Google Adsense: tassazione e corretta fatturazione

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Scopri come fatturare a Google Adsense ed essere in regola con l’Amministrazione finanziaria. Le fatture sono emesse a Google Ireland, e sono non soggette ad Iva ai sensi dell’articolo 7-ter del DPR n. 633/72. Scoprirai come realizzare la fattura e l’indirizzo per la spedizione a Google. 

I soggetti che utilizzano il proprio sito web per ospitare spazi pubblicitari di terzi, stanno esercitando un’attività commerciale.

Questo indipentemente dalla durata e dal volume dei compensi raggiunti nell’anno.

Ad oggi la piattaforma pubblicitaria più famosa è quella promossa da Google. Si tratta di  Google Adsense.

Se anche tu hai aperto un sito internet per guadagnare online sfruttando Google Adsense (o altri sistemi), sei tenuto a dichiarare all’Amministrazione finanziaria i tuoi redditi.

La maggior parte dei blogger e di chi gestisce un sito di piccole o medie dimensioni tuttavia non riesce a guadagnare grandi cifre. La maggior parte dei siti italiani che utilizzano queste forme di monetizzazione riescono soltanto abbattere i costi di gestione del sito.

La pubblicità online, infatti, riesce ad essere reminerativa soltanto su portali con migliai di visite al giorno. Tutti gli altri, putroppo devono accontentarsi delle briciole.

Lavorando con continuità ed impegno sul proprio progetto web però, è possibile trasformare AdSense in un’entrata interessante.

Un guadagno che in alcuni casi può anche permettere di vivere senza doversi dedicare ad altro. In questi casi, quando i proventi di Google AdSense iniziano ad essere veramente interessati è necessario pensare concretamente a regolarizzare la propria situazione da un punto di vista fiscale.

Oggi ho tra i miei clienti molti marketer che utilizzano anche google Adsense per monetizzare i propri siti. Comunque, mi rendo conto che ci sia molta confusione per quanto riguarda la dichiarazione ai fini fiscali dei propri guadagni online.

Pensa, che ancora oggi ricevo tantissime domande sulla possibilità di non aprire partita Iva quando si usufruisce dei servizi di Adsense. La risposta non può che essere negativa ovviamente!

Quello che molti pensano è che non dichiarando i problemi si risolvano. Quello che invece non sanno è che quando si raggiungono cifre importanti si può pensare ad una più appropriata pianificazione fiscale.

Pianificazione che se gestita correttamente può portare ad un notevole risparmio fiscale.

Ad oggi non esiste online una guida che aiuti a capire come gestire fiscalmente i guadagni percepiti da Google Adsense. Per questo motivo ho deciso di scrivere per te questa guida pratica, frutto della mia esperienza sul campo.

Google Adsense: il funzionamento

Prima di passare all’esame degli adempimenti, una piccola premessa sul funzionamento del servizio “Google Adsense“.

Si tratta di uno strumento pubblicitario, offerto da Google.

E’ uno strumento che permette ai titolari di un sito web proprietario di concedere l’inserimento di banner pubblicitari sul proprio sito.

Gli spazi pubblicitari offerti alla pubblicità sono oggetto di asta promosssa da Adsense con le aziende investitrici. Ogni spazio pubblicitario è, infatti, venduto al miglior offerente.

Il proprietario del sito, l’editore, riceve un compenso in denaro (in base al numero di esposizioni o di click sull’annuncio) corrisposto con cadenza mensile.

Google opera in Europa attraverso la società Google Ireland Limited, una società con sede in Irlanda.

Google Adsense e aspetti fiscali

Come detto l’esercizio di un’attività di tipo commerciale, come quella pubblicitaria, deve essere gestita in forma imprenditoriale.

Questo significa, necessariamente dover operare in regola con gli adempimenti fiscali, contributivi e amministrativi.

Operare al di fuori di questi adempimenti, ti rende passibile di sanzioni amministrative. Per questo motivo non devi farti cogliere impreparato.

Per vendere direttamente spazi pubblicitari all’interno di un sito web, la normativa fiscale prevede necessariamente l’apertura di una partita Iva.

Questo, in quanto, tale tipologia di attività ha carattere continuativo (i banner pubblicitari sono presenti sul sito in maniera continuativa). Per questo non è possibile ricorrere ad altre forme o regimi diversi dalla partita Iva.

Una volta arrivati a questo punto, il passo successivo è quello di rivolgervi al vostro dottore Commercialista di fiducia, per tutti gli adempimenti necessari all’avvio della vostra attività, legata alla gestione del sito web.

Se stai già esercitando un’attività professionale di lavoro autonomo (avvocato, commercialista, architetto, geometra, consulente, informatico, etc.) con autonoma partita Iva, l’attività di gestione pubblicitaria tramite Google Adsense rappresenterà per te un’attività accessoria.

Attività che dovrà essere comunicata all’Agenzia delle Entrate, attraverso l’indicazione di un secondo codice attività legato alla promozione di spazi pubblicitari in internet.

I codici attività

I codici attività da utilizzare possono essere alternativamente:

Codice attività Ateco 73.11.02 – “Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari“;

Codice attività Ateco 73.12.00 – “Attività delle concessionarie pubblicitarie“.

Si tratta dei codici che devi utilizzare per l’apertura della partita Iva.

Attività commerciale

In caso contrario, se non avete una partita Iva, è necessario avviare una vera e propria attività commerciale. Per cui, oltre alla partita Iva è obbligatoria anche l’iscrizione al Registro delle Imprese, gestito dalla Camera di Commercio.

Il costo dell’iscrizione al Registro delle imprese ammonta a €. 35,50 per diritti e bolli. Oltre al diritto camerale di €. 88,00 se piccolo imprenditore e di €. 200,00 per gli iscritti nella sezione ordinaria.

Nel caso in cui il sito web sia gestito già da un’impresa commerciale (ad esempio un negozio di abbigliamento, che apre il suo sito web di E-commerce), questi adempimenti saranno già stati effettuati, per cui basterà comunicare l’esercizio dell’attività di gestione di spazi pubblicitari, utilizzando i codici attività visti in precedenza.

Per gli esercenti attività commerciale, oltre agli adempimenti amministrativi è anche obbligatoria l’iscrizione a una forma previdenziale.

Le opzioni sono due presso l’Inps: la Gestione Separata o la Gestione Commercianti.

Non bisogna però fare confusione, le due gestioni non sono alternative, ma la scelta dell’una o dell’altra è dipesa dal tipo di attività esercitata.

Se l’attività svolta è al 100% di  gestione di spazi pubblicitari, allora è obbligatoria la scelta della Gestione Commercianti dell’Inps.

Viceversa, se viene svolta sul web anche altra attività (web marketing, consulente informatico, tecnico web, etc.) e l’attività pubblicitaria tramite Google Adsense è soltanto accessoria, allora è prevista l’iscrizione alla Gestione Separata Inps.

Tra le due gestioni previdenziali Inps, sicuramente la Gestione Separata presenta dei vantaggi non indifferenti poiché i contributi si pagano in base al reddito che si produce (con aliquota del 27,72% sul reddito imponibile).

Mentre, nel caso della Gestione Commercianti, c’è un minimo fisso all’anno da pagare a prescindere dal reddito (circa €. 3.361,41), oltre a contributi aggiuntivi al superamento di un reddito imponibile di circa €. 15.000.

La fatturazione a Google Adsense

Dal 1 gennaio 2013, è diventato obbligatorio, per tutti i soggetti passivi Iva stabiliti nel territorio nazionale emettere fattura anche per le operazioni carenti del requisito della territorialità. Tra cui vi rientrano anche quelle relative alle operazioni svolte per Google Adsense.

A questo punto dobbiamo capire come fatturare a Google Adsense per essere in regola con la normativa fiscale italiana. Google svolge ogni attività dalla propria sede in Irlanda e, pertanto, secondo la legge fiscale in materia di Iva viene considerata un soggetto passivo comunitario.

Google stessa, sul proprio sito, precisa che i pagamenti sono eseguiti da Google Ireland, azienda costituita ai sensi della legge irlandese.

Il reverse charge

Secondo le direttive comunitarie e le leggi fiscali interne in materia di Iva, i servizi pubblicitari forniti a Google Adsense sono soggetti al meccanismo dell’inversione contabile (c.d. “Reverse Charge“, secondo cui nelle prestazioni di servizi tra due soggetti passivi Iva comunitari (in questo caso il prestatore italiano e il committente Google Irlandese), l’Iva deve essere assolta dal soggetto destinatario (committente della prestazione), cioè Google Adsense.

Il regime Iva di inversione contabile (“Revese Charge“) prevede che Google riceva la fattura in Irlanda senza l’apposizione dell’Iva da parte del soggetto italiano che emette la fattura.

Google Adsense, infatti, non è tenuto a pagare l’Iva al proprio fornitore di servizi italiano (che, pertanto, né la incasserà né sarà tenuto a versarla allo Stato italiano), ma verrà assolta con particolari meccanismi contabili dalla società di Google in Irlanda.

La fattura da spedire

La fattura da emettere e spedire (attraverso raccomandata A/R) a Google dovrà essere così intestata:

Google Ireland, Gordon House, Barrow Street, Dublin 4, Ireland, Registration Number 368047 con indicazione della seguente Partita IVA IE6388047V.

Nella fattura, dopo la descrizione dei servizi effettuati, come ad esempio: “prestazioni pubblicitarie relative al periodo compreso tra il …… e il ……” dovranno essere indicati i riferimenti alla normativa Iva relativi all’applicazione dell’inversione contabile.

Sulla fattura dovrà essere indicata la dicitura “Revese Charge“, e facoltativamente potrà essere inoltre specificato quanto segue:

Operazione soggetta all’inversione contabile o VAT reverse charge in base all’art. 7-ter del DPR 633/72 assolta dal destinatario, Google Ireland, in conformità all’articolo 196 della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio dell’Unione Europea e della Direttiva 2008/8/CE

 In questo modo verrà rilevato che l’Iva non è dovuta in Italia, ma nello stato in cui è residente Google Adsense (Irlanda).

Compilazione elenchi Intrastat

I contribuenti che vendono servizi pubblicitari a Google AdSense devono iscriversi obbligatoriamente al Vies (archivio dei soggetti fiscali abilitati alle operazioni intracomunitarie), ed hanno anche l’obbligo di comunicare trimestralmente (salvo i compensi non siano superiori a €. 50.000,00, ove le comunicazioni Intrastat sono mensili) gli elenchi Intrastat con tutte le prestazioni e gli importi a favore di Google Adsense indicando il codice Ateco:

631130 – Spazi pubblicitari in Internet

Sono esclusi dall’adempimento Intrastat i contribuenti che operano con il cosiddetto “regime dei minimi“.

Compilazione della dichiarazione dei redditi

I proventi dei guadagni pubblicitari derivanti dall’uso di Google Adsense una volta fatturati devono essere riportati in dichiarazione dei redditi, all’interno del modello Redditi Persone Fisiche.

Il quadro del modello Redditi varia a seconda dell’attività svolta dal soggetto, professionale o commerciale.

In ogni caso, l’aspetto peculiare da tenere in considerazione è che, mentre i professionisti seguono un criterio di cassa nella determinazione dei compensi (fatturano soltanto i compensi incassati nel periodo d’imposta). I commercianti, invece, devono seguire il criterio di cassa/competenza economica, secondo il quale è necessario fatturare tutte le prestazioni incassate/pagate in quel periodo d’imposta ed in alcuni casi quelle di sola competenza dell’esercizio.

Questo significa, per quanto riguarda i guadagni derivanti da Google Adsense, che i professionisti dovranno fatturare i guadagni effettivamente bonificati nell’anno.

Mentre i commercianti dovranno fatturare anche i guadagni dei mesi di competenza dell’esercizio ma non ancora pagati (ad esempio i guadagni di dicembre bonificati a gennaio dell’anno successivo, saranno fatturati a gennaio dal professionista, mentre il commerciante dovrà inserire fatture da emettere a dicembre dell’anno precedente, per il principio di competenza).

Google Adsense: consulenza fiscale

Per qualsiasi informazione, dubbio o chiarimento riguardante la corretta modalità di fatturazione a Google Adsense lasciateci un commento.

Oppure scrivici in privato attraverso l’apposito servizio di consulenza fiscale online.

Articolo aggiornato al 03 marzo 2017.

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38 comments

  1. Salve, avrei una domanda un po’ articolata. Sono pensionato ma la mia pensione è di 5500 euro circa.
    Quindi usufruisco della no tax area. Posso aprire la partita iva per fatturare i guadagni di google adsense?
    Cosa succede alla mia pensione se per esempio il mio reddito totale (pensione più adsense) fosse di 10000 euro circa? Devo pagare contributi comunque? Se si nuova posizione contributiva?
    Grazie

  2. Se lei ha guadagni derivanti da Google Adsense deve dichiararli obbligatoriamente con partita Iva, non ha alternative. L’esercizio di questa attività è considerata attività commerciale, quindi da esercitare solo con partita Iva. I guadagni derivanti dall’attività sconteranno l’Irpef assieme ai suoi redditi da pensione. Per quanto riguarda i contributi essendo lei pensionato non avrebbe ulteriori contributi da versare. Se sta già percependo guadagni deve aprire partita Iva.

  3. Grazie della risposta. Si certo aprirei partita Iva senza alcun dubbio.
    Per l’irpef che intende di preciso che “sconteranno l’irpef”?
    Che comunque continuerò ad avere la no tax area o che pagherò l’aliquota irpef anche per la parte della pensione che ora non pago?
    Grazie ancora

  4. Pagherà l’aliquota Irpef su tutti i redditi (pensione + altri redditi) se supera l’importo delle detrazioni spettanti.

  5. Salve,
    nell’articolo avete scritto “Sono esclusi dall’adempimento Intrastat i contribuenti che operano con il cosiddetto “regime dei minimi“, vorrei quindi chiedervi se la medesima condizione si possa applicare al regime forfettario.
    Grazie e complimenti per la qualità dei Vostri articoli.

  6. I contribuenti in regime forfettario devono presentare il modello Intrastat relativo alle operazioni di servizi effettuate.

  7. Molte grazie per la risposta rapidissima! 🙂

  8. E quale sarebbe questo indirizzo? Inoltre, se per un motivo X non vengono inviate (ma dichiarate cmq nelle ns dichiarazioni dei redditi) cosa succede?

  9. La cosa importante è che siano dichiarate, ma la fattura deve essere spedita al committente.

  10. Bene. A quale indirizzo?

  11. E’ scritto nell’articolo.

  12. Salve, io ho maturato sul conto adsense circa 80 euro. Se io decido di non prelevarli e di lasciarli lì e quindi lasciare che maturino, devo lo stesso dichiararli con partita IVA oppure è inutile?

  13. Lei deve dichiarare con partita Iva quello che incassa effettivamente. Se lei non ha disponibilità della somma, perché la lascia sul loro conto, non è tenuto a dichiararla. La dichiarerà quando incasserà la somma sul suo conto corrente.

  14. è bello vedere che il proprio commento è stato cancellato.sara’ perche’ ho detto cose in contrasto con l’articolo? cose veritiere che rendono l’articolo molto impreciso?

  15. Il suo commento riguardava un altro articolo, ed è stato pubblicato. Non faccia confusione.

  16. giusto.colpa mia

  17. Quindi in pratica, essendo lavoratore dipendente con Reddito> 30K, per dichiarare 80 euro maturati su Google Adsense e pagarci sopra le tasse (immagino una trentina d’euro) dovrei aprire una partita IVA spendendo diverse centinaia di euro, per di più Partita IVA a regime ordinario (il forfettario non è possibile in quanto ho il reddito dipendente “elevato”). In pratica tutti i possessori di piccoli siti come me (saremo migliaia) che utilizzano Adsense solo per abbattere i costi di gestione del sito sono COSTRETTI dallo Stato ad essere evasori.
    Sono a dir poco allibito…
    Chiedo solo se a questo punto avendo così poco da dichiarare conviene più NON DICHIARARE o dichiarare in ALTRI REDDITI, REDDITI DIVERSI la cifra in modo che in caso di controlli almeno risulta che ho pagato le tasse su quella cifra (potrebbero contestare solo la mancata iscrizione alla camera di commercio).
    grazie

  18. La considerazione è senza dubbio corretta per quanto riguarda la partita Iva. Sicuramente avendo importi limitati da dichiarare conviene imputarli a redditi diversi. Tuttavia, se dovessero accertarle un’attività continuativa quello che rischia non è solo la mancata iscrizione alla camera di commercio, ma più che altro la mancata fatturazione delle operazioni.

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