza fiscale di una persona fisica nel nostro ordinamento tributario è individuata da quanto indicato nell’articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86.

Secondo questo articolo è considerato fiscalmente residente in Italia il soggetto che, per la maggior parte del periodo di imposta:

  • E’ iscritto nell’anagrafe della popolazione residente;
  • Ha il domicilio nel territorio dello Stato. Domicilio definito come la sede principale degli affari e interessi (articolo 43, comma 1, cod. civ.);
  • Mantiene la residenza nel territorio dello Stato. Residenza identificabile come la dimora abituale del soggetto (articolo 43, comma 2, cod. civ.).

In pratica, soltanto quando tutti e tre i requisiti non trovano applicazione, un soggetto è definito residente fiscalmente all’estero.

Trasferimento di residenza in Paesi Black List

Quanto detto sinora è valido per i soggetti che vogliono trasferire la propria residenza fiscale in altri Stati, non considerati Paradisi fiscali (stati non Black List).

Nel caso in cui, invece, ci si trasferisca in un paradiso fiscale le cose cambiano.

Con l’articolo 1, comma 83, lettera a), L. 244/2007, il legislatore ha introdotto nel testo unico delle imposte sui redditi una presunzione legale relativa.

Si tratta di una presunzione che pone in capo al contribuente l’onere di dimostrare di essersi realmente stabilito all’estero, qualora lo stesso si sia trasferito in un paradiso fiscale.

In particolare, occorre vedere cosa afferma l’articolo 2, comma 2-bis, DPR n. 917/86.

Articolo secondo il quale si considerano residenti in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani:

  • Cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e
  • Trasferiti in Stati o territori a fiscalità privilegiata.

Per l’elenco dei Paesi considerati paradisi fiscali vi rimando a questo contributo: “Black List e Paradisi fiscali: elenco aggiornato“.

Trasferimento di residenza e iscrizione AIRE

Stante quanto appena detto, il soggetto italiano che vuole emigrare all’estero e lì stabilire la propria residenza fiscale, deve anzitutto provvedere alla cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente.

Per farlo deve recarsi al suo comune di residenza chiedendo la cancellazione dall’anagrafe dei residenti e la successivamente all’AIRE (anagrafe italiani residenti all’estero).

Aspetto fondamentale però, non sempre chiaro è che la sola e formale iscrizione AIRE da sola non è elemento sufficiente a dimostrare l’effettivo trasferimento oltrefrontiera.

Questo aspetto è stato prima di tutti indicato dalla Circolare del Ministero delle Finanze n. 304/E/1997. Circolare nella quale viene indicato che il trasferimento di residenza deve essere valutato guardando nel loro compresso elementi di effettività sostanziale.

In particolare nella circolare di prassi viene indicato che:

La cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero non costituisce elemento determinante per escludere il domicilio o la residenza nello stato.

Ben potendo questi ultimi essere desunti con ogni mezzo di prova anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici.

Da ciò discende che l’aver stabilito il domicilio civilistico in Italia ovvero l’aver fissato la propria residenza nel territorio dello Stato sono condizioni sufficienti per l’integrazione della fattispecie di residenza fiscale. Indipendentemente dall’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente”.

Residenza fiscale dei cittadini iscritti AIRE

Sul tema della residenza fiscale dei soggetti iscritti AIRE è opportuno riportare le istruzioni indicate nel manuale di contrasto all’evasione. Ovvero la Circolare n. 1/2018 del Comando generale della Guardia di Finanza.

Anche nella circolare in commento viene indicato che la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e la contestuale iscrizione all’AIRE non costituiscono elementi determinanti per escludere il domicilio o la residenza nello Stato.

Domicilio e residenza che, invece, devono essere desunti con ogni mezzo di prova. Anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici.

In merito, prosegue il documento:

“l’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente rappresenta, da sola, presupposto per essere considerati residenti in Italia.

Quella nell’AIRE costituisce condizione necessaria, ma non sufficiente per essere considerati non residenti.

Dovendo comunque farsi riferimento all’articolo 43 del codice civile, che definisce il domicilio di una persona come il luogo in cui essa ha stabilito la sede dei suoi affari e interessi e la residenza come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale.

Tali nozioni sono alternativamente rilevanti, nel senso che, per stabilire la residenza fiscale, è sufficiente la ricorrenza di una soltanto di esse”

Esterovestizione e reati penali

Quelli delineati rappresentano i principali profili fiscali in tema di esterovestizione.

Occorre, anche tenere presente che in ipotesi di riqualificazione della residenza fiscale della persona fisica, potrebbero anche scattare i correlati profili penali tributari.

Profili penali che sono in linea con le disposizioni sancite dall’articolo 5 D.Lgs. 74/2000 rubricato “omessa dichiarazione.

Articolo secondo il quale è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte.

Questo quando l’imposta evasa é superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila.

Sullo specifico tema è intervenuta la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13114 del 21 marzo 2018.

Sentenza che ha confermato che la mera iscrizione AIRE non è condizione sufficiente ad escludere, in linea di principio, la residenza fiscale del soggetto passivo sul territorio dello Stato.

Sentenza Cassazione n. 13114 del 21 marzo 2018

La vicenda posta al vaglio della Cassazione riguardava la valutazione della residenza fiscale di un cittadino svizzero.

Cittadino nei confronti del quale il Tribunale di Ferrara aveva confermato il sequestro preventivo disposto a fronte dell’importo riferito all’imposta evasa-Con la conseguente formulazione dell’ipotesi accusatoria ex articolo 5 D.Lgs. n. 74/2000.

In particolare, sulla base delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza la persona fisica era, formalmente residente all’estero.

Tuttavia egli risultava avere il centro principale dei suoi interessi ed il fulcro della sua attività lavorativa in Italia.

La Cassazione sul punto ha chiarito, alcuni punti partendo dall’articolo 2 del DPR n. 917/86.

In particolare è stato chiarito che:

l’iscrizione nell’anagrafe dei soggetti residenti in altro Stato non è elemento determinante per escluderne la residenza fiscale in Italia

Questo allorché si tratti di soggetto che abbia nel territorio dello Stato la sua dimora abituale ovvero il proprio domicilio, inteso come sede principale dei propri affari ed interessi economici,

Così come anche delle proprie relazioni personali, dovendo il carattere soggettivo ed elettivo della scelta dell’interessato essere a tal fine contemperato con le esigenze di tutela dell’affidamento dei terzi

Conclusioni della Cassazione sull’iscrizione AIRE

La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalal difesa, avverso l’ordinanza con la quale il giudice di merito aveva confermato il sequestro preventivo.

La Corte di cassazione, infatti, ha sancito che il soggetto era residente in Italia. Luogo ove risultava situato il suo domicilio fiscale.

Infatti, sulla base del dato fattuale, nel comune di Ferrara la persona fisica dimorava stabilmente ed aveva stabilito il suo studio di design.

Inoltre, sempre sul territorio dello Stato la stessa persona fisica:

  • Era titolare di plurimi conti correnti in proprio ossia tramite le società nelle quali risultava cointeressato;
  • Utilizzava frequentemente in territorio italiano le carte di credito;
  • Frequentemente percorreva la rete autostradale italiana.

Iscrizione AIRE e residenza fiscale: conclusioni

Ancora una volta viene sancito che l’iscrizione AIRE da sola non determina lo spostamento di residenza fiscale.

Ancora oggi, molte persone evitano di iscriversi all’AIRE, o ancora peggio, si iscrivono senza effettivamente spostare il proprio “centro degli interessi vitali” all’estero.

Questi aspetti, come riportato anche in questa sentenza, possono avere conseguenze importanti. Perfino con riflessi penali.

Per questo motivo se stai pensando ad un trasferimento di residenza all’estero ti conviene farti assitere da un esperto.

Sul sito puoi trovare il mio servizio di consulenza dedicato al trasferimento di residneza all’estero: “consulenza trasferimento di residenza all’estero“.

Affidandoti alla mia consulenza potrai evitare di commettere errori, potrai risolvere i tuoi dubbi e avrai le indicazioni necessarie per affrontare in modo corretto un eventuale accertamento.

Effettuare un trasferimento di residenza compliance rispetto alla normativa ti permetterà di evitarti noiosi accertamenti. Potendo dedicarti con serenità alla tua nuova vita.

2 comments

  1. Buongiorno!
    questo articolo è valido anche per i pensionati che decidono di trasferirsi all’estero? pur mantenendo il conto corrente Italiano per il versamento della pensione?
    Grazie per una eventuale risposta
    Luigi

  2. Salve Luigi l’articolo è valido per tutti.

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