Professionisti che rientrano in Italia: le agevolazioni

Condivisioni

Professionisti che rientrano in Italia: le agevolazioni fiscali per la riduzione del reddito imponibile. Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori e docenti. Lavoratori impatriati che svolgono attività professionali. Agevolazione fiscale per il rientro in Italia.

Sei sei emigrato all’estero e svolgi all’estero la tua attività professionale, sono sicuro che possono interessarti le agevolazioni fiscali legate al tuo rientro in Italia.

Negli ultimi anni i Governi hanno varato diverse agevolazioni fiscali per i professionisti che rientrano in Italia.

Se hai nazionalità italiana, sei emigrato all’estero ed iscritto AIRE, le agevolazioni che ti indicherò in questo report possono fare al caso, se decidessi di rientrare in Italia stabilmente.

In particolare mi voglio concentrare sulle novità che hanno interessato gli incentivi per persone fisiche che trasferiscono la loro residenza fiscale in Italia.

Mi riferisco agli esercenti arti e professioni, per i quali possono spettare una delle seguenti agevolazioni.

In particolare, le agevolazioni fiscali attualmente disponibili, sono due. Si tratta delle seguenti.

  • Incentivi per il rientro di ricercatori e docenti;
  • Lavoratori impatriati che svolgono attività professionali.

Vediamo, di seguito, le due agevolazioni ed il meccanismo di determinazione del reddito in Italia in modo agevolato.

Professionisti che rientrano in Italia

Professionisti che rientrano in Italia: incentivi per ricercatori e docenti

L’articolo 44 del DL n 78/2010 prevede alcune agevolazioni fiscali ai fini IRPEF ed IRAP allo scopo di spingere i ricercatori e i docenti residenti all’estero a venire a svolgere la loro attività in Italia.

Tale agevolazione, resa permanente dall’articolo 1, comma 149, della Legge n 232/2016 consiste nell’esclusione da tassazione ai fini IRPEF (al 90%) e IRAP (al 100%) dei compensi percepiti dai ricercatori e docenti al ricorrere di determinate condizioni.

Come precisato dalla Circolare n. 17/E/2017 Agenzia delle Entrate, l’art. 44 del DL 78/2010, non si rivolge soltanto ai cittadini italiani o europei emigrati che intendano far ritorno in Italia. Questa agevolazione interessa tutti i residenti all’estero, sia italiani che stranieri.

La cosa importante, quindi, è essere professionisti che rientrano in Italia e svolgono attività di ricerca e docenza.

L’agevolazione spetta nei limiti del regime de minimis (articolo 8-bis del DL 148/2017 convertito).

Requisiti per la fruizione degli incentivi

Nel dettaglio, i ricercatori e i docenti possono fruire delle agevolazioni, a condizione che:

  • Siano in possesso di un titolo di studio universitario o ad esso equiparato;
  • Non siano occasionalmente residenti all’estero;
  • Abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza presso università o centri di ricerca (pubblici o privati);
  • La suddetta attività di ricerca o docenza si sia protratta per almeno 2 anni continuativi;
  • Vengano a svolgere la loro attività di ricerca o docenza in Italia;
  • Diventino fiscalmente residenti in Italia.
RequisitoDescrizione
Possesso di titolo
di studio universitario
o equiparato
Sono ammessi tutti i titoli accademici universitari o equiparati, con obbligo, per
i titoli conseguiti all’estero, di richiedere la “dichiarazione di valore” alla competente
autorità consolare.
Periodo di permanenza
all'estero
Il periodo minimo di 2 anni richiesto per il protrarsi dell’attività di ricerca o
docenza è l’arco temporale minimo necessario ad integrare il presupposto della
non occasionale residenza all’estero.
Tale periodo deve essere calcolato sulla base del calendario comune e non
sulla base dei periodi di residenza fiscale. Per l’attività di docenza, invece, esso
può essere calcolato sulla base della durata degli anni accademici.
Documentazione
dell’attività di ricerca
Si considerano centri di ricerca:
• le entità (es. università, istituti di ricerca, ecc.) la cui finalità principale
consiste nello svolgere in maniera indipendente attività di ricerca;
• entità che svolgono anche attività economiche purché tali attività siano
contabilmente distinte da quelle di ricerca (regolamento UE 651/2014).
La docenza può essere svolta presso istituzioni universitarie, pubbliche e private.
La documentazione dell’attività, rilasciata dai centri di ricerca o dalle università
presso i quali l’attività è stata svolta, deve attestare sia la natura dell’ente, sia
l’attività svolta dal docente o dal ricercatore e la relativa durata.
Durata almeno
biennale dell’attività
di ricerca o docenza
Non necessariamente l’attività deve essere stata svolta nei 2 anni precedenti il
rientro, essendo sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia
esercitato l’attività all’estero per un periodo minimo ed ininterrotto di almeno
24 mesi (es. docente che, rientrato in Italia nel 2015, abbia svolto attività di
docenza negli anni 2011 e 2012 e, successivamente, abbia svolto un’altra attività
di lavoro dipendente).
Residenza fiscale
in Italia
Il collegamento tra l’ingresso in Italia e lo svolgimento dell’attività sussiste:
• sia nel caso in cui il docente o il ricercatore abbia iniziato a svolgere l’attività
in Italia prima di trasferirvi la residenza;
• sia nel caso in cui abbia trasferito la residenza in Italia ed abbia poi iniziato
a svolgervi l’attività.

Ambito temporale

Le agevolazioni fiscali in commento si applicano per un massimo di quattro periodi d’imposta: quello in cui il ricercatore (docente) diviene fiscalmente residente in Italia e i tre successivi.

Sempre che permanga la residenza fiscale nel nostro Paese.

Divieto di cumulo con altre agevolazioni

Gli incentivi di cui all’articolo 44 del DL 78/2010 non sono cumulabili con quelli previsti:

  • Dalla Legge 238/2010 (si veda oltre, sub “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”);
  • Dall’art. 16 del DLgs. 147/2015 (si veda oltre, sub “Regime per i lavoratori impatriati”);
  • Dall’art. 24-bis del TUIR, c.d. regime dei neo domiciliati.

Professionisti che rientrano in Italia: lavoratori impatriati

L’articolo 16 del DLgs n 147/15 ha introdotto il regime speciale per i c.d. lavoratori impatriati, applicabile dal 2016. Con il DM 26.5.2016 sono state definite le relative disposizioni attuative.

L’articolo 1 comma 150 della Legge 232/2016 ha poi esteso il beneficio, originariamente spettante ai soli titolari di reddito di lavoro dipendente, anche ai lavoratori autonomi.

In base a tale regime:

il reddito di lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato, ai sensi dell’articolo 2 del DPR n. 917/86, concorre a formare il reddito complessivo limitatamente al 50% del suo ammontare

La detassazione del lavoro autonomo è applicabile dal 2017, ma quindi, solo per i lavoratori autonomi che hanno trasferito la residenza fiscale in Italia dal 2017.

L’agevolazione spetta nei limiti del regime de minimis (art. 8-bis del DL 148/2017 convertito).

Condizioni per la fruizione degli incentivi

L’agevolazione trova applicazione al verificarsi delle seguenti condizioni:

  • I lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti il trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno 2 anni;
  • L’attività lavorativa è svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  • L’attività lavorativa è prestata nel territorio italiano per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di ciascun periodo d’imposta;
  • I lavoratori svolgono funzioni direttive e/o sono in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti dal DLgs. n 108/12 e dal DLgs. n. 206/17.

Sono altresì destinatari dell’agevolazione:

  • I cittadini dell’Unione europea, in possesso di un titolo di laurea, che hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più;
  • I cittadini dell’Unione europea che hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

In presenza delle suddette condizioni, l’agevolazione si applica per il periodo d’imposta in cui avviene il trasferimento in Italia e per i quattro successivi (es. 2017-2021).

Divieto di cumulo con altre agevolazioni

La fruizione dei benefici in esame è incompatibile con la contemporanea fruizione degli incentivi fiscali previsti:

  • Per il rientro dei ricercatori dall’estero di cui all’art. 44 del DL 78/2010;
  • Per i neo-domiciliati di cui all’art. 24-bis del TUIR (art. 1 co. 154 della L. 232/2016).

Decadenza

Il beneficiario degli incentivi in esame decade dal diritto agli stessi laddove la residenza in Italia non sia mantenuta per almeno 2 anni. In tal caso, si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con applicazione delle relative sanzioni e interessi.

Professionisti che rientrano in Italia: agevolazioni in dichiarazione

I soggetti nei cui confronti si applica uno dei due predetti regimi agevolativi devono prestare attenzione ad effettuare la corretta compilazione della dichiarazione dei redditi.

In particolare i professionisti che rientrano in Italia devono barrare l’apposita casella presente nel quadro RE del modello Redditi Persone Fisiche.

RE

Professionisti che rientrano in Italia: consulenza

Stai lavorando all’estero come professionista e vuoi rientrare in Italia?

Vuoi conoscere tutte le agevolazioni fiscali per i soggetti che vogliono rimpatriare in Italia?  

Se hai letto il mio report fino a questo punto vuol dire che sei effettivamente interessato alla possibilità di applicare un’agevolazione fiscale per il tuo rientro in Italia.

Il consiglio che posso offrirti è quello di affidarti un dottore commercialista esperto in questo ambito.

Commettere degli errori è molto semplice in questi casi. Ricorda che in caso di errori le sanzioni per dichiarazione infedele vanno dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta e non versata.

Per questo motivo, affidati sempre ad un professionista preparato.

Se lo desideri puoi chiedere la mia consulenza su questo argomento attraverso l’apposito servizio di consulenza fiscale online.

Potrai contare sulla mia esperienza per risolvere i tuoi dubbi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.