Residenza fiscale delle persone fisiche: la guida

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Stai pensando di trasferirti all’estero? Ricorda che la Residenza Fiscale è uno dei principi fondamentali del nostro sistema tributario. E’ attraverso la residenza che si stabilisce il Paese ove il contribuente è tenuto a dichiarare tutti i suoi redditi, ovunque essi siano percepiti (world-wide income principle). Di seguito tutte le info utili per l’accertamento della Residenza Fiscale dei contribuenti. 

La regola generale prevede che siano considerati residenti fiscalmente in Italia le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni ovvero 184 nel caso di anno bisestile) sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente (criterio formale). Oppure, come criteri alternativi che abbiano nel territorio dello Stato (criteri sostanziali) il domicilio, ovvero la residenza ai sensi del codice civile (art. 43, comma 1).

Il concetto di Residenza Fiscale è sicuramente uno dei più importanti in ambito tributario.

Questo in quanto la tassazione dei contribuenti, avviene con modalità differenti proprio a seconda di dove questi abbiano la propria Residenza Fiscale. Per questo motivo cambiare la residenza fiscale è un’operazione delicata che deve essere effettuata con particolare attenzione.

Abbiamo pensato, quindi, di riassumere i principali concetti utili ad aiutarvi ad identificare la vostra residenza fiscale: identificarla è fondamentale in tutti i casi in cui ci si vuole trasferire all’estero, oppure nel caso in cui si voglia sapere dove tassare i redditi che si sono percepiti fuori dai confini nazionali.

Se stai pensando di trasferirti all’estero, lo hai appena fatto, oppure stai percependo dei redditi all’estero. Magari in caso di vacanza studio, stage, borse lavoro, o altro, questa guida ti aiuterà a capire dove è la tua residenza fiscale. Di conseguenza, potrai capire anche dove tassare i redditi che hai percepito all’estero.

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IL CONCETTO DI RESIDENZA FISCALE PER LE PERSONE FISICHE

La Residenza Fiscale identifica il Paese ove il contribuente, sia esso persona fisica o società, risulta essere residente. Quindi, indirettamente, il Paese ove egli è tenuto a dichiarare tutti i redditi percepiti durante il periodo di imposta.

Secondo quanto disciplinato dal DPR n. 917/86 (Tuir), ai commi 1 e 2, dell’articolo 2, la soggettività passiva ai fini IRPEF dei contribuenti, persone fisiche, si ha al verificarsi di questa fattispecie:

“si considerano residenti nel territorio dello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”

La norma riportata individua i soggetti passivi d’imposta prescindendo da considerazioni attinenti l’età, il sesso, lo stato civile e la cittadinanza.

L’articolo 2 del DPR n. 917/86 almeno per quanto riguarda le persone fisiche, può essere considerato come uno dei principi cardine del nostro ordinamento tributario. Infatti, questo articolo ha l’obiettivo di identificare quali sono i soggetti che devono obbligatoriamente sottostare alla disciplina delle imposte sui redditi (in questo caso all’IRPEF).

Per capire chi deve applicare la tassazione delle imposte dirette in Italia la normativa richiede il rispetto di almeno un requisito tra quelli indicati (domicilio, residenza, iscrizione all’anagrafe per almeno 183 giorni nell’anno).

CONDIZIONI PER LA VERIFICA DELLA RESIDENZA FISCALE

La residenza fiscale, quindi, viene riconosciuta quando, per la maggior parte del periodo di imposta e cioè per più di 183 giorni all’anno, il soggetto, persona fisica, soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:

  •  E’ iscritto all’anagrafe della popolazione residente, presso i vari Comuni;
  •  Ha fissato in Italia il proprio domicilio (ovvero il centro vitale dei propri affari, e dei propri interessi morali, familiari o sociali);
  •  Ha stabilito in Italia la propria residenza (la propria dimora stabile in un luogo, con l’intenzione di rimanervi).

Le condizioni sopra citate, per verificare la residenza in Italia, sono alternative tra loro, nel senso che, è sufficiente che ricorra anche una sola di esse perché un soggetto sia considerato fiscalmente residente in Italia (e quindi dichiari qui tutti i redditi posseduti, indipendentemente dal luogo nel quale siano stati prodotti).

Al contrario, se invece, un soggetto non possiede alcuna delle caratteristiche sopra citate, non sarà considerato residente fiscalmente in Italia, e pertanto sarà chiamato a dichiarare e quindi tassare nel nostro Paese soltanto i redditi ivi percepiti.

Riuscire a capire chiaramente questo aspetto è la prima cosa da fare quando ci si vuole trasferire all’estero. Oppure, al contrario quando si vuole rimpatriare in Italia dopo aver vissuto all’estero.

CALCOLO DEI GIORNI PER LA RESIDENZA

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Si ricorda che per le persone fisiche il periodo di imposta coincide con l’anno solare. Il concetto di “maggior periodo di imposta” può coincidere con 183 ovvero 184 giorni. Questo a seconda che si tratti o meno di anno bisestile.[/box]

Il computo del periodo di 183 o 184 giorni non deve tener conto solo degli archi temporali continuativi e deve essere determinato considerando il numero di giorni di presenza fisica del soggetto nel territorio. Questo considerando prioritariamente il periodo di svolgimento della specifica attività lavorativa.

Tuttavia, visto quanto riportato nel Commentario OCSE, articolo 15, paragrafo 5, devono essere considerati anche:

  • Le frazioni di giorno;
  • Il giorno di arrivo e di partenza;
  • I sabati e le domeniche;
  • Gli eventuali giorni di ferie trascorsi nel territorio italiano prima, durante e dopo il lavoro;
  • I periodi di pausa dell’attività lavorativa trascorsi nel territorio dello Stato italiano.

Non si considerano i periodi inferiori alle 24 ore trascorsi nel territorio italiano durante gli spostamenti che prevedono un periodo di attesa della coincidenza. Come può accadere quando si fa scalo durante un volo o un viaggio in nave.

Nel caso di morte della persona fisica è possibile stabilire se fosse o meno residente nel territorio dello Stato considerando:

il periodo intercorso tra l’inizio dell’anno solare ed il momento del decesso

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IL WORLDWIDE TAXATION PRINCIPLE PER I RESIDENTI

Sulla base del principio di Residenza Fiscale è fissata poi il principio della c.d. “worldwide taxation“.

Si tratta del principio cardine per la tassazione del reddito dei contribuenti. Anche l’Italia, come la maggior parte dei Paesi occidentali adotta, per determinare la tassazione dei soggetti ivi residenti fiscalmente.

L’Amministrazione finanziaria applica il principio secondo il quale i redditi del contribuente residente fiscalmente in Italia sono soggetti a tassazione diretta (Irpef) da parte dell’Erario. Indipendentemente dal Paese ove i redditi sono stati prodotti.

Al contrario i soggetti che non risultano essere residenti fiscalmente in Italia dovranno ivi dichiarare soltanto i redditi percepiti in Italia.

In pratica, un contribuente fiscalmente residente in Italia, è tenuto a dichiarare nel nostro Paese, il suo reddito mondiale, secondo quanto previsto dagli articoli 1, 2 e 3 del DPR n. 917/86.

Al contrario un contribuente residente fiscalmente in un Paese estero, è tenuto a dichiarare in Italia, e quindi ad assoggettare a tassazione in Italia soltanto i redditi che ha prodotto nel nostro Paese. Siano essi redditi di lavoro dipendente, lavoro autonomo, redditi di impresa, redditi fondiari, redditi di capitale o redditi diversi.

Come avrete sicuramente intuito il concetto di Residenza Fiscale è un aspetto molto delicato.

Conoscere la propria Residenza Fiscale è il punto di partenza per capire dove e come saranno tassati i redditi che abbiamo percepito nell’anno.

Un contribuente che non conosce la propria residenza fiscale non è in grado di assoggettare a tassazione in maniera corretta i redditi che ha percepito. In questi casi il problema più frequente che si riscontra, è quello della doppia tassazione, nel Paese di residenza fiscale del contribuente, e in quello ove il reddito è stato percepito.

IL CREDITO PER IMPOSTE ESTERE

A livello internazionale si è cercato di mitigare il problema della doppia tassazione di redditi esteri attraverso la stipula delle convenzioni contro le doppie imposizioni che costituiscono dei veri e propri trattati internazionali bilaterali che hanno lo scopo di regolamentare i rapporti in materia di Fisco tra i due Paesi aderenti.

Mentre, a livello di normativa nazionale, l’articolo 165 del DPR n. 917/86, permette di beneficiare di un credito di imposta per redditi prodotti (e tassati) all’estero.

In questo modo il contribuente che ha prodotto redditi in un Paese straniero, ha la possibilità di detrarre le imposte pagate all’estero dall’imposta dovuta in Italia, commisurata ad un determinato rapporto indicato dall’articolo 165 del DPR n. 917/86.

Attenzione però, non sempre è possibile beneficiare di questo credito, per alcuni tipi di imposta estera, lo stesso non è applicabile, rendendosi applicabile un’ulteriore strumento volto ad evitare la doppia tassazione, ovvero il meccanismo dell’esenzione.

Per approfondire: Il credito di imposta per redditi prodotti all’estero

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CANCELLAZIONE DALL’ANAGRAFE DI UN SOGGETTO RESIDENTE

Il trasferimento della propria residenza all’estero, dovuto a motivi lavorativi, di famiglia, ecc, interessa moltissimi contribuenti. Tuttavia, soltanto in pochi conoscono la corretta procedura per ottenere la cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente.

Questa procedura è di fondamentale importanza. Sia per evitare di dover affrontare il problema delle doppie imposizioni sui redditi percepiti, ma anche per evitare possibili accertamenti fiscali.

La cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente deve essere espressamente richiesta dalle persone fisiche che hanno stabilito la propria dimora abituale in un Paese estero e che sono tenute all’iscrizione all’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero (AIRE).

Secondo quanto stabilito dalla Circolare n. 304/E/I/2/705 del 2 dicembre 1997:

la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione all’AIRE non costituisce elemento determinante per escludere la residenza o il domicilio dello Stato, ben potendo, questi ultimi, essere desunti con ogni mezzo di prova, anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici”.

Infatti, il contribuente può aver mantenuto “il centro dei propri affari ed interessi o la propria dimora abituale che realizzano rispettivamente le ipotesi del domicilio e della residenza” in Italia.

DOMICILIO E RESIDENZA

Per individuare i concetti di domicilio e residenza di cui all’articolo 2 del DPR n 917/86 è necessario rifarsi all’articolo 43 del codice civile.

In particolare, per quanto riguarda la nozione di domicilio si intende il luogo in cui una persona “ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi” morali, sociali, e familiari.

Il domicilio è un rapporto giuridico col centro dei propri affari e prescinde dalla presenza effettiva in un luogo. Esso consiste in una situazione giuridica che prescinde dalla presenza fisica del soggetto. L’elemento caratterizzante è rappresentato dalla volontà di di stabilire e conservare in quel luogo la sede principale dei propri “affari ed interessi“.

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Con la Circolare n 304/97 l’Amministrazione Finanziaria ha precisato che la locuzione affari ed interessi deve intendersi in senso ampio comprensivo non solo di rapporti di natura patrimoniale ed economica ma anche morali sociali e familiari. La determinazione del domicilio deve essere desunta da tutti gli elementi di fatto che denunciano la presenza in un luogo di questi rapporti.[/box]

Occorre quindi individuare il carattere principale che questi rapporti hanno nella vita della persona.

ESEMPI DI CANCELLAZIONE DALL’ANAGRAFE

[box type=”warning” align=”aligncenter” class=”” width=””]Non è considerato residente in Italia un lavoratore che si è iscritto all’AIRE ed ha trasferito all’estero la famiglia. Contestualmente ha iscritto il figlio alla scuola materna nel Paese straniero. Inoltre, ha stipulato un contratto di locazione di un immobile di durata quadriennale. Risoluzione n 17/E/1999.[/box]

[box type=”warning” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un soggetto iscritto AIRE ed esercente attività di lavoro autonomo all’estero è fiscalmente residente in Italia se la sua famiglia è in Italia. Viene valorizzata la circostanza che il soggetto mantenga in Italia i propri legami familiari ed il centro dei propri interessi patrimoniali e sociali. In particolare permane un legame effettivo e stabile con lo Stato italiano[/box]

In questi casi, infatti, il lavoro e la famiglia sono gli elementi che permettono di dirimere il centro dei propri interessi patrimoniali e sociali.

Questo aspetto è di fondamentale importanza, e non deve essere sottovalutato.

Per questo ci appare utile riassumere quelli che secondo l’Agenzia delle Entrate sono gli elementi da considerare per la determinazione della Residenza Fiscale. Il tutto indipendentemente dalla presenza fisica del contribuente nello Stato italiano.

MOMENTO DI EFFETTUAZIONE DELL’ISCRIZIONE AIRE

Quando si effettua l’iscrizione all’AIRE è importante capire il momento a partire dal quale siamo considerati effettivamente residenti fiscalmente all’estero.

In questo ci viene in aiuto la Risoluzione n. 471/E/2008 dell’Agenzia delle Entrate, la quale ha specificato che:

ai fini della normativa italiana – e, dunque, anche di quella convenzionale, che rinvia sul punto alle norme interne – non è possibile considerare un soggetto residente limitatamente ad una frazione dell’anno di imposta

Questo significa che un soggetto che trasferisce la propria residenza all’estero durante l’anno, sarà comunque considerato fiscalmente residente in Italia, se l’iscrizione all’AIRE non ha riguardato un periodo di almeno 183 giorni nell’anno.

Classico caso è quello, ad esempio, del soggetto che trasferisce la propria residenza all’estero nella seconda metà dell’anno. In questo caso, al fine di stabilirne il Paese di residenza fiscale, è necessario valutare la sua situazione per tutto il periodo di imposta.

Se il trasferimento è intervenuto dopo che il soggetto ha maturato i requisiti per la residenza in Italia, egli continua ad essere tassato nello Stato anche per i redditi prodotti nel secondo periodo dell’anno.

Anno durante il quale è considerato residente all’estero, fatte salve le Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni.

Per approfondire: AIRE – Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero: guida all’iscrizione

ESEMPIO DI ISCRIZIONE AIRE RESIDENZA FISCALE

Un caso particolare può essere quello di un soggetto iscritto AIRE che esercita la propria attività all’estero, dove dispone di un appartamento e non ha altri beni immobili in Italia. La moglie è legalmente separata e risiede nella casa coniugale che le è stata assegnata con i figli minorenni che frequentano in Italia la scuola. I figli sono a carico di entrambi.

Il soggetto paga gli alimenti facendo accreditare sul conto corrente della moglie con la quale non è più in comunione dei beni. I figli li vede settimanalmente in base al diritto di visita deciso dal giudice.

In tal caso possono verificarsi le seguenti situazioni:

  1. Qualora al soggetto fosse riservata una stanza nella ex casa coniugale al fine di ospitarlo quando fa visita ai figli, si può sostenere che la sua residenza è in Italia;
  2. Qualora il soggetto si rechi in albergo e non permanga in Italia per un periodo superiore ai 183 giorni. Oppure nel caso in cui trascorre le ferie nella casa all’estero con i figli si può affermare che il suo domicilio è all’etero.

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TRASFERIMENTO DI RESIDENZA IN STATI AVENTI REGIMI FISCALI AGEVOLATI: CONSEGUENZE

Infine, su questo aspetto riteniamo utile ricordare, che come indicato nell’articolo 2, comma 2-bis, del DPR n. 917/86,

si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati nelle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori avente un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministero delle finanze da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale

Gli Stati e i territori aventi regime fiscale privilegiato sono stati individuati con il Decreto Ministeriale del 14 maggio 1999 e con il Decreto Ministeriale del 27 luglio 2010.

Per consultare l’elenco dettagliato dei Paesi puoi leggere questo articolo dedicato: “Paesi Black List per il trasferimento all’estero di persone fisiche“.

In questo caso diventa ancora più importante seguire le indicazioni che ti fornirò di seguito in merito agli accertamenti fiscali.

Questo in quanto, la Legge prevede che in caso di trasferimento della residenza in Paese Black List, l’onere della prova, per dimostrare l’effettiva residenza all’estero, sia a capo del contribuente stesso. Si tratta di una presunzione relativa che ribalta l’ordinario onere della prova posto a carico dell’Amministrazione Finanziaria.

Attraverso la disposizione si introduce la disposizione secondo cui un soggetto deve continuare a dichiarare i propri redditi esteri in Italia in forza della presunzione relativa, in virtù del trasferimento in Paese Black List.

Questo in quanto si presume che il trasferimento di residenza in uno di questi Paesi sia avvenuto esclusivamente in virtù dell’ottenimento di un indebito beneficio fiscale.

ONERE DELLA PROVA SUL CONTRIBUENTE NEL TRASFERIMENTO DI RESIDENZA

Con questa disposizione si pone a carico del contribuente l’onere di fornire con qualsiasi mezzo ad esclusione della testimonianza e del giuramento una prova valida per vincere la presunzione di residenza in Italia.

Tale prova può consistere in fatti o atti che confermino l’effettività della situazione concretizzatasi attraverso la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente. Questo in coerenza con l’assunzione di un reale e duraturo rapporto con lo Stato di immigrazione e con l’interruzione di significativi rapporti con lo Stato italiano.

ELENCO PAESI WHITE LIST

[box type=”warning” align=”” class=”” width=””]L’articolo 2, comma 2-bis del TUIR fa riferimento a Paesi diversi da quelli individuati con il Decreto del MEF. Tale norma entrerà in vigore quando il MEF procederà all’individuazione degli Stati White List. Pertanto quando sarà pubblicata la White List non si farà più riferimento alle Black List come quella sopra indicata.[/box]

Questa disciplina, comunque, non incide sull’individuazione dei Paesi per i quali sussiste l’inversione dell’onere della prova in caso di trasferimento di residenza all’estero. Questo in quanto l’articolo 2 TUIR non fa riferimento alla white List di cui all’articolo 168-bis ma ad una White List da emanarsi appositamente ai fini dell’individuazione dei Paesi paradisiaci per le persone fisiche.

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TRASFERIMENTO DI RESIDENZA ALL’ESTERO E ACCERTAMENTI DA PARTE DELLE ENTRATE

Negli ultimi anni l’attività di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, volta a contrastare possibili frodi o fonti di elusione derivanti dal trasferimento fittizio di residenza all’estero, simulato al solo fine di evadere la tassazione Italiana, si è notevolmente incrementata.

Non sono rari i casi, anche di personaggi famosi, che hanno simulato il proprio trasferimento all’estero, con il solo fine di non vedersi tassare in Italia i propri redditi.

Per questo motivo quando si vuole effettuare un trasferimento di residenza all’estero, improvvisare non serve a niente.

E’ necessario affidarsi alla consulenza di professionisti esperti che possano consigliarvi la strada migliore da percorrere.

Strada legata alla vostra situazione lavorativa e familiare, per evitare di incappare, o quanto mano avere i giusti strumenti per difendersi.

Questo nel caso in cui dovesse arrivare un accertamento fiscale volto a verificare la vostra Residenza Fiscale.

ELEMENTI DI IDENTIFICAZIONE DELLA RESIDENZA FISCALE

Per evitare, o quanto meno per non avere problemi, in caso di accertamenti è opportuno tenere presenti quali sono gli elementi che gli accertatori andranno a verificare per vedere se la vostra Residenza Fiscale è effettivamente stata sposta all’estero.

Per quanto concerne il concetto di Residenza Fiscale, per l’Agenzia delle Entrate costituiscono elementi volti a considerare la presenza nel territorio dello Stato italiano, i seguenti:

  •  Disponibilità  di un’abitazione permanente, anche tenuta a disposizione;
  •  Presenza della famiglia;
  •  Accreditamento di propri proventi, anche conseguiti all’estero;
  •  Possesso di beni, anche mobiliari;
  •  Partecipazione a riunioni di affari;
  •  Titolarità di cariche sociali (amministratore, presidente del consiglio di amministrazione, sindaco, ecc);
  •  Sostenimento di spese alberghiere, iscrizioni a circoli o a club;
  • Organizzazione della propria attività direttamente o tramite soggetti che operano nel territorio dello Stato.

IL CONCETTO DI “CENTRO DEGLI INTERESSI VITALI” DI UN SOGGETTO

Ai fini dell’accertamento della residenza fiscale l’Agenzia delle Entrate, in pratica, andrà a reperire ogni elemento concreto a volto a comprovare interessi in Italia.

In particolare si tratta di interessi familiari ed economici. L’Agenzia andrà a verificare la presenza di legami familiari ed affettivi in Italia. Come ad esempio, la presenza del coniuge o dei figli in Italia.

Allo stesso modo l’Agenzia verificherà la presenza di interessi economici che il soggetto ha in essere con l’Italia. Concretamente dovrà essere verificato l’interesse economico nel Paese e la possibile interesse affinché eventuali suoi capitali rientrino nello Stato italiano.

Deve inoltre essere accertata anche la volontà del soggetto di voler, in futuro, rientrare ed abitare in Italia.

Sono questi, appunto, gli accorgimenti da tenere in considerazione, quando si intende trasferirsi all’estero. Senza avere problemi di possibili accertamenti fiscali.

Ricordiamo che questo tipo di accertamenti trovano concreta applicazione soprattutto in caso di doppia residenza nel corso del periodo di imposta.

Per approfondire: Trasferimento della residenza all’estero: la guida

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RESIDENZA FISCALE E REDDITI ESTERI: CONSULENZA PIANIFICAZIONE FISCALE INTERNAZIONALE

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Se, invece, vuoi condividere con noi la tua esperienza, lasciaci un commento.

42 COMMENTS

  1. “Deve inoltre essere accertata anche la volontà del soggetto di voler, in futuro, rientrare ed abitare in Italia.”

    Che cos’è il processo alle intenzioni?

    Se uno vive 5 anni all’estero e poi rientra in Italia, sulla base di questo presupposto, deve pagare le tasse per i 5 anni passati (con regolare residenza fiscale all’estero). Perché il rientro in Italia mostra la volontà di vivere in Italia in futuro.

    Non so quale tribunale ha dato ragione all’agenzia delle entrate su questo punto. Tuttavia un ragionamento di questo tipo travalica il dettato della legge, laddove prevede il requisito della maggior parte del periodo di imposta.

    Per quanto riguarda l’abitazione permanente, questa dev’essere disponibile ed idoneo ad essere abitato per la maggior parte dell’anno. Se non è disponibile non è abitazione permanente.

     
  2. Mia sorella si è trasferita a Londra x lavoro. E le hanno chiesto il certificato di residenza fiscale da chiedere all’agenzia dell’entrate. Volevo sapere se va rinnovato ogni anno

     
  3. Vogliono avere certezza che lei sia effettivamente residente in Italia, non va rinnovato, ma potrebbero chiederle di presentarlo anche il prossimo anno.

     
  4. Vi risulta che l’invio di questionari ai cittadini italiani residenti all’estero, ai fini dell’accertamento della residenza fiscale?

     
  5. Si è possibile, è una modalità con la quale l’Agenzia inizia a chiedere informazioni.

     
  6. Mia fisglia ha un contratto di lavoro dipendente in Portogallo gli hanno richiesto il certificato di residenza fiscale per il 2017. L’Agenzia delle entrate può rilasciare ad oggi questo certificato?

     
  7. L’agenzia delle entrate oggi mi ha detto di non poter emettere un certificato di residenza fiscale per il 2017 in quanto non sono ancora trascorsi 183 per ritenere la persona residente per tutto l’anno.
    Mi hanno detto di ritornare i primi giorni di luglio se voglio il certificato. Mia figlia lavora in un’azienda con altri 30 dipendenti che invece hanno ottenuto il certificato già da qualche mese.
    Vi è una normativa al quale free riferimento? Quale comportamento è da ritenere corretto l’agenzia al quale mi sono rivolto io o le altre?
    Grazie per i chiarimenti che riuscirete a fornirmi.

     
  8. Probabilmente le altre persone si sono fatte rilasciare il certificato per l’anno 2016 e non per il 2017. Per il 2017 è impossibile stabilire la residenza fiscale non essendo ancora passati 183 giorni.

     
  9. Salve,
    mio figlio per tutto il 2016 ha risieduto e lavorato come dipendente con regolare contratto a Malta.
    Adesso che è rientrato in Italia ed è in posseso del CUD Maltese 2016 con un reddito lordo di 17700 deve dichiararli anche qui in Italia ??? … e con che modello ???
    Tenga presente che, oltre la residenza a Malta, lui non ha mai fatto comunicazione all’AIRE, per cui ha continuato a tenere anche la residenza Italiana.
    In questo caso, quale è la Residenza Fiscale, tenendo conto che è facilmente dimostrabile dal lavoro svolto e dal tipo di contratto la sua reale presenza per tutto l’anno a Malta e non in Italia ???
    Grazie e Saluti

     
  10. Gentili consulenti,

    complimenti per la chiarezza del vestro testo.

    Se un cittadino Svizzero, residente in Svizzera, che produce redditi solo in Svizzera
    si sposa con un cittadino italiano, residente in Italia, che produce redditi in Italia
    e acquistando insieme una casa in Italia, dove però per motivi di lavoro ci vive
    solo il coniuge (salvo i fine settimana), il soggetto Svizzero è soggetto a doppia
    imposizione, perchè l’Italia diventa il Suo “centro degli interessi familiari”
    oppure il soggetto Svizzero deve solo pagare le imposte per il bene che ha in Italia?

    Grazie

     
  11. Per rispondere alle sue domande, bisogna analizzare la residenza fiscale, il tipo di lavoro svolto, e la convenzione Italia Malta. Mi contatti in privato per una consulenza.

     
  12. La risposta esatta è dipende: dipende, da dove è la sua residenza effettiva, e dipende dalla Convenzione tra Italia e Svizzera. Se vuole una consulenza, le chiederei di utilizzare l’apposito servizio di consulenza. Grazie

     
  13. Buonasera,
    se dovessi andare a lavorare in Slovacchia (o altro paese in Europa) con contratto locale, residenza e domicilio permanente in Slovacchia con relativa iscrizione all’AIRE, ma la famiglia (moglie e bambini) dovesse rimanere in Italia (potrebbe trasferirsi oppure no in futuro, ancora non so) quale sarebbe la mia residenza fiscale, considerando che lo stipendio verrà pagato eventualmente su un conto corrente locale?
    Non so se fa differenza o no, ma non ho case di proprietà in Italia.
    Grazie

     
  14. La situazione è complessa, con queste informazioni posso dirle che l’Agenzia considererebbe la sua residenza comunque in Italia. Per far si che l’Agenzia la consideri residente fiscalmente all’estero, ci sono degli accorgimenti da prendere. Per maggiori info c’è il nostro servizio di consulenza fiscale online.

     
  15. Salve,

    La ringrazio per aver scritto questo utilissimo articolo.

    Andrò a lavorare negli Stati Uniti per 18 mesi con un visto J1, l’obbligo di tornare in italia (e di utilizzare questa occasione solo per apprendere conoscenze da poi portare nel proprio paese) è intrinseco a questo tipo di visto.

    Per ora non ho percepito redditi in Italia e vorrei inscrivermi all’AIRE.

    Una volta inscritto all’AIRE la mia residenza fiscale si sposterebbe negli Stati Uniti?

    Tutti i miei redditi verrebbero percepiti negli States, cosa dovrei dichiarare in Italia?

    La ringrazio in anticipo.

     
  16. Per quesiti di carattere personale c’è il nostro apposito servizio di consulenza fiscale online.

     
  17. Buongiorno,
    Sono un pensionato ex INPDAP, da circa 5 anni mi sono trasferito e preso la residenza in Ungheria, sono regolarmente iscritto all’AIRE. La mia domanda é: non dovrei percepire la pensione al netto?
    Ringraziandola anticipatamente, le porgo cordiali saluti!

     
  18. Per quesiti di carattere personale c’è il servizio di consulenza fiscale online. A seconda del servizio che sceglierà potrà rievere rispota via mail e un appuntamento telefonico per chiarire ogni suo ulteriore dubbio. Posso dirle solo che c’è una ragione per cui non percepisce la pensione al netto, anche se ha fatto domanda.

     
  19. Buongiorno, in merito agli elementi che identificano la residenza, come va considerata la permanenza di madre e padre in Italia, dal momento che sono celibe e facente parte di nucleo familiare autonomo da diversi anni, e a breve mi trafserirò all’estero senza redditi nè proprietà di alcun genere in Italia?

    Dovrei forse includere i genitori nel concetto di “presenza della famiglia” in Italia?? ..lo troverei alquanto strano…

    Grazie!

     
  20. In linea generale questo elemento da solo non è dirimente nel determinare la residenza fiscale, poi per una risposta più accurata bisogna analizzare la situazione nel suo complesso.

     
  21. Buongiorno,

    Sono un lavoratore dipendente in area extra-UE (Cina) dove risiedo per 11 mesi all’anno e dove pago regolarmente le imposte sul reddito. Tuttavia sono anche proprietario di un immobile in Italia (a seguito di donazione da parte dei miei genitori), lo stesso nel quale avevo la mia residenza in Italia era registrata, ma su cui non percepisco alcun reddito perche’ lasciato a disposizione di mio fratello.

    Volevo gentilmente chiedere se questo puo’ comportare problemi per quanto riguarda la residenza fiscale (sono regolarmente iscritto ad AIRE, non ho moglie o figli in Italia). Ho letto da molte fonti che la proprieta’ di mezzi o immobili in Italia e’ il primo criterio su cui le autorita’ italiane si basano per accertare la residenza fiscale dell’individuo in Italia. Puo’ questo comportare dei problemi?

    Grazie e saluti

     
  22. Il possesso di immobili in Italia da solo non è indice di residenza fiscale, bisogna vedere la situazione nel complesso. Da queste info non vedo problemi particolari. In ogni caso se vuole approfondire il tutto mi contatti attraverso il servizio di consulenza fiscale online dedicato.

     
  23. Buongiorno mi potrebbe gentilmente chiarire la mia situazione. Ho il domicilio da gennaio 2016 in Germania e lavoro con contratto indeterminato dal marzo 2017. Mia figlia e marito vivono in Italia in casa di mia proprietà. Sono obbligata a iscrivermi alk’Aires? Se si quali sono i vantaggi. Invece a quanto ho capito dal vostro testo comunque risultò fiscalmente residente in Italia quindi dichiarazione redditi da fare in Italia. Mi conferma? Grazie in anticipo della sua disponibilità

     
  24. Dalla sua situazione non ci sono dubbi che la sua residenza fiscale è in Italia. Per maggiori info, anche sulle modalità di tassazione del reddito estero che percepisce, mi contatti al servizio di consulenza fiscale online.

     
  25. Grazie mille per la sua celere risposta. approfitto per chiedere invece un chiarimento sulla situazione di mio fratello. Lui lavora da 14 mesi con contratto regolare, residenza in svizzera ma non ancora iscritto all’Aire. In Italia possiede l’usufrutto di un abitazione nella quale vive la figlia 19 anni che studia. domandone deve pare l’imu? E quale è la sua residenza fiscale ora che non è ancora iscritto all’Aires. E se si iscrive cambia la sua residenza fiscale? Grazie mille

     
  26. Buona sera , io e mio marito lavoriamo e viviamo in Germania gia da 20 anni . Siamo iscritti all’AIRE . Io sono propietaria di una casa in italia (Foggia) ereditata da mia madre. La casanon e’ affittata, e’ a nostra disposizione quando andiamo in ferie . La domanda e’ questa: devo pagare l’IMU come seconda casa? La ringrazio anticipatamente per una sua risposta.

     
  27. Buonasera, ho la doppia cittadinanza italiana e francese e passo più o meno la metà del tempo in uno e la metà del tempo nell’altro paese. Sono iscritto all’anagrafe di entrambi i paesi, per essere considerato residente fiscale in Francia (dove ho i miei maggiori interessi patrimoniali) devo comunque iscrivermi all’AIRE (rinunciando all’anagrafe italiana)? Grazie.

     
  28. Un conto è la cittadinanza e un conto è la residenza fiscale. La residenza fiscale è sempre unica anche nei casi di doppia cittadinanza. Per capire quello che deve fare bisogna capire quali sono i suoi obiettivi. Se vuole ne parliamo in privato.

     
  29. Buongiorno. Mia figlia da due anni convive con il suo ragazzo a Londra, dove hanno un appartamento in affitto con contratto cointestato. Lavora a Londra tutto l’anno e saltuariamente torna in Italia a trovare i genitori. Ha presentato domanda di trasferimento della residenza in Regno Unito, ma non ha ancora ricevuto risposta, quindi è ancora iscritta all’anagrafe di un comune italiano. Nel 2017 ha iniziato a lavorare e ha percepito redditi dal suo datore di lavoro londinese, con il quale ha un regolare contratto di assunzione. Non possiede alcun bene e non ha alcun interesse economico in Italia. Mi pare inoppugnabile che il centro dei suoi interessi patrimoniali e sociali sia il Regno Unito. Deve presentare la dichiarazione dei redditi in Italia solo perché non si è ancora completata la pratica di trasferimento a Londra, oppure prevalgono gli elementi sostanziali? Grazie.

     
  30. Salve Andrea, per analizzare situazioni di carattere personale mi contatti in privaot per una consulenza.

     
  31. BUONGIORNO ..da settembre lavoro due giorni a settimana in costa azzurra dove ho una casa secondaria , la mia residenza fiscale e domiciliare resta pero in italia con marito e figli.
    Il reddito prodotto all estero gia tassato in francia subisce tassazione anche in italia?

     
  32. Certamente, dovrà tassare in Italia il reddito francese, ma potrà beneficiare di un credito di imposta. Le servirà in Italia un commercialista che possa farle la dichiarazione dei redditi tenendo conto di questi aspetti. Se vuole siamo a disposizione.

     
  33. Buonasera,

    sono celibe, residente in Italia con mia mamma e sto valutando se trasferirmi da solo all’estero ( paese UE ). In Italia posseggo 2 box auto, 1 autovettura che reimmatricolerei e un conto corrente titoli che trasferirei all’estero x poter vivere almeno sino alla pensione. Vi sono le condizioni x la residenza fiscale all’estero ( iscrizione Aire ecc )? E se un giorno ereditassi da mia mamma la sua casa ( da tenere a disposizione anche senza contrato luce e gas ) e un paio di immobili affittati ( di scarso valore e reddito ), questi non mi farebbero eventualmente ridiventare residente fiscale in Italia? Grazie infinite di una risposta.

     
  34. Salve Marco, se desidera mi scriva a questa mail: [email protected], riceverà il preventivo per una consulenza personalizzata in grado di indicarle la corretta procedura per il suo trasferimento all’estero, evitando problematiche legate al c.d. “centro degli interessi vitali”.

     
  35. Buonasera, il fatto.di mantenere un conto corrente in italia e dei investimenti in fondi comuni (senza operare attivamente né sull uno né sugli altri) può generare problematiche relative alla residenza fiscale estera?

     
  36. Il conto corrente in Italia, attività finanziarie in Italia ed investimenti in generale, da solo non possono spostare la residenza fiscale, ma bisogna prestare attenzione perché sono elementi su cui viene fatta una valutazione complessiva sulla residenza fiscale. Bisogna analizzare la situazione nel suo complesso e vedere quanto pesano singolarmente questi elementi.

     

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