Immobili in Italia di residenti all’estero: le problematiche

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2009

Gli immobili in Italia di soggetti espatriati o residenti all’estero sono soggetti a tassazione. Sia ai fini delle imposte indirette, come l’Imu, se l’immobile rimane a disposizione. Sia ai fini delle imposte dirette, Irpef o cedolare secca, se l’immobile viene messo a reddito (locato). Vediamo, quindi, le modalità di tassazione e le possibili agevolazioni di cui è possibile beneficiare se il proprietario degli immobili è espatriato o residente all’estero. Le stesse regole si rendono applicabili anche per stranieri che acquistano un immobile in Italia.

Una delle problematiche che maggiormente interessa i soggetti che si sono trasferiti o che stanno valutando l’ipotesi di trasferire la loro residenza all’estero, riguarda le modalità di tassazione e quindi la pressione fiscale che avranno se decidono di lasciare a disposizione. Oppure di mettere a reddito, quindi locare, l’immobile o gli immobili che detengono in Italia.

Spesso si tratta dell’immobile che è stato abitazione principale del nucleo familiare che vuole espatriare. Ma in altri casi può trattarsi di veri e propri patrimoni immobiliari da gestire.

In questi casi, è opportuno avere ben chiaro, prima di effettuare il trasferimento all’estero, quale sarà il regime di tassazione in Italia degli immobili che resteranno di proprietà del soggetto che si accinge ad espatriare.

Questo è fondamentale per pianificare le uscite finanziarie che ci saranno, in termini di imposte dirette ed indirette, relative alla posizione fiscale italiana.

Con questo contributo andremo a vedere cosa accade, fiscalmente, agli immobili in Italia di soggetti residenti all’estero.

Quali sono le modalità di tassazione e quali le agevolazioni fiscali di cui è possibile beneficiare anche se il proprietario non è più fiscalmente residente in Italia.

Immobili in Italia

Immobili in Italia: abitazione principale

Un soggetto che residente in Italia che ha la residenza anagrafica o il domicilio in un immobile di sua proprietà, può definire lo stesso come “abitazione principale“.

Il concetto di abitazione principale, è molto importante nel sistema fiscale italiano, in quanto l’abitazione principale è esonerata dal pagamento delle imposte patrimoniali, come l’Imu e la Tasi.

Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente

L’abitazione principale gode di una particolare esenzione sia dal pagamento dell’Imu che dal pagamento della Tasi.

Un soggetto residente, quindi, sulla propria abitazione principale non deve pagare niente. Sia ai fini delle imposte dirette che delle imposte indirette.

Ma cosa succede fiscalmente all’abitazione principale quando trasferiamo all’estero la residenza?

Quando un soggetto proprietario di immobile, considerata abitazione principale, trasferisce all’estero, in modo stabile e duraturo la propria residenza, attraverso la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente in Italia, e la contestuale iscrizione all’AIRE, l’immobile in oggetto perde automaticamente la qualifica di “abitazione principale“, per divenire, a seconda dei casi:

  • Abitazione “a disposizione“: se l’immobile non viene locato;
  • Abitazione “locata“: se l’immobile viene concesso in locazione.

La perdita della qualifica di “abitazione principale“, ha delle conseguenze da un punto di vista fiscale, perché sia l’immobile considerato “a dispozione“, che quello “locato” sono soggetti ad un diverso regime di tassazione.

Sia ai fini Imu, che ai fini delle imposte dirette.

Vediamo le diverse casistiche che si possono presentare di seguito.

Immobili in Italia: abitazione “a disposizione

Gli immobili in Italia i cui proprietari (o titolari di diritti reali) sono soggetti espatriati vengono considerati come immobili “a disposizone“.

La locuzione “a disposizione” significa che l’immobile è lasciato alla libera disponibilità del proprietario e che su di esso non è stato registrato alcun contratto di locazione.

Che conseguenze porta, fiscalmente, avere un immobile a disposizione in Italia quando si è espatriati?

Imposte Indirette

L’immobile lasciato a “disposizione” in Italia da parte del proprietario espatriato ha come conseguenza il fatto che tale immobile risulta essere idoneo a produrre reddito imponibile in Italia.

Ora, l’effetto sostitutivo dell’Imu sull’Irpef fa si che il proprietario, sia tenuto a pagare l’Imu sull’immobile a partire dalla data in cui si cancella dall’anagrafe della popolazione residente in Italia per iscriversi all’AIRE.

Da quel momento l’immobile italiano è considerato a disposizione e non più “abitazione principale“.

L’aliquota Imu dovuta annualmente è stabilità dai singoli comuni ogni anno.

La stessa considerazione è applicabile anche agli immobili considerati già “a disposizione” prima che il proprietario si trasferisse all’estero.

Pensionati esteri con immobile in Italia

Tuttavia, la Legge n. 80/2014 ha previsto che:

“A partire dall’anno 2015 è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unita’ immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso.”

Quindi per gli iscritti AIRE l’immobile in Italia si può considerare Abitazione principale (e quindi esente IMU) solo se si è pensionati nello Stato estero di residenza e con pensione rilasciata dallo stesso Stato estero.

Se si è pensionati in Italia ma si risiede all’estero, non è possibile considerare l’immobile come abitazione principale.

Dal 2016, in applicazione della Legge n. 208/2015, oltre all’esenzione IMU per le Abitazioni principali AIRE dovrebbe valere anche l’esenzione TASI come per le altre abitazioni principali (Categorie da A2 ad A7).

Esonero dalla dichiarazione dei redditi

Per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi, ci sono delle semplificazioni se si decide di non mettere a reddito l’immobile in Italia.

Infatti, i soggetti residenti fiscalmente all’estero (non pensionati) che detengono la proprietà di un immobile in Italia, considerato come “a disposizione“, in assenza di altri redditi imponibili in Italia, non sono obbligati a presentare in Italia la dichiarazione dei redditi.

Tali soggetti, tuttavia, saranno soggetti all’ordinario pagamento di Imu e Tasi in Italia.

Attenzione però, fate molta attenzione a rispettare la definizione di “residente fiscalmente all’estero“, al fine di evitare spiacevoli errori.

Per maggiori info: “La residenza fiscale delle persone fisiche“.

Immobili in Italia: abitazione locata

Gli immobili in Italia i cui proprietari (o titolari di diritti reali) sono soggetti espatriati, nel caso in cui gli stessi immobili siano concessi in locazione sono soggetti in Italia ad una tassazione sia ai fini delle imposte dirette (Irpef o cedolare secca), che ai fini delle imposte indirette (Imu).

Vediamo, le diverse tassazioni a cui è soggetto l’immobile locato di un soggetto espatriato all’estero.

Imposte dirette

L’immobile locato in Italia di cui è proprietario un soggetto espatriato è soggetto a tassazione in Italia ai fini delle imposte dirette.

Allo stesso modo dei soggetti fiscalmente residenti in Italia i redditi fondiari, nella cui categoria rientrano i redditi da locazione, possono essere assoggettati a tassazione ordinaria Irpef. Oppure, su opzione, a tassazione con cedolare secca.

Tassare ad Irpef il reddito da locazione significa fare concorrere tale reddito (assieme agli eventuali altri redditi imponibili in Italia del soggetto estero proprietario dell’immobile), alla determinazione del reddito imponibile Irpef.

Reddito imponibile che sarà poi assoggettato ad imposta secondo i vari scaglioni (ricordiamo che il primo scaglione di reddito ha aliquota del 23%).

In pratica, ipotizzando che il proprietario non abbia altri redditi da tassare ad Irpef in Italia un reddito da locazione di €. 10.000 annue, sarà tassato per €. 9.500 (il 5%, ricordiamo è considerata deduzione forfettaria), con aliquota 23%.

Al posto della tassazione ordinaria Irpef il soggetto può scegliere, al momento della stipula del contratto di locazione, o anche in uno dei rinnovi annuali, di applicare la tassazione sostitutiva della cedolare secca. La cedolare secca è un’imposta sostitutiva di Irpef, imposta di registro e imposta di bollo.

Scegliendo questa modalità di tassazione il proprietario tassa il 100% del reddito da locazione in Italia, ma con aliquota più bassa rispetto all’Irpef. Ovvero il 21% se si tratta di contratto di locazione “a canone libero“. Oppure il 10% se si tratta di contratto di locazione “a canone concordato“.

Nel nostro esempio, a parità di canone di locazione di €. 10.000 la tassazione sarà sul 21% (o 10%) del canone.

Imposte indirette

La stipula del contratto di locazione porta con se il pagamento di imposte indirette. Come l’imposta di registro e l’imposta di bollo.

Si tratta di imposte indirette che restano dovute anche per gli espatriati, se si sceglie la tassazione ad Irpef.

Al contrario, i soggetti che scelgono la tassazione con cedolare secca, sono esonerati dal pagamento di queste imposte indirette dovute sul contratto di locazione.

Per quanto riguarda invece, l’Imu, anche gli immobili locati detenuti da soggetti espatriati sono soggetti ad Imu. Secondo le varie aliquote approvate da ciascun Comune.

Se volete approfondire le modalità di tassazione dei contratti di locazione: “Locazioni abitative: la scelta del regime fiscale

Immobili in Italia: agevolazioni per ristrutturazioni edilizie

Anche i proprietari di immobili residenti all’estero possono usufruire della detrazione fiscale legata alle ristrutturazioni edilizie di immobili siti in Italia.

Possono usufruire della detrazione sulle spese di ristrutturazione, infatti. tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), residenti o meno nel territorio dello Stato.

Quindi anche i soggetti espatriati all’estero, proprietari di immobili in Italia i quali pagano l’Irpef all’Amministrazione finanziaria italiana possono beneficiare della detrazione fiscale del 50%, legata agli interventi di ristrutturazione edilizia.

Il requisito fondamentale per poter beneficiare della detrazione è quello, ovviamente, di essere proprietari dell’immobile. Oppure, in alternativa, titolare dei diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto dell’intervento di ristrutturazione. Inoltre si dovrà dimostrare anche di aver sostenuto le relative spese.

Allo stesso modo del proprietario residente, anche il proprietario dell’immobile non residente può beneficiare di questa detrazione.

Per poterne beneficiare egli è chiamato ad effettuare i pagamenti con bonifico, nel formato idoneo ai pagamenti “per ristrutturazioni edilizie“. Inoltre, egli dovrà conservare le fatture a lui intestate per i lavori svolti sull’immobile.

Immobili in Italia: convenzioni internazionali

La disciplina che abbiamo visto sin qui, riguarda la tassazione degli immobili in Italia da parte di soggetti espatriati.

Allo stesso modo la disciplina è valevole anche per i soggetti esteri che acquistano immobili in Italia.

Tale disciplina, in ogni caso, deve essere armonizzata con quanto previsto dalle varie convenzioni internazionali.

Al fine di ridurre i possibili fenomeni di doppia imposizione economica, infatti, l’Italia ha stipulato con altri Paesi una fitta rete di convenzioni internazionali.

I trattati stipulati dall’Italia si ispirano al modello di convenzione elaborato dall’OCSE.

L’articolo 6 del modello OCSE, in particolare, dispone che i redditi derivanti da beni immobili sono tassati nello Stato in cui sono ubicati detti immobili.

La Convenzione non prevede un sistema di tassazione più favorevole rispetto a quello previsto dalla norma interna in quanto in base al citato articolo 6 gli immobili risultano tassati sia in Italia sia nel Paese in cui si trovano.

Il commentario al modello OCSE ha infatti precisato che se la convenzione avesse inteso riservare la tassazione ad un solo Stato lo avrebbe precisato espressamente usando la locuzione “sarà tassabile soltanto” in tale stato.

Questo significa che i redditi da locazione derivanti dall’immobile italiano del soggetto espatriato dovranno essere tassati anche nel Paese estero di residenza fiscale del proprietario.

Secondo quanto disposto dalla relativa convenzione internazionale siglata con l’Italia.

Immobili in Italia di soggetti esteri: consulenza

Stai per trasferirti all’estero e vuoi sapere qual’è la scelta migliore per il tuo immobile in Italia?

Vuoi capire cosa è più conveniente nel tuo caso, se decidi di mettere a reddito il tuo immobile italiano, tra tassazione Irpef e cedolare secca?

Nel caso contattami attraverso l’apposito servizio di consulenza fiscale online.

Sarai ricontattato nel più breve tempo e potrai contare sull’assistenza di un professionista preparato.

 

162 COMMENTS

  1. Buongiorno, un quesito riguardo l’applicazione IVA agevolata, sono residente in Svizzera e proprietario di una casa in Italia, che sto ristrutturando..una delle imprese che sta facendo i lavori non vuole applicare IVA agevolata al 10 % sostenendo che essendo non residente in Italia non si possa farlo. è vero?? le altre imprese invece me la stanno applicando! non capisco… Grazie

     
  2. Sono pensionato privato Inps residente fiscalmente in Portogallo da alcuni anni .Sono separato da 10 anni e proprietario di immobile in Italia che ho destinato a mia moglie e figli riservandomi ogni qualvolta vengo in Italia una stanza.In portogallo ho in fitto annuale un appartamento.Ho letto che le agenzie delle entrate potrebbero inficiare la mia residenza fiscale portoghese e fare pagare le tasse in Italia.
    Ho gia fatto tre dichiarazioni di reddito in Portogallo con esenzione totale.
    Secondo Lei è possibile he mi posssono negarmi la residenza fiscale portoghese.?

     
  3. Salve Antonio, queste informazioni non sono sufficienti per analizzare la sua situazione e verificare se possono o meno esserci problemi legati alla sua residenza fiscale in Portogallo. Se vuole mi contatti in privato per una consulenza.

     
  4. sono residente all estero iscritto all aire—di parigi ho assistenza sanitaria in francia e trattenute su buste paga in francia…..dovrei pagare l irpef e l imu per l affitto di in appartamento in italia—-il mio primo appartamento-
    ho percepito un affitto di 430 mensili canone concordato….quest anno e il primo anno che devo pagare l irpef e l imu…….con f 24 d accordo…ma che dichiarazione devo fare—?e poi in via telematica?
    nessuno sa rispondere come pagare e che modello compilare——mi puo dare una idea…?
    GRAZIE

     
  5. mia figlia gessica risiede in francia iscritta all aire dal gennaio 2018…..ha messo in affitto una casa di sua proprieta in italia con cedolare secca da aprile 2018..cosa dovra fare per pagare l irpef e l imu PER IL 2019 e con quali modelli?
    grazie per la risposta…

     
  6. Sua figlia deve presentare il modello Redditi PF in Italia. Per maggiori info mi contatti in privato per una consulenza o per un preventivo relativo alla presentazione della dichiarazione dei redditi.

     
  7. Salve sono residente in Svizzera dove lavoro e pago le tasse, possiedo un piccolo appartamento in Italia che ho tenuto finora a mia disposizione pagando regolarmente l’IMU: Se ora volessi affittarlo oltre l’IMU dovrei versare anche l’IRPEF considerando che il canone annuale sarebbe comunque inferiore agli 8174 euro della no tax area e che non ho altri redditi in Italia?

     
  8. Buonasera,
    Molte grazie per l’articolo molto interessante. Una domanda riguardo alle imposte sui redditi derivanti da immobili. Io ho un appartamento in Italia che affitto su airbnb e booking, sono residente in Germania dove lavoro e sono iscritto all’AIRE.
    Pago le tasse sui redditi derivanti da quell’immobile in Italia (21% cedolare secca) da quanto ho capito dovrei pagare le tasse su questi redditi anche in Germania (art. 6 OCSE). Non si tratta però di doppia imposizione in questo modo?
    Grazie

     
  9. Salve Michele, trattasi proprio di doppia imposizione economica. La stessa viene eliminata seguendo la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania attribuendole un credito di imposta. Se vuole approfondire sono a disposizione in privato per una consulenza.

     

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