Plusvalenza da cessione di immobili: Irpef o imposta sostitutiva?

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Come si determina la plusvalenza da cessione di immobili? Quando deve essere tassata la plusvalenza nella vendita di immobili? Come è tassata la plusvalenza immobiliare? La plusvalenza da cessione di immobili è tassata ai fini delle imposte dirette soltanto per operazioni speculative. Entro i 5 anni dall’acquisto. Tassazione ad IRPEF, oppure con imposta sostitutiva del 20%, direttamente in atto notarile.

Nel campo immobiliare la plusvalenza si determina quando un immobile acquistato ad un dato prezzo viene ceduto ad un prezzo superiore.

Il nostro sistema tributario prevede la tassazione delle plusvalenze da cessione di immobili, soltanto a scopo speculativo.

In pratica la tassazione riguarda soltanto le plusvalenze derivanti da immobili ceduti entro cinque anni dall’acquisto (o dalla successione).

Soltanto in questi casi, infatti, viene considerata operazione speculativa, effettuata al solo scopo di arricchire il  soggetto cedente.

Voglio precisare subito che i soggetti che intendono effettuare la cessione di immobili in maniera abituale e continuativa effettuano un’attività commerciale.

Attività che richiede obbligatoriamente l’esercizio con partita Iva, e tutti gli altri adempimenti che ne conseguono,  da un punto di vista amministrativo, fiscale e previdenziale.

Non è il mio obiettivo addentrarmi nell’ambito imprenditoriale dell’attività.

Voglio però mostrarti cosa può succedere ad ognuno di noi, quando si trova nella situazione di dover vendere un’immobile acquistato (o ricevuto in successione), da poco tempo.

Questo se dalla cessione realizzando una plusvalenza da cessione di immobili.

Vediamo come puoi regolarizzare la tua posizione fiscale se hai realizzato una plusvalenza da cessione di immobili.

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PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI: CHI DEVE TASSARLA?

La disciplina fiscale legata alla tassazione della plusvalenza dalla vendita di immobili è inclusa nella categoria reddituale dei “redditi diversi“.
Questo solo nel caso in cui i proventi in esame NON siano conseguiti:
  • Nell’esercizio di arti o professioni;
  • Nell’esercizio di impresa commerciale (attrazione al reddito d’impresa).
La norma in commento trova applicazione, dunque, nei confronti di:
  1. Persone fisiche;
  2. Enti non commerciali;
  3. Soggetti non residenti.

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PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI: LA NORMATIVA

Da un punto di vista fiscale, la plusvalenza rappresenta il guadagno che il proprietario ottiene al momento della vendita di un immobile.

Essa si determina come differenza tra il valore dell’immobile al momento dell’acquisto e quello al momento della vendita.

Per il soggetto che la realizza, la plusvalenza da cessione di immobili è soggetta a tassazione. Questo secondo quanto previsto dagli articoli 67 e 68 del Tuir (DPR n. 917/86).

In particolare, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi prescrive che sono soggette a tassazione:

le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari.

Nonché, in ogni caso, le plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione.

In caso di cessione a titolo oneroso di immobili ricevuti per donazione, il predetto periodo di cinque anni decorre dalla data di acquisto da parte del donante“.

In pratica, secondo la normativa fiscale, la plusvalenza da cessione di immobili è tassata solo se derivante da un mero fine speculativo.

Per stabilire il fine speculativo il legislatore ha individuato alcuni parametri.

Quando si tassa la plusvalenza immobiliare?

Affinché si realizzi l’ipotesi di una plusvalenza tassabile ai sensi dell’articolo 67 del DPR n. 917/86 è necessario che:
  • L’immobile sia stato ceduto a titolo oneroso e cioè tramite compravendita, permuta, conferimento in società;
  • Gli immobili siano stati ceduti prima di cinque anni dal momento dell’acquisto o della costruzione. Obiettivo del legislatore è tassare l’intento speculativo;
  • Non siano stati adibiti ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari nel caso si tratti di unità immobiliari urbane.

ESONERO DA TASSAZIONE DELLA PLUSVALENZA IMMOBILIARE

Ragionando al contrario, sono escluse da tassazione le cessioni di immobili che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto/costruzione e la rivendita sono stati adibiti ad abitazione principale dal cedente o dai suoi familiari.

Il criterio temporale di cinque anni, quindi, non trova applicazione nel caso in cui l’abitazione sia quella in cui il proprietario ha avuto la propria residenza (o quella di un suo familiare).

Questo per la maggior parte del tempo che è passato tra l’acquisto (o la costruzione) e la rivendita.

In sostanza, la plusvalenza si realizza nel caso in cui tra l’acquisto e la rivendita sono decorsi meno di cinque anni.

Ad esclusione degli immobili adibiti in tale periodo temporale ad abitazione principale dal cedente o dai suoi familiari.

PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI ACQUISITI PER DONAZIONE

Per effetto delle modifiche introdotte dal D.L. n. 223/2006 sono state ampliate le ipotesi di tassazione delle plusvalenze realizzate da persone fisiche.

In particolare quelle derivanti dalla cessione a titolo oneroso di immobili acquistati o costruiti da meno di cinque anni.

Infatti, l’articolo 37 comma 38 del D.L. n. 223/06 ha modificato l’articolo 67, comma 1, lettera b) del DPR n. 917/86 eliminando l’esclusione da tassazione degli immobili ricevuti per donazione.

A seguito dell’intervento del Legislatore si è prodotta l’equiparazione del trattamento fiscale previsto:

  • nell’ipotesi in cui l’acquisizione sia avvenuta per donazione
  • a quello stabilito per le cessioni di immobili acquistati a titolo oneroso.

In caso di cessione a titolo oneroso di immobili ricevuti per donazione, il predetto periodo di cinque anni decorre dalla data di acquisto da parte del donante.

La disposizione normativa prevede una sorta di trasparenza dell’atto di donazione per la determinazione del periodo quinquennale di detenzione.

In quanto, ai fini della tassazione o meno della plusvalenza (in caso di successiva cessione dell’immobile a titolo oneroso), il periodo di possesso rilevante deve tener conto (sommandoli) del periodo di possesso del donatario/cedente e del donante.

PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI COSTRUITI

Nel caso di immobili costruiti, per il computo del quinquennio utile per evitare la tassazione, è necessario individuare il momento iniziale del possesso.

L’Amministrazione Finanziaria con la R.M. 231/E/2008 ha precisato che in caso di fabbricati in costruzione, il decorso del periodo quinquennale agli effetti del citato articolo 67, decorra dal momento in cui l’immobile è stato realizzato.

Tale momento coincide con quello in cui l’immobile è idoneo ad espletare la sua funzione ovvero ad essere destinato al consumo.

PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI IN CASO DI CESSIONE DELLA ABITAZIONE PRINCIPALE

La regola generazione di tassazione della plusvalenza da cessione di immobili prevede l’imposizione per le cessioni speculative. Ovvero cessioni avvenute nei cinque anni dalla costruzione o dall’acquisto.

Tuttavia, nel caso in cui si ceda la propria abitazione principale le cose cambiano.

Non deve essere assoggettato a tassazione la cessione del fabbricato in cui si risiede, anche nei primi cinque anni dall’acquisto o dalla costruzione.

Questo nel caso in cui l’abitazione, per la maggior parte del periodo tra l’acquisto e la vendita, sia stata adibita ad abitazione principale da parte del proprietario o dei suoi familiari.

La condizione deve essere rispettata per la “maggior parte del periodo tra l’acquisto e la vendita”.

Ciò vuol dire che la condizione risulta rispettata quando, ad esempio, l’immobile risulta posseduto da tre anni ed è stata adibita ad abitazione principale per due anni (R.M. 213/E/2007).

DEFINIZIONE DI ABITAZIONE PRINCIPALE

In merito alla nozione di abitazione principale, ciò che rileva non è tento il profilo formale (annotazione nei registri dell’anagrafe del comune). Bensì, l’effettiva utilizzazione dell’immobile.

La destinazione dell’immobile ad abitazione principale, potrà essere dimostrata, a prescindere dall’iscrizione anagrafica, attraverso l’esibizione delle utenze, domiciliazione di c/c bancari, ecc..

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COME SI DETERMINA LA PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI?

L’articolo 68 del DPR n. 917/86 specifica inoltre che la plusvalenza da cessione di immobili è costituita dalla:

differenza tra i corrispettivi percepiti nel periodo di imposta e il prezzo di acquisto o il costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo (da documentare analiticamente)

I costi inerenti possono riguardare l’acquisto o la costruzione dell’immobile.

La decisione se includere o meno un costo, deve essere effettuata caso per caso.

Comunque, possiamo riassumere che, in caso di acquisto dell’immobile i costi inerenti possono essere:

  • Tutte le spese notarili e accessorie sostenute all’atto dell’acquisto;
  • Le imposte indirette pagate al momento dell’acquisto (imposta di registro, imposta ipotecaria e imposta catastale, oppure l’Iva);
  • Le spese incrementative sostenute dopo l’acquisto e prima della cessione (es. manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia).

Per quanto riguarda, invece, i costi inerenti legati alla costruzione dell’immobile, possiamo dedurre le fattispecie di costo legate a:

  • Contratto di appalto;
  • Progettazione e a consulenze di vario genere;
  • Oneri comunali di urbanizzazione;
  • Incrementi sostenuti dopo la costruzione e prima della cessione (es. manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia).

Non vi sono dubbi sul fatto che comunque possono essere detratte le spese di acquisto (spese notarili, imposte pagate per l’acquisto, spese di mediazione).

Nonché le spese di costruzione, di ristrutturazione e di manutenzione straordinaria effettuate sull’immobile stesso.

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TASSAZIONE DELLA PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI: IRPEF O IMPOSTA SOSTITUTIVA?

Una volta determinata la plusvalenza da cessione di immobili, secondo la modalità appena vista, dobbiamo capire qual’è la modalità di tassazione più conveniente.

La plusvalenza da cessione di immobili rappresenta, per il/i venditore/i, un reddito tassabile appartenente alla categoria “redditi diversi” (di cui all’articolo 67 del DPR n. 917/86).

Il contribuente può optare per due tipi tassazione.

TASSAZIONE ORDINARIA DELLA PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI

La plusvalenza da cessione di immobili confluisce nel reddito complessivo e si cumula agli altri redditi imponibili IRPEF (redditi da lavoro dipendente, pensione, etc).

La plusvalenza deve essere tassata secondo le aliquote previste per i vari scaglioni di reddito IRPEF.

Questo a partire dall’aliquota dello scaglione più basso, che è del 23%.

In generale, quindi, maggiore è il tuo reddito imponibile IRPEF, minore è la convenienza per la scelta di questo tipo di tassazione per la tua plusvalenza.

Naturalmente a meno che tu non possa beneficiare in maniera rilevante di oneri deducibili e detraibili ai fini IRPEF.

TASSAZIONE SEPARATA DELLA PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI

Al momento della cessione, in sede di atto notarile, alla plusvalenza da cessione di immobili può essere applicata un’imposta sostitutiva del 20%.

Questo tipo di tassazione è alternativo alla tassazione ordinaria IRPEF indicata sopra.

In questo caso il Notaio effettuerà la funzione di sostituto d’imposta ed incasserà l’imposta sostitutiva per te per versarla all’Erario.

In questo caso la tassazione avviene su tutta la plusvalenza senza possibilità di riduzioni di valore.

CONVENIENZA DELLA TASSAZIONE SEPARATA

Quindi, come abbiamo visto, l’aliquota minima per la tassazione ad IRPEF della plusvalenza è del 23%.

Per questo motivo è sempre conveniente chiedere al notaio che stipula l’atto di vendita l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 20%.

Infatti, in caso di cessione a titolo oneroso di fabbricati e terreni non edificabili, acquistati o costruiti da non più di cinque anni, all’atto della cessione e su richiesta della parte cedente resa al notaio, in deroga alla disciplina di cui all’articolo 67, sulle plusvalenze realizzate si applica un’imposta del 20% sostitutiva dell’imposta sul reddito.

Tale opzione rappresenta un duplice vantaggio per il contribuente, che oltre a conseguire l’applicazione dell’aliquotasecca” del 20%.

Questo in luogo dell’aliquota IRPEF normalmente applicabile in caso di inserimento della plusvalenza nella dichiarazione dei redditi. Opzione meno vantaggiosa.

Il secondo vantaggio è la possibilità di essere esonerato per legge dai controlli fiscali straordinari e accertamenti induttivi previsti nelle medesime disposizioni.

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TASSAZIONE DELLA PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILI IN DICHIARAZIONE DEI REDDITI

La plusvalenza da cessione di immobili, qualora venga tassata ai fini IRPEF, deve essere riportata in dichiarazione dei redditi.

Più precisamente nel quadro D del modello 730 o nel quadro RL del modello “Redditi PF“.

Nel modello 730 in corrispondenza del rigo D4 deve essere indicato in colonna 1, il codice “2“.

Mentre per chi presenta il modello “Redditi PF“, la plusvalenza trova spazio nel rigo RL6. Come differenza tra i corrispettivi percepiti (da inserire in colonna 1) e il corrispondente prezzo di acquisto aumentato dei costi inerenti (da inserire in colonna 2).

In questo modo la plusvalenza confluirà nel reddito complessivo Irpef del quadro RN scontando la tassazione ordinaria.

Non devono essere riportate in dichiarazione dei redditi le plusvalenze da cessione di immobili per le quali è stata esercitata l’opzione per la tassazione sostitutiva del 20% in sede di stipula dell’atto notarile.

DETRAZIONE IRPEF PER LA RISTRUTTURAZIONE

Quando il soggetto che ha venduto l’immobile ha effettuato precedentemente una ristrutturazione edilizia sullo stesso e si è avvalso dell detrazione valida ai fini IRPEF, ci si chiede se sia possibile o meno mantenerla anche dopo la cessione dello stesso immobile.

Ebbene, su questo tema la normativa prevede che in caso di trasferimento per atto tra vivi dell’immobile, per il quale ci si è avvalsi della detrazione ai fini IRPEF per gli interventi di ristrutturazione, nelle quote annue di detrazione, non ancora utilizzate al momento del trasferimento, subentra la parte acquirente, il quale, pertanto potrà usufruire della detrazione non ancora utilizzata dal soggetto venditore (ricordiamo che la detrazione concessa deve essere spalmata in 10 quota di pari importo).

Tuttavia, le parti possono accordarsi nel senso di evitare tale subentro, con conseguente riserva a favore dell’alienante della detrazione non ancora utilizzata.

In mancanza di accordo tra le parti, formalizzato con apposita clausola da inserire nell’atto traslativo, la detrazione residua passa automaticamente all’acquirente.

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TERMINI DI PRESCRIZIONE ED ACCERTAMENTO SULLE PLUSVALENZE IMMOBILIARI

Un aspetto importante riguarda poi i termini a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per accertare l’eventuale plusvalenza da cessione di immobili.

La plusvalenza rappresenta un reddito imponibile Irpef che, se non si è scelto la tassazione separata, deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi.

Per questo motivo, ai fini del calcolo dei termini di prescrizione dell’accertamento è necessario tenere in considerazione questi termini:

  • Entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione. In caso di corretta presentazione della dichiarazione dei redditi o Iva (in luogo del quarto anno) da parte del contribuente;
  • Entro il 31 dicembre del settimo anno successivo rispetto a quello in cui avrebbe dovuto essere presentata la dichiarazione. In caso di dichiarazione omessa o nulla (in luogo del quinto anno), da parte del contribuente.

Questo aspetto assume importante valenza, per valutare se un atto ricevuto è legittimo, oppure prescritto. In caso di dubbio, non esitate a contattarci per una consulenza fiscale online.

106 COMMENTS

  1. Buonasera, volevo chiedere se i lavori di ristrutturazione vengono compresi all’interno della plusvalenza. Es. pago 50000 euro un immobile, poi tra spese notarili e di ristrutturazione ne spendo altre 15000; rivendendo l’immobile a 100000 la mia plusvalenza viene calcolata su 50000 o 35000?

     
  2. La ristrutturazione edilizia è un elemento che concorre nella determinazione della plusvalenza tassabile. Il costo va aumentato degli oneri di ristrutturazione sostenuti e documentati.

     
  3. Buongiorno, volevo chiarire un dubbio. Dal suo articolo capisco che nel caso in cui io mi avvalga dell’opzione della tassazione separata al 20% sulla plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile, non posso considerare le spese sostenute per l’acquisto come spese notarili, imposta di registro, etc? Ho interpretato correttamente?
    Tali spese possono essere considerate solo se mi avvalgo della tassazione IRPEF?
    Grazie per il chiarimento.

    Paola Coscarella

     
  4. Salve Paolo, la tassazione separata non tiene conto delle spese sostenute ai fini IRPEF che potrebbero essere dedotte in caso di tassazione IRPEF, l’interpretazione è corretta. Preciso tuttavia che la modalità di determinazione della plusvalenza non cambia, a prescindere da quale sia la tassazione scelta.

     
  5. Sono un privato
    Sto rivendendo un immobile acquistato 2 anni come seconda abitazione. .ho fatto una ristrutturazione spendendo 50000 euro che sto’ portando in detrazione.da questo anno.
    Trattenendo in atto pubblico la detrazione a mio favore. come viene calcolata la plusvalenza ai fini della tassazione al 20% ?
    Spesa appartamento 140 mila.
    Spese ristrutturazione con iva euro 50.000
    Spese notarli , registro e agenzia 12.000.
    Rivendita per 230 mila euro.

     
  6. La plusvalenza si determina sottraendo dal valore di vendita il costo di acquisto comprensivo di spese di ristrutturazione oneri notarili ed imposte, come indicato nell’articolo.

     
  7. Scusate , tornando alla vostra risposta sulla domanda di Paolo Coscarella , se uno sceglie la tassazione separata , quindi l’imposta sostitutiva al 20% perchè mai non può abbattere l’imponibile sommando costi notaio, fatture muratore, imposte ecc..

    Grazie in anticipo per la vostra gentile risposta

     
  8. Se vendo un immobile A10 acquistato come persona fisica titolare di partita iva (medico) nel biennio 2007-2009 e mai dedotto come bene strumentale, la plusvalenza costituisce reddito imponibile ai fini Irpef?

     
  9. La situazione è molto delicata perché la cessione di immobile strumentale in quel biennio genera eventuale plus/minus tassabile o deducibile. Tuttavia, non essendoci quote di ammortamento dedotte del bene, lo stesso non può qualificarsi come strumentale, a patto che il professionista non vi abbia esercitato l’attività. Se il bene non è strumentale allora valgono le regole indicate nell’articolo.

     
  10. Ho modificato la risposta fatta a Paolo Coscarella perché era poco chiara. La determinazione della plusvalenza è identica a prescindere di quale sia la tassazione prescelta.

     
  11. Salve, in caso di vendita prima dei 5 anni, per calcolare la maggior parte del tempo di residenza tra acquisto e rivendita occorre considerare l’atto di vendita o l’agenzia delle entrate considera il periodo fino alla stipula del preliminare di compravendita (che verrebbe stipulato qualche mese prima)?

     
  12. In caso di abitazione di residenza il periodo di calcolo va dall’atto di acquisto a quello di vendita.

     
  13. Buonasera,
    La fusione di un immobile acquistato da molti anni con una corte urbana acquisita di recente, può avere una ricaduta sul calcolo della plusvalenza in caso di vendita successiva di tutte e due unitamente?
    Grazie!

     
  14. Salve Diego, nel caso il calcolo della plusvalenza deve tener conto dei due acquisti diversi.

     
  15. Buongiorno,
    ho acquistato un immobile come prima casa a Novembre del 2015 e 17 mesi dopo ho preso la residenza, a Febbraio lo venderò e saranno 22 mesi di residenza, dovrò pagare la plusvalenza?

    Leggendo l’articolo mi pare di no, ma vorrei esserne sicuro, grazie anticipatamente per la risposta.

     
  16. Salve Alessandro, dalle informazioni che mi indica non dovrebbe esserci tassazione della eventuale plusvalenza. L’unico soggetto che può darle una conferma certa di questo è il notaio che effettuerà l’atto di vendita dell’immobile.

     

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