Retribuzioni convenzionali per il lavoro dipendente estero

 
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Le retribuzioni convenzionali sono una agevolazione fiscale per i lavoratori dipendenti italiani all’estero. Agevolazione valida sia in caso di distacco all’etero che in caso di datore di lavoro estero. E’ necessario che il lavoratore svolga attività all’estero per almeno 183 giorni all’anno. Tutte le info nel report.

Effettuare un’attività di Tax Planning significa saper consigliare lo strumento giusto per ogni tipologia di contribuente e attività lavorativa.

In questo report voglio concentrarmi sulle retribuzioni convenzionali.

Lavori all’estero per oltre 183 giorni all’anno per un datore di lavoro non italiano? Oppure, se sei un lavoratore di un’azienda italiana in distacco all’estero?

Questo report è realizzato per te!

In questo contributo scoprirai se potrai applicare un’agevolazione fiscale legata alla tassazione del reddito da lavoro dipendente estero che percepisci.

Inoltre, per qualsiasi chiarimento, come vedrai al termine dell’articolo, potrai contare sulla mia consulenza fiscale per chiarire i tuoi dubbi.

Oggi sempre più lavoratori sono interessati dall’internazionalizzazione delle imprese.

Si tratta di processi che spesso portano lavoratori italiani ad essere assunti da aziende estere, per lo spostamento della sede di lavoro. Oppure, in altri casi siamo di fronte a casi di distacco del personale all’estero.

Retribuzioni convenzionali
Retribuzioni convenzionali reddito da lavoro dipendente estero

TASSAZIONE DEI REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE PERCEPITI ALL’ESTERO

Quello che devi sapere è che:

I redditi corrisposti per l’attività lavorativa svolta all’estero con carattere di continuità da parte di lavoratori dipendenti Italiani, concorrono alla formazione del reddito complessivo in Italia. Questo se l’attività lavorativa estera supera i 183 giorni annui

Faccio riferimento ai lavoratori che conservano residenza fiscale italiana. Così come previsto dall’articolo 2 del DPR n. 917/86.

In pratica, se sei assunto da una società estera, o sei in distacco temporaneo all’estero, e svolgi attività di lavoro dipendente questo deve essere tassato in Italia.

Tuttavia, per questi lavoratori è prevista un’agevolazione fiscale. E’ possibile tassare in Italia non tanto la retribuzione effettivamente percepita, ma una retribuzione figurativa.

Retribuzione che viene definita retribuzione convenzionale.

Questo in quanto è definita annualmente con decreto del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

In questo report voglio spiegarti le condizioni che ti possono permettere di applicare retribuzioni convenzionali. Questo sia che tu sia un lavoratore in distacco all’estero, o con contratto estero, ma residente fiscalmente in Italia.

LA RESIDENZA FISCALE DEI CONTRIBUENTI

Il punto di partenza per l’applicazione della disciplina fiscale sulle retribuzioni convenzionali è capire quali soggetti possono utilizzarla.

In particolare, possono sfruttare le retribuzioni convenzionali sono le persone fisiche residenti fiscalmente in Italia.

Ai sensi dell’articolo 2 del DPR n. 917/86 si considerano residenti fiscalmente in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo di imposta, rispettano uno dei seguenti requisiti:

  • Risultano iscritte all’anagrafe della popolazione residente nello Stato;
  • Hanno il domicilio nello Stato. Ovvero hanno stabilito la sede principale dei loro affari ed interessi, anche morali e sociali, nello Stato;
  • Hanno la residenza nello Stato. Hanno dunque in Italia la loro dimora abituale, cioè il luogo nel quale normalmente si trovano.

Il criterio della maggior parte del periodo d’imposta è verificato se il periodo di permanenza è di almeno 183 giorni anche non continuativi nell’anno.

I predetti requisiti sono alternativi tra loro e non concorrenti.

Questo significa che è sufficiente il verificarsi di uno soltanto di essi affinché un soggetto venga considerato fiscalmente residente in Italia.

L’IMPORTANZA DELL’ANALISI DELLA PROPRIA SITUAZIONE

Nella mia esperienza personale ho visto tante persone applicare in modo non corretto le retribuzioni convenzionali.

E’ di fondamentale importanza analizzare compiutamente la propria situazione personale. E’ importante, infatti, capire se il contribuente che lavora all’estero abbia conservato o meno la residenza fiscale italiana.

Soltanto qualora vi siano i requisiti per essere considerati residenti fiscalmente in Italia, la retribuzione convenzionale può trovare applicazione.

Particolare importanza deve essere data al concetto di domicilio.

E’ considerato fiscalmente residente in Italia un soggetto che, indipendentemente dalla propria effettiva presenza sul territorio nazionale, mantenga il centro dei propri interessi familiari morali e sociali in Italia (Circolare n. 304/E/97).

Inoltre, la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e la conseguente iscrizione all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) da sola non è sufficiente ad escludere il domicilio o la residenza nello Stato. In quanto questi ultimi, sono criteri alternativi alle risultanze anagrafiche.

Per approfondire: Trasferimento della residenza all’estero: la guida

RESIDENZA FISCALE NELLA DISCIPLINA CONVENZIONALE

Ai fini della qualificazione del lavoratore dipendente come residente fiscalmente o meno, occorre, tener conto anche di quanto previsto dalle norme internazionali.

Vi possono essere situazioni in cui il contribuente, con domicilio in Italia, si trovi all’estero per motivi di lavoro per oltre 183 giorni nell’anno.

In questo caso il lavoratore potrebbe maturare anche i requisiti per essere considerato fiscalmente residente anche nello Stato estero ove soggiorna.

Queste situazioni sono definite di “doppia residenza fiscale“.

In questi casi è necessario individuare dei criteri dirimenti per individuare la residenza fiscale, tra lo stato della fonte del reddito e quello di domicilio.

Ricorda che la residenza fiscale è sempre unica

In questi casi vi sono regole speciali, definite dalla normativa convenzionale, che derogando alle norme interne. Tali criteri, infatti, indicano delle regole suppletive per stabilire il Paese di residenza fiscale.

Tie breaker rules

Queste regole, definite “tie breaker rules“.

Esse devono essere applicate secondo l’ordine progressivo (nel senso che se non è applicabile la prima si passa alla seconda e così via), e non concorrente.

Le regole sono le seguenti:

  • Dimora permanente;
  • Centro degli interessi vitali;
  • Soggiorno abituale;
  • Nazionalità.

Naturalmente, per approfondimenti sull’applicazione delle tie breaker rules ti rimando a questo report: “Doppia residenza fiscale. Tie Breaker Rules

MODELLO OCSE E LAVORO DIPENDENTE

Se stai proseguendo la lettura significa che hai capito di avere la residenza fiscale italiana.

A questo punto è necessario proseguire ed individuare come la normativa convenzionale disciplina la tassazione dei redditi da lavoro dipendente percepiti all’estero.

L’Italia con riferimento ai redditi di lavoro dipendente ha adottato, per la maggior parte dei trattati contro le doppie imposizioni, l’articolo 15. Come formulato dal modello predisposto dall’Ocse.

Tale disposizione prevede, in via generale, che:

i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve quale corrispettivo di una attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato (di residenza)

Questo a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato (estero) contraente. Se l’attività è qui svolta, le remunerazioni percepite a tale titolo sono imponibili in questo altro Stato

In base a tale regolamentazione, quindi, in questi casi vi è una tassazione concorrente.

Il reddito da lavoro dipendente prestato all’estero da un soggetto residente in Italia è tassato sia all’estero che in Italia.

LAVORO DIPENDENTE TASSATO NELLO STATO DI RESIDENZA FISCALE

In deroga a tale regola generale, il comma 2 dell’articolo 15 stabilisce che le remunerazioni che un residente di uno Stato contraente (Italia) riceve in corrispettivo di una attività dipendente svolta nell’altro Stato (estero) contraente sono imponibili soltanto nel primo Stato (di residenza) se:

  • Il beneficiario soggiorna nell’altro Stato (estero) per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni in un periodo di dodici mesi che inizi o che termini nel corso dell’anno fiscale considerato;
  • Le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dell’altro Stato (Stato estero);
  • L’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell’altro Stato (Stato Estero).

RETRIBUZIONI CONVENZIONALI: DISCIPLINA FISCALE

Quella che ho delineato fino ad adesso, è la normativa generale riguardante la tassazione dei redditi da lavoro dipendente estero.

Tuttavia, in alcuni casi, per i lavoratori dipendenti che lavorano all’estero, la normativa interna consente un’agevolazione.

Infatti, al verificarsi di alcune condizioni è possibile tassare in luogo del reddito di lavoro subordinato effettivamente percepito le retribuzioni convenzionali.

Sul punto, l’articolo 51, comma 8-bis, del DPR n. 917/86 stabilisce che:

in deroga alle disposizioni dei commi da 1 a 8, il reddito di lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il Decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale di cui all’articolo 4, comma 1, del D.L. n. 317/87, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 398/87

Questa disposizione prevede un agevolazione che consente, al verificarsi di determinate condizioni, di tassare in luogo del reddito di lavoro subordinato effettivamente percepito le retribuzioni convenzionali.

Retribuzione che generalmente è inferiore rispetto al reddito effettivamente percepito.

Quindi, tassare la retribuzione convenzionale al posto di quella effettiva è sicuramente un bel vantaggio!

Vediamo quali sono le condizioni che consentono di poter applicare le retribuzioni convenzionali.

CONDIZIONI PER L’APPLICAZIONE DELLE RETRIBUZIONI CONVENZIONALI

Le retribuzioni convenzionali si applicano al verificarsi di queste condizioni:

  • Il lavoratore dipendente sia fiscalmente residente in Italia;
  • Svolgimento di lavoro dipendente all’estero in via continuativa che opera in uno dei settori di attività individuati nel nel decreto ministeriale sulle retribuzioni convenzionali;
  • Il lavoro sia oggetto esclusivo del rapporto;
  • Soggiorno all’estero per un periodo superiore a 183 giorni anche non consecutivi.

Qualora non trovi concreta applicazione una delle condizioni esposte non potrà trovare applicazione l’applicazione delle retribuzioni convenzionali per la tassazione del reddito.

Reddito che in questo caso sarà imputato in base alla retribuzione effettivamente percepita.

ESCLUSIVITÀ DEL RAPPORTO DI LAVORO ESTERO

Ai fini dell’applicazione delle retribuzioni convenzionali ci appare opportuno soffermarsi su un aspetto importante descritto in precedenza, il requisito dell’esclusività del rapporto di lavoro.

Tale requisito appare soddisfatto quando la prestazione di lavoro estera costituisce l’unica attività affidata al dipendente. Non è, quindi, accessoria o strumentale rispetto allo svolgimento di altre mansioni.

E’ il caso, ad esempio del compimento di fiere o missioni presso clienti stranieri, fiere o trasferte presso società collegate estere.

In questi casi la mansione appare accessoria rispetto all’attività svolta in Italia.

In pratica, quindi, l’unico oggetto del rapporto di lavoro tra azienda e dipendente deve essere lo svolgimento di attività lavorativa all’estero.

E’ necessario, quindi, stipulare uno specifico contratto che preveda l’esecuzione della prestazione in via esclusiva all’estero e collocare il dipendente in uno speciale ruolo estero.

CONTINUITÀ DEL RAPPORTO DI LAVORO ESTERO

Per quanto riguarda la continuità del rapporto, invece, si deve fare riferimento al fatto che l’incarico debba essere stabile, non di tipo occasionale.

E’ sufficiente che il lavoratore presti la propria opera all’estero per un minimo di 183 giorni nell’arco di dodici mesi.

Calcolo da effettuare facendo riferimento alla permanenza all’estero stabilita nel contratto, possibile anche per un periodo a cavallo di due anni solari.

Nel conteggio dei 183 giorni rientrano anche le ferie, le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni non lavorativi, indipendentemente dal luogo in cui sono trascorsi.

RETRIBUZIONI CONVENZIONALI: CASI DI NON APPLICAZIONE

Nella tassazione del reddito da lavoro dipendente estero in Italia non sempre può trovare applicazione la retribuzione convenzionale.

Se il lavoratore dipendente presta la propria attività per un datore di lavoro estero, ma trascorre in Italia la maggior parte dell’anno, la retribuzione convenzionale non può essere applicata. Si pensi al caso del telelavoro o di tutte quelle attività lavorative ove la presenza in loco non è indispensabile (come le attività online).

Altra casistica che non permette l’applicazione delle retribuzioni convenzionali è il fatto di operare in settori lavorativi per i quali il ministero non ha previsto l’applicazione delle retribuzioni convenzionali.

Inoltre, la retribuzione convenzionale non trova applicazione quando lo Stato estero preveda che la tassazione del reddito da lavoro dipendente debba avvenire esclusivamente in loco. E non anche nello stato di residenza fiscale del lavoratore.

Questo aspetto è disciplinato nella convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra l’Italia e lo Stato estero in questione. Ricordo, che la normativa convenzionale prevale comunque sulle normative fiscali nazionali.

CONDIZIONI CONTRATTUALI PER LA RETRIBUZIONE CONVENZIONALE

Tuttavia, la condizione più importante da rispettare per far trovare applicazione la retribuzione convenzionale è la seguente:

è necessario che venga stipulato uno specifico contratto di lavoro che preveda l’esecuzione della prestazione lavorativa in via esclusiva all’estero e che il lavoratore dipendente venga collocato in un ruolo speciale estero

In pratica, l’esecuzione della prestazione lavorativa deve essere integralmente svolta all’estero.

Da ciò si deduce che tale normativa non si applica ai dipendenti in trasferta.

In quanto manca il requisito della continuità ed esclusività dell’attività lavorativa all’estero derivante da un contratto specifico.

TASSAZIONE FORFETTARIA ANCHE IN ASSENZA DI DISTACCO DEL DIPENDENTE

Un’interpretazione letterale dell’art. 51 comma 8-bis del DPR n. 917/86 porta a ritenere che quest’ultimo sia applicabile anche nell’ipotesi in cui il lavoratore venga assunto direttamente dall’azienda straniera.

Questo senza che si realizzi un distacco di personale da società italiana ad impresa estera.

Il predetto orientamento è stato, peraltro, confermato dall’Agenzia delle Entrate, quesito 1.5 della Circolare n. 11/E/2014.

Circolare che ha precisato come l’applicazione del regime in esame sia possibile anche qualora non sia presente in Italia alcun soggetto che adempia, a favore del dipendente stesso, i relativi obblighi contributivi.

Circolare n. 50/E/2002 Entrate

Questo aspetto, ovvero l’applicazione delle retribuzioni convenzionali a dipendenti assunti direttamente da datore di lavoro estero, è stato oggetto di prima analisi dalla Circolare n. 50/E/2002.

Circolare in cui le Entrate, al paragrafo 18 hanno previsto l’applicazione delle retribuzioni convenzionali in relazione ad un dipendente italiano.

Il caso riguardava un lavoratore dipendente fiscalmente residente in Italia, assunto presso una società tedesca.

Tale lavoratore aveva svolto in Germania l’attività per più di 183 nell’arco di dodici mesi. L’Agenzia ha dato parere favorevole all’applicazione delle retribuzioni convenzionali.

APPLICAZIONE CONCRETA DELLA RETRIBUZIONE CONVENZIONALE

In pratica, sarà il lavoratore stesso, in questi casi a dover inquadrare il suo contratto tra quelli previsti dal decreto ministeriale.

Successivamente dovrà indicare nel quadro RC del modello Redditi l’importo della retribuzione convenzionale spettante.

Questo, per poi andare a calcolare il credito per imposte estere spettante. Credito che è calcolato in base alle trattenute estere applicate alla retribuzione del lavoratore.

Il credito deve essere indicato nel quadro CR, ai sensi dell’articolo 165 del DPR n. 917/86.

Considerazioni pratiche

Resta evidente che, da un punto di vista operativo, nell’ipotesi descritta, risulterà difficile individuare con precisione la retribuzione convenzionale da assoggettare ad imposizione.

Quest’ultima viene, infatti, fissata dal decreto ministeriale sopra richiamato, alla luce della retribuzione nazionale di riferimento. Ovvero del trattamento previsto per il lavoratore dal contratto collettivo italiano, comprensivo degli emolumenti riconosciuti per accordo tra le parti.

Al fine di rendere applicabile la disposizione dell’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86, si consiglia, pertanto, di inserire all’interno del contratto di lavoro stipulato all’estero:

  • Gli opportuni richiami al livello di inquadramento collettivo italiano;
  • La relativa retribuzione che lo stesso dipendente percepirebbe, se l’assunzione, invece che all’estero, fosse avvenuta all’interno del territorio nazionale.

Nell’ipotesi in cui il decreto non preveda il settore economico in cui viene svolta l’attività da parte del dipendente, non troverà applicazione la retribuzione convenzionale.

In questo caso la tassazione del reddito da lavoro dipendente estero avverrà in base alla retribuzione effettivamente percepita. Vedi la Circolare n. 20/E/2011 dell’Agenzia delle Entrate.

CALCOLO DELLA RETRIBUZIONE CONVENZIONALE

Arrivato a questo punto sono sicuro che sei in grado di capire se nella tua situazione può trovare accoglimento l’applicazione della retribuzione convenzionale.

Questa, come detto, ti permette di tassare una retribuzione figurativa al posto di quella effettivamente percepita.

Tieni presente che questa normativa non ammette eccezioni!

Non potrai, ad esempio, optare per la tassazione del reddito effettivamente percepito, nel caso in cui tu ti possa avvalere della retribuzione convenzionale.

Il procedimento per l’individuazione della retribuzione convenzionale da sottoporre a tassazione è il seguente:

  • Individuare il proprio settore di attività tra quelli previsti dal Ministero. Industria; industria edile; artigianato; industria cinematografica; spettacolo; autotrasporto e spedizione merci; commercio; credito; assicurazioni; trasporto aereo; agricoltura;
  • Individuare la propria fascia di reddito. In relazione ai lavoratori per i quali sono previste fasce di reddito, la retribuzione convenzionale imponibile è determinata “sulla base del raffronto con la fascia di retribuzione nazionale corrispondente“. Ai fini dell’attuazione della disposizione relativa alle fasce di retribuzione, per retribuzione nazionale deve intendersi il trattamento previsto per il lavoratore dal contratto collettivo, “comprensivo degli emolumenti riconosciuti per accordo tra le parti“. Incluso superminimo e altre indennità, con esclusione dell’indennità estero;
  • Individuare la retribuzione convenzionale. L’importo così calcolato (deve poi essere diviso per dodici nel caso siano previste fasce di reddito) e, raffrontando il risultato del calcolo con le tabelle del settore corrispondente, deve essere individuata la fascia retributiva da prendere a riferimento ai fini degli adempimenti contributivi e dichiarativi.

RAGGUAGLIO GIORNALIERO

Nel caso in cui il rapporto di lavoro sia svolto a tempo parziale, la retribuzione convenzionale dovrà essere ridotta proporzionalmente all’orario di lavoro (Circolare 72/E/1990).

È possibile ragguagliare a giornata i valori convenzionali esclusivamente in caso di assunzione, risoluzione del rapporto, trasferimento nel corso del mese.

Operativamente l’imponibile mensile deve essere diviso per 26 giornate e, successivamente, moltiplicato per il numero dei giorni, domeniche escluse, comprese nella frazione di mese interessata.

In caso di passaggio di qualifica nel corso del mese, ovvero di mutamento nel corso del mese del trattamento economico individuale da contratto collettivo, nell’ambito della qualifica di “quadro”, “dirigente” e “giornalista”, o per passaggio di qualifica, con la medesima decorrenza della nuova qualifica o della variazione del trattamento economico individuale deve essere attribuita la nuova retribuzione convenzionale.

A questo fine, è opportuno chiarire che per il conteggio dei giorni di permanenza all’estero del lavoratore dipendente, rilevano in ogni caso nel computo dei 183 giorni:

  • Il periodo di ferie;
  • Le festività;
  • I riposi settimanali e
  • Gli altri giorni non lavorativi,

Questo indipendentemente dal luogo in cui sono trascorsi questi giorni.

Vedasi la Circolare n. 207/2000 del Ministero delle Finanze (paragrafo 1.5.7).

RICHIESTA DELLE RETRIBUZIONI CONVENZIONALI

L’azienda datrice di lavoro, al verificarsi delle condizioni previste dall’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86, opera le ritenute ai fini Irpef, non sulla retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore per il lavoro estero. Bensì sugli importi convenzionali, comprensivi di eventuali fringe benefits erogati.

A questo fine, la Circolare n. 207/E/2000 ha precisato che l’azienda datrice di lavoro è tenuta a:

  • Stipulare con il dipendente uno specifico contratto da cui risulti la esclusività (nonché il rapporto in via continuativa) della prestazione svolta all’estero;
  • Collocare il lavoratore su uno specifico ruolo estero (formalità che può essere adempiuta mediante la tenuta degli ordinari libri paga e matricola, regolarmente vidimati dagli enti previdenziali).

E’ il caso di ricordare che, se si presentassero eventuali situazioni di doppia tassazione derivanti dalla circostanza che il dipendente possa risultare fiscalmente residente sia in Italia che nel Paese estero.

Ovvero dal fatto che uno stesso reddito risulti imponibile in entrambi gli Stati, è possibile ricorrere allo strumento del credito di imposta. Articolo 165 del DPR n. 917/86.

Credito da ottenere con apposita richiesta, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui le imposte estere sono state pagate a titolo definitivo.

Per approfondire: Credito di imposta estero

RETRIBUZIONI CONVENZIONALI DISCIPLINA PREVIDENZIALE

Si ricorda, infine, che le retribuzioni convenzionali sono state previste inizialmente per fini previdenziali.

Infatti, l’utilizzo delle stesse avviene nel caso in cui i dipendenti vengono inviati in Paesi extracomunitari con cui l’Italia non ha siglato un accordo di sicurezza sociale. Oppure limitatamente alle forma non coperte, anche nel caso in cui sia stato stipulato un accordo parziale.

Invece, nel caso in cui è in vigore un accordo di carattere previdenziale tra l’Italia e il Paese di destinazione, i contributi vengono calcolati sulla retribuzione effettiva determinata secondo gli ordinari criteri.

Deducibilità dei contributi esteri

In tutti i casi in cui al dipendente sia trattenuta una quota di contributi esteri gli stessi sono deducibili.

A tal fine vanno anche ai fini previdenziali l’Inps ha provveduto a stipulare una serie di trattati bilaterali:

  • Indipendentemente dal regime di deducibilità di tale trattenuta dalle imposte estere (alcuni paesi non li considerano deducibili);
  • In Italia:
    • Deve essere tassata la retribuzione “lorda” prodotta all’estero. Su tale reddito va determinato il credito d’imposta per imposte estere a quadro CE;
    • Potendo dedurre detti contributi a rigo RP1 (CM n. 137/1997).

Certificazione estera. Tali dati potranno essere desunti da una “certificazione” rilasciata dal datore di lavoro estero. In generale anche all’estero è previsto il rilascio di un documento analogo al modello CU italiano.

In alternativa, si dovrà procedere alla sommatoria delle voci dei “cedolini paga” esteri ricevuti.

TABELLE DELLE RETRIBUZIONI CONVENZIONALI INPS

Di seguito il link per verificare le retribuzioni convenzionali applicabili per i lavoratori dipendenti assunti all’estero.

Tabella utile anche pr coloro che hanno un contratto di distacco all’estero, valido per almeno 183 giorni all’anno, e che sono considerati residenti fiscalmente in Italia.

Retribuzioni-convenzionali Inps: tabella

RETRIBUZIONI CONVENZIONALI: CONSULENZA

Stai lavorando come dipendente in distacco dalla tua azienda italiana?

Sei stato assunto da un’azienda estera del tuo gruppo e vuoi sapere se e come devi dichiarare i tuoi redditi in Italia? 

Se hai letto il mio report fino a questo punto vuol dire che sei effettivamente interessato alla possibilità di applicare le retribuzioni convenzionali nella tua situazione.

Il consiglio che posso offrirti è quello di affidarti un dottore commercialista esperto in questo ambito.

Commettere degli errori è molto semplice in questi casi. Ricorda che in caso di errori le sanzioni per dichiarazione infedele vanno dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta e non versata.

Per questo motivo, affidati sempre ad un professionista preparato.

Se lo desideri puoi chiedere la mia consulenza su questo argomento attraverso l’apposito servizio di consulenza fiscale online.

Potrai contare sulla mia esperienza per risolvere i tuoi dubbi.

About Federico Migliorini

Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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24 comments

  1. Nel calcolo delle retribuzioni erogate da un’impresa estera a residente in Italia ma dipendente ed operante all’estero per più di 183 giorni nel 2017 per la ditta staniera, come vengono considerati i bonus elargiti oltre lo stipendio nel conteggio delle retibuzioni convenzionali. Mi spiego meglio: sipendio mensile percepito € 2.290.00 bonus risultato € 100.000,00. Dovrò dichiarare un reddito con la retribzuione convenzionale che prevede una mensilita di circa 2.495,88 (commercio impiegato 1° livello) in ossequio art. 51 comma 8 bis) e null’altro??
    Grazie.

     
  2. Nel caso di datore di lavoro estero nel calcolo del reddito da tassare in Italia si deve tenere conto di tutte le indennità, tranne l’indennità estero, come indicato nell’articolo. Tutto il resto, come bonus e premi di risultato deve essere considerato. Una volta individuata la fascia di retribuzione convenzionale da applicare il dichiarazione dei redditi si applicherà quella, e si avrà diritto ad eventuali crediti in dichiarazione. Per maggiori info mi contatti in privato.

     
  3. Salve,
    tutte le professioni sono comprese nelle retribuzioni convenzionali? Io lavoro recruiter, ma non so a quale categoria appaertengo.
    Grazie

     
  4. Salve Cinzia, non tutte le professioni possono applicare le retribuzioni convenzionali. Se vuole mi scriva a questa mail: [email protected]. Le farò un preventivo ed analizzeremo insieme la sua situazione.

     

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