Fatturazione delle operazioni e registrazione: sanzioni e ravvedimento

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Aspetti sanzionatori e ravvedimento operoso, inerenti alla fatturazione delle operazioni, alla detrazione, alla registrazione. Tutte le informazioni per effettuare il modo corretto il ravvedimento riguardante operazioni Iva come l’omessa fatturazione o l’omessa registrazione di documenti ai fini Iva. 

Il mondo Iva è legato ad una serie di adempimenti sequenziali, che portano come sua naturale conclusione alla presentazione della dichiarazione Iva annuale.

Si tratta di operazioni che consistono, principalmente, nella fatturazione delle operazioni e successiva registrazione contabile. Nonché nelle liquidazioni periodiche dell’imposta.

Eventuali errori commessi nelle fasi indicate possono dare luogo a molteplici sanzioni, sanabili autonomamente dal contribuente in sede di ravvedimento operoso.

L’obiettivo che mi pongo con questo contributo è quello di realizzare una guida che può esserti utile per individuare la sanzione amministrativa applicabile ad una violazione in materia di Iva. Riguardante la fatturazione delle operazioni e la successiva registrazione contabile. Questo applicando correttamente l’istituto del ravvedimento operoso per poterla sanare.

Dichiarazione Iva

Fatturazione delle operazioni e registrazione

In questo paragrafo ti indicherò tutte le violazioni riguardanti la fatturazione e la registrazione di operazioni rilevanti ai fini Iva.

L’art. 6 del DLgs. 471/97 disciplina varie ipotesi sanzionatorie concernenti le irregolarità commesse nella fatturazione delle operazioni.

Questa norma è molto importante, in quanto può accadere, ad esempio che a causa dell’applicazione di un’aliquota Iva errata, di incorrere in tali violazioni.

Violazioni che, tra l’altro, possono avere riflesso nelle successive fasi di applicazione dell’imposta. Quindi nella regolare esecuzione
dei versamenti periodici e nella compilazione della dichiarazione Iva annuale.

La violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni imponibili ai fini dell’Iva ovvero all’individuazione di prodotti determinati è punita, ai sensi dell’art. 6 comma 1 del D.Lgs. 471/97, con la sanzione dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o registrato nel corso dell’esercizio.

Uguale sanzione viene irrogata a chi indica, nella documentazione o nei registri, un’imposta inferiore a quella dovuta.

Il legislatore precisa poi che:

  • La sanzione è dovuta nella misura da € 250,00 a € 2.000,00 quando la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo;
  • Nel caso di violazione di più obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di una medesima operazione, la sanzione è applicata una sola volta;
  • La sanzione non può essere inferiore a € 500,00.

Ambito applicativo della sanzione

È quindi ampio l’ambito applicativo della sanzione, in quanto concerne:

  • L’omessa o tardiva emissione/registrazione della fattura;
  • L’emissione di fattura infedele per errata determinazione dell’imponibile o errata quantificazione dell’imposta. Il che può accadere, ad esempio, nell’applicazione di un’aliquota inferiore;
  • L’indicazione in fattura di una falsa data di emissione;
  • La mancata autofatturazione per autoconsumo.

Tale violazione è integrata anche se si tratta di fatturazione differita nonostante sia stato emesso il documento di trasporto. Se l’emissione della fattura, pur non essendo obbligatoria, è stata richiesta dal cessionario o dal committente ai sensi dell’art. 22 co. 1 del DPR 633/72. Se l’obbligo discende da una sopravvenuta variazione dell’imponibile ex art. 26 co. 1 del DPR 633/72. Se, ancora, la violazione concerne la variazione in diminuzione a seguito di riduzione dell’imponibile.

Inoltre, si tratta di adempimenti prodromici alla compilazione della dichiarazione Iva. Per cui la violazione della fatturazione/registrazione può altresì comportare l’integrazione della dichiarazione infedele. Oltre che, secondo l’orientamento degli uffici finanziari, l’omesso versamento nelle liquidazioni periodiche.

Scontrino fiscale: sanzioni

Per effetto dell’articolo 22 del DPR n. 633/72, determinate categorie di contribuenti non soggetti all’obbligo di emissione della fattura.

Questi soggetti sono tenuti a certificare i corrispettivi mediante rilascio, a seconda delle ipotesi, dello scontrino e/o della ricevuta fiscale.

Si tratta, come regola generale, dei:

  • Commercianti al minuto;
  • Ambulanti;
  • Soggetti che forniscono prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande.

Per questi contribuenti, non operano le sanzioni sull’errata emissione/registrazione delle operazioni. Ai sensi dell’art. 6, comma 1, del DLgs n 471/97. Tuttavia, trovano applicazione le sanzioni di cui al comma 3 della medesima norma.

In base a ciò, le violazioni relative alla mancata emissione di ricevute, scontrini fiscali o documenti di trasporto (per i contribuenti ancora obbligati a tale adempimento), ovvero all’emissione di detti documenti per importi inferiori a quelli reali, sono punite con una sanzione pari al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato.

Anche in tale ipotesi opera il co. 4 dell’articolo citato. Per cui la sanzione non può essere inferiore a € 500,00.

Inoltre, sono previste sanzioni sulla mancata/tardiva verifica periodica dei registratori di cassa. Nonché sanzioni accessorie (consistenti nella chiusura dei locali per un determinato periodo) susseguenti a plurime violazioni circa l’omissione dello scontrino fiscale.

Per approfondire: “Mancata emissione dello scontrino fiscale

Operazioni non imponibili esenti ed escluse

Le violazioni sulla fatturazione delle operazioni non imponibili, esenti ed escluse dall’Iva sono soggette a un trattamento sanzionatorio più mite.

Ai sensi dell’art. 6, comma 2, del DLgs n 471/97, la sanzione è in tal caso:

  • Compresa tra il 5% ed 10% dei corrispettivi non documentati;
  • Da € 250,00 a € 2.000,00, se la violazione non rileva né ai fini Iva né ai fini delle imposte sul reddito.

Opera il comma 5 della norma richiamata, secondo cui, “nel caso di violazione di più obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di una medesima operazione, la sanzione è applicata una sola volta”.

Rimane fermo il minimo di € 500,00 per ogni violazione, solo, a seguito del DLgs n 158/15, se la violazione ha avuto riflesso in tema di imposte sui redditi.

La norma trova applicazione in tutte le ipotesi in cui la legge ha qualificato l’operazione come non imponibile, esente o non soggetta a Iva. Inclusi i casi di cessioni intracomunitarie e di cessioni non imponibili per difetto del requisito della territorialità.

Non dovrebbe essere punibile la tardiva emissione/registrazione di fatture per operazioni non imponibili o esenti. Questo nella misura in cui ciò non si riverberi sull’imposta dovuta ad esempio sul versante del pro-rata o del plafond (per la non sanzionabilità della tardiva registrazione di operazioni non imponibili).

Pluralità di violazioni

Ogni violazione sulla fatturazione delle operazioni dà luogo ad un’autonoma sanzione.

Pertanto, se il contribuente, nell’addebitare l’Iva in fattura, sbaglia aliquota (applicando quella del 10% in luogo di quella del 22%) tre volte, tre sono le violazioni.

In sede di controllo, ciò può essere temperato dal cumulo giuridico e dalla continuazione ex art. 12 del DLgs 472/97. Tuttavia, in sede di ravvedimento, bisogna ravvedere singolarmente ogni violazione.

Ai sensi dell’art. 6, comma 5, del DLgs. n. 471/97, tuttavia, “nel caso di violazione di più obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di una medesima operazione, la sanzione è applicata una sola volta”.

Sanzioni da omesso versamento

L’Agenzia delle Entrate sembra costante nel ritenere sussistenti le sanzioni da omesso versamento ex art. 13 del DLgs. 471/9715 in sede di liquidazione periodica derivanti da un errore nella fatturazione. E lo stesso si può dire per la detrazione indebita.

Detta presa di posizione, come affermato in giurisprudenza (C.T. Reg. Milano 10.7.2017 n. 3045/2/17, C.T. Reg. Torino 20.3.2014 n. 448/36/14 e C.T. Prov. Torino 10.8.2012 n. 67/18/12), appare censurabile, siccome l’omesso versamento risulta assorbito dalla
violazione più grave.

Violazione che, a seconda dei casi, può essere l’errata fatturazione o la successiva presentazione della dichiarazione infedele.

Pertanto, l’omesso versamento dovrebbe essere confinato ai casi in cui il contribuente, nonostante abbia fatturato regolarmente, non abbia versato l’Iva in occasione della liquidazione periodica, o quando ha presentato correttamente la dichiarazione omettendo poi di versare il saldo.

Tabella riepilogativa

FATTISPECIESANZIONE
omessa/tardiva/infedele
fatturazione
dal 90% al 180% dell’imposta
omessa/tardiva/infedele
registrazione
dal 90% al 180% dell’imposta
violazione senza effetto
sulla liquidazione del tributo
da € 250,00 a € 2.000,00
fatturazione con dati
incompleti o inesatti
da € 1.000,00 a € 8.000,00
omessa/tardiva/infedele
registrazione per operazioni
non imponibili o esenti
dal 5% al 10% dei corrispettivi non
documentati; da € 250,00 a
€ 2.000,00, se la violazione non
rileva ai fini del reddito

Indebita detrazione Iva

L’art. 6 co. 6 del DLgs. 471/97 stabilisce che chi computa illegittimamente in detrazione l’Iva assolta o addebitata in rivalsa è punito con sanzione pari al 90% dell’imposta.

Detta violazione si concretizza in una vasta gamma di situazioni.

Si può trattare di mancanza di inerenza, di indetraibilità specifica, di errata determinazione del pro rata e di fatturazione soggettivamente inesistente.

Essa è integrata solo quando la detrazione è eseguita in sede di liquidazione periodica, e non in sede di dichiarazione. Ove, se la detrazione viene ulteriormente esercitata, trova altresì applicazione la sanzione da dichiarazione infedele ex art. 5 del DLgs. 471/97.

Potrebbe inoltre sussistere il caso in cui il cessionario ometta di annotare l’operazione nel registro acquisti, e nonostante ciò eserciti la detrazione. Sarebbero applicabili sia la sanzione dal 90% al 180% dell’imposta ex art. 6 co. 1 del DLgs. 471/97 per omessa registrazione sia quella in esame.

Accettando quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate per le irregolari fatturazioni si dovrebbe sostenere che, ove l’indebita detrazione abbia comportato un omesso versamento nella liquidazione periodica, sia applicabile la sanzione del 30% o del 15% ex art. 13 del DLgs. 471/97.

Iva addebitata in rivalsa per errore

La L. 205/2017 ha modificato l’art. 6 co. 6 del DLgs. 471/97, prevedendo che, se il cedente/prestatore, ad esempio applicando un’aliquota superiore a quella corretta, addebita in fattura un’imposta maggiore rispetto alla dovuta, opera una sanzione fissa da € 250,00 a € 10.000,00.

Può anche trattarsi dell’ipotesi in cui l’operazione sia fatturata con Iva quando avrebbe dovuto essere fatturata in regime di non imponibilità o in esenzione.

Da un lato opera la sola sanzione fissa da € 250,00 a € 10.000,00, dall’altro, è ammessa la detrazione, se l’imposta, ad opera del cedente/prestatore, è stata assolta.

Siccome è riconosciuta la detrazione, la condotta indicata non causa alcuna dichiarazione infedele (art. 5 del DLgs. 471/97), a differenza di quanto accadeva in passato.

Dichiarazione infedele

La disciplina, ai fini Iva, della dichiarazione infedele è contenuta nell’art. 5 del DLgs. 471/97.

Essa concerne tutte le fattispecie in cui, dall’errore, colposo o doloso del contribuente, in dichiarazione “risulta un’imposta inferiore a quella dovuta ovvero un’eccedenza detraibile o rimborsabile superiore a quella spettante”.

In buona sostanza, tale violazione può scaturire da:

  • Operazioni imponibili non dichiarate e in precedenza non registrate e/o non documentate;
  • Operazioni erroneamente ritenute esenti o non imponibili;
  • Applicazione di aliquote inferiori a quelle previste;
  • Indebite detrazioni d’imposta;
  • Erronea applicazione di regimi speciali, o di favore;
  • Infine, accertamenti con cui l’imponibile viene determinato in base a metodi presuntivi o induttivi, come nel caso degli studi di settore e delle percentuali di ricarico.

La sanzione base per la dichiarazione infedele va dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta o della differenza del credito utilizzato.

Per quanto riguarda il credito utilizzato si può dedurre che non potrà essere sanzionato il contribuente che indica in dichiarazione un credito non spettante. Ma senza utilizzarlo in compensazione, “orizzontale” o “verticale”.

Detta sanzione è aumentata della metàquando la violazione è realizzata mediante l’utilizzo di documentazione falsa o per operazioni inesistenti, mediante artifici o raggiri, condotte simulatorie o fraudolente“.

Fuori dalle ipotesi appena menzionate, “la sanzione di cui al comma 4 è ridotta di un terzo quando la maggiore imposta. Ovvero la minore eccedenza detraibile o rimborsabile accertata è complessivamente inferiore al tre per cento dell’imposta, dell’eccedenza detraibile o rimborsabile dichiarata e, comunque, complessivamente inferiore a €. 30.000″.

Violazioni prodromiche: fatturazione delle operazioni

Per l’Amministrazione finanziaria, la dichiarazione infedele non assorbe le violazioni relative alla fatturazione e alla registrazione.

In conclusione, quindi, nell’ ipotesi così come nella presentazione, per più anni, di dichiarazioni infedeli, opera l’art. 12 del DLgs. 472/97.

Violazioni sulle liquidazioni periodiche

La violazione di dichiarazione infedele ex art. 5 co. 4 del DLgs. 471/97 è indipendente rispetto alle violazioni relative ai vari obblighi comunicativi previsti dall’ordinamento. Con particolare riferimento alla comunicazione dei dati delle fatture (art. 21 del 78/2010) e delle liquidazioni Iva (art. 21-bis del 78/2010).

L’omessa o errata comunicazione delle liquidazioni può essere sanata mediante ravvedimento. Pagando le sanzioni ex art. 11 co. 2-ter del DLgs. 471/97 ridotte e presentando (o ripresentando) la comunicazione.

La presentazione o la ripresentazione delle comunicazioni può avvenire in dichiarazione, mediante compilazione del quadro VH della dichiarazione Iva.

In quest’ultimo caso, l’Agenzia delle Entrate specifica che:

se, invece, con la dichiarazione annuale le omissioni/irregolarità non sono sanate, ai fini del ravvedimento occorre presentare una dichiarazione annuale integrativa. Versando la sanzione di cui all’articolo 5 del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss, del D.Lgs. n. 472 del 1997. Nonché quella di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, da versare in misura sempre ridotta a seconda del momento in cui interviene il ravvedimento”.

Ravvedimento liquidazioni periodiche Iva

Il passo riportato della risoluzione potrebbe essere inteso nel senso seguente:

  • Ove il contribuente intenda sanare l’irregolare od omessa comunicazione della liquidazione, lo può fare in dichiarazione, compilando il quadro VH unitamente al versamento delle sanzioni ex art. 11 co. 2-ter del DLgs. 471/97 ridotte;
  • Ove il contribuente non intenda sanare l’irregolare od omessa comunicazione della liquidazione, si accolla il rischio di un atto di contestazione della sanzione ex art. 11 co. 2-ter del DLgs. 471/97;
  • Infine, ove il contribuente, oltre a non sanare l’irregolare od omessa comunicazione della liquidazione, presenta anche una dichiarazione infedele, si accolla il rischio di un atto di contestazione della sanzione ex art. 11 co. 2-ter del DLgs. 471/97 nonché di un vero e proprio accertamento.

Detto in altri termini, il contribuente ben può presentare una dichiarazione fedele ma, nel contempo, non aver presentato o aver presentato in modo irregolare la comunicazione delle liquidazioni periodiche. In tal caso, naturalmente alcuna violazione dichiarativa ex art. 5 co. 4 del DLgs. 471/97 può ritenersi commessa. Rimane, però, ferma la sanzione per la comunicazione delle liquidazioni ex art. 11 co. 2-ter del DLgs. 471/97.

Violazioni che non comportano evasione

Le inosservanze che non danno luogo ad un’infedeltà possono, salvo il caso delle violazioni meramente formali ex art. 6 co. 5-bis del DLgs. 472/97, integrare la dichiarazione inesatta dell’art. 8 del DLgs. 471/97, con sanzione da € 250,00 a € 2.000,00.

Si tratta di errori dichiarativi che non comportano l’emersione di una maggiore imposta o di un minor credito, come la dichiarazione:

  • Non redatta in conformità al modello approvato;
  • Con indicazioni errate/omesse per l’individuazione del contribuente;
  • Con indicazioni errate e/o omesse per la determinazione del tributo;
  • Oppure, con indicazioni errate/omesse su elementi rilevanti per i controlli.

Per fare alcuni esempi, si pensi alla dichiarazione che espone un credito inferiore a quello spettante non utilizzato in compensazione (circ. Agenzia delle Entrate 7.4.2017 n. 8, § 15.1) oppure alla mancata indicazione dell’opzione/revoca dei regimi contabili e di determinazione dell’IVA di cui all’art. 1 del DPR 442/97 (C.M. 27.8.98 n. 209/E).

Detta sanzione è unica, per cui non ha rilievo il numero di errate indicazioni contenute nella singola dichiarazione (circ. Guardia di Finanza 25.3.98 n. 107000).

Sanzioni sulla fatturazione delle operazioni: conclusioni

In questo articolo ho cercato di spiegarti le principali sanzioni legate alla fatturazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva.

Si tratta di una serie di violazioni amministrative che possono portare all’applicazione di una moltitudine di sanzioni per il contribuente che vi dovesse incappare. La violazione sulla errata fatturazione delle operazioni, infatti, comporta poi l’applicazione di una serie di violazioni prodromiche.

Per questo motivo è importante affidarsi sempre a consulenti fiscali esperti. Se hai dubbi sulla corretta applicazione dell’Iva o sulla corretta fatturazione delle operazioni, non aspettare. Contattami!

In ultimo, potrai affidarti alla mia esperienza e risolvere i tuoi problemi!

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