Lavoratori Impatriati in Italia: guida all’agevolazione

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I redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti da lavoratori che hanno trasferito la residenza in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50%. Articolo 16 DLgs n 147/15. Tutte le informazioni in questa guida.

I Lavoratori Impatriati sono dipendenti o autonomi, manager, lavoratori ad alta specializzazione e laureati, in possesso di particolari requisiti.

Si tratta di soggetti che vivono all’estero e che trasferiscono la residenza fiscale in Italia (dall’estero) per intraprendere una attività lavorativa.

A questi lavoratori è riservata una particolare agevolazione fiscale. Mi riferisco alla possibilità di tassare al 50% i redditi:

  • Da lavoro dipendente o
  • Da lavoro autonomo

di fonte italiana per 5 periodi di imposta da quello di rimpatrio in Italia.

Se sei un lavoratore espatriato all’estero e stai valutando un tuo possibile rientro in Italia questa agevolazione potrebbe davvero far cambiare le carte in tavola.

Si tratta di una disciplina fiscale, volta ad incentivare il rientro in patria di lavoratori che negli ultimi anni vivono stabilmente all’estero.

L’incentivo, come sempre in questi casi, è costituito da una agevolazione fiscale, legata alla riduzione della base imponibile IRPEF.

Attenzione, però!

La norma prevede una serie di requisiti molto stringenti per poter beneficiare di questa agevolazione.

Sono tantissime le domande che mi arrivano su questo argomento. Per questo motivo ho deciso di realizzare questo contributo per cercare di sciogliere i principali dubbi sull’argomento.

Cominciamo!


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI: LA NORMA

Lavoratori impatriati
Lavoratori impatriati

L’articolo 16 del DLgs n 147/2015 norma di carattere strutturale, dispone quanto segue:

I redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86 concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del suo ammontare (…)”.

Dal 1° gennaio 2020 la riduzione del reddito complessivo arriva al 70% dell’ammontare annuo.

Il primo aspetto che merita attenzione è quello legato alla Residenza Fiscale dei contribuenti. 

La norma è chiara, per usufruire dell’agevolazione il contribuente deve aver riportato in Italia la propria residenza fiscale ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86.

Tuttavia, la norma, così come modificata dall’articolo 5 del DL n 34/19, ammette la fruizione dell’agevolazione anche a soggetti impatriati non iscritti AIRE. Tuttavia questo a partire dal 1° gennaio 2020.

Per poter applicare l’agevolazione il rientro in Italia deve avvenire a partire da questa data e da un Paese con cui l’Italia ha in vigore un accordo contro le doppie imposizioni.

In particolare occorre aver avuto precedente residenza fiscale per 2 anni, in un Paese con cui l’Italia ha in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni.

In tutti gli altri casi, per poter applicare la norma agevolativa occorre l’iscrizione AIRE. Iscrizione che è propedeutica adun corretto trasferimento di residenza all’estero.

La mancata iscrizione AIRE fa restare in Italia la propria residenza anagrafica. Per questo motivo è come se il trasferimento all’estero non fosse mai avvenuto ufficialmente, ai sensi dell’articolo 2, del TUIR.

Occorre, quindi, fare molta attenzione sulla propria situazione e sull’effettività del proprio trasferimento di residenza all’estero.

LEVA FISCALE PER IL RIENTRO DEI LAVORATORI DALL’ESTERO

Il legislatore, quindi, sembra aver puntato sulla leva fiscale, nella speranza di rilanciare la competitività del nostro Paese a livello internazionale. Si tratta di una prospettiva piuttosto ambiziosa volta ad attrarre dall’estero individui di talento.

Soggetti con un bagaglio di esperienze di lavoro o studio che possa garantire uno sviluppo socio-economico nel breve termine.

L’uso della leva fiscale non è una novità in Europa. Molti Paesi infatti hanno già da tempo introdotto analoghe agevolazioni (come ad esempio in Belgio, Olanda e Francia).

Anche in Italia, in passato, è già stata utilizzata un’agevolazione di questo tipo. Basti segnalare l’iniziativa legata al rientro di docenti e ricercatori universitari (D.L. n. 185/208). Nonché dei lavoratori dipendenti ed autonomi (il c.d. rientro dei cervelli normato dalla Legge n 238/2010).

Tutte norme che, hanno riscontrato effetti si positivi, ma non certo quelli previsti dal legislatore. L’agevolazione destinata ai lavoratori impatriati, invece, ha avuto dal 2016 ad oggi un ben più positivo riscontro.


AGEVOLAZIONE FISCALE PER I LAVORATORI IMPATRIATI

Lavoratori impatriati
Lavoratori impatriati

Il punto di partenza per analizzare la disciplina dei lavoratori impatriati è data dalle modalità di attuazione della norma: Gazzetta Ufficiale n. 132 dell’8 giugno 2016.

La norma agevolativa in commento, deve essere letta in relazione alle modifiche intervenute con il DL n 34/19. Si tratta del c.d. “Decreto Crescita“.

L’articolo 16 del DLgs n 147/15 a partire dal 1° gennaio 2020 prevede che:

  • Il reddito da Lavoro Dipendente e assimilato o
  • Il reddito da Lavoro Autonomo
  • Oppure, il reddito di Impresa

prodotto in Italia da lavoratori che ivi trasferiscono la residenza a partire dal 2020, concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30%.

L’agevolazione è applicabile a partire dalla prima annualità di residenza fiscale italiana, e per i successivi 4 periodi di imposta.

Per ottenere l’agevolazione occorre rispettare le seguenti condizioni:

  1. I lavoratori non sono stati residenti fiscalmente in Italia nei 2 periodi d’imposta precedenti in trasferimento e si impegnano a risiedere fiscalmente in Italia per almeno 2 anni. Requisito indispensabile per il riacquisto della residenza fiscale è l’iscrizione AIRE. Per i soggetti non iscritti AIRE l’agevolazione è possibile solo in caso di rimpatrio da Paese con cui l’Italia ha in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni;
  2. L’attività lavorativa è prestata prevalentemente in Italia.

LAVORATORI IMPATRIATI NEL SUD ED ISOLE: REDDITO TASSATO AL 10%

Vi è una ulteriore riduzione che porta a tassazione solo il 10% del reddito prodotto in Italia per gli impatriati che si trasferiscono in Regioni del Sud.

In questo caso, le regioni interessate sono:

  • Abruzzo;
  • Molise;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Sardegna;
  • Sicilia.

Naturalmente, anche in questo caso valgono le condizioni viste precedentemente. Si tratta del periodo estero di 2 anni, con l’impegno a restare in Italia per i successivi 2 anni svolgendo attività lavorativa.

AMPLIAMENTO DELLA DURATA DELL’AGEVOLAZIONE

L’agevolazione legata ai Lavoratori Impatriati è applicabile ordinariamente per cinque anni.

Tuttavia, il comma 3-bis dell’articolo 16 del DLgs n 147/15 amplia la durata ad ulteriori 5 periodi di imposta.

Per ottenere l’ampliamento della durata dell’agevolazione è necessario rispettare queste condizioni:

  • Lavoratori con almeno 1 figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo;
  • Nel caso in cui i lavoratori diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare residenziale in Italia, successivamente al trasferimento o nei 12 mesi precedenti. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore, dal coniuge, dal convivente, dai figli. L’acquisto può essere anche in comproprietà.

Le condizioni sopra indicate sono alternative tra loro.

In entrambi i casi i redditi in esame, negli ulteriori 5 periodi d’imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del relativo ammontare.

Il reddito imponibile concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10% per i lavoratori con almeno 3 figli. Questo per gli ulteriori 5 periodi di imposta. Tuttavia, deve trattarsi di figlia minorenni o a carico, anche in affido preadottivo.

CITTADINI ITALIANI NON ISCRITTI AIRE

Agevolazione Impatriati

Aspetto importante per poter applicare l’agevolazione dei Lavoratori Impatriati è il riacquisto della Residenza Fiscale Italiana.

Il punto di riferimento della norma rimane l’articolo 2 del DPR n 917/86. Tale norma prevede l’iscrizione AIRE come elemento determinante per spostare la residenza all’estero di un soggetto.

Tuttavia, il DL n 34/19 ha previsto alcune semplificazioni a questa condizione.

È previsto che i cittadini italiani non iscritti all’AIRE che rientrano in Italia:

  • A partire dal 1° gennaio 2020 possono applicare il regime dei Lavoratori Impatriati, ad una condizione. Devono aver avuto residenza fiscale in un altro Stato, ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi dei 2 periodi di imposta precedenti il trasferimento in Italia;
  • Entro il 31 dicembre 2019 possono applicare, con riferimento ai periodi di imposta in cui siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero oggetto di controversie pendenti in ogni stato o grado di giudizio, nonché per i periodi di imposta ancora accertabili, il regime dei Lavoratori Impatriati. Questo nel regime previgente, con riduzione del reddito imponibile al 50%. Questo a condizione che abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi dei 2 periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia.

Questo significa, sostanzialmente che l’agevolazione trova applicazione dal 2020 anche in caso di rimpatrio di soggetti espatriati non AIRE. Tuttavia, a condizione che questi soggetti abbiano acquisito nei 2 anni precedenti il rimpatrio la residenza fiscale in uno Stato con convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia.

Per i soggetti non AIRE che rientrano nel 2019 è concessa l’applicazione del previgente regime (con reddito imponibile al 50%). Rimane comunque ferma la condizione dell’espatrio in Paese con convenzione con l’Italia.


LAVORATORI DEL MONDO DELLO SPORT ED AGEVOLAZIONE IMPATRIATI

Le modifiche apportate al Dlgs n 147/15 dal DL n 34/19 rendono appetibile l’agevolazione impatriati anche ai lavoratori del mondo dello sport.

Infatti, il venir meno di requisiti come la Laurea, l’alta qualificazione, o il ruolo direttivo rendono più semplice l’esercizio di questa agevolazione. Stessa cosa per la riduzione a 2 anni del periodo di permanenza all’estero.

In questo modo, tantissimi sportivi professionisti potranno beneficiare concretamente di questa agevolazione.

Pensiamo su tutti, allo sport professionistico, ed in particolare modo al mondo del calcio.

Per tutti gli sportivi esteri, lavorare per datore di lavoro italiano sarà più conveniente. Sarà sufficiente aver maturato 2 anni di residenza fiscale estera ed impegnarsi a rimanere in Italia per almeno 24 mesi.

Aspetto importante è che non deve trattarsi necessariamente di soggetti “cittadini italiani”. Questo significa che l’agevolazione è aperta anche a soggetti con cittadinanza non italiana che vengono in Italia per lavoro.

In sostanza questa agevolazione legata ai Lavoratori Impatriati rappresenta una leva cruciale per molte società sportive italiane per la negoziazione di contratti con sportivi provenienti dall’estero.

L’agevolazione, infatti, è in grado di garantire agli sportivi, a parità di costo, una retribuzione netta più alta. Oppure, la medesima retribuzione annua netta con riduzione del loro costo.


LAVORATORI IMPATRIATI: RICHIESTA DELL’AGEVOLAZIONE

I lavoratori dipendenti per applicare l’agevolazione devono presentare una richiesta scritta al datore di lavoro resa mediante autocertificazione ex DPR n 445/2000 che contiene:

  • Generalità;
  • Codice fiscale;
  • Indicazione della data di rientro in Italia e della prima assunzione in Italia (in caso di assunzioni successive o più rapporti di lavoro);
  • Dichiarazione di possedere i requisiti previsti;
  • Indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • Dichiarazione di non beneficiare di altri incentivi (art. 44, DL 78/10, L 238/10, art. 24-bis, TUIR).

A seguito del ricevimento della richiesta il datore di lavoro applicherà le ritenute fiscali sul 50% delle somme e dei valori imponibili corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta da parte del dipendente. Questo a partire dal periodo di paga successivo alla richiesta.

L’avvio dell’agevolazione si ha nel primo periodo di imposta di residenza fiscale italiana del lavoratore.

La richiesta deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione (rispetto a quella per cui il lavoratore è rientrato).

CERTIFICAZIONE UNICA CON AGEVOLAZIONE IMPATRIATI

Il datore di lavoro deve dare evidenza del beneficio applicato nella CU del dipendente:

  • Al rigo 1 della CU deve essere indicato il 50% del reddito da lavoro dipendente;
  • Al rigo 468 della CU (redditi esenti) deve essere indicato il codice 5;
  • Infine, al rigo 469 della CU l’ammontare delle somme che non hanno concorso a formare il reddito imponibile.

CERTIFICAZIONE UNICA IN CASO DI MANCATA APPLICAZIONE DELL’AGEVOLAZIONE

Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non possa riconoscere l’agevolazione (o in assenza di un datore di lavoro italiano) il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi.

In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta.

Il datore di lavoro dovrà dare evidenza della mancata applicazione del beneficio nella CU del dipendente:

  • Al rigo 1 della CU il reddito in misura piena;
  • Annotazioni del modello CU: il 50% delle somme percepite dai lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia che non hanno fruito dell’abbattimento della base imponibile. Per usufruire dell’agevolazione il contribuente deve presentare la dichiarazione dei redditi.

AGEVOLAZIONE IMPATRIATI PER LAVORATORI AUTONOMI

Possono accedere al regime fiscale di favore direttamente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi. Nel caso occorre barrare l’apposita casella nel quadro RE del modello Redditi PF.

Inoltre, i lavoratori autonomi possono fruire dell’agevolazione anche in sede di applicazione della ritenuta d’acconto operata dal committente. Mi riferisco alle ritenute di acconto, applicate ai sensi dell’articolo 25 del DPR n 600/73, sui compensi percepiti.

In tal caso, analogamente a quanto previsto per i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi devono presentare una richiesta scritta ai propri committenti inclusiva di:

  • Generalità;
  • Codice Fiscale;
  • Indicazione della data di rientro in Italia;
  • Dichiarazione di possedere i requisiti richiesti per l’applicazione del regime agevolato;
  • Indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • Dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 DL n 78/00, Legge n 238/10 e dall’articolo 24-bis del DPR n 917/86.

Successivamente, il committente all’atto del pagamento del corrispettivo opera la ritenuta del 20% prevista dall’articolo 25 del DPR n 917/86 sull’imponibile ridotto del 50%.

Se desideri ricevere la modulistica da presentare al committente o al datore di lavoro contattami per una consulenza personalizzata.


LAVORATORI IMPATRIATI: CHIARIMENTI SULL’AGEVOLAZIONE

Sono tantissime le domande che arrivano ogni giorno su questa agevolazione. Di seguito ho deciso di riportare una serie di chiarimenti sui principali aspetti di dubbio di questa agevolazione.

LAVORATORI IMPATRIATI RESIDENZA IN ITALIA

Sono esclusi da questa agevolazione i soggetti che non hanno mai effettuato un corretto trasferimento di residenza all’estero.

In particolare gli espatriati che non hanno mai effettuato iscrizione AIRE non sono in regola con l’articolo 2 del TUIR. Quindi, essi non hanno titolo ad usufruire di questa agevolazione.

Questi soggetti, infatti, sono rimasti residenti ai fini fiscali in Italia anche nel periodo trascorso all’estero. Questo per la mancata iscrizione AIRE.

La norma agevolativa sui Lavoratori Impatriati si applica ai soggetti che acquisiscono la Residenza Fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 2 del TUIR.

In questo senso, e come vedremo in seguito, sino al 31/12/2019 non conta la residenza fiscale ai fini convenzionali, ma soltanto la normativa fiscale interna.

Meritano attenta valutazione anche quei casi di soggetti operanti in Italia da diversi anni, ma che abbiano mantenuto all’estero il loro centro vitale degli interessi ad esempio personali (famiglia) ed economici, che intendano trasferire la residenza fiscale in Italia. Dalla lettura della norma tali soggetti rientrerebbero quindi nel regime agevolato, ma solo dal 2020.

E’ opportuno quindi effettuare una attenta analisi delle singola posizione del lavoratore per determinare l’applicabilità del regime agevolato.

PERIODO DI LAVORO ALL’ESTERO

Per quanto riguarda il requisito dello svolgimento di un’attività continuativa di lavoro o studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi, occorre fare una puntualizzazione.

Questo requisito non sussiste nel caso in cui, ad esempio, un contribuente rientri nel 2019 ed abbia frequentato dal 5 gennaio al 21 dicembre 2017 un corso universitario in Francia ed abbia iniziato a lavorare nel Regno Unito dal 16 aprile 2018.

In tal caso, secondo l’Agenzia delle Entrate, la permanenza per motivi di lavoro sarebbe inferiore ai 24 mesi.

Diversamente, il requisito potrebbe considerarsi integrato nel caso in cui il rientro avvenisse successivamente al 16 aprile 2020 e l’attività lavorativa fosse prestata all’estero sino a tale data.

PERIODO OGGETTO DI AGEVOLAZIONE

Altro elemento che deve essere chiarito è il periodo di applicazione del beneficio.

Pensa al caso di un contribuente residente all’estero dal 15 maggio 2001 al 19 luglio 2019.

Il soggetto è rimpatriato in Italia con iscrizione AIRE del 20 luglio 2019. Questi è stato assunto con contratto a tempo determinato per cinque anni, con decorrenza 1° settembre 2019.

Secondo l’Agenzia delle Entrate il lavoratore può accedere al regime dei lavoratori impatriati a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza fiscale in Italia. Ovvero, dal 2020 e per i quattro anni successivi.

Il rimpatrio successivo al 3 luglio 2018 non permette l’applicazione dell’agevolazione ai redditi di lavoro dipendente conseguiti nel corso di tale anno di imposta.

ESTENSIONE DEI BENEFICI

Inoltre, e sempre con la finalità di estendere l’ambito soggettivo del nuovo regime, il Decreto Internazionalizzazione richiama, al comma 2 dell’articolo 16, i soggetti di cui al comma 1, articolo 2, della Legge n. 238/2010, prevedendo l’estensione dei benefici fiscali anche ai seguenti soggetti:

  • I cittadini dell’Unione Europea, in possesso di un titolo di laurea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia. Soggetti che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più;
  • I cittadini dell’Unione Europea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia. Soggetti che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

LAVORATORI IMPATRIATI SOLO CON LAVORO CERTO

Al fine di beneficiare del Regime degli Impatriati il dipendente che rientra in Italia deve provare l’esistenza di un accordo con il futuro datore di lavoro.

Accordo finalizzato alla sottoscrizione di un nuovo contratto. Questo dovendo sussistere un nesso tra il rientro in Italia e l’inizio dell’attività lavorativa.

È questo il principio affermato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 919-114/2018 resa dalla Direzione regionale della Calabria.

Risoluzione relativa al caso di un lavoratore dipendente che ha trasferito la residenza in Italia prima di trovare lavoro.

In particolare, secondo l’Agenzia la scadenza di un contratto di lavoro all’estero e il rientro in Italia per un nuovo lavoro non creano nesso necessario.

Se il rientro in Italia è dovuto alla scadenza del contratto di lavoro estero e non da precisi accordi con l’azienda italiana il requisito del nesso non è verificato.


LAVORATORI IMPATRIATI IN CASO DI DISTACCO DI LAVORO DIPENDENTE ALL’ESTERO

Uno dei profili di interesse per l’applicazione del regime è l’eventualità che il contribuente svolga la propria attività in regime di distacco o trasferta.

Infatti, la normativa si rivolge a soggetti che si trasferiscono in Italia. Tuttavia, può accadere che ciò avvenga in un contesto di mobilità internazionale all’interno di un gruppo internazionale.

Le riflessioni dell’Amministrazione finanziaria prendono le mosse dal valorizzare la finalità che ha mosso il legislatore. Individuandola nella volontà di attrarre in Italia soggetti che grazie all’esperienza maturata all’estero possano contribuire allo sviluppo del Paese.

DIPENDENTI DI SOCIETA’ ESTERE IN DISTACCO IN ITALIA

In questo modo, viene riconosciuta la possibilità di applicare il regime degli impatriati ai c.d. lavoratori “inbound”.

Ovvero a quei dipendenti che, in virtù di un distacco in Italia, si trasferiscono nel nostro Paese e rispettano le condizioni dettate dall’articolo 16 del D.Lgs. n 147/2015.

DIPENDENTI DI SOCIETA’ ITALIANE IN DISTACCO ALL’ESTERO CHE RIENTRANO IN ITALIA

Di diverso avviso è, invece, il parere dell’Amministrazione con riferimento al caso opposto. Ovvero quello di lavoratori italiani che, una volta trascorso un periodo di distacco all’estero, fanno rientro in Italia.

Tali soggetti, non residenti ai fini fiscali in Italia ai sensi dell’art. 2 del DPRn. 917/86 durante il periodo di permanenza all’estero, si troverebbero nella medesima posizione soggettiva di chi si trasferisce per la prima volta nel Paese.

Ugualmente, rientrando in Italia e trasferendo la residenza fiscale nel Paese, infatti, potrebbero integrare tutte le diverse condizioni previste per l’applicazione del regime degli impatriati.

In tale ipotesi, l’Agenzia non ammette l’applicazione del regime dei lavoratori impatriati ai dipendenti in distacco all’estero che fanno rientro in Italia.

Così, si ritiene che il rientro avvenga in esecuzione delle clausole già presenti nel contratto di lavoro. Non essendo quindi integrata la finalità di attrarre soggetti in Italia. Soggetti che sarebbero rientrati in ogni caso alla luce della temporaneità della loro permanenza all’estero.


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI IN CASO DI TRASFERTE INTERNAZIONALI DEI LAVORATORI DIPENDENTI

In tema di applicazione del regime degli impatriati, una delle questioni più significative riguarda le prestazioni  rese in regime di trasferta internazionale.

Sul punto l’agevolazione fiscale è estesa anche “alle somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata all’estero” se di durata inferiore a 183 giorni nel periodo d’imposta.

Ciò trova giustificazione nel fatto che l’attività di lavoro nel corso della trasferta, a differenza del distacco, è resa nell’interesse ed a beneficio del datore di lavoro e questa “non può essere scissa da quella prestata in Italia”.

Quanto al rapporto tra trasferte estere e regime fiscale agevolato, è possibile individuare una disomogeneità di trattamento. Questo tra soggetti che beneficiano del regime dei lavoratori impatriati ai sensi del comma 1 dell’art. 16 e quelli disciplinati dal comma 2.

PREVALENZA DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA IN ITALIA

Infatti, le argomentazioni dell’Amministrazione muovono dal concetto di prevalenza della prestazione lavorativa in Italia. Questo come espressamente riconosciuto dall’articolo 16 D.Lgs. n. 147/2015 con riferimento al comma 1.

L’agevolazione fiscale ai sensi del comma 1 è subordinata alla verifica della prevalenza delle prestazioni lavorative effettuate nel territorio dello Stato. Questo rispetto all’attività lavorativa prestata nel corso dell’anno.

DURATA DELLA TRASFERTA

Alla luce ditale elemento, infatti, assume rilevanza il fatto che la trasferta estera abbia avuto una durata superiore o inferiore ai 183 giorni. Questo avuto riguardo al periodo d’imposta oggetto di analisi.

Così, quando il requisito della prevalenza della produzione del reddito in Italia sia rispettata, laddove la trasferta all’estero si sia protratta per meno di 183 giorni, anche le somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata al di fuori del territorio italiano sono comprese nel novero dei redditi agevolabili.

Al contrario, quando la trasferta all’estero abbia avuto durata superiore ai 183 giorni, il contribuente non integra una delle condizioni previste dalla norma per l’applicazione del regime di favore.

In tale ipotesi, la conseguenza prospettata dall’Amministrazione è quella di escludere dalla tassazione di favore tutti i redditi di lavoro dipendente prodotti nel corso dell’anno d’imposta in questione. Inclusi quelli prodotti in Italia.

Ciò però non farebbe decadere dal regime speciale per gli altri periodi d’imposta, nel limite di cinque anni. Anni nel corso dei quali il contribuente integra tutte le condizioni previste dal legislatore.

Venendoinvece alle previsioni dettate in tema di comma 2, giova segnalare che, tra le condizioni previste per la fruizione della norma, il legislatore non haprevisto la prevalenza della produzione di redditi di fonte italiana.

Conseguentemente, la decadenza dalla fruizione del beneficio prevista in applicazione del comma 1, non si verifica allorché il contribuente fruisca del regime agevolato ai sensi del comma 2.

In tal caso, nell’ipotesi di trasferta all’estero eccedente i 183 giorni, resta ferma la preclusione alla fruizione del regime di favore con riferimento ai redditi prodotti all’estero in occasione della trasferta.

Tuttavia, la tassazione agevolata sarebbe applicabile ai redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia nel corso del medesimo periodo d’imposta.


LAVORATORI IMPATRIATI: LE SANZIONI

Sanzioni impatriati
Sanzioni impatriati

Che cosa accade a chi applica questa agevolazione pur non avendone diritto?

Questa agevolazione si richiede con una autocertificazione, quindi, è responsabilità esclusiva del lavoratore la sua applicazione.

Nel caso in cui si riscontri che non sono stati rispettati i requisiti per l’applicazione di questa agevolazione si applicano delle sanzioni amministrative.

Per quanto riguarda le sanzioni applicabili in caso di decadenza dall’agevolazione sono quelle di dichiarazione infedele.

In questo caso le sanzioni vanno dal 120% al 240% dell’imposta dovuta e non versata.

Consiglio, quindi, di prestare la massima attenzione e rivolgervi sempre ad un esperto.


LAVORATORI IMPATRIATI: CONCLUSIONI

L’agevolazione fiscale legata ai Lavoratori Impatriati, così come modificata dal DL n 34/19 rappresenta un forte incentivo all’impatrio in Italia.

Questo non solo per i cittadini italiani emigrati all’estero, ma anche per soggetti esteri che possono puntare a venire a lavorare nel nostro Paese.

Non vi è alcun riferimento alla nazionalità del soggetto che può usufruire dell’agevolazione. Tutti i requisiti “tecnici” di questa agevolazione sono venuti meno.

Sostanzialmente qualunque impresa può pensare di assumere personale estero, abbattendo del 70% i costi, a parità di salario del lavoratore. Oppure, al contrario, il lavoratore, a parità di costi per l’azienda, può ottenere un salario più elevato.

Pensa a quali ripercussioni può avere questa norma nel mondo dello sport professionistico, dei manager di alto livello, oppure dei professionisti.

Non solo, dal 2020 l’agevolazione riguarda anche i soggetti che avviano attività di impresa in Italia. L’agevolazione prevedeva già l’impatrio per l’esercizio di attività in forma autonoma, ma solo di tipo professionale.

Adesso gli imprenditori che verranno in Italia potranno godere dell’agevolazione anche per quanto riguarda il reddito di impresa costituita in Italia.

Insomma, questa agevolazione, per come è concepita attualmente può davvero rappresentare una leva importante per attrarre in Italia ogni tipo di lavoratore qualificato.

La cosa importante è applicare correttamente l’agevolazione e verificare con esattezza la presenza dei requisiti richiesti.

Per questo ti occorre sicuramente un esperto.


LAVORATORI IMPATRIATI: CONSULENZA FISCALE

Vuoi saperne di più sul regime di tassazione dei Lavoratori Impatriati?

Pensi di poter beneficiare di questa agevolazione e vuoi avere maggiori informazioni? 

Sei una società calcistica e vuoi sapere se e come puoi sfruttare questa agevolazione?

Se leggendo questo articolo ti sei reso conto che potresti rientrare nella disciplina dei lavoratori impatriati allora non perdere questa occasione.

Se lo desideri posso esserti di aiuto per valutare la tua situazione personale per verificare se sei in possesso di tutti i requisiti previsti dalla norma per ottenere l’agevolazione.

Ti indicherò i passaggi da fare per ottenerla e se vorrai potrò assisterti per la tua dichiarazione dei redditi in Italia.

Evita di commettere errori ed affidati a dottori commercialisti preparati per la tua fiscalità in Italia.

Non esitare, contattami!

Se pensi di aver bisogno di una consulenza su questo argomento, segui il link e contattami.


 

92 COMMENTS

  1. Egregio Dottore,

    sono Austriaco e in possesso dei requisiti per l’agevolazione. Ho trafsferito la mia residenza fiscale con 06/2018 in Italia e contemporaneamente iniziato il lavoro dipendente in italia. Ma fin ora non ho fatto richiesta al mio datore di lavoro per fruire dall agevolazione.

    Mia domana è adesso: posso fruire dall’ agevolazione direttamente nella dichiarazione dei redditi, anche se nella mia CU non è annotato niente della mancata applicazione del beneficio? Come riesco a sanare questa situazione per non perdere l’ agevolazione?

    Grazie mille
    Cordiali Saluti
    Thomas

     
  2. Salve Thomas, l’agevolazione può essere applicata in dichiarazione solo qualora il datore di lavoro non abbia potuto applicarla in busta paga. Consiglio di chiedere l’agevolazione al datore di lavoro se vi sono i requisiti, ed eventualmente fare il conguaglio delle mensilità agevolate in dichiarazione.

     

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