Lavoro dipendente di fonte estera: tassazione in Italia

 
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Le modalità di tassazione in Italia dei redditi di lavoro dipendente di fonte estera: residenza fiscale e periodo di soggiorno. Retribuzioni convenzionali e credito di imposta per redditi di lavoro dipendente di fonte estera. Se sei un lavoratore dipendente che lavora all’estero (senza iscrizione AIRE), in questo articolo scoprirai la tassazione del tuo reddito estero.

Accade sempre più frequentemente che cittadini italiani vadano a lavorare all’estero, sia alle dipendenze di società italiane che alle dipendenze di datori di lavoro stranieri, mantenendo, tuttavia, la residenza fiscale in Italia.

Per questo il problema legato alla tassazione dei redditi da lavoro dipendente di fonte estera è così importante.

Sul tema il nostro Legislatore ha previsto un differente meccanismo di tassazione di questi redditi da applicarsi nei confronti di un soggetto lavoratore dipendente residente da quello non residente.

Il mantenimento della residenza in Italia comporta l’obbligo di pagare le imposte nel nostro Paese anche sui redditi prodotti all’estero sulla base del principio della “world wide taxation” (articolo 3 del DPR n. 917/86), salvo previsioni particolari contenute nelle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni (modello Ocse).

Secondo la norma citata, infatti, i soggetti residenti pagano le imposte nel paese di residenza sulla base dei redditi ovunque prodotti, mentre i soggetti non residenti pagano le imposte nel paese nel quale lavorano solo sull’ammontare dei redditi ivi prodotti (principio della fonte o della territorialità).

Nello specifico si ricorda che l’Italia nella maggior parte dei Trattati stipulati ha adottato l’articolo 15 del Modello Ocse, in virtù del quale i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato riceve in corrispettivo di un’attività di lavoro dipendente (di fonte estera) sono imponibili soltanto in detto Stato (estero), a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato (Italia).

Di seguito andremo ad analizzare quali sono gli elementi che servono per stabilire le modalità di tassazione dei redditi di lavoro dipendente di fonte estera.

LAVORO DIPENDENTE DI FONTE ESTERA: CRITERI DI TASSAZIONE

La disciplina riguardante le modalità di tassazione dei redditi di lavoro dipendente di fonte estera trova applicazione per tutti i lavoratori dipendenti che prestano lavoro all’estero.

Per comprenderne le modalità applicative occorre soffermarsi su alcuni elementi chiave:

LA RESIDENZA FISCALE DEI LAVORATORI DIPENDENTI

La legislazione fiscale italiana introduce la nozione di residenza nell’articolo 2 del DPR n. 917/86.

Norma, questa, che considera fiscalmente residenti in Italia le persone che, per la maggior parte del periodo d’imposta, ossia per più di 183 giorni nell’anno, sono:

  • Iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o
  • Hanno nel territorio dello stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.

Tali requisiti sono alternativi e non concorrenti.

Questo significa che è sufficiente che sussista uno solo di essi perché il contribuente sia considerato fiscalmente residente nel nostro paese.

CRITERIO DI TASSAZIONE DEI SOGGETTI RESIDENTI IN ITALIA

I soggetti residenti sono tassati su base mondiale, in applicazione del principio della “worldwide taxation“, ovvero sui redditi ovunque prodotti.

In applicazione di tale principio, un soggetto identificato come residente fiscalmente nel nostro Paese è assoggettato ad imposizione definitiva in Italia per tutti i redditi ovunque prodotti e allo stesso riferibili.

CRITERIO DI TASSAZIONE DEI SOGGETTI NON RESIDENTI IN ITALIA

I soggetti non residenti sono tassati, invece, su base territoriale in virtù del cosiddetto principio della fonte, ovvero solo sui redditi prodotti nel territorio dello Stato.

In applicazione di tale principio, un soggetto identificato come non residente è assoggettato ad imposizione diretta in Italia solo per i redditi che produce in Italia.

RESIDENZA FISCALE DEL LAVORATORE E CRITERIO DI TASSAZIONE

Questo principio basato sulla residenza fiscale, applicato al reddito di lavoro dipendente prestato all’estero comporta in generale che:

  • Il lavoratore residente che svolge la prestazione all’estero sarà assoggettato a tassazione in Italia anche per il reddito di lavoro dipendente prodotto all’estero;
  • Il lavoratore non residente che svolge la prestazione all’estero non sarà assoggettato a tassazione in Italia per il reddito prodotto all’estero;
  • Il lavoratore non residente che svolge la prestazione nel territorio dello Stato sarà assoggettato a tassazione in Italia solo per il reddito di lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato, compresi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo 50 del DPR n. 917/86.
IL PERIODO DI SOGGIORNO ESTERO DEL LAVORATORE

In particolare, il periodo di soggiorno del lavoratore all’estero è fondamentale al fine di determinare il luogo dove il reddito di lavoro dipendente deve essere assoggettato ad imposta.

TASSAZIONE ALLA FONTE NEL PAESE DI EROGAZIONE E NEL PAESE DI RESIDENZA

In presenza di un periodo di soggiorno estero superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi, anche a cavallo d’anno, il reddito estero deve essere tassato nel Paese di produzione sul reddito (principio della fonte).

Tale reddito, tuttavia, deve essere tassato anche in via definitiva nel Paese di residenza del lavoratore (e quindi in Italia).

In questo caso la tassazione può avvenire, o sulla base del reddito percepito oppure in base delle retribuzioni convenzionali.

Il reddito deve essere tassato al netto dei contributi previdenziali obbligatori versati nello Stato di produzione del reddito.

Vedi articolo 15, comma 1, della Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni.

TASSAZIONE ALLA FONTE

Questo aspetto è molto importante.

Quando il reddito di lavoro dipendente di fonte estera è svolto in in un periodo inferiore a 183 giorni e la remunerazione è pagata per conto di un datore di lavoro italiano, la tassazione è solo Italiana.

In questo caso il reddito del lavoratore non deve essere tassato anche nel Paese in cui tale reddito si è prodotto.

Affinché questa condizione sia rispettata è necessario che il datore di lavoro italiano non abbia una Stabile Organizzazione nel Paese di produzione del reddito.

Vedi l’articolo 15, comma 2 del modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni.

PERIODO DI 183 GIORNI

Il periodo di 183 giorni richiesto per fruire dei benefici fiscali non necessariamente deve risultare continuativo.

Infatti, è sufficiente che il lavoratore presti la propria opera all’estero per un minimo di 183 giorni nell’arco di dodici mesi.

I 183 giorni all’estero possono realizzarsi anche a cavallo di due periodi di imposta e non per forza nel medesimo esercizio. Si deve fare riferimento alla permanenza del lavoratore all’estero stabilita nello specifico contratto di lavoro.

Né è necessario che tali giorni siano consecutivi.

Inoltre, nel computo dei 183 giorni, rientrano i giorni di ferie, festività, riposi settimanali e gli altri giorni non lavorativi (come, per esempio, quelli di sciopero) indipendentemente da dove siano effettivamente trascorsi.

BASE IMPONIBILE ITALIANA DEL REDDITO DA LAVORO DIPENDENTE DI FONTE ESTERA

La prima cosa da fare, come avrai capito, se stai effettuando un’attività di lavoro dipendente all’estero è capire se devi dichiarare questo reddito anche in Italia.

Puoi farlo sulla base delle regole che hai letto nel paragrafo precedente, oppure, se vuoi averne certezza, contatti per una consulenza personalizzata.

Una volta capito questo, se ti sei reso conto di dover dichiarare in Italia il reddito da lavoro dipendente percepito è necessario andare a determinare la base imponibile su cui applicare la tassazione Italiana.

La tassazione del reddito da lavoro dipendente percepito all’estero avviene attraverso l’applicazione dell’IRPEF, presentando la dichiarazione dei redditi (modello Redditi P.F.).

Per presentare correttamente la dichiarazione dei redditi in Italia è necessario essere in possesso di alcuni documenti.

Ovvero:

  • La dichiarazione dei redditi presentata nello Stato estero ove il reddito è stato percepito;
  • La certificazione dei pagamenti delle imposte estere (anche attraverso le buste paga);
  • La certificazione del datore di lavoro con redditi erogati e ritenute fiscali e previdenziali trattenute.

Con questi documenti, ed un valido Commercialista italiano, sarai in grado di effettuare correttamente la dichiarazione dei redditi per la tassazione italiana del reddito da lavoro dipendente di fonte estera.

Soltanto sulla base di questi documenti, infatti, è possibile individuare il reddito lordo annuo percepito, le imposte estere definitive e i contributi previdenziali versati.

Sono questi gli elementi base da utilizzare per determinare la base imponibile su cui calcolare l’imposta italiana.

LAVORO DIPENDENTE DI FONTE ESTERA: CONTRIBUTI PREVIDENZIALI DEDUCIBILI

In caso di lavoro dipendente di fonte estera è necessario capire se e quali contributi previdenziali esteri possono essere dedotti dal reddito.

La soluzione a questa problematica è data dall’analisi della Circolare n. 9/E/2015 dell’Agenzia delle Entrate.

Con questo documento di prassi l’Amministrazione finanziaria si era preliminarmente soffermata sulla determinazione del credito per imposte versate all’estero.

Tuttavia, vi è anche qualche riferimento alla deducibilità dei contributi previdenziali esteri.

Successivamente, conferma di quanto indicato precedentemente, si è avuta con la Circolare n. 17/E/2015.

Nella richiamata Circolare n. 9/E/2015, è stato indicato che:

“…il reddito estero deve essere assunto nell’ammontare determinato secondo le regole interne relative alle varie categorie, con l’unica eccezione dei redditi dei terreni e dei fabbricati situati al di fuori del territorio italiano che, invece, rilevano – ai sensi dell’articolo 70, comma 2, del TUIR – secondo la valutazione effettuata nello Stato estero”

Pertanto, considerato che l’articolo 51, comma 2, lettera a), del DPR n. 917/86, in sede di determinazione del reddito di lavoro dipendente, stabilisce, tra l’altro, che:

Non concorrono a formare il reddito: … i contributi previdenziali e assistenziali versati dal datore di lavoro o dal lavoratore in ottemperanza a disposizioni di legge…

deve ritenersi che il reddito da lavoro dipendente estero debba essere dichiarato al netto dei contributi previdenziali obbligatori versati nello Stato estero.

RETRIBUZIONI CONVENZIONALI IN CASO DI DISTACCO ESTERO DEL LAVORATORE DIPENDENTE

La retribuzione forfettaria, definita “retribuzione convenzionale” è applicabile se il lavoro dipendente è svolto all’estero:

  • In via continuativa;
  • Come oggetto esclusivo del rapporto di lavoro;
  • Durante un soggiorno superiore a 183 giorni.

In questo caso il reddito di lavoro dipendente di fonte estera percepito da soggetti fiscalmente residenti in Italia ed erogato da da datore di lavoro italiano, è determinato forfettariamente.

L’importo del reddito tassabile non è determinato analiticamente. Ma bensì sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

Tali retribuzioni convenzionali sono fissate in misura non inferiore al trattamento economico minimo previsto dai contratti collettivi nazionali dei vari settori di produzione.

Quindi, in fase di calcolo delle imposte non si tiene conto della retribuzione effettivamente corrisposta al lavoratore poiché tutto ciò che viene corrisposto al lavoratore è assorbito dalla determinazione forfetaria.

E’ bene sottolineare che rientrano nella disciplina compresa nelle retribuzioni forfetarie le retribuzioni annue lorde, ed anche eventuali fringe benefit corrisposti dal datore di lavoro.

RETRIBUZIONI CONVENZIONALI PER SOGGETTI CHE LAVORANO PER DATORE DI LAVORO ESTERO

L’Agenzia delle Entrate permette l’applicazione delle Retribuzioni Convenzionali, anche per quei lavoratori fiscalmente residenti in Italia che operano per datori di lavoro esteri.

In particolare, si faccia il caso di un soggetto italiano che va a lavorare in Germania, per datore di lavoro tedesco.

Ebbene, qualora il lavoratore conservi la residenza fiscale italiana (magari perché moglie e figli restano in Italia), ha facoltà di applicare la retribuzione convenzionale.

Retribuzione da applicare al posto del reddito effettivo da tassare in Italia. Tutto questo a condizione che tutte le altre condizioni richieste siano rispettate.

BASE IMPONIBILE DELLA RETRIBUZIONE CONVENZIONALE

In merito alla determinazione del valore imponibile da dichiarare l’articolo 51, comma 8-bis del DPR n 917/86 stabilisce che:

in tutte le ipotesi di reddito di lavoro dipendente prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che, nell’arco di dodici mesi, soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni il reddito di lavoro dipendente è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali

Retribuzioni definite annualmente con il decreto del ministro del Lavoro e della previdenza sociale di cui all’articolo 4, comma 1 del Dl 317 del 31 luglio 1987.

CHIARIMENTI INPS

In particolare, come affermato dall’INPS con la Circolare 72 del 21 marzo 1990, la fascia della retribuzione imponibile è determinata sulla base del raffronto con lo scaglione di retribuzione nazionale corrispondente.

Intendendosi per “retribuzione nazionale” il trattamento mensile determinato dividendo per 12 il trattamento del contratto collettivo previsto per il lavoratore.

Comprensivo degli emolumenti riconosciuti per accordo tra le parti, con esclusione “dell’indennità estero“.

In presenza dei presupposti previsti dalla norma, la determinazione dell’imponibile sulla base della retribuzione convenzionale è indipendente dalla residenza in Italia del datore di lavoro soggetto erogante i redditi. Questo è quanto chiarito dalla Circolare 50/E/2002, Agenzia delle Entrate, risposta 18 “Redditi di fonte estera“.

Per quanto riguarda l’esclusività, il contratto (o l’accordo integrativo, nel caso di lavoratore già assunto in precedenza da distaccare all’estero) deve espressamente prevedere lo svolgimento in via esclusiva della prestazione di lavoro all’estero.

In riferimento all’arco temporale, occorre valutare attentamente la situazione.

Nel caso in cui un dipendente venga assunto con un contratto esclusivo estero, che prevede una permanenza all’estero per più di 183 giorni, il sostituto di imposta applicherà la tassazione su base convenzionale.

Tale tassazione partirà dalla prima retribuzione erogata, salvo rettifica da effettuare in sede di conguaglio. Questo qualora vengano meno le condizioni richieste per l’applicazione del regime di favore.

LAVORO DIPENDENTE DI FONTE ESTERA: IL CREDITO PER IMPOSTE PAGATE ALL’ESTERO

In tutti i casi in cui il lavoratore fiscalmente residente in Italia abbia versato imposte all’estero si pone il problema di evitare la doppia imposizione del reddito. Reddito che, come abbiamo visto è imponibile sia nello Stato della Fonte (ove è percepito), sia nello Stato di residenza fiscale.

Sia per i lavoratori in distacco (con applicazione delle retribuzioni convenzionali), che per gli altri per l’eliminazione della doppia imposizione è prevista l’applicazione in Italia di un credito di imposta.

Come abbiamo visto, infatti, la normativa prevede la doppia imposizione del reddito di lavoro dipendente di fonte estera, sia nel Paese di residenza del dichiarante (Italia) oltre che nel Paese di produzione del reddito. Doppia tassazione che deve essere comunque neutralizzata.

Neutralizzazione che avviene mediante l’applicazione dell’articolo 165 del DPR n. 917/86. Ovvero mediante l’applicazione delle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni.

In generale con riferimento ai redditi di lavoro dipendente, l’Italia nella maggior parte dei Trattati stipulati ha adottato l’articolo 15 del Modello Ocse, in virtù del quale, salve le disposizioni degli articoli 16, 18, 19, 20 e 21, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato.

Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato.

DETRAZIONE DELLE IMPOSTE ESTERE

Pertanto se l’attività di lavoro dipendente viene svolta in un altro Stato (Austria, Germania, Francia, Svizzera, etc.), il relativo reddito viene di regola tassato anche in detto altro Stato. L’eventuale doppia tassazione è attenuata con il meccanismo del credito d’imposta.

L’articolo 165 del DPR n 917/86 prevede, infatti, che le imposte pagate a titolo definitivo sui redditi prodotti all’estero sono ammesse in detrazione dall’imposta Italiana.

Imposta italiana netta, scaturente dal conguaglio di fine anno o dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui le imposte estere sono state pagate a titolo definitivo.

Il credito per imposte estere è ammesso fino alla concorrenza della quota di imposta italiana corrispondente al rapporto tra redditi prodotti all’estero e reddito complessivo.

La detrazione di tali imposte estere deve essere richiesta nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta cui appartiene il reddito prodotto all’estero al quale si riferisce l’imposta estera. Questo a condizione che il pagamento a titolo definitivo avvenga prima della sua presentazione.

LAVORO DIPENDENTE DI FONTE ESTERA: ANALISI DI CASI REALI

Si presume il caso di una persona fisica fiscalmente residente in Italia che ha conseguito nel corso dell’anno “n” redditi da lavoro dipendente in Francia:

  • 4 mesi di lavoro per €. 7.000 lordi. Il datore di lavoro è un soggetto residente in Francia.
  • Inoltre, tale soggetto ha anche altri redditi di lavoro dipendente conseguiti in Italia, €. 25.000 euro lordi da Certificazione Unica.
Residenza fiscale

La prima cosa da fare è valutare la residenza fiscale del soggetto. Dato che è residente fiscalmente in Italia, in base a quanto abbiamo analizzato fino ad ora, deve tassare tutti i redditi ovunque prodotti.

Convenzione Ocse

Analizziamo ora la convenzione Italia/Francia contro le doppie imposizioni:

  • Il comma 1 dell’articolo 15 prevede tassazione sia per lo Stato della fonte che per lo Stato della residenza;
  • Il paragrafo 2 dell’articolo 15 dispone che deve pagare le imposte soltanto nello Stato della residenza se:
    • La persona soggiorna per un periodo < di 183 giorni all’estero;
    • Le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente in Francia;
    • L’onere della remunerazione non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha in Francia.

Nel nostro caso il periodo di lavoro è limitato ma il datore di lavoro è straniero.

Di conseguenza, i redditi possono essere tassati sia in Francia sia in Italia. Una volta appurato questo, è necessario valutare se è possibile applicare le retribuzioni convenzionali di cui all’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86.

Lavoro dipendente estero per meno di 183 giorni

Il periodo di lavoro all’estero era di 4 mesi. Quindi, meno di 183 giorni. Di conseguenza non possono essere applicate le retribuzioni convenzionali. In questo caso:

  • E’ necessario tassare il reddito estero al netto dei contributi previdenziali obbligatori versati nello Stato estero;
  • Appurare l’applicazione del credito per le imposte pagate all’estero in base a quanto dispone l’articolo 165 del DPR n. 917/86.

Nel quadro RC del Modello Redditi PF è necessario indicare sia i redditi conseguiti in Italia (€. 25.000) sia i redditi conseguiti in Francia (€. 7.000). Adesso dobbiamo capire come scomputare le imposte estere pagate.

Credito per imposte estere

Le domande necessarie a cui ci si deve dare risposta sono:

  • Il reddito, concorre alla formazione del reddito complessivo?
  • Se si, concorre per intero o parzialmente?

Nel nostro esempio, il reddito in oggetto concorre interamente alla formazione del reddito complessivo. Di conseguenza, anche le imposte pagate all’estero.

Nel caso in cui, invece, si fossero adottate le retribuzioni convenzionali, siccome non tutto il reddito estero avrebbe concorso alla formazione del reddito imponibile, non tutte le imposte estere potevano essere considerate nella determinazione del credito di imposta.

Imposte estere pagate

Si ipotizzi che in Francia il contribuente abbia pagato €. 1.200 di imposte. Tale importo è il credito potenzialmente scomputabile dal reddito da parte del contribuente. Per effettuare tali calcoli sarà necessario compilare il quadro CE del Modello Unico Persone Fisiche. Si ipotizzi:

  • Reddito complessivo: €. 33.000;
  • Imposta lorda: €. 11.000;
  • Imposta netta: €. 10.000;

Il credito indicato è soltanto potenziale. Infatti, è necessario applicare la formula:

RE * imposta italiana / RCN

RE -> Reddito estero
RCN -> Reddito complessivo al netto delle perdite dei pregressi periodi d’imposta.

(7.000* 11.000) /33.000 = 2.333.

Il credito d’imposta utilizzabile da parte del contribuente è di €. 1.200 euro in quanto €. 2.333 > €. 1.200,00.

Lavoro dipendente di fonte estera: modifica del caso

Analizziamo cosa succederebbe se il periodo di lavoro all’estero fosse superiore a 183 giorni.

In tal caso, si potrebbero applicare le retribuzioni convenzionali. E’ necessario andare a vedere il D.M. pubblicato per l’anno di riferimento.

Si tenga presente che in questo caso, il credito per le imposte pagate all’estero non è detraibile integralmente ma va ridotto in modo corrispondente per tenere conto che una parte del reddito effettivamente percepito non viene tassata.

Si ipotizzi una persona fisica residente fiscalmente in Italia che ha conseguito nel corso dell’anno “n” redditi da lavoro dipendente in Germania.

Tale soggetto ha lavorato all’estero per un totale di 195 giorni. Il datore di lavoro è un soggetto residente in Germania ed il contribuente non possiede altri redditi in relazione a tale anno.

Residenza fiscale

La prima cosa da fare in tal caso è valutare la residenza fiscale di tale soggetto. Dato che è residente fiscale in Italia, in base a quanto abbiamo analizzato fino ad ora, deve tassare tutti i redditi ovunque prodotti.

Convenzione Ocse

Il passo successivo risulta essere quello di analizzare la convenzione Italia/Germania:

  • Il comma 1, dell’articolo 15 prevede tassazione sia per lo Stato della fonte che per lo Stato della residenza;
  • Il comma 2, dell’art. 15 dispone che tassa soltanto lo Stato della residenza se:
    • La persona soggiorna per un periodo < di 183 giorni all’estero;
    • Le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente in Germania;
    • L’onere della remunerazione non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha in Germania.

Nel caso concreto capiamo che il periodo di lavoro è limitato ma il datore di lavoro è straniero.

Di conseguenza, tali redditi possono essere tassati sia in Germania sia in Italia. Una volta appurato questo, è necessario valutare se è possibile applicare le retribuzioni convenzionali di cui all’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86.

Retribuzioni convenzionali

In questo caso, essendo il periodo di lavoro dipendente di fonte estera è superiore a 183 giorni. Quindi, è possibile applicare la metodologia di tassazione prevista dall’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86.

Si ricorda, che è necessario inoltre prima verificare se il settore lavorativo del contribuente rientra tra quelli previsti dal decreto perché in caso contrario non è possibile applicare tale modalità di tassazione.

Anche nel caso di applicazione dell’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86, il contribuente può usufruire del credito per le imposte pagate all’estero, con l’accorgimento che lo stesso dovrà essere ridotto per tenere conto della parte del reddito percepito ma che non è stato tassato in Italia.

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About Federico Migliorini

Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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44 comments

  1. Buongiorno.
    Sono domicialto in Svizzera (Losanna) da giugno 2016 con permesso di lavoro di tipo B e sono dipendente di una società Svizzera con contratto a tempo indeteminato (vi trascorro piu’ di 183 giorni all’anno). Ho la residenza anagrafica in Italia, dove torno tutti i fine settimana, e dove ho moglie, figli e un’abitazione di proprietà (cointestata). Non sono iscritto all’AIRE.
    Devo pagare le imposte in Italia relative ai redditi percipiti all’estero, al netto delle imposte pagate alla fonte?
    Relativamente al reddito, è possibile applicare le retribuzioni convenzionali, al netto dei crediti di imposta previsti (imposte pagate alla fonte, decurtazione spese mediche documentate in italia, interessi sul mutuo …)?
    Grazie

     
  2. Per quesiti di carattere personale come il suo mi contatti in privato o attraverso l’apposito servizio di consulenza fiscale online.

     
  3. Buonasera e grazie per l’articolo eccellente. Mi chiedevo come si applicasse la regola dei 183 giorni nel caso gli anni fiscali di due paesi inizino e finiscano in periodi differenti.
    Ad esempio quello italiano va dal 1 Gennaio al 31 Dicembre, mentre quello inglese va dal 6 Aprile al 5 Aprile. Un soggetto residente in UK e iscritto all’AIRE che dovesse rientrare in Italia in via permanente dopo il 2 Luglio (quindi meno di 183 gironi) credo non debba dichiarare in Italia i redditi percepiti in UK. Stando alla stessa regola, nell’anno fiscale in corso non risulterebbe nemmeno residente fiscale in UK avendo vissuto meno di 183 gg oltremanica. Mi pare di capire che in entrambi i casi i redditi prodotti in un paese non vadano dichiarati nell’altro. È corretto?
    La ringrazio, cordiali saluti

     
  4. Il calcolo dei giorni deve avvenire senza guardare il periodo di imposta dei Paesi ma guardando ai giorni dell’anno solare.

     
  5. buoiniorno,
    sono un lavoratore italiano con residenza in italia,ma presto il mio lavoro in filandia dipendente di una società finlandese. il mio rediito è tassato in finlandia, dove pago anche i contributi sociali.
    lavoro per 7/8 mesi all’anno e sono messo in cassa integrazione finlandese per i mesi più freddi, in quanto impossibile lavorare.
    come mi devo comportare con il fisco italiano?

     
  6. Dipende da dove è la sua residenza fiscale. Mi contatti per una consulenza personalizzata.

     
  7. Buongiorno,
    come varia la situazione se il lavoratore è assunto in un paese estero, come la Francia ad esempio, ma lavora da casa tramite computer? (telelavoro con residenza fiscale in Italia)

     
  8. Bisogna analizzare la tipologia di contratto con cui si è assunti e la propria residenza fiscale. Se vuole mi contatti in privato per una consulenza personalizzata.

     
  9. Buongiorno. Ringrazio fin d’ora per le informazioni.
    Nel caso Italia-Francia non mi torna il discorso che una persona che lavora stabilmente più di 183 giorni all’anno in Francia, anche non ancora iscritta all’AIRE, possa essere considerata anche residente fiscalmente in Italia.
    L’art. 4 comma 1 della convezione contro le doppie imposizioni precisa che la definizione di residenza dipende dal diritto interno di ogni stato. In questo caso sia l’Italia (in virtù della non iscrizione all’AIRE), che la Francia (in virtù del rapporto di lavoro stabile e della dimora fissa) considereranno il soggetto fiscalmente residente.
    Tuttavia l’art. 4 comma 2 lettera a precisa che nel caso in cui una persona risulti fiscalmente residente di entrambi gli stati, “è considerata residente dello Stato nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette”.
    Poiché in questo caso il soggetto in esame ha solamente un lavoro in Francia, ha solo redditi in Francia, e abita in Francia, non capisco in base a quale norma il fisco possa pretendere l’imposizione, visto che la residenza fiscale in Italia non dovrebbe sussistere per via di questa clausola della convenzione.
    Grazie per il chiarimento per potrà dare.

     
  10. Sono perfettamente concorde con la sua osservazione. Non sempre però il lavoratore ricade in questa fattispecie. L’articolo fa riferimento alla tassazione del reddito da lavoro dipendente estero, quando il soggetto per quell’anno, non matura la residenza fiscale estera.

     
  11. ROBERTO PERUSINO

    Mio figlio è residente in Italia ma lavora in Olanda per una Società olandese. In considerazione sia dell’età anagrafica che della specializzazione professionale usufruisce del c.d. “tax ruling”, che consiste nell’abbattimento del 30% dell’imponibile assoggettato ad imposta in quel Paese.
    Posto che davanti al fisco italiano è possibile esercitare il diritto alla detrazione delle imposte già pagate all’estero, vorrei sapere se il reddito imponibile da considerare in Italia sia l’intero 100% prima dell’applicazione del “tax ruling” o se possa essere dichiarato il solo 70% su cui è stata applicata la tassazione olandese.
    Ringrazio anticipatamente.
    Roberto Perusino

     
  12. Salve Roberto, per quesiti di questo tipo mi contatti in privato per una consulenza.

     
  13. Salve, mi chiedo se per il periodo di lavoro all’estero spettano le detrazioni per lavoro dipendente. Grazie.

     
  14. Le detrazioni per lavoro dipendente sono valide anche per i redditi esteri.

     
  15. In questo articolo parli dei casi dove il lavoro è svolto fisicamente al estero se non ho capito male. Ma per una persona che vive in Italia ma lavora per un azienda estera via mezzi telematici (ad esempio una persona abita 365 giorni al anno in Italia, lavora a una scrivania a casa in Italia ma per un azienda in Inghilterra collegato via Internet) come funziona? Magari deve andare la per qualche giorno al mese per meeting ma vive e lavora 90% del tempo in Italia quindi fiscalmente residente in Italia ma lavoratore dipendente per un azienda in Inghilterra.

    Poi cambia qualcosa se il paese e Inghilterra, Olanda o USA?

     
  16. Nel caso in cui si lavori in Italia per un committente estero c’è l’obbligo di dichiarare il compenso in Italia, e se non c’è alla base un contratto di lavoro dipendente si deve operare con partita Iva. Per maggiori info c’è il servizio di consulenza, altrimenti se cerchi un commercialista che possa aiutarti a gestire gli aspetti fiscali della tua attività contattami in privato così posso descriverti la nostra attività e farti un preventivo.

     
  17. L’articolo è interessante tuttavia non ho trovato risposta al mio caso specifico che è il seguente.
    Sono una studentessa universitaria residente in Italia che studia presso una università in Olanda. Sono a carico dei miei genitori residenti in Italia. Ho percepito nell’anno 2017, dalla mia università, una paga salariale (tradotto dall’olandese immagino si intenda reddito lordo) di 3183 , imposta sui salari trattenuta 265, indennità di lavoro dedotta 97, imposta del datore di lavoro sulla legge sulla assicurazione sanitaria 209, totale premi assicurativi per i dipendenti 405. Sul c/c ho avuto accrediti per 2840 euro.
    Tale reddito deriva da attività di: assistente al docente e agli studenti stranieri.
    Sono ancora a carico dei miei genitori?
    Devo dichiarare tale reddito?
    Grazie

     
  18. Il reddito da considerare è quello lordo, quindi, non è più a carico dei genitori.

     
  19. articolo molto interessante . Per completezza volevo chiedere quale cambio applicare al reddito da lavoro dipendente prodotto all’estero (es indicato in sterline): IL TASSO DI CAMBIO al termine del periodo di lavoro (se terminato in corso d’anno) o comunque quello del provvedimento cambi dell’agenzia entrate di dicembre?
    ed infine spetta il bonus Irpef?

     
  20. Il cambio è quello determinato dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. Il bonus Irpef spetta se vi sono i requisiti anche per i redditi da lavoro dipendente percepiti all’estero.

     

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