Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro: la lista UE

 
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Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro definiti dall’Unione Europea. Lista dei Paesi a Rischio riciclaggio di denaro nel mondo. Paesi che richiedono adeguata verifica rafforzata della clientela ed obbligo di astensione e adempimenti antiriciclaggio. 

Il rischio legato al riciclaggio di denaro riguarda indistintamente imprese ed i relativi professionisti (avvocati, commercialisti, notai, etc) che lavorano per conto di esse. Insomma, tutti i soggetti per i quali è attività la normativa antiriciclaggio.

Si tratta di misurare un rischio che può comportare sanzioni pesanti per chi non lo rispetta.

L’attività di riciclaggio di denaro ha l’obiettivo di nascondere la provenienza illecita di fondi. Obiettivo che spesso si intreccia con quello di finanziare organizzazioni criminali o terroristiche. Accanto a questo, va detto che per questi scopi possono essere utilizzato anche fondi legittimi, che vengono prestati per attività illecite. Il tutto con conseguente maggiore difficoltà di individuazione per le autorità competenti.

Oggi questi aspetti nel mercato globalizzato sono diventati di importanza sovranazionale. Per questo la Commissione UE è intervenuta varie volte per cercare di fornire indirizzi operativi.

In questo articolo vediamo quali sono i principali Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro secondo la Commissione UE. Inoltre, vedremo quali sono i principali rischi ed adempimenti maggiorati che sono richiesti ai professionisti che si trovano ad operare con controparti residenti in questi Paesi.

PAESI A RISCHIO RICICLAGGIO DI DENARO: LA IV DIRETTIVA ANTIRICICLAGGIO (UE 2015/849)

La volontà di cercare di limitare il fenomeno del Riciclaggio di Denaro è arrivata ad un primo punto con l’emanazione della IV direttiva antiriciclaggio (Direttiva UE 2015/849).

Si tratta della normativa che, oggi, regola la materia.

Detta normativa è orientata verso un approccio risk based. Si tratta di un approccio al rischio che prevede prima di tutto l’individuazione di una minaccia e il rischio che possa verificarsi. Da questo devono scaturire una serie di contromisure che devono essere prese per ridurre il rischio che quella minaccia possa concretamente verificarsi.

E’ un approccio che riconosce come i rischi possano cambiare nel tempo e prende in considerazione l’evoluzione degli stessi nel tempo. In questo modo è possibile ridurre il rischio entro un livello definito come accettabile.

Il compito dei vari Stati UE, in questo senso è quello di adottare expertise adeguate che possano dimostrare di aver preso in considerazione contromisure adeguate ai rischi di riciclaggio.

Questo tipo di approccio richiede una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio e delle politiche necessarie per mitigarli.

Adeguamento che deve essere effettuato da parte di un personale qualificato ad assicurarne non solo l’individuazione ma anche l’applicazione.

Le principali criticità in una policy legata a Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro, sono quelle che andremo ad analizzare di seguito.

INEFFICACIA DEI SISTEMI E DEI CONTROLLI

I livelli di compliance riscontrati dalle autorità di supervisione non sono sufficienti a garantire la vulnerabilità delle imprese da reati finanziari.

Tra le più comuni inefficienze si rileva la tendenza ad una scarsa diversificazione del rischio. Specie, nei casi di aumento dei livelli di rischio che richiedono presidi rafforzati.

Allo stesso modo la mancanza di una visione a lungo termine e, in generale, un approccio, ancora troppo standardizzato e formale. Una sorta di esercizio di “spuntare le caselle” (box ticking exercise) piuttosto che un concreto lavoro di indagine e valutazione del rischio.

Altro fattore riscontrato è l’insufficiente livello di consapevolezza ed expertise da parte del personale che è il risultato di un’inadeguata attività di formazione.

Ciò rappresenta un limite di forte peso in un sistema basato sull’approccio del rischio che richiede alle imprese una specifica attività di valutazione dei fattori di rischio.

REGIMI DI LOTTA AL RICICLAGGIO NON ALLINEATI TRA GLI STATI UE

Altro aspetto di criticità è dato dal diverso approccio alle regole del settore tra i vari Stati membri.

Diversità di approccio che potrebbe legittimare alcuni soggetti a beneficiare dei regimi più blandi operativi in altri Stati membri.

Le differenze sono dovute al fatto che le direttive europee stabiliscono regole comuni standard. Questo lasciando però, agli Stati membri una certa flessibilità nel recepire e adeguare le regole europee ai loro sistemi nazionali.

In particolare le regole in materia di passaporto e di libera circolazione dei servizi possono avere un grande impatto.

Pensa alla possibilità di un soggetto  richiedente l’autorizzazione all’esercizio  di un’attività riservata di presentare  la sua istanza in uno Stato membro che adotti una normativa più blanda. Potendo così ottenere un “passaporto” valido anche nei Paesi UE soggetti a maggiori restrizioni.

CANALI NON CHIARI DI FINANZIAMENTO AL TERRORISMO

I deboli indicatori dei canali di finanziamento del terrorismo rappresentano un ulteriore ostacolo.

Questo in quanto la provenienza di alcuni fondi può apparire a prima vista del tutto legittima e inoffensiva.

L’identificazione di chiari fattori di rischio può diventare ancora più insidiosa quando i clienti sono legittimamente giustificati a non esibire documenti identificativi come nel caso dei rifugiati politici.

Manca, inoltre, un accesso tempestivo ai dati di intelligence sui sospetti  che, se adeguatamente messo in atto, potrebbe contribuire in misura rilevante alla chiusura dei canali del terrorismo.

COSTI DI COMPLIANCE NORMATIVA

Le piccole imprese fanno fatica a dotarsi di personale di compliance adeguato a discapito dell’efficacia dei sistemi interni adottati.

Altra problematica è data dalla tendenza di alcune imprese di rifiutare servizi a clienti meno redditizi, associati a maggiori rischi di riciclaggio  di denaro o di finanziamento al terrorismo. Con la conseguenza che le transazioni a maggior rischio sono sottratte ai circuiti tradizionali e gestiti “sottotraccia”.

LISTA DEI PAESI A RISCHIO RICICLAGGIO DI DENARO SECONDO AL COMMISSIONE UE

Fatta questa doverosa premessa è indubbio che le autorità europee debbano adottare iniziative che possano incrementare l’efficacia della lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

L’inefficienza delle Policy ha portato inevitabilmente ad individuare una serie di Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro.

Sicuramente tra questi vi è una più netta individuazione dei Paesi che si prestano più facilmente a rendere norme su questi argomenti ancora poco chiare. Tutto questo affiancato dalla predisposizione di linee guida che sviluppino una chiara percezione del risk-based approach.

In questa ottica la Commissione UE, in data 14 luglio 2016 ha adottato il regolamento delegato (UE) 2016/1675.

Si tratta di un regolamento contenente un elenco di paesi terzi considerati ad alto rischio che presentano carenze strategiche nei rispettivi regimi nazionali di:

  • Prevenzione del riciclaggio e
  • Finanziamento del terrorismo.

La lista dei paesi inizialmente individuati con il regolamento UE 2016/1675, è stata successivamente aggiornata con regolamento UE 2018/105 del 27/10/2017 e con regolamento UE 2018/212 del 12/12/2017.

LISTA DEI PAESI A RISCHI RICICLAGGIO DI DENARO: AGGIORNAMENTO 2019

I Paesi individuati con i citati provvedimenti della Commissione Europea:

  1. Regolamento delegato (UE) 2016/1675;
  2. Regolamento UE 2018/105 del 27/10/2017;
  3. Infine, il Regolamento UE 2018/212 del 12/12/2017,

sono alla data odierna i seguenti riassunti nella seguente tabella. Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro.

I. Paesi terzi ad alto rischio che hanno preso per iscritto un impegno politico ad alto livello a rimediare alle carenze individuate e che hanno elaborato con il GAFI un piano d’azione.
1AfghanistanRegolamento UE 2016/1675 del 14/07/2016
2Bosnia-Erzegovina
3Guyana
4Iraq
5Repubblica democratica popolare del Laos
6Siria
7Uganda
8Vanuatu
9Yemen
10EtiopiaRegolamento UE 2018/105 del 27/10/2017
11Sri LankaRegolamento UE 2018/2012 del 12/12/2017
12Trinidad e Tobago
13Tunisia
II. Paesi terzi ad alto rischio che hanno preso un impegno politico ad alto livello a rimediare alle carenze individuate e che hanno deciso di chiedere assistenza tecnica per l’attuazione del piano d’azione del GAFI, individuati nella dichiarazione pubblica del GAFI.
1IranRegolamento UE 2016/1675 del 14/07/2016
III. Paesi terzi ad alto rischio che presentano rischi continui e sostanziali di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo avendo ripetutamente omesso di rimediare alle carenze individuate, che sono individuati nella dichiarazione pubblica del GAFI.
1Repubblica popolare democratica di CoreaRegolamento UE 2016/1675 del 14/07/2016

ADEMPIMENTI LEGATI A RAPPORTI CON PAESI AD ALTO RISCHIO RICICLAGGIO DI DENARO

L’individuazione dei Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro ha delle conseguenze per gli operatori italiani che hanno rapporti con questi Paesi.

Mi riferisco a tutti i soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio.

Per questo soggetti, l’elenco dei Paesi ad alto rischio individuati nei regolamenti dell’Unione Europea, è da valutare con grande attenzione.

Questo per la corretta organizzazione dei presidi previsti dal D.Lgs. 231/2007, ed in particolare:

  • Nella valutazione del rischio prevista all’articolo 17 del DLgs  n 231/2007;
  • Nell’adeguata verifica rafforzata prevista all’articolo 24 del DLgs n 231/2007;
  • Al momento dell’esecuzione da parte di terzi dell’adeguata verifica prevista all’articolo 29 del Dlgs n 231/2007;
  • Nelle disposizioni relative alla segnalazione di operazioni sospette. Disposizione prevista all’articolo 35 del DLgs n 231/2007;
  • Con riferimento all’obbligo di astensione previsto all’articolo 42 del DLgs n 231/2007.

OGGETTIVITÀ NEGLI ADEMPIMENTI ANTIRICICLAGGIO

Attraverso l’individuazione dei Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro è individuato un preciso perimetro di operatività per gli operatori.

I soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio, infatti, hanno precisi obblighi di monitoraggio e di valutazione rafforzati a cui adempiere.

E’ stato individuato, quindi, un perimetro di operatività nello sviluppo degli adempimenti antiriciclaggio, che non è lasciato alla sensibilità e discrezionalità del soggetto destinatario degli obblighi.

ELEMENTI DA CONSIDERARE NEI PAESI A RISCHIO RICICLAGGIO DI DENARO

I Paesi a Rischio Riciclaggio di denaro sono rilevanti ai fini di una attenta profilatura del rischio, legato all’aspetto geografico.

Nell’identificazione del rischio devono tra l’altro essere tenuti in considerazione i seguenti elementi:

  • La presenza tra i membri degli organi direttivi degli enti (non solo delle persone giuridiche ma anche di strutture quali trust, associazioni, fondazioni etc) di persone, residenti o originarie di “paesi terzi ad alto rischio”;
  • La residenza della controparte del cliente, in “paesi terzi ad alto rischio”;
  • Presenza tra i titolari effettivi degli enti (non solo delle persone giuridiche ma anche di strutture quali trust, associazioni, fondazioni etc) di persone, residenti o originarie di “paesi terzi ad alto rischio”;
  • La provenienza o la destinazione dei fondi da “paesi terzi ad alto rischio”;

Il destinatario degli obblighi deve prima effettuare una fase di identificazione e verifica dell’identità del cliente, dell’esecutore e del titolare effettivo, che deve essere svolta come previsto all’articolo 18 del Dlgs 231/2007.

Questo, prima dell’instaurazione del rapporto continuativo o del conferimento dell’incarico per lo svolgimento di una prestazione professionale.

Il professionista deve tener conto che la localizzazione geografica del cliente o delle cariche direttive dell’ente, o del titolare effettivo, in un paese ad alto rischio.

Se ciò si verifica è necessario applicare fin da subito obbligatori i presidi di adeguata verifica rafforzata previsti dall’articolo 24 del DLgs n 231/2007.

MISURE RAFFORZATE DI ADEGUATA VERIFICA DELLA CLIENTELA

La presenza di controparte in Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro, obbliga fin da subito il destinatario degli obblighi, ad adottare misure rafforzate di adeguata verifica della clientela.

Misure che si ottengono:

  • Acquisendo informazioni aggiuntive sul cliente e sul titolare effettivo;
  • Approfondendo gli elementi posti a fondamento delle valutazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto;
  • Intensificando la frequenza dell’applicazione delle procedure finalizzate a garantire il controllo costante nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale.

Tali misure, ad esempio, non consentono come nei casi di basso rischio l’acquisizione di una dichiarazione responsabile del cliente. Bensì richiedono una verifica di tutte le informazioni fornite, attraverso il ricorso ad altre fonti attendibili e indipendenti quali:

  1. I documenti di identità o riconoscimento in corso di validità;
  2. Gli atti pubblici, le scritture private autenticate, i certificati qualificati utilizzati per la generazione di una firma digitale associata a documenti informatici;
  3. La dichiarazione della rappresentanza diplomatica e dell’autorità consolare italiana;
  4. Gli archivi camerali, gli albi ed elenchi di soggetti autorizzati, gli atti costitutivi, gli statuti, i bilanci o documenti equivalenti, le comunicazioni rese al pubblico in conformità alla normativa di settore (quali prospetti, comunicazioni di partecipazioni rilevanti o informazioni privilegiate);
  5. Le informazioni provenienti da organismi e autorità pubbliche, ivi compresa la pubblica amministrazione, anche di Stati esteri, purché Paesi terzi equivalenti. Tali informazioni possono essere acquisite anche attraverso i siti web.

IDENTIFICAZIONE DEL TITOLARE EFFETTIVO DI UNA OPERAZIONE

In casi di verifica rafforzata, ad esempio, l’identificazione del cliente, potrebbe essere accompagnata da ulteriori attività, non necessarie nei casi di basso rischio.

Attività quali a titolo puramente indicativo:

  • La richiesta al cliente di un documento d’identità supplementare rispetto a quello già acquisito. Magari in tempi diversi;
  • Nel caso di persone fisiche, la richiesta di documentazione a supporto per la verifica della residenza dichiarata. Quali ad esempio la trasmissione di bollette o utenze energetiche, telefoniche, etc.

Per l’identificazione del titolare effettivo, oltre alla dichiarazione responsabile del cliente (che fornisce i dati del titolare effettivo), ed una verifica degli stessi con quelli desumibili da una fonte affidabile ed indipendente, potrebbe essere opportuno richiedere sempre al cliente un documento d’identità in corso di validità del o dei titolari effettivi (cosa non necessaria nei casi di basso rischio). Fino ad arrivare nei casi di particolare opacità e secondo l’approccio basato sul rischio, alla identificazione in presenza del titolare effettivo.

Inoltre in tali casi, è opportuno ottenere dal cliente una dichiarazione specifica sulla provenienza dei fondi, non obbligatoria nei casi connotati da un profilo di rischio basso.

ASTENSIONE O RINUNCIA ALL’INCARICO PROFESSIONALE

Nella fattispecie in cui il professionista incaricato di obblighi antiriciclaggio non sia in grado di rispettare le condizioni di conoscenza del cliente, dovrà astenersi dal rendere la prestazione professionale.

Questo si verifica quando il lavoratore autonomo non sia in grado di rispettare le condizioni di approfondita conoscenza del cliente, resi necessari in base all’approccio basato sul rischio.

In questo caso si è necessaria l’interruzione o la rinuncia all’incarico professionale. Così come previsto dal comma 1 dell’articolo 42 del DLgs n 231/2007.

Oltre a questo il professionista deve valutare se le informazioni di cui dispone sono tali da far emergere anche il sospetto ai fini di una segnalazione. Così come previsto all’articolo 35 del DLgs n 231/2007.

In secondo luogo vi sono le disposizioni relative all’obbligo di astensione.

I soggetti obbligati devono astenersi dall’instaurare il rapporto continuativo, eseguire operazioni o prestazioni professionali e porre fine al rapporto continuativo o alla prestazione professionale già in essere di cui siano, direttamente o indirettamente, parte società fiduciarie, trust, società anonime o controllate attraverso azioni al portatore aventi sede in Paesi terzi ad alto rischio.

Tali misure si applicano anche nei confronti delle ulteriori entità giuridiche, altrimenti denominate, aventi sede nei suddetti Paesi, di cui non è possibile identificare il titolare effettivo né verificarne l’identità.

PROFILI SANZIONATORI PER IL PROFESSIONISTA IN MATERIA ANTIRICICLAGGIO

Le indicazioni previste sull’obbligo di astensione devono essere valutate alla luce del regime sanzionatorio.

Regime previsto dall’articolo 56 del DLgs n 231/2007.

I soggetti obbligati all’adempimento della normativa, che hanno controparte residente in un Paese a Rischio Riciclaggio di Denaro possono vedersi applicare una sanzione amministrativa. Sanzione di importo che varia tra i € 50.000 e ai € 100.000, nei casi previsti dall’articolo 58 del DLgs n 231/2007.

In pratica il legislatore stabilisce che quando nel rapporto professionale vi siano, direttamente o indirettamente:

  • Società fiduciarie;
  • Trust;
  • Società anonime o controllate attraverso azioni al portatore

è necessario prestare attenzione alla residenza di questi enti.

Qualora, infatti gli stessi abbiano residenza in Paesi a Rischio Riciclaggio di Denaro l’operazione o la prestazione professionale deve essere immediatamente interrotta.

Inoltre, il legislatore allargando il perimetro di operatività del precetto previsto all’art. 42, comma 2, del DLgs n 231/2007, stabilisce l’immediata astensione anche in alti casi.

Ovvero quando le entità giuridiche aventi sede in Paesi ad alto rischio, siano diverse da quelle sopra individuate. Cioè diverse dalle società fiduciarie, trust, società anonime o controllate attraverso azioni al portatore. Ovvero ancora in tutti i casi in cui al destinatario degli obblighi non risulta possibile identificare il titolare effettivo né verificarne l’identità.

About Federico Migliorini

Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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