White List: i Paesi con adeguato scambio di informazioni

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Lista dei Paesi inclusi nella White List che consentono un adeguato scambio di informazioni con l’Italia. I paesi facenti parte della White List si differenziano da quelli Black List per il fatto che gli stati pur avendo un regime fiscale privilegiato sono aperti allo scambio di informazioni con gli altri stati attraverso la stipula di apposite convenzioni.

Con la pubblicazione del Decreto del Ministro delle Finanze del 9 agosto 2016 è stato diffuso il nuovo elenco di Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni con l’Italia.

La lista riveste un’importanza fondamentale sia perché il suo aggiornamento era atteso da molto tempo sia perché il numero degli Stati in essa ricompreso è largamente superiore a quello dell’elenco precedente (contenuto nel D.M. del 4 settembre 1996, oggetto di ripetute integrazioni).

Sono più di 120 infatti gli Stati che sono oggi annoverati nell’elenco mentre la vecchia lista contava 73 giurisdizioni. Sono oggi considerati “virtuosi” (quanto alla materia dello scambio di informazioni) Paesi il cui ordinamento era contraddistinto da un certo grado di opacità, tanto da tenerli fuori a lungo dalla c.d. White list.

Si pensi, ad esempio, a Stati come la Svizzera, il Liechtenstein, le Isole Cayman e Hong Kong.


La Lista dei Paesi White List che garantiscono scambio di informazioni

La White List comprende gli Stati e territori collaborativi, rientrano:

quelli inclusi nella lista di cui all’articolo 168-bis, comma 1, del DPR n. 917/86, nonché quelli che prevedono un adeguato scambio di informazioni tramite una:

convenzione per evitare la doppia imposizione sul reddito,

uno specifico accordo internazionale o con cui trovano applicazione disposizioni comunitarie in materia di assistenza amministrativa


La centralità dello scambio di informazioni ai fini fiscali

Il tema della trasparenza e dello scambio dei dati ha acquisito crescente importanza nello scenario internazionale. E’ proprio in questo mutato contesto che deve collocarsi la decisione di ampliare il numero dei Paesi White List.

Basti pensare alla normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act) adottata dagli USA. Si tratta di una norma tesa a ottenere le informazioni in via automatica sui cittadini statunitensi che detengono conti finanziari presso gli intermediari degli altri Paesi.

L’OCSE ha risposto all’iniziativa americana adottando, su scala globale, nuovi standard in materia di scambio di informazioni (il c.d. CRS, Common Reporting Standard) sui conti finanziari dei non residenti.

In modo del tutto coerente, anche le regole europee si sono adeguate al nuovo contesto con l’approvazione di diversi aggiornamenti della Direttiva in materia di cooperazione amministrativa, che ha visto ampliato significativamente il proprio ambito di applicazione.

Il contesto di maggiore trasparenza a livello globale e soprattutto il numero crescente di Paesi che hanno sottoscritto Convenzioni bilaterali adottando gli standard OCSE in materia di scambio dei dati ha fatto sì che l’elenco delle giurisdizioni considerate white potesse essere ampliato in modo sensibile.

Convenzione Italia Isole Cayman

Si pensi a titolo esemplificativo alla Convenzione in materia di scambio di informazioni firmata tra le Isole Cayman e l’Italia nel dicembre 2012 e ratificata con la Legge n. 100 del 18 giugno 2015.

Convenzione Italia Svizzera

Altro caso emblematico è quello della Svizzera. Il 4 maggio 2016 l’Italia ha ratificato il Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni conclusa con la Confederazione elvetica. Accordo che ha realizzato un sensibile ampliamento alla cooperazione amministrativa tra i due Paesi in ambito fiscale. L’accordo raggiunto con la Svizzera, peraltro, assume un’importanza particolare nell’ottica della normativa italiana in materia di regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero (la c.d. voluntary disclosure).

La rilevanza assegnata alla decisione di introdurre una nuova più estesa lista di Paesi che adottano un sistema adeguato di scambio delle informazioni risiede ovviamente nei regimi fiscali la cui operatività è subordinata alla presenza di una giurisdizione in tale medesima lista. Gli effetti più significativi si producono sulle previsioni che regolano l’applicazione delle ritenute e delle imposte sostitutive (nonché dei relativi regimi di esonero) sui redditi di natura finanziaria.

D’altra parte, le disposizioni dell’ordinamento fiscale italiano che richiamano la white list sono numerose e sono contenute in diversi provvedimenti. Pertanto l’impatto prodotto dal nuovo Decreto è piuttosto ampio e non investe solo il mondo degli intermediari finanziari ma riguarda, in generale, tutti i contribuenti.

Vediamo quali sono le implicazioni più significative prodotte dalla pubblicazione del nuovo elenco di Paesi trasparenti.


Lista dei Paesi White List e redditi di natura finanziaria

L’inclusione nella White List di un determinato Stato o territorio produce conseguenze sia con riferimento ai:

  • redditi finanziari in uscita” percepiti da soggetti ivi residenti, sia con riferimento ai
  • redditi finanziari in entrata” in Italia corrisposti da soggetti residenti in un Paese collaborativo.

I Redditi Finanziari in uscita dall’Italia

Con riferimento alla prima categoria – redditi di capitale di fonte italiana percepiti da un soggetto non residente – si ricorda che il criterio di collegamento territoriale è disciplinato dall’articolo 3 del DPR n. 917/86.

Norma ai sensi della quale i soggetti non residenti sono tassati sui redditi prodotti nel territorio dello Stato, ossia su quelli individuati dall’articolo 23 del DPR n 917/86.

Tale articolo, al comma 1, lettera b), stabilisce che i redditi di capitale sono prodotti nel territorio italiano se corrisposti dallo Stato, da soggetti ivi residenti o da stabili organizzazioni nel territorio dello Stato. Sono esclusi da tassazione in Italia gli interessi e gli altri proventi su depositi e conti correnti bancari e postali.

Le norme interne relative all’assolvimento degli obblighi tributari sono quelle disposte dal DPR n 600/73. Decreto che prevede generalmente l’applicazione di una ritenuta a titolo di imposta sui redditi transazionali. Tali redditi, laddove previsto da norme specifiche, possono essere oggetto di imposizione sostitutiva.

Inoltre, nell’ambito dei flussi di reddito internazionali, è sempre necessario analizzare, oltre che le norme domestiche, anche le disposizioni previste dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni, nonché dalle Direttive di emanazione comunitaria.

Si tratta di norme aventi natura sovranazionali che prevalgono sulla norma interna.

In tal senso, l’art. 11 del Modello di Convenzione OCSE prevede il criterio della tassazione degli interessi nel Paese del percettore, limitando il potere impositivo dello Stato della fonte ad una tassazione generalmente non superiore al 10%, ove chi percepisce gli interessi ne sia il beneficiario effettivo.

I Redditi Finanziari in entrata in Italia

Altro aspetto da monitorare è quello che riguarda i redditi finanziari in entrata in Italia. Redditi che derivano da Stati o territori collaborativi. Sul punto è necessario ricordare che i soggetti residenti nel territorio dello Stato, imprenditori e non, sono sempre soggetti ad imposizione in Italia.

Anche in questo caso, tenute in considerazione le norme domestiche, la suddivisione della potestà impositiva tra lo Stato della fonte e lo Stato di residenza sarà poi regolata dalle vigenti disposizioni convenzionali.

Per entrambe le categorie l’applicazione delle principali norme tributarie è influenzata dall’introduzione della White Listcui è associato un regime fiscale più favorevole.

Paesi White List e vantaggi sulle ritenute su redditi di natura finanziaria

La lista dei Paesi White List è rilevante anche per la previsione contenuta nell’articolo 26, comma 5-bis, del DPR n 600/73, in materia di finanziamenti a medio lungo termine.

In base a tale disposizione, non si applica la ritenuta alla fonte altrimenti prevista dal provvedimento agli interessi relativi ai finanziamenti erogati alle imprese da:

  • Enti creditizi stabiliti negli Stati membri dell’Unione Europea;
  • Imprese di assicurazione costituite e autorizzate ai sensi di normative emanate da Stati membri dell’Unione Europea;
  • Investitori istituzionali esteri. Ancorché privi di soggettività tributaria, costituiti in Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni (individuati attraverso la white list), soggetti a forme di vigilanza nei Paesi in cui sono costituiti.

Il riferimento agli investitori istituzionali esteri, ovvero l’ampliamento del regime di esenzione a tale categoria, è stato introdotto dall’articolo 6 del D.L. n. 3/15 (c.d. investment compact). Norma che ha adottato una formulazione più ampia della precedente, con l’obiettivo di favorire l’accesso alla liquidità internazionale per le imprese residenti.

Proventi da Partecipazione a Fondi Comuni di Investimento

Sono interessate dal provvedimento legato all’elenco di Stati White List anche le norme che regolano l’imposizione dei proventi derivanti dalla partecipazione a fondi comuni di investimento.

Infatti, gli investitori residenti negli Stati annoverati nell’elenco di Paesi virtuosi non sono soggetti a ritenuta sui proventi derivanti dalla partecipazione a organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) di diritto italiano. Interessi maturati nel periodo di possesso delle quote o azioni. Questo è quanto previsto dall’articolo 26-quinquies, comma 5, del DPR n 600/73.

Proventi da Fondi Comuni di Investimento Immobiliare italiani

La White List è rilevante anche per individuare i beneficiari del regime di esonero da ritenuta sui proventi derivanti dalla partecipazione ai fondi comuni d’investimento immobiliare italiani. Infatti, in base all’articolo 7, comma 4, del DLgs n 351/01, quando i proventi siano percepiti da fondi pensione e organismi d’investimento collettivo del risparmio estero. Questo sempreché istituiti in uno dei Paesi annoverati nell’elenco dei Paesi White List, la ritenuta non si applica.

Fideiussioni e Pronti contro termine

Va ricordata anche la previsione contenuta all’articolo 26-bis del DPR n 600/73. Disposizione secondo la quale i soggetti residenti in uno Stato white list non scontano l’imposizione sui redditi di capitale derivanti dai rapporti indicati nelle lettera a), con alcune esclusioni. Mi riferisco alle lettere c), d), g-bis) e g-ter), dell’articolo 44, del DPR n 917/86.

Si tratta, tra l’altro, dei redditi derivanti da prestazione di fideiussione o altra garanzia, pronti contro termine, operazioni di prestito titoli garantito. Nonché da depositi e conti correnti diversi da quelli bancari. I proventi corrisposti su questi ultimi essendo sempre esclusi da imposizione per i non residenti, per difetto del requisito di territorialità.

Imposta sulle transazioni finanziarie

Un ulteriore effetto si produce con riferimento all’imposta sulle transazioni finanziarie (articolo 1, comma 491, Legge n 228/12).

Ritenuta che colpisce il trasferimento di proprietà di azioni e altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato.

Le norme che disciplinano tale imposta prevedono infatti che l’aliquota sia ridotta alla metà per i trasferimenti che avvengono:

  • In mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione degli Stati membri UE e
  • Degli Stati dello Spazio Economico Europeo inclusi nella white list.

Paesi White List e semplificazioni per il quadro RW

Dall’ampliamento della White List derivano alcune semplificazioni ai fini della compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Quadro relativo al c.d. monitoraggio fiscale sulle attività finanziarie e sugli investimenti detenuti all’estero. Si tratta di un adempimento a cui sono tenute in particolare le persone fisiche residenti. Questo oltre agli enti non commerciali e alle società semplici e soggetti equiparati.

Se la partecipazione è detenuta in una società estera residente in un Paese white listed, è sufficiente indicare nel quadro RW il valore della partecipazione detenuta e la percentuale di partecipazione.

Se invece il Paese non è menzionato nella lista e dunque non consente un adeguato scambio di informazioni, occorrono maggiori informazioni. Nel caso è necessario indicare il valore degli investimenti detenuti all’estero da tale medesima società. Nonché il valore delle attività estere di natura finanziaria ad essa intestate, secondo il c.d. approccio look-through che permette di superare lo schermo societario.


Verifica dell’effettivo scambio di informazioni ai fini fiscali pena la fuoriuscita dalla lista

Il Decreto che ha esteso il numero di Paesi rientranti nella White List ha anche previsto una misura di salvaguardia.

Si tratta di una norma tesa a evitare che i benefici previsti dall’ordinamento vengano assegnati a Stati che in concreto non consentono uno scambio di informazioni adeguato.

L’articolo 1-bis del Provvedimento prevede una importante sanzione da applicare ai Paesi che di fatto non risulteranno collaborativi. I Paesi che nella prassi operativa non assicureranno un concreto scambio di dati saranno cancellati.

L’aggiornamento dei Paesi contenuti nella lista, infatti, avviene con tempistica annuale. Assieme ai nuovi Paesi che raggiungeranno accordi con l’Italia si dovrà tenere conto dei Paesi che ne dovranno uscire.


Lista dei Paesi White List che garantiscono adeguato scambio di informazioni

In questo articolo ho voluto fare alcune considerazioni di carattere fiscale legate ai Paesi White List. Avere, infatti, rapporti finanziari con uno di questi Paesi può consentire un risparmio in termini di tassazione al contribuente italiano.

L’applicazione di ritenute in termini ridotti, consente infatti, una migliore applicazione di finanziamenti, investimenti finanziari o operazioni aventi natura finanziaria.

La Lista dei Paesi White List con l’Italia è comunque soggetta ad aggiornamento annuale, in virtù di nuovi accordi o trattati raggiunti.

Nel link sottostante potete trovare la lista aggiornata dei Paesi White List.

6 COMMENTS

  1. Alcune banche che continuano ad applicare la doppia imposizione fiscale sostengono di non essere obbligate ad adeguarsi in tal senso in tempi stretti. E’ possibile che un accordo europeo lasci tale facoltà e arbitrio temporale ai singoli istituti di credito?

     
  2. A cosa si riferisce, le banche applicano ritenute sui compensi, se ha un intermediario italiano non c’è doppia imposizione.

     
  3. buongiorno volevo una informazione lista dei paesi esteri WHITE LIST L ELENCO SI FA UNA VOLTA L ANNO O DUE VOLTE L ANNO OGNI 6 MESI, L ULTIMO E’ STATO FATTO A MARZO DEL 2017 QUANDO SI FARA’ IL PROSSIMO ELENCO? grazie

     
  4. L’elenco si aggiorna ogni volta che ci sono delle variazioni per nuovi Paesi che entrano o per qualcuno che esce dalla lista.

     
  5. buongiorno gradirei sapere essendo la svizzera entrata in white list sè il pagamento dell’ivie sugli immobili detenuti pari a 0.76% è dovuto?; s’è si, posso detrarre le imposte cantonali e comunali sull’ivie?; essendo detti immobili affittati devo pagare anche le imposte irpef e quant’altro?

     
  6. L’Ivie sugli immobili esteri non ha niente a che vedere con i Paesi Black List o White list. Per maggiori info sull’Ivie mi contatti per una consulenza.

     

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