Capital Gain: ambito di applicazione e tassazione

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Come avviene la tassazione delle rendite finanziarie in Europa? Quali sono i Paesi d’Europa dove si paga meno il Capital Gain? Cerchiamo di capire, in questo contributo come si determina il Capital Gain e in quali fattispecie possiamo trovarlo. Modalità e aliquote di tassazione, guardando ai Paesi d’Europa con le migliori opportunità.  

Il Capital Gain non è altro che il differenziale positivo (guadagno) che deriva dalla vendita di un’attività finanziaria precedentemente acquistata.

L’attività legata alla compravendita di strumenti finanziari porta con se il problema di andare a determinare la corretta tassazione da applicare al guadagno ottenuto.

In Italia il regime di tassazione delle rendite finanziarie è diverso a seconda della tipologia dell’investimento effettuato.

Considerato il fatto che ormai i mercati finanziari sono connessi tra loro diventa indispensabile per tutti gli investitori andare ad effettuare scelte di investimento sempre più oculate. L’obiettivo è di indirizzare al meglio la tassazione dei proventi derivanti dall’impiego del proprio capitale.

Individuare il regime fiscale di tassazione delle rendite finanziarie che più si adatta alle proprie caratteristiche può essere un valido strumento di Pianificazione Fiscale.

Pianificazione Fiscale che può aiutare ad l’incremento della pressione fiscale sui proventi ottenuti.

Di seguito tutte le informazioni per determinare il Capital Gain, e la sua tassazione. Ti fornirò uno sguardo sui Paesi d’Europa con una tassazione mite sui Guadagni di Capitale.


GUADAGNI DI CAPITALE: IL CAPITAL GAIN TRA PLUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI E DIVIDENDI

Il Capital Gain può essere definito come:

la differenza tra prezzo di emissione e prezzo di rimborso, ovvero una plusvalenza costituita dalla differenza tra il prezzo percepito all’atto della cessione della partecipazione e il costo d’acquisto al lordo degli oneri accessori.

Ad esclusione degli eventuali interessi passivi, o il valore rideterminato in caso di rivalutazione delle partecipazioni stesse

Articolo 5 della Legge n 448/2001

Questo ai sensi dell’articolo 5 della Legge n 448/2001, dell’articolo 2 del D.L. n 282/2002 e successive modificazioni.

Affinché si realizzi Capital Gain, le cessioni degli strumenti finanziari devono avvenire a titolo oneroso (compravendita, conferimento in società, datio in solutum, costituzione o cessione di diritto d’usufrutto).

Da questo ne consegue che, ad esempio, donazione e successione, non costituendo cessioni a titolo oneroso, non danno origine a Capital Gain.

Con il D.Lgs n 461/97 è stata effettuata una complessiva riorganizzazione della tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria.

La normativa sulla tassazione dei Guadagni di Capitale riguarda le persone fisiche, le società semplici e soggetti equiparati, gli enti non commerciali. Persone, ed enti, quindi, che non esercitano attività di impresa.

Sono previsti tre distinti regimi di tassazione:

  1. Il regime della dichiarazione;
  2. Il regime del risparmio amministrato;
  3. Oppure il regime del risparmio gestito.

Per approfondire: Rendite finanziarie: i regimi di tassazione


CAPITAL GAIN: AMBITO SOGGETTIVO DI APPLICAZIONE

Sono soggetti al regime del Capital Gain le seguenti categorie di soggetti:

  • Le persone fisiche residenti. Questo purché non conseguano la plusvalenza nell’esercizio di attività d’impresa, di lavoro autonomo o in qualità di lavoratori dipendenti;
  • Le società semplici e i soggetti equiparati;
  • Gli enti non commerciali. Questo purché non conseguano la plusvalenza nell’esercizio di attività d’impresa;
  • soggetti non residenti (di qualunque natura). Sempre che la cessione si consideri effettuata in Italia ai sensi dell’articolo 23 del DPR n 917/86.

Per i soggetti, che, invece, esercitano attività di impresa, non c’è tassazione del Guadagno di Capitale. Questo in quanto tale reddito rientra direttamente a far parte del reddito di impresa.


CAPITAL GAIN: IL REGIME FISCALE DI TASSAZIONE

Il Capital Gain percepito da persone fisiche (non in regime di impresa) si caratterizza per la tassazione, in sede di dichiarazione dei redditi.

Si tratta di un reddito diverso di natura finanziaria.

La tassazione avviene con l’applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi pari al 26% (dal 1° luglio 2014).

I redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui all’articolo 31 del DPR n 600/73 sono computati nella misura del 48,08% dell’ammontare realizzato.

TASSAZIONE DELLE PLUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI

Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate e non qualificate sono assoggettate ad IRPEF (comprese le addizionali) per il 58,14% del loro ammontare. Questo al netto del 58,14% delle relative minusvalenze realizzate nel periodo d’imposta.

Le plusvalenze percepite a partire dal primo gennaio 2019 sono soggette ad imposta sostitutiva del 26% a prescindere dalla quota di partecipazione posseduta.

Le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, titoli e strumenti finanziari emessi da società residenti in paesi o territori a fiscalità privilegiata qualificate e non qualificate concorrono alla formazione del reddito per il loro ammontare e sono sommate algebricamente alle minusvalenze, computate anch’esse in misura integrale.

Resta fermo, l’obbligo di evidenziare separatamente i diversi comparti di plusvalenze e di minusvalenze nella dichiarazione dei redditi.

In assenza di plusvalenze, le minusvalenze non possono essere portate in deduzione di altri redditi che concorrono a formare il reddito complessivo.

Nel regime della dichiarazione si considerano ceduti prima gli strumenti finanziari acquisiti in data più recente, nella sostanza si applica il metodo del LIFO continuo.

L’eventuale eccedenza delle minusvalenze e delle perdite può essere portata in deduzione dell’imposta dovuta nei successivi periodi, ma non oltre il quarto. Questo purché sia indicata in dichiarazione dei redditi.

In pratica con questo regime la tassazione non è anonima, vi è obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi annuale, e la tassazione avviene per cassa alla realizzazione del provento.

PLUSVALENZE PERCEPITE IN REGIME DI IMPRESA

Per i soggetti che percepiscono guadagni di capitale ed operano in regime di impresa, i proventi sono assoggettati al reddito di impresa.

Le plusvalenze, quindi, scontando quindi l’IRPEF, o l’IRES, secondo il regime fiscale applicato dall’impresa che li ha percepiti.

TASSAZIONE DEI DIVIDENDI

I soggetti percettori di dividendi scontano una diversa tassazione a seconda dell’annualità in cui l’utile è stato percepito.

In particolare, le fattispecie che si possono presentare sono quelle esposte nella tabella seguente.

UTILI PRODOTTIPERCENTUALE
FINO ESERCIZIO IN CORSO AL 31 DICEMBRE  200740%
DALL’ESERCIZIO SUCCESSIVO A QUELLO IN CORSO AL 31 DICEMBRE 2007 FINO ESERCIZIO IN CORSO AL 31 DICEMBRE 201649,72%
DALL’ESERCIZIO SUCCESSIVO A QUELLO IN CORSO AL 31 DICEMBRE 201658,14%

Per gli utili prodotti, quindi, deliberati dal 2018 è applicabile una nuova disciplina con assoggettamento a ritenuta del 26% del dividendo. Questo indipendentemente dalla tipologia di partecipazione posseduta.

DISCIPLINA TRANSITORIA DI DISTRIBUZIONE DEGLI UTILI

Il comma 1006 della Legge n 205 del 2017 contiene un’apposita disciplina transitoria.

Disciplina ai sensi della quale, alle distribuzioni di dividendi di natura qualificata deliberate tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2022 e aventi ad oggetto utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017 continuano ad applicarsi le norme del DM 26.5.2017.

Tale previsione intende salvaguardare la più favorevole tassazione del socio che deriva dall’adozione delle vecchie regole per i periodi dal 2018 al 2022.

Quindi, riepilogando:

  • Agli utili prodotti fino al 2017 distribuiti (deliberati) dall’1.1.2018 al 31.12.2022 a soci persone fisiche non in regime d’impresa, che detengono partecipazioni qualificate, risultano applicabili le percentuali di concorrenza al reddito complessivo esposte nella tabella sopra;
  • Dagli utili prodotti dal 2018 è applicabile la nuova disposizione con assoggettamento quindi a ritenuta del 26% a prescindere dalla tipologia di partecipazione posseduta.

FATTISPECIE CHE DETERMINANO L’EMERSIONE DI CAPITAL GAIN

Vediamo adesso alcune fattispecie che determinano la realizzazione di Capital Gain in capo al percettore.

RECESSO DEL SOCIO E LIQUIDAZIONE SOCIALE

L’articolo 47, comma 7, del DPR n. 917/86 considera reddito di capitale la differenza tra:

  • Le somme o il valore normale dei beni ricevuti dai soci, e
  • Il prezzo pagato per l’acquisto o la sottoscrizione delle azioni o quote annullate.

Tra le varie fattispecie in cui può applicarsi questa disposizione, sicuramente un posto di rilievo deve essere dato alla possibilità per i soci superstiti di acquisire le quote del socio receduto.

A norma dell’articolo 2473 comma 4 cc, infatti, le quote possono essere acquisite da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni. Oppure può esserci l’acquisto da parte di un terzo concordemente individuato dai soci medesimi.

In maniera del tutto analoga, le azioni possono essere acquisite dai soci superstiti esercitando il diritto loro concesso dall’articolo 2437-quater cc.

In tali casi, infatti, le somme attribuite al socio receduto, se pur determinate con le modalità proprie di quelle previste per il recesso, non derivano dall’attribuzione di una parte del patrimonio della società. Ma bensì dal patrimonio dei soci che intervengono per rilevarne la quota.

Sotto questo profilo, sono ricompresi nell’ambito dei redditi di capitale la differenza tra le somme attribuite al socio e “il prezzo pagato per l’acquisto o la sottoscrizione delle azioni o quote annullate“.

La corresponsione delle somme da parte di altri soci, o da un soggetto sinora estraneo alla compagine, non comporta l’annullamento delle quote a suo tempo possedute dal socio uscente, ma solamente un mutamento di carattere soggettivo all’interno della compagine stessa.

In questo senso, il recesso opera quale causa dello scioglimento del rapporto sociale, ma i redditi percepiti dal socio sono assoggettati alla normativa sul capital gain (Circolare n. 26/E/2004 dell’Agenzia delle Entrate e Circolare n. 52/E/2004).

PLUSVALENZE RELATIVE A PARTECIPAZIONI SOCIETARIE

I redditi derivanti dall’impiego o dal realizzo di attività finanziarie “qualificate” sono inclusi nel reddito imponibile nella misura del 58,14% e, come tali, assoggettati a imposizione con le aliquote progressive dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.

In particolare, costituisce cessione di partecipazioni qualificate la cessione a titolo oneroso di partecipazioni, titoli e diritti che rappresentano una percentuale superiore al 20% dei diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria, ovvero al 25% del capitale o del patrimonio.

Per le partecipazioni in società quotate, le soglie sono ridotte rispettivamente al 2% e al 5%.

Ai fini della determinazione delle soglie di qualificazione, poi, si devono considerare anche i titoli o diritti attraverso i quali possono essere acquisite le partecipazioni. Sono tali:

  • warrant di sottoscrizione e di acquisto;
  • diritti di opzione (art. 2441 c.c.);
  • Le obbligazioni convertibili (art. 2420-bis c.c.).

La Circolare n. 52/E/2004 ricorda, peraltro, che, ai fini di individuare le percentuali di diritti di voto e di partecipazione, occorre cumulare le cessioni effettuate negli ultimi 12 mesi, anche naturalmente se effettuate in un periodo d’imposta precedente.

Pertanto, “qualora il contribuente, dopo avere effettuato una prima cessione non qualificata, ponga in essere, nell’arco dei dodici mesi dalla prima cessione, altre cessioni che comportino il superamento delle percentuali di diritti di voto o di partecipazione, per effetto della predetta regola del cumulo, si realizza una cessione di partecipazione qualificata“.

In tale circostanza, l’Agenzia delle Entrate precisa che l’imposta sostituiva assolta all’atto della prima cessione dovrà essere scomputata dall’Irpef dovuta.

CESSIONE DI STRUMENTI FINANZIARI ASSIMILATI ALLE AZIONI

Il regime tributario degli strumenti finanziari diversi è disciplinato dall’articolo 44 comma 2, lettera a) del DPR n. 917/86.

Norma che assimila alle azioni gli strumenti le cui remunerazioni siano costituite totalmente dalla partecipazione ai risultati economici dell’emittente, delle altre società appartenenti al medesimo gruppo, o all’affare in relazione al quale i titoli sono stati emessi.

L’obiettivo è quella di evitare una sostituzione del ricorso al capitale azionario con l’emissione di tali titoli, peraltro destinati alla circolazione, che – qualora non rientranti nella previsione dell’art. 44 comma 2 lett. a) del DPR n. 917/86 – consentirebbero all’emittente una deduzione delle remunerazioni corrisposte ai possessori.

Tale assimilazione comporta che i proventi che derivano dal possesso degli strumenti finanziari sono assimilati agli utili che derivano dalle azioni, così come le plusvalenze che emergono seguono il regime del capital gain previsto dagli articoli 67 e 68 del DPR n. 917/86.

Qualora gli strumenti finanziari consentano la partecipazione al capitale o al patrimonio dell’emittente, il capital gain che si origina a seguito della cessione degli strumenti finanziari è attratto a un regime di tassazione differente a seconda della natura dello strumento stesso.

Infatti, le plusvalenze sono assimilate, rispettivamente, a quelle derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate o meno a seconda che risultino superate o meno le soglie previste dall’articolo 67 del DPR n. 917/86, vale a dire una quota del patrimonio dell’emittente superiore al 25%, per le società non quotate, ovvero al 5%, per le società quotate.

Qualora, invece, lo strumento non consenta tale partecipazione al capitale o al patrimonio, stante l’impossibilità di provvedere a individuare una soglia che ne distingua il regime fiscale, le relative plusvalenze hanno sempre natura qualificata“.

CESSIONE DI TITOLI EMESSI ALL’ESTERO

Per le azioni e i titoli emessi all’estero, l’articolo 44, comma 2, lett. b) del DPR n. 917/86 subordina l’assimilazione alle azioni di società residenti al regime fiscale delle relative remunerazioni.

La disposizione, infatti, prevede tale assimilazione qualora i proventi che si originano dal titolo, se corrisposti da una società residente, fossero stati totalmente indeducibili a norma dell’articolo 109, comma 9, del DPR n. 917/86.

Pertanto, i titoli esteri sono assimilati a quelli emessi da società residenti nel solo caso in cui rappresentano partecipazioni al capitale o al patrimonio e la relativa remunerazione è totalmente collegata ai risultati economici della società stessa, di altre società del gruppo o del singolo affare per il quale sono state emesse.

La remunerazione, in altre parole, non deve essere nemmeno in misura minima commisurata a parametri di natura finanziaria, quali tipicamente i tassi di interesse.

Al riguardo, la Circolare n. 52/E/2004  ha precisato che:

  • Per le azioni estere, le quali rappresentano evidentemente una partecipazione al capitale dell’emittente, si rende applicabile la disciplina delle partecipazioni qualificate o non qualificate. A seconda del superamento o meno delle soglie indicate nell’art. 67 comma 1 lett c) del DPR n. 917/86;
  • Gli strumenti finanziari esteri, invece, sono sempre e comunque assimilati alle partecipazioni non qualificate. Posto che l’art. 67 comma 1 lett. c) del DPR n. 917/86 (norma che disciplina le partecipazioni non qualificate) richiama solamente gli strumenti finanziari disciplinati dall’art. 44 comma 2 lett. a) del DPR n. 917/86. Vale a dire quelli emessi da società residenti.

PAESI D’EUROPA CON LA PIU’ BASSA TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN

Di seguito vi forniamo un elenco non esaustivo, dei principali Paesi d’Europa con un basso livello di tassazione dei guadagni derivanti dal Capital Gain.

ANDORRA E TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN

In Andorra l’imposta sul capital gain è del 10%.

L’imposta si riduce sino a zero per chi possiede meno del 25% dell’attività finanziaria venduta.

Questo significa che se vendi le quote di una società e hai meno del 25% di questa società non paghi imposte sul Capital Gain ottenuto.

MALTA E TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN

A Malta non esiste capital gain, ma un’imposta fissa del 12% sul trasferimento dell’attività detenuta.

Nel caso in cui l’attività finanziaria venga ereditata, invece, l’imposta scende fino al 7%.

Ad ogni modo si tratta di livelli accettabili.

Considerati gli altri vantaggi fiscali offerti da Malta questo è un ottimo compromesso.

BULGARIA E TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN

In Bulgaria il capital gain è al 10%, corrisponde con l’imposta sul reddito personale.

Anche in questo caso è tra i più bassi d’Europa.

L’imposta sul capital gain non si paga per le transazioni finanziarie effettuate sui titoli azionari quotati alla borsa bulgara.

UNGHERIA E TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN

L’imposta sul capital gain è del 15%.

Tuttavia, la tassazione scende al 10% se l’asset viene conservato per 3 anni.

L’imposta scende a 0% se si conserva l’asset per 5 anni.

SERBIA E TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN

L’imposta sul capital gain è del 15% per i residenti, ma è del 20% per i non residenti.

Un motivo in più per prendere la residenza permanente serba.

Le imposte complessivamente sono basse e il Paese è in piena crescita.


CAPITAL GAIN: GESTIONE DELLE MINUSVALENZE

A partire dal 2019 la compensazione delle minusvalenze nella determinazione del capital gain è libera. Infatti, sino al 2018 tale compensazione era vincolata alla distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate.

In linea generale, le plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2019 sono soggette a imposta sostitutiva del 26%. Questo indipendentemente dalla natura qualificata o meno della partecipazione. Fanno eccezione a questo principio le sole plusvalenze relative a partecipazioni (non quotate) in società a regime fiscale privilegiato. Queste partecipazioni concorrono di regola alla formazione del reddito in misura integrale.

Non cambiano, invece, rispetto al passato, i principi per cui le plusvalenze sono sommate algebricamente alle minusvalenze. Se emerge una minusvalenza netta, questa può essere portata a deduzione delle plusvalenze realizzate nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il quarto.

Sino al 2018, esistono in sostanza tre “masse” distinte di plusvalenze, relative:

  • A partecipazioni non qualificate e ai redditi di cui alle lettere da c-ter) a c-quinquies)dell’articolo 67 comma 1 del TUIR, da dichiarare nelle sezioni I e II del quadro RT;
  • Alle partecipazioni qualificate, da dichiarare nella sezione III del quadro RT;
  • Alle partecipazioni, di qualsiasi entità, in società a regime fiscale privilegiato, da dichiarare nella sezione IV.

La distinzione ha effetto anche ai fini della compensazione delle minusvalenze. Pertanto, ancora per il 2018 dalle plusvalenze relative alla prima massa non possono essere dedotte le minusvalenze relative alle altre due. Lo stesso avviene per le plusvalenze relative alla seconda e alla terza massa, dalle quali possono essere scomputate solo le minusvalenze relative rispettivamente alla seconda e alla terza massa.

UNICA MASSA DI MINUSVALENZE DAL 2019

Con la riscrittura dell’articolo 68 comma 5 del TUIR viene, invece, a esistenza una unica “massa”, formata da tutte le partecipazioni qualificate e non qualificate (ricomprendendosi tra le seconde anche le attività che generano i redditi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera da c-ter) a c-quinquies) del TUIR).

Rimane separata la “massa” delle partecipazioni in società estere a regime fiscale privilegiato. Le minusvalenze di queste partecipazioni possono solo andare a compensazione delle plusvalenze di analoga natura.

Per effetto delle modifiche in commento è, quindi, possibile compensare una plusvalenza realizzata su una partecipazione qualificata con una minusvalenza realizzata su una partecipazione non qualificata (così come una perdita su obbligazioni o su titoli di Stato), e viceversa, opzione che, invece, non era praticabile nel previgente regime.

La pianificazione fiscale sui redditi di natura finanziaria per il 2019 deve, quindi, necessariamente tenere conto di queste nuove prospettive.

QUADRO RT DEL MODELLO REDDITI: LE MINUSVALENZE

Le modifiche in commento trovano una conferma nella struttura del quadro RT dei modelli REDDITI 2019 e nelle relative istruzioni.

Il quadro è immutato, e continua a prevedere la distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate (le persone fisiche e le società semplici, infatti, avendo per definizione periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, per il 2018 applicano ancora le vecchie regole).

Tuttavia, a pagina 3 delle istruzioni del modello REDDITI SC si evidenzia che nella sezione II del quadro RT (storicamente riservata alle plusvalenze “non qualificate”, essendo finalizzata alla liquidazione dell’imposta sostitutiva del 26%) è possibile dichiarare anche le plusvalenze “qualificate”, se realizzate dal 1° gennaio 2019.

Il quadro RT del modello REDDITI SC è riservato alle società non residenti senza stabile organizzazione, che realizzano plusvalenze determinate secondo il regime dei redditi diversi e che possono avere periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, ma la formulazione delle istruzioni è indice chiaro del fatto che, dal 2019, si verifica questa “commistione” (essendo queste plusvalenze qualificate sommate algebricamente ai minori valori delle partecipazioni non qualificate).

DEDUZIONE INCROCIATA PER LE PERDITE PREGRESSE

Il principio dovrebbe valere anche per le minusvalenze pregresse, senza alcuna differenza tra quelle che rientrano nei due comparti oggi distinti e separati.

Non è possibile confermare questa conclusione basandosi sui modelli dichiarativi, in quanto il modello REDDITI SC non ha istruzioni proprie per i quadri delle società non residenti, rimandando invece a quelle dei singoli quadri dei soggetti IRPEF (residenti), e queste ultime continuano a prevedere (come è logico che sia, essendo “tarate” sul 2018 solare) il divieto di compensazioni incrociate con le minusvalenze pregresse.

Si ritiene comunque che, stante l’unicità della massa di plusvalenze dal 2019, anche le minusvalenze pregresse debbano formare una massa unica. Questo in quanto una soluzione diversa comporterebbe la preclusione all’utilizzo delle minusvalenze su partecipazioni qualificate, con una lesione del principio di capacità contributiva che informa, in senso generale, il principio del riporto delle perdite.


TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN: CONSULENZA FISCALE

In questo articolo ho cercato di riassumere i principali elementi che regolano la tassazione del Capital Gain in Italia.

Come avrai notato la normativa è soggetta a varie modifiche nel tempo, e non è di semplice e pratica applicazione.

L’individuazione delle fattispecie che determinano l’applicazione della tassazione per i guadagni di capitale devono essere analizzate con attenzione.

Per questo motivo ti consiglio sempre di valutare la situazione con l’ausilio di un dottore Commercialista esperto in questo ambito.

Se hai dubbi sull’applicazione della tassazione sul Capital Gain, contattami!

Potrai spiegarmi in dettaglio la tua situazione e riceverai un preventivo per ricevere la mia consulenza e risolvere il tuo problema. Non aspettare, Pianificare correttamente la tua fiscalità ti far risparmiare rispetto a dover intervenire a posteriori per correggere eventuali errori.

 

17 COMMENTS

  1. Qualcuno che chiami il proprio sito “FiscoMANIA” a mio modo di vedere non è sano di mente…..
    Hey!!
    Stavo scherzando….
    Siete davvero bravi: pur operando in un settore così ostico riuscite a fornire nozioni tecniche in un linguaggio comprensibile….
    COMPLIMENTI!!! da parte di un vecchio commercialista, così vecchio che è ancora fissato con la BeatlesMania 🙂

     
  2. Grazie dei complimenti Maurizio. Detti da un collega valgono doppio. L’obiettivo è fornire informazioni utili e comprensibili, differenziandosi dagli altri.

     
  3. vorrei sapere se la donazione di azioni italiane con prezzo di carico ad organizzazioni no profit certificate provoca il pagamento di capital gain

     
  4. La donazione di azioni non genera l’emersione di plusvalenze tassabili, ma eventualmente è dovuta l’imposta di successione.

     
  5. Grazie della sollecita risposta. Tuttavia mi pare divergentre rispetto al paragrafo “……Affinchè si relaizzi captal gain la cessione degli strumenti finanziari deve avvenire a titolo oneroso…..”Forse non ho spiegato bene il quesito: se io dono es. 1000 azioni eni, con prezzo di carico a 10 euro, ad una associazione tipo Aism, Ail, Telethon ecc, e al momento della donazione il prezzo è 12, detta associazione per accettare il dono deve pagare, o scalare dal lascito, il 26% su 2 euro?
    Io sostengo che nulla deve; l’associazione iscriverà il prezzo di carico confacente al momento dell’accettazione del lascito e pagherà il cg se e quando venderà autonomamente detti titoli generando plusvalenze. Ciò detto poichè pagare un cg virtuale al trasferimento, quando magari nel lascito vi è la servitù di non vendere il medesimo in perpetuo ma trattenerlo a reddito con i dividendi, risulterebbe ingrato per il ricevente.
    Cosa sbaglio in questo mio ragionamento? Grazie.

     
  6. Domanda: se per la tassazione dei capital gain si sceglie il regime della dichiarazione, e siamo nel caso di persone fisiche (non in regime di impresa) la imposta del 26% può essere compensata con deduzioni/detrazioni per oneri come quelli delle spese sanitarie oppure solo con minusvalenze di redditi da capitale?

     
  7. Assolutamente no. Trattasi di imposta sostitutiva, e non di Irpef. Non ci sono detrazioni di imposta.

     
  8. Buongiorno, i proventi derivanti da peer to peer lending percepiti tramite la piattaforma spagnola Housers come devono essere dichiarati e tassati?per il 2017 Housers non fa da sostituto di imposta per il 2018 si con ritenuta spagnola al 19%.grazie

     
  9. Si tratta di elementi che devono essere tenuti in considerazione sia per la tassazione che per il monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere.

     
  10. Quale è la tassazione applicabile su una plusvalenza derivante dalla cessione di quote qualificate di società lussemburghese da parte di una srl italiana avvenuta a dicembre 2017 e in quale quadro dell’Unico 2018 va inserita. Grazie

     
  11. In regime di reddito di impresa la plusvalenza concorre a formare reddito imponibile ai fini IRES e IRAP.

     
  12. Ma non c’è l’abbattimento del 95% dell’imponibilità per le società di capitali?
    Grazie

     
  13. scusi potrei avere un informazione se uno fa un investimento su un trading on line in GRAND BRETAGNA
    questa societa non possiede un banca in italia lavora con i bitcoin e valuta, se risce ad avere una plus valenza le tasse deve pagarle prima a loro

     
  14. Buongiorno,
    sono amministratore unico di una srl che nel corso del 2018 ha conseguito degli interessi attivi sull’investimento/disinvestimento di titoli negoziati sui mercati azionari.
    Premesso che abbiamo regolarmente subito la ritenuta al 26%, devo assoggettare questo ricavo finanziario all’IRES ed all’IRAP defalcando le ritenute subite?
    Se no, devo estrapolare gli interessi attivi dal reddito di bilancio?

     

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