Regno Unito: guida al regime fiscale e brexit

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Qual è il regime fiscale di tassazione nel Regno Unito? Stai pensando di trasferirti in UK e vuoi sapere come è la tassazione dei redditi che andrai a conseguire? In questa guida troverai i principali profili legati al sistema di tassazione vigente per i redditi prodotti nel Regno Unito.

Il Regno Unito rappresenta una delle mete preferite per i soggetti che voglio espatriare.

Pensa a tutti coloro che intendono andare andare in cerca di nuove opportunità professionali, oppure chi intende diversificare i propri affari ed investimenti.

Anche tu stai pensando ad un trasferimento di residenza nel Regno Unito?

Stai cercando un Paese ove avviare una tua attività commerciale?

Questa guida potrà esserti sicuramente utile per conoscere i principali profili legati al sistema fiscale di tassazione vigente in UK.

Sia che tu sia una persona fisica  o una società potrai avere maggiori informazioni per le tue decisioni di business.

In questo contributo voglio porre la tua attenzione sugli aspetti di fiscalità internazionale legati all’ordinamento tributario del Regno Unito. Con particolare attenzione a quelli che possono avere un impatto sui redditi percepiti da soggetti provenienti dall’Italia.


Perché investire nel Regno Unito?

Nel gruppo dei Paesi Europei il Regno Unito è la seconda potenza economica dopo la Germania. Negli ultimi anni l’economia del Paese è cresciuta ad una media annua del 2%.

Il Regno Unito è riuscito ad affermare questa posizione grazie alla capacità dei propri governi ad attuare un risanamento dei conti pubblici. Non attraverso un aumento delle tasse, ma con la riduzione delle stesse per effetto dei tagli alla spesa pubblica.

L’appartenenza all’Unione Europea è venuta meno con i risultati del referendum del giugno 2016. Il Primo Ministro Theresa May ha notificato il 29 marzo 2017 l’uscita del Paese dall’Unione Europea ai sensi dell’articolo 50 del Trattato.

Tuttavia il Paese rimane legato all’EFTA (European Free Trade Association) ed alla WTO (World Trade Association).

Il Regno Unito vanta una valuta che resta solida nonostante l’effetto Brexit. Londra, infatti, rimane la capitale finanziaria europea ed agevola il ruolo di catalizzatore di investimenti, contribuendo alla libertà di movimento commerciale.

Innovazione ed imprenditorialità nel Regno Unito

La legislazione britannica favorisce innovazione ed imprenditorialità concedendo sgravi fiscali sino al 100% per investimenti in determinati settori. Come ad esempio quello delle nuove energie, accesso a finanziamenti per ricerca e sviluppo e contributi in conto capitale per le industrie manifatturiere

Il tutto assicurando per altro verso uno stretto rispetto delle regole, attraverso strumenti quali:

  • La lotta contro corruzione, riciclaggio e pratiche concorrenziali scorrette;
  • La tutela dei consumatori, delle privative industriali e dei dati personali.

Le detrazioni fiscali in materia di ricerca e sviluppo, combinate con una politica fiscale in ogni caso non penalizzante per l’impresa e l’avvenuta istituzione della c.d. Patent Box rappresentano ulteriori incentivi per le start up, le aziende ad alto contenuto tecnologico e le imprese in genere.

A ciò si aggiunge un alto livello di efficienza nelle procedure, dove nel Regno Unito bastano 13 giorni per costituire ed avere operativa una
società, contro una media europea di 32 giorni.

Settori economici in cui investire

Il settore principale dell’economia britannica rimane quello dei servizi, che rappresenta quasi l’80% del PIL.

Uno dei settori in ascesa è quello energetico, con l’obiettivo di sviluppare significativamente il comparto delle energie rinnovabili, ed in particolare i segmenti eolico e dell’energia marina.

I settori verso cui indirizzare investimenti diretti sono rappresentati in particolare da:

  • Agroalimentare. Dove i prodotti agroalimentari d’importazione riscuotono da anni un crescente successo e dove il potere di acquisto e nelle mani di pochi operatori della grande distribuzione organizzata;
  • Immobiliare. Settore sorretto da una domanda che resta significativa e di un patrimonio che continua a rivalutarsi nel tempo;
  • Energie rinnovabili. Dove il Regno Unito ha siglato l’accordo europeo sulle energie rinnovabili prevedendo di portare la produzione di energia da fonti rinnovabili ad un 15% della produzione totale entro il 2030. Il Regno Unito è stato tra i primi Paesi europei ad aprire effettivamente il mercato delle forniture di energia alla deregulation;
  • Biotecnologie;
  • IT e software. Con l’ambizione di diventare il più importante polo del digitale in Europa;
  • Comparto bancario e finanziario;
  • Macchine utensili;
  • Industria aerospaziale;
  • Logistica;
  • Settore cinematografico, televisivo e musicale.

Regno Unito: regime tributario

Vediamo adesso i principali elementi che caratterizzano il regime tributario britannico per imprese e persone fisiche.

Il sistema fiscale inglese ha struttura assai articolata e complessa, raccolta in una codificazione tra le più corpose a livello mondiale.

Essa è arricchita annualmente dai disposti del Finance Act, chiamato a ridefinire aliquote e norme applicative dei tributi, destinati vuoi all’agenzia dell’amministrazione fiscale (Her Majesty Revenue and Customs o HMRC), vuoi alle amministrazioni locali, i due ambiti in cui si articola la fiscalità del Regno Unito.

Regno Unito: residenza e domicilio

Il primo aspetto da considerare, quando ci si trasferisce all’estero, è capire immediatamente come ottenere, nel minor tempo possibile la residenza fiscale nel Paese che ci ospita.

I motivi che spingono ad un celere spostamento di residenza fiscale li trovate in questo contributo:

Trasferimento di residenza all’estero: la guida

In questa sede mi concentrerò, invece, sul comprendere quali sono i criteri soggettivi di collegamento nel sistema tributario del Regno Unito. Tra cui, in primis, la nozione di residenza e domicilio.

Il criterio più importante da ricordare è che una persona fisica residente e domiciliata nel Regno Unito è assoggettata a tassazione (imposta sul reddito) sul reddito ovunque prodotto (the arising basis).

La nozione di reddito ovunque prodotto include reddito di qualsiasi fonte, a prescindere se tale reddito è rimesso o utilizzato sul suolo britannico.

Un regime differente può trovare applicazione se una persona fisica è residente ma non domiciliata, come vedrai di seguito.

La residenza è stata per anni un concetto di derivazione giurisprudenziale. Questo fino a quando, nel 2013, è stata introdotta normativamente una nozione, che prevede una serie di test al fine di determinare la residenza di una persona.

La residenza è legata, quindi, alla combinazione della presenza fisica con altri fattori di connessione con il Regno Unito.

Domicilio UK

In aggiunta alla nozione di residenza, nell’ordinamento tributario anglosassone assume un connotato particolare un concetto di common law, il domicile.

In linea generale, il domicilio coincide con il territorio dove una persona risulta soggetta a un sistema di leggi e tale nozione si è sviluppata nel corso del tempo sulla base di precedenti giurisprudenziali.

Vi sono tre tipologie di domicilio:

  • Il domicilio di origine (ovvero il domicilio del padre al momento della nascita del figlio);
  • Il domicilio di dipendenza (ovvero quello che si acquisisce da una relazione familiare);
  • Infine, il domicilio di scelta.

Il domicilio di scelta (of choice) è particolarmente complesso da definire. In questo caso, entrano in gioco molteplici fattori, quali interessi personali e d’affari, nonché la volontà e l’intenzione di insediarsi in un territorio, individuati dalla giurisprudenza e dalla prassi delle autorità fiscali.

Alla nozione domestica di residenza e di domicilio, occorre sempre considerare anche quella prevista dalle normative internazionali (convenzioni contro le doppie imposizioni in vigore).

Ne risulta che, al fine di determinare i criteri soggettivi di assoggettamento tributario, assume rilevanza non solo la residenza (domestica e convenzionale), ma anche il domicilio.

I residenti non domiciliati nel Regno Unito

Il domicilio assume un ruolo preponderante al fine di determinare l’assoggettamento tributario in talune situazioni, peraltro di grande importanza economica e di immediato impatto sociale.

Per un soggetto residente ma non domiciliato, è possibile avvalersi di un particolare regime tributario. Questo regime prevede l’assoggettamento ad imposizione sui redditi esteri solo se rimessi o utilizzati nel Regno Unito.

Tale regime è piuttosto complesso, soprattutto negli aspetti operativi, e pertanto nel prosieguo ne verranno riportate soltanto gli elementi caratterizzanti.

Anche ai fini della tassazione sulle donazione e successioni, il domicilio assume un ruolo di assoluta rilevanza. Questo essendo il domicilio del de cuius e la localizzazione dei beni che determina le modalità d’applicazione dell’imposta.

In generale, le persone fisiche residenti nel Regno Unito, ma ivi non domiciliate, possono essere tassati:

  • In base ai redditi ovunque prodotti (the arising basis)

oppure

  • In base ai redditi “rimessi” in UK (the remittance basis).

Generalmente, una persona fisica residente che opta per il regime della remittance è tassato sui redditi e sulle plusvalenze di fonte UK mentre quelli di fonte non UK solo se e nella misura in cui siano rimessi nel Regno Unito.

La nozione di remittance è ampia e comprende qualsiasi forma di elemento di reddito o di proprietà che sia rimesso, ricevuto o utilizzato, direttamente o indirettamente (ad esempio a favore di una persona correlata) nel Regno Unito.

Redditi non remittance

Vi sono, tuttavia, anche dei flussi reddituali che non producono remittance.

In primis, i flussi di capitale (clean capital) possono essere trasferiti o utilizzati senza alcun effetto fiscale.

Si intende per clean capital i beni, siano essi liquidi o non liquidi, detenuti da una persona fisica prima di diventare residente in UK e quei beni acquisiti dopo che la persona fisica sia diventata residente, ma non soggetti a tassazione in base a norma interna (come da esempio i fondi derivanti dalla cessione minusvalente di un bene).

È possibile inoltre portare beni in UK senza effetto fiscale se quest’ultimi hanno un valore modico oppure se hanno un carattere meramente personale (vestiti, gioielli e opere d’arte), oppure ancora, se i fondi rimessi hanno come obiettivo di effettuare un qualifiyng investment.

Al fine della remittance basis, e per determinare correttamente se una rimessa sia fiscalmente rilevante, occorre valutare se un trasferimento di fondi sia riconducibile a un flusso di reddito oppure a un flusso di capitale.

A tal fine, le regole da applicare (c.d. mixed funds rules), in linea generale, prevedono una presunzione assoluta per cui si considerano rimessi e quindi fiscalmente rilevanti primariamente i flussi di reddito, in secondo luogo i capital gains e soltanto alla fine i flussi di capitale.

Long term resident

I residenti non domiciliati  “di lungo corso” (long term resident) possono continuare ad avvalersi del regime della remittance basis.

Tuttavia, essi devono pagare annualmente una remittance basis charge (RBC), che si aggiunge alle imposte da corrispondere sui redditi di fonte inglese. Essa deve considerarsi alla stregua di un anticipo di imposte inglesi sui redditi esteri.

La misura della RBC varia a seconda di quanto la persona fisica sia stata residente in UK, GBP 300 se residente 7 degli ultimi 9 anni, GBP 60.000 se residente 12 degli ultimi 14.

A partire dall’aprile 2017, le persone fisiche residenti e non domiciliati da 15 anni sono considerati deemed domiciled. Pertanto esse sono assoggettate a tassazione sui redditi ovunque prodotti.

Per approfondire: “Residente non domiciliato in UK: la disciplina

Regno Unito: imposta sulle persone fisiche

L’imposta sulle persone fisiche (Income tax) si applica alle persone fisiche residenti in UK. Siano esse domiciliate che non domiciliate, e a quelle non residenti, sui redditi di fonte UK (criterio dello Stato della fonte).

Le aliquote sono applicate a seconda della categoria di reddito e del relativo scaglione.

Le principali categorie reddituali sono le seguenti:

  • I redditi non da risparmio;
  • I dividendi;
  • Gli altri redditi da risparmio.

In questa stessa sequenza, partecipano alla formazione del reddito complessivo (e dei relativi scaglioni).

Redditi non da risparmio

I redditi non da risparmio (quali il reddito di lavoro dipendente, i redditi professionali e d’impresa) sono tassati, dal periodo che inizia dal 6 aprile (fino al 5 aprile dell’anno successivo).

La tassazione avviene in base a 3 aliquote:

  • 20% fino a GBP 43’000 (basic rate);
  • 40% fino a GBP 122’000 (higher rate);
  • 45% da GBP 150’000 (additional rate).

Al reddito deve essere applicata una deduzione forfettaria di GBP 11’000.

Dividendi

Dal 6 aprile 2016, i dividendi sono tassati al 7,5%, 32,5% e 38,1%. Questo a seconda che, rispettivamente, un contribuente ricada nello scaglione basic rate, higher rate e additional rate.

Prima della tassazione si applica una franchigia di esenzione pari a GBP 2’000.

Riepilogando, la tassazione dei dividendi in UK è la seguente:

  • 7,5% fino a GBP 43’000 (basic rate);
  • 32,5% fino a GBP 122’000 (higher rate);
  • 38,1% da GBP 150’000 (additional rate).

Al dividendo deve essere applicata una deduzione forfettaria di GBP 2’000.

Non residenti

Le persone fisiche non residenti sono assoggettate a tassazione in UK sui redditi di fonte inglese. In particolare, sulle attività di lavoro dipendente, professionale o d’impresa.

I redditi immobiliari sono di regola tassabili per il tramite dell’agente pagatore (Non-resident Landlord Scheme).

Questo soggetto trattiene l’imposta sui canoni di locazione pagati a non residenti (che peraltro, possono optare per l’assolvimento dell’obbligo tributario tramite dichiarazione dei redditi ed essere pagati senza alcuna ritenuta).

Occorre notare che, in molteplici fattispecie, il soggetto residente che corrisponde un reddito a un non residente deve applicare una ritenuta in uscita (20%), che può essere anche a titolo d’acconto (pertanto l’obbligo tributario viene assolto tramite apposita dichiarazione).

Imposta sulle persone giuridiche

Le società residenti in UK sono soggette ad un’imposta societaria (Corporation tax) sui redditi ovunque prodotti.

Le società non residenti sono soggetti a Corporation tax se esercitano un’attività d’impresa per il tramite di una stabile organizzazione.

La stabile organizzazione è caratterizzata di solito dalla presenza di un luogo fisso dove viene svolta l’attività o da un agente che ha pieni poteri di rappresentare la società estera.

Una società è residente se è costituita in UK o se la direzione effettiva è ivi esercitata. Peraltro, conformemente ai parametri internazionali, se una società inglese non ha la direzione effettiva in UK, la stessa non sarà considerata residente, anche ai fini domestici.

Questo significa che è possibile che vi sia una società inglese, formalmente costituita in UK, che non è ivi fiscalmente residente (derivandone quindi che gli eventuali utili realizzati non sono ad essa fiscalmente attribuibili e quindi tassabili).

Questo concetto assume una particolare rilevanza in alcune tipiche forme contrattuali di commercio internazionale (quali ad esempio i contratti di agenzia, particolarmente diffusi in UK).

L’aliquota principale è pari al 19% dal 1° aprile 2017, anche se vi sono dei progetti per ridurla ulteriormente al 15%.

Regno Unito: tassazione sui capital gains

Le plusvalenze realizzate dalle persone fisiche sono assoggettate a Capital Gain Tax secondo regole distinte dalla Income tax. Mentre per le persone giuridiche le plusvalenze concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini della Corporation Tax.

La plusvalenza è tassata con differenti aliquote (dal 28% al 10%) con una franchigia annua pari a GBP 11’100.

Il regime di Substantial Shareholdings Exemption prevede che le plusvalenze realizzate dalla cessione da parte di società trading (o da parte di un gruppo di società operative) di partecipazioni (almeno pari al 10% del capitale sociale) in altre società trading (o gruppi) siano fiscalmente esenti.

Si intende per società trading una società che, per almeno 12 mesi prima (e dopo) all’alienazione, esercita un’effettiva attività commerciale (ad esempio, non sono trading le società che gestiscono essenzialmente liquidità o quelle finalizzate alla mera detenzione di immobili).

Le plusvalenze realizzate da non residenti non sono soggette ad imposizione in quanto territorialmente non rilevanti. Questa disposizione si applica innanzitutto alla cessione di partecipazioni in società inglesi. Tuttavia, le plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili residenziali, tranne in alcuni casi specifici, sono soggette all’imposta sui capital gain.

Vi sono numerose disposizioni che consentono una detassazione totale o parziale delle plusvalenze realizzate. Ad esempio, le plusvalenze derivanti dalla valorizzazione di beni aziendali “qualificati” sono detassate se il corrispettivo è reinvestito in beni con le medesime caratteristiche.

Regno Unito: dividendi e interessi pagati all’estero

I dividendi corrisposti da società residenti non sono soggetti ad alcuna ritenuta in uscita.

Interessi e canoni corrisposti a soggetti non residenti sono assoggettati ad una ritenuta pari al 20%. Se tuttavia gli interessi sono relativi a un finanziamento a breve termine (non eccedente 364 giorni), a certe condizioni, la ritenuta non è applicabile.

La ritenuta in uscita è ridotta nel caso in cui trovi applicazione una Convenzione contro le doppie imposizioni o addirittura annullata in caso di applicazione della Direttiva Madre/Figlia e di quella Canoni/Interessi.

L’applicazione ridotta o nulla della ritenuta sugli interessi in uscita deve essere comunicata in anticipo a HRMC, che dovrà emettere un certificato di esenzione; peraltro, per quanto riguarda, invece, le royalties è possibile applicare direttamente l’esenzione da ritenuta qualora il soggetto pagatore ritenga ragionevolmente che il soggetto percipiente abbia diritto all’esenzione.

Non esiste una ritenuta su altre tipologie di pagamenti effettuati a favore di un soggetto estero (quali commissioni, consulenze e altre tipologie di servizi).

Vale la pena sottolineare che, non essendoci una normativa similare a quella italiana sui c.d. paradisi fiscali, costi e spese sostenuti verso soggetti residenti in paradisi fiscali o comunque in Paese a bassa fiscalità sono deducibili integralmente (sempre che inerenti all’esercizio dell’impresa). Senza applicazione di alcuna ritenuta in uscita.

Credito per imposte pagate all’estero

È possibile ottenere un credito per le imposte assolte all’estero, nella misura dell’imposta inglese relativa al medesimo reddito.

È importante notate che se il dividendo proviene da una società estera di cui la società UK beneficiaria risulta socio per almeno il 10% del capitale di voto, quest’ultima può in aggiunta a quanto sopra ottenere un credito per le imposte assolte nel Paese estero sul dividendo stesso.

Questa misura non è applicabile nel caso in cui il dividendo estero sia già stato di fatto esentato (metodo dell’esenzione).

Norme di carattere antilelusivo

L’ordinamento tributario inglese prevede alcune disposizioni di carattere antielusivo. Una normativa generale anti abuso (GAAR) è stata introdotta nel 2013 e si applica agli schemi negoziali artificiali e fiscalmente abusivi che consentono un illecito risparmio di qualunque tipo di imposta (ad esclusione dell’Iva).

La normativa sul transfer pricing trova amplia applicazione e, soprattutto per i gruppi multinazionali, rappresenta un fattore cruciale nella determinazione delle politiche commerciali e in quelle di outsourcing, particolarmente diffuse in un Paese a forte vocazione internazionale.

La normativa transfer pricing è coerente, in linea generale, con i criteri internazionali. In questa sede, dove non ci occuperemo di analizzarne i contenuti, rileviamo soltanto alcune peculiarità, tra cui la circostanza che le small companies nella maggior parte dei casi sono di fatto escluse dall’applicazione di tale normativa.

Occorre infine sottolineare che la normativa transfer pricing trova ampia applicazione anche nelle relazioni di finanziamento, spesso diffuse tra i piccoli e medi gruppi (in questi casi, l’ambito di applicazione soggettivo si estende in quanto ne ricadono anche soggetti tra di loro indipendenti che abbiano finanziato un businesscomune”).

La normativa in tema di Controlled Foreign Company (CFC) è stata riformulata nel 2012 e presenta alcune peculiarità tecniche che esulano dagli obiettivi del presente articolo. In linea di massima, si sottolinea che tale normativa ha come scopo precipuo di limitare l’utilizzo di società estere che beneficiano di un regime fiscale di favore e che spesso sono utilizzate dai grandi gruppi inglesi per ottimizzare gli investimenti e i finanziamenti.

Imposta di registro

L’imposta di registro (Stamp duty) è applicata su talune transazioni. Nel prosieguo, analizzeremo la Stamp duty sui beni immobili, che senza dubbio, anche per la rilevanza economica e sociale, ha un grande impatto. L’imposta, infatti è in grado di influenzare direttamente gli investimenti esteri nel settore immobiliare inglese.

La Stamp duty land tax (SDLT) è una tassa che si applica al trasferimento di proprietà immobiliari. È applicata sul prezzo di trasferimento e in taluni casi, sul valore di mercato. La SDLT si applica con un sistema di tassazione ad aliquote crescenti per ogni singolo scaglione di prezzo.

Alla SDLT, occorre aggiungere la Annual Tax on Enveloped Dwellings. Imposta che si applica annualmente sugli immobili di valore medio-alto detenuti per il tramite di veicoli societari. La norma è stata introdotta per limitare l’acquisto dall’estero di proprietà immobiliari di pregio tramite strutture societarie che non avrebbero a certe condizioni. Il tutto, scontando nessuna imposizione indiretta (in particolare, al momento della successione).

Occorre fin da subito rilevare che se tale immobile è acquisito nell’ambito di una operazione di sviluppo o se è locato a valori di mercato, l’imposta predetta non si applica.

Imposta su successioni e donazioni

L’Inheritance tax trova applicazione alla morte di una persona fisica domiciliata in UK.

L’Inheritance tax si applica in questo caso ai beni ovunque detenuti dal de cuius. Occorre rilevare che la nozione di domicilio ai fini delle imposte dirette non sempre coincide con quella ai fini delle imposte indirette (e quindi della successione), risultando quest’ultima più ampia. A tal fine, occorre considerare che, ai fini dell’Inheritance tax, non assume alcun rilievo la residenza del de cuius.

L’Inheritance tax si applica sui beni che abbiano un valore eccedente GBP 325.000 con una aliquota ordinaria del 40%.

La base imponibile deve essere incrementata del valore delle donazione effettuate nei 7 anni precedenti l’evento morte. Non vi sono esenzione particolari, ad eccezione delle donazioni tra marito/moglie e alcune attività d’impresa, a determinate condizioni.

Per i non domiciliati (e quindi anche per i non residenti), l’imposta si applica soltanto sui beni localizzati nel Regno Unito.

Occorre infine segnalare che Italia e Regno Unito hanno sottoscritto una apposita Convenzione in materia di imposta di successione e donazioni. Occorre prestare attenzione alla circostanza che l’applicazione congiunta delle nozioni di residenza e domicilio può causare effetti di doppia imposizione.

Convenzione tra Italia/Regno Unito

La Convenzione contro le doppie imposizioni Italia/Regno Unito è conforme al modello OCSE.

Per quanto riguarda l’articolo 4 (domicilio fiscale), si sottolinea che la norma precisa che l’espressione “residente” non comprende:

le persone che sono imponibili in questo Stato contraente soltanto per i redditi provenienti da fonti ivi situate

Ne deriverebbe che i residenti non domiciliati non possono beneficiare delle norme della Convenzione. Tranne su quei redditi o capitali che decidano di rimettere.

I dividendi subiscono una ritenuta del 15%, che scende al 5% se il beneficiario detiene almeno il 10% della società pagante. Si ricorda peraltro che i dividendi pagati da una società UK non scontano alcuna ritenuta domestica.

Gli interessi subiscono una ritenuta del 10% se il percettore ne è l’effettivo beneficiario (anziché del 20% come prevede la norma domestica inglese). Gli interessi derivanti da operazioni di natura commerciale non scontano ritenuta.

I canoni invece subiscono una ritenuta agevolata dell’8% sempre che il percettore ne sia l’effettivo beneficiario. L’aliquota ridotta trova applicazione solo sulla parte di interessi e canoni che non eccede quella che sarebbe convenuta tra soggetti indipendenti.

Tassazione di artisti e sportivi in UK

Per quanto riguarda la tassazione degli artisti e sportivi, l’articolo 17 prevede che i redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dalle sue prestazioni personali esercitate nell’altro Stato contraente in qualità di artista o sportivo, sono imponibili in detto altro Stato.

Ne deriva che entrambi gli Stati sono titolati a richiedere il pagamento delle imposte sui medesimi redditi, con l’effetto che la doppia imposizione va eliminata tramite il meccanismo del credito d’imposta.

Le norme convenzionali contro la doppia imposizione hanno degli effetti similari a quelli previsti in tema di credito d’imposta dalla normativa domestica. Impedendo di fatto che i dividendi scontino in capo al percettore residente in UK alcuna forma di tassazione. Quindi, consentendo, se ci sono i requisiti, di eliminare la doppia imposizione economica sugli utili societari.

Brexit

Gli effetti dell’uscita del Regno Unito dall’UE (Brexit) nelle relazioni tributarie internazionali che coinvolgono il Regno Unito ed in particolare quelle con l’Unione Europea sono di difficile lettura. Questo anche in quanto fortemente influenzate da scelte politiche ancor maggiormente difficili da interpretare ed anticipare.

Peraltro, allo stato attuale, è possibile che le maggiori novità, perlomeno nel breve-medio termine, possano essere quelle relative all’IVA. Questo con l’abolizione di alcuni istituti relativi al medesimo tributo (ad esempio, gli adempimenti Intrastat) nonché in relazione ai dazi doganali.

Per quanto riguarda poi le imposte dirette, è difficile prevedere cosa possa accadere. Sempre nella considerazione che diverse disposizioni inglesi di carattere tributario sono state profondamente influenzate dalla giurisprudenza europea nonché dall’azione politica e legislativa della UE.


Regno Unito: la normativa sul lavoro

La forza lavoro nel Regno Unito è rappresentata da circa 40 milioni di lavoratori.

Il livello di disoccupazione del 6,9% ed il livello di sindacalizzazione del 26% circa.

Nel diritto del lavoro del Regno Unito vi è una parte regulatory retta dalla normativa applicabile ed una parte affidata alla libera contrattazione tra le parti.

Il contratto può stipularsi sia per fatti concludenti che per iscritto.
Talune clausole devono essere, in ogni caso, scritte e messe a disposizione del lavoratore. Si tratta, di retribuzione, mansioni, ferie e divieto di concorrenza. In particolare il datore di lavoro è tenuto a comunicare entro due mesi dall’assunzione le mansioni, il luogo di lavoro, le condizioni di risoluzione del contratto, la retribuzione.

In relazione alla durata del rapporto, la legge del Regno Unito riconosce la possibilità di concludere contratti di lavoro a tempo determinato, a
tempo indeterminato e part-time, stabilendo che i contratti a tempo determinato non possono contenere informazioni peggiorative rispetto a quelli a tempo indeterminato. Salvo che siano giustificate da particolari contingenze.

Obblighi contributivi

La maggior parte dei lavoratori devono adempiere sino all’età pensionabile ad obblighi contributivi.

Si tratta di obblighi noti come National Insurance Contributions (NICs), da utilizzare in sede pensionistica e di corresponsione di indennità di disoccupazione.

L’età pensionabile diverrà la stessa sia per gli uomini che per le donne, ed inizierà ad aumentare, raggiungendo i 66 anni nell’ottobre 2020. Questo per poi arrivare a 67 anni fra il 2034 e il 2036 ed a 68 anni fra il 2044 e il 2046.

Viene fatto obbligo ai datori di lavoro, ai lavoratori dipendenti ed ai lavori autonomi di tenere adeguate scritture contabili che comprovino il corretto adempimento delle obbligazioni previdenziali.

Tale documentazione deve essere conservata per un periodo di cinque anni a decorrere dal 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento.

Nel caso di società, l’obbligo di conservazione si estende ai sei esercizi successivi a quello di riferimento.

Per quanto attiene l’assistenza medica l’Income Tax (Recommended Medical Treatment) Regulations 2014 ha previsto che il datore di lavoro sia tenuto, in esenzione fiscale, ad erogare sino a £ 500 al lavoratore che debba assentarsi per almeno 28 giorni per malattia o infortunio, a fronte di certificazione medica.


Tutela della proprietà intellettuale nel Regno Unito

Il Marchio

Il Regno Unito è membro della World Intellectual Property Organization (WIPO).

La tutela della proprietà intellettuale è elevata, nell’ambito di un sistema di elevata efficienza sia in ambito preventivo che repressivo.

L’attuazione della Brexit renderebbe meno efficiente un sistema oggi
centralizzato e funzionante nella gestione dei marchi europei, perdendo sinergie che paiono di estensione a breve anche al comparto brevettuale, con maggiori costi per le imprese.

In ogni caso verosimilmente sarebbe possibile per l’operatore estero che ha marchi registrati nel Regno Unito procedere a convertire le registrazioni, mantenendo la priorità, in soli marchi di diritto inglese, pur con problematiche burocratiche ed aggravio di costi.

Se poi il Regno Unito decidesse di uscire dallo Spazio Economico Europeo si perderebbero anche i vantaggi dell’armonizzazione richiesta in termini di requisiti per la registrazione.

Il marchio è rappresentato da parole, immagini o loro combinazioni, da imballaggi e confezioni.

La normativa di riferimento in tema di marchi registrati è rappresentata dal Trade Marks Act 1994 che è stato adottato per dare attuazione alla Prima Direttiva 89/104/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1988 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri in materia di marchi d’impresa e protegge tre fondamentali categorie di marchio:

  • Il marchio verbale, con o senza un particolare stile grafico;
  • Il marchio pittorico;
  • Una combinazione dei primi due.

Registrazione, durata e tutela

Un marchio per essere registrato deve essere unico, non ingannevole e non in conflitto con altri marchi.

La registrazione avviene con il deposito di una domanda (da cui già scaturisce una prima protezione), si procede poi entro i due mesi successivi ad un accertamento dell’assenza di priorità d’uso.

Al termine della procedura di pubblicazione preliminare sul Trade Mark Journal per consentire opposizioni di terzi, il marchio viene iscritto nel Trade Mark Registry.

La tutela assicurata ha durata indeterminata, ma a partire dal settimo anno è necessario pagare una tassa di registrazione per i successivi quattro anni.

Requisiti per la tutela dei marchi sono la capacità distintiva e la non-convenzionalità di un segno distintivo che non può e non deve essere
meramente descrittivo.

La registrazione del marchio garantisce al proprietario il diritto d’uso del marchio sui beni e/o servizi per i quali è stato richiesto, e la possibilità di agire in giudizio in caso qualcuno utilizzi lo stesso marchio, od un marchio simile, per gli stessi beni e/o servizi.

Detta procedura ha valore solo per il Regno Unito. E’ peraltro possibile ricevere protezione in tutti i Paesi dell’Unione tramite la registrazione al OHIM.

Brevetto e design industriale

I requisiti per ottenere un brevetto nel Regno Unito sono rappresentati da:

  • Novità dell’invenzione;
  • Originalità dell’invenzione;
  • Applicabilità industriale, dove l’invenzione deve implicare la realizzazione di un prodotto funzionante.

Un brevetto rilasciato a fronte dell’accertamento dei predetti requisiti comporta la concessione di un diritto esclusivo sull’utilizzo di un’opera dell’ingegno, un’applicazione o un procedimento, che, secondo la vigente legge sui brevetti, gode di protezione ventennale.

La procedura relativa all’assegnazione di un brevetto riguarda l’Intellectual Property Office (www.ipo.gov.uk).

Il brevetto ha valore solo nel Regno Unito e nell’isola di Man, ed ha una durata massima di 20 anni. Il rinnovo deve avvenire annualmente ed è garantito per i primi quattro anni.

Contestazioni in merito alla validità e la revoca dei brevetti sono sottoposte alla diretta competenza dell’organo amministrativo di controllo, in base ad un procedimento disciplinato dalle Patents Rules 2007.

Patent Box

Il Governo inglese ha introdotto la c.d. Patent Box per rafforzare gli incentivi all’investimento in innovazione da parte delle imprese nel Regno Unito.

Si tratta di applicare un’aliquota ridotta rispetto alla Corporation Tax, pari al 10%. Essa è applicabile a tutti i redditi derivati da brevetti depositati, ovvero licenziati in uno con i correlati diritti di:

  • Sviluppo, utilizzo e difesa dei diritti dell’invenzione brevettata;
  • Esclusiva almeno nel Regno Unito e
  • Diritto di escludere i terzi, concedente incluso, siano essi pagati sotto forma di royalties oppure inclusi nel prezzo di vendita dei prodotti.

Rientrano nel provvedimento e correlata esenzione i brevetti depositati e tutelati dallo UK Intellectual Property Office (IPO) e dallo European Patent Office, ovvero nei seguenti Paesi dello Spazio Economico Europeo: Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Svezia.

Per calcolare il reddito a cui viene applicata l’aliquota agevolata del 10% è necessario prendere in considerazione il totale dei ricavi derivati dalla vendita dei prodotti brevettati o dei brevetti stessi, dalle royalties e dagli indennizzi percepiti a fronte di eventuali violazioni, costi di
commercializzazione e promozione inclusi pro quota.

Diritto d’autore

Per godere dei diritti di copyright non è necessaria alcuna registrazione.

Il copyright è un diritto automaticamente accordato all’autore di materiale letterario, lavori musicali, opere artistiche, pubblicazioni, registrazioni sonore, film con inclusione di video, trasmissioni e programmi via cavo.

I programmi informatici sono protetti in maniera del tutto analoga a quanto avviene per le opere letterarie, musicali od artistiche. Per questa categoria di beni immateriali, il copyright ha un periodo di validità di 70 anni dalla morte dell’autore.

In caso di film la validità è di 70 anni dopo la morte dell’ultima persona tra il direttore, l’autore dei dialoghi ed il compositore delle musiche
del film. Le produzioni musicali sono protette per 50 anni, e le pubblicazioni per 25 anni.

Tali termini si applicano a lavori originati nel Regno Unito, o in uno Stato dell’Area Economica Europea.

In caso di opere originate al di fuori del Regno Unito il grado di protezione dell’opera è dato dalle norme del Paese d’origine.

 

12 COMMENTS

  1. Gentilissimi .volevo un consiglio .Mia suocera si è trasferita a Londra 50 anni fa .ha comprato delle proprietà e adesso che è anziana vorrebbe cedere i beni alla figlia che vive in Inghilterra . Ma in Italia.sia lei che la figlia hanno doppia cittadinanza .ora per non incombere nella tassazione esagerata del regno unito per la successione. Quale escamotage si può trovare per non dare tutto profitto della donazione allinghilterra ?

     
  2. Volevo avere alcune informazioni per quando riguarda la doppia imposizione. Le spiego io con mio marito siamo tornati in Italia nel 2000, abbiamo 2 piccoli appartamenti che affittiamo a Londra. Lui ha iniziato a lavorare nel 2008 in Italia come operaio, perché l’Italia ci impone di pagare le tasse quando noi le paghiamo anche in Inghilterra? Lui paga ca 15.000 euro l’anno su ca 40.000!! Doppia imposizione volevo capire se ora con il Brexit qualcosa è cambiato!! Grazie Fabiana qui ci costringono a scappare di nuovo….

     
  3. Le regole prevedono si una doppia imposizione, ma anche dei metodi per eliminarla, come ad esempio il credito per imposte pagate all’estero. Se vuole sono a disposizione per analizzare la vostra situazione e verificare se questo è stato applicato correttamente, oppure per iniziare ad applicarlo per il futuro. Nel caso la contatto in privato e poi nel caso le propongo un preventivo.

     
  4. Mio padre si e’ appena trasferito a Londra e deve trasferire la pensione Italiana qui. Qual’e’ l’ammontare delle tasse che HRMC applica sulle pensioni estere?
    Grazie

     
  5. E’ la stessa tassazione che applica sui redditi da lavoro dipendente e sui redditi da pensione interni.

     
  6. Buon giorno,

    quali tasse si pagano nel Regno Unito per i redditi di locazione percepiti e tassati in Italia da chi è iscritto all’AIRE in Inghilterra?
    grazie
    giuseppe

     
  7. Sono residente in Italia; se acquisto azioni quotate nella borsa di Londra, nel caso di accredito di dividendi sul conto titoli di banca italiana, quanto pago di tasssazione oltre al 26% di tassa italiana? mi spiace ma nell’articolo non riesco a capirlo.
    Grazie

     
  8. Salve,
    Ho intenzione di trasferirmi in Uk e avendo sul cv esperienza come segretaria e amministrazione, vorrei informarmi maggiormente sulle norme fiscali inglesi, per potermi candidare nella mansione. Sapete consigliarmi un libro in italiano che tratti in modo completo l’argomento?
    Grazie

     

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