Fatturazione del rappresentante fiscale: guida

2
865
 

Modalità operative di fatturazione del rappresentante fiscale estero di una società Italiana. Sia per le vendite B2C a consumatori finali che per le vendite B2B. Fatturazione del rappresentante fiscale e applicazione dell’Iva nel Paese UE di vendita dei beni. Adempimenti Iva E-commerce con rappresentante fiscale o identificazione diretta in altro Paese UE.

L’argomento di cui voglio parlarvi in questo articolo è molto importante per tutti quei soggetti che operano in E-commerce in vari Paesi UE.

Quando ci si trova ad operare nella vendita di beni online l’aspetto della logistica è fondamentale.

Pensa al caso di un imprenditore spagnolo che vende abbigliamento in Italia.

La merce viene acquistata dalla Germania, e arriva in un magazzino italiano del venditore. La Merce poi venduta dall’operatore italiano a dettaglianti spagnoli o consumatori finali.

Si tratta di una tipica transazione di natura commerciale, usualmente adottata da gruppi societari di matrice internazionale.

Gruppi che commercializzano i propri prodotti in più Paesi, e che devono gestire al meglio l’operazione da un punto di vista fiscale.

In questo articolo ti mostrerò come operare attraverso la nomina di un  rappresentante fiscale possa essere indicata in situazioni come quella descritta.

Vediamo, quindi i vantaggi di operare con un rappresentante fiscale nel Paese di vendita dei beni.


FATTURAZIONE DEL RAPPRESENTANTE FISCALE ITALIANO DI OPERATORE ESTERO

Il punto di partenza di questa analisi è individuare la modalità di fatturazione in Italia di un soggetto UE che venda beni a clienti stabiliti in Italia.

In situazioni come questa al posto della fatturazione diretta può essere vantaggioso pensare alla nomina di un rappresentante fiscale in Italia.

Questo soprattutto se vi sono merci che vengono stoccate in Italia per poi essere vendute. 

L’identificazione diretta in Italia, quindi, in situazioni come questa rappresenta un indubbio vantaggio.

Operando, in questo modo, infatti, vi è un duplice vantaggio:

  • Il venditore spagnolo può detrarsi l’IVA ricevuta della ditta di logistica che gestisce per suo conto i beni nel magazzino italiano;
  • Può essere evitata la compilazione del Modello “Intrastat” da parte del cliente italiano (dettagliante).

DETRAZIONE IVA DEL RAPPRESENTANTE FISCALE

Per capire il primo vantaggio pensa alla situazione base.

Venditore spagnolo che ha una ditta di logistica in Italia che gestisce il suo magazzino.

La ditta di logistica italiana emette per i suoi servizi una fattura non imponibile ex articolo 41 DL n 331/93 all’azienda spagnola, in regime di reverse charge.

La ditta spagnola, quindi, non si detrae quell’IVA, che viene registrare in reverse.

Se, invece, l’operatore spagnolo si identifica in Italia, la fattura emessa dall’azienda italiana di logistica avrà IVA italiana detraibile.

UNICA TRANSAZIONE ECONOMICA CON DUE TRANSAZIONI IVA

Con buona sostanza, l’operazione di vendita di beni in Italia, si qualificherebbe per la sussistenza di:

  • Un’unica transazione economica a fronte di
  • Due transazioni ai fini IVA.

Di seguito ti spiegherò le modalità di fatturazione del rappresentante fiscale italiano di soggetto estero quando si vendono beni in altro Paese UE.

Questo sia con riferimento alle operazioni B2C con consumatori finali come controparte. Ma anche per le operazioni B2B tra imprese.

Vediamo, quindi, la procedura per gestire la vendita di beni attraverso l’identificazione diretta in Italia.


PASSAGGIO DEI BENI DAL VENDITORE ALL’IDENTIFICAZIONE DIRETTA IN ALTRO STATO

Se hai bisogno di maggiori informazioni sul rappresentante fiscale ti rimando a questo approfondimento in merito: “Rappresentante fiscale Iva di soggetti non residenti“.

Il primo aspetto da affrontare in una operazione di questo tipo è la prima transazione ai fini IVA.

L’operazione che intercorre tra la società venditrice in E-commerce, in un Paese UE, e il suo rappresentante fiscale italiano.

Ai sensi dell’art. 38, comma 3, lett. b), del D.L. n. 331/1993, si considera assimilata ad un acquisto intracomunitario di beni:

l’introduzione nel territorio dello Stato da parte o per conto di un soggetto passivo d’imposta di beni provenienti da altro Stato membro.

La disposizione si applica anche nel caso di destinazione nel territorio dello Stato, per finalità rientranti nell’esercizio dell’impresa, di beni provenienti da altra impresa esercitata dallo stesso soggetto in altro Stato membro; ...”

INTRODUZIONE DEI BENI IN ALTRO PAESE COME ACQUISTO INTRACOMUNITARIO

In pratica, prima della seconda operazione ai fini IVA (la cessione interna tramite rappresentante fiscale o identificazione diretta), la merce viene introdotta per esigenze della propria impresa

Su assiste al passaggio della merce dal soggetto spagnolo alla sua identificazione diretta in Italia.

Non ci sarebbe differenza anche nel caso in cui la merce venisse introdotta in Italia per essere consegnata al cliente ivi residente.

In pratica la prima operazione rilevante ai fini Iva è l’acquisto intracomunitario. Acquisto che viene effettuato tra:

  • L’operatore UE cedente, ed
  • Il proprio rappresentante fiscale italiano.

Operazione che viene espletata come operazione intracomunitaria.

La ratio della assimilazione – quale acquisto intracomunitario dell’introduzione dei beni per esigenze della propria impresa – è indicata nella Circiolare del Ministero delle Finanze n. 13 del 24 febbraio 1994.

Circolare, secondo la quale, tale procedura ha carattere cautelativo. In quanto assicura la possibilità di seguire le successive cessioni in Italia dei beni trasferiti (es. beni inviati per deposito o stoccaggio).

Ed allo stesso tempo evita, nell’ipotesi di beni di investimento, il verificarsi di localizzazioni di acquisti con riferimento ai diversi regimi di detrazione dell’imposta applicati negli Stati membri.


CESSIONE DEI BENI NELLO STATO DI IDENTIFICAZIONE DIRETTA

Come visto la prima operazione economica riguarda l‘introduzione dei beni in Italia.

Si tratta di una cessione intracomunitaria tra operatore UE cedente ed il proprio rappresentante fiscale.

A questo punto è necessario andare ad analizzare la fatturazione del rappresentante fiscale italiano. Ovvero la seconda operazione economica.

Come indicato il Rappresentante fiscale che riceve fattura dal proprio cedente UE, sulla quale deve operare in reverse charge.

Questo al fine di effettuare gli adempimenti legati alla disciplina IVA.

In questa situazione il Rappresentante fiscale ha la disponibilità delle merci in Italia da cedere.

In questa fattispecie possiamo avere due diverse possibilità di fatturazione del rappresentante fiscale.

Modalità che si differenziano seconda che il cessionario italiano sia o meno un soggetto passivo IVA.

Vediamo in dettaglio entrambe le ipotesi.


FATTURAZIONE DEL RAPPRESENTANTE FISCALE ITALIANO A CESSIONARIO PRIVATO

Nel caso in cui il cedente dell’operazione sia un soggetto privato italiano sarà direttamente il rappresentante fiscale italiano a dover effettuare la fatturazione dell’operazione.

Questo in quanto l’operazione si rende imponibile Iva in Italia.

Ipotizziamo, infatti, che il soggetto cedente UE abbia costituito il proprio rappresentante fiscale in Italia perché ha superato la soglia prevista dal nostro Paese, per l’imponibilità Iva dell’operazione nel Paese del cessionario.

Come saprai, infatti, le cessioni di beni in ambito UE, operazioni B2C, sono imponibili IVA nel Paese del cedente.

Questo a patto di non superare determinate soglie di vendita stabilite da ciascun Paese UE. Per maggiori info vedi “E-commerce: guida“.

In questo caso, infatti, è obbligatoria la nomina di un rappresentante fiscale nel Paese ove è situato il cessionario privato per adempiere gli obblighi Iva. Questo in quanto tale operazione è imponibile Iva in Italia.

Il rappresentante fiscale del soggetto cedente UE è tenuto a fatturare l’operazione al soggetto privato italiano applicando Iva italiana.

Da un punto di vista della fatturazione del rappresentante fiscale, questi emetterà fattura imponibile IVA, e la registrerà nel proprio sezionale di vendita italiano.

Il cedente UE, non avendo stabile organizzazione in Italia, farà concorrere quella fattura alla determinazione del reddito nel proprio Paese di residenza.

OBBLIGO DELLA NOMINA DI UN RAPPRESENTANTE FISCALE IN ITALIA

Arrivati a questo punto è interessante capire in quali casi sia necessario nominare un rappresentante fiscale in Italia.

Ad esempio, lo sono i soggetti comunitari che, in mancanza di una stabile organizzazione:

  • Introducono nel territorio dello Stato beni per esigenze della propria impresa;
  • Cedono a privati consumatori beni precedentemente introdotti in Italia ed ivi installati, montati o assiemati;

Tuttavia, si precisa, che l’obbligo di avvalersi del rappresentante fiscale, ancorché già nominato per altre operazioni, non sussiste nelle ipotesi in cui:

sia per le cessioni che per le prestazioni, l’operazione venga posta in essere direttamente tra l’operatore comunitario e quello nazionale

Più in particolare, non si rende necessaria l’utilizzazione o la nomina del rappresentante fiscale quando le operazioni sono direttamente qualificabili come acquisti o cessioni intracomunitarie tra le parti contraenti. 

Questo ivi comprese le operazioni triangolari.

Ovvero quando per le prestazioni di servizi rese dal soggetto appartenente all’altro Stato membro.

FATTURAZIONE DEL RAPPRESENTANTE FISCALE ITALIANO A CESSIONARIO IMPRESA

Nel caso in cui il cessionario italiano sia un soggetto passivo Iva, le cose cambiano radicalmente.

Sul punto, l’articolo 17, comma secondo, del DPR n 633/72 prevede che:

Gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato.

Compresi i soggetti indicati all’articolo 7-ter, comma 2, lettere b) e c), sono adempiuti dai cessionari o committenti.

Tuttavia, nel caso di cessioni di beni o di prestazioni di servizi effettuate da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, il cessionario o committente adempie gli obblighi di fatturazione di registrazione.

Questo secondo le disposizioni degli articoli 46 e 47 del D.L. n 331/93

In pratica, quindi, il soggetto cessionario impresa stabilita in Italia, ha l’obbligo di integrare la fattura che ha ricevuto dal fornitore/prestatore UE.

Questo, naturalmente, per tutti gli acquisti di beni/servizi territorialmente rilevanti in Italia.

Diversamente, in caso di acquisto di beni o servizi territorialmente rilevanti in Italia da fornitori stabiliti in Paesi extra-UE, rimane fermo l’obbligo, in capo al cessionario/committente nazionale, di emissione dell’autofattura.

TRASPARENZA DEL RAPPRESENTANTE FISCALE ITALIANO

Questa è la regola generale di fatturazione in presenza di rappresentante fiscale in Italia nelle cessioni B2B.

In buona sostanza, in questo caso il rappresentante fiscale italiano del cedente UE, nelle operazioni B2B, riguardanti le cessioni di beni rimane trasparente. Questo anche sei i beni si trovano già situati in Italia.

Infatti, l’eventuale documento emesso con partita Iva italiana dal rappresentante fiscale di un soggetto passivo estero è irrilevante ai fini Iva in Italia.

Questo indipendentemente dal fatto che il cedente sia residente nella UE o fuori dalla UE. A condizione che la cessione sia effettuata nei confronti di un soggetto passivo Iva residente in Italia.

La fattura del rappresentante, se emessa, è da considerare come non rilevante come documento ai fini IVA

Infatti, al suo posto deve essere richiesta al suo posto la fattura emessa direttamente dal fornitore estero.

ADEMPIMENTI DEL CESSIONARIO ITALIANO

Arrivati a questo voglio andare ad identificare quali sono gli adempimenti IVA a cui è chiamato il soggetto cessionario italiano.

Ricordo che trattasi di soggetto passivo ai fini IVA.

Gli adempimenti IVA sono i seguenti:

  • Numerare la fattura del fornitore comunitario e integrarla con l’indicazione del controvalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono a formare la base imponibile dell’operazione. Valori espressi in valuta estera. Nonché dell’ammontare dell’Iva, calcolata secondo l’aliquota applicabile (articolo 46, comma 1, DL n. 331/1993);
  • Annotare la fattura, come sopra integrata, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione. Con riferimento al mese precedente, distintamente nel registro Iva vendite (articolo 23, DPR n 633/1972), secondo l’ordine della numerazione. Con l’indicazione anche del corrispettivo dell’operazione espresso in valuta estera (articolo 47, comma 1, primo periodo, decreto legge n 331/1993. Come sostituito dall’articolo 1, comma 326, lettera f), n 1), Legge n 228/12;
  • Annotare la stessa fattura integrata, distintamente, anche nel registro Iva acquisti (articolo 25, DPR n. 633/1972). Questo al fine di esercitare la detrazione eventualmente spettante (articolo 47, comma 1, terzo periodo, decreto legge n 331/1993);
  • Emettere autofattura entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Questo nel caso di mancata ricezione della fattura del fornitore comunitario entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Ed annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente. Articoli 46, comma 5, e 47, comma 1, secondo periodo, del DL n 331 del 1993.

EMISSIONE DEL DOCUMENTO DA PARTE DEL RAPPRESENTANTE FISCALE

Infine è opportuno ricordare che in relazione ad una cessione interna di beni il rappresentante fiscale può emettere o meno un documento.

Documento che può essere utile a rendicontare l’operazione effettuata, ma che ai fini Iva è irrilevante.

La fatturazione del rappresentante fiscale di un soggetto estero è quindi possibile, anche se non obbligatoria.

Nel caso, il rappresentante fiscale per proprie esigenze può emettere nei confronti del cessionario/committente residente un documento non rilevante ai fini dell’IVA.

Questo con indicazione della circostanza che l’imposta afferente tale operazione verrà assolta dal cessionario o committente.


FATTURAZIONE DEL RAPPRESENTANTE FISCALE UE DI SOGGETTO NON RESIDENTE: CONCLUSIONI

Gli aspetti IVA riguardanti la fatturazione del rappresentante fiscale devono essere osservati con cura.

Non si tratta di operazioni semplici da mettere in atto, in quanto richiedono una conoscenza dell’Iva in ambito comunitario.

Per questo motivo se non vuoi commettere errori ti consiglio di affidarti a consulenti esperti in questo campo.

Se hai dubbi o vuoi saperne di più di come operare in Italia con rappresentante fiscale, contattami!

Altrimenti se vuoi lasciare la tua esperienza scrivi un commento a questo articolo.


2 COMMENTS

  1. Complimenti per l’articolo! Ma se il rappresentante(o identificazione diretta) è trasparente in caso di B2B non si duplicano le cessioni intracomunitarie? Poniamo il caso di società Italiana con identificazione diretta in uno stato UE (es. Francia). Quando trasferisce i beni in Francia fattura art. 41 alla propria p.iva francese. Poi se vende ad un soggetto passivo francese dovrebbe emettere fattura direttamente dalla p.iva italiana, a questo punto immagino 7-bis trattandosi di beni all’estero. La cessione non rientra 2 vole nel volume d’affari?

     
  2. La prima fattura dal cedente al rappresentante fiscale è operazione valida solo ai fini IVA, non ai fini reddituali. La seconda cessione, quella al cessionario è l’unica cessione valida ai fini IVA.

     

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.