Dividendi: normativa e regime di tassazione

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Come vengono tassati i dividendi percepiti? Quali sono le differenze tra la tassazione dei dividendi per il socio imprenditore e per il socio privato? La quota imponibile di dividendi e plusvalenze aumenta al 58,14% dal 2017, per soggetti non imprenditori (articoli 47 e 68, comma 3 del DPR n. 917/86) e per soggetti imprenditori soggetti a Irpef (articolo 58, comma 2 e 59 del DPR n. 917/86).  

I dividendi rappresentano gli utili derivanti dal possesso di un titolo partecipativo (quota o azione), in soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (soggetti Ires, di cui all’articolo 73, comma 1 del DPR n. 917/86), ed in particolare:

  • Società di capitali ed enti commerciali residenti;
  • Enti non commerciali residenti;
  • Società ed enti non residenti.

La categoria dei dividendi comprende, inoltre, gli utili distribuiti nell’ambito del recesso e dell’esclusione del socio, della riduzione del capitale esuberante e della liqudiazione, anche concorsuale, della società.

L’imposizione fiscale dei dividendi in capo al socio è, tuttavia, differente, a seconda che si tratti, in primo luogo, di persona fisica che agisce “privatamente” o come soggetto imprenditore.

In entrambi i casi, comunque, le due tipologie di contribuente siano accomunate dal principio di cassa.

Ai fini della tassazione, rileva, pertanto, il momento dell’effettivo percepimento (c.d. “principio di cassa“), e non quello della mera maturazione, del dividendo.

Vediamo, di seguito, le modalità di imputazione e di tassazione dei dividendi percepiti da società.


TASSAZIONE DEI DIVIDENDI: NOZIONI GENERALI

Il regime fiscale di tassazione dei dividendi si rinviene dal disposto:

  • Degli articoli 44, 47, 59, e 89 del DPR n. 917/86, i quali ne prevedono la qualificazione ai fini reddituali e la disciplina a seconda della natura giuridica del soggetto percipiente;
  • Degli articoli 27 e 27-bis del DPR n. 600/73, che regolano le ritenute da applicare all’atto della distribuzione degli utili;
  • Dell’articolo 1 del D.M. 2.4.2008 che indica le percentuali di concorso al reddito imponibile dei dividendi percepiti.

Criterio di cassa

Per la generalità dei soggetti d’imposta (compresi, quindi, i soggetti imprenditori), la tassazione dei dividendi avviene secondo il criterio di cassa. Rileva il momento dell’effettiva percezione, indipendentemente dall’eventuale iscrizione in bilancio in un esercizio precedente.

Non assume rilevanza a tal fine, la data nella quale è stata deliberata la distribuzione degli utili.

Imponibilità dei dividendi

Per effetto del combinato disposto dell’articolo 3 e dell’articolo 23 del DPR n. 917/86, i dividendi sono assoggettati a tassazione in Italia:

  • Ogni qual volta il soggetto che li eroga è un soggetto residente (o una stabile organizzazione in Italia di un soggetto non residente). Questo indipendentemente dal fatto che il soggetto che lo percepisce sia residente o meno;
  • Solo quando sono percepiti da un soggetto residente (o da una stabile organizzazione in Italia di un soggetto non residente), se il soggetto che li eroga è non residente.

La tassazione dei dividendi varia a seconda delle caratteristiche del percipiente, ovvero:

  • Se il percipiente è una persona fisica che esercita l’attività imprenditoriale;
  • Se il percipiente è un soggetto “privato“.

Infatti, possiamo avere due distinte fattispecie di tassazione.


TASSAZIONE DEI DIVIDENDI PER IL SOCIO NON IMPRENDITORE

I dividendi percepiti da persone fisiche non imprenditori devono essere assoggettati ad imposizione nella dichiarazione dei redditi.

Questo in presenza di specifiche condizioni e secondo particolari modalità, differenziate in base alla:

  • Qualificazione della partecipazione;
  • Al periodo di formazione degli utili;
  • Ed alla residenza del soggetto che li ha prodotti.

Bisogna distinguere a seconda delle caratteristiche che la partecipazione possiede al momento della riscossione degli utili.

Infatti possiamo avere partecipazioni qualificate e non qualificate.

Partecipazioni qualificate e non

La sussistenza del requisito della qualificazione della quota sociale è riscontrabile, sotto il profilo tributario, dall’articolo 67, comma 1, lettera c) del DPR n. 917/86.

Secondo tale disciplina si considerano partecipazioni qualificate quelle che (a seconda della natura della partecipata), presentano le seguenti caratteristiche:

  • Società aventi titoli negoziati in mercati regolamentati:  
    • Diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiori al 2%;
    • Partecipazione al capitale sociale (oppure al patrimonio) eccedente il 5%;
  • Società non aventi titoli quotati:
    • Diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiori al 20%;
     
    • Partecipazione al capitale sociale (ovvero al patrimonio) eccedente il 25%.

Regimi di tassazione a seconda della qualificazione

La distinzione tra partecipazioni qualificate e non è importante.

Questo perché sulla base di questa distinzione corrispondono due diversi regimi di imposizione fiscale del dividendo percepito:

Dividendi relativi a partecipazioni qualificate

Se gli utili percepiti derivano da partecipazioni qualificate concorrono alla formazione del reddito imponibile complessivo limitatamente al:

  • 49,72% del loro ammontare, per i dividendi percepiti sino al 31.12.2016.
  • 58,14% del loro ammontare, per i dividendi percepiti dal 2017.

Sugli utili non si applica alcuna ritenuta a condizione che sia dichiarata, all’atto della percezione, la presenza dei requisiti di partecipazione qualificata. Di conseguenza gli utili percepiti  devono essere indicati nella dichiarazione annuale dei redditi.

A partire dal 2018 la Legge n. 205/2017 ha previsto l’applicazione di una ritenuta a titolo di imposta del 26%.

Dividendi relativi a partecipazioni non qualificate

La società erogante i dividendi applica, al momento della loro corresponsione, una ritenuta del 26% (da luglio 2014) a titolo d’imposta.

Ritenuta da applicare sull’intero ammontare percepito come dividendo. Questo, senza possibilità di opzione per la tassazione ordinaria per il socio percettore.

Dichiarazione dei redditi

In sede di dichiarazione dei redditi, la persona fisica che ha percepito, al di fuori del regime d’impresa, utili da partecipazioni qualificate in società residenti in Italia, oppure da quote sociali – anche non qualificate – in imprese ed enti esteri di ogni tipo.

Compresi quelli domiciliati in territori a fiscalità privilegiata, è tenuta a compilare la sezione I-A del quadro RL del modello Redditi Persone Fisiche.

La relativa compilazione deve essere effettuata sulla base del principio di cassa, rilevando esclusivamente gli importi percepiti nel periodo d’imposta oggetto di tassazione. A prescindere dal momento in cui è sorto il corrispondente diritto, ovvero dalla data della delibera assembleare di distribuzione degli utili.

La società erogante o l’intermediario finanziario applicherà la ritenuta a titolo di imposta nella misura del 26% sull’intero ammontare del dividendo.

La ritenuta dovrà essere versata, entro il 16 del mese successivo al trimestre solare nel quale viene effettuata la distribuzione:

  • 16/4 per il I° trimestre;
  • 16/7 per il 2° trimestre;
  • 16/10 per il 3° trimestre;
  • 16/01 per il 4° trimestre.

Il versamento avviene a mezzo modello F24, codice tributo 1035 ed indicando, come periodo di riferimento, l’ultimo mese del trimestre.

Si ricorda che la suddetta ritenuta non si applica sui dividendi relativi alle partecipazioni inserite nel regime del cosiddetto “risparmio gestito” attraverso un istituto finanziario che si occupa di trattenere e versare la ritenuta per conto del soggetto percipiente.

Tassazione dei dividendi dal 2018

Stante quanto detto sinora i dividendi percepiti da persone fisiche non imprenditori, sono soggetti a ritenuta alla fonte del 26%.

In pratica, dal 2018 la tassazione dei dividendi prescinde dalla natura della partecipazione (qualificata e non). In entrambi i casi la società che eroga il dividendo è tenuta ad applicare sul dividendo erogato una ritenuta del 26%.

Con questo regime il socio non imprenditore percepisce direttamente il dividendo al netto della tassazione. Per questo motivo per il socio non imprenditore il dividendo non deve passare da dichiarazione dei redditi.

E’ stato previsto come periodo transitorio.

In quanto per gli utili prodotti dalla società, o ente che li distribuisce, fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017, e la cui delibera di distribuzione avviene dal primo gennaio 2018 al 31 dicembre 2022, la tassazione nei confronti del socio qualificato mantiene le regole precedenti indicate nell’articolo.


TASSAZIONE DEI DIVIDENDI PER IL SOCIO IMPRENDITORE

La disciplina applicabile ai soggetti imprenditori è differenziata a seconda della qualificazione fiscale del socio:

  • Imprenditori individuali e società di persone: articolo 59 del DPR n. 917/86;
  • Società di capitali: articolo 89 del DPR n. 917/86.

Imprenditori individuali e società di persone

L’articolo 59 del DPR n 917/86 e l’articolo 1 comma 1 e 2 del DM 2/04/2008 stabiliscono che i dividendi percepiti da soggetti IRPEF (imprenditori individuali, Snc e Sas) – analogamente alle persone fisiche non imprenditori detentrici di una partecipazione qualificata – concorrono alla formazione del reddito nella misura del:

  1. 40,00% se relativi ad utili maturati sino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007;
  2. 49,72% qualora prodotti successivamente fino al 31 dicembre 2016;
  3. 58,14% qualora prodotti dal 01.01.2017;
  4. 100%, se derivano dalla partecipazione in una società localizzata in Stati o territori a fiscalità privilegiata.
  5. Con ritenuta del 26% se percepiti dal primo gennaio 2018.

Gli utili erogati ad imprese individuali e società di persone non sono, pertanto, soggetti a ritenuta alla fonte (Circ. Agenzia Entrate n. 26/2004). In altri termini, per tali soggetti che applicano l’articolo 59 del DPR n 917/86 e non il precedente articolo 47 del DPR n 917/86, non assume alcuna rilevanza la qualificazione della partecipazione.

Con la nuova disciplina, dal 2018 vi è anche per questi soggetti l’applicazione della ritenuta del 26%, salvo l’applicazione del regime derogatorio sino al 31 dicembre 2022.

Società di capitali

I dividendi sono una fattispecie reddituale passibile di subire una doppia imposizione:

  • Una prima volta in capo al soggetto collettivo all’atto della formazione;
  • Una seconda volta in capo al socio all’atto della distribuzione.

Nell’attuale contesto normativo, la rimozione (parziale) della doppia imposizione economica è affidata al criterio dell’esenzione.

Infatti, la società che percepisce il dividendo applica una esenzione dello stesso nella misura del 95%. Questo è quanto prevede l’articolo 89, comma 2 del DPR n 917/86.

Tale disciplina prevede la tassazione ai fini IRES del 5% del dividendo incassato dal soggetto percettore residente. Questa disciplina è applicabile anche nel caso in cui la società partecipante non risieda nel territorio dello Stato. Salvo il caso in cui non si tratti di partecipante localizzata in Paese Black List.

Al ricorrere, di questa ipotesi, come vedrai di seguito, il dividendo si rende integralmente imponibile ai fini IRES.

Sotto il profilo contabile, per le società tenute alla redazione del bilancio d’esercizio occorre fare riferimento ai principi nazionali OIC 21 e OIC 25.

Questi principi prevedono, nel caso di partecipazione valutata con il metodo del costo, l’imputazione a Conto economico dei dividendi per competenza.

L’indicazione avviene alla voce C15 “Proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi ad imprese controllate e collegate“). L’iscrizione avviene al sorgere del corrispondente diritto di credito, anche se, poi, la riscossione avverrà in un successivo periodo amministrativo.

Effetti in dichiarazione dei redditi

Da un punto di vista prettamente fiscale, si segnala, tuttavia, che se il dividendo è riscosso nello stesso esercizio di imputazione a Conto economico, va effettuata una variazione in diminuzione.

La variazione si effettua nel quadro RF di Redditi  SC.

La variazione in diminuzione si rende necessaria per la quota non imponibile del 95% del provento. Questo salvo che lo stesso derivi da una partecipazione “black list“, con relativo assoggettamento a tassazione integrale. Quindi, senza alcuna possibilità di rettifica decrementativa.

Al contrario, se il dividendo, come spesso accade, è riscosso in un successivo periodo fiscale, nel quale diviene dunque imponibile, è necessario anche rilevare le corrispondenti imposte differite ai fini IRES.

Le imposte differite sono in misura pari al dividendo moltiplicato per la quota imponibile dello stesso – generalmente 5%. Salvo che il provento derivi da una partecipazione “black“, per il quale assume rilevanza il 100% dello stesso – per l’aliquota IRES del 24%.

E’, inoltre, necessario segnalare tale disallineamento civilistico-fiscale nella Nota integrativa al bilancio d’esercizio (articolo 27 comma 1 n. 14), c.c. ). Salvo che ricorra l’ipotesi di esonero prevista per i soggetti che redigono il rendiconto annuale in forma abbreviata (articolo 2435-bis comma 5 c.c.).

Successivamente, a seguito dell’incasso del dividendo, il contribuente procederà ad una variazione in aumento, per un importo pari alla quota imponibile del dividendo, che – nel caso delle società di capitali, come anticipato – è pari al 5%. Sempre salvo il caso che il dividendo provenga da una partecipazione in una società localizzata in uno Stato o territorio a fiscalità privilegiata. In questo caso, invece, si ha l’integrale tassazione dell’utile percepito.

Conseguentemente, devono essere altresì stornate le imposte differite a suo tempo stanziate.


PRESUNZIONE PRIORITARIA DI DISTRIBUZIONE DEGLI UTILI SOCIETARI

Indipendentemente dalla delibera assembleare, si presumono prioritariamente distribuiti l’utile dell’esercizio e le riserve di utili. Questo è quanto prevede l’articolo 47 comma 1, ultimo periodo, del DPR n 917/86.

Prima si presumono distribuite tutte le riserve diverse da quelle indicate nel comma 5, del medesimo articolo, per la quota non accantonata in sospensione di imposta.

Tale disposizione si applica sia ai soggetti non imprenditori che agli imprenditori individuali e alle società di persone e capitali. Sul punto l’articolo 59, ultimo periodo, e 89 comma 4, del DPR n 917/86.

Riserve la cui distribuzione non è tassata

In altri termini, se l’assemblea dei soci delibera di distribuire delle riserve di capitale, ciò non rileva ai fini fiscali.

In ogni caso, si considerano distribuite prioritariamente le riserve di utili, ovvero l’operazione viene riqualificata da distribuzione di riserve di capitali in erogazione di dividendi, indipendentemente dalla data di formazione delle riserve, come chiarito dalla circolare Agenzia Entrate n. 26/2004.

In tale sede, l’Agenzia ha altresì precisato che la presunzione in commento esplica i propri effetti soltanto in presenza di riserve di utili disponibili per la distribuzione. Non rilevando, quindi, a tale fine, le seguenti componenti di patrimonio netto. In particolare le riserve:

  • Legale;
  • Statutaria, in quanto vincolata nell’utilizzo dall’atto sociale stesso, ad esempio, con finalità di aumento del capitale sociale;
  • Da utili netti da valutazione in cambi;
  • Da valutazione delle partecipazioni con il metodo del patrimonio netto;
  • Per acquisto di azioni proprie;
  • Costituita prima della trasformazione progressiva con utili imputati ai soci per trasparenza;
  • Da deroghe in casi eccezionali;
  • Indisponibile derivante dall’adozione dei principi contabili internazionali
  • In sospensione d’imposta.

A tale proposito, si ritiene che la verifica della consistenza delle riserve di utili disponibili ancora presenti nel patrimonio netto debba essere effettuata all’atto della delibera di distribuzione ai soci, e non a quella successiva di effettiva erogazione.

E’, inoltre, opportuno che la partecipata comunichi ai propri soci – e, in ogni caso, agli intermediari tenuti agli obblighi di sostituzione d’imposta – la diversa natura delle riserve oggetto della distribuzione, ed il relativo regime fiscale applicabile.

Per quanto riguarda, invece, la certificazione degli utili e dei proventi equiparati (CUPE) che i soggetti emittenti devono rilasciare ai percettori degli utili ricevuti, ti rimando al seguente contributo:

La certificazione degli utili e dei proventi equiparati“.


REGIME DI TASSAZIONE DEI DIVIDENDI DI FONTE ESTERA

Anche per i dividendi di fonte estera, valgono i criteri secondo cui:

  • L’utile concorre alla formazione della base imponibile nel limite del 5%;
  • Non trovano applicazione le ritenute (italiane).

Questo è quanto prevedono i commi 2 e 3 dell’articolo 89 del DPR n 917/86. Sostanzialmente per l’impresa italiana, di cui all’articolo 73 del DPR n 917/86 non vi è differenza tra dividendo italiano o ricevuto da controllata White List.

Nel caso in cui, invece, il dividendo sia erogato da società controllata residente in Paese Black List, la situazione cambia. In questo caso il dividendo percepito è totalmente imponibile.

Dividendi ricevuti da controllata Black List

La nozione di Paesi a fiscalità privilegiata si applica alla generalità dei soggetti d’imposta (persone fisiche e società). Questo in quanto la stessa viene richiamata sia:

  • Dall’articolo 47 del DPR n 917/86, che regola la tassazione dei dividendi percepiti dalle persone fisiche;
  • Dall’articolo 89 del DPR n 917/86, valevole per le società di capitali.

Come si individua un Paese a Fiscalità Privilegiata?

Per verificare se uno Stato è da considerarsi a fiscalità privilegiata è necessario adottare questo criterio:

IL LIVELLO IMPOSITIVO DEL PAESE ESTERO È INFERIORE DEL 50% AL REGIME DI TASSAZIONE ITALIANO

Una volta individuato se il Paese di erogazione del dividendo è o meno a fiscalità privilegiata occorre fare riferimento alla regola di tassazione.

Possibili cause esimenti dalla tassazione integrale

Accanto a questo regime naturale di tassazione dei dividendi Black List, è possibile arrivare alla disapplicazione di questa normativa.

La disapplicazione della disciplina sui dividendi avviene quando si verifica una delle seguenti esimenti:

  • Prima esimente. La società partecipata svolge un’attività economica effettiva, mediante l’impiego di personale, attrezzature, attivi e locali;
  • Seconda esimente. Dalla partecipazione non consegue l’effetto di localizzare i redditi in Stati a regime fiscale privilegiato.

Verifica della prima esimente

La prima esimente trova riscontro ove sia possibile dimostrare che l’ente non residente da cui provengono gli utili svolte effettiva attività industriale o commerciale.

Tale società deve svolgere questa attività in modo principale nel territorio di proprio insediamento.

In questo caso si riconosce al soggetto controllante italiano, ovvero alle sue controllate residenti che percepiscono gli utili un credito di imposta. Credito di cui all’articolo 165 del DPR n 917/86.

Tale credito è commisurato in relazione alle imposte assolte dalla società partecipata sugli utili maturati durante il periodo di possesso della partecipazione, in proporzione agli utili conseguiti e nei limiti dell’imposta italiana relativa a tali utili.

Dimostrazione della seconda esimente

La dimostrazione della c.d. “seconda esimente” permette di beneficiare:

  • Della concorrenza al reddito imponibile IRES soltanto nella misura del 5% dell’ammontare dei dividendi percepiti nel periodo di imposta;
  • Dell’esenzione per il 95% delle plusvalenze su partecipazioni che rispettano i requisiti per la participation exemption (articolo 87 del DPR n 917/86).

Quindi, la dimostrazione della seconda esimente garantisce la rimozione delle penalizzazioni fiscali e la tassazione dei dividendi secondo le regole ordinarie.

Ma come è possibile dimostrare la presenza di questa esimente?

La seconda esimente si considera sussistente attraverso la dimostrazione che l’investimento nella società localizzata in uno Stato a fiscalità privilegiata non ha dato luogo a un significativo risparmio d’imposta.

Ciò significa che detta presunzione può essere superata (anche) dimostrando che il carico fiscale scontato dalla partecipata estera è non inferiore alla metà di quello cui la stessa sarebbe stata sottoposta qualora residente in Italia.

A tali fini è, tuttavia, richiesto che il confronto tra i rispettivi livelli di tassazione avvenga assumendo i rispettivi tax rate effettivi.

Per approfondire la normativa sui dividendi esteri percepiti da soggetti residenti in Italia ti rimando a questo approfondimento specifico:

Dividendo estero: il regime fiscale di tassazione


TASSAZIONE DEI DIVIDENDI: CONCLUSIONI

In questo articolo ho cercato di delineare il regime fiscale di tassazione dei dividendi. Questo sia per quanto riguarda il percettore persona fisica che società.

Il fatto di percepire un dividendo comporta inevitabilmente una tassazione, diversa a seconda del fatto che sia percepito da una società o meno.

Particolare attenzione deve essere posta al regime derogatorio per le persone fisiche, valido sino al 31 dicembre 2022.

Se hai dubbi sulla tassazione dei dividendi e vuoi espormi la tua situazione segui il link seguente per metterti in contatto con me.


TASSAZIONE DEI DIVIDENDI: APPROFONDIMENTO

Se quanto hai letto in questo articolo non ti è sufficiente a completare il quadro della tua situazione riguardante la tassazione dei dividendi, posso consigliarti queste letture.

Ti faranno avere una diversa visione sulla politica dei dividendi adottata dalle aziende.

 

6 COMMENTS

  1. Salve, vorrei chiedere una particolarità che, anche in altri blog non è presente… Facciamo un esempio pratico per capire… se io ho una società holding (Pincopallino Holding srls) che detiene il 50% (o 60 o 70% è uguale) di un altra società commerciale, es. Barbanera srls, e a fine anno la società ha un utile di (ipotizziamo) 60.000€ da distribuire ai soci, cosa succede?
    Se la Pincopallino riceve il 50% dell’utile, ipotizziamo 30K, esso verrà esentato del 95% con una tassazione del 24% di 1.500€, ossia la Pincopallino pagherà tasse per 360 € e al socio della holding cosa succede a questo punto??
    Vorrei capire perchè non capisco…
    La società distribuisce un utile di 1140€ (già ufficialmente tassato) e un restante 28.500 al socio che non dovrebbe dichiarare nulla nel suo reddito, tranne i 1140€ (poichè gli altri 28500€ sono già esclusi), è esatto?
    Potete chiarirmi gentilmente cosa succede e cosa ho sbagliato nel mio ragionamento?
    Grazie e aspetto vs cordiale risposta

     
  2. Sono una società estera (Bulgara) che detiene una partecipazione qualificata del 70% in una attività italiana di Bar e ristorazione. Come viene e in che misura verrà tassato il mio Dividendo?

     
  3. Ma se la ritenuta è a titolo d’imposta perchè si utilizza il codice 1035 – RITENUTE SU UTILI DISTRIBUITI DA SOCIETA’ RITENUTE A TITOLO D’ACCONTO????

     

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