Fiscomania https://www.fiscomania.com Fiscalità internazionale Tax planning Sun, 18 Feb 2018 10:41:16 +0100 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.4 83176970 Andorra: il regime fiscale di tassazione per privati e imprese https://www.fiscomania.com/2018/02/andorra-regime-tassazione/ https://www.fiscomania.com/2018/02/andorra-regime-tassazione/#respond Fri, 16 Feb 2018 07:54:12 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=17254 Vuoi trasferirti ad Andorra? E’ un Paradiso Fiscale in mezzo all’Europa. E’ stata introdotta una Flat Tax del 10%. L’Iva è il 4%. Fino a € 23.999 di reddito non paghi nessuna imposta sul reddito personale. Fino a € 39.999 paghi il 5% di imposta sul reddito personale. Invece solo per i redditi superiori a …

L'articolo Andorra: il regime fiscale di tassazione per privati e imprese è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Vuoi trasferirti ad Andorra? E’ un Paradiso Fiscale in mezzo all’Europa. E’ stata introdotta una Flat Tax del 10%. L’Iva è il 4%. Fino a € 23.999 di reddito non paghi nessuna imposta sul reddito personale. Fino a € 39.999 paghi il 5% di imposta sul reddito personale. Invece solo per i redditi superiori a € 40.000 c’è l’imposta del 10% sul reddito personale. Un’azienda ad Andorra? È il luogo ideale visto che l’imposta sul reddito d’impresa è solo del 10% (tra i più bassi d’Europa).

Andorra è stato per molto tempo uno dei principali Paradisi Fiscali europei. Tuttavia, negli ultimi anni, a partire dal 2010, ha avviato un percorso di riforma del sistema tributario. Al fine di renderlo compatibile con quello degli altri Paesi UE.

Da allora ad oggi abbiamo assistito alla firma di diversi accordi internazionali in materia fiscale, che sono finiti per far uscire Andorra dalla lista dei Paesi Black List (in materia di trasparenza fiscale). Questo però non riguarda il trasferimento di residenza, e la disciplina sulle CFC. Aspetti per i quali Andorra é ancora considerato Paese a fiscalità privilegiata.

Al di la di quello che può sembrare Andorra è rimasto un Paese con un sistema fiscale estremamente vantaggioso, sia per le imprese che per le persone fisiche. Pensate alla Flat Tax del 10% e all’assenza di imposte di successione.

La riforma ha portato dapprima all’introduzione di alcune importanti leggi tra cui quella sull’imposta sul reddito delle persone fisiche non residenti, sul reddito delle società, sul reddito delle attività economiche e l’imposta generale indiretta. Successivamente, sempre su pressione internazionale, si è aggiunta anche l’imposta per le persone fisiche residenti che ha inglobato quella sul reddito delle attività economiche.

Vediamo, quindi, di seguito, il regime fiscale di tassazione per imprese e persone fisiche.

Andorra
Andorra: tassazione per le società

La tassazione sul reddito delle società ad Andorra è molto vantaggiosa se confrontata con quella di altri Paesi UE.

L’imposta si applica al reddito delle persone giuridiche residenti fiscalmente nel territorio di Andorra.

Sono considerate residenti le imprese che soddisfano i seguenti requisiti:

  • Sono costituite secondo la normativa vigente;
  • Hanno la sede legale nel territorio di Andorra;
  • L’attività di direzione e controllo viene effettuata da Andorra.

I residenti sono tassati sui redditi di qualsiasi provenienza mentre i non residenti solo sui redditi di fonte andorriana.

Base imponibile imposta sulle società

La base imponibile è calcolata partendo dal risultato di bilancio ed apportando a questo le variazioni in aumento e diminuzione previste dalla legge.

Non sono deducibili la remunerazione del patrimonio netto, l’imposta sul reddito delle società alcune imposte comunali e quella sulle plusvalenze.

Sono altresì indeducibili le sanzioni amministrative e penali, le erogazioni liberali (con l’eccezione di quelle ad organismi senza fine di lucro e per un ammontare non superiore al 10% del risultato di bilancio).

Le spese di rappresentanza sono deducibili nel limite dell’1% del risultato di bilancio.

Le spese per gli amministratori non sono deducibili oltre al valore delle spese di viaggio e soggiorno previste da uno specifico regolamento. Tale restrizione non vale nel caso di amministratori residenti nel principato e aderenti al sistema di sicurezza sociale e a quei pagamenti che sono soggetti all’imposta sul reddito dei non residenti.

Le perdite possono essere compensate con gli utili ottenuti nei dieci anni successivi mentre non sono previsti meccanismi di carryback. Ovvero la possibilità di riutilizzare come credito di imposta eccedenze di imposte estere.

Aliquota di imposta sulle società

In generale l’imposta è pari al 10% del reddito tassabile con l’eccezione del reddito delle istituzioni di investimento collettivo regolate dalla legge di diritto Andorrano per i quali l’aliquota è dello 0%.

E’ possibile ottenere una riduzione fino all’80% dell’imposta per quanti svolgono transazioni internazionali di beni tangibili e intangibili.

Imprese esenti da tassazione

Ad Andorra sono totalmente esentida tassazione il Consiglio Generale (Parlamento), il Governo e i Comuni.

Mentre sono parzialmente esenti fondazioni, associazioni ed altri enti non a scopo di lucro, i partiti politici, i sindacati, la Chiesa cattolica, enti di formazione (scuole, università ecc) pubblici, gli enti di previdenza e assistenza pubblica.

Tassazione dei dividendi ad Andorra

I dividendi percepiti da soggetti residenti e non residenti sono esenti da imposta.

Così come sono esenti lo sono le plusvalenze provenienti dalla cessione di partecipazioni qualificate.

Negli altri casi esse sono considerate e tassate come reddito ordinario.

Tassazione delle plusvalenze immobiliari e finanziarie

Le plusvalenze relative alla cessione di immobili viene tassata con aliquota tra 1% e 15% a seconda della lunghezza del periodo di possesso del bene.

Dopo dieci anni di possesso le plusvalenze diventano esenti.

Tassazione di gruppo ad Andorra

Ai fini fiscali possono usufruire di una tassazione di gruppo i contribuenti che siano obbligati all’imposta sulle società, siano controllati dal gruppo direttamente o indirettamente per almeno il 75% e abbiano lo stesso periodo di imposta.

L’opzione per il consolidato ha durata illimitata a meno che non vengano meno i requisiti richiesti o si decida di rinunciare alla sua applicazione.

Nell’ambito del consolidato il gruppo diviene l’obbligato fiscale di cui la capogruppo assume il ruolo di rappresentante.

Tassazione delle Royalties

Le royalties sono tassate al 5%.

Mentre è prevista un’aliquota dell’1,5% sui ricavi provenienti da operazioni di riassicurazione.

Agevolazione per Start Up

Infine per le start up è prevista per un periodo di 3 anni un’aliquota del 5% sui primi 50 mila euro di reddito nel caso in cui questo non superi i 100 mila euro.

Nel mese di gennaio e dicembre il contribuente deve versare degli acconti pari al 50% dell’imposta dovuta nell’anno precedente.

Tassazione per le attività individuali

Le attività imprenditoriali di tipo individuale pagano ad Andorra l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

L’imposta si applica a tutte le attività economiche che non sono strutturate in forma di società.

Sono considerate attività economiche quelle svolte da persone fisiche che comportino l’organizzazione dei fattori (lavoro e capitale) ai fini della produzione o distribuzione di beni e la prestazione di servizi.

E’ considerata attività economica anche quella di locazione e compravendita di immobili. Purché, nell’arco dell’anno per le locazioni si superino complessivamente i 40 mila euro annui e per le compravendite le cinque operazioni.

La base imponibile è data da tutti i redditi provenienti da attività economiche del contribuente corretti secondo quanto previsto dalla legge. I redditi negativi possono essere portati in compensazione di redditi positivi dei successivi tre anni.

La base di liquidazione si calcola detraendo dalla base imponibile il minimo personale fino a 24 mila euro. Aumentati a 40 mila nel caso di coniuge a carico. La base di liquidazione non può essere negativa per cui al minimo viene posta pari a zero.

Per i soggetti che non superano i 300 mila euro di ricavi (150 mila per i professionisti) è previsto un regime speciale per la determinazione del reddito imponibile.

L’aliquota è pari al 10% della base di liquidazione. Dall’imposta dovuta vanno poi detratti le imposte comunali e quelle pagate all’estero.

Andorra: tassazione delle persone fisiche

A partire dal 1 gennaio 2015 è entrata in vigore un’imposta sul reddito delle persone fisiche residenti. Mentre quella per i non residenti era entrata in vigore qualche anno prima.

Le persone fisiche sono considerati residenti se:

  • Risiedono per più di 183 giorni ad Andorra;
  • Mantengono nel principato la base delle loro attività o interessi economici.

Residente senza attività lucrativa

Esiste inoltre la figura del residente senza attività lucrativa pensata per quanti risiedono nel paese ma traggo redditi unicamente all’estero.

Tali soggetti devono passare almeno 90 giorni nel paese e non essere residenti fiscalmente in alcun altro paese.

Inoltre devono effettuare investimenti in attività nel paese (ad esempio immobili o partecipazioni) per almeno 400 mila euro. Essi inoltre devono depositare 50 mila euro (più 10 mila per ciascun membro della famiglia) in un conto infruttifero presso l’Istituto nazionale andorrano delle finanze.

Ogni anno viene stabilito un contingente massimo di soggetti che possono aderire a tale regime.

Base imponibile imposta sulle persone fisiche

La base imponibile è suddivisa in due parti tra loro separate e con regole parzialmente differenti.

La base imponibile generale è formata dai redditi da attività lavorativa, da attività immobiliare e da attività imprenditoriale.

Nella base imponibile dei redditi da capitale rientrano invece i redditi da capitale mobiliare e le plusvalenze o minusvalenze da capitale mobiliare.

Sono esenti i dividendi ricevuti da imprese residenti mentre sono soggetti a tassazione quelli provenienti da imprese non residenti.

In genere i capital gain sono trattati come reddito da capitale. Con l’eccezione di quelli provenienti dalla cessione di immobili soggetti all’imposta sui trasferimenti di proprietà e di quelli relativi a partecipazioni qualificate.

Redditi e perdite possono essere compensati solo all’interno di ciascuna categoria e le eventuali perdite rimanenti posso essere riportate all’anno successivo.

Detrazioni di imposta

La base imponibile generale si calcola applicando ai redditi sopra descritti le seguenti detrazioni:

  • Esenzione di primi 4 mila euro, aumentati a 40 mila nel caso di coniuge a carico;
  • Deduzione fino a 750 euro per ogni figlio a carico (valore aumentato del 50% per figli disabili);
  • I contributi pensionistici;
  • Le spese per l’abitazione principale (fino a mille euro)

Per i redditi da capitali invece l’esenzione è limitata ai primi 3 mila euro.

Aliquota imposta sulle persone fisiche

L’aliquota ordinaria è del 10% ma per i redditi appartenenti alla base imponibile generale l’aliquota è ridotta al 5% tra 24 mila e 40 mila euro.

I residenti senza attività economica possono scegliere il regime più conveniente tra quello ordinario o il pagamento forfettario di 30 mila euro annuali.

Tassazione sul reddito dei non residenti

La legge si applica a tutti i redditi di fonte nazionale di persone fisiche e giuridiche non residenti nel Principato.

Sono considerati non residenti coloro che non rientrano nelle definizioni di residenti previste per le persone fisiche e giuridiche rispettivamente dalla legge sull’imposta sulle attività economiche e da quella sulle società.

Sono esenti da tassazione alcuni redditi elencati dalla legge tra cui:

  • I dividendi;
  • Interessi ed altri rendimenti di capitale mobiliare;
  • La compravendita internazionale di beni.

Nel caso in cui si operi nel Paese per mezzo di una stabile organizzazione tutti i redditi debbono essere attribuiti alla stabile mentre in caso contrario ogni reddito va tassato separatamente.

Alcune imposte comunali sono non deducibili dal reddito ma detraibili dall’imposta dovuta. Non sono deducibili i pagamenti effettuati dalla stabile organizzazione alla casa madre o ad entità collegate per canoni, interessi, commissioni, assistenza tecnica, uso o concessione di beni e diritti.

In generale chi effettua pagamenti  a non residenti deve applicare una ritenuta del 10% sul valore della fattura.

L’aliquota si riduce al 5% per i canoni di affitto e al 1,5% per i premi assicurativi.

Altre imposte e tasse

Imposta sulle plusvalenze delle  trasmissioni immobiliari (IPTPI)

L’imposta colpisce le plusvalenze derivanti dalla cessione di beni immobili o la costituzione su di essi di qualsiasi tipo di diritto reale.

La legge prevede una serie di esenzioni tra cui la transazioni a favore di soggetti pubblici, di coniugi o parenti discendenti o ascendenti in linea diretta.

La base imponibile è data dalla plusvalenza realizzata per la vendita dell’immobile e ha un’imposta che varia tra 1% e 15% a seconda del periodo di possesso.

Nel caso di trasferimento da un non residente viene effettuata una ritenuta del 5% sul prezzo dell’immobile.

Qualora tale ritenuta risulti eccessiva rispetto a quanto dovuto ordinariamente si provvederà al rimborso dell’eccedenza.

Imposta speciale

L’imposta si applica sui tabacchi, alcolici ed idrocarburi sia di produzione interna che importati.

Essa è dovuta nel momento in cui i beni entrano nel paese oppure in cui il produttore li destina al mercato interno.

La base imponibile e le aliquote variano a seconda della tipologia di bene.

Imposta generale indiretta

L’imposta, che ha sostituito una serie di tributi indiretti più specifici, ha un funzionamento generale simile a quello dell’imposta sul valore aggiunto funzionante nei paesi europei.

L’aliquota ordinaria è del 4,5% ma esistono una serie di aliquote ridotte:

  • 0% per servizi sanitari, educativi, culturali e altre prestazioni specificate;
  • 1% alimenti, acqua e prodotti editoriali;
  • 2,5% trasporti, ingressi per spettacoli, musei ecc (effettuati da soggetti che non beneficiano dell’esenzione completa)
  • Esiste inoltre un’aliquota maggiorata al 9,5% per i servizi bancari e finanziari.

La liquidazione dell’imposta avviene mensilmente, trimestralmente o semestralmente a seconda del volume d’affari dell’anno precedente.

Accordi bilaterali internazionali

Negli ultimi tre anni lo Stato di Andorra ha firmato numerosi accordi per lo scambio di informazioni ai fini fiscali con numerosi Paesi europei tra cui l’Italia.

La convenzione bilaterale con l’Italia è stata firmata nel 2015 ed è entrata in vigore dal luglio 2017.

Il risultato ha permesso ad Andorra di rientrare tra quanti hanno raggiunto i livelli di trasparenza e di scambio di informazione internazionalmente richiesti secondo quanto riportato nel periodico monitoraggio effettuato dal Forum globale dell’Ocse per l’implementazione degli standard fiscali internazionali.

Sono invece sette (di cui alcuni ancora non entrati in vigore) gli accordi contro le doppie imposizioni firmati sia con paesi europei che extraeuropei.

Altri trattati contro le doppie imposizioni (tra cui quello con l’Italia) sono invece in fase di trattativa.

Inoltre è stato firmato un accordo tra la Comunità europea e il Principato di Andorra che stabilisce misure equivalenti a quelle definite nella direttiva europea in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamento degli interessi.

Andorra ancora in Black List

Il Principato rientra nella lista dei Paesi considerati a fiscalità privilegiata per quanto riguarda le persone fisiche di cui al decreto ministeriale del 4 maggio 1999.

Esso inoltre risponde ai requisiti del D.Lgs. n. 147/15 che individua i nuovi criteri per l’individuazione dei Paesi a fiscalità privilegiata per quanto attiene alle CFC avendo un’aliquota nominale dell’imposta sui redditi delle società inferiore al 50% di quella italiana.

Infine essa era presente nell’ormai abrogata lista dei paesi per i quali vigeva l’indeducibilità dei costi ivi sostenuti.

Nel report sulla trasparenza e lo scambio di informazioni in tema fiscale dell’OCSE Andorra del 2016 risulta tra i Paesi ancora solo parzialmente soddisfacente i requisiti di trasparenza richiesti soprattutto per quanto attiene lo scambio di informazioni.

Andorra è comunque presente nella lista degli Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni in materia fiscale  contenuti nell’ultima revisione semestrale della white list pubblicata nel dm 23 marzo 2017.

Acquisire la residenza ad Andorra

Ultimo aspetto su cui può essere opportuno soffermarsi è la residenza civilistica richiesta dallo Stato di Andorra. Se pensate di trasferirvi li dovete assolutamente sapere come ottenere la residenza civilistica in Andorra.

Vediamo i requisiti richiesti, alternativi, tra loro.

Lavoro ad Andorra

La residenza ad Andorra si ottiene se si lavora stabilmente nel Paese.

Tuttavia, la cosa non è semplice. I casi di rilascio di residenza per lavoro sono rari. Infatti, questi vengono rilasciati soltanto a cittadini europei, ma soltanto nel caso in cui non vi sia un cittadino andorriano che può svolgere tale mansione.

Azienda ad Andorra

La residenza ad Andorra si ottiene se si avvia in loco un’attività economica.

Devi dimostrare di avere € 35.000,  più € 12.000  per ogni familiare, e depositarli in una banca di Andorra.

Devi acquistare bond del governo andorriano per un valore di € 50.000, più € 10.000 per ogni familiare.

Non hai bisogno di fare investimenti, ma devi dimostrare che entro 9 mesi hai fondato un’azienda in Andorra.

Investimenti

Infine, si ottiene la residenza ad Andorra, anche effettuando investimenti. Si tratta di una particolare modalità di acquisizione della residenza per coloro che non vogliono lavorare ad Andorra o creare un’impresa.

Per avere questo tipo di residenza bisogna dimostrare di avere il 300% del salario minimo più il 100% per ogni familiare.

 

L'articolo Andorra: il regime fiscale di tassazione per privati e imprese è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/andorra-regime-tassazione/feed/ 0 17254
Split Payment in dichiarazione Iva 2018 https://www.fiscomania.com/2018/02/split-payment-in-dichiarazione-iva/ https://www.fiscomania.com/2018/02/split-payment-in-dichiarazione-iva/#respond Thu, 15 Feb 2018 08:49:35 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=17096 Indicazione delle operazioni soggette a Split Payment in dichiarazione Iva 2018. Compilazione del quadro VE e VJ per le operazioni soggette a scissione dei pagamenti. Novità e indicazioni operative per segnalare le operazioni soggette a Split Payment.  L’articolo 1, comma 629, lettera b), della Legge n. 190/2014 ha introdotto l’articolo 17-ter del DPR n. 633/72. Ci riferiamo …

L'articolo Split Payment in dichiarazione Iva 2018 è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Indicazione delle operazioni soggette a Split Payment in dichiarazione Iva 2018. Compilazione del quadro VE e VJ per le operazioni soggette a scissione dei pagamenti. Novità e indicazioni operative per segnalare le operazioni soggette a Split Payment. 

L’articolo 1, comma 629, lettera b), della Legge n. 190/2014 ha introdotto l’articolo 17-ter del DPR n. 633/72.

Ci riferiamo all’articolo ha disciplina lo Split Payment. Ovvero, un particolare meccanismo di applicazione dell’Iva sulle fatture emesse nei confronti di specifici enti.

Lo Split Payment prevede che, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di determinati soggetti, espressamente previsti dalla  norma, l’imposta sia addebitata dal fornitore, ma versata all’Amministrazione finanziaria dal cliente (cessionario o committente).

Dal primo luglio 2017 si è notevolmente ampliata la platea dei soggetti ai quali occorre fatturare in Split. Per approfondimenti: “Split Payment: la guida definitiva“.

In buon sostanza chi riceve la fattura in Split deve effettuare il pagamento dell’Iva indicata in fattura direttamente all’Amministrazione finanziaria. Anziché al fornitore. Di fatto, scindendo, quindi, il pagamento del corrispettivo da quello della relativa imposta.

L’applicazione di tale meccanismo ha determinato e determina continui riflessi sulla concreta operatività delle imprese.

Tra cui ad esempio:

  • L’insorgenza di rilevanti crediti d’imposta;
  • Complicazioni operative e normative.

In secondo luogo, molto spesso, i soggetti che devono applicare lo “split payment” pongono in essere anche operazioni rientranti nel regime ordinario. Con la conseguenza che gli stessi devono adottare differenti sistemi contabili di gestione e liquidazione del tributo.

L’introduzione dello split pyment all’interno della normativa Iva è volto sia a innovare il sistema di riscossione, che a contrastare i fenomeni di evasione e frode.

Tale meccanismo, infatti, deroga l’ordinario sistema di applicazione dell’Iva. Con l’obiettivo di garantire, un minore rischio di inadempimento dell’obbligo di pagamento dei fornitori che addebitano in fattura l’imposta.  E, contemporaneamente ridurre il rischio di frode  che potrebbe essere commessa dai propri fornitori.

Le modalità attuative di applicazione dello split payment sono state disciplinate con il:

In questo contributo ci occuperemo di analizzare la corretta indicazione dello Split Payment in dichiarazione Iva.

Split Payment in dichiarazione Iva

Split Payment in dichiarazione Iva 2018

Nella Dichiarazione Iva 2018 sono stati modificati due righi al fine di tener conto delle modifiche apportate all’articolo 17-ter del DPR n. 633/72 in tema di Split Payment.

Nel dettaglio:

  • E’ stato riscritto il rigo VE38 in ‘‘Operazioni effettuate nei confronti dei soggetti di cui all’articolo 17-ter’’. Conseguentemente, tale rigo da quest’anno andrà ad accogliere con riferimento al regime di split payment non solo le operazioni effettuate nei confronti della P.A., ma anche quelle effettuate nei confronti delle società elencate nel comma 1-bis dell’art. 17-ter DPR n. 633/72, con decorrenza 1º luglio 2017. Come modificato dall’art. 1 del D.L. n. 50/17. Convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 96/17;
  • Infine, specularmente alle modifiche apportate al rigo VE38 è stato modificato il quadro VJ, nel quale il rigo VJ18 è stato rinominato ‘‘Acquisti dei soggetti di cui all’art. 17-ter’’. In tale rigo vanno esposti gli acquisti effettuati, oltre che dalle pubbliche amministrazioni, anche dalle società elencate nel comma 1-bis dell’art. 17-ter del DPR n. 633/72.

Split Payment in dichiarazione Iva: schema

QuadroIndicazione
VENel rigo VE38 vanno indicate le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti di cui al comma 1-bis dell’art. 17-ter del DPR n. 633/72 e per le quali l’imposta deve
essere versata dai cessionari o committenti in applicazione delle disposizioni contenute nel art. 17-ter (split payment)
VJNel rigo VJ18 vanno indicati gli acquisti effettuati dalle pubbliche amministrazioni titolari di partita IVA e dagli altri soggetti di cui
al comma 1-bis dell’art. 17-ter del DPR n. 633/72 tenuti al versamento dell’imposta ai sensi del medesimo articolo, per i quali la relativa imposta ha partecipato alle liquidazioni periodiche IVA (ai sensi del comma 2 dell’art. 5 del DM 23 gennaio 2015, come modificato dal DM 27 giugno 2017).

Soggetti interessati dallo Split Payment

Si evidenzia che il D.L. n. 148/17, convertito dalla Legge n. 172/17, con effetto dal 1º gennaio 2018, e quindi per le operazioni per le quali è emessa fattura a decorrere dalla medesima data, ha modificato l’articolo 17-ter del DPR n. 633/72 prevedendo l’estensione dello Split payment a tutte le Società controllate, in misura non inferiore al 70%, dalla PA.

Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 9 gennaio 2018 sono state definite le modalità di attuazione della disciplina.

Si evidenzia, inoltre, che il 19 dicembre 2017 sul sito del Dipartimento delle Finanze sono stati pubblicati gli elenchi dei soggetti in Split payment per il 2018 (D.M. 9 gennaio 2018).

Per l’anno d’imposta 2017 (Dichiarazione Iva 2018) i soggetti interessati all’adempimento sono le P.A. (di cui all’indice Ipa) nonché gli altri soggetti di cui all’articolo 17-ter del DPR n. 633/72 che sono in ambito split payment per le fatture ricevute dal 1º luglio al 31 dicembre 2017 (di cui all’elenco definitivo pubblicato sul sito del Dipartimento delle Finanze il 31 ottobre 2017 – 3a rettifica).

Pubblicazione enti 2018

Il Ministero dell’Economia e delle finanze, il 19 dicembre 2017, ha pubblicato gli elenchi validi per l’anno 2018, relativi all’applicazione del meccanismo dello Split payment.

La pubblicazione è avvenuta nelle more del perfezionamento dell’iter di pubblicazione del decreto del MEF (infatti, il D.M. è del 9 gennaio 2018) al quale fa riferimento il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2018. Dagli elenchi sono escluse le amministrazioni pubbliche, per le quali va fatto riferimento all’elenco pubblicato sul sito dell’IPA – Indice delle Pubbliche Amministrazioni.

Gli elenchi aggiornati pubblicati possono essere consultati all’indirizzo del Ministero delle Finanze. Ed è possibile effettuare la ricerca di:

  • Fondazioni;
  • Enti pubblici;
  • Società;

presenti negli elenchi tramite codice fiscale.

Fatta eccezione per le società che sono quotate nell’indice FTSE MIB, i soggetti interessati avranno la possibilità di segnalare eventuali mancate o errate inclusioni fornendo idonea documentazione a supporto ed esclusivamente mediante il modulo di richiesta.

Split Payment in dichiarazione Iva: procedura

Riepiloghiamo di seguito le modalità di applicazione dello Split Payment al fine di poter arrivare correttamente all’indicazione delle operazioni in dichiarazione Iva.

Adempimenti dei fornitori

Per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate, i fornitori sono tenuti ad emettere la fattura con l’annotazione ‘‘scissione dei pagamenti’’ ovvero ‘‘split payment’’, ai sensi dell’articolo 17-ter del DPR n 633/72.

Attenzione

Qualora la fattura non contenga tale dizione torna applicabile la sanzione amministrativa di cui all’art. 9, 1º comma, del D.Lgs. n. 471/1997 (sanzione amministrativa da € 1.000 a € 8.000). La sanzione non torna applicabile, così come chiarito dalla C.M. n. 27/E/2017 per le fatture emesse prima del 7 novembre 2017 data di pubblicazione della citata circolare.

Da un punto di vista operativo, il fornitore (stante i chiarimenti forniti con la C.M. n. 27/E/2017 che richiama la precedente C.M. n. 15/E/2015):

  • Non deve computare nella liquidazione di periodo l’Iva a debito indicata in fattura;
  • Deve registrare nel registro ‘‘IVA vendite’’ le operazioni effettuate e la relativa Iva non incassata dai fornitori;
  • Inoltre, deve annotare in modo distinto (anche con l’istituzione di appositi codici Iva) la fattura emessa in regime di split payment, indicando l’aliquota applicata e l’ammontare dell’imposta.

Adempimenti dei soggetti acquirenti

Le Pubbliche amministrazioni che effettuano acquisti in ambito istituzionale versano l’Iva mediante il modello F24 enti pubblici.

In dettaglio, devono utilizzare apposito codice tributo, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’Iva è divenuta esigibile.

Invece, il Decreto attuativo (D.M. del 27 giugno 2017, successivamente modificato ad opera del D.M. del 13 luglio 2017) con riferimento alle Pubbliche Amministrazioni e le società, identificate ai fini Iva, che effettuano acquisti di beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali ha chiarito che le stesse possono procedere al versamento dell’Iva mediante due modalità tra loro alternative.

In buona sostanza, la prima modalità prevede che per il versamento dell’Iva le Pubbliche amministrazioni che esercitano attività commerciale e le altre società possono procedere al versamento dell’Iva mediante presentazione del modello F24, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile. Senza possibilità di compensazioni e con la futura introduzione di un apposito codice tributo.

In alternativa, le Pubbliche amministrazioni che agiscono in ambito commerciale e le società, per le fatture oggetto di split payment possono:

  • Annotare le fatture nel registro di cui agli artt. 23 o 24 del DPR n. 633/72, entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente;
  • Imputare l’Iva dovuta alla liquidazione periodica del mese dell’esigibilità (o del relativo trimestre in caso di liquidazioni trimestrali);
  • Infine, registrare le fatture nel registro degli acquisti di cui all’articolo 25 del DPR n 633/72, ai fini di esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta.

Split Payment in dichiarazione Iva: Esigibilità dell’Iva

In linea generale l’Iva relativa alle cessioni di beni nonché alle prestazioni di servizi relativa alle operazioni in Split payment, è esigibile al momento del pagamento del corrispettivo ai fornitori.

In alternativa, i soggetti in Split payment, invece che liquidare l’imposta con riferimento al momento del pagamento del corrispettivo, possono optare per anticipare tale momento a quello di ricezione o registrazione della fattura. La scelta per l’esigibilità anticipata potrà essere fatta con riguardo a ciascuna fattura ricevuta/registrata.

Note di variazione Iva

In tema di note di variazione in aumento ovvero in diminuzione (art. 26 del DPR n 633/72) la C.M. n. 27/E/2017 ha chiarito che nei casi in cui il fornitore, ricorrendo i presupposti di cui dell’art. 26, emetta una nota di variazione in aumento, torna sempre applicabile il meccanismo della scissione dei pagamenti. E, pertanto, la stessa dovrà essere numerata, indicare l’ammontare della variazione e della relativa imposta e fare esplicito riferimento alla fattura originaria emessa.

Split Payment in dichiarazione Iva: note di variazione in diminuzione

Invece, con riferimento alle note di variazione in diminuzione è stato precisato che:

  • Quando la nota di variazione è in diminuzione, se la stessa si riferisce ad una fattura originaria emessa in sede di scissione dei pagamenti o split payment, la stessa dovrà essere numerata, indicare l’ammontare della variazione e della relativa imposta e fare esplicito riferimento alla suddetta fattura. In forza di ciò e trattandosi di una rettifica apportata ad un’Iva che non è confluita nella liquidazione periodica del fornitore, lo stesso non avrà diritto a portare in detrazione, ai sensi dell’art. 19 del DPR n 633/72, l’imposta corrispondente alla variazione, ma dovrà limitarsi a procedere solo ad apposita annotazione in rettifica nel registro. Senza che si determini, quindi, alcun effetto nella relativa liquidazione Iva;
  • Quando la nota di variazione in diminuzione si riferisce a fatture originarie emesse prima dell’entrata in vigore dello split payment alla stessa si applicheranno le regole ordinarie. Sicché il fornitore avrà diritto a portare in detrazione, ai sensi dell’art.
    19 del DPR n. 633/72, l’imposta corrispondente alla variazione;
  • Infine, per le note di variazione in diminuzione ricevute dopo il 1º luglio 2017, che si riferiscono ad una fattura originaria emessa dal fornitore anteriormente al 1º luglio 2017, il fornitore per esigenze di semplificazione potrà comunque applicare la disciplina della scissione dei pagamenti. Di fatto il fornitore dovrebbe poter sceglie se emettere in regime di scissione dei pagamenti la nota credito indicando o meno la specifica annotazione.

Split Payment in dichiarazione Iva: Rimborsi

I contribuenti che effettuano operazioni in regime di split payment e che rispettano i presupposti di cui all’articolo 30, comma 2, lettera a), del DPR n. 633/72 potranno richiedere il rimborso dell’eccedenza di Iva detraibile:

  • Sia in sede di dichiarazione annuale, ai sensi dell’art. 38 bis, comma 1, del DPR n. 633/72;
  • Sia presentando apposita istanza di rimborso trimestrale, ai sensi dell’art. 38 bis, comma 2, del DPR n. 633/72.

Split Payment in dichiarazione Iva: Acconto

Per le Pubbliche Amministrazioni che operano in ambito commerciale e per le società che versano l’Iva in split payment separatamente al di fuori delle liquidazioni periodiche, il Decreto 27 giugno 2017 ha introdotto l’obbligo di tenere conto, nella determinazione del versamento dell’acconto Iva di dicembre, anche dell’imposta dovuta all’Erario in relazione agli acquisti sottoposti allo split payment (C.M. n. 28/E/2017).

Split Payment in dichiarazione Iva: soggetti esclusi

In linea generale sono soggette a split payment tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi da chiunque rese anche dai professionisti.

Si ricorda, infatti, che il D.L. n. 50/2017 ha previsto che lo split payment si applica anche ai compensi per prestazioni di servizi resi dai
professionisti assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito.

La circolare n. 27/E/2017 ha chiarito che in merito alle operazioni soggette a split payment non tornano applicabili le disposizioni normative riguardanti la liquidazione dell’Iva secondo la contabilità di cassa di cui all’art. 32-bis del D.L. n. 83/2012, convertito con modificazioni, nella Legge n. 134/2012.

Sono, invece, esclusi dallo split payment gli acquisti per i quali debitore dell’imposta è il soggetto acquirente in tutti i casi in cui si applica il regime dell’inversione contabile (c.d. reverse charge) come ad esempio:

  • Le prestazioni di servizi concernenti il subappalto edile. Articolo 17, comma 6, lett. a del DPR n. 633/72);
  • Le prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamente relative ad edifici. Articolo 17, comma 6, lett. a-ter del DPR n 633/72).

Regimi speciali Iva

Sono esclusi dallo split payment anche gli acquisti ricevuti da fornitori che applicano dei regimi Iva c.d. speciali. Per i quali non è prevista l’evidenzia dell’Iva in fattura e che provvedono al suo assolvimento mediante regole proprie.

Si pensi ad esempio: ai c.d. regimi monofase disciplinati dall’art. 74 del DPR n. 633/72 (editoria, generi di Monopolio e fiammiferi, tabacchi lavorati, ecc.); al regime del margine di cui agli artt. 36 e ss. del D.L. n. 41/1995.

Medesime considerazioni valgono anche per gli acquisti effettuati da fornitori che applicano regimi speciali IVA che, pur prevedendo l’addebito dell’IVA in fattura, applicano un meccanismo forfetario di determinazione della detrazione spettante. Si pensi ad esempio al regime speciale di cui agli artt. 34 e 34-bis del DPR n. 633/72.

Split Payment in dichiarazione Iva: conclusioni

Tutte le informazioni che vi abbiamo indicato sulla procedura di applicazione dello Split Payment sono fondamentali per poter effettuare correttamente questo particolare tipo di applicazione dell’Iva.

Di conseguenza sono di fondamentale importanza per la corretta indicazione dello Split Payment in dichiarazione Iva.

L'articolo Split Payment in dichiarazione Iva 2018 è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/split-payment-in-dichiarazione-iva/feed/ 0 17096
Prestazioni sanitarie dei medici: disciplina Iva e fatturazione https://www.fiscomania.com/2018/02/prestazioni-sanitarie-dei-medici-iva/ https://www.fiscomania.com/2018/02/prestazioni-sanitarie-dei-medici-iva/#respond Wed, 14 Feb 2018 07:40:58 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=2180 Come devono essere classificate ai fini Iva le prestazioni sanitarie dei medici? Le prestazioni di ricovero e cura sono anch’esse esenti? Vediamo di capire in dettaglio quali sono le regole per stabilire quando le prestazioni sanitarie possono essere esenti da Iva. Vedremo anche le modalità di fatturazione delle prestazioni esenti Iva dei medici. Secondo la …

L'articolo Prestazioni sanitarie dei medici: disciplina Iva e fatturazione è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Come devono essere classificate ai fini Iva le prestazioni sanitarie dei medici? Le prestazioni di ricovero e cura sono anch’esse esenti? Vediamo di capire in dettaglio quali sono le regole per stabilire quando le prestazioni sanitarie possono essere esenti da Iva. Vedremo anche le modalità di fatturazione delle prestazioni esenti Iva dei medici.

Secondo la disciplina Iva non tutte le prestazioni sanitarie dei medici rientrano tra le operazioni esenti da imposta. Ex articolo 10 n. 18 del DPR n. 633/72.

Infatti, deve essere tenuta in considerazione una particolare distinzione delle prestazioni sanitarie. A seconda che la stessa abbia lo scopo di tutelare, mantenere o ristabilire la salute delle persone o meno.

Vi è un principio fondamentale secondo il quale occorre individuare l’ambito in cui la prestazione sanitaria è resa per stabilire la sua finalità principale. E di conseguenza, il regime da adottare ai fini dell’Iva. Si tratta del c.d. criterio dello scopo principale.

Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio come si differenziano le singole prestazioni sanitarie. Ai fini della disciplina Iva. Ai sensi dell’articolo 10, punto n. 18, del DPR n. 633/72.

Vedremo anche come effettuare una corretta fatturazione per quanto riguarda i medici.

Prestazioni sanitarie dei medici


Prestazioni sanitarie dei medici

Per prestazioni sanitarie dei medici si intendono le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell'esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza. Questo ex art. 99, R.D. n. 1265/34.

Le stesse prestazioni possono essere svolte anche da operatori abilitati all'esercizio delle professioni infermieristiche e tecnico-sanitarie.

Si tratta di precise prestazioni stabilite e regolamentate al fine di garantire un preciso servizio con l'obiettivo di garantire diagnosi, cura e riabilitazione di ogni persona, fiscalmente residente in Italia.

Per queste prestazioni sanitarie l'esenzione, definita dall'articolo 10 punto n. 18 del DPR n .633/72:

  • E' limitata alle prestazioni sanitarie il cui scopo principale è quello di tutelare, mantenere o ristabilire la salute delle persone. Compresi quei trattamenti o esami clinici effettuati nei confronti di persone sane;
  • Ha carattere oggettivo. Essendo correlata alla natura sanitaria delle prestazioni sanitarie.

Tali prestazioni sono esenti anche quando sono effettuate per il tramite di farmacie che mettono a disposizione dei propri clienti: operatori sanitari, infermieri, fisioterapisti, etc.

In tal caso sono esenti sia le prestazioni effettuate dagli operatori sanitari nei confronti della farmacia, che le prestazioni della farmacia nei confronti dei clienti.

Operazioni sanitarie esenti da Iva

Vediamo adesso quali sono le operazioni sanitarie esenti e imponibili per l'Imposta sul valore aggiunto.

PRESTAZIONI SANITARIE ESENTI IVA
  • Prestazioni effettuate da medici, chirurghi e odontoiatri;
  • Le prestazioni dirette alla diagnosi, cura e riabilitazione di biologi e psicologi;
  • Certificazioni varie, prestazioni mediche di chirurgia estetica (solo se la prestazione risponde a finalità terapeutiche). Medicina sportiva, medicina del lavoro;
  • Prestazioni rese da laboratori radiologici e da laboratori di analisi mediche e di ricerche cliniche;
  • Visite mediche fiscali per conto dell'Inps o dell'Inail.

Prestazioni effettuate dai seguenti operatori abilitati all'esercizio delle professioni infermieristiche e tecnico sanitarie:

  • Infermiere, ostetrica, infermiere pediatrico;
  • Podologo, fisioterapista (o massofisioterapista con formazione triennale), logopedista, ortottista, tecnico della riabilitazione psichiatrica, educatore professionale;
  • Tecnico audiometrista, tecnico sanitario di laboratorio biomedico, tecnico sanitario di radiologia medica;
  • Il tecnico ortopedico, tecnico audioprotesista, igienista dentale, dietista;
  • Tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, assistente sanitario.
PRESTAZIONI SANITARIE IMPONIBILI IVA
  • Le prestazioni per corsi di formazione;
  • I certificati legali fatti alle assicurazioni;
  • Prestazioni non rivolte alla persona, come quelle rese da medici veterinari;
  • Consulenze medico legali riguardanti lo stato di salute delle persone finalizzate al riconoscimento di una pensione di invalidità o di guerra;
  • Prestazioni di medici legali come consulenti tecnici quando devono quantificare il danno nelle controversie legali, o per quantificare premi assicurativi;
  • Infine, le prestazioni rese da chiropratici.

Prestazioni sanitarie effettuate abusivamente

Le prestazioni mediche, paramediche e odontoiatriche, se sono svolte in modo abusivo e, quindi, senza il possesso dei requisiti professionali abilitativi prescritti, sono imponibili ai fini Iva.

Questo dal momento che in tale evenienza, non è più applicabile il dettato dell’art. 10, n. 18, DPR n. 633/72.

Prestazioni di ricovero e cura ai fini Iva

Le prestazioni sanitarie di ricovero e cura esenti, ai sensi dell'articolo 10 n. 19 del DPR n. 633/72.

Si tratta di quelle prestazioni rese sia in via ambulatoriale che a ricoverati, da parte dei seguenti soggetti:

  • Società di mutuo soccorso con personalità giuridica e stabilimenti termali;enti ospedalieri, case di cura e cliniche, che sulla base delle convenzioni stipulate con le regioni, applicano tariffe corrispondenti a quelle praticate dagli enti pubblici;
  • Onlus.

Attenzione

Le prestazioni sanitarie rese da case di cura non convenzionate sono imponibili Iva.

A nulla rilevando che i pazienti vengano rimborsati dalle regioni in base a specifiche tariffe.

Ricovero e cura

In particolare è importante definire bene, ai sensi dell'esenzione, cosa si intende per prestazioni di ricovero e cura.

Si tratta di alloggio, assistenza, diagnosi e cura, compresa la somministrazione di medicinali, presidi sanitari e vitto.

Questo aspetto assume importanza in quanto le prestazioni di maggior comfort alberghiero (come stanza singola, televisore, ecc) sono prestazioni che rientrano nel campo di applicazione dell'Iva e sono soggette ad un aliquota del 10% se rese a ricoverati.

Salvo che le stesse siano indispensabili per realizzare gli scopi terapeutici del soggetto ricoverato e ad aliquota Iva ordinaria se rese a soggetti non ricoverati. Come possono essere gli accompagnatori.


Prestazioni sanitarie dei medici: fatturazione

I medici, i dentisti e tutti gli operatori in arti sanitarie sono obbligati ad emettere la fattura o la parcella o la notula per lo svolgimento delle seguenti operazioni:

  • Prestazioni professionali, tipiche dell’attività medica, che sono esenti Iva. Ai sensi art. 10 n. 18 DPR n. 633/72;
  • Cessione di beni acquistati nell'esercizio dell’attività. Es. vendita di un ecografo, di un riunito, dei mobili, dei computer ecc. Tali cessioni sono esenti ex art. 10 n. 27-quinquiesse per essi non era stata detratta l’Iva al momento dell’acquisto. In caso contrario sono soggetti all'Iva ordinaria al 22%. Se l’Iva su acquisti è stata detratta solo in parte, si dovrà emettere fattura parte in esenzione e parte con aliquota ordinaria;
  • Prestazioni di servizi che non sono propriamente tipiche della normale attività esercitata, quali perizie legali, consulenze ad assicurazioni, certificati assicurativi, messa a disposizione a colleghi di studio e di attrezzature e corsi.

Tutte queste prestazioni sono soggette ad Iva con aliquota ordinaria.

Emissione della fattura

La fattura  per le prestazioni sanitarie deve essere sempre emessa ed è obbligatoria

Questo indipendentemente dal fatto che la prestazione sia resa nei confronti di privato, di impresa o di ente.

La fattura può assumere varie forme: per i medici ha forma di parcella (quindi una fattura immediata).

Contenuto obbligatorio della fattura dei medici

I dati obbligatori da indicare nella fattura per prestazioni sanitarie dei medici sono:

  • La data di emissione;
  • Il numero progressivo per anno solare;
  • Il nome e cognome (in caso di impresa individuale), denominazione o ragione sociale (nome e cognome se non si tratta di imprese), residenza o domicilio dei soggetti fra cui è effettuata la prestazione;
  • La Partita Iva del cliente o il codice fiscale (prima era facoltativo) se questi non agisce nell'esercizio d’impresa arte o professione (ad esempio, se è un privato);
  • La natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto delle prestazioni;
  • L'aliquota, ammontare dell’imposta e dell’imponibile: le prestazioni mediche (comprese quelle odontoiatriche) sono operazioni esenti Iva art. 10 DPR n. 633/1972 n. 18;
  • Il numero e data degli eventuali DDT (documenti di trasporto) in caso di emissione di fattura differita (esempio: il dentista che cede il riunito; prima emette il DDT per il trasporto e poi emette fattura differita richiamando i dati del documento di trasporto).

Inoltre, non è obbligatorio, ma è opportuno, indicare l’eventuale ritenuta d’acconto.

Vediamo alcuni di questi elementi in dettaglio.

Data di emissione della fattura sanitaria

Le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo.

Quindi, per le prestazioni sanitarie dei medici si devono emettere fatture al momento dell'incasso del corrispettivo. L'incasso è percepito, solitamente, al momento in cui la prestazione è completata. Tuttavia, la fattura può essere emessa anche in un momento precedente.

Inoltre, nel caso in cui si verifichi un pagamento anticipato totale o parziale del corrispettivo prima di tale termine, la fattura deve essere emessa all'atto dell’incasso. Solo per la parte incassata.

E' necessario prestare la massima attenzione a questo aspetto. Considerate le irregolarità contabili che spesso, anche involontariamente, molti medici commettono.

Spesso, infatti, risulta il versamento in banca di somme riscosse mentre le corrispondenti fatture vengono emesse solo dopo alcuni giorni. Comportamento che in sede di controlli potrebbe essere contestato. Specialmente se diventa difficile far coincidere le fatture con i relativi pagamenti.

La fattura deve essere sempre emessa in duplice esemplare. Una copia deve essere consegnata al cliente mentre l’altra deve essere archiviata preso lo studio. Nulla vieta l’emissione di più copie: è opportuno però indicare, con l’ausilio di un timbro, la dicitura “copia per uso interno”.

Per l’emissione di copie conformi alle originali va applicata la marca da bollo (2 euro) ed occorre indicare la dicitura “copia conforme all’originale” (nel caso in cui il cliente smarrisca la fattura).

Numerazione della fattura

Le fatture per prestazioni sanitarie dei medici devono essere numerate progressivamente per anno solare.

E' consentito avere più serie di numerazioni: è il caso tipico di chi ha più studi medici, o ambulatori.

Per i medici di famiglia che operano in regime di convenzione con le ASL non è obbligatoria l’emissione della fattura in quanto il prospetto di liquidazione mensile emesso dall'ASL sostituisce a tutti gli effetti la fattura.

Tuttavia, siccome tali prospetti vanno numerati progressivamente tra le fatture e ciò potrebbe generare confusione nella numerazione, si consiglia di emettere la normale fattura allegando ad essa il prospetto rilasciato dall'ASL.

Natura della prestazione sanitaria

È fatto obbligo indicare e descrivere sulla fattura la natura, la qualità e la quantità della prestazione.

E' necessario che la descrizione dell'operazione in fattura sia chiara e specifica. E' necessario, infatti, descrivere il tipo di prestazione che il medico effettua al paziente.

Alcuni esempi pratici possono essere:

  • Prestazione medica effettuata come da preventivo allegato
  • Prestazione medica come da cartella clinica allegata
  • Infine “Prestazione medica come da piano di cura allegato

Stessa regola vale anche per le fatture emesse dal medico nei confronti di colleghi per prestazioni svolte nelle loro sedi. Ad esempio, è possibile utilizzare una descrizione che abbia come oggetto la giornata di lavoro ("sostituzione presso il vostro studio").

Oppure una descrizione basata sul numero delle ore di lavoro svolte.

Naturalmente, in questi casi la stipula di un contratto scritto tra medici è fondamentale.

Base imponibile della fattura del medico

Per quanto riguarda il valore della prestazione bisogna indicare a parte anche eventuali sconti e abbuoni.

Ritenuta d’acconto

Se il medico emette fatture nei confronti di altri professionisti, imprese o cliniche e/o enti, viene assoggettato ad una ritenuta d’acconto del 20%.

Ritenuta che è opportuno sia evidenziata sulla parcella (anche se non obbligatorio), sul totale della prestazione.

In pratica dal compenso spettante il cliente trattiene la ritenuta a titolo d’acconto d’imposta che verserà per conto del medico.

Imposta di bollo

L'imposta di bollo, attraverso l'applicazione di una marca da € 2,00 deve essere applicata dai medici che effettuano operazioni esenti Iva.

L’imposta è dovuta se la fattura supera l’importo di € 77,47 e deve essere applicata in calce alla fattura originale. Quella consegnata al paziente.

L’obbligo di applicare il bollo è a carico del medico.

Sono solidalmente obbligati al pagamento dell’imposta entrambe le parti (medico e paziente): quindi sono entrambi sanzionabili in caso di omesso pagamento dell’imposta.

In aggiunta, può verificarsi il caso del professionista che sceglie di non addebitare al cliente l’importo dell’imposta di bollo. Che rimane a proprio carico.

Liquidazioni IVA

I medici sono obbligati alla determinazione mensile e/o trimestrale anche qualora abbiano effettuato solo operazioni esenti.

Non sono obbligati i soggetti che hanno fatto richiesta di esonero degli adempimenti Iva.

Questo ai sensi dell'articolo 36-bis del DPR n. 633/72.

L’Iva risultante dalle liquidazioni periodiche deve essere versata, se a debito, mensilmente o trimestralmente.

Per eseguire e versare l’Iva dovuta, con cadenza trimestrale, è necessario aver realizzato nell'anno precedente un volume d’affari non superiore ad € 400.000.

L’opzione ha validità per almeno un triennio e sugli importi da versare nei primi tre trimestri è dovuto un interesse dell’1% (tali interesse non è deducibile dal reddito).

Non vi è più alcun obbligo di effettuare, anche se è opportuno, le annotazioni sui registri Iva delle liquidazioni eseguite.

Qualora il professionista superi il limite di € 400.000 nel corso dell’anno sarà obbligato alle liquidazioni mensili dall'anno successivo.

 

L'articolo Prestazioni sanitarie dei medici: disciplina Iva e fatturazione è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/prestazioni-sanitarie-dei-medici-iva/feed/ 0 2180
Web Tax: scenari di tassazione dell’economia digitale https://www.fiscomania.com/2018/02/web-tax-economia-digitale/ https://www.fiscomania.com/2018/02/web-tax-economia-digitale/#respond Tue, 13 Feb 2018 08:01:11 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=16864 Applicazione della Web Tax sui servizi digitali nello scenario economico internazionale. La posizione dell’OCSE. Applicazione della Web Tax nell’economia italiana. L’economia digitale è un mondo che corre parallelo a quello offline, ma con una velocità infinitamente superiore. Non ci sono confini, né territoriali, né di tipologie di attività. Per questo le opportunità di business sono …

L'articolo Web Tax: scenari di tassazione dell’economia digitale è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Applicazione della Web Tax sui servizi digitali nello scenario economico internazionale. La posizione dell’OCSE. Applicazione della Web Tax nell’economia italiana.

L’economia digitale è un mondo che corre parallelo a quello offline, ma con una velocità infinitamente superiore.

Non ci sono confini, né territoriali, né di tipologie di attività. Per questo le opportunità di business sono praticamente infinite.

In questo modo che corre troppo in fretta ci sono ancora regole fiscali ancorate a criteri tradizionali. Criteri che quindi non sono al passo con i tempi del Web.

Le regole fiscali, infatti, sono ancorate a criteri di territorialità e fisicità che si fa fatica ad abbandonare.

Regole, quindi, inapplicabili concretamente a business immateriali di multiformi tipologie come quelli della digital economy.

L’approccio a questo tipo di problematiche non può che essere internazionale.

Altrimenti si rischiano iniziative approssimative e discriminatorie. Questo, ad esempio è quanto è avvenuto attraverso l’introduzione della Web Tax italiana.

Questa nasce prima attraverso il D.L. n. 50/2017 come procedura di disclosure per stabili organizzazioni occulte in Italia di aziende del Web con residenza estera. Successivamente, con la Legge n. 205/2017 la Web Tax diventa una vera e propria imposta sui servizi digitali del Web.

I tempi per una soluzione sovranazionale sono lunghi ed è possibile studiare opzioni, anche domestiche, transitorie. Queste però debbono essere diverse da quelle recentemente approvate e possibilmente condivise a livello comunitario. Evitando in primis inique imposizioni sul fatturato.

La dimensione internazionale connaturata alla rete impone che se si vuole riscrivere il sistema di tassazione occorre farlo su base convenzionale. Oppure, quanto meno, comunitaria, altrimenti si rischiano iniziative approssimative e discriminatorie.

Guardando tuttavia proprio alle recenti iniziative legislative intraprese nel nostro Paese, ovvero alla c.d. Web Tax sui servizi digitali introdotta dalla Legge n. 205/2017, non ci si può ritenere soddisfatti.

La tassazione dell’economia digitale è il tema di maggiore attualità ed interesse nel panorama fiscale, ma anche, verosimilmente, il meno compreso.

Per questo motivo, in questo contributo partendo dallo scenario internazionale cerchiamo di analizzare la Web Tax italiana.

Web Tax

Web Tax nello scenario internazionale

Parlare di Web Tax è una semplificazione che rischia di far perdere di vista la complessità degli aspetti tributari della digital economy, che sono i più disparati.

Parlare di economia digitale significa infatti parlare di bitcoin, di intermediazione di servizi, di e-commerce, di fashion blogger, delle c.d. over the top o anche infine della componente digitale di attività tradizionali.

In tutti questi casi gli aspetti tributari – sia per l’imposizione diretta che indiretta – di queste attività sono molto diversi tra loro.

Limitandoci all’esame di come assoggettare ad imposizione nel Paese di produzione della ricchezza business principalmente immateriali che non necessitano di insediamenti in quest’ultimo, l’ambiente normativo da esplorare non può essere domestico e non può passare da iniziative tipo la Web Tax approvata in Italia.

Il terreno su cui innestare interventi strutturali dovrebbe essere quello delle convenzioni.

Oggi in particolare potrebbe essere quello della Convenzione Multilaterale elaborata dall’OCSE per il recepimento delle misure per la prevenzione delle pratiche di erosione della base imponibile e dislocazione dei profitti poste in essere dalle imprese multinazionali.

Tuttavia la Convenzione prevede clausole di riserva e soprattutto non è stata sottoscritta dagli USA.

Considerate, infatti che i c.d. giganti del web sono per la maggior parte americani.

Sul tema è opportuno richiamare la posizione OCSE e quella della Commissione europea.

Digital Economy: posizione OCSE

L’Action one del progetto BEPS dell’OCSE è dedicato all’economia digitale.

L’OCSE non raccomanda l’introduzione di regole ad hoc per le imprese digitali. In considerazione del fatto che l’intera economia sta diventando prevalentemente digitale e si potrebbero ingenerare discriminazioni.

L’Action one ruota attorno alla possibile introduzione di un nuovo criterio di collegamento.

Criterio diverso dalla stabile organizzazione, basato sulla c.d. presenza economica significativa nel territorio (Significant economic presence, che fa riferimento al fatturato e al numero dei clienti presenti nei vari Paesi).

Questo pur essendo menzionate altre soluzioni, quali l’introduzione di una withholding tax o di una Equalization levy.

Si tratta comunque soluzioni che il documento ritiene tuttavia inattuabili allo stato attuale. Considerato che l’implementazione di altre azioni BEPS potrebbe impattare anche sull’economia digitale.

Digital Economy: posizione UE

La Commissione europea propone da tempo di utilizzare, tra gli altri fattori, i ricavi derivanti dallo sfruttamento dei dati digitali per determinare una base imponibile comune consolidata.

Questo come base imponibile per l’imposta delle società europee (c.d. CCCTB – Common Consolidate Corporate Tax Base).

La Commissione sta pensando, quindi, di introdurre un’imposta sul fatturato (c.d. Equalization tax). Oppure di modificare il concetto di stabile organizzazione. Per aprire alla c.d. stabile organizzazione virtuale.

Un concetto di stabile organizzazione basato sul numero di clienti presenti nei vari Stati.

Tuttavia, la stessa Commissione si augura che vi sia una condivisione anche con l’OCSE. Soprattutto ove si parli di modifiche inerenti la stabile organizzazione o il transfer pricing. Su questo l’utilizzo massivo della metodologia profit split potrebbe essere un’altra delle opzioni praticabili.

Presenza economica significativa

La Commissione continua comunque ad esprimere il suo favore verso la CCCTB. Ipotesi che andrebbe tuttavia coordinata con il concetto di “presenza economica significativa” proposto dall’OCSE.

Presenza individuata sulla base di una molteplicità di fattori, tra i quali:

  • il fatturato
  • il numero dei clienti,

Ovvero, fattori che attestino il legame con un determinato Paese.

Secondo la Commissione, in attesa della condivisione della migliore strada, si potrebbero anche implementare delle misure “temporanee” per proteggere il gettito degli Stati membri.

Il riferimento è all’Equalization tax.

Si tratta di una tassazione separata sul fatturato. Ovvero, una withholding tax sui pagamenti delle transazioni digitali. Oppure, una imposta sui ricavi generati dai servizi digitali e dall’attività pubblicitaria.

Stabile organizzazione virtuale in Italia

Il legislatore domestico ha più volte provato a disciplinare fiscalmente il mondo del web, con scarsi risultati.

Si è provato anche ad approcciare il concetto di stabile organizzazione virtuale.

La Legge n. 205/2017, al comma 1010,ha introdotto modifiche generali al concetto di stabile organizzazione in attuazione dell’Action seven del progetto BEPS.

Tuttavia, ai fini che qui interessano, occorrerà valutare come verrà interpretata la lettera f) dell’art. 162 del DPR n. 917/86.

Secondo la quale, per la quale può configurare una stabile organizzazione:

una significativa e continuativa presenza economica nel territorio dello Stato costruita in modo tale da non fare risultare una sua consistenza fisica nel territorio stesso

La disposizione richiama il concetto di presenza economica significativa, che ruota attorno al fatturato e al numero dei clienti presenti in un determinato Paese e sembra rivestire una valenza antielusiva.

Ai fini tuttavia dell’effettivo utilizzo di tale novella nel mondo dell’economia digitale occorrerà vedere il pieno recepimento dei BEPS e di tali concetti nelle (prevalenti) disposizioni convenzionali.

Tassazione della Web Economy

 

 

Si ritiene che, per disciplinare fiscalmente il mondo del web, l’opzione che appare meno a rischio censure sia una equalization levy legata all’utilizzo della banda larga commisurata al numero di byte usati dai siti internet.

Potrebbe pensarsi ad un sistema di aliquote progressive e franchigie per introdurre un meccanismo di progressività dell’imposta (che quindi non graverebbe sul fatturato), magari consentendo la deducibilità di tale particolare imposta “sul consumo” dal reddito d’impresa dell’eventuale stabile organizzazione del soggetto non residente.

Oltre al Regno Unito, altri Paesi hanno fatto da sé.

In India è stata prevista un’imposta che si sostanzia in un prelievo del 6% sulle commissioni pagate da imprese residenti a soggetti non residenti per servizi di advertising on line superiori a 1.500 dollari.

In Israele sono stati invece introdotti dei regimi che incentivano le imprese digitali a trasferire nel Paese le attività di ricerca e sviluppo e i beni immateriali.

Ma vediamo cosa ha fatto l’Italia, con l’applicazione della Web Tax.

La Web Tax Italiana

La Web Tax introdotta dalla Legge n. 205/2017 è una imposta con aliquota del 3% sul valore di alcune transazioni digitali business to business (B2B).

Entrerà in vigore l’anno successivo a quello di adozione di un Decreto ministeriale che entro il 30 aprile 2018 dovrà perimetrare il suo ambito oggettivo di applicazione. Si tratta, quindi, di imposta che entrerà in vigore nel 2019.

È una imposta indiretta su transazioni B2B. Quindi non sul commercio elettronico tradizionale verso i consumatori (B2C), a carico di operatori economici italiani e stranieri che in un anno effettuino più di tremila prestazioni di servizi “digitali”.

Ad esempio rientrano nel campo di applicazione dell’imposta pubblicità on line e cloud computing.

Si tratta di una Web Tax settoriale. Nel senso colpisce solo un segmento del variegato mondo dell’economia digitale ed ha una aliquota fissata al 3% delle vendite di tali servizi. che dovranno essere puntualmente indicati da un Decreto del MEF da adottare entro il 30 aprile 2018.

Web Tax: base imponibile

La base imponibile, sia per i soggetti italiani che stranieri, è il corrispettivo pattuito tra imprese al netto dell’IVA.

Senza concessione di crediti di imposta ai soggetti che già pagano imposte in Italia, come era stato inizialmente proposto.

Questo la fa configurare come una sorta di sovrimposta indiretta che rischia di penalizzare con una doppia imposizione chi già paga imposte nel nostro Paese.

L’imposta è trattenuta all’atto del pagamento da chi riceve il servizio (committente), con obbligo di rivalsa sui prestatori.

È poi versata dal committente entro il 16 del mese successivo al pagamento.

Il meccanismo ricorda quello di una ritenuta applicata e versata dal committente.

Web Tax: accertamento

Ai fini accertativi e contenziosi si applicheranno le disposizioni in materia di IVA.

Sono tuttavia esonerati i prestatori che effettuino meno di tremila transazioni annue laddove “autocertifichino” questa condizione ai committenti.

Si tratta di un aspetto arduo da monitorare, soprattutto per i prestatori non residenti, che potrebbero ignorare i dettami del legislatore domestico, a fronte anche di incertezze sulle eventuali conseguenze in caso di mancato rispetto della previsione.

Esoneri

Altri esoneri riguardano i soggetti agricoli, i forfettari di cui alla Legge n. 190/2014 e quelli che avviano nuove iniziative ex lege n. 111/2011.

Invero anche su questi esoneri sussistono delle perplessità in punto di potenziali effetti discriminatori, posto che tra i soggetti di cui all’articolo 23, comma 1, DPR n. 600/73, cui la norma fa rinvio, vi sono altri soggetti di piccole dimensioni che invece potrebbero restare incisi dal tributo.

Prestazioni di servizi

Nel dettaglio le prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici dovranno essere individuate dal Decreto del MEF.

Si dovrà trattare, come indicato in termini generali dalla stessa novella, di servizi forniti attraverso internet essenzialmente “automatizzati”.

Ovvero con un intervento umano minimo, impossibili da rendere in assenza di tecnologia e intervenuti tra operatori economici (ovvero B2B), con esclusione quindi del commercio elettronico verso i consumatori (B2C), che non restano (almeno direttamente) colpiti dal tributo.

Esemplificando, si può pensare ai servizi di analisi, trasmissione e elaborazione di dati, o alla pubblicità sui social media o motori di ricerca on line o alla promozione di servizi affittando spazi virtuali su un portale che li intermedia.

 

 

La web tax transitoria

Ancor prima della Legge n. 205/2017, il D.L. n. 50/2017 ha introdotto un altro istituto volto a (tentare di) risolvere la tassazione dell’economia digitale.

Si sostanzia in una procedura di emersione per le c.d. stabili organizzazioni occulte, con benefici premiali sul versante sanzionatorio amministrativo e penale.

L’istituto, che nasce nelle intenzioni del legislatore come misura di contrasto all’evasione dei gruppi multinazionali della digital economy. Ma che in realtà è operante per tutti i gruppi internazionali con determinate caratteristiche dimensionali, presenta alcuni aspetti applicativi problematici.

Unica nota positiva è il tendere dell’Amministrazione finanziaria verso “procedure di cooperazione e collaborazione rafforzata”, con l’ambizione di garantire certezza del diritto e prevedibilità dell’imposizione.

È infatti anche questo un istituto di matrice bilaterale di natura partecipativa, che mira ad una definizione della pretesa tributaria appunto su base consensuale-bilaterale.

Anziché autoritativa-unilaterale.

 

Procedura della web Tax transitoria

La definizione di web tax transitoria è impropria quindi. Non trattandosi di un nuovo tributo quanto di un procedimento opzionale di contraddittorio preventivo tra imprese estere e Amministrazione finanziaria.

Si tratta di un procedimento volto all’accertamento dell’esistenza di una stabile organizzazione in Italia. Anche per i periodi di imposta passati.

La procedura si applica alle società estere appartenenti a gruppi multinazionali (non solo digitali) con un fatturato complessivo superiore a 1 miliardo di euro. E che, inoltre, realizzano vendite in Italia, per più di 50 milioni.

Questo “avvalendosi del supporto” di altre società o entità italiane appartenenti al medesimo gruppo.

Interpello qulificatorio

Si prevede nei fatti che tali soggetti possano accedere ad una forma di “interpello qualificatorio” ex post. Interpello volto alla verifica della sussistenza di una stabile organizzazione in Italia.

Interpello diverso da quelli a regime, previsti dall’art. 11 della Legge n. 212/2000 e dall’art. 31-bis, DPR n. 600/1973. Interpelli che prevedono che la valutazione dell’esistenza della branch sia preventiva.

Invero, anche qui la combinazione (utilizzando gli strumenti già esistenti) di interpello e ravvedimento operoso potrebbe già portare a risultati analoghi.

Interpello e ravvedimento

La società estera che ravvisi il rischio di avere una stabile organizzazione in Italia viene invitata dall’Agenzia in contraddittorio. Questo al fine di definire l’imponibile dovuto per tutte le annualità pregresse.

Questo, tuttavia, solo nel caso in cui non siano già iniziati accessi, ispezioni o verifiche o altre attività di accertamento.

Ottenendo in questo modo la riduzione alla metà delle sanzioni applicabili per l’ipotesi di accertamento con adesione. Quindi non più 1/3 ma 1/6 dei minimi edittali e l’esclusione della punibilità per il reato di omessa dichiarazione.

Questo una volta estinto tutto il debito fiscale, comprese le sanzioni.

Se il contribuente rifiuta l’accordo, o non versa il quantum concordato, l’Agenzia delle entrate procederà ad emettere gli avvisi di accertamento. Anche in deroga ai termini di decadenza previsti dalla legge.

Si introduce di fatto una sanzione indiretta. Questo senza nemmeno prevedere un limite temporale circa la possibilità di andare indietro negli anni.

Web Tax transitoria: perplessità

Verosimilmente lo scarso successo registrato dall’istituto risiede innanzi tutto nel fatto che il suo impiego comporta l’assunzione di una responsabilità piuttosto forte. Ovvero l’ammissione di avere un rilevantissimo “problema” in Italia.

Infine le sanzioni ridotte (solo) alla metà (con obbligo di pagare il quantum totale dovuto in una unica rata, a differenza di quanto avviene per l’adesione ordinaria).

In un sistema afflittivo come il nostro si tratterebbe comunque di somme rilevanti.

Non si comprende infine lo sbarramento alle società con fatturato superiore al miliardo di euro.

Forse per il collegamento con la cooperative compliance e l’opportunità di accedervi post procedura, ma ciò non toglie che sia un limite troppo alto e discriminatorio.

Soffermandoci più nel dettaglio sugli aspetti procedimentali, viene previsto che la società avvii una fase di “interlocuzione” preventiva. Fare che può portare a constatare l’esistenza di una stabile organizzazione.

In tal caso si entra nel procedimento di accertamento con adesione. Da avviare tramite invito a comparire rivolto dall’Ufficio al fine di instaurare il “contraddittorio”.

 

 

L'articolo Web Tax: scenari di tassazione dell’economia digitale è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/web-tax-economia-digitale/feed/ 0 16864
Cause di esclusione dal Regime forfettario https://www.fiscomania.com/2018/02/cause-di-esclusione-regime-forfettario/ https://www.fiscomania.com/2018/02/cause-di-esclusione-regime-forfettario/#comments Mon, 12 Feb 2018 08:27:54 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=7078 Quali sono le cause di esclusione dal Regime forfettario? L’esercizio di regimi speciali Iva, l’assenza di residenza in Italia on in Paesi UE-SEE. Il compimento di attività di cessione di fabbricati. La partecipazione a società di persone, associazioni professionali o Srl trasparenti. Il possesso di redditi da lavoro dipendente per oltre €. 30.000 lordi. Sono …

L'articolo Cause di esclusione dal Regime forfettario è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Quali sono le cause di esclusione dal Regime forfettario? L’esercizio di regimi speciali Iva, l’assenza di residenza in Italia on in Paesi UE-SEE. Il compimento di attività di cessione di fabbricati. La partecipazione a società di persone, associazioni professionali o Srl trasparenti. Il possesso di redditi da lavoro dipendente per oltre €. 30.000 lordi. Sono queste le principali cause che precludono l’applicazione del regime forfettario.

La Legge n. 208/2015, è intervenuta andando a modificare radicalmente la disciplina del Regime forfettario, di cui all’articolo 1, comma 57 della Legge n. 190/2014.

Come sappiamo, il Regime forfettario è un particolare regime fiscale applicabile da parte dei soggetti (sia imprenditori che professionisti), che rispettano alcuni particolari requisiti di accesso.

Di conseguenza, il vantaggio principale di questo regime fiscale, che è un regime naturale, è la possibilità di applicare una tassazione sostitutiva dell’Irpef e dell’Irap per le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni.

Per questi soggetti resta comunque salva la facoltà di adottare i regimi fiscali ordinari con applicazione dell’Iva.

Abbiamo già affrontato con maggiore dettaglio i benefici e la regolamentazione fiscale di questo regime in questo contributo: “Il nuovo regime fiscale forfettario“.

In questa sede, invece, andremo ad analizzare le cause di esclusione che la normativa pone nei confronti dei soggetti che operano in Regime forfettario.

Siete pronti? Si comincia!

Cause di esclusione

Cause di esclusione dal Regime Forfettario

In prima battuta, l’articolo 1, comma 57 della Legge n. 190/2014, come modificato dalla Legge n. 208/2015, prevede alcune cause di esclusione del Regime forfettario.

Si tratta di cause che portano alla fuoriuscita dal regime a partire dall’anno successivo  a quello in cui sono verificate.

In particolare, l’esclusione dal regime è prevista per i soggetti che si trovino nelle situazioni di seguito indicate:

  • Utilizzo di regimi speciali Iva e di determinazione forfetaria del reddito;
  • Assenza di residenza in Italia. Oppure residenza in altro Stato UE/SEE ma se meno del 75% del reddito complessivo è prodotto in Italia;
  • Compimento, in via esclusiva o prevalente, di cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili (articolo 10 comma 1 n. 8 del DPR n. 633/72) o di mezzi di trasporto nuovi (articolo 53 comma 1 del D.L. n. 331/93);
  • Partecipazione contemporanea in società di persone, associazioni professionali o Srl trasparenti (articolo 115 o 116 del DPR n. 917/86);
  • Infine, il possesso di redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a €. 30.000,00, nell’anno precedente. La soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato nel corso dell’anno.

Periodo di verifica delle cause

Le suddette cause di esclusione, con la sola eccezione di quella relativa al possesso di redditi di lavoro dipendente e assimilati, vanno riferite al momento di applicazione del regime.

Pertanto, il verificarsi di una delle predette cause nell’anno precedente l’accesso non è di impedimento all’applicazione del regime qualora la stessa sia venuta meno prima dell’inizio dell’anno successivo.

Così, ad esempio l’aver applicato nell’anno Xxx un regime speciale Iva non impedisce di avvalersi del Regime forfettario decorrere dall’1° gennaio Xxx+1 qualora, per l’anno solare Xxx+1, il contribuente non applichi più alcun regime speciale Iva.

Vediamo, adesso, con maggiore dettaglio, le singole cause di esclusione dal Regime Forfettario.

I regimi agevolati ai fini Iva

In seconda analisi, di seguito, ci pare opportuno richiamare i regimi speciali previsti ai fini Iva la cui applicazione, come abbiamo visto sopra, esclude l’applicazione del Regime forfettario.

Come detto, l’applicazione di uno di questi regimi speciali Iva, preclude l’applicazione del Regime con riferimento all’anno di imposta in corso. Se, invece, nell’anno successivo il regime speciale Iva cessa, allora il Regime Forfettario può trovare applicazione.

Regimi speciali Iva Riferimenti normativi
Agricoltura e attività connesse e pesca art. 34 e 34-bis del DPR n. 633/72
Vendita sali e tabacchi art. 74 co. 1 del DPR n.  633/72
Commercio dei fiammiferi art. 74 co. 1 del DPR n. 633/72
Editoria art. 74 co. 1 del DPR n. 633/72
Gestione di servizi di telefonia pubblica art. 74 co. 1 del DPR n. 633/72
Rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta art. 74 co. 1 del DPR n. 633/72
Intrattenimenti, giochi e altre attività di cui alla Tariffa allegata al DPR n. 640/72 art. 74 co. 6 del DPR n.  633/72
Agenzie di viaggi e turismo art. 74-ter del DPR n. 633/72
Agriturismo art. 5 co. 2 della L. n. 413/91
Vendite a domicilio art. 25-bis co. 6 del DPR n. 600/73
Rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione art. 36 del DL n. 41/95
Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione art. 40-bis del DL n. 41/95

Elenco di cui alla Circolare n. 10/E/2016 dell’Agenzia delle Entrate.

Patent Box e Regime Forfettario

La Circolare n. 10/E/2016  ha precisato che, ai sensi dell’art. 1, comma 57, lett. a), della legge n. 190/2014, anche il “Patent Box” di cui all’art. 1, commi da 37 a 45, della Legge n. 208/2015 è incompatibile con il Regime Forfetario.

Il Patent Box è un regime fiscale opzione che agevola i soggetti titolari di reddito di impresa per la tassazione dei redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi di impresa, disegni e modelli. Nonché da processi e formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Esercizio di attività agricola esclude regime forfettario

Tra i regimi forfetari di determinazione del reddito che precludono l’utilizzo del regime in esame si segnalano anche quelli per l’attività di allevamento di animali esercitata oltre i limiti di cui all’articolo 32, comma 2, lettera b) del DPR n. 917/86 (articolo 56, comma 5, del DPR n. 917/86) e per le altre attività agricole (articolo 56-bis. comma 2, del DPR n 917/86).

E’ importante sottolineare che l’esercizio di un’attività esclusa dal regime in quanto soggetta ad un regime speciale Iva ed espressiva ai fini Irpef di un reddito d’impresa, preclude l’accesso al regime agevolato. Questo anche per le altre attività esercitate non in regime speciale.

Da quanto sopra indicato che, ad esempio, l’esercizio di un’attività agricola in regime speciale Iva, nei limiti in cui essa è produttiva, ai fini delle imposte dirette, di reddito agrario, non preclude l’accesso al regime agevolato per le altre attività eventualmente esercitate dal contribuente. Fermo restando che all’attività agricola in regime speciale non può essere applicato il Regime forfetario.

Residenza in Italia o altro Paese Ue e Regime forfettario

Secondo quanto indicato nelle cause di esclusione dal Regime forfettario, possono accedere al regime agevolato i contribuenti in possesso dei seguenti requisiti con riferimento alla propria residenza anagrafica:

  • Residenti fiscalmente in Italia in base ai criteri definiti dall’articolo 2 del DPR n. 917/86;
  • Oppure, residenti in uno degli Stati UE o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni. Questo però condizionato al fatto che producano nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto.

Soggetti che effettuano cessioni di fabbricati

Come di seguito specificato, i soggetti che svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di cessione di fabbricati, terreni edificabili e mezzi di trasporto nuovi non possono avvalersi del Regime Forfetario, questo ai sensi dell’art. 1, comma 57, lett. c), della Legge n. 190/2014.

Attività Riferimenti normativi
Cessione di fabbricati e relative porzioni Art. 10, comma 1, n. 8), del D.P.R. n. 633/1972
Cessione di terreni edificabili Art. 10, comma 1, n. 8), del D.P.R. n. 633/1972
Cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi Art. 53, comma 1, del D.L. n. 331/1993

Divieto di partecipazione a società di persone o Srl trasparenti

Questa particolare causa di esclusione ha l’obiettivo di evitare che, per effetto della partecipazione in società di persone o associazioni professionali (di cui all’articolo 5 del DPR n. 917/86), ovvero in Srl in regime di trasparenza fiscale (ai sensi dell’articolo 116 del DPR n. 917/86), il contribuente consegua un reddito (d’impresa o di lavoro autonomo) non assoggettabile all’imposta sostitutiva prevista dal regime stesso.

A tal fine, è irrilevante se la partecipazione sia detenuta nell’ambito dell’impresa individuale, ovvero in qualità di persona fisica.

Infine, non costituisce causa di esclusione dall’accesso al regime il possesso di una partecipazione in società di capitali non trasparenti.

Di conseguenza, la partecipazione societaria non dev’essere contemporanea alla fruizione del regime, ossia (Risoluzione n. 146/E/2009, Agenzia delle Entrate), non deve sussistere “nello stesso momento” di utilizzo del regime.

Infatti, nel caso di inizio dell’attività in corso d’anno, è possibile accedere al regime agevolato se la partecipazione viene ceduta nel corso dello stesso periodo d’imposta, ma prima dell’accesso al regime.

Sul punto è opportuno ricordare che non è, invece, preclusa l’applicazione del regime forfetario agevolato nelle ipotesi in cui la partecipazione sia acquisita nel corso dello stesso periodo d’imposta, ma successivamente alla cessazione dell’attività per la quale il regime è stato applicato.

Redditi di lavoro dipendente e Regime Forfettario

La Legge n. 20/2015 ha previsto, a partire dal 2016, è prevista una nuova causa di esclusione al regime forfetario per gli imprenditori e i lavoratori autonomi che percepiscono redditi di lavoro dipendente o assimilati, di cui agli articoli 49 e 50 del DPR n. 917/86, eccedenti l’importo di €. 30.000,00 nell’anno precedente.

La ratio della norma è quella di evitare che soggetti esercenti attività di lavoro dipendente o assimilate nell’anno precedente a quello di applicazione del Regime forfetario, da cui abbiano ritratto livelli reddituali piuttosto elevati, possano comunque beneficiare del regime in questione per le attività d’impresa, arti o professioni esercitate.

 Quindi, la verifica della soglia di €. 30.000,00 è irrilevante nel caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato.

Tale disposizione trova applicazione nei casi di licenziamento, dimissioni o altre situazioni che determinano il venir meno del rapporto, mentre pare incerta per il caso di pensionamento, in quanto, nonostante l’esaurimento dell’attività lavorativa, il soggetto continua a percepire un reddito assimilabile fiscalmente a quello di lavoro dipendente.

La circostanza di aver cessato un rapporto di lavoro prima dell’inizio dell’attività per cui si intende applicare il Regime forfetario, sebbene consenta di non verificare il rispetto della causa ostativa in esame, assume rilevanza ai fini della fruibilità della riduzione dell’aliquota d’imposta al 5% per i primi cinque anni di attività.

Agevolazione che è riconosciuta, tra l’altro, a condizione che l’attività non costituisca mera prosecuzione di altra precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o assimilato.

Cause di esclusione dal Regime Forfettario: consulenza

Vuoi applicare il Regime Forfettario per la tua attività professionale o imprenditoriale, ma non sai se ricadi in una di queste cause di esclusione?

Di conseguenza, vuoi avere certezza di poter applicare il Regime senza incorrere in violazioni?

Praticamente contattaci!

Se applichi il Regime Forfettario, in caso di sussistenza di causa di esclusione stai correndo il rischio di incorrere in sanzioni, che possono riguardare sia il mancato versamento dell’Iva, sia per il parziale pagamento delle imposte sui redditi. Naturalmente, non si tratta di una situazione da sottovalutare. Di conseguenza, prima di rischiare di incorrere in sanzioni è opportuno conoscere bene e saper applicare al proprio caso concreto questa disciplina.

Infine, ricorda che se sei alla ricerca di un professionista preparato puoi metterci alla prova, saremo a tua disposizione per risolvere i tuoi dubbi ed assisterti negli adempimenti fiscali legati all’applicazione del Regime Forfettario.

L'articolo Cause di esclusione dal Regime forfettario è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/cause-di-esclusione-regime-forfettario/feed/ 4 7078
Quadro VE della dichiarazione Iva 2018 https://www.fiscomania.com/2018/02/quadro-ve-della-dichiarazione-iva/ https://www.fiscomania.com/2018/02/quadro-ve-della-dichiarazione-iva/#respond Fri, 09 Feb 2018 08:12:29 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=16979 Il quadro VE della dichiarazione Iva 2018 è destinato ad accogliere le operazioni attive effettuate dal contribuente. Siano esse imponibili, non imponibili o esenti, che comunque concorrono a formare il suo volume d’affari. Le operazioni attive in dichiarazione Iva. Guida alla compilazione del quadro VE. Nel quadro VE della dichiarazione Iva trovano spazio tutte le …

L'articolo Quadro VE della dichiarazione Iva 2018 è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Il quadro VE della dichiarazione Iva 2018 è destinato ad accogliere le operazioni attive effettuate dal contribuente. Siano esse imponibili, non imponibili o esenti, che comunque concorrono a formare il suo volume d’affari.

Le operazioni attive in dichiarazione Iva. Guida alla compilazione del quadro VE.

Nel quadro VE della dichiarazione Iva trovano spazio tutte le operazioni attive effettuate dal contribuente. Siano esse imponibili, non imponibili o esenti. Ovvero tutte le operazioni che concorrono alla formazione del suo volume di affari.

Le operazioni da indicare all’interno del quadro VE sono suddivise in funzione della diversa tipologia. Classificate per aliquote ed indicate tenendo conto delle variazioni di cui all’articolo 26 del DPR n. 633/72. Cioè indicando le operazioni effettuate al netto delle corrispondenti note di variazione in diminuzione o al lordo delle note di variazione in aumento.

Di seguito la composizione le novità e le modalità di compilazione del quadro VE della dichiarazione Iva 2018.

Quadro VE della dichiarazione Iva

 

Quadro VE della Dichiarazione Iva 2018: novità

Le principali novità nella dichiarazione Iva 2018 nel quadro VE sono le seguenti.

Nella Sezione 1:

  • In dettaglio, è stato soppresso il rigo VE3, che accoglieva le cessioni e i conferimenti di prodotti agricoli soggetti alla percentuale di compensazione del 7%;
  • Inseriti i righi VE5, VE6 e VE10, per l’indicazione delle cessioni e dei conferimenti di prodotti agricoli soggetti, rispettivamente, alle percentuali di compensazione del 7,65%, 7,95% e 10%.

Nella Sezione 2:

  • E’ stato inserito il rigo VE21 per l’indicazione delle operazioni soggette alla nuova aliquota del 5%, elencate nella tabella A, parte II-bis, allegata al D.P.R. n. 633/1972, introdotta dalla Legge n. 208/2015.

Nella Sezione 4:

  • Il campo 7 del rigo VE35 è stato ridenominato “Cessioni di prodotti elettronici”, al fine di accogliere anche le cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop, assoggettate al meccanismo dell’inversione contabile a decorrere dal 2 maggio 2016 per effetto delle disposizioni del D.Lgs. n. 24/2016.

Si ricorda che le “Operazioni non soggette all’imposta ai sensi degli articoli da 7 a 7-septies” concorrono alla determinazione del volume di affari. Infatti, per le stesse deve essere emessa fattura ai sensi dell’art. 21, comma 6-bis, del DPR n. 633/72 (eccettuati i casi ivi previsti). Queste operazioni vanno indicate nel rigo VE34.



Le sezioni del quadro VE

In dettaglio, il quadro VE si compone di cinque sezioni, che comprendono i righi da VE 1 a VE 40:

  • La Sezione 1 – E’ destinata ad accogliere l’indicazione delle operazioni agricole soggette alle “percentuali di compensazione” in luogo delle ordinarie aliquote d’imposta;
  • La Sezione 2 – E’ destinata alla generalità dei contribuenti (imprese e professionisti), è richiesta la suddivisione delle operazioni effettuate per aliquota d’imposta;
  • Sezione 3 – Comprende totali dell’imponibile e dell’imposta delle sezioni 1 e 2, con evidenza di eventuali variazioni e arrotondamenti;
  • La Sezione 4 – Comprende tutte le altre operazioni effettuate senza applicazione dell’imposta, ma che concorrono alla formazione del volume d’affari del contribuente (non imponibili, esenti, in regime di “reverse charge“);
  • Infine, Sezione 5 –  Evidenzia l’ammontare del volume d’affari.

Operazioni agricole

La sezione 1 del quadro VE (righi da VE 1 a VE 11) è destinata alle operazioni effettuate nel regime dell’agricoltura e pesca per le quali siano applicabili le percentuali di compensazione, al posto delle ordinarie aliquote Iva.

In dettaglio, si tratta delle seguenti operazioni:

  • Cessioni effettuate nel regime di esonero. Regime previsto dall’articolo 34, comma 6, del DPR n. 633/72. Qualora l’agricoltore abbia effettuato nell’anno cessioni di prodotti diversi da quelli agricoli (non compresi nella Tabella A, parte I, allegata al DPR n. 633/72) per oltre 1/3 del complessivo volume d’affari. Ove il limite di 1/3 non risulti superato (articolo 34, comma 6) l’agricoltore è esonerato dagli obblighi Iva e non è tenuto alla presentazione della dichiarazione annuale;
  • Passaggi di beni, da parte dei produttori agricoli, agli enti, alle cooperative o ad altri organismi associativi. Nonché passaggi di beni da cooperative a consorzi. Ai sensi dell’articolo 34, comma 7, del DPR n. 633/72, con l’applicazione delle percentuali forfettarie di compensazione.

Regime di esonero

Ai sensi dell’articolo 34, comma 6, del DPR n. 633/72, i produttori agricoli sono esonerati dagli adempimenti Iva contabili, di versamento e documentali, compresa la dichiarazione annuale, alla condizione che:

  • Nell’anno precedente il periodo d’imposta non abbiano superato il limite di volume d’affari di €. 7.000;
  • Ed anche che abbiano effettuato cessioni di prodotti agricoli ed ittici di cui alla Tabella A, parte I, del DPR n. 633/72. A condizione che costituiscano almeno i 2/3 del volume d’affari annuo.

Qualora, invece, il soggetto abbia effettuato, nel corso dell’anno, cessioni di prodotti diversi da quelli agricoli oltre il limite di 1/3 del complessivo volume d’affari, egli deve indicare: le cessioni di prodotti agricoli nella sezione 1, suddivise nei diversi righi in funzione della percentuale di compensazione applicabile; le cessioni di prodotti diversi da quelli agricoli nella sezione 2 (soggette alle ordinarie aliquote).

Percentuali di compensazione

Ne consegue che per i soggetti che applicano le percentuali di compensazione anche alle operazioni attive, si verifica un effetto di automatica neutralizzazione dell’imposta.

In dettaglio, questo si verifica in quanto l’Iva sulle operazioni effettuate corrisponde all’imposta detraibile. Iva calcolata forfetariamente, mediante l’applicazione delle percentuali di compensazione all’ammontare imponibile delle cessioni effettuate. Gli importi da indicare nella sezione 1, colonna 1 e colonna 2 risultano dal registro delle fatture emesse.

Il contribuente deve indicare l’imponibile risultante dal registro delle fatture ed ottenere l’imposta di colonna 2 moltiplicando detto imponibile per la percentuale di compensazione. Nell’ipotesi di corrispettivi registrati al lordo dell’imposta, prima della compilazione del quadro VE occorre procedere allo scorporo dell’imposta.

Operazioni imponibili Iva

Nella sezione 2 del quadro VE (righi da VE 20 a VE 23) devono essere indicate le operazioni imponibili, soggette alle aliquote vigenti (4%, 5%, 10%, 22%).

L’utilizzo della sezione 2 è, quindi, relativo alle normali operazioni commerciali e professionali annotate nei registri delle fatture e dei corrispettivi. Comprese le operazioni agricole effettuate in regime normale di applicazione dell’imposta.

L’imposta deve essere calcolata moltiplicando ciascun imponibile per la corrispondente aliquota.

Gli importi così determinati devono essere riportati arrotondati all’unità di euro.

Operazioni effettuate e non annotate

Nel quadro VE devono inoltre essere indicate anche le operazioni effettuate nell’anno ma non annotate nei registri Iva relativi a tale annualità ovvero annotate in ritardo.

Rientrano in tale ambito, ad esempio, le operazioni effettuate nel e non fatturate o non registrate, regolarizzate mediante ricorso al ravvedimento operoso. Entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva.

In tal caso, infatti, la regolarizzazione degli obblighi di fatturazione e registrazione, se effettuata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui la violazione è commessa, implica la necessità di includere le operazioni stesse nel quadro VE della dichiarazione stessa.

Questo al fine di evitare la violazione di infedele dichiarazione.

Peraltro, l’obbligo di inserire, nel quadro VE della dichiarazione Iva, le operazioni effettuate e non fatturate o registrate permane. A prescindere dal ricorso al ravvedimento.

Per i commercianti al minuto e i soggetti assimilati che annotano nel registro dei corrispettivi gli importi comprensivi dell’imposta, questa deve essere scorporata.

Per i corrispettivi comprensivi dell’imposta, l’ammontare complessivo delle operazioni deve essere determinato al netto dell’Iva incorporata nei corrispettivi.

Totale imponibile e totale imposta

Nella sezione 3 sono contenuti i totali dell’imponibile e dell’imposta relativi alle operazioni di cui alle precedenti sezioni 1 e 2.

In particolare, al rigo:

Rigo VE 24 Totali” – Nel rigo devono essere riportati i totali degli imponibili e delle imposte.

Rigo VE 25 “Variazioni e arrotondamenti d’imposta”

Nel rigo VE 24, deve essere indicato l’importo della differenza tra l’imposta ricalcolata in dichiarazione e quella risultante dai registri Iva.

Infatti, nelle colonne del quadro VE riservate all’indicazione dell’imposta, questa non deve necessariamente coincidere con quella indicata nei registri.

Ciò in quanto gli importi dell’Iva da indicare nelle colonne 2 del quadro VE devono essere calcolati mediante applicazione delle relative aliquote, o percentuali di compensazione, ai corrispondenti imponibili di colonna 1.

Le predette differenze possono derivare dai seguenti elementi:

  • Arrotondamenti d’imposta operati in fattura (articolo 21, comma 2, lettera l), del DPR n. 633/72. Che prevede l’arrotondamento dell’Iva al centesimo di euro);
  • Arrotondamenti all’unità di euro operati in dichiarazione;

L’importo che deve essere indicato nel rigo VE 24 deve essere preceduto dal segno (+) se il totale dell’imposta risultante dai registri è maggiore dell’imposta calcolata. Ovvero dal segno (-) in caso contrario.

Rigo VE 26  “Totale”

Nel Rigo deve essere riportato il totale dell’imposta a debito relativa alle sezioni 1 e 2, che tiene conto delle variazioni e degli arrotondamenti di cui al rigo precedente.

Altre operazioni da indicare nel quadro VE

Proseguendo nel dettaglio, la sezione 4 contiene tutte le altre operazioni che sono effettuate senza applicazione dell’imposta. Operazioni che, tuttavia, concorrono a formare il volume d’affari del contribuente.

Infatti, si tratta di operazioni non imponibili, esenti, in regime di reverse charge.

In dettaglio, si tratta delle seguenti operazioni:

  • Operazioni non imponibili (VE 30, VE 31, VE 32);
  • Operazioni esenti (VE 33);
  • Le operazioni non soggette all’imposta ai sensi degli articoli da 7 a 7-septies (VE 34);
  • Operazioni attive soggette al reverse charge (VE 35);
  • Operazioni non soggette nei confronti dei terremotati (VE 36);
  • Le operazioni con imposta esigibile negli anni successivi  (c.d. “Iva per cassa“) (VE 37);
  • Operazioni effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni (c.d. “split payment“, ex art. 17-ter) (VE 38);
  • Operazioni effettuate in anni precedenti ma con imposta esigibile nell’anno (VE 39);
  • Infine, le cessioni di beni ammortizzabili e passaggi interni, che non concorrono alla determinazione del volume di affari (VE 40).

Le operazioni non imponibili

Talune operazioni con l’estero, in possesso dei presupposti di assoggettabilità a tributo (requisito soggettivo, requisito oggettivo e requisito territoriale), sono considerate dalla normativa come “non imponibili“. Fermo restando gli obblighi di fatturazione e registrazione.

Tali operazioni, pur essendo effettuate senza applicazione di Iva, consentono comunque la integrale detrazione dell’imposta a monte.

Le operazioni “non imponibili” devono essere inserite nella sezione 4 del quadro VE suddivise in tre distinti righi:

  • VE 30 – operazioni non imponibili (che costituiscono il plafond);
  • VE 31 – operazioni non imponibili a seguito di dichiarazione di intento;
  • Infine, VE 32 – altre operazioni non imponibili.

Rigo VE 30: Operazioni non imponibili

In questo rigo, nel campo 1 è indicato l’importo complessivo di tutte le operazioni che costituiscono “plafond” per il contribuente (quadro VC).

Nell’ambito delle operazioni non imponibili indicate nel campo 1, il contribuente deve indicare, distinguendole:

Le cessioni all’esportazione (Campo 2)

Le cessioni all’esportazione di cui all’articolo 8 del DPR n. 633/72 si dividono in tre categorie: cessioni con trasporto o spedizione a cura del cedente; cessioni con trasporto o spedizione a cura del cessionario; esportazioni triangolari.

Si comprendono tra le esportazioni, da indicare nel campo 2, anche le cessioni di beni, prelevati da un deposito Iva, con trasporto o spedizione fuori del territorio dell’UE (articolo 50-bis, comma 4, lettera g) del D.L. n. 331/93).

Le cessioni intracomunitarie (Campo 3)

Costituiscono cessioni intracomunitarie le cessioni di beni trasportati o spediti negli Stati membri della UE ai sensi dell’articolo 41 del D.L. n. 331/93.

Sono ricomprese tra le cessioni intracomunitarie da indicare in questo campo, anche le seguenti operazioni:

  • La triangolazione comunitaria promossa da soggetto passivo appartenente ad altro Stato membro (ipotesi in cui il cedente nazionale consegni i beni per conto del proprio acquirente comunitario in uno Stato membro diverso da quello di appartenenza di quest’ultimo);
  • La triangolazione comunitaria promossa da soggetto passivo nazionale (ipotesi di cessione di merce da parte di un soggetto nazionale che faccia consegnare la stessa dal proprio fornitore comunitario al proprio cessionario di altro Stato membro ivi designato al pagamento dell’imposta relativa all’operazione);
  • Anche la triangolazione nazionale con destinazione comunitaria, cioè la cessione, nei confronti di soggetti passivi nazionali o di commissionari di questi, eseguite mediante trasporto o spedizione dei beni in altro Stato membro a cura o a nome del cedente nazionale (articolo 58, comma 1, del D.L. n. 331/93);
  • La cessione intracomunitaria di beni prelevati da un deposito Iva con spedizione in altro Stato membro dell’Unione Europea (articolo 50-bis, comma 4, lettera f) del D.L. n. 331/93);
  • I corrispettivi delle cessioni intracomunitarie di tutti i prodotti agricoli ed ittici, anche se non compresi nella Tabella A – parte prima, allegata al DPR n. 633/72, effettuate da produttori agricoli di cui all’articolo 34 del DPR n. 633/72.

Operazioni intracomunitarie

In dettaglio, per quanto riguarda le operazioni intracomunitarie, ricordiamo che il contribuente è tenuto a registrare ed inserire nel registro delle fatture emesse, di cui all’articolo 23 del DPR n. 633/72, sia le fatture emesse che quelle ricevute dal fornitore comunitario.

Le prime, per assolvere alla funzione di documentare le operazioni effettuate e le seconde, integrate dal cessionario ai sensi dell’articolo 46 del D.L. n. 331/93. Questo al fine di far partecipare l’Iva relativa alla cessione alla liquidazione dell’imposta periodica (“reverse charge“).

Solo le cessioni devono essere indicate nel campo 3 e nel campo 1 del rigo VE 30 al fine della loro inclusione nel volume d’affari del contribuente.

Le cessioni, peraltro, quali operazioni non imponibili, non influenzano la determinazione dell’imposta dovuta sulle operazioni effettuate.

Le cessioni verso San Marino (Campo 4)

Nel campo 4 è prevista l’indicazione delle cessioni di beni spediti o trasportati nella Repubblica di San Marino.

A tali operazioni, l’articolo 71 del DPR n. 633/72 estende il beneficio della non imponibilità. Dichiarando applicabile la disciplina delle cessioni all’esportazione. Per le cessioni di beni effettuate dall’Italia verso San Marino, il cedente nazionale deve emettere fattura in quadruplice esemplare, di cui tre sono di spettanza del cessionario sammarinese.

La fattura, che deve indicare anche il codice identificativo fiscale dell’acquirente sammarinese, deve essere regolarmente registrata nel registro delle fatture emesse.

Uno dei tre esemplari dati al cessionario deve essere da questi restituito munito di una marca attestante il pagamento del tributo, con vidimazione effettuata mediante apposizione della data e del timbro a perforazione da parte dell’Ufficio Tributario sammarinese.

È fatto obbligo al cedente nazionale di comunicare all’Ufficio Tributario sammarinese e, per conoscenza, al proprio Ufficio delle Entrate, l’eventuale mancata restituzione dell’esemplare della fattura con apposta la marca.

Il beneficio della non imponibilità spetta al cedente nazionale a condizione che sia in possesso di esemplare vidimato della fattura, abbia provveduto ad annotarne gli estremi sul registro delle fatture. Ed inoltre abbia provveduto a compilare (per la sola parte fiscale) e presentare l’elenco Intrastat delle cessioni intracomunitarie.

Operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione (campo 5)

Nel campo 5 devono essere indicate separatamente le “operazioni assimilate” alle cessioni all’esportazione. Si tratta, in linea di massima, delle operazioni previste dall’articolo 8-bis, primo comma, del DPR n. 633/72.

Ricordiamo che l’importo di campo 1 deve essere ripartito nei campi da 2 a 5. Pertanto, l’importo indicato nel campo 1 deve coincidere con la somma degli altri campi 2, 3, 4 e 5.

Rigo VE 31: dichiarazione di intento

In dettaglio, in questo rigo devono essere indicate le operazioni effettuate nei confronti di esportatori abituali. A seguito di rilascio, da parte di questi ultimi, della prevista dichiarazione di intento.

I dati contenuti nelle dichiarazioni di intento ricevute devono essere indicati nel quadro VI.

La disciplina consente ai contribuenti che abbiano assunto lo status di esportatore abituale, di acquistare senza applicazione dell’imposta qualunque tipo di bene.

Con l’eccezione dei fabbricati e delle aree fabbricabili, nonché qualunque tipologia di servizi.

La disciplina consente ai contribuenti che abbiano assunto lo “status” di esportatore abituale, di acquistare senza applicazione dell’imposta qualunque tipo di bene.

Con la sola eccezione dei fabbricati e delle aree fabbricabili – nonché qualunque tipologia di servizi.

Rigo VE 32: Altre operazioni non imponibili

In questo rigo devono essere indicate, in via residuale, le altre operazioni non imponibili.

Esse sono costituite dalle operazioni che non costituiscono plafond, quali:

  • Cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale (articolo 7, comma 2);
  • Cessioni fatte in regime di dettaglio, e senza applicazione dell’Iva, a viaggiatori stranieri residenti in Paesi terzi (articolo 38-quater, comma 1);
  • Le cessioni e prestazioni di servizi relative a beni destinati ad essere introdotti o custoditi nei depositi Iva, di cui all’articolo 50-bis, comma 4, lettera c), d), e), h), i), del D.L. n. 331/93;
  • Cessioni di beni e prestazioni accessorie effettuate nei confronti dello Stato e di altre Organizzazioni governative riconosciute per la cooperazione allo sviluppo, ai sensi della Legge n. 49/87;
  • Prestazioni extra-UE delle agenzie di viaggio rientranti nel regime speciale (articolo 74-ter);
  • Anche le cessioni di beni usati, limitatamente alla differenza tra i corrispettivi e il margine nelle operazioni rientranti nel regime del margine, determinato a norma del D.L. n. 41/95;
  • Esportazioni di beni ceduti in omaggio a soggetti extracomunitari;
  • Infine, le esportazioni definitive di beni per finalità di lavorazione (Circolare n. 156/E/1999).

Rigo VE 33: Operazioni esenti

Nel rigo VE 33 devono essere indicate le operazioni esenti da imposta, indicate dall’articolo 10 del DPR n. 633/72.

L’articolo 10, comma 1, del DPR n. 633/72 elenca una serie di operazioni, consistenti per lo più in prestazioni di servizi, per le quali, pur in presenza dei normali requisiti di imponibilità, il legislatore, anche per esigenze di armonizzazione dell’imposta in ambito comunitario, ha in sostanza disposto la rinuncia dello Stato alla propria pretesa tributaria.

La causa quindi della esenzione da imposta di tali operazioni non è fondata su elementi di tecnica tributaria. Tuttavia, è da ricercare piuttosto in motivazioni di ordine sociale, culturale, politico-economico, ecc.

L’articolo 10, comma 2, estende l’esenzione alle prestazioni di servizi effettuate da consorzi nei confronti dei consorziati, ma in presenza di determinate condizioni.

L’effettuazione di operazioni esenti comporta per il contribuente la necessità di procedere al calcolo del pro-rata di detrazione.

Righi VE 37 e  VE 39: Iva per cassa

I soggetti che hanno effettuato operazioni nei confronti dello Stato e degli altri soggetti di cui all’articolo 6, quinto comma, del DPR n. 633/1972 o che hanno applicato il regime Iva per cassa di cui all’articolo 32-bis del D.L. n. 83/12, convertito dalla Legge n. 134/12 sono tenuti a compilare questa sezione.

L’Iva per cassa prevede il differimento dell’esigibilità dell’Iva all’atto del pagamento dei relativi corrispettivi. E, comunque, decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, debbono indicare:

  • Nel rigo VE 37, l’ammontare delle operazioni effettuate, per le quali l’imposta diviene esigibile in anni successivi (in quanto non si è avuto il pagamento del corrispettivo);
  • Nel rigo VE 39 le operazioni che sono state effettuate in anni precedenti per le quali, nell’anno, si è verificata l’esigibilità, perché è avvenuto il pagamento del corrispettivo.

Le operazioni del rigo VE 37 partecipano alla determinazione del volume d’affari ma non alla liquidazione dell’imposta.

Mentre, le operazioni del rigo VE 39 partecipano alla liquidazione dell’imposta ma non concorrono alla determinazione del volume d’affari.

Le operazioni effettuate nei confronti dello Stato e degli altri Enti indicati nel quinto comma dell’articolo 6 del DPR n. 633/72 (Regioni, Province, Comuni, ASL, Università, Inps, ecc.), si considerano effettuate secondo i criteri ordinari. Mentre è differita al momento del pagamento la sola esigibilità dell’imposta.

La stessa disciplina si applica per le cessioni di medicinali effettuate dai farmacisti e per le cessioni e prestazioni fatte o rese ai soci, associati o partecipanti da determinati enti e alle particolari condizioni previste dall’articolo 4, comma 4, del DPR n. 633/72.

Rigo VE 40: Cessioni di beni ammortizzabili

Ai sensi dell’articolo 20 del DPR n. 633/72, non concorrono a formare il volume d’affari le cessioni di beni ammortizzabili, né i passaggi interni tra diverse attività della stessa impresa, ancorché per esse sussista l’obbligo della fatturazione ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 36 del DPR n. 633/72.

Queste operazioni sono indicate in aumento nel quadro VE tra le normali operazioni imponibili soggette ad aliquota della sezione 2 (da VE 20 a VE 22), ovvero non imponibili, esenti o senza applicazione dell’Iva della sezione 4. Pertanto, al fine di non confluire nel volume d’affari, dovranno essere portate in detrazione nel rigo VE 40.

Rigo VE 50: Volume d’affari

Nel rigo VE 50 deve essere indicato il volume d’affari del contribuente.

Per volume d’affari del contribuente si intende l’ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate. Registrate o soggette a registrazione con riferimento ad un anno solare.

Esso è quindi costituito dalla sommatoria delle operazioni imponibili, non imponibili, esenti e di quelle effettuate con applicazione del metodo del reverse charge, di quelle effettuate nei confronti dei terremotati e di quelle effettuate ad enti pubblici con esigibilità differita. Al netto degli importi indicati nei precedenti righi VE 39 e VE 40.

Concorrono alla determinazione del volume d’affari anche le operazioni non soggette all’imposta ai sensi degli articoli da 7 a 7-septies e per le quali è stata emessa la relativa fattura (articolo 21, comma 6-bis, del DPR n. 633/72).

Volume di affari ed esportatore abituale

Tali operazioni, tuttavia, non rilevano ai fini dell’acquisizione dello status di esportatore abituale, nel senso che, a tali fini, non concorrono alla determinazione del volume d’affari.

L’articolo 1, comma 1, lettera a) del D.L. n. 746/83, stabilisce, infatti, che assumono la qualifica di esportatore abituale i soggetti che effettuano cessioni all’esportazione ed operazioni assimilate per un ammontare superiore al 10% del volume d’affari.

Nel volume d’affari non devono essere computate le cessioni di beni in transito o depositati nei luoghi soggetti a vigilanza doganale e le operazioni di cui all’articolo 21, comma 6-bis del DPR n. 633/72.

Cioè le predette operazioni non soggette ad imposta per carenza del requisito di territorialità di cui agli articoli da 7 a 7-septies del DPR n. 633/72.

Non concorrono alla formazione del volume d’affari, pur essendo comprese nel quadro VE, le cessioni di beni ammortizzabili (compresi diritti di brevetti industriali, di utilizzazione delle opere d’ingegno, di concessione nonché marchi di fabbrica), i passaggi interni tra contabilità separate (articolo 36, ultimo comma), nonché le operazioni effettuate in anni precedenti, ma con imposta esigibile nell’anno in corso.

L'articolo Quadro VE della dichiarazione Iva 2018 è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/quadro-ve-della-dichiarazione-iva/feed/ 0 16979
Regime Forfettario 2018: guida ai requisiti di accesso https://www.fiscomania.com/2018/02/il-nuovo-regime-forfettario-2015/ https://www.fiscomania.com/2018/02/il-nuovo-regime-forfettario-2015/#comments Thu, 08 Feb 2018 08:12:04 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=2451 Il Regime Forfettario è un regime fiscale per le imprese e i professionisti di minori dimensioni. Regime che prevede agevolazioni fiscali e contributive, a patto di rispettare i requisiti di accesso e permanenza nel regime. Di seguito proponiamo una guida riepilogativa al Regime Forfettario. Rimandandovi agli specifici a specifici articoli per gli approfondimenti del caso. La …

L'articolo Regime Forfettario 2018: guida ai requisiti di accesso è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Il Regime Forfettario è un regime fiscale per le imprese e i professionisti di minori dimensioni. Regime che prevede agevolazioni fiscali e contributive, a patto di rispettare i requisiti di accesso e permanenza nel regime. Di seguito proponiamo una guida riepilogativa al Regime Forfettario. Rimandandovi agli specifici a specifici articoli per gli approfondimenti del caso.

La Legge n. 190/2014, così come modificata dalla Legge n. 208/2015 ha introdotto, a partire dal primo gennaio 2015, il regime fiscale forfettario.

Si tratta di un regime fiscale naturale per imprenditori e liberi professionisti con tassazione sostitutiva degli effetti dell’Irpef, dell’Irap per le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni.

E’ un regime fiscale agevolato, volto ad incentivare l’apertura e la gestione di attività commerciali o professionali di dimensioni minori. Per questo motivo prevede minori adempimenti e oneri da sostenere.

Per questi soggetti resta comunque salva la facoltà di adottare i regimi fiscali ordinari con applicazione dell’Iva.

Vediamo di seguito di riepilogare gli aspetti principali legati all’attuazione del Regime Forfettario, per professionisti e piccole imprese.

Abbiamo pensato di realizzare questa guida in modo semplice e pratico, in modo che possa essere di facile consultazione per tutti. Troverai tutte le informazioni utili se stai pensando di avviare una nuova attività professionale o imprenditoriale, senza dimenticare i nostri consigli.

Regime Forfettario

shadow-ornament

Regime Forfettario e precedenti agevolazioni

Con l'entrata in vigore del Regime Forfettario, dal primo gennaio 2015, tutti i regimi fiscali agevolati precedentemente in vigore sono stati abrogati.

In particolare si tratta dei seguenti regimi fiscali:

  • Il regime delle nuove iniziative produttive (art. 13 della L. 388/2000);
  • Il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità. C.d. Regime dei Mnimi (art. 27 co. 1 e 2 del D.L. n. 98/2011);
  • Il regime contabile agevolato per gli “ex minimi” (art. 27 co. 3 del D.L. n. 98/2011).

In buona sostanza, il Regime Forfettario è divenuto l'unico regime fiscale agevolato utilizzabile. Questo sia dai contribuenti che vogliono intraprendere una nuova attivitàm che da quelli che sono già in attività.

Naturalmente previa sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa.

L'unica eccezione è data dai contribuenti che fino al 2015 si sono avvalsi del Regime dei Minimi.

Questi contribuenti, infatti, possono continuare ad applicare tale regime in via transitoria e fino alla scadenza naturale del regime.

Quindi, o fino a completamento del quinquennio, o fino al compimento del trentacinquesimo anno di età. Fermo restando la possibilità di applicare comunque il Regime Forfettario, valutandone la convenienza.

Applicazione del regime

Il Regime Forfettario è un regime fiscale che può essere applicato indistintamente da tutti i contribuenti che operano in regime di impresa o di esercenti arti o professioni.

Per questo motivo sono previsti dalla norma una serie di requisiti da rispettare. Requisiti che devono essere verificati con riferimento all'anno di imposta precedente a quello in cui si applicherà questo regime fiscale.

shadow-ornament

Regime Forfettario: caratteristiche

Le caratteristiche principali del Regime Forfettario possono essere sintetizzate nel modo seguente:

REGIME DI CASSA

Il reddito di impresa o di lavoro autonomo viene determinato esclusivamente in base al criterio di cassa.

Ovvero sulla base dei ricavi o compensi percepiti nel periodo di imposta.

A questo reddito è applicato un coefficiente di redditività, che tiene conto delle spese applicate in modo forfettario.

Al reddito imponibile così determinato è applicata un imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni), che poi a regime passa al 15%.

Il pagmento delle imposte avviene con la dichiarazione dei redditi.

SPESE FORFETTARIE

Le spese sostenute per l'esercizio dell'attività non possono essere dedotte analiticamente dal reddito.

Ad eccezione dei contributi previdenziali versati in ciascun periodo di imposta.

Al posto della deduzione analitica dei costi è prevista una deducibilità forfettaria, con una aliquota in percentuale sul reddito che varia a seconda dell'attività esercitata.

AGEVOLAZIONI

Oltre alla deduzione forfettaria dei costi e alla tassazione con imposta sostitutiva dell'Irpef e delle relative addizionali, ci sono altre agevolazioni.

E' prevista l'esclusione dall'applicazione dell'Iva e delle ritenute di acconto.

Non si applicano gli indici di affidabilità.

Gli esercenti attività d'impresa hanno la facoltà di chiedere all'Inps una riduzione contributiva. Si tratta di una riduzione del 35% dei contributi dovuti annualmente alla Gestione Ivs Artigiani e commercianti Inps.

shadow-ornament

Regime Forfettario: requisiti di accesso

requisiti che la Legge chiede di rispettare per l’accesso a questo regime forfettario devono essere verificati da ciascun soggetto con riferimento all'anno di imposta precedente rispetto a quello per il quale si chiede l’accesso.

Il Regime Forfettario è fruibile dalle persone fisiche esercenti un’attività d’impresa, di arte o professione. Possono applicare questo regime anche le Imprese Familiari. Purché in possesso dei relativi requisiti.

Requisiti oggettivi

L’accesso al Regime Forfettario, nonché il mantenimento dello stesso negli anni successivi, è possibile per i soggetti che possiedono determinati requisiti.

Requisiti che possono essere così schematizzati:

Limite Ricavi e Compensi

Da € 25.000 ad € 50.000 a seconda dell’attività esercitata

Spese per Lavoro Dipendente

Non superiori ad € 5.000 lordi

Beni Strumentali

Costo complessivo non superiore ad € 20.000

Questi requisiti devono essere verificati:

  • Per coloro che sono già in attività sui dati dell’anno precedente;
  • Mentre, per chi intende iniziare una nuova attività, su dati presunti dell'anno in corso.

Per maggiori approfondimenti sui requisiti di accesso vi rimando a questo contributo:

"Regime-forfetario: le condizioni di accesso"

Limite dei ricavi e compensi

Possono accedere al Regime Forfettario i contribuenti che hanno percepito ricavi o compensi non superiori a quelli di seguito riportati e suddivisi per codice ATECO 2007.

Per accedere al regime agevolato i ricavi o compensi percepiti (eventualmente ragguagliati ad anno) non devono essere superiori ai limiti indicati e sotto riportati diversi  seconda del codice ATECO 2007 che contraddistingue l’attività esercitata.

TABELLA CODICI ATECO REGIME FORFETTARIO

GRUPPO DI SETTOREATTIVITA' ATECO 2007SOGLIA RICAVI COMPENSICOEFFICIENTI DI REDDITIVITA'
Industrie alimentari e
delle bevande
(10 – 11)45.00040%
Commercio all’ingrosso
e al dettaglio
45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a
47.7) – 47.9
50.00040%
Commercio
ambulante di prodotti
alimentari e bevande
47.8140.0040%
Commercio ambulante
di altri prodotti
47.82 – 47.8930.00054%
Costruzioni e attività
immobiliari
(41 – 42 – 43) – (68)25.00086%
Intermediari del commercio46.125.00062%
Attività dei servizi di alloggio
e di ristorazione
(55 – 56)50.00040%
Attività professionali,
scientifiche, tecniche,
sanitarie, di istruzione,
servizi finanziari ed assicurativi
(64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73
– 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88)
30.00078%
Altre attività
economiche
(01 – 02 – 03) –(05 – 06 –07 – 08 – 09)
– (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19
– 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27
– 28 – 29 – 30 – 31 –32 – 33) – (35) –
(36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52
– 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63)
– (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84)
– (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) –
(97 – 98) – (99)
30.00067%

E' opportuno precisare che ne primo anno di attività i compensi vanno ragguagliati ad anno.

Se si effettuano più attività si deve guardare al valore più elevato dei ricavi e compensi relativi ai suddetti codici. Rispettando, tuttavia, i limiti previsti per singolo codice ATECO. Per approfondimenti: "Multiattività nel Regime Forfetario".

Per la verifica del limite dei compensi, occorre fare riferimento anche delle cessioni o prestazioni eventualmente non ancora fatturate per le quali, si sono verificati i presupposti dell'articolo 109, comma 2, del DPR n. 917/86.

Limite di spesa per collaboratori

Altro requisito per poter applicare il Regime Forfettario è di non sostenere spese per lavoro superiori ad € 5.000 lordi annui.

In particolare, si fa riferimento alla seguenti tipologie:

  • Lavoro accessorio (art. 70 del D.Lgs n. 276/2003);
  • Borse di studio. Collaboratori di cui all'articolo 50, comma 1, lettere c) e c-bis), del DPR n. 917/86;
  • Utili da partecipazione erogati agli associati con apporto di solo lavoro (art. 53, co. 2, lettera c), del DPR n. 917/86);
  • Prestazioni di lavoro erogate all'imprenditore e ai suoi familiari (art. 60 del DPR n. 917/86).

Beni strumentali

Ai fini, sia dell'accesso, che della permanenza nel regime, il costo complessivo, al lordo, dei beni strumentali, alla fine dell'anno precedente non deve superare €. 20.000.

Per la verifica del limite occorre prendere a riferimento il valore degli stessi alla fine dell'anno.

Ai fini del calcolo del limite dei beni strumentali:

  • Per i beni in locazione finanziaria (Leasing) rileva il costo sostenuto dal concedente;
  • Per i beni in locazione, noleggio e comodato rileva il valore normale dei medesimi. Articolo 9 del DPR n. 917/86;
  • I beni utilizzati promiscuamente per l'esercizio dell'impresa, arte o professione e per utilizzi personali, rilevano nella misura del 50%;
  • Non rilevano i beni il cui costo unitario è inferiore alle €. 516,46;
  • Non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, ed utilizzati per l'esercizio dell'impresa.

 

shadow-ornament

Regime Forfettario: cause di esclusione

Il regime non può essere applicato al ricorrere di alcune condizioni particolari stabile ex lege.

Si tratta delle seguenti fattispecie:

  • Persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva. Oppure di regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • Soggetti non residenti. Ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all'Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni. A patto che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;
  • Soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati. O porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all'articolo 10, co. 1, numero 8), del DPR n. 633/72. Oppure di mezzi di trasporto nuovi di cui all'articolo 53, co. 1, del D.L. n. 331/1993;
  • Soggetti che partecipano, contemporaneamente all'esercizio dell'attività, a società di persone o associazioni di cui all'articolo 5 del DPR n. 917/86. Ovvero a società a responsabilità limitata in regime di trasparenza. Di cui all'articolo 116 del DPR n. 917/86.

Queste cause di esclusione devono essere verificate nell'anno di applicazione del regime. E non nell'anno precedente.

Per approfondire: "Guida alle cause di esclusione dal regime"

Esclusione per lavoro dipendente

Un approfondimento particolare riguarda la possibilità di applicare il regime per chi esercita anche attività di lavoro dipendente.

La norma afferma che non possono accedere al Regime Forfettario i soggetti che nell'anno precedente hanno percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati eccedenti l'importo di € 30.000.

I redditi da lavoro dipendente sono quelli indicati negli articoli 49 e 50 del DPR n. 917/86.

In merito a tale causa ostativa al regime, introdotta dall'articolo 1, comma 111, Legge n. 208/2015, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il limite non opera se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell’anno precedente.

Questo sempre che nel medesimo anno non sia stato percepito un reddito di pensione che,

“in quanto assimilato al reddito di lavoro dipendente, assume rilievo, anche autonomo, ai fini del raggiungimento della citata soglia”

 o non si sia intrapreso un nuovo rapporto di lavoro, ancora in essere al 31 dicembre.

 

shadow-ornament

Regime forfettario e semplificazioni Iva

Il principale vantaggio dei contribuenti che applicano il regime è che si trovano in ambito di franchigia Iva. Per questo motivo c'è l'esonero da buona parte degli adempimenti previsti in materia di Iva.

La disciplina del regime forfettario ai fini Iva prevede l'espletamento di alcuni adempimenti a seconda del tipo di operazione posta in essere.

Regime Forfettario: adempimenti 

Operazioni nazionali

Il contribuente che si avvale del regime forfettario non può esercitare la rivalsa Iva. Articolo 18 del DPR n. 633/72.

Sulle fatture emesse, scontrini o ricevute fiscali emessi durante l’applicazione del regime forfettario non deve essere addebitata l’Iva a titolo di rivalsa.

Cessione di beni UE/Extra UE

La disciplina ricalca quella ordinaria.

Trova applicazione l'articolo 41 comma 2-bis del D.L. n. 331/93 per operazioni UE.

Trova applicazione l'articolo 8 del DPR n. 633/72 per operazioni Extra-UE.

Acquisto di beni UE/Extra UE

Entro la soglia di € 10.000 annui sono considerati non soggetti ad Iva nel Paese di destinazione.

Gli acquisti sono assoggettati a tassazione nel Paese di provenienza. Articolo 38 comma 5, lettera c), del D.L. n. 331/93.

Prestazioni di servizi

Prestazioni di servizi ricevuti da non residenti o rese ai medesimi, rimangono soggette alle ordinarie regole.

Articoli 7-ter e seguenti del DPR n. 633/72.

Regime forfettario e adempimenti contabili

I contribuenti in regime forfettario sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili.

Tuttavia, i contribuenti che operano nel Regime sono tenuti a:

  • Numerare e conservare le fatture d’acquisto e le bollette doganali;
  • Certificare i corrispettivi.

Devono, anche presentare la dichiarazione dei redditi nei termini e con le scadenze previste dal DPR n. 322/98.

I ricavi conseguiti e i compensi percepiti non sono assoggettati a ritenuta d'acconto.

A tal fine è necessario che il contribuente rilasci un'apposita dichiarazione al sostituto dalla quale risulti che le somme percepite afferiscono è soggetto all'imposta sostitutiva.

Indicazioni da riportare in fattura

Il soggetto che adotta il Regime Forfettario è tenuto a riportare in fattura la seguente dicitura.

Questo al fine di informare il cliente che si avvale di questo particolare regime fiscale che non prevede l'applicazione dell'Iva in fattura:

"Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014, e articolo 1, commi da 111  a 113, della Legge n. 208/2015 – Regime forfetario"

shadow-ornament

Regime Forfettario: determinazione del reddito

Il Regime Forfettario prescinde dalla determinazione del reddito in forma analitica.

Il reddito imponibile è determinato applicando ai ricavi e compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto in funzione del codice ATECO. Codice che contraddistingue l’attività svolta.

Sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali versati, deve essere applicata un’imposta sostitutiva pari al 15%.

Riassumendo, è possibile riepilogare che:

  • Ai fini della determinazione del reddito imponibile non assumono alcuna rilevanza le spese sostenute nel periodo, siano esse inerenti o meno all'attività svolta dal contribuente. Le uniche spese che possono essere portate in deduzione sono i contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge;
  • Il computo dei ricavi avviene secondo il principio di cassa: assumono rilevanza i ricavi o compensi effettivamente incassati nel corso del periodo d’imposta;
  • L’imposta del 15% è sostitutiva dell’imposta sui redditi (irpef), delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive (irap).

Imprese familiari

In caso di applicazione del regime per imprese familiari l'imposta sostitutiva è dovuta dal titolare dell'impresa.

Essa è calcolata sul reddito dell’impresa stessa prima dell’imputazione della quota ai familiari.

I contributi previdenziali sono deducibili, compresi quelli corrisposti per conto dei collaboratori dell’impresa familiare fiscalmente a carico. ovvero, se non fiscalmente a carico, qualora il titolare non abbia esercitato il diritto di rivalsa sui collaboratori stessi.

Agevolazione per Start-Up

L’aliquota dell’imposta sostitutiva dell'Irpef, delle addizionali e dell'Irap per i contribuenti che adottano il Regime Forfetario è ridotta dal 15% al 5%.

Questo limitatamente però ai primi 5 periodi d’imposta in cui è esercitata l’attività d’impresa, artistica o professionale.

In particolare, è previsto che per il periodo d’imposta in cui è iniziata l’attività e per i 4 successivi, l’imposta sostitutiva è pari al 5%, a condizione che:

  • Il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, un’attività artisticaprofessionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • L'attività da esercitare non costituisca in nessun modo mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • Qualora venga proseguita un'attività svolta in precedenza da un altro soggetto, l'ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente a quello di riconoscimento del predetto beneficio, non sia superiore ai limiti che consentono l’accesso al regime forfetario.

Il reddito determinato secondo i criteri del regime forfettario è rilevante, assieme al reddito complessivo Irpef, ai fini delle detrazioni per carichi di famiglia (articolo 12, comma 2, del DPR n. 917/86)

shadow-ornament

Regime Forfettario e agevolazioni contributive

L'applicazione del regime permette anche l'ottenimento di un'agevolazione contributiva. Si tratta di un'agevolazione valida esclusivamente per i soggetti tenuti all'iscrizione alla gestione Ivs Artigiani e Commercianti Inps.

In particolare, i soggetti beneficiari sono esclusivamente le ditte individuali che esercitano attività commerciale. Quindi, i professionisti, di qualsiasi genere, ne sono esclusi.

Il reddito forfettario determinato ai sensi dei precedenti commi costituisce base imponibile ai sensi dell’articolo 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233. Su tale reddito si applica la contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35%. Si applica, per l’accredito della contribuzione, la disposizione di cui all’articolo 2, comma 29, della legge 8 agosto 1995, n. 335“

L'agevolazione contributiva consiste in una riduzione del 35% dei contributi previdenziali dovuti annualmente.

Procedura di richiesta

Al fine di fruire dell'agevolazione contributiva è necessario effettuare una specifica comunicazione telematica:

  • I soggetti che intraprendono l’esercizio di una nuova attività aderendo al regime agevolato dovranno presentare la domanda in via telematica. Tramite il cassetto previdenziale artigiani commercianti tempestivamente dalla data di ricezione della delibera di avvenuta iscrizione alla Gestione Inps;
  • I soggetti già in attività la dovranno presentare, a pena di decadenza, entro il 28 febbraio di ciascun anno la domanda tramite il cassetto previdenziale artigiani commercianti disponibile sul sito dell’Inps.

Nel caso in cui la dichiarazione sia presentata oltre il termine stabilito, l’accesso al regime contributivo agevolato potrà avvenire a decorrere dall'anno successivo, presentando nuovamente la dichiarazione stessa entro il termine stabilito, ferma restando la permanenza delle condizioni di accesso al regime forfettario.

shadow-ornament

Regime Forfettario Preventivo

Hai bisogno di un consulente che ti aiuti con il Regime Forfettario?

So che credi di potercela fare da solo, ma gli accorgimenti da tenere, la fatturazione e la conservazione dei documenti sono adempimenti che se non effettuati correttamente rischiano di farti commettere errori.

Errori che in caso di accertamento si trasformano in sanzioni amministrative, quindi, in perdite di tempo e denaro.

Se, invece, vuoi affidare la tua contabilità a professionisti, in modo da poterti concentrare al 100% sulla gestione della tua attività professionale o commerciale, non esitare a contattarci.

Saremo a tua disposizione per valutare la tua situazione e per capire se il Regime Forfettario è la migliore soluzione per te, anche attraverso una simulazione del reddito. Il tutto gratuitamente.

Se poi ti troverai bene con la nostra consulenza ti faremo un preventivo personalizzato per tutta la gestione fiscale dell'attività. Il nostro obiettivo e non farti pensare a questioni che possano distrarti dalla tua attività principale, per farti dedicare ad essa al 100%.

Al tuo fianco per tutto il resto ci saremo noi!

L'articolo Regime Forfettario 2018: guida ai requisiti di accesso è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/il-nuovo-regime-forfettario-2015/feed/ 41 2451
Dichiarazione Iva 2018: modello e guida alle novità https://www.fiscomania.com/2018/02/dichiarazione-iva-modello-guida/ https://www.fiscomania.com/2018/02/dichiarazione-iva-modello-guida/#respond Wed, 07 Feb 2018 08:00:38 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=16955 A partire dal primo febbraio e fino al 30 aprile può essere trasmessa la dichiarazione Iva. Dichiarazione che riguarda l’Iva di imprese e professionisti. Di seguito la guida alle novità di quest’anno e link a modello e istruzioni di compilazione. La dichiarazione annuale relativa al periodo d’imposta 2017 deve essere redatta utilizzando il modello IVA/2018 approvato …

L'articolo Dichiarazione Iva 2018: modello e guida alle novità è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
A partire dal primo febbraio e fino al 30 aprile può essere trasmessa la dichiarazione Iva. Dichiarazione che riguarda l’Iva di imprese e professionisti. Di seguito la guida alle novità di quest’anno e link a modello e istruzioni di compilazione.

La dichiarazione annuale relativa al periodo d’imposta 2017 deve essere redatta utilizzando il modello IVA/2018 approvato dall’Agenzia delle Entrate, insieme alle relative istruzioni. Con Provvedimento prot. n. 10581/2018 del 15 gennaio 2018.

Si ricorda che già dall’anno scorso la dichiarazione Iva annuale deve essere redatta in forma autonoma, da parte di tutti i soggetti passivi.

Con il predetto provvedimento è stato, inoltre, approvato, insieme alle relative istruzioni, il Modello IVA Base/2018. Una versione semplificata che non contiene tutti i quadri e righi del modello ordinario e che può essere utilizzata soltanto dai contribuenti che si trovano in determinate situazioni. Anche questi contribuenti possono comunque utilizzare il modello ordinario.

Nella dichiarazione Iva imprese e professionisti devono riepilogare le operazioni attive e passive effettuate per ciascun periodo di imposta (che coincide sempre con l’anno solare). Attraverso la dichiarazione Iva annuale, si viene a determinare il saldo Iva del soggetto passivo, che può essere a credito o a debito.

Vediamo, di seguito, un guida legata alla compilazione della dichiarazione Iva per imprese e professionisti.

Dichiarazione Iva

Dichiarazione Iva 2018: modello e novità

Come di consueto il modello di dichiarazione Iva ha struttura modulare ed è costituito da:

  • Il frontespizio composto di due facciate che deve essere utilizzato per l’indicazione dei dati del contribuente e per identificare se la dichiarazione è quella originaria, oppure integrativa.
  • Un modulo, composto di più quadri (VA-VB-VC-VD-VE-VF-VJ-VI-VH-VK-VL-VT-VX-VO),che va compilato da tutti i soggetti per indicare i dati contabili e gli altri dati relativi all’attività svolta.

Il Modello di dichiarazione Iva 2018 presenta alcune modifiche che riguardano:

  • Il frontespizio;
  • I quadri VE, VJ, VH, VM, VK, VL, VX, VO, VG, nonché il prospetto 26/PR. Si illustrano di seguito le novità di più comune interesse, che riguardano il quadro VH delle liquidazioni periodiche.

Le novità della dichiarazione Iva 2018

La dichiarazione Iva 2018 introduce una serie di novità, rispetto ai modelli dichiarativi precedenti.

Di seguito si illustrano le principali modifiche suddivise per ogni quadro della dichiarazione.

Quadro VH

Il quadro VH è stato ridenominato “Variazione delle comunicazioni periodiche“.

Infatti, il quadro VH da quest’anno deve essere compilato soltanto dai contribuenti che intendano variare i dati delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche trasmesse ai sensi dell’art. 21-bis del D.L. n. 78/2010.

Questo al fine di regolarizzare errori ed omissioni secondo quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 104/E/2017.

In tal caso, occorre inviare tutti i dati richiesti, compresi quelli che non hanno subito modifiche.

Quest’anno, inoltre, il quadro è costituito da un’unica sezione, in quanto la sezione 2 (versamenti per l’immatricolazione di autoveicoli di provenienza Ue) è stata collocata in un nuovo quadro (VM).

Compilazione del quadro VH

Il quadro VH si compone di 17 righi numerati da VH1 a VH17, nei quali occorre indicare i dati delle liquidazioni periodiche, mensili e/o trimestrali (VH1-VH16), e l’importo dell’acconto di dicembre (VH17).

In corrispondenza dei righi da VH1 a VH16 sono previste tre colonne:

  • La colonna 1, da compilare nel caso di liquidazione a credito;
  • La colonna 2, da compilare nel caso di liquidazione a debito;
  • Infine, la colonna 3, contenente una casella da barrare qualora il contribuente si sia avvalso dell’agevolazione per i subfornitori.

In corrispondenza dei righi VX4, VX8, VH12 e VH16, liquidazioni trimestrali, è inoltre prevista la casella 4. Casella che deve essere barrata dai contribuenti in regime di contabilità separata con liquidazioni sia mensili che trimestrali, i quali abbiano anticipato la liquidazione trimestrale al fine di compensare l’esito con quella mensile relativa ai mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre.

I contribuenti trimestrali per opzione (art. 7, DPR n. 542/99) non devono compilare il rigo VH16. Questo in quanto l’Iva dovuta o a credito per il quarto trimestre è liquidata direttamente in dichiarazione annuale.

Dichiarazione Iva

Quadro VL

Sempre in relazione al nuovo adempimento della comunicazione trimestrale delle liquidazioni periodiche, deve essere segnalata la modifica del contenuto del rigo VL30 del quadro VL.

Modifica concernente i versamenti periodici. Tale rigo si compone ora di tre campi, nei quali si devono indicare:

  • Gli importi dovuti in base alle comunicazioni (campo 2);
  • Gli importi versati (campo 3);
  • Il maggiore tra detti importi (campo 1).

Dichiarazione Iva

Quest’ultimo è l’importo da computare in detrazione nel quadro VL a titolo di IVA periodica.

Ciò a motivo del fatto che l’imposta periodica dovuta e non versata, risultante dalle comunicazioni trimestrali, è riscossa dall’Agenzia delle Entrate con riferimento alle comunicazioni stesse (ai sensi dell’art. 54-bis del DPR n. 633/72). Iva che quindi deve essere comunque dedotta nella liquidazione definitiva in sede di dichiarazione annuale.

Dichiarazione Iva: i soggetti passivi

I soggetti passivi Iva sono tenuti a presentare una dichiarazione riepilogativa delle operazioni registrate per il periodo d’imposta: anno solare o frazione di esso, in caso di inizio o cessazione dell’attività (art. 8 del DPR n. 322/98).

La dichiarazione annuale deve essere presentata anche in assenza di operazioni imponibili.

E’ opportuno precisare che l’obbligo riguarda quindi anche i soggetti che nel corso del 2017 non hanno registrato alcuna operazione. Né attiva né´ passiva. In dettaglio si tratta di ipotesi in cui la dichiarazione sarà compilata con l’indicazione dei soli dati anagrafici e delle informazioni di carattere generale.

Infine, ricordiamo che sono tuttavia previsti alcuni esoneri dall’adempimento, descritti oltre.

Oltre a riepilogare le operazioni attive e passive effettuate nel corso dell’anno, risultanti dai registri contabili, la dichiarazione è anche la sede in cui si procede alla definitiva liquidazione del tributo dovuto per l’anno solare. Tenendo conto, per esempio, del pro-rata definitivo di detrazione (art. 19, comma 5, DPR n. 633/72) e delle rettifiche della detrazione (art. 19-bis2).

Dichiarazione Iva: soggetti esclusi

Si elencano di seguito i casi di esonero dall’adempimento della dichiarazione annuale.

Contribuenti esenti

Soggetti passivi che nel corso del 2017 hanno registrato esclusivamente operazioni esenti dall’imposta. Ai sensi dell’art. 10, DPR n. 633/72. Oppure, hanno effettuato esclusivamente tali operazioni in regime di dispensa dagli adempimenti ai sensi dell’art. 36-bis (si ricorda che l’opzione per la dispensa comporta l’indetraibilità assoluta dell’imposta sugli acquisti).

L’esonero dall’obbligo della dichiarazione viene meno se il soggetto:

  • E’ tenuto ad effettuare rettifiche della detrazione operata negli anni precedenti. Secondo le disposizioni dell’art. 19-bis2, oppure
  • Ha registrato operazioni passive (acquisti di beni e servizi) soggette all’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile, o reverse charge, e deve, pertanto, compilare il quadro VJ.

Produttori agricoli marginali

Produttori agricoli e ittici che si sono avvalsi nel 2017 del regime di esonero.

Si tratta del regime accordato dall’art. 34, sesto comma, DPR n. 633/72 a coloro che nell’anno precedente hanno conseguito un volume d’affari non superiore a €. 7.000.

Volume d’affari costituito per almeno due terzi da cessioni di prodotti compresi nella prima parte della tabella A allegata al DPR n. 633/72.

L’esonero viene meno nel caso in cui sia stato superato, nel corso del 2017, il limite di un terzo previsto per le operazioni diverse dalle cessioni di prodotti agricoli ed ittici elencati nella prima parte della tabella A.

In tal caso occorre presentare la dichiarazione annuale, indicando le operazioni agricole effettuate con applicazione delle percentuali di compensazione nella sez. 1 del quadro VE.

Affitto d’azienda

Le persone fisiche titolari di un’unica azienda concessa in affitto a terzi. Questo nel caso in cui non si sia svolto nell’anno 2017 alcuna attività rilevante agli effetti dell’Iva.

Secondo l’orientamento interpretativo dell’amministrazione finanziaria, l’imprenditore individuale che concede in affitto l’unica azienda perde lo status di imprenditore.

Per cui i proventi derivanti dall’affitto non sono soggetti all’Iva (Circolare n. 26/1985).

In base allo stesso principio, l’esonero dovrebbe ritenersi operante anche per le società semplici che hanno dato in affitto l’unica azienda agricola.

Contribuenti in regime di franchigia

Persone fisiche che si sono avvalse nel 2017 del regime speciale di vantaggio (ex regime dei minimi) di cui alla Legge n. 244/2007. Come modificato dal D.L. n. 98/2011. Oppure del regime forfetario istituito dalla Legge n. 190/2014, e fruiscono pertanto di un regime di franchigia dall’Iva.

I contribuenti che si avvalgono del regime di franchigia, quando effettuano operazioni passive per le quali sono essi stessi debitori dell’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile (es. acquisti intracomunitari, pulizie di edifici, ecc.), devono versare l’imposta dovuta su tali operazioni entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 2/E/2011. L’effettuazione delle predette operazioni, diversamente che per i contribuenti esenti, non fa venire meno l’esonero dall’obbligo della dichiarazione annuale.

Imprese extra-UE in regime ‘‘Moss’’

Imprese stabilite al di fuori della UE che si sono identificate in Italia ai fini dell’applicazione del regime semplificato del Mini Sportello Unico (Moss) per i servizi di e-commerce, di telecomunicazione e di tele-radiodiffusione, rese a privati consumatori residenti nella UE.

Si ricorda che queste imprese sono tenute agli adempimenti specificamente previsti per il regime speciale (art. 74-quinquies, DPR n. 633/72), tra cui la trasmissione telematica di una dichiarazione trimestrale delle operazioni effettuate nell’area della UE, anche in caso di inattività.

Dichiarazione Iva 2018: procedura

Da quest’anno, la dichiarazione Iva annuale va presentata fra il 1º febbraio e il 30 aprile.

Le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza si considerano valide. Art. 2, comma 7, del DPR n. 322/98. Salva l’applicazione della sanzione per il ritardo.

Conseguentemente, le dichiarazioni presentate fra il 1º maggio e il 29 luglio 2018 si considerano valide ad ogni effetto.

In base alla stessa disposizione, le dichiarazioni presentate con ritardo superiore a novanta giorni si considerano omesse a tutti gli effetti. Pur costituendo titolo per la riscossione dell’imposta che ne risulti dovuta.

Dichiarazione Iva correttiva

Si qualifica “correttiva” la dichiarazione annuale presentata entro il termine di legge (30 aprile) in sostituzione di una dichiarazione presentata precedentemente.

In questa ipotesi non si applica alcuna sanzione, non concretizzandosi alcuna violazione dell’obbligo di dichiarazione.

Dichiarazioni Iva integrativa

La dichiarazione validamente presentata può essere corretta o integrata, sia a favore del contribuente che a favore dell’Erari.

Questo, fino alla scadenza dei termini per l’accertamento previsti dall’art. 57 del DPR n. 633/72 (31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione).

E’ fatta salva l’applicazione delle sanzioni di legge, riducibili secondo le disposizioni sul “ravvedimento operoso” (art. 13, D.Lgs. n. 472/ 97).

La dichiarazione presentata per il periodo d’imposta 2017, pertanto, potrà essere modificata con dichiarazione integrativa da presentare entro il 31 dicembre 2023.

La disciplina delle dichiarazioni integrative e` contenuta nell’art. 8, commi da 6-bis a 6-quater, del DPR n. 322/98.

Modalità di presentazione

La dichiarazione annuale deve essere presentata esclusivamente mediante trasmissione telematica, effettuata direttamente dallo stesso dichiarante. Oppure affidata a soggetti incaricati (intermediari professionali, società del gruppo).

Se la dichiarazione è presentata mediante soggetti incaricati, questi devono compilare il riquadro “Impegno alla presentazione telematica“, in calce al frontespizio della dichiarazione. Specificando se la dichiarazione è stata predisposta dal dichiarante. Oppure dal soggetto incaricato della trasmissione.

Versamento dell’imposta

Il versamento dell’eventuale imposta a debito risultante dalla dichiarazione annuale (rigo VX1), deve essere effettuato entro il 16 marzo 2018.

Questo a condizione che l’importo pari ad almeno € 11.

Il versamento può avvenire anche mediante compensazione di crediti tributari e contributivi.

E` facoltà di tutti i contribuenti differire l’adempimento fino al termine di pagamento delle imposte sui redditi.

Tuttavia, in tal caso l’imposta da versare deve essere maggiorata degli interessi compensativi dello 0,40% per ciascun mese o frazione di mese successivo al 16 marzo 2018.

Rateazione

E` possibile effettuare ratealmente il versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione.

La somma dovuta può essere ripartita in un numero di rate mensili liberamente determinato. Questo purché il pagamento sia completato entro il mese di novembre dello stesso anno di presentazione della dichiarazione annuale (art. 20 del D.Lgs. n. 241/97).

Le rate successive alla prima scadono il giorno sedici del mese e devono essere maggiorate degli interessi mensili. Nella misura dello 0,33% (e dunque: 0,33% sulla prima rata, 0,66% sulla seconda, e così via).

I contribuenti possono scegliere se rateizzare a partire dalla scadenza del 16 marzo. Oppure da quella relativa al pagamento delle imposte sui redditi.

Nel secondo caso, la somma da rateizzare deve essere previamente aumentata delle previste maggiorazioni.

Dichiarazione a credito

Se dalla dichiarazione annuale emerge un credito d’imposta (rigo VX2) il contribuente, ai sensi dell’art. 30 del DPR n. 633/72, può:

  • Computare il credito in detrazione nell’anno successivo (rigo VX5), per utilizzarlo in compensazione orizzontale. Oppure verticale;
  • Chiedere il rimborso, in tutto o in parte (rigo VX4), in presenza dei presupposti di legge.

La compensazione verticale avviene all’interno dello stesso tributo, si effettua in sede di liquidazione periodica dell’Iva e va indicata nella comunicazione trimestrale delle liquidazioni periodiche (da presentare ai sensi dell’art. 21-bis del D.L. n. 78/2010).

La compensazione orizzontale avviene con altri tributi o contributi, attraverso il modello F24. Ed è soggetta ai seguenti vincoli:

  • E’ obbligatorio trasmettere il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate
  • Oltre l’importo di € 5.000 annui, è necessario il visto di conformità (o la sottoscrizione alternativa dell’organo di controllo contabile) sulla dichiarazione. La compensazione, inoltre, è effettuabile dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
  • L’importo dei crediti compensabili nel modello F24, ovvero rimborsabili in procedura semplificata (conto fiscale), non può superare il limite di € 700.000 nell’anno solare, elevato ad un milione per i subappaltatori in edilizia che nell’anno precedente hanno fatturato oltre l’80% in regime di inversione contabile.

Controllo preventivo delle compensazioni

Attenzione

L’Agenzia delle Entrate può sospendere fino a trenta giorni l’esecuzione delle deleghe di pagamento. Di cui agli artt. 17 e ss del D.Lgs. n. 241/97), contenenti compensazioni che presentano profili di rischio.

Questo al fine del controllo dell’utilizzo del credito (art. 37, comma 49- ter, D.L. n. 223/2006, aggiunto dall’art. 1, comma 990, legge n. 205/2017).

Se all’esito del controllo il credito risulta correttamente utilizzato, oppure decorsi trenta giorni dalla data di presentazione della delega, questa è eseguita e le compensazioni e i versamenti in essa contenuti sono considerati effettuati alla data stessa della loro effettuazione.

In caso contrario, la delega di pagamento non è eseguita e i versamenti e le compensazioni si considerano non effettuati.

In tal caso la struttura di gestione dei versamenti unificati non contabilizza i versamenti e le compensazioni indicate nella delega e non effettua le relative regolazioni contabili.

Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate saranno stabiliti i criteri e le modalità di attuazione delle nuove disposizioni.

L'articolo Dichiarazione Iva 2018: modello e guida alle novità è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/dichiarazione-iva-modello-guida/feed/ 0 16955
Web designer freelance: Guida alla partita Iva https://www.fiscomania.com/2018/02/web-designer-freelance-guida-fiscale/ https://www.fiscomania.com/2018/02/web-designer-freelance-guida-fiscale/#comments Tue, 06 Feb 2018 08:24:22 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=8450 Come diventare Web Designer Freelance ed essere in regola fiscalmente. Guida all’apertura della partita Iva, alla gestione previdenziale, amministrativa e contabile per i Web Designer freelance. I nostri consigli per l’apertura della partita Iva. Il mondo del web negli ultimi anni ha aperto nuove possibilità di lavoro. Una di queste è sicuramente l’attività di Web …

L'articolo Web designer freelance: Guida alla partita Iva è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Come diventare Web Designer Freelance ed essere in regola fiscalmente. Guida all’apertura della partita Iva, alla gestione previdenziale, amministrativa e contabile per i Web Designer freelance. I nostri consigli per l’apertura della partita Iva.

Il mondo del web negli ultimi anni ha aperto nuove possibilità di lavoro. Una di queste è sicuramente l’attività di Web Designer.

Sei un Web Designer appena uscito da un corso professionale o universitario? Ti trovi davanti alla difficile scelta se aprire partita Iva oppure se cercare un lavoro come dipendente (in una Web agency)?

In questa guida posso aiutarti a capire la disciplina fiscale utile per diventare un freelance, essere in regola con l’Amministrazione finanziaria e applicare un regime fiscale per te conveniente.

Per questo motivo ho pensato di scrivere una guida legata agli adempimenti fiscali contabili e contributivi di questa attività. Un guida pratica che possa essere utile a tutti i Web Designer che stanno pensando di mettersi in proprio valutando l’opportunità di agire come freelance.

Sei pronto?! Si comincia.

Web Designer

Chi è il Web Designer?

Il Web Designer fondamentalmente si occupa dell’aspetto visivo e del coinvolgimento emotivo di siti Web.

Il Web Designer è colui che progetta siti web seguendo due criteri fondamentali: Accessibilità (ovvero la caratteristica intrinseca del dispositivo, prodotto e servizio, che deve essere facilmente fruibile per qualsiasi tipologia di utente), Usabilità (è invece una caratteristica estrinseca del prodotto, perché legata all’user experience.

L’utente deve facilmente comprendere il sistema con cui interagisce per raggiungere con soddisfazione in proprio obiettivo finale).

Infine è fondamentale anche la Comunicazione (riuscire a tradurre in concetti visivi, strutturali ed informativi le esigenze del cliente, di cui ne valorizza l’identità sul web). Il Web Designer è fondamentalmente un comunicatore, capace di coniugare le esigenze del cliente con quelle degli utenti.

Da un punto di vista fiscale e previdenziale l’attività del Web Designer è considerata un’attività artigianale, tenuta all’iscrizione in Camera di Commercio, e non una mera attività professionale. Il fatto che il Web Designer realizzi siti Web è l’aspetto cruciale che lo rende idoneo ad essere equiparato ad un artigiano.

Con tutti gli adempimenti fiscali, previdenziali ed amministrativi che andremo ad analizzare di seguito.

Apertura della partita Iva come Web Designer

Quando il Web Designer è tenuto ad aprire partita Iva?

Capita spesso che la professione di Web Designer soprattutto agli esordi sia svolta in modo sporadico e non continuativo, e per questo si cerchi di utilizzare il sistema delle prestazioni occasionali con ritenute di acconto.

Questo sistema è valido e corretto da un punto di vista fiscale e previdenziale, ma a patto che l’attività svolta sia effettivamente occasionale (tenete presente che il limite dei €. 5.000 lordi annui è solo un limite previdenziale).

Per l’Amministrazione finanziaria, quando il Web Designer esercita l’attività in modo abituale e continuativo è obbligato ad aprire partita Iva e ad operare in modo professionale la sua attività.

L’attività è svolta in maniera abituale quando la stessa si protrae nel tempo, oppure quando il Web Designer decide di promuovere la propria attività, con pubblicità, oppure attraverso la realizzazione del proprio sito Web.

Anche in questo caso, con la sola volontà di pubblicizzarsi per cercare nuovi clienti si realizza un’attività di tipo continuativo ed abituale, idonea per l’Amministrazione finanziaria a dover aprire la partita Iva per esercitare professionalmente l’attività.

Arrivati a questo punto, se anche voi state svolgendo l’attività di Web Designer in modo abituale, vi sarà utile sapere quali sono gli adempimenti per regolarizzare la vostra posizione da un punto di vista fiscale, previdenziale e amministrativo.

La prima cosa da fare è rivolgersi ad un dottore Commercialista esperto in materia di E-commerce e di professioni legate al mondo del Web (se non ne avete uno a disposizione, ci siamo noi di Fiscomania.com), in modo tale da potervi assistere e consigliare in ogni passo della vostra attività.

Codice attività per Web Designer

Da un punto di vista fiscale il primo passo da seguire è l’apertura della partita Iva. Solitamente i codici Ateco prescelti sono:

  • 74.10.21 – Attività dei disegnatori grafici di pagine Web“;
  • 62.01.00 – Produzione di software non connesso all’edizione“.

In entrambi i casi si tratta di attività che rientrano tra quelle che la Camera di Commercio ritiene configurabili come attività artigiane.

Per questo motivo, contestualmente all’apertura della partita Iva è necessario presentare un’apposita comunicazione al Registro Imprese tenuto presso la Camera di Commercio, per l’iscrizione nell’albo artigiani.

A questo punto non resta che scegliere il regime fiscale da applicare.

Per approfondire: Apertura della partita Iva: casi in cui è obbligatoria

web designer

Web Designer e Regime Forfettario

Al momento dell’apertura della partita Iva è necessario effettuare la scelta per il regime fiscale che si intende applicare.

La scelta del regime fiscale è particolarmente importante, in quanto da questo dipenderanno sia gli obblighi fiscali e amministrativi da esso derivanti, che il carico fiscale. Per questo motivo, fare da soli, se non si conosce approfonditamente la materia fiscale può portarvi a fare scelte sbagliate.

Partiamo da presupposto che non vi è, in generale, un regime fiscale migliore in assoluto: è necessario, quindi, verificare assieme al vostro Commercialista quale regime è il più adatto alla vostra situazione personale. Tuttavia, in questa sede può essere interessante approfondire il regime fiscale forfettario.

Il regime forfettario è un regime fiscale semplificato ideato per i soggetti che aprono partita Iva per la prima volta.

Una volta verificate le condizioni di accesso, il regime consente una tassazione tramite imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali con aliquota al 15%, del reddito imponibile generato forfettariamente (ricavi a cui viene applicata una percentuale di compensazione), che può ridursi fino al solo 5% per i primi cinque anni di attività.

I contribuenti in regime forfettario sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili. Devono, però, conservare i documenti ricevuti ed emessi (articolo 22 DPR n. 600/73), e presentare la dichiarazione dei redditi nei termini e con le scadenze previste dal DPR n. 322/98.

I ricavi conseguiti e i compensi percepiti non sono assoggettati a ritenuta di acconto. A tal fine è necessario che il contribuente rilasci un’apposita dichiarazione al sostituto dalla quale risulti che le somme percepite afferiscono è soggetto all’imposta sostitutiva.

Per approfondire: Guida al regime forfettario per i contribuenti minori

Web Designer e contributi Inps

I Web Designer in quanto artigiani sono tenuti ad iscriversi alla Gestione IVS artigiani dell’Inps.

Si tratta di una gestione previdenziale obbligatoria, che prevede il pagamento di contributi fissi, a prescindere dal reddito generato dall’attività. I contributi previdenziali dovuti sono suddivisi in quanto rate annue, per circa €. 3.600,00 annui.

Oltre a questi contributi, se il reddito derivante dall’attività supera il reddito minimale previsto ogni anno dall’Inps (circa €. 15.000) è dovuto il versamento di ulteriori contributi calcolati sul reddito. Questi contributi, invece, devono essere versati alle scadenze previste per il versamento delle imposte sui redditi.

Le aliquote applicabili alla Gestione Artigiani, necessarie per calcolare l’importo minimo dei contributi da versare all’Inps in base alla soglia del reddito di impresa, per l’anno 2018, sono pari a:

  • Artigiano con più di 21 anni: 24,00%;
  • Artigiano con meno di 21 anni: 21,00%.

Una particolare agevolazione, in questo senso è prevista per i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario. In questo caso, per tali contribuenti i contributi previdenziali dovuti saranno ridotti del 35%.

Per l’accredito della contribuzione continuerà ad applicarsi, come avviene attualmente, la disposizione di cui all’articolo 2, comma 29, della Legge n. 335/1995. Di conseguenza, in caso di pagamento di un contributo inferiore a quello calcolato sul minimale di redditi i mesi accreditati sono proporzionalmente ridotti.

Per approfondire: Contributi Inps artigiani e commercianti

Web Designer

Diritto Camerale

Il diritto camerale è un tributo che tutti i soggetti iscritti nel Registro delle Imprese sono tenuti a versare ogni anno a favore della Camera di Commercio competente territorialmente.

La misura del diritto annuale è stabilita annualmente con un apposito decreto interministeriale e ogni anno, all’avvicinarsi della scadenza, le Camere di Commercio inviano gli iscritti una comunicazione con gli importi e le modalità di pagamento.

L’importo del tributo fissato dalle Camere di Commercio solitamente ammonta circa a un centinaio di euro.

Consigli per decidervi ad aprire partita Iva

Aprire Partita Iva e diventare autonomi non è semplice, richiede costanza, pazienza e capacità di non abbattersi, nemmeno quando non si vedono potenziali clienti all’orizzonte.

Non è un lavoro per tutti, ma è altrettanto vero che il lavoro in forma autonoma garantisce delle soddisfazioni incredibili.

Quello che voglio fare adesso è lasciarti alcuni motivi che ti dovranno indurre ad aprire partita Iva, e diventare un Web Designer Freelance.

Credibilità sul mercato

Potenziali clienti scarteranno subito i preventivi che arrivano da soggetti non titolari di partita Iva.

Essere senza partita Iva, vi farà sembrare meno credibili, il cliente penserà che state facendo questo lavoro solo per passatempo e non che siete dei veri professionisti del settore.

La partita Iva rappresenta una sorta di certificazione che attesta la vostra competenza, la vostra bravura.

Fa capire al cliente che siete talmente bravi che addirittura c’è qualcun altro che vi paga periodicamente e per la vostra professionalità.

Deduzione dei costi

La partita Iva vi consente di dedurre i costi che sostenete per la vostra attività, ma soprattutto attraverso l’emissione della fattura, il vostro cliente potrà dedursi fiscalmente il costo sostenuto per la vostra attività.

Cosa che non possono fare se non avete partita Iva.

In pratica, se avete a che fare con professionisti, o imprese (anche e soprattutto se straniere), entrambi dotati di partita Iva, è impossibile che questi soggetti non vi richiedano una fattura, perché dalla vostra fattura il cliente può sottrarre il costo sostenuto dai loro ricavi in modo da versare meno tasse e sottrarre l’Iva che vi hanno versato da quella da loro dovuta allo Stato.

In pratica se il cliente non effettuare queste operazioni, a parità di professionalità, andrà a cercare un altro Web Designer che può emettergli fattura.

Web Designer come libero professionista?

E’ una delle domande che i Web Designer si pongono spesso. In quanto a prima vista questa attività sembrerebbe maggiormente affine a quella di un professionista, rispetto che a quella di un artigiano.

La Camera di Commercio, tuttavia, ritiene che questa attività sia inquadrabile tra le attività di impresa, precisamente tra le attività artigianali.

Questo in quanto, il Web Designer realizza veri e propri siti Web. L’unico caso in cui il Web Designer può essere considerato un professionista è quanto questi si limita a fornire consulenza in ambito Web. Senza la realizzazione di alcun prodotto (sito Web).

Tuttavia, in questo caso non stiamo più parlando dell’attività propria di un Web Designer ma di quella di un consulente informatico, attività del tutto professionale.

Web Designer Freelance: consulenza fiscale

E tu? Sei un Web Designer e vuoi provare a diventare un freelance?

Scrivici i tuoi dubbi nei commenti. Sarò lieto di risponderti nel modo più chiaro ed esaustivo possibile.

Potrai usufruire della nostra consulenza per aiutarti ad avviare la tua attività. Contatta Fiscomania.com.

L'articolo Web designer freelance: Guida alla partita Iva è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/web-designer-freelance-guida-fiscale/feed/ 6 8450
Interessi attivi: procedura e modalità di imposizione https://www.fiscomania.com/2018/02/interessi-attivi-tassazione/ https://www.fiscomania.com/2018/02/interessi-attivi-tassazione/#respond Mon, 05 Feb 2018 08:35:20 +0000 https://www.fiscomania.com/?p=16849 Modalità di tassazione e principio di competenza economica per gli interessi attivi finanziari. Modalità e procedura di tassazione degli interessi attivi per le società di persone e di capitali. Infine, le modalità di tassazione degli interessi attivi relativa a conti correnti esteri.   Interessi attivi finanziari da conti correnti, bancari e postali, e obbligazioni con tassazione …

L'articolo Interessi attivi: procedura e modalità di imposizione è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
Modalità di tassazione e principio di competenza economica per gli interessi attivi finanziari. Modalità e procedura di tassazione degli interessi attivi per le società di persone e di capitali. Infine, le modalità di tassazione degli interessi attivi relativa a conti correnti esteri.  

Interessi attivi finanziari da conti correnti, bancari e postali, e obbligazioni con tassazione attraverso ritenuta del 26%. Per le imprese, individuali o societarie è prevista l’applicazione di una ritenuta a titolo di acconto del 26%. Ritenuta che l’intermediario finanziario è tenuto ad applicare nel momento del pagamento degli interessi.

Di seguito andremo a vedere come avviene l’imputazione a Conto economico degli interessi attivi finanziari. Procedura che prevede l’applicazione del principio di competenza economica. Anche per gli interessi derivanti da istanze di rimborso.

Il nostro sistema fiscale prevede una tassazione di interessi attivi legati ad attività finanziarie di qualsiasi natura, attraverso una precisa procedura. Procedura che andremo a descrivere in questo contributo.

Interessi attivi

Modalità di imposizione e principio della competenza

Per quanto concerne gli interessi attivi relativi ad attività finanziarie di qualsivoglia natura gli stessi sono soggetti all’applicazione di una ritenuta alla fonte.

Gli interessi attivi, infatti, concorrono alla formazione del reddito d’impresa in base al principio di competenza economica. Questo seguendo la remunerazione pattuita tra le parti.

Soltanto nel caso in cui la misura della remunerazione non sia pattuita in forma scritta, l’articolo 89, comma 5, del DPR n. 917/86 prevede l’imposizione secondo il tasso legale.

A differenza di quanto previsto per i soggetti non imprenditori, per le imprese assumono natura reddituale anche i c.d. “interessi compensativi”, tra i quali spesso – anche se non come in passato – emergono quanto a rilevanza sul totale di bilancio quelli relativi ai rimborsi di imposte versate in eccesso.

Interessi attivi e rimborsi d’imposta

Anche gli interessi attivi sui crediti d’imposta concorrono a formare il reddito nell’esercizio in cui maturano. Secondo il principio generale di competenza economica.

Di conseguenza, in presenza di imposte richieste a rimborso, l’impresa è tenuta all’imputazione a Conto economico degli interessi attivi maturati nell’esercizio. Ancorché il credito non sia stato ancora incassato.

La tabella che segue evidenzia la misura del tasso applicabile ai rimborsi d’imposta in base all’articolo 44 del DPR n. 602/73, limitando l’analisi a partire dal 1988.

Anno Tasso applicabile
1.1.88 – 31.12.93 4,5% semestrale
1.1.94 – 31.12.96 3% semestrale
1.1.97 – 30.6.2003 2,50% semestrale
1.7.2003 – 31.12.2003 1,375% semestrale
1.1.2004 – 31.12.2009 2,75% annuale
1,375% semestrale
Dall’1.1.2010 2% annuale
1% semestrale

I tassi di interesse del 2% annuale e dell’1% semestrale sono stati introdotti dall’articolo 1 del DM 21.5.2009 a decorrere dall’1.1.2010.

Interessi attivi su obbligazioni

Per l’esame del regime fiscale degli interessi su obbligazioni è necessario fare alcune precisazioni.

In particolare, per le obbligazioni emesse da società non quotate, operano le disposizioni contenute nell’articolo 26, comma 1, del DPR n. 600/73.

Mentre per le obbligazioni emesse dai grandi emittenti, invece, trova applicazione il contenuto del D.Lgs. n. 239/96.

Vediamo, con maggiore dettaglio queste ipotesi.

Obbligazioni emesse da società non quotate

Gli interessi attivi relativi alle obbligazioni emesse da società le cui azioni non sono quotate sono soggetti a ritenuta ai sensi dell’articolo 26, comma 1, del DPR n. 600/73.

Sino al 31.12.2011, il regime delle ritenute applicabili agli interessi di tali società dipendeva in primo luogo, dalla scadenza del prestito. Per le obbligazioni con scadenza inferiore ai 18 mesi, infatti, la ritenuta era sempre applicata nella misura del 27%.

Per i soli prestiti con scadenza non inferiore ai 18 mesi, il regime delle ritenute dipendeva dal rispetto o meno dei tassi di rendimento indicati nella norma.

Se al momento dell’emissione il tasso di rendimento effettivo del prestito eccedeva il doppio del tasso di riferimento BCE (per le obbligazioni quotate). Ovvero il tasso di riferimento aumentato di due terzi (per le obbligazioni non quotate), la ritenuta era applicata nella misura del 27%.

Nel caso in cui il tasso di rendimento effettivo non eccedeva i parametri sopra indicati, la misura della ritenuta era pari al 12,50%.

Qualora il prestito obbligazionario con scadenza non inferiore a 18 mesi fosse stato rimborsato prima di tale termine, era dovuta dall’emittente una somma pari al 20% dei proventi maturati fino al momento dell’anticipato rimborso.

Modifiche al regime

Per effetto delle modifiche operate dall’articolo 2, comma 13, lettera a) del D.L. n. 138/2011 (convertito Legge n. 148/2011), dall’1.1.2012:

  • Viene eliminata la distinzione tra titoli con scadenza inferiore o meno ai 18 mesi e tra titoli con tasso di rendimento effettivo sopra o sotto i sopracitatitassi soglia. Pertanto, tutte le obbligazioni diverse da quelle dei “grandi emittenti”, indipendentemente dalla durata del prestito e dalla misura degli interessi, avranno interessi tassati in capo al sottoscrittore nella misura del 26%. Questo a partire dall’1.7.2014;
  • Viene abrogato il prelievo aggiuntivo del 20% in caso di rimborso anticipato, quale misura conseguente alla sopravvenuta irrilevanza della scadenza del prestito.

Soggetti imprenditori

La ritenuta del 26% dall’1.7.2014 è applicata a titolo di acconto nei confronti di:

  • Imprenditori individuali (per i soli titoli detenuti quali beni d’impresa);
  • Società di persone commerciali;
  • Società di capitali ed enti commerciali;
  • Stabili organizzazioni di soggetti non residenti,
  • E, a titolo d’imposta, negli altri casi.

Principio di competenza per ritenute su interessi e redditi di capitale

Ai sensi dell’articolo 79, comma 2, del DPR n. 917/86, lo scomputo delle ritenute d’acconto operate su interessi e altri proventi da obbligazioni e titoli similari avviene sempre per competenza economica.  E, quindi, esclusivamente nel periodo di imposta nel corso del quale i relativi proventi concorrono alla formazione del reddito complessivo.

Indipendentemente dalla loro percezione.

Obbligazioni emesse società quotate “grandi emittenti”

Per le obbligazioni emesse dai c.d. “grandi emittenti” trova applicazione il regime introdotto dal D.Lgs. n. 239/96.

È, quindi, applicata un’imposta sostitutiva del 20% nei confronti dei soggetti “nettisti”:

  • Persone fisiche, anche se esercitano attività d’impresa;
  • Società semplici e associazioni professionali;
  • Enti non commerciali;
  • Stato ed enti pubblici;
  • Soggetti esenti da IRES.

Per gli interessi percepiti dagli altri soggetti (c.d. “lordisti”, quali tipicamente le società, sia di persone che di capitali), non sono, invece, previsti prelievi alla fonte.

Titoli pubblici italiani

L’art. 31 del DPR n. 601/73 fa riferimento alle remunerazioni:

dei titoli del debito pubblico, dei buoni postali di risparmio, delle cartelle di credito comunale e provinciale emesse dalla Cassa depositi e prestiti e delle altre obbligazioni e titoli similari emesse da amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, da regioni, province e comuni e da enti pubblici istituiti esclusivamente per l’adempimento di funzioni statali o per l’esercizio diretto di servizi pubblici in regime di monopolio

Pertanto, beneficiano dell’imposizione dell’aliquota del 12,50% i proventi:

  • Dei titoli emessi dallo Stato e da amministrazioni statali, ma anche da regioni, Province e Comuni, quali i BOR, i BOP e i BOC
  • Dei titoli pubblici e di quelli equiparati emessi all’estero a decorrere dal 10.9.1992;
  • Infine, dei titoli obbligazionari emessi dagli enti territoriali ai sensi degli artt. 35 e 37 della L. 23.12.1994 n. 724

Titoli equiparati ai titoli pubblici italiani

Sono fiscalmente equiparati ai titoli di Stato italiani i titoli emessi da enti e da organismi internazionali costituiti in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia.

Tale equiparazione sussiste alla sola condizione che l’accordo costitutivo degli enti e degli organismi internazionali sia stato ratificato e reso esecutivo in Italia, a prescindere dalla circostanza che essi fruiscano o meno di totale esenzione dalla generalità delle imposte in Italia in virtù degli accordi istitutivi medesimi o di altri accordi ad essi pertinenti.

La Circolare n. 11/E/2012 dell’Agenzia delle Entrate ha fornito una lista, non esaustiva, dei principali enti ed organismi internazionali costituiti in base ad accordi resi esecutivi in Italia, di seguito riportata.

Organismi internazionali

Associazione per lo sviluppo (IDA)

Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA)

Agenzia spaziale europea (ASE)

Banca Africana di sviluppo

Banca Asiatica di sviluppo

La Banca Europea per gli investimenti (BEI)

Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS)

La Banca interamericana di sviluppo (BID)

Comunità europea per l’energia atomica (EURATOM)

Consiglio d’Europa

Fondo africano di sviluppo

International Finance Corporation

Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato

Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico

Nazioni Unite

Istituzioni specializzate -Nazioni Unite

Organizzazione internazionale satelliti marittimi (INMAR2AT)

Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO)

Forza multinazionale e osservatori (MFO)

Fondo internazionale di alti studi agronomici del mediterraneo

N. I.C.S.O.

Istituto internazionale per la gestione della tecnologia

Centro internazionale di calcolo

Organizzazione europea per le ricerche astronomiche nell’emisfero australe

Organizzazione europea di ricerche spaziali (ESRO)

Centro internazionale di ingegneria genetica e
biotecnologia

Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti
Inter-American investment
corporation

Unione Europea (UE)

Commissione Europea

Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS)

La Banca dei regolamenti internazionali

Banca di sviluppo dei Caraibi

Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), ora Unione Europea (UE)

Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)

Organizzazione europea di telecomunicazioni per mezzo di satelliti (EUTELSAT), ora Società
Eutelsat SA

Organizzazione internazionale di telecomunicazioni a mezzo di satelliti (INTELSAT), ora ITSO

Istituto universitario europeo

Centro internazionale studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali

Società europea per il finanziamento di materiale ferroviario –
EUROFIMA Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura – UNESCO

Titoli di Stati esteri white list

Le considerazioni effettuate nel precedente paragrafo con riferimento ai titoli di Stato italiani riguardano anche i titoli di Stato esteri.

Più precisamente, l’aliquota del 12,50% si applica alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nel provvedimento o nel decreto emanato ai sensi dell’art. 167 co. 4 del DPR n. 917/86 e non più agli Stati o ai territori non inclusi nelle white list di cui all’art. 168-bis del DPR n. 917/86.

Si tratta degli Stati che emettono i titoli ricompresi tra quelli che garantiscono uno scambio di informazioni con l’Italia.

Stante la mancata pubblicazione dei decreti attuativi dell’art. 168-bis del DPR n. 917/86, si deve fare riferimento alla lista di cui al DM 4.9.1996 e successive modificazioni e integrazioni (“white list”), di sotto riportata.

DM 4.9.96 (white list)

DM 4.9.96 (white list) Elencazione degli Stati
Albania Egitto Lettonia Singapore
Algeria Emirati Arabi Uniti Lituania Slovenia
Argentina Estonia Lussemburgo Spagna
Australia Federazione Russa Macedonia Sri Lanka
Austria Filippine Malta Stati Uniti
Bangladesh Finlandia Marocco Sud Africa
Belgio Francia Mauritius Svezia
Bielorussia Germania Messico Tanzania
Brasile Giappone Norvegia Thailandia
Bulgaria Grecia Nuova Zelanda Trinidad e Tobago
Canada India Paesi Bassi Tunisia
Cina Indonesia Pakistan Turchia
Cipro Irlanda Polonia Ucraina
Corea del Sud Islanda Portogallo Ungheria
Costa d’Avorio Israele Regno Unito Venezuela
Croazia Jugoslavia Repubblica Ceca Vietnam
Danimarca Kazakistan Repubblica Slovacca Zambia
Ecuador Kuwait Romania

Si segnala l’inserimento nella lista dell’Islanda, avvenuto ad opera del DM 11.1.2013.

Con un’ultima modifica del DM sono stati inseriti Quatar e San Marino.

Nel caso di titoli emessi da Stati esteri, a differenza di quanto previsto nel caso di titoli pubblici italiani, l’agevolazione si applica esclusivamente ai titoli aventi le caratteristiche proprie delle obbligazioni, ossia dei titoli che prevedono il rimborso alla scadenza di una somma almeno pari a quella mutuata (circ. Agenzia delle Entrate 28.3.2012 n. 11).

Imprese individuali e enti non commerciali

Per gli imprenditori individuali e gli enti non commerciali che detengono i titoli in regime d’impresa, l’art. 5 co. 1 del D.Lgs. n. 239/96 prevede che:

  • Gli interessi in questione concorrano, comunque, alla formazione del reddito dimpresa. Benché assoggettati a imposta sostitutiva;
  • Limposta sostitutiva si scomputi dallimposta dovuta (nel caso degli enti non commerciali, dall’IRES). Essa, in altre parole, funziona alla stregua di un acconto d’imposta.

Pronti contro termine

Secondo l’art. 89 co. 6 del DPR n. 917/86, gli interessi derivanti da titoli acquisiti mediante contratti di pronti contro termine che prevedono l’obbligo di rivendita a termine concorrono alla formazione del reddito del cessionario in base alla durata del contratto.

La differenza positiva o negativa tra il corrispettivo a pronti e quello a termine, al netto degli interessi maturati sui titoli “sottostanti”, concorre alla formazione del reddito per la quota maturata nell’esercizio.

La norma è finalizzata ad evidenziare il criterio di competenza che sovrintende all’imposizione fiscale dei proventi che derivano da operazioni di pronti contro termine su titoli, operazioni che, sotto il profilo della sostanza economica, hanno natura di investimento e non di doppia operazione di acquisto e cessione di un’attività finanziaria.

L'articolo Interessi attivi: procedura e modalità di imposizione è stato pubblicato su Fiscomania.

]]>
https://www.fiscomania.com/2018/02/interessi-attivi-tassazione/feed/ 0 16849