Rientro in Italia di Ricercatori e Docenti: incentivi fiscali

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Il rientro in Italia dei ricercatori che hanno conseguito una specializzazione post lauream all’estero è agevolato. Il legislatore nazionale ha previsto per questi soggetti una minore imponibilità del reddito. 

Il nostro legislatore nazionale con lo scopo di incentivare lo sviluppo economico, scientifico e culturale del Paese, ha promosso nel corso degli ultimi anni, misure legislative atte ad attirare risorse umane che potessero portare avanti il processo di crescita nazionale.

L’articolo 44 del DL n 78/20100 ha introdotto alcune agevolazioni fiscali legate al rientro in Italia dei ricercatori che si trovano all’estero.

In particolare, con il fine di contribuire allo sviluppo dell’Italia, il legislatore ha voluto valorizzare le esperienze maturate da cittadini dell’Unione Europea che hanno risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia, che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post lauream all’estero e che decidono di fare rientro in Italia.

A tale fine, la legge prevede la concessione di incentivi fiscali, sotto forma di minore imponibilità del reddito, in favore dei predetti soggetti.

L’agevolazione è stata oggetto di importanti chiarimenti con la Circolare, n. 14/E/2012 con la quale, l’Agenzia delle Entrate ne ha, di fatto, fornito la piena operatività.

Vediamo, di seguito tutte le informazioni utili per fruire di questa agevolazione per i ricercatori che intendono tornare in Italia.


Rientro in Italia di Ricercatori e Docenti: agevolazione fiscale

La disposizione prevede che i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia per lo svolgimento dell’attività di docenza e ricerca concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 10%.

Tali reddito sono esclusi dal valore della produzione netta ai fini dell’IRAP.

L’agevolazione si applica a decorrere dal periodo di imposta in cui il docente o il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei tre periodi di imposta successivi.

Questo sempreché, in questo periodo, il ricercatore o docente conservi la residenza fiscale in Italia.

Nel caso in cui, nel suddetto periodo, il docente o il ricercatore trasferisca la propria residenza all’estero, il beneficio fiscale viene meno a partire dal periodo d’imposta in cui egli risulti non più fiscalmente residente in Italia.

Nel caso in cui un docente o ricercatore, trasferisca la propria residenza in Italia per svolgervi la propria attività, ma continui a svolgere attività di ricerca o docenza anche all’estero, potrà fruire dell’agevolazione in esame per i soli redditi di lavoro dipendente o autonomo prodotti in Italia in qualità di docente o ricercatore. Mentre dovrà assoggettare ordinariamente a tassazione in Italia, in quanto soggetto residente, anche i redditi di lavoro dipendente o di lavoro autonomo prodotti all’estero in qualità di docente o ricercatore. Questo tenendo conto, se esistenti, delle norme convenzionali e fruendo del credito d’imposta per le imposte pagate all’estero ai sensi dell’articolo 165 del DPR n 917/86.

Tabella n. 1 – Le agevolazioni fiscali per il rientro dei ricercatori – Art. 44, D.L. n. 78/2010

AGEVOLAZIONEDURATA DELL’AGEVOLAZIONEREQUISITI
Esenzione del 90% del reddito di lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia4 anni dall’anno di acquisizione della residenza fiscale in Italia– Essere stato residente all’estero
– Essere in possesso di un titolo di studio universitario
– Attività di docenza o ricerca all’estero per 2 anni
– Trasferire residenza in Italia ex art. 2 TUIR
– Svolgere attività di ricerca o docenza in Italia

Rientro in Italia di Ricercatori e Docenti: soggetti interessati ed esclusi

Le agevolazioni fiscali legate al rientro in Italia dei ricercatori si applicano ai cittadini dell’Unione Europea assunti o che intendono avviare un’attività d’impresa o di lavoro autonomo in Italia trasferendovi il proprio domicilio.

Tali soggetti devono possedere i seguenti requisiti:

  • Sono in possesso di un titolo di laurea;
  • Hanno risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia;
  • Negli ultimi due anni o più, hanno risieduto fuori dal proprio Paese d’origine e dall’Italia svolgendovi continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa.

Sono esclusi dal beneficio, i soggetti che, essendo titolari di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con Pubbliche amministrazioni o con imprese di diritto italiano, svolgono all’estero, in forza di tale rapporto, la propria attività lavorativa.

Rientro in Italia di Ricercatori e Docenti: durata dell’agevolazione

L’agevolazione si applica a decorrere dal 1° gennaio 2010 – anno di entrata in vigore della legge – nel periodo d’imposta in cui il docente o ricercatore diviene fiscalmente residente in Italia e nei tre periodi d’imposta successivi.

Questo a condizione che, nel periodo considerato, la residenza fiscale venga mantenuta in Italia.

La Legge di bilancio 2017 (Legge n 232/2016) ha reso permanente l’agevolazione oggetto del presente articolo, non essendo più prevista una data ultima utile per poter far rientro in Italia (in precedenza era stata fissata la data del 30 maggio 2017).

Rientro in Italia di Ricercatori e Docenti: requisiti per fruire dell’agevolazione

Possono beneficiare dell’agevolazione coloro che vantano i seguenti requisiti:

Sono in possesso di titolo di studio universitario o equiparato

I titoli di studio conseguiti all’estero non sono automaticamente riconosciuti in Italia. Pertanto, il soggetto interessato deve richiedere la “dichiarazione di valore” alla competente autorità consolare.

In particolare, la dichiarazione di valore è un documento che attesta il valore del titolo di studio di livello universitario nel Paese in cui è stato conseguito.

Dichiarazione che, nel caso in esame, deve essere redatta in lingua italiana e rilasciata dalle Rappresentanze Diplomatiche italiane all’estero (Ambasciate/Consolati) competenti per zona.

Sono stati non occasionalmente residenti all’estero

In relazione al periodo di permanenza all’estero, non viene specificata la durata di tale permanenza.

Tuttavia, nella Circolare n 17/E/2017, l’Agenzia delle entrate si limita a richiedere che si tratti di una permanenza stabile e non occasionale. Mentre pone un particolare accento alla durata dell’attività di ricerca o docenza che deve essersi protratta all’estero per almeno due anni consecutivi.

Secondo l’interpretazione fornita dalla stessa Amministrazione finanziaria, tale periodo può essere considerato l’arco di tempo minimo necessario ad integrare il presupposto della non occasionale residenza all’estero.

Il periodo di due anni, in considerazione della genericità della norma, deve essere calcolato sulla base del calendario comune e non sulla base dei periodi di residenza fiscale.

Per l’attività di docenza, invece, può essere calcolato sulla base della durata degli anni accademici;

Hanno svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero

Deve trattarsi di soggetti che hanno svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero per almeno due anni continuativi.

Per quanto concerne l’attività svolta all’estero richiesta, l’attività di ricerca può essere individuata nell’attività destinata alla ricerca di base, alla ricerca industriale, di sviluppo sperimentale e a studi di fattibilità, svolta presso un organismo di ricerca.

Si considerano “organismi di ricerca” le entità, quali le università, gli istituti di ricerca, le agenzie incaricate del trasferimento di tecnologia, gli intermediari dell’innovazione, le entità collaborative reali o virtuali orientate alla ricerca, indipendentemente dal loro status giuridico (costituito secondo il diritto privato o pubblico) e dalla fonte di finanziamento, la cui finalità principale consiste nello svolgere in maniera indipendente attività di ricerca.

Possono, inoltre, essere considerati centri di ricerca le entità che svolgono anche attività economiche purché tali attività siano contabilmente distinte da quelle di ricerca.

L’attività di docenza, invece, può essere individuata nella attività di insegnamento svolta presso istituzioni universitarie, pubbliche e private.

L’effettivo svolgimento dell’attività di ricerca o di docenza all’estero deve risultare da idonea documentazione rilasciata dagli stessi centri di ricerca o dalle università presso i quali l’attività è stata svolta.

Tale documentazione deve attestare sia la natura dell’ente sia l’attività svolta dal docente o dal ricercatore e la relativa durata.

Si evidenzia come, la circolare n. 17/E emanata dall’Agenzia delle entrate in data 23 maggio 2017, specifichi che la documentazione rilasciata al ricercatore, se prodotta in lingua straniera, deve essere tradotta in italiano.

Il contribuente può occuparsi direttamente della traduzione dei documenti sopracitati se tale documentazione è stata redatta in lingua inglese, francese, tedesca o spagnola, se redatti in altre lingue, è necessaria la traduzione giurata ovvero la vidimazione da parte dell’autorità consolare.

L’attività di docenza e ricerca non necessariamente deve essere stata svolta nei due anni immediatamente precedenti il rientro, essendo sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali qualificate attività all’estero per un periodo minimo ed ininterrotto di almeno ventiquattro mesi.

Per la docenza il periodo di ventiquattro mesi si ritiene compiuto se l’attività è stata svolta per due anni accademici continuativi.

Rientrano in Italia per svolgere attività di ricerca e docenza

Per quanto riguarda l’attività da svolgere in Italia la norma non dispone nulla in merito ai requisiti dei datori di lavoro e dei committenti dei docenti e ricercatori.

Si deve, pertanto, ritenere che non assuma rilievo la natura del datore di lavoro o del soggetto committente, che, per l’attività di ricerca, può essere una università, pubblica o privata, o un centro di ricerca pubblico o privato o una impresa o un ente che, in ragione della peculiarità del settore economico in cui opera, disponga di strutture organizzative finalizzate alla ricerca.

Per quanto riguarda l’attività di docenza possono ritenersi agevolabili tutte le attività finalizzate all’insegnamento. Nonché quelle finalizzate alla formazione svolte presso università, scuole, uffici o aziende, pubblici o privati.

Soggetti che acquisiscono residenza fiscale in Italia

È richiesto che il docente o ricercatore trasferisca la propria attività in Italia, trasferendo conseguentemente la residenza fiscale in Italia.

Il docente o il ricercatore acquisisce la residenza fiscale nel territorio dello Stato in conseguenza dello svolgimento dell’attività lavorativa in Italia.

Il collegamento tra l’ingresso in Italia e lo svolgimento dell’attività produttiva del reddito agevolabile, richiesto dalla norma, si può ritenere che sussista sia nel caso in cui il docente o il ricercatore abbia iniziato a svolgere l’attività in Italia prima di trasferirvi la residenza sia nel caso in cui abbia trasferito la residenza in Italia ed abbia poi iniziato a svolgervi l’attività.

Rientro in Italia di Ricercatori e Docenti: modalità per richiedere l’agevolazione

La sussistenza delle condizioni per poter usufruire dell’agevolazione può essere attestata da un’apposita dichiarazione sostitutiva di atto notorio compilata e sottoscritta dal docente o ricercatore (dipendente o collaboratore) interessato all’applicazione della norma agevolativa.

Tale richiesta, resa ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, deve contenere:

  • Le generalità (nome, cognome e data di nascita);
  • Codice fiscale;
  • L’indicazione della data di rientro in Italia;
  • La dichiarazione di possedere i requisiti previsti dal regime agevolativo di cui si chiede l’applicazione;
  • L’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • La dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’art. 44 del D.L. n. 78/2010, dalla Legge n. 238/2010, dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015 (divieto di cumulo ai sensi dell’art. 2 del Decreto attuativo) e dall’art. 24-bis del T.U.I.R. (divieto di cumulo ai sensi dell’art. 1, comma 154, della Legge di bilancio 2017).

Alla scheda il richiedente potrà allegare in copia:

  • Il documento di identità;
  • Il curriculum vitae;
  • L’attestato di laurea e relativa dichiarazione di valore per i titoli di studio conseguiti all’estero;
  • La certificazione di stabile permanenza all’estero, con impegno in attività didattiche o di ricerca scientifica;
  • Il certificato di iscrizione all’AIRE nel periodo precedente il rimpatrio;
  • L’elenco delle pubblicazioni scientifiche;
  • L’indicazione dell’attività didattica o di ricerca che si intende svolgere.

Adempimenti del sostituto d’imposta

I sostituti d’imposta, sono chiamati altresì ad effettuare i seguenti adempimenti:

  • Operare le ritenute sulla parte imponibile delle somme e valori di cui all’articolo 51 del Tuir, ridotta al 20% per le lavoratrici e al 30% per i lavoratori, corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta;
  • A fine anno o alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuare il conguaglio tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti, ridotto alle percentuali indicate nel punto precedente corrisposto a partire dalla data di assunzione del lavoratore.

Le disposizioni indicate non si applicano nel caso in cui il lavoratore comunichi al datore di lavoro il trasferimento fuori dall’Italia della propria residenza o del proprio domicilio.

Nella Certificazione unica devono essere indicate separatamente l’ammontare complessivo delle somme e valori corrisposti e l’ammontare ridotto alle percentuali sopra indicate.

Rientro in Italia di Ricercatori e Docenti: la residenza fiscale

Uno degli aspetti su cui ricevo maggiormente domande riguardanti il rientro in Italia di ricercatori e docenti, riguarda la Residenza Fiscale.

Molti soggetti, infatti, non hanno maturato i requisiti per ottenere la residenza fiscale estera quanto hanno lasciato l’Italia. Questo, in quanto, non hanno effettuato l’iscrizione all’AIRE.

Ebbene, su questo aspetto la normativa è molto chiara. Senza il rispetto dell’articolo 2 del DPR n 917/86 non è possibile considerare la residenza fiscale del soggetto come estera. Quindi, non è possibile maturare i 24 mesi di ricerca o docenza all’estero. Per questo l’agevolazione non può essere fruita.

Ai fini dell’ottenimento dell’agevolazione fiscale in commento, poco importa dell’applicabilità di una convenzione internazionale per stabilire la residenza fiscale. L’agevolazione determina la residenza fiscale solo in base alla normativa interna. Normativa che, come detto, prevede obbligatoriamente l’iscrizione AIRE.

Rientro in Italia di Ricercatori: consulenza fiscale

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