Lavoratori Impatriati in Italia: guida all’agevolazione

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I redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti da lavoratori che hanno trasferito la residenza in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50%. Articolo 16 DLgs n 147/15. Tutte le informazioni in questa guida.

I Lavoratori Impatriati sono dipendenti o autonomi, manager, lavoratori ad alta specializzazione e laureati, in possesso di particolari requisiti.

Si tratta di soggetti che vivono all’estero e che trasferiscono la residenza fiscale in Italia (dall’estero) per intraprendere una attività lavorativa.

A questi lavoratori è riservata una particolare agevolazione fiscale. Mi riferisco alla possibilità di tassare al 50% i redditi:

  • Da lavoro dipendente o
  • Da lavoro autonomo

di fonte italiana per 5 periodi di imposta da quello di rimpatrio in Italia.

Se sei un lavoratore espatriato all’estero e stai valutando un tuo possibile rientro in Italia questa agevolazione potrebbe davvero far cambiare le carte in tavola.

Si tratta di una disciplina fiscale, volta ad incentivare il rientro in patria di lavoratori che negli ultimi anni vivono stabilmente all’estero.

L’incentivo, come sempre in questi casi, è costituito da una agevolazione fiscale, legata alla riduzione della base imponibile IRPEF.

Attenzione, però!

La norma prevede una serie di requisiti molto stringenti per poter beneficiare di questa agevolazione.

Sono tantissime le domande che mi arrivano su questo argomento. Per questo motivo ho deciso di realizzare questo contributo per cercare di sciogliere i principali dubbi sull’argomento.

Cominciamo!


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI: LA NORMA

Lavoratori impatriati
Lavoratori impatriati

L’articolo 16 del DLgs n 147/2015 norma di carattere strutturale, dispone quanto segue:

I redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86 concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del suo ammontare (…)”.

Il primo aspetto che merita attenzione è quello legato alla Residenza Fiscale dei contribuenti. 

La norma è chiara, per usufruire dell’agevolazione il contribuente deve aver riportato in Italia la propria residenza fiscale ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86.

Questo significa, in via indiretta, che se un soggetto non si è iscritto all’AIRE, ed ha conservato in italia la propria residenza anagrafica, non ha rispettato l’articolo 2 del TUIR sul trasferimento.

Non essendo stato effettuato un corretto trasferimento di residenza all’estero, non è possibile ottenere l’agevolazione. 

La mancata iscrizione AIRE fa restare in Italia la propria residenza anagrafica. Per questo motivo è come se il trasferimento all’estero non fosse mai avvenuto ufficialmente, ai sensi dell’articolo 2, citato.

Occorre, quindi, fare molta attenzione sulla propria situazione e sull’effettività del proprio trasferimento di residenza all’estero.

LEVA FISCALE PER IL RIENTRO DEI LAVORATORI DALL’ESTERO

Il legislatore, quindi, sembra aver puntato sulla leva fiscale, nella speranza di rilanciare la competitività del nostro Paese a livello internazionale. Si tratta di una prospettiva piuttosto ambiziosa volta ad attrarre dall’estero individui di talento.

Soggetti con un bagaglio di esperienze di lavoro o studio che possa garantire uno sviluppo socio-economico nel breve termine.

L’uso della leva fiscale non è una novità in Europa. Molti Paesi infatti hanno già da tempo introdotto analoghe agevolazioni (come ad esempio in Belgio, Olanda e Francia).

Anche in Italia, in passato, è già stata utilizzata un’agevolazione di questo tipo. Basti segnalare l’iniziativa legata al rientro di docenti e ricercatori universitari (D.L. n. 185/208). Nonché dei lavoratori dipendenti ed autonomi (il c.d. rientro dei cervelli normato dalla Legge n 238/2010).

Tutte norme che, hanno riscontrato effetti si positivi, ma non certo quelli previsti dal legislatore. L’agevolazione destinata ai lavoratori impatriati, invece, ha avuto dal 2016 ad oggi un ben più positivo riscontro.


DUE TIPOLOGIE DI LAVORATORI IMPATRIATI

Lavoratori impatriati
Lavoratori impatriati

Il punto di partenza per analizzare la disciplina dei lavoratori impatriati è data dalle modalità di attuazione della norma: Gazzetta Ufficiale n. 132 dell’8 giugno 2016.

La norma agevolativa in commento contempla fattispecie differenti di soggetti beneficiari della medesima:

  1. Rientro dei “talenti” – manager e lavoratori con elevata qualificazione e specializzazione, ex comma 1, articolo 16, DLgs n 147/2015;
  2. Rientro dei “lavoratori impatriati” – in possesso di laurea, ex comma 2, articolo 16, DLgs n 147/2015.

I requisiti richiesti per ognuna delle tipologie di soggetti indicati sono diversi e vengono di seguito riepilogati:

DLGS N 147/15

ARTICOLO 16 COMMA 1 (*)ARTICOLO 16 COMMA 2
a)Non sono stati residenti in Italia nei 5 periodi di imposta precedenti il trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno 2 anniSono cittadini dell’UE o di Stati diversi da quelli appartenenti all’UE, con i quali sia in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni, ovvero
un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale
b)Svolgono l’attività lavorativa presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate
dalla stessa società che controlla l’impresa
I requisiti b.1 e b.2 risultano alternativi:

b.1) sono in possesso di un titolo di laurea e hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più
b.2) hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione.
Svolgono l’attività lavorativa presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa
c)Prestano l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italianoSvolgono attività di lavoro dipendente o autonomo in Italia.
d)Rivestono ruoli direttivi ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o
specializzazione

(*) Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, come prevede la Legge, non si applicano le lett. b) e d) dell’elenco sopra riportato.

REQUISITI PER MANAGER E LAVORATORI CON ELEVATA QUALIFICAZIONE O SPECIALIZZAZIONE

Lavoratori impatriati manager
Lavoratori impatriati manager

REQUISITI PER LAVORATORI IMPATRIATI IN POSSESSO DI LAUREA

Lavoratori Impatriati Laureati
Lavoratori Impatriati Laureati

DIFFERENZE TRA LE DUE CATEGORIE

Lavoratori manager
Lavoratori manager

Vediamo adesso le differenze esistenti tra le 2 categorie di lavoratori impatriati.

Per i soggetti di cui al comma 1 non è richiesto uno specifico titolo di studio come per i soggetti di cui al comma 2 per i quali è richiesto il diploma di laurea.

Al contrario, per i soggetti di cui al comma 2 non sono invece richiesti i requisiti dei soggetti di cui al comma 1 (tabella 1), ossia:

a) non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei 5 anni precedenti;
b) che l’attività dipendente sia svolta presso un’impresa residente o collegata;
c) che l’attività lavorativa deve essere prestata per più di 183 giorni in Italia;
d) non sono richiesti i requisiti di elevata qualificazione e specializzazione.

In definitiva, secondo l’Agenzia delle Entrate (Circolare n 17/E/2017), i soggetti di cui al comma 2 devono:

  • Essere in possesso del titolo di laurea. Il titolo può essere costituito anche dalla laurea triennale;
  • Avere svolto attività di studio o lavoro fuori dall’Italia almeno negli ultimi 24 mesi. I 24 mesi vanno computati secondo il calendario comune e l’attività di lavoro non deve necessariamente essere svolta nei 2 anni che precedono il rientro ma è sufficiente che sia ininterrotta. Per quanto riguarda l’attività di studio, è necessario il conseguimento della laurea o un titolo accademico post laurea che abbia almeno la durata di 2 anni accademici;
  • Essere cittadini UE o di un paese extra-UE con il quale sia in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni;
  • Svolgano attività di lavoro autonomo o dipendente in Italia.

Si applicano i medesimi criteri e chiarimenti visti per i soggetti di cui al comma 1


LAVORATORI IMPATRIATI: MISURA DELL’AGEVOLAZIONE

Agevolazione Impatriati

Le disposizioni che concedono l’agevolazione per gli impatriati si applicano per i trasferimenti di residenza intervenuti fino al 2020.

Il beneficio prevede che il reddito di lavoro dipendente o di lavoro autonomo concorra al reddito complessivo nella misura del 50% per 5 periodi d’imposta, ossia per il periodo in cui il soggetto trasferisce la residenza e per i 4 anni successivi.

Per quanto riguarda i redditi di lavoro autonomo l’agevolazione riguarda sia i redditi prodotti individualmente, sia quelli prodotti in forma associata. Mentre, l’agevolazione non spetta per i professionisti
che partecipano in una società tra professionisti in quanto produttiva di reddito d’impresa.


LAVORATORI IMPATRIATI: RICHIESTA DELL’AGEVOLAZIONE

I lavoratori dipendenti per applicare l’agevolazione devono presentare una richiesta scritta al datore di lavoro resa mediante autocertificazione ex DPR n 445/2000 che contiene:

  • Generalità;
  • Codice fiscale;
  • Indicazione della data di rientro in Italia e della prima assunzione in Italia (in caso di assunzioni successive o più rapporti di lavoro);
  • Dichiarazione di possedere i requisiti previsti;
  • Indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • Dichiarazione di non beneficiare di altri incentivi (art. 44, DL 78/10, L 238/10, art. 24-bis, TUIR).

A seguito del ricevimento della richiesta il datore di lavoro applicherà le ritenute fiscali sul 50% delle somme e dei valori imponibili corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta da parte del dipendente. Questo a partire dal periodo di paga successivo alla richiesta.

L’avvio dell’agevolazione si ha nel primo periodo di imposta di residenza fiscale italiana del lavoratore.

La richiesta deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione (rispetto a quella per cui il lavoratore è rientrato).

CERTIFICAZIONE UNICA CON AGEVOLAZIONE IMPATRIATI

Il datore di lavoro deve dare evidenza del beneficio applicato nella CU del dipendente:

  • Al rigo 1 della CU deve essere indicato il 50% del reddito da lavoro dipendente;
  • Al rigo 468 della CU (redditi esenti) deve essere indicato il codice 5;
  • Infine, al rigo 469 della CU l’ammontare delle somme che non hanno concorso a formare il reddito imponibile.

CERTIFICAZIONE UNICA IN CASO DI MANCATA APPLICAZIONE DELL’AGEVOLAZIONE

Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non possa riconoscere l’agevolazione (o in assenza di un datore di lavoro italiano) il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi.

In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta.

Il datore di lavoro dovrà dare evidenza della mancata applicazione del beneficio nella CU del dipendente:

  • Al rigo 1 della CU il reddito in misura piena;
  • Annotazioni del modello CU: il 50% delle somme percepite dai lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia che non hanno fruito dell’abbattimento della base imponibile. Per usufruire dell’agevolazione il contribuente deve presentare la dichiarazione dei redditi.

AGEVOLAZIONE IMPATRIATI PER LAVORATORI AUTONOMI

Possono accedere al regime fiscale di favore direttamente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi. Nel caso occorre barrare l’apposita casella nel quadro RE del modello Redditi PF.

Inoltre, i lavoratori autonomi possono fruire dell’agevolazione anche in sede di applicazione della ritenuta d’acconto operata dal committente. Mi riferisco alle ritenute di acconto, applicate ai sensi dell’articolo 25 del DPR n 600/73, sui compensi percepiti.

In tal caso, analogamente a quanto previsto per i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi devono presentare una richiesta scritta ai propri committenti inclusiva di:

  • Generalità;
  • Codice Fiscale;
  • Indicazione della data di rientro in Italia;
  • Dichiarazione di possedere i requisiti richiesti per l’applicazione del regime agevolato;
  • Indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • Dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 DL n 78/00, Legge n 238/10 e dall’articolo 24-bis del DPR n 917/86.

Successivamente, il committente all’atto del pagamento del corrispettivo opera la ritenuta del 20% prevista dall’articolo 25 del DPR n 917/86 sull’imponibile ridotto del 50%.

Se desideri ricevere la modulistica da presentare al committente o al datore di lavoro contattami per una consulenza personalizzata.


LAVORATORI IMPATRIATI: CHIARIMENTI SULL’AGEVOLAZIONE

Sono tantissime le domande che arrivano ogni giorno su questa agevolazione. Di seguito ho deciso di riportare una serie di chiarimenti sui principali aspetti di dubbio di questa agevolazione.

LAVORATORI IMPATRIATI RESIDENZA IN ITALIA

Sono esclusi da questa agevolazione i soggetti che non hanno mai effettuato un corretto trasferimento di residenza all’estero.

In particolare gli espatriati che non hanno mai effettuato iscrizione AIRE non sono in regola con l’articolo 2 del TUIR. Quindi, essi non hanno titolo ad usufruire di questa agevolazione.

Questi soggetti, infatti, sono rimasti residenti ai fini fiscali in Italia anche nel periodo trascorso all’estero. Questo per la mancata iscrizione AIRE.

La norma agevolativa sui Lavoratori Impatriati si applica ai soggetti che acquisiscono la Residenza Fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 2 del TUIR.

In questo senso, e come vedremo in seguito, sino al 31/12/2019 non conta la residenza fiscale ai fini convenzionali, ma soltanto la normativa fiscale interna.

Meritano attenta valutazione anche quei casi di soggetti operanti in Italia da diversi anni, ma che abbiano mantenuto all’estero il loro centro vitale degli interessi ad esempio personali (famiglia) ed economici, che intendano trasferire la residenza fiscale in Italia. Dalla lettura della norma tali soggetti rientrerebbero quindi nel regime agevolato, ma solo dal 2020.

E’ opportuno quindi effettuare una attenta analisi delle singola posizione del lavoratore per determinare l’applicabilità del regime agevolato.

PERIODO DI LAVORO ALL’ESTERO

Per quanto riguarda il requisito dello svolgimento di un’attività continuativa di lavoro o studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi, occorre fare una puntualizzazione.

Questo requisito non sussiste nel caso in cui, ad esempio, un contribuente rientri nel 2019 ed abbia frequentato dal 5 gennaio al 21 dicembre 2017 un corso universitario in Francia ed abbia iniziato a lavorare nel Regno Unito dal 16 aprile 2018.

In tal caso, secondo l’Agenzia delle Entrate, la permanenza per motivi di lavoro sarebbe inferiore ai 24 mesi.

Diversamente, il requisito potrebbe considerarsi integrato nel caso in cui il rientro avvenisse successivamente al 16 aprile 2020 e l’attività lavorativa fosse prestata all’estero sino a tale data.

PERIODO OGGETTO DI AGEVOLAZIONE

Altro elemento che deve essere chiarito è il periodo di applicazione del beneficio.

Pensa al caso di un contribuente residente all’estero dal 15 maggio 2001 al 19 luglio 2019.

Il soggetto è rimpatriato in Italia con iscrizione AIRE del 20 luglio 2019. Questi è stato assunto con contratto a tempo determinato per cinque anni, con decorrenza 1° settembre 2019.

Secondo l’Agenzia delle Entrate il lavoratore può accedere al regime dei lavoratori impatriati a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza fiscale in Italia. Ovvero, dal 2020 e per i quattro anni successivi.

Il rimpatrio successivo al 3 luglio 2018 non permette l’applicazione dell’agevolazione ai redditi di lavoro dipendente conseguiti nel corso di tale anno di imposta.

ESTENSIONE DEI BENEFICI

Inoltre, e sempre con la finalità di estendere l’ambito soggettivo del nuovo regime, il Decreto Internazionalizzazione richiama, al comma 2 dell’articolo 16, i soggetti di cui al comma 1, articolo 2, della Legge n. 238/2010, prevedendo l’estensione dei benefici fiscali anche ai seguenti soggetti:

  • I cittadini dell’Unione Europea, in possesso di un titolo di laurea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia. Soggetti che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più;
  • I cittadini dell’Unione Europea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia. Soggetti che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

LAVORATORI IMPATRIATI SOLO CON LAVORO CERTO

Al fine di beneficiare del Regime degli Impatriati il dipendente che rientra in Italia deve provare l’esistenza di un accordo con il futuro datore di lavoro.

Accordo finalizzato alla sottoscrizione di un nuovo contratto. Questo dovendo sussistere un nesso tra il rientro in Italia e l’inizio dell’attività lavorativa.

È questo il principio affermato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 919-114/2018 resa dalla Direzione regionale della Calabria.

Risoluzione relativa al caso di un lavoratore dipendente che ha trasferito la residenza in Italia prima di trovare lavoro.

In particolare, secondo l’Agenzia la scadenza di un contratto di lavoro all’estero e il rientro in Italia per un nuovo lavoro non creano nesso necessario.

Se il rientro in Italia è dovuto alla scadenza del contratto di lavoro estero e non da precisi accordi con l’azienda italiana il requisito del nesso non è verificato.


LAVORATORI IMPATRIATI IN CASO DI DISTACCO DI LAVORO DIPENDENTE ALL’ESTERO

Uno dei profili di interesse per l’applicazione del regime è l’eventualità che il contribuente svolga la propria attività in regime di distacco o trasferta.

Infatti, la normativa si rivolge a soggetti che si trasferiscono in Italia. Tuttavia, può accadere che ciò avvenga in un contesto di mobilità internazionale all’interno di un gruppo internazionale.

Le riflessioni dell’Amministrazione finanziaria prendono le mosse dal valorizzare la finalità che ha mosso il legislatore. Individuandola nella volontà di attrarre in Italia soggetti che grazie all’esperienza maturata all’estero possano contribuire allo sviluppo del Paese.

DIPENDENTI DI SOCIETA’ ESTERE IN DISTACCO IN ITALIA

In questo modo, viene riconosciuta la possibilità di applicare il regime degli impatriati ai c.d. lavoratori “inbound”.

Ovvero a quei dipendenti che, in virtù di un distacco in Italia, si trasferiscono nel nostro Paese e rispettano le condizioni dettate dall’articolo 16 del D.Lgs. n 147/2015.

DIPENDENTI DI SOCIETA’ ITALIANE IN DISTACCO ALL’ESTERO CHE RIENTRANO IN ITALIA

Di diverso avviso è, invece, il parere dell’Amministrazione con riferimento al caso opposto. Ovvero quello di lavoratori italiani che, una volta trascorso un periodo di distacco all’estero, fanno rientro in Italia.

Tali soggetti, non residenti ai fini fiscali in Italia ai sensi dell’art. 2 del DPRn. 917/86 durante il periodo di permanenza all’estero, si troverebbero nella medesima posizione soggettiva di chi si trasferisce per la prima volta nel Paese.

Ugualmente, rientrando in Italia e trasferendo la residenza fiscale nel Paese, infatti, potrebbero integrare tutte le diverse condizioni previste per l’applicazione del regime degli impatriati.

In tale ipotesi, l’Agenzia non ammette l’applicazione del regime dei lavoratori impatriati ai dipendenti in distacco all’estero che fanno rientro in Italia.

Così, si ritiene che il rientro avvenga in esecuzione delle clausole già presenti nel contratto di lavoro. Non essendo quindi integrata la finalità di attrarre soggetti in Italia. Soggetti che sarebbero rientrati in ogni caso alla luce della temporaneità della loro permanenza all’estero.


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI IN CASO DI TRASFERTE INTERNAZIONALI DEI LAVORATORI DIPENDENTI

In tema di applicazione del regime degli impatriati, una delle questioni più significative riguarda le prestazioni  rese in regime di trasferta internazionale.

Sul punto l’agevolazione fiscale è estesa anche “alle somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata all’estero” se di durata inferiore a 183 giorni nel periodo d’imposta.

Ciò trova giustificazione nel fatto che l’attività di lavoro nel corso della trasferta, a differenza del distacco, è resa nell’interesse ed a beneficio del datore di lavoro e questa “non può essere scissa da quella prestata in Italia”.

Quanto al rapporto tra trasferte estere e regime fiscale agevolato, è possibile individuare una disomogeneità di trattamento. Questo tra soggetti che beneficiano del regime dei lavoratori impatriati ai sensi del comma 1 dell’art. 16 e quelli disciplinati dal comma 2.

PREVALENZA DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA IN ITALIA

Infatti, le argomentazioni dell’Amministrazione muovono dal concetto di prevalenza della prestazione lavorativa in Italia. Questo come espressamente riconosciuto dall’articolo 16 D.Lgs. n. 147/2015 con riferimento al comma 1.

L’agevolazione fiscale ai sensi del comma 1 è subordinata alla verifica della prevalenza delle prestazioni lavorative effettuate nel territorio dello Stato. Questo rispetto all’attività lavorativa prestata nel corso dell’anno.

DURATA DELLA TRASFERTA

Alla luce ditale elemento, infatti, assume rilevanza il fatto che la trasferta estera abbia avuto una durata superiore o inferiore ai 183 giorni. Questo avuto riguardo al periodo d’imposta oggetto di analisi.

Così, quando il requisito della prevalenza della produzione del reddito in Italia sia rispettata, laddove la trasferta all’estero si sia protratta per meno di 183 giorni, anche le somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata al di fuori del territorio italiano sono comprese nel novero dei redditi agevolabili.

Al contrario, quando la trasferta all’estero abbia avuto durata superiore ai 183 giorni, il contribuente non integra una delle condizioni previste dalla norma per l’applicazione del regime di favore.

In tale ipotesi, la conseguenza prospettata dall’Amministrazione è quella di escludere dalla tassazione di favore tutti i redditi di lavoro dipendente prodotti nel corso dell’anno d’imposta in questione. Inclusi quelli prodotti in Italia.

Ciò però non farebbe decadere dal regime speciale per gli altri periodi d’imposta, nel limite di cinque anni. Anni nel corso dei quali il contribuente integra tutte le condizioni previste dal legislatore.

Venendoinvece alle previsioni dettate in tema di comma 2, giova segnalare che, tra le condizioni previste per la fruizione della norma, il legislatore non haprevisto la prevalenza della produzione di redditi di fonte italiana.

Conseguentemente, la decadenza dalla fruizione del beneficio prevista in applicazione del comma 1, non si verifica allorché il contribuente fruisca del regime agevolato ai sensi del comma 2.

In tal caso, nell’ipotesi di trasferta all’estero eccedente i 183 giorni, resta ferma la preclusione alla fruizione del regime di favore con riferimento ai redditi prodotti all’estero in occasione della trasferta.

Tuttavia, la tassazione agevolata sarebbe applicabile ai redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia nel corso del medesimo periodo d’imposta.


LAVORATORI IMPATRIATI: LE NOVITA’ DAL 2020

Novità 2020
Novità 2020

Nell’ambito del DLcrescita” sono previste significative modifiche ai regimi di favore per i lavoratori impatriati.

In particolare, con riferimento ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia dall’anno 2020, viene previsto:

  • L’incremento dal 50 al 70% della riduzione dell’imponibile;
  • La semplificazione delle condizioni per accedere al regime fiscale di favore;
  • L’estensione dell’agevolazione ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e ai soggetti che avviano un’impresa;
  • L’introduzione di maggiori agevolazioni fiscali per ulteriori cinque periodi d’imposta in presenza di specifiche condizioni (numero di figli minorenni, acquisto dell’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, trasferimento della residenza in Regioni del Mezzogiorno).

Nello specifico, viene disposto che i redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del TUIR concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30% del loro ammontare al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • I lavoratori non sono stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni;
  • L’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Viene inoltre prevista l’estensione del regime di favore anche ai lavoratori che avviano un’attività d’impresa a partire dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2020.

ESTENSIONE DELLA DURATA DELL’AGEVOLAZIONE

Le disposizioni agevolative si applicano poi per ulteriori cinque periodi di imposta ai lavoratori:

  • Con almeno un figlio minorenne o a carico (anche in affido preadottivo) o
  • Nel caso in cui i lavoratori diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento (l’unità immobiliare può essere acquistata in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà).

In entrambi i casi, i redditi, negli ulteriori cinque periodi di imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare.

Mentre per i lavoratori che abbiano almeno tre figli minorenni o a carico concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10% del loro ammontare.

La percentuale è ridotta al 10% anche per i soggetti che trasferiscono la residenza in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia.

LAVORATORI IMPATRIATI E NON ISCRITTI AIRE

Possono accedere alla nuova versione dell’agevolazione anche i lavoratori impatriati non iscritti all’AIRE rientrati in Italia a decorrere dal 1° gennaio 2020. Questo purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi nei 2 periodi d’imposta antecedenti il trasferimento.

Relativamente, invece, ai lavoratori impatriati non iscritti all’AIRE e già rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019, sono applicabili le disposizioni di cui all’articolo 16 del DLgs n 147/2015 nel testo vigente al 31 dicembre 2018. Questo con riferimento ai periodi d’imposta in cui siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero che siano oggetto di controversie pendenti nonché con riferimento ai periodi d’imposta ancora accertabili.

Il tutto purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo sopra citato.

Non si fa luogo al rimborso delle imposte pagate dai contribuenti in forza di adempimento spontaneo.


LAVORATORI IMPATRIATI: LE SANZIONI

Che cosa accade a chi applica questa agevolazione pur non avendone diritto?

Questa agevolazione si richiede con una autocertificazione, quindi, è responsabilità esclusiva del lavoratore la sua applicazione.

Nel caso in cui si riscontri che non sono stati rispettati i requisiti per l’applicazione di questa agevolazione si applicano delle sanzioni amministrative.

Per quanto riguarda le sanzioni applicabili in caso di decadenza dall’agevolazione sono quelle di dichiarazione infedele.

In questo caso le sanzioni vanno dal 120% al 240% dell’imposta dovuta e non versata.

Consiglio, quindi, di prestare la massima attenzione e rivolgervi sempre ad un esperto.


LAVORATORI IMPATRIATI: CONSULENZA FISCALE

Vuoi saperne di più sul regime di tassazione dei Lavoratori Impatriati?

Pensi di poter beneficiare di questa agevolazione e vuoi avere maggiori informazioni? 

Se leggendo questo articolo ti sei reso conto che potresti rientrare nella disciplina dei lavoratori impatriati allora non perdere questa occasione.

Se lo desideri posso esserti di aiuto per valutare la tua situazione personale per verificare se sei in possesso di tutti i requisiti previsti dalla norma per ottenere l’agevolazione.

Ti indicherò i passaggi da fare per ottenerla e se vorrai potrò assisterti per la tua dichiarazione dei redditi in Italia.

Evita di commettere errori ed affidati a dottori commercialisti preparati per la tua fiscalità in Italia.

Non esitare, contattami!

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58 COMMENTS

  1. Buongiorno, mi permetto di porre un ultimissimo quesito: una volta rientrato in Italia, ho presentato domanda al datore di lavoro per l’applicazione del contributo di riduzione dell’IRPEF a partire dal 2019 (per quest’anno sono ancora residente fiscalmente all’estero). Il problema che ora si pone è: per questi mesi di lavoro (fino a dicembre) è giusto che io sia soggetto a IRPEF in busta paga o devo richiedere al datore di lavoro di non applicarla in quanto le tasse le andrò a pagare comunque in Austria? Come funziona in questi casi? Ringrazio molto per la disponibilità, un cordiale saluto, Paolo

     
  2. Salve,
    Sono rientrato in Italia 2 anni fa e sono in procinto di cambiare azienda sempre con residenza fiscale in Italia. Posso contiunuare ad usufruire del regime agevolato per i residui 3 anni fiscali?
    Cordialmente,
    MF

     
  3. L’agevolazione legata ai lavoratori impatriati prosegue anche cambiando datore di lavoro.

     
  4. Buonasera,
    vorrei capire se rientro o meno nel regime fiscale agevolato di cui sopra.

    Ho lavorato all’estero dal 10 Maggio 2016 al 31 Marzo 2018. Sono stato iscritto all’AIRE dal 4 Maggio 2016 al 26 Aprile 2018, data dopo la quale ho spostato la mia residenza in Italia.

    Secondo voi ci sono dei margini per riuscire a rientrare nel regime fiscale agevolato ?

    Grazie anticipatamente

     
  5. Salve, la tassazione agevolata si applica anche in caso di:
    – cambio azienda nel corso dei primi due anni di agevolazione?
    – azienda con ragione sociale estera nonostante la mia sede di lavoro permanente e residenza fiscale sia in Italia?

    grazie

     
  6. Salve, le scrivo per avere un suo input sul mio caso.
    Attualmente lavoro in Germania come direttore di una multinazionale svedese, impiego iniziato il 01/01/2017.
    Sono iscritto AIRE dal 21/03/2018.
    Vorrei ritrasferire la mia residenza in Italia dallo 05/07/2019.
    Rientrerei nel regime cervelli in questo caso?

     
  7. Salve,
    Grazie mille per la celere risposta. Potrebbe per favore darmi qualche altro input? Cosa mi manca per rientrare tra i requisiti di permanenza estera? Essendo iscritto AIRE da marzo 2018 e ritrasferendomi a luglio 2019 copro 2 periodi d’imposta (più di 183 giorni x anno) …o mi sbaglio?

     
  8. Salve,
    Vorrei avere un parere sulla mia situazione: lavoro in germania dal 1/02/2013 e sono residente AIRE dal 27/06/2013 per cui piu di 5 anni.
    Mi viene proposto un trasferimento fisso in italia presso la sede italiana della mia ditta con conseguente Nuovo contratto. svolgo un lavoro molto specializzato ma non ricopro un ruolo dirigenziale.
    non essendo laureato potro usufruire di questo incentivo? devo richiedere specifica indicazioni sul contratto in modo da soddisfare l’ultimo requisito il quale richiede un ruolo dirigenziale o specializzato?

    grazie

    cordiali saluti

     
  9. Buonasera Federico
    Le illustro il mio caso: sono rientrato in italia a marzo 2016 e pur avendo i requisiti per richiedere le agevolazioni previste dal comma 2 art. 16 d.lgs. 147/2015… non l’ho fatto perchè non ne ero a conoscenza; posso fare domanda al datore di lavoro oggi, per gli anni 2019 e 2020?
    La ringrazio per l’aiuto

     
  10. Salve Federico, grazie per la guida esaustiva. Quindi solo per chi rientra nel 2019 ha il requisito dell’AIRE? Le sembra normale? Le sembra abbia senso?

     
  11. Salve Stefano, la norma infatti non aveva senso ed è stata modificata togliendo il requisito AIRE, ma purtroppo solo dal 2020. In questo modo però si crea un doppio binario pericoloso, ma così stanno le cose.

     
  12. Dr Federico buongiorno. Sto ritornando in Italia dopo 19 anni all estero. Prima in America, poi Francia, poi America. Sempre iscritto all Aire.
    Ho letto che ci sono 2 strade per l impatrio

    1. Una Laurea Americana conta come Laurea per i requisiti di Impatrio?
    2. Verro assunto come dirigente (Direttore Vendite Globale) di base in Italia ma con frequenti trasferte. in ogni caso cerchero di stare i 183 giorni richiesti…vede problemi? Grazie Luca Marinelli

     
  13. Salve Federico, grazie mille per la sua guida e prima di tutto mi scuso per il mio italiano (non è la mia madrelingua).
    Il mio caso è così: ho vissuto in Germania per gli ultimi 4 anni (però senza iscrizione Aire) dove ho lavorato come ricercatore presso un’università. Da maggio 2019 incomincerò ha lavorare presso un’istituto di ricerca in Italia.
    Come ho capito io, se tornassi in Italia dopo il 1.gennaio 2020, avrò tutti requisiti per l’agevolazione. Ma se tornassi prima?

    Quello che non capisco io e questa frase:
    “Relativamente, invece, ai lavoratori impatriati non iscritti all’AIRE e già rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019, sono applicabili le disposizioni di cui all’articolo 16 del DLgs n 147/2015 nel testo vigente al 31 dicembre 2018. Questo con riferimento ai periodi d’imposta in cui siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero che siano oggetto di controversie pendenti nonché con riferimento ai periodi d’imposta ancora accertabili.Il tutto purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo sopra citato.”

    Mille grazie in anticipio

     
  14. Buonasera dott. Migliorini,

    Le chiederei un parere sulla mia situazione:
    Sono un cittadino italiano con residenza in Austria ed iscrizione al AIRE dal 2008.
    Lavoro come transfrontaliero (mi reco a casa in Austria ogni giorno e pago le tasse solamente in Austria)
    con una ditta italiana in Alto Adige dal 01/03/2013 con contratto indeterminato,
    dal 01/08/2016 inquadrato Quadro Q1 (funzioni direttive).
    Se tornassi a vivere in Italia con spostamento della residenza a gennaio 2020 avrei, secondo Lei,
    diritto al agevolazione come lavoratore impatriato?

    Grazie e cordiali saluti!

     
  15. Mi ricollego al precedente messaggio. L’interpretazione suggerita che chi rientra in Italia prima del 2020 non può avere diritto all’agevolazione sembra corretta. Se però uno rientrando in Italia nel 2019 facesse richiesta per accedere all’agevolazione e poi gli venisse contestata la non inscrizione all’AIRE non dovrebbe fare fede quanto segue?

    “Relativamente, invece, ai lavoratori impatriati non iscritti all’AIRE e già rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019, sono applicabili le disposizioni di cui all’articolo 16 del DLgs n 147/2015 nel testo vigente al 31 dicembre 2018. Questo con riferimento ai periodi d’imposta in cui siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero che siano oggetto di controversie pendenti nonché con riferimento ai periodi d’imposta ancora accertabili.Il tutto purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo sopra citato”

    Mi sbaglio?

    Grazie,
    Stefano

     
  16. Salve Luca, i problemi possono derivare dal possesso dei requisiti o meno, la laurea estera non è un problema, bisogna capire quale tra le due tipologie di agevolazione è quella che nel suo caso ha meno problemi con i requisiti richiesti.

     
  17. In caso di contestazione a seguito di richiesta prima del 2020 senza iscrizione AIRE, la nuova norma prevede che la semplificazione (ovvero che non sia più necessario essere stati iscritti all’Aire nei periodi trascorsi all’estero, ma risulti sufficiente aver avuto la residenza fiscale in un altro Stato ai sensi degli accordi convenzionali per l’eliminazione delle doppie imposizioni) viene esplicitamente riferita anche ai soggetti che siano rientrati in Italia alla data del 31/12/2019 e che abbiano ricevuto contestazioni in merito a tale requisito, ai quali si applica il regime speciale nella formulazione attuale. Quindi la mia interpretazione è che se venisse contestata la non iscrizione AIRE, quest’ultima non può essere accolta.

     

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