Presunzione di residenza delle società estere

 
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Presunzione di residenza fiscale delle società estere ai sensi del comma 5-bis dell’articolo 73 del DPR n 917/86. Presunzione legale relativa di residenza fiscale italiana di società estera che controlla società italiane o con managemet residente in Italia. Tutte le info in questo report.

Il tema della residenza fiscale delle società estere facenti parte di gruppi multinazionali italiani ha assunto particolare importanza nell’attualità tributaria.

Questo soprattutto per gli effetti dati dall’applicazione dell’articolo 73 comma 5-bis del DPR n 917/86.

L’Amministrazione finanziaria con l’obiettivo di contrastare il fenomeno delle società esterovestite ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico una presunzione legale relativa di residenza.

Si tratta di una presunzione in virtù della quale si considera esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti non residenti che soddisfano determinati requisiti.

In questo report voglio approfondire questo aspetto andando ad analizzare la presunzione di residenza fiscale in Italia di società estere.

L’aspetto è di notevole interesse se stai pensando di localizzare all’estero una società che controlla le società operative poste in Italia.

Scopriamo insieme il motivo in questo contributo. Presunzione di residenza

La residenza fiscale delle società

 

Effetti della presunzione di residenza

L’articolo 73, comma 5-bis del DPR n 917/86 prevede che:

Salvo prova contraria, si considera residente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti che detengono partecipazioni di controllo. Ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, cc, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1, se in alternativa:

  • Sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, cc da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
  • Sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza da consiglieri residenti nel territorio dello Stato.

Questa norma, quindi, introduce una presunzione di residenza in Italia di società estere che soddisfano almeno uno dei due requisiti richiesti dalla norma.

Si tratta di una inversione dell’onere della prova. Spetta, infatti, al contribuente e non all’Amministrazione finanziaria dimostrare la propria residenza fiscale estera.

Ambito soggettivo

La norma riportata si applica a società ed enti non residenti nel territorio dello Stato che soddisfano i seguenti requisiti:

  • Detengono partecipazioni di controllo ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, cc in società ed enti commerciali residenti nel territorio dello Stato. Per effetto di questo articolo il controllo su tali soggetti può essere esercitato alternativamente:
    • Tramite maggioranza assoluta dei voti nell’assemblea ordinaria;
    • Mediante un numero di voti necessario a garantire un’influenza dominante sull’assemblea medesima;
    • In virtù di particolari vincoli di natura contrattuale;
  • Sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, cc da soggetti residenti nel territorio dello Stato. Oppure, in alternativa sono amministrati da un Consiglio di amministrazione o altro organo equivalente composto prevalentemente da persone fisiche residenti in Italia.

Il controllo può essere anche di natura indiretta. Pertanto, al fine di verificare la sussistenza del controllo su detti soggetti non residenti vanno computati anche i voti spettanti a società controllate, società fiduciarie o persone interposte.

Quanto, invece, ai soggetti controllanti, residenti nel territorio dello Stato, questi possono essere rappresentati sia da soggetti titolari di reddito di impresa (imprenditori individuali, società di persone e società di enti commerciali) sia da persone non titolari di reddito di impresa.

Inversione dell’onere della prova

Il comma 3 dell’articolo 73 del DPR n 917/86 disciplina i criteri sostanziali di collegamento delle entità giuridiche estere alla residenza fiscale in Italia.

Al contrario, il comma 5-bis dello stesso articolo ha carattere esclusivamente procedurale. Infatti, in questo comma è inserita una presunzione relativa di residenza, la quale determina l’inversione dell’onere della prova a carico delle società estere.

Società che detengono partecipazioni di controllo in società italiane, gestite o controllate, anche indirettamente da parte di soggetti d’imposta italiani.

Si considera presunzione legale la conseguenza che la legge trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignoto (articolo 2727 cc). La norma contenuta nel comma 5-bis dell’articolo 73 del DPR n 917/86 costituisce una presunzione relativa di secondo livello.

A questo è necessario aggiungere che qualora i soggetti esteri non abbiano proceduto a porre in essere nello Stato comportamenti dichiarativi si renderebbe applicabile la disposizione di cui all’articolo 41 comma 2 del DPR n 600/73.

Norma che consente agli uffici verificatori di avvalersi di presunzioni, anche prive di requisiti della gravità della precisione e della concordanza. Questo per procedere all’accertamento d’ufficio dei redditi di contribuenti che hanno omesso la dichiarazione.

Presunzione di residenza e profili processuali

L’inversione dell’onere della prova comporta per i soggetti interessati un particolare atteggiamento processuale in sede di contenzioso tributario.

Infatti, nella fase dell’accertamento, l’Agenzia delle Entrate si avvarrà presumibilmente della sola presunzione semplice, senza aggiungere ulteriori mezzi di prova.

Nell’ambito del procedimento contenzioso, il contribuente riconoscendone i presupposti, potrà già contestare gli elementi posti a base dell’accertamento presuntivo. Questo qualora, ad esempio, il requisito del controllo sia stato erroneamente individuato dall’amministrazione, sia per errori di fatto, che per errori di diritto.

Pur nel caso in cui gli elementi indicati dall’Agenzia siano esatti, il contribuente potrà contrastare la presunzione con l’indicazione di altri elementi, sempre inerenti la sede dell’amministrazione.

In particolare si tratta di dimostrare che la propria sede dell’amministrazione societaria si trova all’estero. Questo può essere provato, ad esempio, attraverso gli atti che provino la presenza all’estero di riunioni del CdA, oppure dalla sede amministrativa e contabile posta all’estero.

Presunzione e sede dell’amministrazione

E’ importante rilevare che la presunzione non potrebbe essere vinta con la prova della insussistenza di altri elementi diversi dalla sede dell’amministrazione.

Mi riferisco agli elementi indicati dall’articolo 73, comma 3 del DPR n 917/86 per determinare il requisito della residenza nello Stato.

Così ad esempio, sarebbe irrilevante per il contribuente dimostrare che, in concreto, la sua attività (industriale, commerciale o finanziaria) è effettivamente svolta all’estero. Questo qualora non si sia in grado di resistere alla presunzione riguardante la localizzazione della sede dell’amministrazione.

Questo deriva dal fatto che i criteri previsti dall’articolo 73 sono alternativi tra loro. Per cui è di fatto lasciata all’Amministrazione finanziaria, in caso di accertamento, la scelta del requisito su cui confrontarsi nel contenzioso eventuale.

Un inconveniente di carattere pratico piuttosto rilevante conseguente alla notifica di un avviso di accertamento sarebbe l’eventuale iscrizione a ruolo provvisoria (parziale) dei tributi relativi.

Tale inconveniente può essere ovviato dalla richiesta di sospensione cautelativa dell’atto impugnato. Questo previa dimostrazione del periculum in mora e del fumus bonis iuris da formulare alla commissione competente e dalla richiesta di trattazione urgente del provvedimento.

Deve essere, infine, rilevato il fatto la riscossione forzata dei tributi in questione avrebbe probabilmente tempi compatibili con quelli dello sviluppo del contenzioso tributario. Questo in quanto trattasi di soggetti esteri verosimilmente privi in Italia di una effettiva radicazione sul territorio.

Come vincere la presunzione di residenza

In assenza di espressa previsione normativa la prova circa l’esistenza all’estero della sede dell’amministrazione deve essere fornita in sede di accertamento.

La norma non prevede la possibilità di dimostrare in via preventiva l’inapplicabilità della norma al caso concreto. Cosa che, invece, è prevista in ambito della disciplina CFC. Allo stesso tempo non è consentito anticipare il momento del contraddittorio entro termini utili per l’adempimento spontaneo.

Al fine di vincere questa presunzione non è possibile formulare istanza di interpello. Posto il fatto che il superamento della presunzione di residenza verte eminentemente su questioni di fatto. Mentre la procedura dell’interpello si riferisce ad obiettive situazioni di incertezza sulla corretta interpretazione della norma.

Sede di direzione effettiva

Come avrai capito, per vincere la presunzione di residenza in Italia di società estera occorre verificare la sede della direzione effettiva dell’impresa.

Per questo è di fondamentale importanza capire cos’è per trovare elementi di fatto che possano dimostrare che la sede di direzione effettiva dell’impresa è all’estero.

Per sede di direzione effettiva deve intendersi secondo il modello OCSE di convenzione contro le doppie imposizioni:

il luogo ove vengono adottate le più importanti decisioni relative alla gestione della società e allo svolgimento della sua attività di impresa

Secondo quanto previsto dal paragrafo 3 dell’articolo 4:

“quando in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona diversa da una persona fisica è residente in entrambi gli stati essa è considerata residente nello Stato ove si trova la sede della sua direzione effettiva”

Molto spesso, tuttavia, assistiamo ad una non uniformità dei criteri adottati dai diversi ordinamenti al fine di individuare la residenza fiscale degli enti societari. Per questo può verificarsi che più Stati affermino contestualmente la residenza fiscale di una società nel loro territorio.

Siamo di fronte, in questo caso ad una dual residence.

In ambito OCSE è stato ritenuto opportuno attribuire importanza per l’individuazione della residenza fiscale al luogo della sede di direzione effettiva dell’impresa. Questo criterio è stato scelto anche in virtù di assoggettare correttamente ad imposizione i redditi derivanti dalla navigazione marittima ed aerea.

In pratica la sede di direzione effettiva è il luogo in cui la persona o le persone che esercitano funzioni di rango più elevato (es. il CdA) adottano ufficialmente le decisioni. Ovvero il luogo in cui si delibera in merito alla società nel suo complesso.

E’ questo, l’elemento fatturale con il quale ci si può difendere in caso di presunzione di residenza di cui al comma 5-bis dell’articolo 73 del DPR n 917/86.

Presunzione di residenza di società estere: conclusioni

Quello che ho cercato di indicarti in questo report è che se stai ipotizzando di costituire una società estera restandotene tranquillo in Italia come membro del CdA, è opportuno prendere dei provvedimenti.

Stessa cosa, se la società estera controlla o è a sua volta controllata da società italiane.

In tutti questi casi, infatti, opera la presunzione di residenza fiscale in Italia, di cui al comma 5-bis dell’articolo 73 del DPR n 917/86.

Per questo motivo tale società sarebbe automaticamente considerata soggetto fiscalmente residente in Italia. Con la conseguenza che tutti i redditi percepiti all’estero sarebbero assoggettati a tassazione in Italia. Con l’applicazione di sanzioni, che possono arrivare sino al 240% dell’imposta dovuta e non versata nei termini.

Per questo motivo, prima di costituire una società estera per il tuo business in Italia è opportuno affidarsi ad un professionista che possa guidarti.

La cosa importante, come avrai visto, è riuscire a dimostrare che la sede dell’amministrazione della società è situata effettivamente all’estero.

Questo, infatti, è l’unico argomento su cui è possibile produrre elementi fattuali che possano far venir meno la presunzione relativa di residenza.

Presunzione su cui l’Agenzia delle Entrate baserà l’accertamento fiscale che emetterà nei confronti della società estera.

Consulenza fiscalità internazionale

Se sei arrivato a questo punto significa che per te è molto importante evitare questa presunzione di residenza.

Sia che tu ti trovi già nella fattispecie descritta da questa norma, sia che tu probabilmente ti ci troverai in futuro il consiglio che posso darti è di non sottovalutare la situazione.

In ambito fiscale prevenire una fattispecie è molto meglio di doversi difendere a posteriori.

Soprattutto per quanto riguarda gli aspetti legati alla fiscalità internazionale farsi trovare preparati in caso di accertamento è fondamentale.

Soltanto in questo modo, sarà possibile evitare che l’accertamento fiscale possa tramutarsi in contenzioso tributario. Procedura sicuramente lunga e costosa per il contribuente.

Per tutti questi motivi ti consiglio di affidarti ad un dottore  commercialista esperto in questo ambito che possa consigliarti nel modo giusto.

Se vuoi parlare con un esperto, non aspettare, contattami attraverso il form di contatto seguente.

Sarai ricontattato in breve tempo e potrai interagire con un professionista preparato.

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About Federico Migliorini

Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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