Trasferimento della residenza all’estero: la guida

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Trasferimento della residenza all’estero. Ecco tutto quello che c’è da sapere per essere il regola con il Fisco italiano. Quali gli step da seguire quando ci si vuole trasferire all’estero restando in regola con la normativa fiscale. Tutti gli elementi che possono costituire profili probatori del trasferimento della residenza all’estero.

Non dirmi che non ha mai pensato di effettuare un trasferimento della residenza all’estero?

Se lo hai già fatto, oppure ci stai pensando è bene che tu tenga presenti, oltre gli aspetti economici, finanziari e personali anche altri aspetti. Mi riferisco ai non trascurabili aspetti fiscali legati al trasferimento della residenza fiscale all’estero.

Il trasferimento della residenza fiscale delle persone fisiche rappresenta oggi una problematica sempre più in auge.

Questo anche perché il livello di pressione fiscale a cui si è giunti nel nostro Paese ha portato molti quantomeno a riflettere su di un possibile trasferimento verso l’estero.

Trasferirsi all’estero e cambiare vita è sicuramente il sogno di molti.

Tuttavia, per farlo con sicurezza è bene conoscere la normativa di riferimento.

Oppure, ancora meglio sarebbe affidarsi a professionisti preparati, al fine di non trovarsi, dopo qualche tempo con spiacevoli sorprese dall’Amministrazione finanziaria italiana.

I problemi nello specifico sorgono nel momento in cui l’Amministrazione finanziaria potrebbe contestare l’effettività di tale trasferimento. Questo è sostanzialmente il punto fondamentale della questione, che riguarda appunto i profili probatori del trasferimento di residenza all’estero.

Problematiche legate al trasferimento di residenza all’estero di persone fisiche

Un trasferimento della residenza all’estero effettuato con leggerezza, pur sempre senza dolo, può comportare spiacevoli inconvenienti di natura fiscale.

Spesso si ritiene che lavorando all’estero non si abbia alcun tipo di obbligo fiscale verso il nostro Paese. Tuttavia, in realtà non è così semplice la questione.

Negli ultimi anni, infatti, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno incrementato la vigilanza sui soggetti che tentano fittiziamente di trasferire la propria residenza all’estero.

Si tratta di situazioni in cui non vi è un vero cambiamento di vita, ma vi è solo l’intento di sottrarre materia imponibile alla tassazione italiana.

La pressione fiscale arrivata ormai alle stelle e le continue comunicazioni di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria hanno convinto molti contribuenti a tentare di spostare all’estero la propria residenza.

Questo al fine di beneficiare di una tassazione fiscale più favorevole rispetto a quella del nostro Paese.

Bisogna però fare attenzione, per non ritrovarsi ad avere spiacevoli accertamenti fiscali.

La tassazione di un soggetto fiscalmente residente in Italia (ancorché lavori o viva all’estero) è infatti diversa da un soggetto fiscalmente non residente.

Nel primo caso il contribuente è soggetto alla c.d. “worldwide taxation“.

Si tratta di un principio cardine di molti sistemi fiscali evoluti. Questo prevede che siano tassati in Italia i redditi ovunque prodotti dal contribuente residente fiscalmente in quell’anno solare.

Al contrario, un soggetto non residente è tenuto a dichiarare in Italia, e quindi a tassare soltanto i redditi ivi prodotti.

Vediamo quindi, in questa guida, come effettuare correttamente il tuo trasferimento della residenza all’estero.

Sei pronto?! Si comincia!


La residenza fiscale dei contribuenti

Per capire quale il modo giusto di procedere per evitare possibili contestazioni fiscali, bisogna innanzitutto ricordarsi il concetto di residenza fiscale.

Concetto che si noti bene, diverge da quello conosciuto ai fini civilistici.

Ai fini delle imposte sui redditi, infatti, si considerano residenti in Italia (articolo 2 comma 2 del DPR n. 917/86) le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni sui 365), anche non continuativamente, vedono verificata una delle seguenti condizioni:

  1. Iscrizione all’anagrafe della popolazione residente. – Ne consegue che è tassato sulla base del reddito mondiale anche colui che trasferisce la propria residenza all’estero. Salvo si ricordi di cancellare la propria precedente residenza anagrafica italiana. Anche se viviamo da anni all’estero, ma ci siamo sempre dimenticati di cancellarci dall’anagrafe della popolazione residente in Italia, per lo Stato resteremo sempre cittadini residenti e quindi tenuti al pagamento delle imposte sui redditi;
  2. Individuazione nel territorio Italiano del proprio domicilio. – il domicilio fiscale rappresenta il centro principali dei propri affari e interessi. Tuttavia l’elemento principale da prendere in considerazione è il centro dei propri affetti personali. Cosicché, nel caso di contrasto tra legami economici e familiari, ai fini della determinazione del Paese di residenza del soggetto passivo, deve conferirsi prevalenza a questi ultimi. Si pensi ad esempio, al soggetto che lavora da anni all’estero, ma ha la moglie e i figli residenti nel nostro Paese;
  3. Individuazione nel territorio Italiano della propria residenza. – In questo caso la residenza coincide con la dimora abituale del soggetto. Se infatti, risultano intestate al soggetto passivo utenze domestiche nel nostro Paese è difficile che questi possa dimostrare di essere un residente all’estero.

Trasferimento di residenza fiscale

Nel caso in cui tu intenda trasferirti in un Paese diverso dall’Italia devi pensare ai futuri risvolti fiscali. Mi riferisco alla possibilità di ricevere un accertamento da parte dell’Amministrazione Finanziaria. 

Si tratta di un controllo volto a verificare l’effettività del tuo trasferimento all’estero. Per questo motivo ti consiglio di predisporre da subito un’opera di precostituzione della prova. Ti spiegherò meglio in seguito.

Pensa che comunque, nel caso di trasferimento in uno Stato a fiscalità privilegiata si ribalta l’onere probatorio che diventa a tuo carico. Sarai tu, in questo caso, che dovrai provare la tua residenza fiscale estera. Altrimenti, la tua residenza fiscale resterà in Italia.

Effettività del trasferimento della residenza all’estero

A detta dell’Amministrazione finanziaria, il trasferimento della residenza anagrafica all’estero da parte di cittadini italiani si è rilevato un fenomeno in crescente aumento.

Soprattutto perché nella maggior parte dei casi la residenza viene trasferita in Paesi a fiscalità privilegiata.

Trasferimento che viene effettuato con l’esclusivo scopo di acquisire un indebito beneficio dal più favorevole regime impositivo dello Stato estero. Sottraendo contemporaneamente all’imposizione progressiva in Italia i complessivi redditi ovunque prodotti.

Il Ministero delle Finanze, con la Circolare n. 304/E/1997, ha provveduto all’indicazione di alcune linee guida per l’attività di controllo nei confronti dei cittadini italiani emigrati all’estero. Quindi per l’accertamento dei requisiti per la qualificazione di soggetto “fiscalmente residente” in Italia.

Nella circolare  sono illustrati i principi generali, in ordine al quadro normativo di riferimento. Principi da tenere in considerazione al fine di verificare la sussistenza di elementi certi e concreti ai fini dell’accertamento dell’effettiva residenza fiscale in Italia.

Questo indipendentemente dalle risultanze anagrafiche.

Tale documento di prassi, quindi, rappresenta un vademecum di base cui il soggetto trasferito all’estero dovrà fare riferimento.

Sul punto vedasi anche: “Liste selettive AIRE: controlli sui trasferimenti di residenza

Iscrizione all’AIRE

Il primo adempimento che devi predisporre per avvalorare il trasferimento della residenza fiscale all’estero è la cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente. Adempimento che avviene in modo contestuale iscrizione all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE).

Tale adempimento rappresenta una condizione necessaria per far valere il trasferimento stesso, anche se, non sufficiente. Questo poiché essa deve pur sempre corrispondere alla situazione effettiva.

L’iscrizione all’AIRE è un diritto/dovere del cittadino e costituisce anche il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle rappresentanze consolari all’estero. Nonché per l’esercizio di alcuni diritti. Ad esempio, la possibilità di votare per elezioni politiche e referendum per corrispondenza nel Paese di residenza. Oppure la possibilità di ricevere assistenza sanitaria estera.

Devono iscriversi all’AIRE i cittadini che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi.

Allo stesso obbligo soggiacciono quelli che già vi risiedono, sia perché nati all’estero, sia per successivo acquisto della cittadinanza italiana a qualsiasi titolo.

Chi non deve iscriversi all’AIRE?

Non devono iscriversi all’AIRE:

  • Le persone che si recano all’estero per un periodo di tempo inferiore ad un anno;
  • I lavoratori stagionali;
  • I dipendenti di ruolo dello Stato in servizio all’estero. Questo ai sensi delle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari rispettivamente del 1961 e del 1963;
  • I militari italiani in servizio presso gli Uffici e le strutture della NATO dislocate all’estero.

Modalità di iscrizione AIRE

L’iscrizione all’AIRE è effettuata a seguito di dichiarazione resa dall’interessato all’Ufficio consolare competente per territorio.

Questo una voltra trascorsi 90 giorni dal trasferimento della residenza. L’iscrizione comporta la contestuale cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente (APR) del Comune di provenienza.

All’apposito modulo di richiesta deve essere allegata documentazione che provi l’effettiva residenza nella circoscrizione consolare. Mi riferisco ad esempio al certificato di residenza rilasciato dall’autorità estera, permesso di soggiorno, carta di identità straniera, bollette di utenze residenziali, copia del contratto di lavoro, ecc.

La richiesta deve essere presentata personalmente oppure tramite procedura online. In caso contrario deve essere altresì allegata una copia del documento d’identità del richiedente.

L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza.

L’effetto più importante dell’iscrizione all’AIRE è che i soggetti iscritti in questa Anagrafe non sono tenuti a dichiarare in Italia i redditi prodotti all’estero. In quanto residenti momentaneamente in altri Stati nei quali svolgono con carattere di durevolezza la loro attività lavorativa.

Come già detto, la sola registrazione all’AIRE non è di per se determinante per escludere la residenza fiscale in Italia.

AIRE da sola non è sufficiente

Ciò che infatti rileva è la circostanza che in Italia vi sia il domicilio. Per  Domicilio si intende la sede principale degli affari ed interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali.

In sostanza, la mera cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente e la conseguente iscrizione all’AIRE non costituisce certamente elemento determinante per escludere il domicilio o la residenza nello Stato. Ben potendo questi ultimi essere desunti con ogni mezzo di prova, anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici.

Si ricorda che non rileva il trasferimento della residenza fiscale all’estero sino a quando non risulti la cancellazione dall’Anagrafe di un Comune italiano.

Infatti il soggetto che ha stabilito la propria dimora abituale all’estero senza aver provveduto, anche per mera dimenticanza, alla cancellazione dall’Anagrafe dei residenti, è considerato per presunzione assoluta residente nel nostro Paese.

Per approfondire: AIRE: guida all’iscrizione

Il fascicolo probatorio del contribuente

Il secondo passo da effettuarsi, per dimostrare l’effettività del trasferimento della residenza, è costituito dalla precostituzione della prova.

Prova atta a dimostrare, conformemente alla disciplina dell’articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86, l’effettività del trasferimento. Oltre all’interruzione di significativi rapporti con lo Stato italiano.

Non sussiste alcun condizionamento in merito agli strumenti con cui attestare l’effettività del trasferimento di residenza. Ferma restando l’esclusione del giuramento e della prova testimoniale. La prova che il contribuente deve raccogliere sarà sostanzialmente quella di natura documentale.

Si deve tenere in considerazione che l’Ufficio sarà obbligato ad effettuare una complessiva considerazione della posizione del contribuente. Valutazione da effettuare alla luce delle prove da questo fornite. Si tratterà quindi di una valutazione globale.

In ordine alla prova che il cittadino residente all’estero può fornire il legislatore non ha posto quindi alcun limite. Viene lasciata, dunque, la più ampia possibilità di difesa.

Sarà quindi opportuno catalogare in maniera ordinata, possibilmente in ordine cronologico, la maggior massa di documentazione possibile atta a fornire la prova.

Infatti, quest’ultima accortezza permetterà il controllo di un requisito fondamentale, quale è quello temporale, per avvalorare la non fittizietà del cambio di residenza.

Tra le due forme di prova documentale sarà possibile utilizzare anche l’atto pubblico. Tuttavia, la prova che molto spesso darà evidenza dell’effettivo trasferimento sarà la scrittura privata. Quindi, il ragionamento che l’Ufficio dovrà svolgere sarà necessariamente di tipo presuntivo.

Costruzione del fascicolo probatorio

Perciò, nella precostituzione del fascicolo sarà utile fare molta attenzione a che i documenti contengano

elementi quanto più gravi, precisi e concordanti

ai fini della prova che si vuole fornire.

Elementi che ad un esame complessivo la massa documentale rendano la situazione ivi documentata quanto più prossima all’incontrovertibile.

Da precisare che la prova della residenza deve comprendere:

  • Sia il fatto oggettivo della stabile permanenza in quel luogo,
  • Sia l’elemento oggettivo della volontà di rimanervi,

permanenza che, estrinsecandosi in fatti univoci che evidenziano tale intenzione, è normalmente compenetrata nel primo elemento.

Inoltre, affinché sussista il requisito dell’abitualità della dimora, non è necessaria la continuità o la sua definitività.

E’, infatti, sufficiente che il soggetto presti attività lavorativa o svolga altre attività al di fuori del Comune di residenza (del territorio dello Stato). Questo purché conservi in esso l’abitazione, vi ritorni quando possibile e mostri l’intenzione di mantenervi il centro delle proprie relazioni familiari e sociali.

E’ quindi assodato che la residenza non viene meno per assenze più o meno prolungate dovute ad esigenze di vita, studio, lavoro, etc.

Si deve ricordare che il domicilio consiste principalmente in una situazione giuridica che, prescindendo dalla presenza fisica del soggetto, è caratterizzata dall’elemento soggettivo. Ovvero dalla volontà di stabilire e conservare in quel luogo la sede dei propri affari ed interessi.

Centro degli interessi vitali

L’inciso “affari ed interessi“, di cui all’articolo 43, comma 1, c.c., deve intendersi nel senso più ampio. Quindi comprensivo, non solo di rapporti di natura patrimoniale ed economica ma anche interessi:

  • Morali;
  • Sociali e
  • Familiari.

In pratica, la determinazione del domicilio va dunque desunta alla stregua di tutti gli elementi di fatto che:

direttamente o indirettamente, denunciano la presenza in un certo luogo di tale complesso di rapporti e il carattere principale che esso ha nella vita della persona

Questa interpretazione è stata recepita dall’Amministrazione finanziaria. La stessa riferendosi al caso di un soggetto iscritto all’AIRE ed esercente attività di lavoro autonomo all’estero, ha affermato che la residenza fiscale in Italia si concretizza qualora:

la famiglia dell’interessato abbia mantenuto la dimora in Italia durante l’attività lavorativa all’estero

o, comunque, nel caso in cui

emergano atti o fatti tali da indurre a ritenere che il soggetto ha quivi mantenuto il centro dei suoi affari ed interessi

Devono, in definitiva essere considerati fiscalmente residenti in Italia i soggetti che, pur avendo trasferito la propria residenza all’estero e svolgendo la propria attività fuori dal territorio nazionale, mantengano, il centro dei propri interessi familiari e sociali in Italia.

Tutti e tre i requisiti ex articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86 devono risultare combinati con l’elemento temporale che è integrato dal perdurare delle situazioni giuridiche “per la maggior parte del periodo d’imposta” (183 giorni nell’arco di un anno solare, che diventano 184 qualora l’anno fosse bisestile).

Computo dei giorni di residenza

L’Amministrazione finanziaria ha precisato che il computo dei giorni ai fini della verifica della permanenza in Italia deve essere effettuato tenendo presente il numero di giorni di presenza fisica. Anche se non continuativi.

Per completezza si deve aggiungere che rientrano tra i soggetti passivi d’imposta residenti nel territorio dello Stato, e pertanto soggetti a tassazione, non solo le persone fisiche che:

per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile

Ma anche:

i cittadini italiani cancellati dalla Anagrafe della Popolazione Residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale

La ratio della disposizione si deve rinvenire nella volontà del legislatore di evitare che, attraverso i trasferimenti fittizi della residenza all’estero, vengano sottratti redditi imponibili al sistema fiscale nazionale.

Lo strumento della presunzione consente, quindi, una diversa ripartizione dell’onere probatorio. Evitando, in tal modo, che le risultanze di ordine meramente formale prevalgano sugli aspetti di ordine sostanziale.

In particolare, la disposizione si applica nei confronti di quei soggetti per i quali ricorrono, contemporaneamente, le seguenti condizioni:

  • L’essere cittadino italiano;
  • L’essersi cancellato dall’Anagrafe della Popolazione Residente;
  • Essere emigrato in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato.
trasferimento della residenza valigia

Strumenti di prova nel trasferimento della residenza

Se devi trasferirti all’estero, tieni presente che, se non scegli un Paese a fiscalità privilegiata, sarà l’Amministrazione finanziaria a dover provare la tua effettiva residenza in Italia.

Tuttavia, è opportuno che tu ti muova per tempo, per farti trovare pronto nel caso in cui dovesse arrivare un accertamento nei tuoi confronti.

Ogni anno l’Agenzia delle Entrate effettua controlli su una lista di soggetti iscritti all’AIRE per verificare la loro effettiva residenza all’estero.

Per fare chiudere in fretta l’accertamento è opportuno costituire un fascicolo documentale volto a provare la tua residenza all’estero.

Per info sui Paesi Black List: “Elenco Paesi Black List trasferimento residenza

Prove di natura documentale

Per farlo puoi utilizzare ogni mezzo di prova di natura documentale o dimostrativa idoneo a stabilire, secondo i criteri dettati dalla stessa Amministrazione finanziaria:

  • La sussistenza della dimora abituale nel Paese estero;
  • La sussistenza della dimora abituale nel Paese estero del coniuge e dei figli;
  • La residenza nel Paese estero del coniuge e dei figli;
  • L’iscrizione e l’effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici di formazione del Paese estero;
  • Lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo, stipulato nello stesso Paese estero;
  • L’iscrizione ad associazioni o circoli sportivi o ricreativi nel Paese estero. Da parte del soggetto trasferito o dei familiari;
  • L’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità;
  • La stipula di contratti di acquisto o locazione di immobili residenziali, adeguati ai bisogni abitativi nel Paese di immigrazione;
  • L’esistenza di fatture o ricevute di erogazione di acqua, gas, luce, telefono. E di altri canoni tariffari, pagati nel Paese estero;
  • La titolarità nel Paese estero di un conto corrente e la movimentazione dello stesso;
  • La titolarità di partecipazioni o strumenti finanziari del Paese estero;
  • La movimentazione a qualsiasi titolo di somme di denaro o di altre attività finanziarie nel Paese estero;
  • L’eventuale iscrizione nelle liste elettorali del Paese di immigrazione;
  • In presenza di immobili sia in Italia che all’estero. La rilevazione dalle utenze di consumi minimi nel nostro Paese e consistenti all’estero;
  • L’assunzione di incarichi in società estere;
  • La titolarità nel Paese estero della proprietà di auto o altri mobili registrati;
  • La titolarità nel Paese estero dell’assicurazione auto e di parcheggi per i residenti;
  • La corresponsione dell’abbonamento TV e di una tassa assimilabile all’Imu nel Paese di immigrazione.

Utilizzo di mezzi documentali

L’elencazione non è ovviamente esaustiva. Tuttavia, al fine della prova della residenza può essere utilizzato qualsiasi mezzo idoneo a provare l’effettivo trasferimento.

Di contro, questi elementi servono anche a provare la mancanza nel nostro Paese di significativi e duraturi rapporti di carattere:

  • Economico;
  • Familiare;
  • Politico e sociale;
  • Culturale e ricreativo.

Tutti questi elementi sono riassunti nel concetto conosciuto come: “centro degli interessi vitali“.

Quindi ai fini della compliance e della precostituzione della prova in caso di trasferimento della residenza fiscale è utile la cessazione dei suindicati rapporti con l’Italia.

Oppure, qualora continuino a sussistere in maniera attenuata, provvedere a renderli quanto più possibile meno apparenti.

Mancanza di collegamento con l’Italia

Ove possibile e necessario, dovrai raccogliere ogni elemento probatorio di natura dimostrativa-documentale.

Si tratta di documentazione idonea a fornire la prova negativa della sussistenza di elementi di collegamento con l’Italia.

Quindi ad esempio costituiscono collegamento con l’Italia:

  • La residenza italiana del coniuge o dei figli;
  • La presenza di unità immobiliari tenute a disposizione nel nostro Paese;
  • Esistenza di atti di donazione effettuati in Italia;
  • L’esistenza di movimentazione a qualsiasi titolo di somme di denaro. Oppure di altre attività finanziarie in Italia;
  • La titolarità di conti correnti alimentati con accrediti di ogni genere;
  • L’esistenza di atti di compravendita effettuati in Italia a proprio nome o per interposta persona;
  • Dell’assunzione di incarichi in società italiane;
  • Della titolarità in Italia del diritto di proprietà (ma anche possesso) di veicoli o altri mobili registrati;
  • Dell’iscrizione nel nostro Paese a circoli o clubs;
  • Dell’organizzazione della propria attività e dei propri impegni direttamente o attraverso soggetti operanti sul territorio italiano.

In definitiva, ne deriva che in questi casi è necessario fornire la piena dimostrazione della perdita di ogni significativo collegamento con lo Stato italiano.

Contestualmente, si mostrerà la parallela controprova dell’esistenza di una reale e duratura localizzazione nel Paese estero.

Mancanza di criteri di collegamento

La sussistenza degli elementi utili a provare il trasferimento della residenza all’estero di un soggetto e la mancanza di quelli atti a realizzare un collegamento col nostro Paese dovranno quindi essere valutati e ponderati.

Tenendo bene presente che la valutazione di essi svolta dall’Amministrazione finanziaria dovrà comportare una complessiva considerazione della posizione del contribuente alla luce delle prove fornite.

Ciò significa che un soggetto la cui situazione integri più elementi utili e rilevanti al fine di provare il proprio trasferimento in uno Stato estero, non necessariamente sarà tenuto ad eliminare ogni collegamento con l’Italia.

A maggior ragione se tale collegamento è particolarmente tenue, come potrebbe essere ad esempio la locazione di un immobile per un mese nel periodo estivo. Oppure l’iscrizione ad un circolo sportivo in Italia.

La valutazione da farsi, e che in concreto l’Amministrazione finanziaria andrà ad eseguire, sarà afferente la prevalenza.

Nel senso che si dovrà valutare se prevalgono gli elementi di collegamento con lo Stato estero di cui si assume essere effettivamente residenti. Oppure prevalgono gli elementi di collegamento con l’Italia.

In quest’ultimo caso, scatterà un accertamento fiscale vero e proprio.

Consigli per trasferirsi all’estero in modo sicuro

E’ indubbio che sono sempre più gli italiani che scelgono di fissare all’estero la propria residenza fiscale. Spinti da motivi economici, lavorativi o personali. Oppure, semplicemente sceglgono di farlo per minimizzare il gravoso carico fiscale presente nel nostro Paese.

Purtroppo però, tale fattispecie, allorché il trasferimento sia soltanto fittizio, costituisce una delle principali tipologie di evasione fiscale internazionale.

Così come sottolineato dall’Amministrazione finanziaria nella Circolare n. 25/E/2013.

Per questo motivo è opportuno aderire quanto più possibile alla compliance normativa sopra delineata. Cercando di portare a vostro favore quanti più elementi probatori possibili.

Procedura per il trasferimento di residenza all’estero

Nel caso in cui tu sita per effettuare il trasferimento della residenza, per lavoro o anche solo per avventura, all’estero, per periodi più o meno lunghi, ricordati che è necessario seguire una precisa procedura.

L’obiettivo è quello di non incorrere in spiacevoli inconvenienti di natura fiscale.

Procedura che possiamo così sintetizzare nei seguenti passaggi:

Affidarsi a professionisti in campo fiscale

Chi intende andarsene dal nostro Paese per cercare fortuna all’estero non vuole certamente avere noie con l’Amministrazione finanziaria italiana.

Per questo è importante che tu non improvvisi. E’ fondamentale chiedere la consulenza di un dottore commercialista esperto nel settore della fiscalità internazionale.

Un professionista che sappia indirizzarti analizzando la tua situazione personale. Specialmente se hai una partita Iva o una società ancora attiva in Italia, la pianificazione fiscale è fondamentale.

Cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente

Ricordati che fino a quando non ti cancelli dall’anagrafe della popolazione residente, anche se risiedi da tempo all’estero, per il l’Amministrazione finanziaria italiana sei ancora considerato residente fiscalmente in Italia. Con tutti gli obblighi dichiarativi conseguenti.

Oltre all’AIRE dovrai verificare anche i requisiti indicati nella convenzione contro le doppia imposizione firmata tra l’Italia e il Paese di emigrazione.

Se la convenzione è presente ti sarà di aiuto consultarla.

Iscriversi all’AIRE

Conseguenza inevitabile del punto precedente è l’iscrizione tra l’anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero. AIRE, appunto.

Dal momento in cui sarà in vigore questa iscrizione, per l’Amministrazione finanziaria italiana sarai ufficialmente residente all’estero.

Quindi tenuto a dichiarare in Italia soltanto i redditi ivi prodotti. Articolo 2 del DPR n. 917/86.

Dichiarazione dei redditi.

Ricordati che se mantieni in Italia redditi, o immobili, i redditi percepiti devono comunque essere soggetti a tassazione italiana.

Quindi è obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi in Italia, anche se vivi stabilmente all’estero.

Verifica  tutto questo dalla Convenzione, per verificare quali redditi sono soggetti a tassazione nello Stato della Fonte.

Gli spostamenti in Italia

L’Amministrazione finanziaria italiana o tende a effettuare molti controlli sui trasferimenti di residenza all’estero. L’obiettivo è di smascherare soggetti che fingono di effettuare il trasferimento della residenza all’estero. Simulazione effettuata al solo fine di evadere la tassazione fiscale italiana.

Per questo tenere traccia di ogni tuo spostamento o soggiorno in Italia diventa fondamentale per dimostrare che risiedi effettivamente all’estero per la maggior parte del periodo d’imposta.

Per questo la costruzione di un fascicolo probatorio documentale è indispensabile.

Se vuoi approfondire questo aspetto: “Accertamento fiscale dei residenti all’estero

Trasferimento della residenza consulenza

Trasferimento di residenza all’estero: consulenza fiscale

Stai programmando il tuo trasferimento della residenza all’estero?

Per lasciare l’Italia in maniera stabile e duratura, non devi commettere l’errore di trascurare l’attenta valutazione degli aspetti fiscali legati a questa tua nuova scelta di vita.

Anzi, programmare il trasferimento dal punto di vista fiscale è uno degli aspetti più impegnativi su cui dovrai concentrarti.

Questo passaggio soltanto se fatto con i giusti accorgimenti ti permetterà di stare sereno in caso di eventuali successivi controlli dell’Amministrazione finanziaria.

Se hai trovato interessante questo articolo che ho realizzato sicuramente ti sarà utile approfondire anche gli argomenti che ho affrontato in questi due ulteriori contributi:

Trasferimento di residenza all’estero: 3 regole indispensabili da seguire

Assistenza sanitaria per gli iscritti all’AIRE: la guida

Infine, se vivi già all’estero ma non sei sicuro di aver seguito la giusta procedura, non indugiare.

Richiedimi una consulenza personalizzata!

Con l’apposito servizio di consulenza online potrai consultati direttamente con me.

Ho pensato a questo servizio di consulenza dedicato sulla base di tutta l’esperienza avuta sino ad ora su questo argomento.

Leggi come è strutturato il servizio di consulenza a questo link, e verifica se soddisfa le tue perplessità.

Non aspettare, potrai evitare di commettere errori nel tuo trasferimento di residenza all’estero.

Contattami!


 

44 COMMENTS

  1. Buongiorno,
    vorrei chiedere una precisazione: se si sposta la propria residenza all’estero, è possibile mantenere una carta prepagata legata a una banca italiana -senza avere alcun effettivo conto corrente aperto in Italia- oppure si rischiano sanzioni?

     
  2. Quello che mi chiede è sicuramente possibile, poi naturalmente collegato a questo aspetto ci sono delle implicazioni. Se vuole ne parliamo in privato in consulenza.

     
  3. Salve sono da qualche mese iscritto nei Residenti AIRE, vorrei sapere se essendo residente all’estero si deve pagare lo stesso l’addizionali regionali e provinciali. Grazie

     
  4. Salve Valerio, se vuole mi contatti in privato per una consulenza personalizzata, le spiegherò in dettaglio la sua situazione. Per un residente all’estero con redditi in Italia, se c’è IRPEF da versare le addizionali sono dovute.

     
  5. Salve,
    avrei due domande:
    – ho residenza fiscale e fisica in Romania e p. iva rumena, ma lavoro abitualmente con un azienda Italiana, mi occupo di digital marketing, per il fisco italiano questa è una prova di collegamento con l’italia?
    – Se in Italia non posseggo nulla, come fa a sapere il fisco italiano se supero il periodo di imposta in italia ( i 183 giorni )

    Grazie mille per il suo aiuto.

    Un saluto

     
  6. Salve Nicolas, se lavori per un’azienda Italiana sicuramente il Fisco italiano ti chiede di pagare le relative imposte su quel reddito. Per il resto tutto dipende dalla tua residenza fiscale. Se vuoi approfondiamo la tua analisi in consulenza.

     
  7. Buonasera.

    contenuti interessanti.. mi farebbe molto comodo una consulenza specifica.
    posso chiedervi gentilmente di mettervi in contatto via email in privato per capire le modalità della consulenza.

    saluti

     
  8. Buongirono ,io ho una srl , svolgo esclusivamente business on line , quindi potrei trasferirmi ovunque.
    Ammettiamo che prenda la residenza all’estero, la mia srl pagherebbe le tasse in italia (essendo italiana ,avendo la maggiorparte dei clienti qui) ma sui dividendi? pagherei le tasse secondo la tassazione del paese di residenza?
    Ammettiamo che io viva in italia 4 mesi,4 mesi in spagna e 4 in messico,ovvero in nessuno di questi paesi passi i 183 giorni,come funziona?

     
  9. Salve Gianni, non le serve a niente trasferirsi all’estero e gestire l’attività con una SRL in Italia. Se vuole posso aiutarla a capire come operare al meglio tramite consulenza personalizzata.

     
  10. Buonasera, sono iscritta all’Aire e vivo in Florida. Per il periodo estivo vista la bassa stagione, posso rientrare in Italia per le vacanze. E’ la prima volta che mi succede di poter rientrare per un periodo cosi’ lungo(ho cambiato lavoro) quindi lascero’ il mio appartamento arredato che ho subaffittato per non pagare 3 mesi inutilmente, Mi sorge un dubbio… visto che lascero’ l’appartamento posso mantenere qui la residenza ugualmente o devo riprenderla in italia per 3 mesi per poi rispostarla qui? Il resto dell’anno vivo e lavoro qui stabilmente (ho doppia cittadinanza). Grazie mille

     
  11. Salve Cinzia, se rientra in Italia per soli tre mesi non deve spostare la residenza in Italia, può semplicemente soggiornare in Italia per il periodo e poi tornare negli USA. Solo se il periodo di presenza in Italia supera i 6 mesi occorre spostare la residenza fiscale.

     

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