Contributi pensione versati all’estero: riscatto o totalizzazione

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Le pensioni in regime internazionale: la tutela previdenziale del lavoratore che ha versato contributi pensione all’estero. Riscatto o totalizzazione dei contributi esteri versati per consentire la pensione al lavoratore che ha versato contributi anche in altri Paesi. La nostra guida alla normativa internazionale in tema di sicurezza sociale e previdenziale del lavoratore.

La mobilità lavorativa è ormai un elemento che contraddistingue la nostra epoca, per tutti i settori lavorativi.

Con la globalizzazione dei mercati e la delocalizzazione delle imprese, sempre più lavoratori si trovano ad effettuare periodi più o meno lunghi di lavoro all’estero.

Un aspetto che solitamente influisce sulla scelta di una migrazione lavorativa all’estero è legato alla previdenza.

Mi riferisco alla possibilità per il lavoratore che migra all’estero di poter ricongiungere i contributi pensione versati in altri Paesi.

Sono sicuro che anche tu stai riflettendo su questo aspetto, soprattutto se ti hanno appena fatto un’offerta lavorativa dall’estero.

Ho deciso di dedicare questo articolo ad approfondire questo argomento che è davvero importante. La possibilità di ricongiungere o totalizzare i contributi esteri è importante.

Devi sicuramente rivolgerti all’INPS italiana, ma ti consiglio di leggere questo articolo frutto della mia esperienza sul campo.

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CONTRIBUTI PENSIONE VERSATI ALL’ESTERO E PRINCIPIO DI TERRITORIALITÀ

Effettuare un’attività di lavoro dipendente all’estero porta con se dei risvolti sia fiscali.

Si tratta di aspetti che ho precedentemente affrontato in questo contributo: “Lavoro dipendente all’estero: la tassazione in Italia“.

Il principio fondamentale su cui si basa la normativa da applicare è quello della territorialità.

In particolare, secondo tale principio, la legge deve applicarsi nel luogo ove avviene la prestazione lavorativa. Questo indipendentemente dalla provenienza del lavoratore.

Seguendo questo principio in modo apodittico, il lavoratore residente in Italia, non avrebbe stimoli a trasferirsi all’estero per lavoro. Questo in quanto si verrebbe a trovare privo della tutela previdenziale italiana.

Tuttavia, lo sviluppo del mercato del lavoro, sia in ambito europeo che globale ha permesso il superamento, in alcuni casi, del principio di territorialità.

La stipulazione di trattati o accordi internazionali in materia di sicurezza sociale e previdenziale hanno determinato il superamento del principio di territorialità.

Questo si è reso possibile con i Paesi CEE e con altri Paesi legati all’Italia da interessi economici di reciprocità.

Secondo tale premessa, si rende evidente che, qualora non ci fossero deroghe al principio generale, il lavoratore residente in Italia, non avrebbe particolari stimoli a varcare il confine nazionale per motivi di lavoro. In quanto si verrebbe a trovare privo della tutela, a lui data in loco, dalla Legislazione sociale italiana.

Quindi, i lavoratori italiani che, durante la loro vita lavorativa, hanno maturato posizioni assicurative presso Enti pubblici gestori dell’assicurazione previdenziale in Paesi stranieri possono essere agevolati.

In pratica vi è la possibilità, a determinate condizioni, di conseguire il diritto ad una pensione unica utilizzando i contributi versati nei diversi Stati.

Vediamo come è possibile ottenere questo obiettivo.

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CONTRIBUTI PENSIONE ALL’ESTERO: GLI ACCORDI INTERNAZIONALI

La possibilità di derogare al principio di territorialità è garantita dai Regolamenti Comunitari, per quanto riguarda l’ambito degli Stati europei contraenti.

nei confronti di alcuni Paesi extracomunitari, tale possibilità deriva da apposite convenzioni bilaterali stipulate con gli stessi.

Questi accordi internazionali mirano, infatti, a garantire ai lavoratori migranti la stessa tutela previdenziale e pensionistica prevista dalle singole legislazioni nazionali. Ovvero la tutela riconosciuta per i soggetti che hanno sempre lavorato nello stesso Stato.

Tale risultato si realizza, soprattutto, mediante l’applicazione la cosiddetta “totalizzazione dei periodi assicurativi”, legata ai contributi pensione versati all’estero.

Di norma, infatti, in ambito internazionale non esiste la possibilità del trasferimento dei contributi da uno Stato all’altro. E nemmeno la ricongiunzione delle varie posizioni assicurative (salvo pochi accordi particolari).



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ACCORDI BILATERIALI DELL’ITALIA SULLA SICUREZZA SOCIALE

Soprattutto negli ultimi anni i vari Stati si sono resi disponibili a disciplinare ed armonizzare sul piano giuridico e previdenziale accordi vincolanti sul piano sociale e previdenziale.

Indubbiamente l’obiettivo di questi accordi è di venire incontro ai fenomeni migratori in ambito lavorativo.

Lo strumento giuridico utilizzato dai vari Stati è quello degli Accordi Bilaterali (o trattati) in materia di sicurezza sociale.

La Commissione Europea, incoraggia una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per il coordinamento con gli Stati terzi in materia di sicurezza sociale.

Per questo ha pubblicato un documento sulla dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale nell’Unione europea:

L’Italia, a partire dagli anni Settanta, ha stipulato una serie di accordi bilaterali con i Paesi di emigrazione a tutela della circolazione dei lavoratori suoi cittadini.

Essi sono fondati sul rispetto della non discriminazione e sulla garanzia di parità di trattamento di lavoratori e pensionati. In modo tale da coordinare le legislazioni degli Stati contraenti e di equiparare i territori nazionali perché la migrazione non comporti la perdita di diritti in materia previdenziale.

Attualmente sono in vigore accordi in materia di sicurezza sociale tra l’Italia e i seguenti Paesi:
  • Argentina;
  • Australia;
  • Brasile;
  • Canada;
  • Capo Verde;
  • Israele;
  • Jersey;
  • Principato di Monaco;
  • Jugoslavia, Bosnia, Macedonia, Serbia, Montenegro;
  • Stati Uniti;
  • Tunisia;
  • Uruguay;
  • Città del Vaticano;
  • Venezuela.

APPLICAZIONE DEGLI ACCORDI BILATERIALI SULLA SICUREZZA SOCIALE

In generale questi accordi sono applicabili ai cittadini degli Stati contraenti.

Tuttavia, nel caso di Argentina, Canada, San Marino, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela gli accordi stabiliscono che non è necessario essere cittadini di uno dei due Stati contraenti. Nel caso è sufficiente essere assoggettati alle gestioni previdenziali in entrambi i Paesi.

Le prestazioni erogate sulla base di questi accordi includono i seguenti ambiti assicurativi:

  • Vecchiaia, superstiti e invalidità;
  • Infortuni sul lavoro e malattie professionali;
  • Assegni familiari;
  • Malattia e maternità;
  • Disoccupazione.

L’importo della pensione viene determinato dal singolo Paese in base al proprio sistema di calcolo dei contributi e in proporzione ai periodi assicurativi maturati ai sensi della normativa interna.

In generale, questi accordi disciplinano la sicurezza sociale secondo i seguenti principi:

  • Possibilità per il cittadino straniero di lavorare in Italia, pur rimanendo sotto la competenza normativa in materia di sicurezza sociale del proprio Paese di origine. Questo in deroga al principio della territorialità dell’obbligo contributivo.
  • Garanzia di trattamento equo all’interno del sistema dello Stato ospitante in riferimento a particolari prestazioni. Ovvero l’uguaglianza di trattamento è valida per i contributi pensionistici di ambito di applicazione dell’accordo. Restando ferme le restrizioni sulle prestazioni di natura assistenziale (cioè non basate sui contributi versati).
  • Esportabilità delle prestazioni di sicurezza sociale, per evitare la doppia imposizione fiscale. Norma che prevede la tassabilità della pensione nel solo Paese di residenza.
  • Ulteriori previsioni per un migliore coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, ispirate ai principi enunciati dalla Commissione europea.

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CONTRIBUTI PENSIONE VERSATI ALL’ESTERO: TOTALIZZAZIONE CONTRIBUTIVA

Attraverso la totalizzazione dei periodi assicurativi è possibile, per il lavoratore, perfezionare il diritto alle varie prestazioni previdenziali previste nei vari Stati oggetto dell’accordo.

Questo utilizzando periodi contributivi compiuti in un altro Stato estero (in caso di totalizzazione semplice), oppure degli altri Stati contraenti (in caso di totalizzazione multipla).

Attraverso la totalizzazione contributiva i lavoratori possono valorizzare i contributi accreditati in Paesi esteri.

I periodi di assicurazione, di attività subordinata, autonoma o di residenza maturati in uno Stato contraente l’accordo possono essere sommati a quelli perfezionati in un altro Stato membro.

Questo nella misura necessaria per conseguire la pensione. Tuttavia, a condizione che questi periodi non siano sovrapposti e che, nell’ambito dello Stato che concede la pensione, i contributi accreditati siano superiori ad un anno.

La totalizzazione dei periodi assicurativi ad oggi è può essere utilizzata da tutti i lavoratori che operano nei Paesi della Comunità Europea, oltre alla Svizzera e alla Croazia.

ESEMPIO DI POSIZIONE IN TOTALIZZAZIONE CONTRIBUTIVA

Per capire meglio pensa al caso di un lavoratore che ha lavorato in Italia solo per un periodo della sua vita e poi si è trasferito in uno Stato dell’Unione Europea per un altro periodo.

Ad esempio mettiamo caso che un lavoratore abbia versato in Italia 15 anni di contributi e in Francia altri 20 e al compimento dell’età richiesta voglia accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia.

Se non esistesse la totalizzazione contributiva il lavoratore non avrebbe la possibilità di accedere alla pensione.

Questo perché non avrebbe raggiunto il requisito contributivo minimo di 20 anni di lavoro nella gestione previdenziale italiana.

Vediamo in concreto come funziona la totalizzazione contributiva.

PRINCIPIO DI TERRITORIALITÀ E TOTALIZZAZIONE CONTRIBUTIVA

Il principio di territorialità prevede che il lavoratore trasferito all’estero debba essere iscritto presso gli Istituti e gli Enti di previdenza e assistenza del Paese estero, presso il quale svolge la propria attività lavorativa.

Questo comporta che il lavoratore, in alcuni casi, specialmente se è un lavoratore itinerante, potrebbe anche non raggiungere mai in nessuno Stato, il requisito minimo per ottenere il trattamento pensionistico.

Questo perché i contributi pensione versati sono insufficienti.

Al fine di agevolare il lavoratore itinerante gli accordi internazionali prevedono alcune deroghe al principio di territorialità.

Deroghe, come ad esempio il distacco del lavoratore o la proroga del riscatto, periodi nei quali il lavoratore rimane iscritto presso gli Istituti originari.

Oppure il criterio della totalizzazione dei periodi assicurativi. Criterio che consiste nel considerare in modo fittizio i periodi di lavoro prestati in altri Stati che da soli non darebbero luogo ad alcuna prestazione.

Attraverso la totalizzazione si effettua una somma dei periodi assicurativi in modo fittizio.

In questo modo a differenza degli istituti del trasferimento e della ricongiunzione, i contributi pensione rimangono acquisiti negli Istituti ed Enti esteri, dove a suo tempo erano stati versati.

TOTALIZZAZIONE DEI CONTRIBUTI PENSIONE MINIMI

Al fine di procedere alla totalizzazione contributiva è indispensabile che il lavoratore abbia maturato dei periodi di assicurazione presso gli Stati contraenti l’accordo.

Attraverso la totalizzazione contributiva il lavoratore ha la facoltà di sommare i contributi maturati dalla gestione previdenziale estera con quelli presenti nella gestione previdenziale dell’altro stato contraente.

Ogni singolo trattato o accordo disciplina la diversa durata dei periodi per i quali è possibile procedere alla totalizzazione dei periodi assicurativi.

Più precisamente, è previsto:

  • Un periodo minimo di 52 settimane per gli Stati nei cui confronti si applica la normativa comunitaria (Paesi UE, SEE e Svizzera). nonché per Argentina, Australia, Repubblica di Capoverde, Croazia, Repubblica di San Marino, Stati Uniti d’America, Tunisia, Turchia, Vaticano, Venezuela;
  • Un periodo minimo di 1 settimana per il Brasile, Jersey e Isole del Canale, Uruguay, Bosnia Erzegovina, Serbia-Montenegro e Macedonia;
  • Infine, un periodo minimo di 53 settimane per Canada – Quebec e Principato di Monaco.

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI UTILI ALLA TOTALIZZAZIONE CONTRIBUTIVA

I contributi utili sono:

  • Quelli obbligatori (lavoro dipendente o autonomo);
  • quelli volontari;
  • I contributi figurativi (servizio militare, malattia, maternità, cassa integrazione guadagni, disoccupazione, mobilità, ecc.);
  • I contributi da riscatto (corso legale di laurea, attività svolta in Paesi non convenzionati con l’Italia, etc.).

Per la liquidazione della pensione a carico delle gestioni previdenziali italiane valgono le medesime regole previste per la generalità degli assicurati.

E’ necessario raggiungere i requisiti anagrafici e contributivi previsti per la pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata stabiliti dalla Legge. Questo oltre che gli eventuali altri requisiti per la maturazione del diritto a pensione.

La totalizzazione contributiva dei contributi pensione non opera quando il lavoratore ha maturato nello Stato estero i requisiti previsti per la pensione.

ACCORDI DI TOTALIZZAZIONE IN ESSERE CON L’ITALIA

L’Italia ha stipulato Convenzioni internazionali, che permettono la totalizzazione dei periodi assicurativi, con i Paesi:

Argentina; Australia; Bosnia-Erzegovina; Brasile; Canada e Quebec; Capoverde; Croazia; Jersey e Isole del Canale; Serbia-Montenegro; Macedonia; Principato Di Monaco; San Marino; Stati Uniti d’America; Tunisia; Turchia; Uruguay; Vaticano; Venezuela.

Possibilità di totalizzare esiste anche con gli Stati membri dell’Unione Europea, gli Stati parte dello Spazio Economico Europeo (Islanda, Norvegia e Liechtenstein) e la Svizzera.

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CONTRIBUTI PENSIONE VERSATI ALL’ESTERO: TOTALIZZAZIONE MULTIPLA

E’ possibile effettuare la totalizzazione contributiva, valida ai soli fini pensionistici, anche con periodi di lavoro effettuati in vari Stati, che abbiano firmato tra loro accordi in ambito previdenziale.

Infatti, in questi casi, attraverso l’applicazione della totalizzazione contributiva multipla è possibile conseguire un diritto alla pensione per periodi contributivi prestati in Stati esteri.

Si tratta di Paesi non legati tra loro da un acconto previdenziale multilaterale.

Caratteristica della totalizzazione sta nel fatto che non vi è un trasferimento dei contributi da un Paese all’altro, dato che questi restano accreditati nei rispettivi regimi previdenziali.

I singoli Stati saranno quindi debitori solo della prestazione relativa ai contributi versati nei propri sistemi previdenziali.

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CONTRIBUTI PENSIONE VERSATI ALL’ESTERO: CALCOLO DELLA PENSIONE

A questo punto è fondamentale capire come si determina la pensione del lavoratore nel caso in cui ci si avvalga della totalizzazione dei periodi contributivi.

Il calcolo della pensione, in questi casi, avviene attraverso il meccanismo del pro-rata temporis.

In pratica, è necessario procedere preliminarmente alla totalizzazione di tutti i periodi contributivi risultanti in favore del richiedente accreditati presso tutte le istituzioni degli Stati interessati.

Successivamente è necessario andare a ridurre proporzionalmente l’importo della prestazione previdenziale virtuale sulla base del rapporto tra:

la durata totale dei periodi di assicurazione compiuti in Italia ed il totale dei periodi esteri

In pratica, ogni Stato contraente si accolla, sotto un punto di vista finanziario, solo quella parte di prestazioni previdenziali che corrispondono alle contribuzioni versate in detto Stato.

Nel caso in cui, tuttavia, la prestazione calcolata con il metodo nazionale risultasse più favorevole rispetto a quella maturata con il pro-rata temporis verrà accordata al contribuente la prestazione a lui più favorevole

Gli accordi internazionali in ambito comunitario stabiliscono, infatti, che l’interessato ha diritto a percepire, dall’istituzione competente di ciascuno Stato membro, l’importo più elevato tra:

  • Quello derivante dal calcolo effettuato sulla base della sola legislazione nazionale (pensione autonoma) e
  • Quello risultante  dal calcolo effettuato secondo le regole del pro-rata.  

LA DOMANDA DI PENSIONE

La domanda di pensione deve presentata all’Istituzione competente (per l’Italia, l’INPS) dello Stato in cui il richiedente risiede.

La domanda di pensione è valida, a tutti gli effetti, anche per gli altri Stati in cui l’interessato ha lavorato.

E’ compito dell’Ente del Paese di residenza segnalare agli Enti previdenziali competenti degli altri Paesi membri, in cui l’interessato ha lavorato, la richiesta presentata dal lavoratore.

La domanda di pensione è comunque valida anche se il lavoratore non la presenta nello Stato di residenza; ciò può causare, peraltro, un allungamento dei tempi nella trattazione della pratica.

Sui moduli di domanda, da ritirare presso l’INPS se si tratta di residenti in Italia o presso l’Istituzione competente del Paese estero di residenza, occorre indicare le informazioni anagrafiche. Ma quelle relative all’attività lavorativa svolta nei diversi Stati e tutti gli altri dati necessari al calcolo della pensione.



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CONTRIBUTI PENSIONE VERSATI ALL’ESTERO: IL RISCATTO

Come abbiamo visto sinora, se esiste una convenzione sulla sicurezza sociale e previdenziale in generale il lavoratore potrà totalizzare i contributi accreditati nella gestione estera secondo le modalità indicate nella Convenzione stessa.

In caso contrario il lavoratore potrà maturare la pensione in base alle regole vigenti nello Stato convenzionato e chiedere il riscatto oneroso per far valere quei periodi ai fini del diritto alla pensione in Italia.

lavoratori dipendenti pertanto possono presentare la domanda di riscatto del lavoro prestato all’estero senza alcune limite temporale. Essi possono farlo anche dopo la concessione di un trattamento pensionistico da parte dell’Inps.

La richiesta di versamento per l’accredito di contributi da riscatto può essere effettuata anche per coprire parzialmente il periodo durante il quale vi è stata omissione contributiva. 

Quindi solo le settimane necessarie per il perfezionamento dei propri requisiti per l’accesso alla pensione, in Italia ovviamente.

contributi omessi possono essere accreditati solo dopo il pagamento di un onere di riscatto e sono utili per il diritto e per la misura di tutte le pensioni.

CONTRIBUTI PENSIONE: LA DOMANDA DI RISCATTO

Il riscatto dei contributi esteri può essere richiesto dal lavoratore che al momento della domanda sia cittadino italiano, anche se durante i periodi di lavoro all’estero aveva la cittadinanza straniera.

Inoltre la richiesta può essere effettuata anche se il richiedente non risulta assicurato presso l’Inps. Oltre ai lavoratori, può essere chiesto il riscatto dei contributi anche dai superstiti.

La domanda deve essere presentata alla sede Inps territorialmente competente per residenza, compilando il mod. RE1 appositamente predisposto.

Per quanto riguarda la documentazione, la prima cosa da presentare è il certificato di cittadinanza italiana. Successivamente la documentazione utile a provare l’effettiva esistenza del rapporto di lavoro svolto all’estero.

Il problema più importante è quello della data certa.

La documentazione deve essere redatta con data relativa allo svolgimento del rapporto di lavoro.

Si può presentare anche in epoca successiva alla ma non alla domanda di costituzione del riscatto. La condizione per la validità è che non sussistano elementi dai quali si rilevi che tale documentazione è stata costituita allo specifico scopo di usufruire della facoltà di riscatto.

CONTRIBUTI PENSIONE: VALUTAZIONE DEL COSTO DEL RISCATTO

La valutazione più importante per il lavoratore è la stima del costo del riscatto.

Nel caso del riscatto dei periodi di lavoro all’esterno, l’ammontare dell’onere di riscatto è determinato sulla differenza tra:

  • L’importo della pensione che spetterebbe al richiedente sulla base dei contributi complessivamente accreditati, compresi quelli oggetti di riscatto,
  • L’importo della pensione determinato sulla base della contribuzione effettivamente accreditata nel fondo in cui si chiede il riscatto.

Il valore dell’onere è determinato applicando l’aliquota contributiva in vigore alla data di presentazione della domanda di riscatto. Questo nella misura prevista per il versamento della contribuzione obbligatoria dovuta nella gestione pensionistica dove viene effettuato il riscatto.

Inoltre varia in relazione all’età e al sesso del lavoratore, alla retribuzione percepita all’atto della domanda, al numero delle settimane riscattate e all’anzianità contributiva maturata con i contributi versati regolarmente. Varia altresì se il richiedente è già titolare di pensione.

 

154 COMMENTS

  1. Salve Karina, non siamo in grado di fornirle risposte ufficiali, perché l’unico ente che può farlo è l’INPS. Le consiglio di prendere appuntamento e ottenere risposte da loro.

     
  2. Buongiorno. 54 anni, sto rientrando in Italia dopo 15 mesi di lavoro dipendente in Argentina con iscrizione AIRE. Quali sono gli adempimenti obbligatori e/o suggeriti, ai fini pensionistici, per non perdere diritti futuri?
    Tutti i precedenti contributi pensionistici (e suppongo anche i futuri) sono INPS.
    Grazie e cordiali saluti.

     
  3. Attualmente può fare poco, quando avrà raggiunto i requisiti pensionistici in Italia potrà chiedere totalizzazione o riscatto tramite l’Inps.

     
  4. Buongiorno, sono nato nel mese di novembre del 1952.Ho lavorato 5 anni dal 1970 al 1976 in Germania e attualmente sto percependo una pensione tedesca di anzianità. Dal 15/09/1978 a tutt’oogi lavoro presso un comune. Ho fatto richiesta all’INPS ex Gestione INPDAP di pensione di anzianità con la totalizzazione a decorrere dal 01/01/2019 avendo già maturato anni 40 e mesi tre di contribuzione in italia.Ii calcolo della mia futura pensione sarà fatto con il sistema retributivo considerato che nel 1995 avevo già maturato 18 anni di contribuzione con la totalizzazione estera. Cordiali Saluti

     
  5. con interesse leggo Santo Anzalone. Io del 1954. Per accordi bilaterali le due pensioni sono da tassare separatamente nei rispettivi stati? Con contributi esteri (5 anni 31 settimane) anch’io ho accumulato abbondantemente più di 18 anni entro fine 1995. Una complicazione in più — la mia decisione di pagare contributi volontari all’estero per accedere alla loro pensione della vecchiaia … come verrebbe trattati tali anni di contributi volontari? L’Italia prende in considerazione solo il periodo di quei contributi esteri accumulati prima della mia residenza, e addirittura, permanenza in Italia?
    grazie

     
  6. Sto aiutando un ex collega nato nel 1946 in Francia e li residente.
    Lui percepisce la pensione francese ma ha lavorato dal 1988 al 1995 in Italia come dirigente come fa a richiedere il riscatto o il pagamento di una pensione dall’Italia.
    Deve fare una domanda o deve riscattarli?

     
  7. La cosa migliore è quella di contattare l’Inps in modo che possa analizzare la situazione di questa persona, per valutare l’opzione migliore tra totalizzazione o riscatto. La pratica deve essere fatta comunque tramite l’Inps.

     
  8. lavoro in italia da 31 anni , se dovessi trasferirmi in brasile prima dell eta pensionabile , come posso ottenere la mia pensione in italia ? lavorando in Brasile posso ” cumulare ” gli anni lavorati nei due stati ? se si come ?
    grazie

     
  9. Salve Giorgio, per rispondere alla sua domanda occorre verificare se vi è una convenzione in ambito previdenziale tra Italia e Brasile e verificare cosa vi è indicato. Consiglio di effettuare un passaggio con l’INPS per avere info più dettagliate sull’argomento.

     
  10. Buonasera,

    sono attualmente impiegato in Svizzera dal 1^ marzo 2018. Purtroppo verrà soppressa la mia funzione e verrò licenziato.

    Ai fini della Totalizzazione dei contributi pensione minimi, fino a quando dovrò essere in forze? Per arrivare alle 52 settimane dovrei rimanere fino al 28/02/19? I periodi ferie e malattia sono esclusi o inclusi nelle 52 settimane?

    VI ringrazio.

     
  11. I periodi di ferie e malattia sono inclusi, ma le consiglio comunque di fare un passaggio con l’INPS per avere conferme e ragguagli precisi.

     
  12. Buonasera,
    ho lavorato 3 anni in Inghilterra (1984-1987). Ho iniziato a lavorare a 18 anni, ora ne ho 53 pertanto
    ho versato 3 anni di contributi all’estero e altri 32 in Italia.
    Cosa mi conviene fare, attendere e fare poi la richiesta per la totalizzazione all’Inps o farlo subito.
    Grazie
    RC

     
  13. Salve Renato, il mio consiglio è quello di contattare l’INPS per avere un ragguaglio da parte loro, e fare la richiesta di totalizzazione non appena possibile.

     
  14. Salve, complimeti per l’articolo.

    Sto valutando di accettare una proposta di lavoro all’estero (UK) come dipendente, ma non credo di restare li a vita.
    Ora al di là delle incertezze legate alla Brexit, per non perdere i contributi che andrei a versare (sia sotto i punto di vista del calcolo dell’età pensinabile che sotto il punto di vista meramente economico), per quanto tempo dovrei lavorare in UK? Leggo qui 52 settimane, mentre su altri articoli 10 anni.

    A me interessa che i contributi che andrei a versare siano al contempo:
    – calcolati per il raggiungimento dell’età pensionabile;
    – che siano presi in considerazione per il calcolo dell’ammontare totale dei contributi.

    Come leggo qui e sul sole24ore ogni stato pagherà la propria quota di pensione, ma ho letto anche che in UK questa viene versata solo dopo 10 anni di contribuzione in loco.

    Ho 30 anni, lavorato in Asia, in Italia ed ora sto per trasferirmi in UK, vorrei che dopo tanti sforzi non avere una pensione da fame.

    Grazie dell’aiuto che potrete darmi

     
  15. Salve Mario, fino a quando non avrà raggiunto in uno Stato i requisiti pensionistici non potrà chiedere totalizzazioni con contributi versati in altri Stati. Continuare a trasferirsi in Stati diversi non aiuterà da questo punto di vista. Serve uno Stato di riferimento, se i contributi si disperdono su più stati è impossibile ricongiungerli. Anche perché ricongiunzioni plurime è molto difficile che siano ammesse in Italia. Per maggiori info può vedere il sito dell’INPS.

     
  16. Buongiorno Federico,
    nel mio caso mi sto trasferendo in Romania per lavoro , Amministratore di azienda ,e sicuramente prevedo un periodo di permanenza superiore a 5 anni , per cui sto procedendo per richiedere a fronte dell’assunzione , anche la residenza , che dovrebbe formalizzarsi ufficialmente dopo sei mesi di prestazione di servizio presso il Paese lavorativo. Volevo chiederTi gentilmente se quanto hai riportato nel tuo articolo sia valido anche per questo Paese o piuttosto ci siano eccezioni riguardo al pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali. Infine volevo chiederTi se l’azienda del capogruppo Italiana , qualora mi versasse una quota annuale destinata come versamento volontario in mio favore per gli aspetti contributivi, può erogarlo sebbene io sia assunto in Romania?Grazie .

     
  17. Salve Antonio, le imposte dipendono dalla residenza fiscale, quindi deve prestare attenzione a fare correttamente il trasferimento di residenza in Romania. Per gli aspetti previdenziali occorre fare una valutazione per capire in quale Stato potrebbe ottenere prima i requisiti pensionistici, e in quel momento chiedere la totalizzazione dei contributi esteri. La capogruppo italiana può sicuramente versarle contributi all’estero.

     
  18. Buongiorno Sig. Migliorini
    in merito a QUOTA 100 sa dirmi se i periodi di contribuzione all’estero (Svizzera per la precisione) possono essere cumulati per arrivare a quota 38 necessaria?
    Nella circolare INPS di riferimento, francamente non si evince molto.
    La ringrazio in anticipo.

     
  19. Salve Michele, i periodi esteri non servono per raggiungere i limiti di contribuzione italiana, ma una volta raggiunti i limiti con i contributi italiani e possibile, se vi sono accordi internazionali, totalizzare i contributi esteri.

     
  20. Gentile Federico,

    Ho vissuto e lavorato in UK per nove anni (2009-2018) e sono da poco rientrata in Italia. Mi consiglia di richiedere la totalizzazione dei contributi esteri prima dell’ufficializzazione della Brexit?
    Inoltre, presso il mio ultimo impiego avevo un fondo pensione che vorrei spostare in Italia, ma al momento mi sembra impossibile farlo senza una tassazione al 40% perché la Gran Bretagna non riconosce alcuna organizzazione italiana (QROPS). Ha qualche suggerimento per il trasferimento dei contributi volontari (e non)?
    Grazie mille per l’aiuto.

     
  21. Salve Rita, per i contributi obbligatori consiglio di chiedere all’INPS, ma fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici in Italia sarà difficile ottenere la totalizzazione con i contributi UK. I contributi al fondo pensione, invece, conviene tenerli in UK e riscattarli da li.

     
  22. Grazie mille, Federico. Per quanto riguarda i contributi al fondo pensione – riscattarli da lì in questo momento oppure al raggiungimento dei requisiti pensionistici in Italia?

    Grazie ancora e buon lavoro

     
  23. Non li riscatterei li lascerei maturare sino a quando non si può ottenere il rimborso del capitale o la rendita vitalizia. Naturalmente dall’Italia deve rispettare la normativa sul monitoraggio fiscale di attività finanziarie estere.

     
  24. Buongiorno Federico, avrei una domanda da farle riguardo mio figlio che ha lavorato a Londra tutto il 2018 12 mesi. Ha 22 anni e pensavamo di riscattare questo anno ora, abbiamo già tradotto tutti i documenti di assunzione, cedolini e fine lavoro. Sono stata dal patronato e dice alla fine quando sarà prossimo alla pensione, l’INPS dice che ci vogliono almeno 3 anni…una giungla. Mi può dare chiarimenti, grazie…prossimamente andranno a Malta 3 anni, figuriamoci. Grazie Saluti

     
  25. Salve Daniela, suo figli non ha alcuna possibilità di riscattare questi contributi adesso, potrà farlo in futuro quando avrà maturato in Italia i requisiti pensionistici, tramite accordi internazionali.

     
  26. Salve, ho lavorato in UK per quasi 7 anni, fino al 2017, ed e’ stato l’inizio della mia carriera lavorativa; sto cercando di capire cosa mi convenga fare, se portare i contributi in Italia (mi sembra di capire passando per Malta perche’ l’Italia non ha accordo diretto con UK?) oppure mantenerli la’ a maturare, pero’ otterrei veramente poco per soli 7 anni, e mi limiterebbe per andare in pensione qua in Italia normalmente. Cosa mi consigliate di fare? a chi mi posso rivolgere come uffici competenti in Italia e/o in UK?

    Grazie!
    Diego

     
  27. Salve Diego, il consiglio che posso darle è capire in quale Paese maturerà prima i requisiti pensionistici e poi ragionare partendo da quel Paese per totalizzare o riscattare i contributi esteri. Per l’Italia consiglio di fare un passaggio con l’INPS.

     
  28. Salve mi chiamo marco . ho lavorato in brasile 12 anni e attualmente 29 anni di lavoro in Italia. a aprile compio 62 anni avrò 62 di età e 41 di contributi .posso aderire alla quota 100.grazie

     
  29. Grazie Federico,

    provero’ a chiedere all’INPS italiana cosa sia possibile fare.
    Sicuramente maturero’ prima i requisiti in Italia, non ho in preventivo di tornare in UK.

    Grazie,
    Diego

     

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