Lavoratori Impatriati: regime speciale di tassazione

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Tassazione del reddito da lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia dai Lavoratori Impatriati, in misura pari al 50% del suo ammontare. Agevolazione applicabile alle persone fisiche che trasferiscono la propria Residenza Fiscale in Italia al fine di intraprendere un’attività lavorativa (lavoro dipendente o autonomo) in modo stabile (almeno due anni) nel nostro Paese.

I lavoratori impatriati sono soggetti che hanno vissuto gli ultimi cinque anni all’estero e che adesso, hanno trovato lavoro in Italia.

A questi lavoratori, in possesso di determinati requisiti dettati dalla norma è riservata una particolare agevolazione fiscale. Mi riferisco alla possibilità di tassare al 50% i redditi da lavoro dipendente o autonomo di fonte italiana. Questo per i primi cinque periodi di imposta dal rimpatrio in Italia.

Se sei un lavoratore espatriato all’estero e stai valutando un tuo possibile rientro in Italia questa agevolazione potrebbe davvero far cambiare le carte in tavola.

Attenzione, però! La norma prevede una serie di requisiti molto stringenti per poter beneficiare di questa agevolazione.

Ho deciso di dedicare questo contributo a spiegare in modo chiaro chi e come può accedere a questa agevolazione fiscale.


Lavoratori Impatriati: la normativa fiscale agevolativa

Il Decreto legislativo per la crescita e l’Internazionalizzazione delle imprese (articolo 16, DLgs n 147/2015) ha introdotto misure volte a favorire l’ingresso in Italia di personale qualificato dall’estero. Tali novità sono state poi aggetto di modifica da parte della Legge n 232/2016.

Il Decreto ha introdotto una particolare agevolazione fiscale, applicabile a partire dall’anno di imposta 2016. Si tratta della possibilità di tassare in misura pari al 50% del suo ammontare:

  • Redditi di lavoro dipendente derivanti da datore di lavoro italiano;
  • Redditi di lavoro autonomo di fonte italiana.

Questa possibilità è applicabile a persone fisiche residenti fiscalmente all’estero che trasferiscono la propria Residenza Fiscale in Italia.

Il trasferimento di residenza deve essere legato alla possibilità di intraprendere un’attività lavorativa (lavoro dipendente o autonomo) nel territorio dello Stato.

Con questa norma appare chiara la volontà del legislatore di contenere l’esodo della forza lavoro italiana all’estero, attraverso l’implementazione di specifiche previsioni normative. Tuttavia, anche di promuovere forme agevolative che permettano di attrarre quanta più forza lavoro possibile nel nostro Paese.

Per questo è nata questa particolare agevolazione volta a ridurre la pressione fiscale di questi lavoratori.

La leva fiscale per il rientro di lavoratori impatriati

Il legislatore, quindi, sembra aver puntato sulla leva fiscale, nella speranza di rilanciare la competitività del nostro Paese a livello internazionale. Si tratta di una prospettiva piuttosto ambiziosa volta ad attrarre dall’estero individui di talento.

Soggetti con un bagaglio di esperienze di lavoro o studio che possa garantire uno sviluppo socio-economico nel breve termine.

L’uso della leva fiscale non è una novità in Europa. Molti Paesi infatti hanno già da tempo introdotto analoghe agevolazioni (come ad esempio in Belgio, Olanda e Francia).

Anche in Italia, in passato, è già stata utilizzata un’agevolazione di questo tipo. Basti segnalare l’iniziativa legata al rientro di docenti e ricercatori universitari (D.L. n. 185/208). Nonché dei lavoratori dipendenti ed autonomi (il c.d. rientro dei cervelli normato dalla Legge n 238/2010).

Tutte norme che, hanno riscontrato effetti si positivi, ma non certo quelli previsti dal legislatore. L’agevolazione destinata ai lavoratori impatriati, invece, ha avuto dal 2016 ad oggi un ben più positivo riscontro.


Agevolazione legati ai Lavoratori Impatriati in Italia

Il punto di partenza per analizzare la disciplina dei lavoratori impatriati è data dalle modalità di attuazione della norma: Gazzetta Ufficiale n. 132 dell’8 giugno 2016.

Sulla base di questo documento è possibile definire la portata di questa agevolazione. Questa, infatti, sembra voler strutturare e riorganizzare i precedenti interventi normativi in materia, coordinando le disposizioni agevolative di favore.

Il regime dei lavoratori impatriati, rispetto alle precedenti norme, amplia la platea dei beneficiari. La norma non circoscrive il beneficio per favorire il rientro dei cervelli fuggiti all’estero (Legge n 238/2010). Tuttavia, cerca di attrarre anche, ad esempio, lavoratori stranieri che si affacciano in Italia per la prima volta. L’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/2015  non richiede, infatti, alcuna pregressa esperienza lavorativa o di studio in Italia.

Inoltre, rispetto alle precedenti norme non risulterebbe più necessaria l’assunzione del lavoratore da parte di una società residente in Italia. Ma solamente che l’attività di lavoro dipendente sia svolta prevalentemente in Italia presso una società residente sulla base di un rapporto di lavoro subordinato instaurato anche con società diversa dalla società italiana, ma facente parte dello stesso gruppo (controllate, controllanti, collegate).

Si ritiene quindi che, diversamente dal passato, l’agevolazione, in presenza di tutti gli altri presupposti, possa essere applicabile anche a dirigenti e dipendenti altamente specializzati, e qualificati, stranieri, distaccati da multinazionali presso imprese residenti o società legate da un rapporto di controllo con sede in Italia.

Per quanto riguarda il lavoro autonomo, anch’esso deve essere svolto in Italia, seguendo la normativa attualmente in vigore.


Lavoratori Impatriati: i requisiti

Con Decreto 26 maggio 2016, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha individuato e confermato le condizioni al verificarsi delle quali possano trovare applicazione le agevolazioni fiscali di cui all’articolo 16, comma 1, del DLgs n 147/2015.

Agevolazioni consistenti nella tassazione del reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia in misura pari al 50% del suo ammontare complessivo.

L’agevolazione si rivolge – come anche chiarito dal Decreto attuativo del 26 maggio 2016 – a tutti quei lavoratori che trasferiscano la propria Residenza Fiscale nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86 e che presentino i seguenti requisiti:

  • I lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti al trasferimento in Italia. I lavoratori si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni (pena la decadenza del beneficio);
  • L’attività lavorativa viene svolta presso:
    • Un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro;
    • Una società che direttamente ed indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  • L’attività lavorativa è prestata prevalentemente sul territorio italiano. Tale condizione sembrerebbe voler regolare casi in cui il lavoratore si trovi anche a lavorare fuori dal territorio dello Stato italiano (ad esempio qualora abbia un accordo di distacco parziale con il proprio datore di lavoro). In tal caso andrà verificato come dovranno essere considerati, ai fini dell’agevolazione in oggetto, i giorni di lavoro all’estero, ad esempio in trasferta. Se da considerarsi prodotti in Italia, e quindi tassati al 70%, o al 100% come gli altri redditi diversi da quelli di lavoro dipendente;
  • I lavoratori svolgono funzioni Direttive e/o sono in possesso dei requisiti di alta qualificazione o specializzazione. Come definiti dai DL n 108/2012 e n 206/2007.

Lavoratori Impatriati: residenza in Italia

Infine, un’ultima riflessione merita il caso dei soggetti che rientrano nella seconda parte dell’anno (dopo il 2 luglio). La norma agevolativa sui Lavoratori Impatriati si applica ai soggetti che acquisiscono la Residenza Fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 2, per cui il trasferimento perfezionato dopo la metà dell’anno non consentirebbe di considerare il lavoratore residente in Italia ai sensi della citata norma domestica, pertanto, l’agevolazione non troverebbe applicazione dal periodo d’imposta di ingresso in Italia, ma dal successivo.

Facendo un parallelo con la Legge n. 238/2010, in quell’occasione si faceva riferimento al trasferimento in Italia del domicilio o della residenza (nozioni civilistiche) e non alla residenza fiscale. Per cui ai fini della Legge n 238/2010 si poteva superare il problema.

Nel caso del nuovo regime però, il dato letterale della disposizione appare preclusivo, infatti, anche al comma 3 dell’articolo 16 del DLgs n 147/2015 si parla di applicazione dell’agevolazione a decorrere dal periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86.

Meritano attenta valutazione anche quei casi di soggetti operanti in Italia da diversi anni, ma che abbiano mantenuto all’estero il loro centro vitale degli interessi ad esempio personali (famiglia) ed economici, che intendano trasferire la residenza fiscale in Italia; dalla lettura della norma tali soggetti rientrerebbero quindi nel regime agevolato.

E’ opportuno quindi effettuare una attenta analisi delle singola posizione del lavoratore per determinare l’applicabilità del regime agevolato.

Periodo di lavoro all’estero

Per quanto riguarda il requisito dello svolgimento di un’attività continuativa di lavoro o studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi, occorre fare una puntualizzazione.

Questo requisito non sussiste nel caso in cui, ad esempio, un contribuente rientri nel 2019 ed abbia frequentato dal 5 gennaio al 21 dicembre 2017 un corso universitario in Francia ed abbia iniziato a lavorare nel Regno Unito dal 16 aprile 2018.

in tal caso, secondo l’Agenzia delle Entrate, la permanenza per motivi di lavoro sarebbe inferiore ai 24 mesi.

Diversamente, il requisito potrebbe considerarsi integrato nel caso in cui il rientro avvenisse successivamente al 16 aprile 2020 e l’attività lavorativa fosse prestata all’estero sino a tale data.

Periodo di agevolazione

Altro elemento che deve essere chiarito è il periodo di applicazione del beneficio.

Pensa al caso di un contribuente residente all’estero dal 15 maggio 2001 al 19 luglio 2019. Il soggetto è rimpatriato in Italia con iscrizione AIRE del 20 luglio 2019. Questi è stato assunto con contratto a tempo determinato per cinque anni, con decorrenza 1° settembre 2019.

Secondo l’Agenzia delle Entrate il lavoratore può accedere al regime dei lavoratori impatriati a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza fiscale in Italia. Ovvero, dal 2020 e per i quattro anni successivi.

Il rimpatrio successivo al 3 luglio 2018 non permette l’applicazione dell’agevolazione ai redditi di lavoro dipendente conseguiti nel corso di tale anno di imposta.

Estensione dei benefici

Inoltre, e sempre con la finalità di estendere l’ambito soggettivo del nuovo regime, il Decreto Internazionalizzazione richiama, al comma 2 dell’articolo 16, i soggetti di cui al comma 1, articolo 2, della Legge n. 238/2010, prevedendo l’estensione dei benefici fiscali anche ai seguenti soggetti:

  • I cittadini dell’Unione Europea, in possesso di un titolo di laurea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia. Soggetti che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più;
  • I cittadini dell’Unione Europea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia. Soggetti che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Lavoratori Impatriati: condizioni, decadenza e sanzioni

Si sottolinea inoltre che, sulla base del Decreto ministeriale in commento, l’agevolazione fiscale della tassazione sul 50% del reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia:

  • Trova applicazione, a decorrere dal periodo di imposta 2016, ed è valida per il periodo d’imposta del trasferimento e per i quattro periodi d’imposta successivi;
  • Non può essere cumulata con la fruizione degli incentivi fiscali per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero. Agevolazione prevista dall’articolo 44 del DL n 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla Legge n 1227/2010;
  • Decade se il lavoratore non mantiene la propria residenza in Italia per almeno due anni. In tale ipotesi, l’Amministrazione finanziaria italiana provvederà al recupero dei benefici già fruiti dal lavoratore, con applicazione delle relative sanzioni e interessi.

Per quanto riguarda le sanzioni applicabili in caso di decadenza dall’agevolazione sono quelle di dichiarazione infedele. Le sanzioni vanno dal 120% al 240% dell’imposta dovuta e non versata.


Lavoratori Impatriati: come usufruire dell’agevolazione

Si auspicano chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria riguardo la procedura da seguire per poter usufruire dell’agevolazione, già in sede di applicazione delle ritenute fiscali da parte del sostituto d’imposta italiano.

Alcune indicazioni sono state date con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 46244/2016 del 29 marzo 2016, con il quale sono state precisate le modalità per usufruire del regime agevolativo in commento da parte dei soggetti rientrati in Italia nel 2015 e aventi le caratteristiche per usufruire dell’agevolazione di cui alla Legge n. 238/2010. In particolare, è stato stabilito che i lavoratori dipendenti possono beneficiare dell’agevolazione mediante richiesta scritta da presentare al datore di lavoro entro tre mesi (29 giugno 2016) dall’entrata in vigore del provvedimento.

I sostituti d’imposta dovranno quindi operare le ritenute sul 50% delle somme e dei valori imponibili corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta da parte del dipendente e, in fase di conguaglio, dal 1° gennaio 2016.

In assenza degli auspicati chiarimenti, si presume infine che il beneficio possa essere usufruito anche in dichiarazione dei redditi da parte del lavoratore dipendente, qualora non già avvenuto tramite sostituzione di imposta.


Regime degli impatriati: datore di lavoro

Il datore di lavoro applica il beneficio dal periodo di paga successivo alla richiesta.

Successivamente in sede di conguaglio, dalla data dell’assunzione, il datore applica l’agevolazione mediante applicazione di ritenute sull’imponibile ridotto al 50%.

Il lavoratore deve presentare richiesta scritta, alla quale saranno commisurate le relative detrazioni. La richiesta deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione (rispetto a quella per cui il lavoratore è rientrato).

Il datore di lavoro dovrà dare evidenza del beneficio applicato nella CU del dipendente:

  • Al rigo 1 della CU deve essere indicato il 50% del reddito da lavoro dipendente;
  • Al rigo 468 della CU (redditi esenti) deve essere indicato il codice 5;
  • Infine, al rigo 469 della CU l’ammontare delle somme che non hanno concorso a formare il reddito imponibile.

Datore di lavoro: mancata applicazione del beneficio fiscale

Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l’agevolazione (o in assenza di un datore di lavoro italiano) il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi.

In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta.

Il datore di lavoro dovrà dare evidenza della mancata applicazione del beneficio nella CU del dipendente:

  • Al rigo 1 della CU il reddito in misura piena;
  • Annotazioni del modello CU: il 50% delle somme percepite dai lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia che non hanno fruito dell’abbattimento della base imponibile. Per usufruire dell’agevolazione il contribuente deve presentare la dichiarazione dei redditi.

Agevolazione per lavoratori autonomi

Possono accedere al regime fiscale di favore direttamente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi o, possono fruire dell’agevolazione in sede di applicazione della ritenuta d’acconto operata dal committente.

Mi riferisco alle ritenute di acconto, applicate ai sensi dell’articolo 25 del DPR n 600/73, sui compensi percepiti. In tal caso, analogamente a quanto previsto per i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi devono presentare una richiesta scritta ai propri committenti inclusiva di:

  • Generalità;
  • Codice Fiscale;
  • Indicazione della data di rientro in Italia;
  • Dichiarazione di possedere i requisiti richiesti per l’applicazione del regime agevolato;
  • Indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • Dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 DL n 78/00, Legge n 238/10 e dall’articolo 24-bis del DPR n 917/86.

Successivamente, il committente all’atto del pagamento del corrispettivo opera la ritenuta del 20% prevista dall’articolo 25 del DPR n 917/86 sull’imponibile ridotto del 50%.


Lavoratori Impatriati: consulenza

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Pensi di poter beneficiare di questa agevolazione e vuoi avere maggiori informazioni? 

Se pensi di aver bisogno di una consulenza su questo argomento, segui il link e contattami.

39 COMMENTS

  1. Salve, io sono un manager che ha lavorato 7 anni in Thailandia, con solo due anni di iscrizioni ad Aire (ultimi due) dovrei rientrare fisso in Italia per cambio lavoro, e vorrei sapere se rientro in questa agevolazione.

     
  2. Servono almeno 5 periodi di imposta con residenza fiscale estera per poter beneficiare di questa agevolazione. Lei da quanto mi scrive non li ha maturati, quindi non può aderire, putroppo, a questo regime così favorevole.

     
  3. Ho lavorato come senior manager da 8 anni all’estero per una multinazionale ed iscritto regolarmente all’AIRE. Pur non ricevendo un contratto da dirigente in italia, ma sempre come senior manager/department head, posso usufruire dei vantaggi previsti dalla normativa sul rietro dei cervelli? ho anche conseguito un Master of arts in Olanda qualche anno addietro.
    Grazie

     
  4. Per rispondere bisogna analizzare la situazione in dettaglio. Se vuole la contattiamo in privato.

     
  5. Salve,
    sono rientrato il Maggio 2016 dopo essere stato iscritto all’aire per 5 anni ed ho richiesto ,erroneamente credo, l’applicazione della Legge n. 238/2010.
    Capisco che avevo diritto all’art 16 della 147, come faccio per sanare la situazione? Faccio un conguaglio dichiarazione dei redditi 2018 e richiedo lìapplicazione della 147 sul periodo d’imposta dell’anno scorso o devo prima fare un interpello esplicito all’agenzia delle entrate per avere la 147 fino a Dicembre 2020?
    Cordiali saluti;

     
  6. Buongiorno,

    L’agevolazione è valida anche per chi rientrerà nel prossimo futuro, ad esempio nel 2019? E varrà sempre per 4 periodi d’imposta?
    Grazie

     
  7. Fino a quando non ci saranno modifiche normativa la normativa proseguirà ad avere efficacia. Se ha bisogno di maggiori info mi contatti in privato.

     
  8. Buongiorno,

    Sono cittadino francese laureato e residente in italia dal 06/2014. Lavoro in italia anche dal 06/2014. Prima lavoravo all’estero.

    Anche se ho già lavorato 4 anni in italia, sto attualmente cambiando di datore di lavoro, potrei quindi usufruire delle agevolazione 147/2015?

    Cordialmente

     
  9. Bisogna vedere con maggiore dettaglio il 2018 potrebbe essere l’ultimo anno di agevolazione.

     
  10. sono lavoratore (laureato) non iscritto all’ AIRE ma con residenza fiscale a Londra (la mia residenza è ancora in Italia). Posso comunque avere tale agevolazione o devo essere iscritto all’ AIRE? avete un riferimento normativo? graize mille

     
  11. Ciao. La residenza non è solo Aire, se vivi più di 180 gg nel paese estero, se hai un conto corrente li, affitto, e non hai moglie in italia puoi accedere al credito di imposta…. Sto seguendo mio fratello con il tuo stessi quesito….

     
  12. Attenzione non è proprio così, per l’ottenimento di questa agevolazione è fatto riferimento ai requisiti di cui all’articolo 2 del Tuir, quindi l’AIRE è requisito necessario. Poi che l’agevolazione si possa chiedere anche senza i requisiti è altro discorso.

     
  13. iscrivendomi ora all’ AIRE, si avrebbe la retroattività e quindi poter accedere al beneficio?

     
  14. Buongiorno, mi chiedevo nel caso di richiesta di agevolazione per “impatriati laureati”, se il requisito dei 24 mesi di attività lavorativa continuativa all’estero debba coincidere pari pari con la residenza fiscale. Nel mio caso ho aperto p.IVA austriaca il 14.7.16 e mi sono iscritto all’AIRE l’8.8.16. Ora, se rientrassi in Italia e trovassi lavoro a partire da settembre 2018, posso fare domanda di agevolazione dal 2019 (essendo il 2018 da considerarsi sotto la fiscalità del Paese che mi ospita) o salta il discorso (nel senso che è meglio se rimando trasferimento e ricerca di lavoro a gennaio)?! Grazie per il supporto.

     
  15. Deve fare attenzione al fatto che rientro in Italia e inizio dell’attività lavorativa devono essere coincidenti. Quindi, conviene rientrare in Italia quando si sa di poter iniziare qui una nuova attività lavorativa da lavoratore autonomo o di lavoro dipendente.

     
  16. Grazie per la risposta. Quindi nel caso rientrassi in Italia con un nuovo lavoro a settembre (= residenza fiscale ancora austriaca per il 2018) potrei fare regolare domanda? O debbo aspettare l’anno nuovo per una questione di spostamento della residenza fiscale? Perché se il riferimento è quello dello spostamento della residenza fiscale, quello che ne deriva per via logica (per quello che ne capisco) è che è possibile trasferirsi e fare domanda solo nei primi 182 giorni dell’anno… O è possibile trasferirsi e trovare lavoro anche nel secondo semestre e poi spostare la residenza fiscale in un secondo momento, con lo scoccare del nuovo anno? Grazie mille.

     
  17. Se rientra a settembre e trova lavoro potrà chiedere l’agevolazione e le sarà accordata dall’anno successivo quando avrà residenza fiscale italiana.

     
  18. Buongiorno,
    ho lavorato all’estero per 8 anni e rientrero’ in Italia con lavoro dirigenziale da meta’ luglio di quest anno.
    Cio’ significa che non potro’ usufruire degli incentivi fiscali nel 2018, in quanto saro’ considerata residente in UK.
    Vorrei sapere se gli incentivi fiscali potranno essere applicati dal 2019 in poi (o se ne perdo i diritti) e se i 5 anni inizieranno a partire da Gennaio 2019 o da quest anno.
    Grazie

    Paola

     
  19. L’agevolazione parte dal momento in cui lei acquista residenza fiscale italiana. Da quel momento potrà usufruire di tutti i benefici negli anni successivi.

     
  20. Mi scusi, non credo di aver capito: se io rientro da meta’ luglio in Italia, la residenza torna in italia perche’ mi rimuovo dall’AIRE, ma devo comunque pagare le tasse nel mio paese di residenza fiscale fino a luglio (che e’ il Belgio, nel mio caso).

    Dal 1 Gennaio 2019 ho a disposizione 5 anni (2019-20-21-22-23) di detassazione, o 4?

     
  21. Non è come dice, lei non ha molto chiaro come funziona la residenza fiscale. Lei acquisterà residenza fiscale italiana solo dal 2019. Da li avrà diritto a cinque anni di agevolazione.

     
  22. Buongiorno, se un soggetto straniero ha posto la propria residenza fiscale in Italia a fine 2014 (quindi di fatto nel 2015) può rientrare nel regime degli impatriati? e se si, come deve dichiarare il priprio reddito nella dichiarazione se il suo datore di lavoro non ha mai fatto niente?
    Grazie molte

     
  23. Questa fattispecie non rientra tra quelle agevolabili. Deve trattarsi di cittadini italiani che riportano la residenza fiscale in Italia.

     
  24. Buongiorno Fiscomania, per quanto riguarda la domanda di Filipo B. penso che possa chiedere le agevolazioni con il Decreto legislativo 14 settembre 2015 n 147 Art. 16 e la legge 11 dicembre 2016 n 232 (150+151).

     
  25. Buongiorno, forse è una domanda un po’ banale, ma mi chiedevo quale fosse la “tolleranza” sui tempi per rientrare nei requisiti; porto il mio esempio: cancellazione prevista AIRE l’8.8, registrazione anagrafe italiana il 13.8 e inizio lavoro da dipendente (in Italia) il 20.8. Nel mio caso viene mantenuto il requisito di coincidenza tra rientro e lavoro, oppure devo agire diversamente? Ringrazio molto per la disponibilità, un cordiale saluto, Paolo

     
  26. Sicuramente nel suo caso c’è coincidenza, quindi, non dovrebbero esserci problemi per applicare alla sua situazione il regime dei lavoratori impatriati.

     
  27. Grazie per la cortese risposta. Un ultimo dubbio: cosa succede se rientrassi in Italia per svolgere un lavoro stagionale non qualificato (1-2 mesi), per poi passare subito dopo a fare un lavoro – diciamo – stabile (contratto a tempo determinato di un anno)? Non cambia niente per richiedere l’agevolazione fiscale o bisogna prendere qualche particolare precauzione? Grazie mille per la gentilezza, saluti, Paolo

     
  28. Buongiorno, mi permetto di porre un ultimissimo quesito: una volta rientrato in Italia, ho presentato domanda al datore di lavoro per l’applicazione del contributo di riduzione dell’IRPEF a partire dal 2019 (per quest’anno sono ancora residente fiscalmente all’estero). Il problema che ora si pone è: per questi mesi di lavoro (fino a dicembre) è giusto che io sia soggetto a IRPEF in busta paga o devo richiedere al datore di lavoro di non applicarla in quanto le tasse le andrò a pagare comunque in Austria? Come funziona in questi casi? Ringrazio molto per la disponibilità, un cordiale saluto, Paolo

     
  29. Salve,
    Sono rientrato in Italia 2 anni fa e sono in procinto di cambiare azienda sempre con residenza fiscale in Italia. Posso contiunuare ad usufruire del regime agevolato per i residui 3 anni fiscali?
    Cordialmente,
    MF

     
  30. L’agevolazione legata ai lavoratori impatriati prosegue anche cambiando datore di lavoro.

     
  31. Buonasera,
    vorrei capire se rientro o meno nel regime fiscale agevolato di cui sopra.

    Ho lavorato all’estero dal 10 Maggio 2016 al 31 Marzo 2018. Sono stato iscritto all’AIRE dal 4 Maggio 2016 al 26 Aprile 2018, data dopo la quale ho spostato la mia residenza in Italia.

    Secondo voi ci sono dei margini per riuscire a rientrare nel regime fiscale agevolato ?

    Grazie anticipatamente

     
  32. Salve, la tassazione agevolata si applica anche in caso di:
    – cambio azienda nel corso dei primi due anni di agevolazione?
    – azienda con ragione sociale estera nonostante la mia sede di lavoro permanente e residenza fiscale sia in Italia?

    grazie

     

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