Regime dei Lavoratori Impatriati per il tuo rientro in Italia

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Regime dei Lavoratori Impatriati. Agevolazione per il rientro e la permanenza in Italia dei lavoratori ed investitori esteri. Vediamo il vademecum con tutte le informazioni utili per questo particolare regime agevolativo.

I Lavoratori Impatriati sono dipendenti o autonomi, manager, lavoratori ad alta specializzazione e laureati, in possesso di particolari requisiti.

Si tratta di soggetti che vivono all’estero e che trasferiscono la residenza fiscale in Italia (dall’estero) per intraprendere una attività lavorativa.

Il nostro legislatore ha pensato, attraverso l’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/2015 di introdurre il regime dei Lavoratori Impatriati.

Si tratta di una disciplina fiscale, volta ad incentivare il rientro in patria di lavoratori che negli ultimi anni vivono stabilmente all’estero.

L’incentivo, come sempre in questi casi, è costituito da una agevolazione fiscale, legata alla riduzione della base imponibile IRPEF.

Sono tantissime le domande che mi arrivano su questo argomento. Per questo motivo ho deciso di realizzare questo contributo per cercare di sciogliere i principali dubbi sull’argomento.

Vediamo, quindi, maggiori informazioni sul regime dei Lavoratori Impatriati in Italia.


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI: LA NORMA

L’articolo 16 del D.Lgs. n 147/2015 norma di carattere strutturale, dispone quanto segue:

I redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86 concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del suo ammontare (…)”.

Il primo aspetto che merita attenzione è quello legato alla Residenza Fiscale dei contribuenti. 

La norma è chiara, per usufruire dell’agevolazione il contribuente deve aver riportato in Italia la propria residenza fiscale ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86.

Questo significa, in via indiretta, che se un soggetto non si è iscritto all’AIRE, ed ha conservato in italia la propria residenza anagrafica, non ha rispettato l’articolo 2 del TUIR sul trasferimento.

Non essendo stato effettuato un corretto trasferimento di residenza all’estero, non è possibile ottenere l’agevolazione. 

La mancata iscrizione AIRE fa restare in Italia la propria residenza anagrafica. Per questo motivo è come se il trasferimento all’estero non fosse mai avvenuto ufficialmente, ai sensi dell’articolo 2, citato.

Occorre, quindi, fare molta attenzione sulla propria situazione e sull’effettività del proprio trasferimento di residenza all’estero.


CRITERI PER L’INDIVIDUAZIONE DELLA RESIDENZA FISCALE DEI CONTRIBUENTI

Il regime dei Lavoratori Impatriati prevede come requisito essenziale che il soggetto si sia trasferito stabilmente in Italia.

In pratica, occorre che dall’estero, il soggetto riacquisti la Residenza Fiscale italiana.

Ma, cosa si intende per Residenza Fiscale dei contribuenti?

L’Agenzia delle Entrate, nella Circolare n. 17/E/2017 sviluppa la propria analisi partendo da un fondamentale assunto.

Il regime dei Lavoratori Impatriati presuppone il trasferimento della residenza fiscale in Italia ai sensi del solo articolo 2 del DPR n 917/86.

Al fine di poter applicare l’agevolazione è necessario che, per la maggior parte del periodo d’imposta, il contribuente:

  • Sia stato iscritto all’Anagrafe della popolazione residente in Italia, oppure
  • Abbia nel territorio dello Stato il domicilio ai sensi del Codice civile, oppure
  • Abbia nel territorio dello Stato la residenza ai sensi del Codice civile.

Naturalmente, ai fini dell’acquisto della Residenza Fiscale italiana, almeno uno di questi requisiti deve trovare applicazione.

Da questo dettato possiamo fin da subito identificare i soggetti esclusi da questo regime fiscale.

REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI: SOGGETTI ESCLUSI

Arrivati a questo punto è possibile identificare categorie di soggetti esclusi da questo regime fiscale.

ESCLUSIONE PER I NON ISCRITTI AIRE

Prima di tutto sono esclusi coloro che non hanno mai effettuato un corretto trasferimento di residenza all’estero.

In particolare gli espatriati che non hanno mai effettuato iscrizione AIRE non sono in regola con l’articolo 2 del TUIR. Quindi, essi non hanno titolo ad usufruire di questa agevolazione.

Questi soggetti, infatti, sono rimasti residenti ai fini fiscali in Italia anche nel periodo trascorso all’estero. Questo per la mancata iscrizione AIRE.

Ai fini dell’agevolazione non contano le convenzioni internazionali, ma solo la normativa fiscale interna.

La preclusione opererebbe anche nel caso in cui il soggetto abbia fatto valere le disposizioni delle convenzioni contro le doppie imposizioni qualificandosi in ultima analisi non residente in Italia.

ESCLUSI SI OGGETTI CHE SI TRASFERISCONO NELLA SECONDA PARTE DELL’ANNO

Vi è poi un’altra categoria di soggetto che è esclusa dall’agevolazione. Tuttavia, si parla di esclusione con riferimento al solo anno di ingresso in Italia.

Mi riferisco ai soggetti che si sono trasferiti in Italia nella seconda parte dell’anno in quanto:

l’integrazione dei requisiti di radicamento della residenza sarà sempre per un tempo inferiore alla maggior parte del periodo d’imposta”.

Si tratta, questo, di un corollario della disposizione precedente, sempre legato all’applicazione dell’articolo 2 del DPR n 917/86. 

SOGGETTI ESTERI CHE VIVONO IN PAESI BLACK LIST

Vi è, infine, un’altra categoria di soggetti da attenzionare in riferimento a questo agevolazione. 

Mi riferisco ai soggetti espatriati in Stati a Regime Fiscale Privilegiato.

Per questi soggetti è prevista una presunzione legale di residenza in Italia. Presunzione contenuta nel comma 2-bis, articolo 2 del DPR n 917/86.

In questo caso è il contribuente chiamato a dover dimostrare la propria residenza fiscale estera. Indipendentemente dall’iscrizione AIRE.

Ciò, anche quando il soggetto si sia stabilito in un Paese a fiscalità privilegiata successivamente. Magari dopo aver preventivamente trasferito in precedenza la residenza in altro, diverso, Stato (non incluso tra quelli considerati a fiscalità privilegiata).

Di conseguenza, il Regime dei Lavoratori Impatriati trova applicazione anche nei confronti di soggetti trasferiti in Paesi Black List. Questo a condizione che essi siano in grado di dimostrare l’effettivo radicamento nel Paese estero.


RESIDENZA FISCALE DOMESTICA E CONVENZIONI INTERNAZIONALI

Una particolare riflessione merita il rapporto intercorrente tra la residenza fiscale e i trattati internazionali.

Faccio riferimento alal residenza ex articolo 2 TUIR e le c.d. tie breaker rules contenute nelle convenzioni contro le doppie imposizioni

Queste considerazioni valgono:

  • Tanto con riferimento alla verifica dei requisiti per l’accesso al Regime dei Lavoratori Impatriati;
  • Quanto per il requisito del mantenimento in Italia della residenza fiscale successivamente al rimpatrio.

Provo a spiegarmi concretamente.

SITUAZIONI DI DOPPIA RESIDENZA FISCALE

Potrebbe accadere che un soggetto trasferisca la propria residenza fiscale in Italia, ad esempio iscrivendosi all’Anagrafe della popolazione residente.

Se tale iscrizione risulta effettiva per la maggior parte dell’anno tale soggetto ha diritto alla residenza fiscale italiana.

Allo stesso tempo egli potrebbe maturare anche residenza fiscale estera. Questo magari perché e contemporaneamente ha ivi mantenuto il centro degli interessi vitali.

In questo caso, in virtù delle regole tie breaker rules, il contribuente risulta avere residenza fiscale estera. 

Ebbene, in una situazione come questa di apparente incertezza, il Regime dei Lavoratori Impatriati può trovare applicazione. 

Questo in quanto comunque ricorrono le condizioni previste dalla norma. Vedi lo status di residente fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86.

PROBLEMATICHE REDDITUALI

Appare evidente, però, che una simile situazione potrebbe generare problematiche.

Mi riferisco ai problemi legati alla presentazione della dichiarazione dei redditi.

Infatti, da un punto di vista meramente pratico, il contribuente dovrebbe compilare il frontespizio del Modello Redditi PF

Compilazione che deve avvenire indicando il proprio indirizzo di residenza estero.

Inoltre, egli dovrebbe includere ed assoggettare a tassazione in Italia soltanto i redditi prodotti all’interno del territorio dello Stato.

Questo in base a quanto prevede l’articolo 23 del DPR n 917/86.

In aggiunta, trattandosi di un soggetto residente ai fini fiscali all’estero, anche la Sezione dedicata all’assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale non sarebbe compilata.

Allo stesso tempo, il contribuente indicherebbe in dichiarazione dei redditi la volontà di applicare il Regime dei Lavoratori Impatriati. Di fatto dichiarandosi,implicitamente, residente in Italia.

Ci si deve dunque domandare se una simile dichiarazione dei redditi possa essere ritenuta coerente.

In essa, infatti, coesistono sia elementi tipici della dichiarazione del soggetto residente. Ma anche altri elementi che generalmente sono a appannaggio dei contribuenti non residenti in Italia.


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI: REQUISITI OGGETTIVI E SOGGETTIVI

Il Regime dei Lavoratori Impatriati in Italia ha due diverse fattispecie.

La prima riguarda i lavoratori in possesso di un titolo di laurea.

La seconda,invece, riguarda i manager o comunque soggetti dotati di elevata qualifica professionale.

LAVORATORI IMPATRIATI: REGIME DEI LAUREATI

L’articolo 16 del DLgs n 147/15 prevede che possano applicare il Regime dei Lavoratori Impatriati i soggetti con questi requisiti:

  1. Essere in possesso di un titolo di laurea;
  2. Aver svolto continuativamente un’attività di lavoro o studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più;
  3. Essere un cittadino dell’UE. Oppure di uno Stato Extra UE con il quale risulti in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni ai fini delle imposte sui redditi. Ovvero sullo scambio di informazioni in materia fiscale;
  4. Svolgere attività di lavoro autonomo o dipendente in Italia.

Per poter usufruire di questo regime fiscale tutti i requisiti devono trovare riscontro.

LAVORATORI IMPATRIATI: MANAGER ESOGGETTI CON ELEVATE QUALIFICHE

Questa fattispecie riguarda dirigenti, quadri, ed impiegati con funzioni direttive.

Riguardo a questi requisiti si deve fare riferimento a quanto previsto dal decreto legislativo n 108/12. Decreto che recependo la Direttiva europea n. 2009/50/CE, prevede che tale requisito ricorre nelle ipotesi di:

  • Conseguimento di un titolo di istruzione superiore rilasciato da autorità competenti nel Paese dove è stato conseguito. Titolo che attesti il completamento di un percorso di istruzione superiore di durata almeno triennale e della relativa qualifica professionale superiore;
  • Possesso dei requisiti previsti dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206. Questo limitatamente all’esercizio delle professioni ivi regolamentate.

PRECISAZIONI SUI REQUISITI

Vediamo adesso alcune indicazioni fornitore su questi aspetti dall’Agenzia delle Entrate.

Il primo riguarda il titolo di laurea ai fini dell’applicazione del regime. Anche la laurea triennale consente l’applicazione di questo regime purché ne sia riconosciuta l’equipollenza.

Altro aspetto legato al titolo di studio è la correlazione va titolo di studio e lavoro. Ai fini del regime non è richiesta alcuna correlazione tra titolo di studio e attività che verrà prestata in Italia.

Inoltre, il lavoratore potrà prestare la propria attività indifferentemente presso Pubbliche amministrazioni o enti ed imprese private.

Venendo poi al tema della decorrenza del periodo di 24 mesi di lavoro o studio fuori dall’Italia prima del trasferimento, vi è stato un chiarimento.  Tale periodo può iniziare a decorrere da qualsiasi giorno dell’anno.

Altro aspetto è il periodo di permanenza all’estero continuativo. Tale periodo non deve essere necessariamente quello antecedente al periodo in Italia.


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI SOLO CON LAVORO CERTO

Al fine di beneficiare del Regime degli Impatriati il dipendente che rientra in Italia deve provare l’esistenza di un accordo con il futuro datore di lavoro.

Accordo finalizzato alla sottoscrizione di un nuovo contratto. Questo dovendo sussistere un nesso tra il rientro in Italia e l’inizio dell’attività lavorativa.

È questo il principio affermato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 919-114/2018 resa dalla Direzione regionale della Calabria.

Risoluzione relativa al caso di un lavoratore dipendente che ha trasferito la residenza in Italia prima di trovare lavoro.

In particolare, secondo l’Agenzia la scadenza di un contratto di lavoro all’estero e il rientro in Italia per un nuovo lavoro non creano nesso necessario.

Se il rientro in Italia è dovuto alla scadenza del contratto di lavoro estero e non da precisi accordi con l’azienda italiana il requisito del nesso non è verificato.


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI IN IPOTESI DI DISTACCO DEL PERSONALE DIPENDENTE ALL’ESTERO

Uno dei profili di interesse per l’applicazione del regime è l’eventualità che il contribuente svolga la propria attività in regime di distacco o trasferta.

Infatti, la normativa si rivolge a soggetti che si trasferiscono in Italia. Tuttavia, può accadere che ciò avvenga in un contesto di mobilità internazionale all’interno di un gruppo internazionale.

Le riflessioni dell’Amministrazione finanziaria prendono le mosse dal valorizzare la finalità che ha mosso il legislatore. Individuandola nella volontà di attrarre in Italia soggetti che grazie all’esperienza maturata all’estero possano contribuire allo sviluppo del Paese.

DIPENDENTI DI SOCIETA’ ESTERE IN DISTACCO IN ITALIA

In questo modo, viene riconosciuta la possibilità di applicare il regime degli impatriati ai c.d. lavoratori “inbound”.

Ovvero a quei dipendenti che, in virtù di un distacco in Italia, si trasferiscono nel nostro Paese e rispettano le condizioni dettate dall’articolo 16 del D.Lgs. n 147/2015.

DIPENDENTI DI SOCIETA’ ITALIANE IN DISTACCO ALL’ESTERO CHE RIENTRANO IN ITALIA

Di diverso avviso è, invece, il parere dell’Amministrazione con riferimento al caso opposto. Ovvero quello di lavoratori italiani che, una volta trascorso un periodo di distacco all’estero, fanno rientro in Italia.

Tali soggetti, non residenti ai fini fiscali in Italia ai sensi dell’art. 2 del DPRn. 917/86 durante il periodo di permanenza all’estero, si troverebbero nella medesima posizione soggettiva di chi si trasferisce per la prima volta nel Paese.

Ugualmente, rientrando in Italia e trasferendo la residenza fiscale nel Paese, infatti, potrebbero integrare tutte le diverse condizioni previste per l’applicazione del regime degli impatriati.

In tale ipotesi, l’Agenzia non ammette l’applicazione del regime dei lavoratori impatriati ai dipendenti in distacco all’estero che fanno rientro in Italia.

Così, si ritiene che il rientro avvenga in esecuzione delle clausole già presenti nel contratto di lavoro. Non essendo quindi integrata la finalità di attrarre soggetti in Italia. Soggetti che sarebbero rientrati in ogni caso alla luce della temporaneità della loro permanenza all’estero.


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI IN CASO DI TRASFERTE INTERNAZIONALI DEI LAVORATORI DIPENDENTI

In tema di applicazione del regime degli impatriati, una delle questioni più significative riguarda le prestazioni  rese in regime di trasferta internazionale.

Sul punto l’agevolazione fiscale è estesa anche “alle somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata all’estero” se di durata inferiore a 183 giorni nel periodo d’imposta.

Ciò trova giustificazione nel fatto che l’attività di lavoro nel corso della trasferta, a differenza del distacco, è resa nell’interesse ed a beneficio del datore di lavoro e questa “non può essere scissa da quella prestata in Italia”.

Quanto al rapporto tra trasferte estere e regime fiscale agevolato, è possibile individuare una disomogeneità di trattamento. Questo tra soggetti che beneficiano del regime dei lavoratori impatriati ai sensi del comma 1 dell’art. 16 e quelli disciplinati dal comma 2.

PREVALENZA DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA IN ITALIA

Infatti, le argomentazioni dell’Amministrazione muovono dal concetto di prevalenza della prestazione lavorativa in Italia. Questo come espressamente riconosciuto dall’articolo 16 D.Lgs. n. 147/2015 con riferimento al comma 1.

L’agevolazione fiscale ai sensi del comma 1 è subordinata alla verifica della prevalenza delle prestazioni lavorative effettuate nel territorio dello Stato. Questo rispetto all’attività lavorativa prestata nel corso dell’anno.

DURATA DELLA TRASFERTA

Alla luce ditale elemento, infatti, assume rilevanza il fatto che la trasferta estera abbia avuto una durata superiore o inferiore ai 183 giorni. Questo avuto riguardo al periodo d’imposta oggetto di analisi.

Così, quando il requisito della prevalenza della produzione del reddito in Italia sia rispettata, laddove la trasferta all’estero si sia protratta per meno di 183 giorni, anche le somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata al di fuori del territorio italiano sono comprese nel novero dei redditi agevolabili.

Al contrario, quando la trasferta all’estero abbia avuto durata superiore ai 183 giorni, il contribuente non integra una delle condizioni previste dalla norma per l’applicazione del regime di favore.

In tale ipotesi, la conseguenza prospettata dall’Amministrazione è quella di escludere dalla tassazione di favore tutti i redditi di lavoro dipendente prodotti nel corso dell’anno d’imposta in questione. Inclusi quelli prodotti in Italia.

Ciò però non farebbe decadere dal regime speciale per gli altri periodi d’imposta, nel limite di cinque anni. Anni nel corso dei quali il contribuente integra tutte le condizioni previste dal legislatore.

Venendoinvece alle previsioni dettate in tema di comma 2, giova segnalare che, tra le condizioni previste per la fruizione della norma, il legislatore non haprevisto la prevalenza della produzione di redditi di fonte italiana.

Conseguentemente, la decadenza dalla fruizione del beneficio prevista in applicazione del comma 1, non si verifica allorché il contribuente fruisca del regime agevolato ai sensi del comma 2.

In tal caso, nell’ipotesi di trasferta all’estero eccedente i 183 giorni, resta ferma la preclusione alla fruizione del regime di favore con riferimento ai redditi prodotti all’estero in occasione della trasferta.

Tuttavia, la tassazione agevolata sarebbe applicabile ai redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia nel corso del medesimo periodo d’imposta.


REGIME DEI LAVORATORI IMPATRIATI: CONSULENZA

Se leggendo questo articolo ti sei reso conto che potresti rientrare nella disciplina dei lavoratori impatriati allora non perdere questa occasione.

Se lo desideri possiamo esserti di aiuto per valutare la tua situazione personale per verificare se sei in possesso di tutti i requisiti previsti dalla norma per ottenere l’agevolazione.

Ti indicheremo i passaggi da fare per ottenerla e se vorrai potremo assisterti per la tua dichiarazione dei redditi in Italia.

Evita di commettere errori ed affidati a dottori commercialisti preparati per la tua fiscalità in Italia.

Non esitare, contattaci!

114 COMMENTS

  1. Cosa bisogna fare in concreto per accedere a questa agevolazione? C’è qualche modulo online da dover compilare e presentare al datore di lavoro? Se si, quale? Bisogna produrre una dichiarazione di proprio pugno da consegnare al datore di lavoro? Grazie mille per il supporto.

     
  2. Salve Francesca, non c’è un modulo, dipende tutto dal tipo di attività che andrà a svolgere può essere richiesta al datore di lavoro oppure beneficiata direttamente in dichiarazione dei redditi. Se vuole approfondiamo il tutto in consulenza.

     
  3. Salve, la mia situazione e’ questa:
    premetto che sono laureta. Mi sono trasferita a Londra e ho iniziato un lavoro a tempo indeterminato a febbraio 2014 lavorando ininterrottamente fino a settembre 2016 (2 anni e 7 mesi). Ho interrotto il contratto perche’ ho vinto un conocorso pubblico. Sono rientrata in Italia e dopo due settimane ho preso un anno di aspettativa non retribuita e ho continuato a lavorare a Londra fino al 31 agosto 2017. Dal primo settembre 2017 (anno scorso) sono rientrata in Italia e ho trasferito la residenza in Italia a fine anno. Avrei diritto al regime fiscale agevolato?

     
  4. Per rispondere alla sua domanda è necessario analizzare dove era per ciascun anno la sua residenza fiscale e poi verificare se vi sono i requisiti dando per scontare la registrazione all’AIRE. Se vuole ne parliamo in privato in consulenza, ove avrò bisogno di maggiori informazioni per la risposta.

     
  5. Buongiorno

    Faccio riferimento alla risoluzione 76/E del 5 ottobre 2018 dell agenzia delle entrate circa il rimpatrio di lavoratori in distacco all estero.
    Potrebbe darmi il suo parere circa la mia condizione?

    Residente fiscale all estero da più di 24 mesi
    Laureato ed iscritto all AIRE
    Inizialmente previsto un distacco di 2 anni poi esteso di un ulteriore anno
    Promozione ricevuta a causa del distacco ( quindi ruolo più alto ma solo a patto di lavorare in distacco) : al rientro la posizione sarà diversa da quella posseduta precedentemente al all accettazione del distacco stesso ( ruolo più alto)

    Riporto parte della risoluzione 76/E ( in aggiunta ai requisiti minimi in mio possesso relativo al comma 2 art. 16,del D.Lgs. n. 147 del 2015)
    _il rientro in Italia del dipendente non si ponga in continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia; il dipendente, pertanto, al rientro assume un ruolo aziendale differente rispetto a quello originario in ragione delle maggiori competenze ed esperienze professionali maturate all’estero.

     
  6. Deve trattarsi di una nuova posizione lavorativa non della stessa con un ruolo più alto. Se torna in Italia con un nuovo datore di lavoro ha diritto al l’agevolazione.

     
  7. Buonasera Dott. Migliorini,

    Sono laureato ed ho lavorato all’estero per piu’ di due anni, iscritto al’AIRE.
    Ad agosto 2018 mi sono licenziato e sono tornato in Italia a cercare attivamente lavoro, trasferendo la mia residenza di nuovo in Italia.
    Ho trovato lavoro a partire da gennaio 2019.
    Posso avere diritto al regime fiscale agevolato? (a partire dal 2019)

    Grazie in anticipo,
    Matteo

     
  8. Salve Matteo, requisito indispensabile per l’agevolazione è che vi sia un nesso temporale tra rientro in Italia e nuovo lavoro. Questo significa che si ha diritto all’agevolazione quando si rientra in Italia per svolgere immediatamente un nuovo lavoro. Chi rientra in Italia e poi trova un lavoro non rientra nella fattispecie della norma. Mi rendo conto che non sia molto ragionevole, ma questo è quanto ha chiarito anche l’Agenzia con l’interpello n. 919-114/2018 resa dalla Direzione regionale della Calabria. In pratica prima del rientro si deve provare di avere a disposizione il contratto con l’azienda italiana.

     
  9. Gentile Dott. Migliorini,

    La ringrazio del commento precedente.
    Mi consiglierebbe comunque di inoltrare la domanda di agevolazione fiscale, ed eventualmente andare in contenzioso? L’interpello della DR Calabria potrebbe essere smentito e/o non confermato ulteriormente dalle altre agenzie, dato che contravviene la ratio della norma originale.
    Grazie in anticipo,

    Matteo

     
  10. In una situazione come quella che mi descrive non rientra nella fattispecie della norma agevolativa. Prendere l’agevolazione e andare in contenzioso significa tre gradi di giudizio dover pagare le imposte accertate con sanzioni e sostenere spese processuali per anni. Non lo consiglierei.

     
  11. Salve, sono laureata, lavoro all’estero da 3 anni e sono iscritta all’AIRE. Vorrei sapere se avrei diritto all’agevolazione fiscale se rientrassi in Italia come dipendente della solita azienda estera. L’azienda per cui lavoro attualmente non ha sedi nè dipendenti in Italia ma potrebbe esserci l’opportunità di essere trasferita come unica referente, probabilmente con una tipologia di lavoro home-based o smart working.

    Grazie per la disponibilità,

    Claudia

     
  12. Salve Claudia, l’agevolazione riguarda soggetti che rientrano in Italia e che lavorano come dipendenti di aziende italiane o che lavorano come autonomi. Nel suo caso lavorando per azienda estera l’agevolazione non trova applicazione.

     
  13. Ciao Claudia,

    basta avere o aprire una branch italiana della tua compagnia in Italia e il bonus dovrebbe essere applicabile. Giusto @FedericoMigliorini?

     
  14. L’affermazione di Gaetano è corretta, se l’azienda estera apre una subsidiary o una branch italiana che ti assume come lavoratore dipendente a seguito del tuo rimpatrio in Italia il bonus è applicabile.

     

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