Sconti in denaro: cessioni a titolo di sconto e abbuono normativa Iva

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Qual’è il trattamento IVA da riservare agli abbuoni, sconti in denaro e premi di fine anno. In questa guida tutte le informazioni utili ai sensi dell’articolo 15, comma 1, n. 2 del DPR n 633/72.

Nella presente guida ho deciso di affrontare un argomento che può risultare spinoso. Mi riferisco al trattamento ai fini IVA degli abbuoni sconti in denaro e premi di fine anno.

Se siamo un operatore economico dotato di partita IVA ed abbiamo fatturato un servizio o della merce, se intendiamo applicare uno sconto, ci si deve chiedere quale sia il giusto comportamento ai fini IVA.

Con questa guida voglio darti alcune preliminari informazioni per affrontare l’intricato mondo dei bonus commerciali. Sia che essi siano sconti in denaro, abbuoni, o premi sul fatturato.

E’ evidente che siamo di fronte a comuni strumenti utilizzati per incrementare o consolidare il fatturato. Con il chiaro intento di fidelizzare i clienti.

Vediamo, quindi, le diverse possibilità legate all’effettuazione di sconti in denaro in fattura.

Sconti in denaro

Sconti in denaro: disciplina IVA

Il trattamento a fini IVA da riservare alle cessioni a titolo di sconto, premio o abbuono, è disciplinato dall’articolo 15, comma 1 n. 2) del DPR 633/72.

Articolo secondo il quale, non concorre a formare la base imponibile:

il valore normale dei beni ceduto a titolo di sconto, premio o abbuono, in conformità alle originarie condizioni contrattuali, tranne quelli la cui cessione è soggetta ad aliquota più elevata

Si tratta comunemente dei cosiddetti sconti in natura.

Sono operazioni necessariamente collegate ad un’operazione principale che non hanno quindi una propria autonomia (come le cessioni gratuite) in quanto rappresentano il riconoscimento gratuito al cliente in determinate operazioni di compravendita di quantità aggiuntive di un certo bene prodotto o commercializzato dall’impresa venditrice.

Sconti in denaro in fattura

Gli sconti in denaro applicati dal cedente in fattura possono essere distinti in sconti contrattuali e sconti extra-contrattuali.

Vediamo, di seguito, le caratteristiche in dettaglio di ognuna di queste fattispecie.

Sconti merce contrattuali

Gli sconti contrattuali si possono ulteriormente distinguere in:

  • Sconti incondizionati, ovvero già determinati sia nell’an sia nel quantum. Si tratta di sconti determinati sul prezzo delle singole operazioni in base ad accordi tra le parti e non sono subordinati ad ulteriori condizioni.
  • Sconti condizionati, ovvero incerti nell’an e/o nel quantum. Si tratta di sconti sottoposti al verificarsi di eventi futuri e incerti. Quali, ad esempio, l’acquisto di una certa quantità di beni. In altre parole, vi potreste accordare con il tuo cliente che se raggiunge una determinata quantità di bene, ottiene lo sconto del 3% su tutta la fornitura.

Per gli sconti incondizionati la base imponibile è immediatamente determinata al netto dello sconto.

In altre parole, si deve tener conto della variazione già in sede di emissione del documento e l’importo dello sconto
deve essere indicato in deduzione della base imponibile.

Per gli sconti condizionati, invece, si possono verificare due ipotesi:

  1. Lo sconto viene concesso in fattura successivamente al verificarsi della condizione: la fattura viene emessa per il corrispettivo totale (imponibile + Iva). Al verificarsi della condizione il cedente può emettere facoltativamente una nota di credito per l’importo dello sconto e ridurrà l’imposta dovuta. Si tratta di una facoltà in quanto l’operazione posta in essere rappresenta una variazione in diminuzione dell’imponibile e dell’imposta (articolo 26, comma 2, DPR n 633/72).
  2. Lo sconto viene concesso direttamente in fattura prima del verificarsi della condizione: la fattura viene emessa per il corrispettivo già scontato. Se non si verifica la condizione, il cedente dovrà obbligatoriamente emettere una fattura integrativa per l’ammontare dello sconto già concesso. Si tratta di un obbligo in quanto l’operazione rappresenta una variazione in aumento dell’imponibile e dell’imposta (articolo 26, comma 1, DPR n 633/72).

Nota di variazione se non si verifica la condizione

Per una corretta applicazione dell’articolo 26, comma 2, del DPR 633/72 è richiesto che siano soddisfatte le seguenti condizioni:

  • L’applicazione di uno sconto che effettivamente riduca il prezzo di vendita;
  • La presenza di uno specifico accordo contrattuale in tal senso (scritto o verbale, contestuale o successivo alla conclusione del contratto).

Solo in presenza delle suddette condizioni si potrà legittimamente emettere una nota di credito IVA e, quindi, recuperare l’imposta originariamente versata.

Sconti in denaro extracontrattuali

Veniamo ora al caso degli sconti extracontrattuali, cioè quelli che vengono concessi per sopravvenuto accordo tra le parti.

Ai fini fiscali è possibile emettere nota di credito entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA annuale relativa all’anno in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione in diminuzione.

Per ulteriori approfondimenti riguardanti le note di variazioni si veda il link: “Note di variazione IVA: la guida“.

Ad ogni modo, è opportuno ricordare che l’emissione della nota di variazione che diminuisce l’IVA è sempre una facoltà del contribuente.

Qualora si decida di farlo, la nota di credito dovrà essere contabilizzata negli appositi registri IVA e inviata al cliente, che avrà l’obbligo di registrarla a sua volta.

Nel caso in cui l’operazione originaria fosse una cessione intracomunitaria e si intendesse modificarne l’importo, la nota di credito dovrebbe essere indicata anche negli elenchi Intrastat. Questo in quanto essi in quanto dovranno rettificare l’operazione originaria.

In particolare:

  • Se la nota di credito viene emessa nello stesso mese/trimestre della fattura di vendita, in Intra andrà comunicata la sola operazione principale al netto della nota di variazione. Ad esempio nel mese di gennaio emettiamo una fattura di vendita €. 100 e una nota di credito di €. 20, si dovrà compilare l’Intrastat con il valore netto di €. 80;
  • Se la nota di credito viene emessa in un mese/trimestre successivo a quello in cui è stata posta in essere l’operazione principale, si dovranno compilare la sezizone 2 o 4. Questo a seconda che si tratti, rispettivamente, di un bene o di un servizio.

Ovviamente, nel caso di cessioni intracomunitarie non imponibili IVA ex art. 41, le corrispondenti note di credito dovranno essere computate in diminuzione nel calcolo del plafond disponibile l’anno successivo.

Sconti in denaro in fattura: consulenza

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